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Full text of "Guarentigie pontificie e relazioni fra stato e chiesa : (legge 13 maggio 1871), storia, esposizione, critica, documenti"

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Il    ^  "Ò 


4 

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GUARENTIGIE  PONTIFICIE 


K  RELAZIONI  TRA 


STATO     E     CHI  ESA 


FRANCESCO  SCADUTO 

Ubero  docente  di  Storia  del  Diritto  e  di  Diritto  Ecclesiastico 
nell*  Università  di  Roma 


GUARENTIGIE  PONTIFICIE 

E  RELAZIONI  TRA 

{Legge  i3  maggio  187  i) 
STORIA,  ESPOSIZIONE,  CRITICA,  DOCUMENTI 


TORINO 
ERKAlfNO    LOESCHER 

FIRENZE  ROMA 

Via  Tormbuoiii,  20  Via  del  Corso,  307 

1884. 


T  "K.s 


If^renze,  Stamp.  Editrice  C.  Ademollo  e  C. 
Via  deserti,  hf,  2  ÒU 


PREFAZIONE 


Lo  scopo  della  presente  monografìa  sulla  Legge  delle 
guarentigie,  è  di  studiarla  nella  sua  genesi  storica,  in 
se  stessa,  e  nella  sua  applicazione  ed  interpretazione. 
Nel  giudicarla  ci  lasciamo  guidare  anzi  tutto  dal  criterio 
storico,  cioè  consideriamo  «quale  avrebbe  potuto  essere 
secondo  le  circostanze  politiche;  la  teoria  assoluta  dei 
rapporti  tra  lo  Stato  e  la  Chiesa  Taccenniamo  qua  e  là, 
e  talvolta  la  sviluppiamo,  allo  scopo  di  dare  un'idea 
più  chiara  della  Legge  e  per  indicare  quali,  secondo 
noi,  potrebbero  essere  le  riforme  da  addurvi,  e  quale 
dovrebbe  essere  1*  indirizzo  della  nostra  politica  eccle- 
siastica. 

Le  idee  teoriche,  di  cui  s'informa  la  presente  mono- 
grafla,  sono  giurisdizionaliste;  ma  nel  senso  non  di  unione 
dello  Stato  colla  Chiesa,  sibbene  di  diritto  del  primo  sulla 
seconda  come  su  tutte  le  associazioni,  fondazioni  o  cor- 
porazioni: siamo  dunque  anche  separatisti;  ma  non  nel 
senso  che  lo  Stato  sia  incompetente  in  fatto  di  costitu- 
zione interna  della  Chiesa  e  d' interessi  civili  provenienti 
da  atti  puramente  spirituali  q  disciplinari. 


6  PREFAZIONE 

Questi  princìpi  hanno  pocliissimi  rappresentanti  tra 
noi,  come  in  Francia  e  nel  Belgio;  molti,  invece,  in  Ger- 
mania :  ma  quivi  spesso  la  teoria  incompetentista  viene 
combattuta  a  priori,  —  specie  in  quanto  non  tien  conto 
dei  motivi  storici  che,  in  parte  incoscientemente,  hanno 
condotto  alla  medesima,  e  non  si  osserva  la  necessità  sto- 
rica (del  resto  poco  chiarita  anche  dai  nostri  politici)  del 
concetto  del  Diritto  comune  delle  associazioni  private 
al  quale  s'informa  la  nostra  legislazione  ecclesiastica  — ; 
di  che  la  colpa  non  è  d'attribuire  tanto  a  quei  profes- 
sori di  Diritto  ecclesiastico  od  uomini  politici,  quanto  a 
a  noi  Italiani  medesimi.  Giacché  noi  non  possediamo  né 
un  trattato  né  un  manuale  di  quella  materia  che  i  Te- 
deschi chiamano  Diritto  ecclesiastico  (Kirchenrecht); 
cioè  del  diritto  emanato  dalla  Chiesa,  e,  insieme,  di  quello 
emanato  dallo  Stato  intomo  a41a  Chiesa  (Staatskirchenr- 
echt  dei  Tedeschi,  o  Droit  civil  ecclésiastique  dei  Fran- 
cesi; a  noi  manca  perfino  un' espressione  tecnica  di  que- 
st'ultimo concetto);  i  pochi  manuali  che  oggi  escono  in 
Italia  sotto  il  nome  di  Diritto  Canonico,  '  sono  per  uso 
dei  Seminari  vescovili  e  non  tengono  conto  delle  Leggi 
e  disposizioni  del  Regno.  Pertanto  é  impossibile  formarsi 
un  concetto  chiaro  della  nostra  Legislazione  ecclesia- 
stica senza  sottomettersi  alla  lunga  e  spesso  ingrata  fa- 
tica di  ricercare  da  per  sé  stesso  i  fonti  di  ogni  ge- 


*  È  noto  che  sotto  questa  espreisiooe  in  Germania  s*  intende  il 
solo  antico  diritto  del  Corpus  iaris  canonici;  ma  presso  noi  negli 
Annuari  di  quelle  università,  dove  sono  ancora  superstiti  gli  anti- 
chi professori  o  c'è  qualche  rarissimo  libero  docente,  la  cattedra 
porta  generalmente  il  nome  di  Diritto  Canonico,  e  raramente  di 
Diritto  Ecclesiastico. 


PREFAZIONE  7 

nere  per  attingere  direttamente  ai  medesimi.  Fatica  più 
lunga  di  quanto  non  possa  sembrare  a  prima  vista, 
giacché  per  arrivare  ad  idee  chiare,  non  basta  leg- 
gere il  testo  delle  Leggi  principali,  ma  occorre  cono- 
scere la  genesi  e  i  motivi  delle  medesime  e  perciò 
ricorrere  anzi  tutto  ai  resoconti  delle  discussioni:  da 
questo  lavoro  possono  dispensarsi  solo  quelli  che  da 
lunga  pezza  abbiano  tenuto  dietro  alla  nostra  legisla- 
zione e  politica  ecclesiastica;  ma  non  anche  la  nuova 
generazione  italiana  e  molto  meno  gli  stranieri.  Se  questi, 
adunque,  in  Germania  di  solito  oppugnano  a  priori  la 
formola  cavouriana,  o,  meglio,  la  teoria  incompetentista, 
ciò  non  proviene  da  mancanza  di  critica,  ma  da  man- 
canza deirelaborazione  scientifica  del  materiale,  la  quale 
dovremmo  fornire  noi,  giacché  essi  non  possono  farla 
quando  si  occupano,  di  solito  incidentalmente,  del  nostro 
Diritto.  Lo  stesso  «  Stato  e  Chiesa  »  del  Minghetti,  che 
ha  passato  i  monti  e  può  ritenersi  come  la  determina- 
zione scientifica  della  nostra  scuola  cavouriana  incom- 
petentista, è  un  libro  più  tosto  di  Politica  che  di  Diritto, 
e  quindi  per  l'autore  non  era  il  caso  di  riferirsi  tròppo 
di  soventi  alle  disposizioni  tassative  delle  nostre  leggi 
e  disegni  di  legge  ;  lo  stesso  si  dica  dei  numerosi  scritti 
del  Bonghi,  e  di  quelli  del  giurisdizionalista  Padelletti 
e,  in  parte,  anche  degli  altri  del  giurisdizionalista  Piola. 
Ora,  noi  facciamo  una  monografia  e  non  un  trattato 
di  Diritto  ecclesiastico;  quindi  non  possiamo  supplire 
alla  mancanza  lamentata  del  medesimo.  Ma,  per  quanto 
riguarda  la  Legge  delle  guarentigie  che  forma  l'oggetto 
del  presente  studio,  crediamo  che  il  lettore,  sia  pure  un 
italiano  giovine  o  non  specialista  di  Diritto  e  di  Politica 


8  PREFAZIONE 

ecclesiastica  o  sia  uno  straniero,  non  avrà  a  sentire  la 
mancanza  di  dati  tassativi  e  positivi.  Non  solo  abbiamo 
cercato  di  mettere  noi  medesimi  anzi  tutto  e  poscia  il 
lettore  neirambiente  della  Legge,  studiandone  la  lunghis- 
sima discussione  e  ricapitolandone  ed  ordinando  le  varie 
idee  ed  argomenti;  ma,  specie  in  vista  della  mancanza 
di  un  trattato,  ci  siamo  fatto  un  dovere  di  citare  le  leggi 
e  disp#sizioni,  che  più  o  meno  direttamente  riguardano 
quella  delle  guarentigie,  e  di  riferire  i  passi  più  carat- 
teristici relativi  alle  idee  dei  nostri  uomini  politici. 

A  raffermare  meglio  i  concetti,  e  acciocché  il  lettore 
possa  agevolmente  da  sé  medesimo  rendersi  conto  di 
diverse  nostre  asserzioni,  annettiano  al  volume  i  docu- 
menti principali  relativi  alla  Legge  delle  guarentigie, 
cioè  i  progetti  di  Concordato  Pantaleoni,  Cavour  e  Ri- 
casoli,  i  vari  disegni  della  Legge,  e  ì  principali  contropro- 
getti, cioè  quelli  Peruzzi  e  Crispi-Mancini.  Non  abbiamo 
inteso  fare  un'edizione  diplomatica  della  Legge,  e  quindi 
non  pubblichiamo  tutti  i  controprogetti,  articoli  sosti- 
tutivi, emendamenti,  ecc.:  il  nostro  scopo  è  solo  quello 
di  offrire  ì  monumenti  deirelaborazione  giuridica  della 
Legge,  e  di  dare  uno  «  specimen  »  delle  correnti  d*  idee 
non  ministeriali.  Quindi  lo  stesso  controprogetto  Peruzzi 
neppure  lo  riferiamo  per  intero. 

Ai  progetti  di  Concordato  e  ai  vari  disegni  ufficiali 
di  Legge  annettiamo  tavole  di  cor^rìspondenza  dei  vari 
articoli  dei  medesimi  con  quelli  della  Legge,  acciocché, 
chi  voglia,  possa  agevolmente  istituire  dei  confronti.  Non 
abbiamo  fatto  lo  stesso  pei  controprogetti,  perchè  i  loro 
punti  di  contatto  colla  Legge  sono  pochi. 

Come  non  intendiamo  dare  un'  edizione  diplomatica 


PREFAZIONE  9 

della  Legge,  cosi  non  intendiamo  neppure  fare  un*  opera 
bibliografica.  Anzi  tutto,  da  qui  ci  sarebbe  riuscita  diffl- 
cilissima,  e  poi  un  catalogo  di  tutti  gli  opuscoli  e  vo- 
lumi sulla  Quistione  Romana,  insieme  ad  un  resoconto 
sommario  dei  medesimi,  riuscirebbe  forse  sufficientemente 
lungo  per  costituire  un  volume  a  parte.  Il  nostro  studio 
è  fondato  in  modo  precipuo  sui  fonti,  sui  testi,  sui  do- 
cumenti ;  quanto  alla  letteratura,  abbiamo  potuto  tener 
conto  solo  di  quella  parte  eh' è  rimasta  a  galla,  della 
quale,  tuttavia,  qualche  opera  ci  sarà  sfuggita. 

Colla  presente  monografia  crediamo  di  riempire  un 
vuoto  della  nostra  letteratura  giuridico-politica.  Ed  in- 
vero, sulla  Legge  delle  guarentigie  non  conosco  altri 
lavori  speciali  che  il  Proemio  e  il  Commento  del  Tiepolo 
(«  Leggi  ecclesiastiche  annotate,  »  pag.  1-21,  22-76)  e 
l'articolo  del  Bonghi  (nella  «  Nuova  Antologia  »  15  ag. 
1881,  pag.  659-80)  contro  gli  oppositori  della  medesima. 
Esisteranno  molti  opuscoli,  ma  probabilmente  con  ca* 
rattere  di  politica  militante,  non  di  studi  basati  sui 
fonti  e  completi.  Lo  stesso  Proemio  del  Tiepolo  non  ha 
altro  scopo  che  di  chiarire  1*  intelligenza  giuridica  del 
Commento,  il  quale,  secondo  il  fine  della  collezione  di 
cui  fa  parte  V  opera  dell'  autore,  non  poteva  tener  conto 
della  Discussione  ed  allargarsi  se  non  in  rari  punti. 

Parigi,  aprile  1884. 


STORIA 


§  1 

Idea  praparatrioi  dalla  sòluziona  della  Quistiona  Romana 


Il  principio  fondamentale  della  Legge  delle  guaren- 
tigie è  quello,  variamente  inteso,  della  «  libera  Chiesa  in 
libero  Stato,  »  ossia  della  separazione  della  Chiesa  dallo 
Stato  e  deirincompetenza  di  questo  in  materia  dommatica 
e  disciplinare.  Questo. principio,  già  applicato  in  parte 
negli  Stati  Uniti  d'America,  fu  teorizzato  ed  in  parte 
applicato  nel  Belgio,  trovò  parecchi  sostenitori  anche 
in  Francia,  e  riusci  comodo  ai  politici  italiani  che  tro- 
vavano un  problema  speciale  da  risolvere,  l'unità  d'Italia 
incompatibile  col  potere  temporale  del  Papa.  La  teoria 
della  libera  Chiesa  in  libero  Stato  aveva  già  avuto  tra 
coi  una  sanzione  direi  quasi  ufficiale  neiristruzione  data 


12  IDEE  PREP ARATRICI  DELLA  [§  1 

nel  1848  dal  Gioberti,  ministro  del  Piemonte,  al  Rosmini, 
per  un  Concordato  col  Papa.  » 

Ma  la  vera  lancia  spezzata  fu  Camillo  Benso  conte  di 
Cavour,  il  quale  riusci  a  costituirne  la  bandiera  di  tutto 
quel  partito  conservatore  che  si  tenne  al  potere  sino 
al  1876,  ed  in  gran  parte  anche  della  Sinistra. 

La  foi^mola  era  comoda  ed  opportuna  per  noi  Italiani: 
quegli  stessi  che  nei  diversi  paesi  d'Europa  propugnavano 
il  principio  di  libera  Chiesa  in  libero  Stato,  anche  quando 
non  erano  clericali  né  cattolici,  *  generalmente  credevano 


^  Presso  C.  Bianchi,  Storia  diplomatica  della  questione  romana 
{Nuova  Antologia,  1870,  ottobre,  pag.  363-438;  novembre  pag.  642-701; 
febbraio  1871,  pag.  344-415),  pag.  644:  €  La  libertà  ecclesiastica 
anita  alla  iDdipendenza  civile,  e  qaiodi  la  separazione  del  potere 
spiritaale  e  del  potere  temporale  è  il  fine  a  cui  mira  il  Governo 
col  Concordato  religicso.  Per  mezzo  di  esso  le  due  potestà  s&ranno 
perfettamente  libere,  ciascuna  di  loro  nella  sua  sfera,  e  Tuna  non 
potrà  invadere  il  dominio  deiraltra.  La  libertà  di  associazione  sarà 
quindi  assicurata  alla  Chiesa  non  meno  che  allo  Stato:  e  quando 
nel  seno  dell* una  delle  due  società  sorgesse  una  congregazione,  che 
potesse  compromettere  grinteresai  dell'altra,  la  lite  sarà  decisa  dal 
potere  giudiziale.  Si  escludono  da  questa  regola  solo  i  Gesuiti  e  le 
Dame  del  Sacro  Cuore,  sia  perchè  la  incompatibilità  di  questi  due 
sodalizi  colle  libere  istituzioni  fu  già  definita  dalla  opinione  uni- 
versale, e  perchè  il  rimettere  in  dubbio  ciò  che  fu  concluso  sa 
questo  punto,  aprirebbe  la  via  a  infiniti  disordini.  » 

'  Questo  fatto  yeune  messo  in  rilievo  anche  nella  nostra  Camera 
dei  Deputati.  Atti  Ufficiali  del  Parlamento  italianoy  Camera  dei 
Deputati  (citeremo  sempre  la  prima  edizione,  anche  per  il  Senato: 
essa  è  in  foglio;  dal  24  novembre  1874  in  poi,  è  in  4**  come  la  se- 
conda edizione.  Quest*  ultima  è  divisa  in  due  serie,  una  delle  Di- 
scussioni,  ed  una  dei  Documenti:  la  2*  edizione  porta  i  seguenti 
titoli  ;  Atti  del  Parlamento  Italiano  colle  suddistinzioni  in  Camera 


§  1]  SOLUZIONE  DELLA  QUISTIONE  ROMANA  13 

necessario  il  potere  temporale  per  1*  applicazione  dello 
stesso;  occorreva,  secondo  loro,  che  la  Chiesa  fosse  as* 
volutamente  libera  da  qualunque  freno  politico  in  un 
punto  della  terra,  perchè  potesse  essere  libera  dentro  i 
debiti  limiti  negli  altri  paesi;  la  Romagna  e  gli  altri 
territori  sottomessi  al  Papa  dovevano  rassegnarsi  alla 
parte  di  capro  espiatorio  pel  bene  di  tutto  il  globo.  Le 
ragioni  di  questa  necessità  non  sempre  erano  dette,  né 
sempre  chiaramente  od  uniformemente:  le  principali  che 
avrebbero  potuto  avere  un  fondamento  di  vero,  erano 
che  al  Papa  occorreva  una  rappresentanza  diplomatica 
*e  quindi  una  sovranità,  e  di  più,  un  luogo,  donde  po- 
tesse rendere  noti  a  tutti  i  fedeli  i  suoi  atti,  anche 
qaiando  i  singoli  Governi  ne  avessero  voluto  impedire  la 
pnUbllcazione  negando  Texequatur,  il  che  allora  accadeva 
in  proporzioni  di  gran  lunga  maggiori  che  non  oggi 
quando  il  sistema  giurisdizionale,  in  quanto  aveva  di 
puramente  poliziesco,  è  di  fatto  scomparso  quasi  da  per 
tutto.  * 


dei  Deputatile  in  Senato,  e  in  Discussioni  e  Documenti,  sino  al 
17  nov.  1865;  Rendiconti  del  Parlamento  Italiano  sino  al  23  no- 
vembre 1874;  24  nov.  1874  —  3  febb.  1875  Atti  Parlamentari  della 
Camera  dei  Depntaii,  ecc.;  6  febb.  1875  —  8  maggio  1875  Atti  del 
Parlamento  Italiano,  ecc.  Per  abbreviare  citeremo  Deputati  e  Se- 
nato e  non  tatto  il  tìtolo  completo  )  23  gennaio  1871,  pag  355, 
colonna  3*;  deputato  Toscanelli:  €  Il  cattolicismo  consente  questo 
[la  separazione  della  Chiesa  dallo  Statoj  dappertutto  dove  si  trova. 
Ida  perchè  ciò  si  ottenga,  come  il  protestante  Quizot  dimostra  con 
infinite  ragioni,  è  assolulutamente  indispensabile  che  le  due  potestà 
siano  insieme  riunite  e  congiunte  in  un  punto  della  terra.  » 

*  Questa  ragione  è  stata  messa  in  rilievo  dai  nostri  politici  per 
«esempio  dal  Mi^hetti.  Pure  non  bisogna   darle  tanta  importanza 


14  IDEE  PREPARATRICI  DELLA.  l§  1 

Gli  unitari  italiani  dovevano  dunque  cercare  un  mezzo 
di  sopperire  a  questi  bisogni;  così  nasceva   naturale  il 


quanto  alla  prima  (il  bisogno  d«lla  sovranità  per  mantenere  la  rap- 
presentanza diplomatica).  Ed  invero,  ciò  che,  riguardo  alla  pub- 
blicazione degli  atti,  interessa  maggiormente  pel  libero  esercizio 
delle  funzioni  spirituali,  non  si  riferisce  tanto  al  domma  quanto  alla 
disciplina,  ossia  alle  disposizioni  giuridiche.  Queste,  infatti,  di  solito,, 
secondo  il  Diritto  della  Chiesa,  non  acquistano  forza  legale  se  non 
quando  siano  pubblicate  formalmente,  (cosi  il  decreto  tridentina 
sulla  forma  della  celebrazione  del  matrimonio  non  ha,  secondo  la 
stessa'  curia  romana,  vigore  dove  non  è  stato  pubblicato  colle  de- 
bite forme)  ;  mentre  un  nuovo  domma  si  è  tenuti  a  crederlo  quando- 
se  ne  apprenda  in  un  modo  qualunque  la  solenne  definizione.  Ora 
un  Governo,  per  quanto  giurisdizionalista,  potrà  impedire,  si,  la 
pubblicazione  formale  (cioè  affissione,  lettura  dal  pulpito,  ecc.)  di 
un  decreto  disciplinare,  ma  non  sarà  mai  in  grado,  né  lo  poteva 
essere  prima  del  1859,  di  impedire  che  i  fedeli  vengano  in  un 
modo  qualunque  a  cognizione  di  un  decreto  conciliare  o  pontificio  ; 
pertanto  potrà,  si,  impedire  il  libero  esercizio  dell* autorità  disci- 
plinare, ma  non  di  quella  dommatica.  Di  più:  la  clausola  tridentina, 
che  il  nuovo  decreto  sul  matrimonio  non  avrebbe  avuto  vigore  dove 
non  fosse  stato  pubblicato  formalmente,  il  Papa,  superiore  al  con- 
cilio, può  mutarla  a  piacere,  e  rendere  obbligatorie  le  sue  dispo- 
zioni  disciplinari  anche  quando  se  ne  sia  acquistata  cognizione 
in  via  privata.  Infine,  col  potere  temporale  la  Santa  Sede  non  aveva 
il  mezzo  di  pubblicare  gli  stessi  decreti  disciplinari  negli  Stati 
esteri  contro  la  volontà  di  questi,  a  meno  che  non  li  avesse  a  ciò^ 
obbligati  con  una  guerra.  —  Atti  Uffic,  Parlam,  Ital.  Deputati^ 
il  Inarzo  1871,  pag.  749,  col.  1*,  Minghetti:  La  necessità  del  po- 
tere temporale  finisce,  quando  i  Governi  smettono  il  giurisdiziona- 
lismo,  abbandonino  cioè  le  loro  armi  contro  la  Chiesa  abbracciando 
la  formula  Cavouriana:  €  E  questa  necessità  [del  potere  temporale} 
fu  espressa  nel  1849  da  Odilon  Barrot  al  Parlamento  francese, 
quando  diceva,  parlando  della  spedizione  di  Roma:  €€  Il  faut  que 


§  IJ  SOLUZIONE  DELLA  QUISTIONE  ROMANA  15 

coacetto  delle  guarentigie  '  che  essi  includevano  nella 
formula  delia  libera  Chiesa  in  libero  Stato:  noi,  andando 
a  Roma,  dicevano,  non  intendiamo  distruggere  la  libertà 
del  pontefice;  gli  daremo  le  prerogative  perchè  possa 
esercitare  le  sue  funzioni  spirituali;  non  vogliamo  tur- 
bare i  suoi  rapporti  spirituali  internazionali  ;  «  quindi  gli 
riconosceremo  il  diritto  di  legazione  attivo  e  passivo  :  ' 
per  giunta,  noi,  al  pari  di  tutti  voi  liberali  degli  altri 
paesi  d'Europa,  intendiamo  dare  alla  Chiesa  libertà  di 


les  deux  pouvoirs  soieat  confondas  dans  TÉtat  romain  pour  qa'ils 
soient  séparés  dans  le  reste  da  monde.  »  E  molto  più  chiaramente 
altri  scrittori  più  competenti  diceyano  ch^,  finché  il  potere  civile 
si  riservava  delle  armi  contro  la  libertà  religiosa,  era  necessario 
che  il  trono  pontificio  si  conservasse  e  la  Chiesa  potesse  trattare 
coi  Governi  da  potenza  a  potenza.  » 

^  Ordinariamente,  nel  mostrare  T  origine  belgico-francese  della 
lòrmola  Cavoariana,  non  si  mette  in  rilievo  Torigine  logica  e  storica 
del  concetto  delle  guarentigie,  nelle  quali  consiste  la  novità  e  il 
merito  del  Cavour.  Esempio,  Deputaci^  11  marzo  1871,  pag.  751, 
col.  1%  Ugdulena:  €  Io  lascerò  la  storia  da  parte:  non  credo  che 
il  conte  di  Cavour  sia  stato  Tinventore  di  cotesta  fórmola;  mi  pare 
che  prima  di  lui  foese  pronunciata  dal  conte  di  Montalembert,  mi 
pare  anzi  una  teoria  di  origine  belgica  e  straniera  a  noi.  » 

^  Deputati^  25  marzo  1861,  pag.  135,  col.  3"^:  Di  Cavour  Presi- 
dente del  Consiglio  dei  Ministri,  «  Noi  dobbiamo  andare  a  Roma, 
ma  a  due  eondizìent:  noi  dobbiamo  andarci  di  ceneerfto  coU^Frafteìa; 
inoltre,  senza  che  la  riunione  di  questa  città  al  resto  dltalia  possa 
essere  interpretata  dalla  gran  massa  dei  cattolici  d'Italia  e  fuori 
dltalia  come  il  segnale  della  servitù  della  Chiesa.  Noi  dobbiamo, 
cioè,  andare  a  Roma,  senza  che  perciò  Tindipendenza  vera  del  pon- 
tefice venga  a  menomarsi.  Noi  dobbiamo  andare  a  Roma,  senza  che 
1  "autorità  civile  estenda  il  suo  potere  alFordine  spirituale.  » 

^  Vedi  nel  §  2  i  Progetti  di  Concordato. 


16  IDEE  PREPARATRICI  DELLA  [§  1 

diritto  interno,  scioglierla  dalle  pastoie:  *  anzi,  si  aggiun- 
geva, la  Chiesa,  spogliandosi  del  potere  temporale,  non 
solo  riceverà  guarentigie  ^e  libertà  inteme;  sibbene,  ab- 
bandonate le  ambizioni  mondane,  potrà  attendere  mag- 
giormente a  riformarsi  e  migliorarsi.  Il  lato  etico  della 
quistione  del  potere  temporale  era  stato  messo  in  ri- 
lievo da  molti,  anche  prima  che  sorgesse  la  quistione 
delFunità  nazionale  italiana,  ma  più  tosto  da  moralisti 
che  da  politici.  '  Il  Cavour  l'accennava  anch'egli,  ma  in 
modo  incidentale;  per  lui  era  una  cosa  secondaria,  come 
anche  per  tutta  la  sua  scuola;  il  problema  di  cui  essi 
si  occupavano  era  quasi  esclusivamente  T unità  nazio- 
nale. ' 

Ma  quando  nelle  Camere  e  fuori  delle  medesime,  prima, 
durante  e  dopo  il  1870-71,  si  parlava  della  necessità  po- 
litica di  dare  le  guarentigie,  di  rassicurare  le  Potenze, 
si  credeva  che  il  timore  di  queste  consistesse  semplice- 
mente in  ciò,  che  il  papa  altrimenti  non  avrebbe  potuto 
essere  pienamente  libero  neiresercizio  delle  sue  funzioni 


*  Deputati^  25  marzo  1861,  p.  137,  coL  1%  Di  Cavour:  €  Tatte 
quelle  armi,  di  cui  deve  munirsi  il  potere  civile  in  Italia  e  fuori, 
diverranno  inutili  quando  il  pontefice  sarà  ristretto  al  potere  spi- 
rituale. » 

^  Si  potrebbe  rimontare  sino  a  San  Bernardo,  €  De  Considera>- 
tione;  »  anzi  sino  ai  tempi  in  cui  Costantino  concesse  ricchezze  e 
privilegi  al  clero:  quanto  al  lato  politico  basti  citare  il  Machiavelli  ; 
del  resto  si  veda  Tarticolo  pubblicato  da  Giuseppe  Canestrini,  nella 
Nuova  Antologia^  marzo  e  ottobre  1866,  e  intitolato  Giudizi  degli 
statisti  italiani  intorno  al  dominio  temporale  dei  papi, 

'  Vedi  ciò  che  diremo  nel  §  2  intomo  al  Pantaleoni  e  al  Ri- 
casoli. 


L 


§  IJ  SOLUZIONE  DELLA  QDISTIONE  ROMANA  17 

spirituali  ;  ma  non  anche  in  ciò,  che  il  Governo  italiano, 
mutando  indirizzo  politico-ecclesiastico,  avesse  potuto 
allearsi  colla  Santa  Sede  a  danno  delie  altre  Potenze; 
non  in  ciò  che  il  Re  dltalia  potesse  cangiare  il  Papa  in 
suo  cappellano  e  servirsene  pei  suoi  fini  politici.  Nelle  di- 
scussioni delle  Camere  questa  idea  non  si  trova  neppure 
accennata;  ed  invero  in  mezzo  a  Deputati  tutti  indi- 
stintamente (non  esclusi  i  semi-clericali)  separatisti  non 
avrebbe  potuto  sorgere,  né  presso  noi  può  nascere  nelle 
condizioni  presenti  della  nostra  politica  ecclesiastica. 
Questa  sarebbe  soltanto  una  possibilità  logica,  senza 
alcun  elemento  che  la  renda  prossimamente  probabile.  * 

La  teoria  delle  guarentigie  (e  delle  libertà  interne) 
era  Tunica  che  potesse  fare  svanire  i  pregiudizi  del- 
TEuropa  rispetto  alla  necessità  del  potere  temporale; 
bisogna  confessare  che  essa  ci  è  riuscita;  e  che  Tunica 
soluzione  conveniente  della  cosi  detta  «  quistione  ro- 
mana »  era  questa.  Ma,  per  quanto  opportuna,  la  teoria 
non  era  meno  ^^'ncera.'dopo  tante  discussioni  sugTintimi 
sentimenti  del  Cavour  in  proposito,  oggi  può  ritenersi 


'  11  Cavour  vi  accennò,  ma  in  an  altro  senso,  di  dignità,  non  di 
servitù.  Deputati^  25  marzo  1861,  pag.  136,  col.  ì^:  ^  Non  bisogna 
farsi  illusione:  molte  persone  di  buona  fede,  non  animate  da  pre- 
giudizi ostili  airitalia,  e  nemmeno  alle  idee  liberali,  temono  che, 
quando  Roma  fosse  unita  alT  Italia,  quando  la  sede  del  Governo 
italiano  fosse  stabilita  in  Roma,  quando  il  Re  sedesse  sui  Quirinale, 
temono,  dico,  che  il  Pontefice  avesse  a  perdere  molto  e  in  dignità 
e  in  indipendenza;  temono  in  certo  modo  che  il  Pontefice,  invece 
d^essere  il  capo  di  tutto  il  cattolicismo,  dovesse  essere  ridotto  alla 
carica  di  grande  elemosiniere  o  di  eappellano  maggiore!  (Si  ride).  » 
F.  Scaduto  —  Ouarentiffie  Pontijcie  2 


18  IDEE  PREPARATRICI  DELLA  [  §  1 

come  sicuro,  che  egli  fosse  di  buona  fede,  che  avrebbe 
voluto  dare  realmente  guarentigie  e  libertà  interne  alia 
Chiesa,  quando  in  un  modo  qualunque  si  fosse  risoluta 
la  quistione  romana.  Nella  Camera  si  è  più  volte  ac- 
cennato all'idea  del  «  corrispettivo,  »  che  cioè  il  Cavour 
avesse  voluto  dare  le  guarentigie  e  le  libertà  interne 
soltanto  in  ricambio  della  cessione  spontanea  ed  esplicita 
del  papa  al  potere  temporale  ;  *  altri,  al  contrario,  hanno 
addotto  il  celebre  passo  del  discorso  da  lui  tenuto  il 
25  marzo  1861  nella  Camera  dei  deputati,  a  proposito 
deirinterpellanza  Audinot,  che,  cioè,  in  qualunque  modo 
si  fosse  entrato  in  Roma,   di  accordo  col   papa  o  colle 


*  Esempi.  Deputati^  30  gennaio  1871,  pag.  427,  col.  1%  Mln- 
ghetti:  €  Ma  perchè  non  si  considera,  che  il  conte  di  Cavour 
scriveva  quella  proposta  [il  progetto  di  Concordato,  di  cui  parle- 
remo nel  §  2],  mentre  TEoropa  era  in  piena  pace,  e  con  la  Francia 
imperiale  protettrice  decisa  del  potere  temporale,  e  neir  apogeo 
della  sua  potenza  ?  E  tuttavia  non  altrimenH  quella  proposta  si  fa- 
ceva, se  non  in  quanto  si  conseguissero  gì*  immensi  corrispettioi 
deirabdicazione  volontaria  del  Papa  al  suo  dominio  temporale,  la 
concordia  di  lai  coiritalia  anticipatamente  assicurata,  conseguen- 
temente allontanati  i  gravi  pericoli,  che  oggi  ci  preoccupano  e  ri- 
mosso il  bisogno  di  tutelare  con  rigorosa  vigilanza  la  sicurezza 
dello  Stato.  »  —  11  marzo  1871,  pag.  749,  col.  2*,  idem:  «  il  pensiero 
del  conte  di  Cavour  era  precisamente  questo,  di  dare  in  corrispet- 
tivo del  potere  temporale  aUa  Chiesa  tal  concessione,  che  ben  doveva 
essere  reputata  al  di  sopra  dì  un  lembo  dì  territorio  e  di  una  mano 
di  sudditi  da  governare.  »  —  Deputati,  9  marzo  1871,  Corbetta, 
pag.  725-26:  €  presupponendo  ed  aggiungendo  [il  Cavour],  che  ciò 
[il  disarmo  completo  dello  Stato  di  fronte  alla  Chiesa]  avrebbe  fatto 
quando  il  potere  temporale  avesse  cessato  di  pieno  consenso  del 
Papa,  per  modo  che,  sono  sue  parole,  €€  molte  piaghe  della  Chiesa 
potessero  essera  guarite  » 


§  1]  SOLUZIONE  DELLA  QUISTIONE  RO>UNA  19 

armi,  si  sarebbero  sempre  date  alla  Santa  Sede  le  gua- 
rentigie e  la  libertà  interna  *  (concetto  non  seguito  dal 
Ministero  Rattazzi);  '  e,  dietro  questa  citazione  gli  av- 
versari si  son  dati  generalmente  per  vinti.  »  Ma  non  si 


«  Deputati,  25  marzo  1861,  pag.  137,  col.  2*  Di  Cavour:  €  non 
ci  sarà  egli  lecito  sperare  (con  calare)  che  il  mutamento  che  si 
operò  neiranimo  di  Clemente  VII,  onde  ridarre  in  servitù  la  sua 
terra  natia,  non  possa  pare  operarsi  neir  animo  di  Pio  IX,  onde 
assicarare  la  libertà  all'Italia  e  alla  Chiesa?  {Bene!  Benissimo!)  .. 
noi  non  cesseremo  dal  dire  che,  qualunque  sia  il  modo,  con  cui 
ritalia  giungerà  alla  città  eterna,  sia  che  vi  giunga  per  accordo  o 
senza,  giunta  a  Roma,  appena  avrà  dichiarato  decaduto  il  potere 
temporale,  essa  proclamerà  il  principio  della  separazione,  ed  attuerà 
immediatamente  il  principio  della  libertà  della  Chiesa  nelle  basi 
pia  larghe.  (Bene!  Bravo!)  » 

«  Deputati^  10  luglio  1867,  pag.  1272,  col.  3%  Rattazzi  Presi- 
dente del  Consiglio  dei  Ministri:  «  Si,  o  signori,  noi  dobbiamo 
aspirare  alla  libertà  della  Chiesa,  come  meta,  ma  allora  solo  noi 
la  potremo  applicare,  quando  la  Chiesa  rispetterà  la  libertà  e  la 
indipendenza  dello  Stato,  quando  essa  sarà  disposta  a  riconoscere 
che  non  ha  diritto  e  non  intende  di  muovere  pretese  sopra  le  cose 
temporali  {Applausi),  »  Pag.  1273,  coL  1^.  €  Si  rassegni  dunque 
la  Chiesa  o,  per  meglio  dire,  1*  autorità  ecclesiastica  a  riconoscere 
dal  suo  canto  Tassoluta  libertà  dello  Stato  entro  i  confini  delle  sue 
attribuzioni,  ed  allora,  ma  allora  soltanto^  lo  Stato  potrà  senza  pe- 
ricolo riconoscere  la  libertà  della  Chiesa  entro  la  cerchia  del  suo 
potere  puramente  spiri tual,e  (Benissimo!  a  sinistra),  » 

^  Deputati^  13  marzo  1871,  p.  764,  col.  3"^,  Dk  Falco  guardasi- 
gilli :  «  Ne  più  esatte  fu  Tasserzione  dello  stesso  onorevole  oratore 
[Corbette]  e  ripetuta  più  volte  in  questo  Parlamento,  che,  cioè, 
la  effettuazione  del  concetto  della  libertà  della  Chiesa,  secondo  il 
conte  di  Cavour,  dovesse  andare  congiunta  alla  conciliazione  dello 
Stato  colla  Chiesa,  di  guisa  che,  appunto  perchè  oggi  un  accordo 
è  impossibile,  debba  pure  ritenersi  impossibile  Tattuazione  del  con- 


20  IDEE  PREPARATRIGI  DELLA  [  §  l 

è  fatta  una  distinzione  molto  importante.  L'espressione 
tii  «  corrispettivo  »  si  trova  nel  capitolato  stesso  pro- 
posto dal  Cavour  alla  Santa  Sede;  ivi  si  dice  esplici- 


cello  medesimo.  »  A  pag.  765,  col.  1^  riferìtce  il  celebre  passo 
del  Cavoar  da  noi  sopra  riportato.  —  Deputati,  15  marzo  1871, 
pa^.  786-87,  Borgatti:  accenna  airerrore  di  attribuire  al  Garour 
Topi  n  ione,  che  la  libertà  della  Chiesa  dovesse  essere  soltanto  il 
e orr ispettivo  della  rinanzia  spontanea  del  papa  al  potere  temporale; 
8  ricorda  come  egli  Borgatti  il  9  luglio  1867  disse  alla  Camera, 
cbe  «  doveva  più  tosto  riguardarsi  come  necessaria  conseguenza  del 
Doitro  ordinamento  interno.  »  —  Senato^  15  aprile  1871,  pag.  506, 
col.  2"",  Msnabrea:  riferendo  periodi  del  discorso  25  marzo  1861, 
conftiU  il  senatore  Tecchio,  il  quale  avea  asserito,  che  Cavour 
avrebbe  dato  la  libertà  alla  Chiesa  soltanto  quando  essa  si  fosse  con- 
ci li  rU  coiritalia.  —  Il  MiNGHETTi  modificò  la  sua  opinione.  Stato 
e  Chiesa^  Milano,  Hoepli,  1878,  (1^  ediz)  pag.  68,  nota  3:  «  Che 
nell'enunciare  quella  formula  il  Cavour  considerasse  anche  le  cir- 
costBLjizd  in  cui  r  Italia  si  trovava,  e  T  opinione  pubblica  d*  Europa 
che  ci  accusava  di  voler  fare  il  Papato  mancipio  e  strumento  del 
nuovo  i^egno,  io  ne  convengo,  ma,  oltre  quelle  ragioni  speciali  e 
diplomatiche,  per  usare  la  frase  del  Padelletti,  vi  era  ancora  nel 
eonte  dt  Cavour  V intimo  convincimento  che  il  sistema  giurisdizionale 
non  era  più  conforme  al  tempo  moderno,  e  che  solo  la  libertà 
avrebbe  potuto  risolvere  Tarduo  problema.  >  —  Il  Padellbtti  O. 
ti  esprìme  in  termini  incerti  ed  in  parte  contradittorii.  Libera 
Chiesa  in  libero  Stato,  Genesi  della  formula  Cavouriana  (nella 
Nuova  Antologia,  luglio  1875,  pag.  656-700,  e  poi  riprodotto  in 
S<;  ritti  di  diritto  pubblico  del  prof.  G.  Padelletti,  Firenze,  PeU 
]a«,  ISSO),  pag.  694:  €  possiamo  legittimamente  muovere  un  dubbio, 
ve  la  promessa  fatta  di  accordare  alia  Chiesa  in  qualunque  caso  la 
più  ampia  libertà,  anche  quando  la  curia  vi  opponesse  un  ostinato 
riilato,  potesse  parergli  [al  Cavour]  davvero  sincera  ed  attuabile.  » 
Riferisce  il  passo  del  25  marzo  1861,  e  continua:  «Probabilmente 
egli  voUe  mostrare  cosi  di  tenere  sempre  aperta  una  via  nella  con- 


§  1]  SOLUZIONE  DELIA  QUISTIONE  ROMANA  21 

tamente,  che  le  concessioni  offerte  saranno  fatte  quando 
il  Papa  rinunzi  al  potere  temporale,  che  esse  sono  un 


ciliazione  della  Caria  col  Regno  d'Italia:  ma  non  intese  per  fermo 
di  abbandonare  per  questo  il  concetto,  che  animò  tutte  le  trattative 
con  Roma.  Questo  era  senza  dubbio  che  lo  Stato  dovesse  tener  ben 
strette  nelle  mani  quelle  vecchie  armi  giurisdizionali,  arrugginite 
si  ed  inutili  a  suo  credere,  ma  fornito  ancora  di  un  altissimo  valore 
intrinseco,  se  avessero  potuto  servire  come  di  corrispettivo  e  di 
scambio  nel  trattato,  che  fra  esso  e  la  Chiesa  stava  per  concludersi. 
Mi  pare  che  un  tale  intendimento  risulti  evidente  da  un  passo  delle 
istruzioni  ai  negoziatori.  »  (Lo  riferiremo  più  sotto),  pag.  695:  €  La 
libertà  della  Chiesa  invece  avrebbe  continuato  ad  essere  nelle  sue 
mani  un  mezzo  politico  e  diplomatico,  non  avrebbe  mai  avuto  per 
lui  valore  e  dignità  'di  fine.  Non  ci  lasciamo  ingannare,  come  la 
maggior  parte  dei  suoi  ammiratori,  dalle  splendide  parole,  colle 
quali  egli  espose  e  raccomandò  la  libertà  della  Chiesa  in  Parla- 
mento ed  altrove.  Della  sua  ottona  fede  nel  pronunziarle  a  nessuno 
è  lecito  dubitare:  esse  rispondevano  inoltre  alle  reminiscenze  teori- 
che di  gioventù,  ed  alla  fiducia,  dimostrata  vana  oramai,  che  le  ten- 
denze del  secolo  fossero  conformi  alla  soluzione  da  lui  proposta.  Ma 
non  è  meno  vero  per  questo,  che  quelle  considerazioni  tennero,  negli 
intendimenti  del  Cavour,  un  luogo  molto  secondario.  Erano  come 
la  bandiera  destinata  a  coprire  la  mercanzia.  »  —'Olà  nel  1874 
il  Padelletti  aveva  tenuto  un  linguaggio  ancora  più  incerto;  La 
Chiesa  cattolica  in  Prussia  (nella  Nuova  Antologia^  gennaio  1874, 
pag.  58-108,  e  poi  riprodotto  in  Scritti  di  diritto  pubblico  cit.), 
pag.  104-105:  «  Ma  non  dovrebbe  essere  più  dubbio  oramai,  per 
chi  conosca  Tingegno  eminentemente  pratico  del  conte  di  Cavour 
e  la  genesi  della  sua  celebre  formula,  che  essa  non  fu  e  non  potè 
essere  nella  sua  mente  se  non  un* arma  politica,,..  Non  si  n^a  con 
ciò  che  egli  fosse  in  completa  buona  fede^.  Lungi  dal  covare  la 
mala  intenzione  di  cangiar  di  politica,,,,  »  E  oppugna  V  opinione 
del  Massari  e  del  Palma.  —  Nel  1878  insiste  nella  sua  opinione; 
La  politica  ecclesiastica  in  Italia  (nella  Nuova  Antologici^  15  gen- 


22  IDEE  PREPARATRICI  DEI.LA  [  §  1 

corrispettivo  di  questa  rinunzia  :  *  dunque,  —  prescin- 
dendo dalla  poca  evidenza  della  formola,  libera  Chiesa  in 
Ubero  Stato,  sul  cui  significato  si  è  tanto  discusso  — ,  * 


Q&io  1878,  pag.  217-37;  15  febbr.  pag.  653-86),  pag.  232.  —  Il 
Bianchi  G.  loc.  cit,  pag.  651,  insiste  sulla  sincerità  del  Cavour,  e 
il  Pantaleoni  D.  (Libertà  e  giurisdizione  nel  regime  della  Chiesa 
e  dell'ordinamento  della  st4a  proprietà^  nella  Nuova  Antologia^ 
genn.  1876,  pag.  41-116),  pag.  74-75,  accennando  al  Padelletti,  so- 
Htiene,  che  il  Cavour  mise  per  condizione  all^applicasione  della  saa 
dottrina  il  possesso  di  Roma  non  come  on  mercato,  aibbene  perchè 
voleva  dare  la  libertà  al  capo  del  potere  spirituale,  non  anche  al 
[irincipe  temporale. 

'  Art  8  del  Capitolato,  lo  riferiremo  appresso,  fra  i  Documenti,  n.  2. 

Il  Padbllbtti,  Libera  chiesa  ecc.  cit  pag.  694-05,  sema  parlare 
di  quest^articolo,  cita  il  seguente  passo  delle  Avvertenze  sugli  ar- 
ticoli d^ accordo  preliminare  (Bianchi  N.,  Storia  documentata  della 
diplomazia  europea  in  Italia^  voi.  Vili  (1872),  pag.  703),  ossia 
delle  istruzioni  date  dal  Cavour  ai  suoi  n^oziatori:  €  Il  Governo 
rì^rverebbe  a  so  in  ogni  caso  grave,  che  potrebbe  pure  determi- 
naci, un  diritto  di  veto.  Ma  finché  la  Chiesa  e  tutti  i  membri  del 
clero  non  abbiano  sinceramente  accettati  ed  applicati  i  prindpii 
liberali  che  ispirano  questi  accordi^  il  Governo  non  può  rinunciare 
del  tutto  al  Suo  diritto  attuale.  Egli  è  perciò  che  si  dichiara  che 
per  la  prima  volta  la  nomina  ai  Vescovati  vacanti  si  farà  d'ac- 
cordo fra  il  Re  ed  il  Governo  pontificio.  »  Ma  qui  si  tratta  di  una 
disposizione  transitoria  e  relativa  soltanto  alla  regia  nomina:  inoltre, 
accanto  a  questo  passo,  perchè  non  gli  si  dia  un'importanza  mag- 
giore di  quella  che  possiede,  giova  ricordare  quello,  sopra  (pag.  16, 
n.  1)  riferito,  in  cui  si  asserisce  che  le  armi  giurisdizionali  diver- 
ranno inutili  quando  cesserà  il  potere  temporale  (Deputati^  25  marzo 
1861,  pagina  137,  col.  1*.) 

*  Vedi  per  esempio  Ricasoli  presso  Bianchi  C.  cit.  febb.  1871, 
pag;.  384;  Minghbtti,  Stafo  e  Chiesa  cxt^pAg.  193-94;  Pantaleoni, 
Libertà  eco.  cit.  pag.  59.  —  In  tutte  le  discussioni  sulla  politica 


'*\ 


%  1]  SOLUZIONE  DELLA  QUISTIONE   ROMANA  23 

anzi  tutto  bisogna  convenire,  che  per  lo  meno  le  ideo 
del  Cavour  in  proposito  non  sono  state  sempre  nette.  »  Di 
più  :  vero  è  che  il  Cavour  nella  seduta  del  25  marzo  1861 
dichiarava,  che  avrebbe  inteso  dare  guarentigie  e  libertà 
al  papato,  anche  quando  si  fosse  entrati  a  Roma  contro 
la  volontà  del  medesimo;  ma  egli  non  diceva  che  le 
guarentigie  e  libertà,  che  avrebbe  concesso  in  questo 
caso,  sarebbero  state  nelle  medesime  proporzioni  in  cui 
le  proponeva  nel  Concordato,  ossia  pel  caso  che  il  papa 
avesse  rinunziato  esplicitamente  al  potere  temporale: 
vero  è  che  lo  statista  piemontese  fosse  sincero  non  solo 
nel  proporre  guarentigie  e  libertà,  sibbene  anche  nel 
dire  che,  indipendentemente  dall'interesse  dello  Stato 
italiano,  fosse  logicamente  giusto  che  le  medesime  si 
dessero;*  ma  egli  non  ha  mai  determinato,  se  le  gua- 


eccletiaBtica,  che  hanno  avuto  laogo  nelle  nostre  Camere,  si  è 
sempre  parlato  del  vero  significato  della  formala  cavo«riana;  ma 
spesso  sono  state  quistioni  de  lana  caprina^  si  è  interpretata  da 
ciascuno  a  modo  proprio,  senza  osservare  che  lo  stesso  autore  non 
r  aveva  analizzata  abbastanza. 

*  Intorno  a  ciò  vedi  Padellbtti,  Libera  Chiesa  ecc.  cit,  spe- 
cialmente pag.  660»  670. 

«  Deputati,  27  marzo  1861.  pag.  156,  col.  1%  Di  Cavour:  €  Io 
ricorderò,  a  sostegno  della  sincerità  delle  nostre  proposte,  che  esfe 
sono  conformi  a  tutto  il  nostro  sistema.  Noi  crediamo  che  si  debba 
introdurre  il  sistema  della  libertà  in  tutte  le  parti  della  società 
religiosa  e  civile  ;  noi  vogliamo  la  libertà  economica  ;  noi  vogliamo 
la  libertà  amministrativa;  noi  vogliamo  la  piena  ed  assoluta  libertà 
di  coscienza;  noi  vogliamo  tutte  le  libertà  politiche  compatibili  col 
mantenimento  delFordine  pubblico;  e  qnindi,  come  conseguenza  ne- 
cessaria di  quest'ordine  di  coee,  noi  crediamo  necessario  alFarmonia 
d  U'edifizio  che  vogliamo  innalzare^  che  il  principio   della  libertà 


24 


IDEE  PREPARATRICI   DELLA 


[§i 


rentigie  e  libertà  che  proponeva  nel  Capitolato  fossero 
tutte  giuste  logicamente,  ovvero  alcune  venissero  con- 
cesse soltanto  per  necessità  politica,  sebbene  lesive  dei 
diritti  dello  Stato,  come  corrispettivo.  Ammettendo  che 
egli  ititendesse  sinceramente  dar  guarentigie  e  libertà 
anche  quando  si  fosse  entrati  a  Roma  colle  armi,  resta 
la  quistioiie  del  corrispettivo  rispetto  al  quanto. 

li  Cavour  accennava  alla  possibilità  di  entrare  in  Roma 
contro  la  volontà  del  papa;  ma  si  studiava  di  evitare  le 
espressioni  di  ingresso  a  mano  armata.  Egli  proclamava 
che  si  dovesse  cercare  di  andare  alla  città  eterna  coi 
mezxi  morali  e  che  sopra  tutto  ci  si  dovesse  andare 
di  accordo  colla  Francia;^  la  nostra  vittoria,  diceva, 
deve  eissore  interamente  morale;  *  la  Quistione  Romana 


iift  applicato  ai  rapporti  della  Chiesa  e  dello  Stato.  (Bene!)  »  Vedi 
aQche  il  piua  sopra  (pag.  16,  n.  1)  riferito  del  25  marzo. 

>  Vedi  il  passo  sopra  (pag.  15,  nota  2)  riferito  del  25  marzo  1861 . 

^  Deputata  18  ott.  1860,  Di  Cavour  rispondendo  airinterpellanza 
del  deputato  Regnoli:  «  Io  credo  che  la  soluzione  della  questione 
romioa  debba  essere  prodotta  dalla  convinzione,  che  andrà  sempre 
fih  crescendo  nella  società  moderna  ed  anche  nella  grande  società 
cattolica,  e^^ere  la  libertà  altamente  favorevole  allo  sviluppo  del 
vero  seatimento  religioso.  »  Deputati^  25  marzo  1861,  pag.  136, 
C4>L  1»,  D[  Cavour:  €  se  noi,  dico,  giungiamo  a  persuadere  la  gran 
massa  dei  cattolici,  che  Tunione  di  Roma  air  Italia  può  farsi  senza 
che  la  Chieyi  cessi  d'estere  indipendente,  credo  che  il  problema  sarà 
quasi  sciolto.  >  —  Ibid.  pag.  134,  col.  1%  Audinot:  €  Io  ho  detto 
che  la  ^aeitione  romana  non  può  risolversi  che  mediante  la  forza 
morale.  >  —  26  marzo,  pag.  142,  col.  l^  Pepoli  0.:  «  per  entrare 
a  Roma,  noi  non  dobbiamo  combattere  e  vincere  nessun  esercito, 
dobbiamo  combattere  e  vincere  U pubblica  opinione  (Bravo!  Bene!)  » 


\ 


§  1 1  SOLUZIONE  DELIA  QUISTIONE  ROMANA  25 

sarà  risoluta,  quando  noi  avremo  persuaso  l'Europa,  che 
colle  guarentigie  e  colle  libertà  interne  il  papa  potrà 
esercitare  liberamente  le  sue  funzioni  spirituali;  la  Francia 
non  sostiene  il  potere  temporale,  che  unicamente  perchè 
ancora  non  è  convinta  di  ciò;  del  resto  voler  andare  a 
Roma  contro  la  volontà  del  nostro  potente  alleato  sa- 
rebbe impossibile.  —  Facendo  propaganda  della  nostra 
teoria  politico-ecclesiastica,  rimuoveremo  gli  ostacoli  che 
ci  oppone  l'Europa;  mostrando  poi  la  necessità  di  andare 
a  Roma,  giustificheremo  i  nostri  voti.  Se  noi  dimostras- 
simo soltanto,  che  l'annessióne  della  città  eterna  non 
impedirebbe  il  libero  esercizio  delle  funzioni  spirituali, 
non  avremmo  implicitamente  provato  la  necessità  della 
medesima;  l'Europa  potrebbe  risponderci  che  l'unità 
nazionale  non  è  una  ragione  sufficiente,  che  non  tutte  le 
parti  di  una  nazione  si  trovano  sempre  riunite  in  un 
solo  Stato,  che  non  è  sempre  indispensabile  che  lo  siano. 
Ma  noi  non  vogliamo  andare  a  Roma  soltanto  per  com- 
pire l'unità  nazionale;  no,  vogliamo  andarci  anzitutto 
perchè  senza  Roma  pericolerebbe  l'esistenza  stessa  del 
regno  d' Italia  :  solo  innanzi  alla  maestà  della  capitale 
dei  Cesari  e  del  cristianesimo  si  assopiscono  le  pericolose 
rivalità  delle  grandi  città  italiane  nel  voler  divenire 
capitale  del  nuovo  regno.  * 


*  Deputati,  25  marzo  1861,  pag.  135,  col.  2%  Di  Catour:  €  Se 
8i  potesse  concepire  l'Italia  costituita  in  onità  in  modo  stabile,  senza 
che  Roma  fosse  la  sua  capitale,  io  dichiaro  schiettamente  che  ri- 
puterei difficile,  forse  impossibile  la  soluzione  della  questione  ro- 
mana. Perchò  noi  abbiamo  il  diritto,  anzi  il  dovere  di  chiedere, 
d'insistere  perchè  Roma  sia  riunita  all'Italia  ?  Perchè  senza  Roma 
capitale  d'Italia,  l'Italia  non   si   può   costitaire.    {ApprovazUmé).,,. 


20  IDEE  PREPARATRICI  DELLA  [§  1 

Il  Cavour  insisteva  su  quest'ultima  ragione,  rispon- 
dendo '  airAudinot,  che  aveva  mostrato  non  attaccarvi 
grande  importanza.  Io  non  so  se  fosse  sincera  nella  mente 
del  grande  statista;  trovo  che  era  realmente  opportuna, 
ma  non  credo  che  meritasse  tanta  importanza  quanta  ei 
gliene  voleva  attribuire.  Ad  ogni  modo  le  gare  munici- 
palii  dopo  i  bollori  dei  primi  anni  del  nuovo  regno,  co* 
minciarono  ad  assopirsi;  già  nello  stesso  anno  1861  il 
successore  del  Cavour,  il  Presidente  del  Consiglio  dei 
Ministri  barone  Bettino  Ricasoli,  non  credeva  più  neces- 
sario od  opportuno  di  farne  menzione:  egli  dimostrava 
altrimenti  e  più  fondatamente  la  necessità  prossima  per 
r  Italia  di  andare  a  Roma,  perchè  questa,  cioè,  era  un 
centro  di  reazione,  era  il  rifugio  dell*  ex-re  delle  Due 
Sicilie  Francesco  II,  di  là  partivano  i  briganti  che  in- 
festavano il  Napoletano  sotto  colore  politico,  e  portavano 
seco  il  danaro  raccolto  coir  obolo  di  San  Pietro,  e  le  be- 
nedizioni pontificie.  *  Ma  quando,  pur  troppo  dopo  diversi 


finché  la  questione  della  capitale  non  sarà  definita,  vi  sarà  sempre 
ragione  di  dispareri  e  di  discordie  fra  le  varie  parti  d^Italia.  (Be- 
nissimo !)  —  Ed  invero,  o  signori,  è  facile  a  concepire  che  persone 
di  buona  fede,  persone  illaminate  ed  anche  dotate  di  molto  ingegno, 
ora  sostengano,  o  per  considerazioni  storiche,  o  per  considerazioni 
artistiche,  la  preferenza  a  darsi  a  questa  o  a  quell'altra  città  come 
capitale  d'Italia;  io  capisco  che  questa  discussione  sia  per  ora  pos- 
sibile; ma  se  Fltalia  costituita  avesse  già  stabilita  in  Roma  la  sua 
capitale,  credete  voi  che  tale  discussione  fosse  ancora  possibile?  » 

*  Deputati,  27  marzo  1801,  pag.  15S,  col.  ^^ 

*  Deputati^  V^  loglio  1861,  pag.  915,  col.  1-2,  Ricasoli:  «Roma, 
separata  politicamente  dal  resto  d*  Italia,  durerà  eentro  d*intrìghi  e 
di  oospiraxioni,  minaccia  permanente  ali*  ordine  pubblico.  Andar 
dunque  a  Roma  è  per  gl'Italiani  non  pure  un  diritto,  ma  un'ine* 


§  1]  SOLUZIONE  DELLA  QUISTIONE  ROMANA  27 

anni,  il  brigantaggio  politico  del  Napoletano  fu  represso, 
veniva  a  mancare  anche  questo  motivo  prossimo  di  en- 
trare a  Roma.  L'occupazione  del  1870  non  poteva  più  dirsi 
giustificata  da  ragioni  prossime  impellenti,  dalla  necessità 
di  rassicurare  l'esistenza  dello  Stato  italiano;  le  gare  mu- 
nicipali erano  già  cessate  da  un  pezzo,  il  brigantaggio  po- 
litico del  Napoletano  era  finito  pur  esso  da  parecchi  anni; 
restava  solo  la  ragione  generica  dell'unità  d'Italia,  era 
questo  solo  sentimento  che  spingeva  il  popolo  italiano 
all'occupaziane:  una  necessità  prossima  poteva  vedersi 
soltanto  in  ciò,  che,  se  il  Governo  non  avesse  creduto 
prudente  di  trar  profitto  dalle  circostanze  per  andare 
alla  città  etema,  il  fuoco  del  sentimento  nazionale  ed 
unitario  forse  sarebbe  esploso  in  una  rivoluzione.  *  Il 
Ministero  potè  giustamente  gloriarsi  di  essere  stato 
l'organo  non  solo  della  maggioranza  della  Camera,  ma 
davvero  di  tutto  il  paese  nell' eseguire  l'occupazione  di 
Roma.  Fu  soltanto  qualche  voce  che  poi  osò  nella  Ca- 
mera accusarlo  di  avere  abbandonato  la  bandiera  del 


isorabile  necessità.  (Bene!)  »  —  Quanto  alla  partecipazione  della 
Curia  nella  reazione  brigantesca  del  Napoletano  vedi  ■otto  il  giorno 
19  agosto  1863,  Deputati^  €  Commissione  d'inchiesta  sul  brigan- 
taggio... Relazione  delia  Commissione  d'inchiesta  del  deputato  Ca- 
stagnola, letta  alla  Camera  nella  tornata  segreta  del  4  mag.  1863,  » 
pag.  904  e  seg.,  specialmente  pag.  904,  908,  909  e  seg. 

*  DepiUaH,  !<>  luglio  1870,  pag.  2920,  col.  3%  La  Porta  :  €  Voi 
provocate  il  paese!...  Il  Governo  avrà  la  rivoluzione  all'interno  con 
questa  politica  [temporeggi atrice  nell'andare  a  Roma].  È  bene  che 
si  dica  qui,  perchè,  quando  avverrà,  non  si  creda  che  è  un  fatto 
inaspettato.  Sarà  una  conseguenza  della  condotta  del  Governo,  se  noi 
avremo  la  rivoluzione  in  Italia,  che  avreste  potato  scongiurare.  » 


28  IDEE  PREP.UIATRICI  DELLA  [§  1 

Cavour,  di  esservi  entrato  a  viva  forza  ;  mentre  il  Go- 
verno aveva  veramente  fatto  ogni  sforzo  per  evitare  uno 
spargimento  di  sangue,  sforzi  naufragati  contro  l'ostina- 
zione del  pontefice,  che  voleva  ostentare  di  non  cedere 
^e  non  alle  armi.  * 

Al  tempo  delFoccupazione  di  Roma  e  della  discussione 
della  Legge  delle  guarentigie,  poteva  dirsi  scomparso  nel 
mondo  scientifico  e  politico  il  concetto,  che  il  potere 
temporale  fosse  davvero  necessario  per  il  libero  esercizio 
(ielle  funzioni  religiose.  Regnava  però  ancora  in  molti 
il  pregiudizio,  che  la  coesistenza  delle  due  sedi  del  Go- 
verno italiano  e  del  Papato  nella  stessa  città  di  Roma 
fosse  incompatibile,  che  avrebbe  dato  occasione  a  fre- 
quenti collisioni.  Alcuni  Governi  stranieri,  quantunque 
forse  più  tosto  per  non  irritare  i  clericali  del  loro  ter- 
ritorio che  per  convinzione  di  pericoli  reali,  consiglia- 
rono, come  vedremo,  di  differire  il  trasporto  della  capi- 
tale. Alcuni  deputati  italiani,  e  non  esclusivamente  quei 
pochi  tendenti  al  clericalismo,  '  sostenevano  anzi  che  la 
capitale  non  si  dovesse  trasferire,  ed  alle  ragioni  del  pre- 
teso pericolo  ne  aggiungevano  altre  di  diversa  natura,  ^ 
come  per  esempio  che  Firenze  fosse,  indipendentemente 
dalla  questione  romana,  la  città  più  atta  ad  esser  capi- 


^  Deputati^  19  dicembre  1870,  pag.  100-128.  Documenti  dìplo* 
malici  relativi  alla  questione  romana^  comunicati  dal  ministro  degli 
affari  esteri  {Yiscùnti'-Venosta)  nella  tornata  del  i9  dicembre  1870, 
Doc,  24.  Il  ministro  degli  affari  esteri  al  ministro  del  Re  a  Vienna, 
SI  sett.  1870,  pag.  IH,  col.  l\ 

*  Esempio,  Firrari  razionalista,  Deputati^  21  dicembre  1870, 
l^ag.  159,  col.  1'. 

'  Senato^  23  gennaio  1871,  Iacini. 


§  1,  21  SOLUZIONE  DELLA  QDISTIONE  ROMANA  20 

tale,  che  il  trasporto  avrebbe  aggravato  di  troppo  le 
finanze  ecc.;  si  aggiungeva  un  motivo  abbastanza  specioso, 
che  il  nostro  Governo,  cioè,  trasferendo  la  sua  sede  in 
Roma,  si  sarebbe  venuto  a  trovare  in  una  posizione  umi- 
liante di  fronte  al  papa,  avrebbe  perduto  di  prestigio,  per- 
chè non  avrebbe  potuto  procurarsi  edifici  così  imponenti 
come  quelli  della  Curia  pontificia  e  specialmente  come  il 
Vaticano;  al  che  si  rispondeva  giustamente,  che  il  palazzo 
di  un  semplice  Prefetto  sarebbe  stato  ancora  meno  alto 
di  quelli  del  Re  e  delle  Camere,  e  quindi  molto  mag- 
giore la  perdita  del  nostro  prestigio,  se  non  avessimo 
trasportato  a  Roma  addirittura  la  sede  del  Governo.  * 
—  Tutte  queste  apprensioni  sono  state  dimostrate  infon- 
date della  storia  successiva. 


§2 
Atti  in  cui  si  concretarono  le  idee  preparatrici 


Delineato  T  ordine  generale  delle  idee,  che  prepararono 
la  soluzione  della  Quistìone  Romana,  accenneremo,  colla 
medesima  rapidità,  agli  atti  e  ai  fatti  nei  quali  si  con- 
cretarono, cioè  ai  voti  del  Parlamento,  ai  progetti  di 
Concordato,  alla  battaglia  di  Aspromonte,  alla  Conven- 
zione di  settembre,  ecc. 


*  Senato,  23  gennaio  1871,  p.  107,  col.  1%  Amari  M.;  cfr.  ibid. 
24  genn.,  p.  115,  col.  1%  Sella. 


Il 


30 


ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO 


[§2 


La  scuola,  che  possiamo  chiamare  cavouriana,  —  affer- 
maQdo  il  diritto  degl'Italiani  su  Roma  e  volendo  d'altra 
parte  andarvi  d'accordo  colla  Francia  e,  possibilmente, 
col  papa  — ,  proclamava  solennemente  nella  Camera  dei 
Deputati  il  nostro  diritto  su  quella  città,  ed  esprimeva 
il  dosifSerio,  che  il  Ministero  potesse  al  più  presto  pos- 
sibile risolvere  il  problema.  '  Questo  voto  veniva  accet- 
tato, anzi  sostenuto,  dal  Presidente  del  Consiglio  dei  Mi- 
nistri* Il  deputato  Mellana  lo  dichiarò  assurdo;  prote- 
st:! va  che  non  andare  a  Roma  se  non  di  accordo  col  papa 
(questa  veramente  secondo  le  dichiarazioni  del  Cavour 
non  era  una  «  conditio  sine  qua  non  »)  e  colla  Francia, 
significava  non  andarci  mai;  »  pure,  quantunque  egli  non 
avosse  interamente  torto,  il  voto  era  sincero,  ed  anche 
nella  mente  del  Cavour,  il  quale  infatti  diceva  al  Chia- 


'  Beputati^  interpellanza  Audinot,  25-27  marzo  1861,  fiaisce  col - 
Tapprovazione  (pag.  156,  col.  3^)  deirordine  del  giorno  Bon-Com- 
pALìM,  accettato  (pag.  155,  col.  1^  e  col.  3^)  dal  Cavour:  «  La 
Ca^era^  udite  le  dichiarazioni  del  Ministero  ;  confidando  che,  assi- 
curata la  dignità,  il  decoro  e  Tindipendenza  del  pontefice  e  la  piena 
liberti!  delta  Chiesa,  abbia  luogo  di  concerto  colla  Francia  lappli- 
cEJEÌone  del  non  intervento,  e  che  Roma,  capitale  acclamata  dalla 
opinione  nazionale,  sia  congiunta  air  Italia,  passa  air  ordine  del 
giorno.  —  (La  Camera  approva  alla  quasi  unanimità.)  » 

^  D&puiati\  27  marzo  1861,  pagina  157,  col.  2-3*,  Mellana  : 
«  Quindi,  se  ci  si  vuole  far  deliberare  che  non  andremo  a  Roma, 
se  non  quando  la  Curia  romana  e  i  duegento  milioni  di  cattolici  e 
l'Imperatore  dei  Francesi  sieno  persuasi...  (Voci.  No!  No!)  oh!  per 
Dio!  questo  è  quello  che  emerge  dai  due  discorsi  del  presidente; 
questo  è  quello  che  io  non  potrò  mai  sancire  col  mio  voto  ;  meglio 
il  sileaKÌOi  che  fare  un  atto  irrisorio,  e  che  doppiamente  addolore- 
rebbe coloro  che  soffrono  e  fremono  in  Roma.  » 


§  2]  I.E  IDEE  PREP ARATRICI  31 

ves,  <3he,  più  presto  che  si  fosse  potuto  andare  a  Roma, 
meglio  sarebbe  stato.  *  Quel  voto  era  la  protesta  solenne 
e  prudente  di  una  nazione,  ancora  impotente  a  far  va- 
lere il  suo  diritto  colla  forza.  Esso  costituì  la  bandiera 
del  Ricasoli  *  e  degli  altri  successori  del  Cavour,  —  sui 
quali  e  su  quasi  tutti  i  nostri  politici  la   sua  grande 


*  Deputati,  27  marzo  1861,  pag.  155,  col.  3%  Di  Cavour;  «  Prego 
l'onorevole  Ghiaves  a  volerci  riflettere  sopra;  forse  dopo  ciò  con- 
verrà meco  che,  meglio  sarà  quanto  più  presto  si  potrà  andare  a 
Roma;  ben  inteso,  senza  mettere  in  pericolo  la  sicurezza  dello 
Stato,  senza  readere  più  malagevole  Tultima  fase  del  risorgimento 
italiano,  senza  sconvolgere  il  Governo.  » 

*  Deputati,  P  luglio  1861,  pag.  915,  col.  1%  Ricasoli  Presidente 
del  Consiglio:  «  Io  ho  udito  parlare  di  cessione  (con  forza):  per- 
mettetemi, 0  signori,  eh*  io  respinga  con  ahimo  sdegnoso  la  parola 
«d  il  pensiero.  {Bravo  1)  —  Il  Governo  del  Re  vede  un  territorio 
nazionale  da  difendere,  da  ricuperare.  {Bene  !  Bene  !)  Vede  Roma  ! 
vede  Venezia  !  E  alla  città  eterna  e  alla  regina  dell'Adriatico  volge 
i  dolori,  i  voti,  le  speranze  ed  i  propositi  della  nazione.  (Benis- 
simo!) »  col.  I-2^  «  Roma,  separata  politicamente  dal  resto  d'Italia, 
durerà  centro  d'intrighi  e  di  cospirazioni,  minaccia  permanente  al- 
l'ordine pubblico.  Andar  dunque  a  Roma  è  per  gl'Italiani  non  pure 
un  diritto,  ma  un^inesorabile  necessità.  (Bene!)  Ma  come  dobbiamo 
andarci  ?  Il  Governo  del  Re,  su  di  ciò  più  che  sopra  ogni  altro  ar- 
gomento, sarà  aperto  e  preciso.  (Profondo  silenzio).  Non  vogliamo 
andare  a  Roma  con  moti  insurrezionali,  intempestivi,  temerari, 
folli,  che  possano  mettere  a  risico  gli  acquisti  fatti  e  compromet- 
tere Topera  nazionale.  —  Vogliamo  andare  a  Roma  di  concerto 
colla  Francia,  —  Vogliamo  andare  a  Roma,  non  distruggendo,  ma 
edificando,  porgendo  modo,  aprendo  la  via  alla  Chiesa  di  rifor- 
mare sé  stessa;  dandole  quella  libertà  e  quella  indipendenza  che 
le  siflsio  di  mezzo  e  stimolo  a  rigenerarsi  nella  purità  del  senti- 
mento religioso,  nella  semplicità  dei  costumi,  nella  severità  della 
disciplina.  »  Quanto  al  Rattazzi  vedi  sopra,  pag.  19,  n.  2. 


*^-  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [§  2 

figura  ha  esercitato  un'autorità  quasi  aristotelica  *  —, 
veniva  ripetuto  l'il  dicembre  1861,  »  approvato  di  nuovo 
il  18  novembre  1804  a  proposito  della  discussione  pel 
trasporto  della  capitale,  »  e  riproposto  nel  1867  in  oc- 
casione deir  interpretazione  che  in  Francia  si  dava  alla 
Convenzione  del  15  settembre  1864,  interpretazione  nel 
senso  che  T  Italia  avesse  abrogato  i  voti  parlamentari 
avesse  rinunziato  ai  suoi  diritti  su  Roma.  * 

Questi  voti  politici  erano  pienamente  conformi  alle  idee 
della  nazione,  almeno  della  sua  parte  colta  che  era  quasi 
tutta  liberale.  Quegli  stessi  deputati  che  poi  nel  1870-71, 
nella  discussione  della  legge  delle  guarentigie,  assunsero 
una  tinta  un  po' clericale,  sostenevano  anche  essi  l'oc- 
cupazione di  Roma;  il  D'Ondes-Reggio  Vito  non  osava 
opporsi  esplicitaraenle;  *  il  Mellana  andava  più  oltre; 


*  Dei  primi  a  scuoterla  in  modo  davvero  scientifico  fu  tra  noi 
il  Padelletti,  Libera  chiesa  ecc,  cit.  Ma  egli  stesso  provò  il  bisogna 
dì  scusarsi  più  volte,  nello  stesso  articolo,  se  confatava  la  teoria 
cavouriaoa,  e  forse  l'incertezza,  sopra  notata,  delle  sue  espressioni 
intomo  alla  sincerità  della  medesima,  è  dovuta  alla  molta  riverenza 
che  egli  stesso  sentiva  pel  grande  statista. 

'  Deputati^  pag.  1394,  col.  3%  ordine  del  giorno  Conforti  e  Bon* 
Compagni. 

'  Deputati^  pag.  3841,  col.  1%  ordine  del  giorno  Mancini,  appro- 
vato pag.  3845,  col.  3\ 

^  Deputati,  9  die.  1867.  Il  Sella  propone  insieme  ad  altri  un 
voto  motivato  per  la  conferma  della  proclamazione  di  Roma  capi- 
ÌAle;  dopo  un^animata  discussione  lo  ritira. 

s  Deputati,  27  marzo  1861  a  pag.  153,  col.  2%  D'Ondes-Rbggio  V.  : 
vuole  che  si  entri  in  Roma  di  accordo  col  papa;  ma  non  dice  di 
opporsi  alla  dichiarazione  di  Roma  capitale.  Nel  1870-71  il  D'Ondes- 
Reggio  non  era  deputato. 


§  2]  LE  IDEE  PREPARATRIGI  33 

votava  contro  l'ordine  del  giorno  accettato  dal  Cavour» 
non  già  perchè  non  volesse  andare  a  Roma,  ma  perchè 
credeva  che,  secondo  il  medesimo,  non  ci  si  sarebbe 
andati  mai.  * 

L'unanimità  quasi  completa  nel  principio  generale  del- 
l'occupazione di  Roma,  doveva  naturalmente  venire  meno 
quando  si  trattava  delle  modalità.  Le  divergenze  si  mo- 
stravano già  in  occasione  dello  stesso  primo  voto  parla- 
mentare: furono  proposti  diversi  ordini  del  giorno,  che  inci- 
tavano il  Ministero  ad  un'  azione  più  pronta,  a  far  il  pos- 
sibile per  persuadere  l'Imperatore  dei  Francesi  a  lasciare 
sgombrare  le  sue  truppe  da  Roma,  ad  invitarlo  a  ciò.  * 

Le  divergenze  diventavano  maggiori,  quando  dal  pro- 
blema dell'occupazione  si  discendeva  a  quello  di  for- 
mulare concretamente  le  guarentigie  e  le  libertà  interne 
che  si  sarebbero  dovute  concedere  alla  Chiesa.  Confron- 
tando i  progetti  dei  vari  tentativi  di  Concordato  colla 
Santa  Sede  fatti  nel  1800-61  coi  progetti  e  colla  Legge 


»  Deputati^  27  marzo  1861,  pag.  156,  col.  2*,  3*,  Mellana;  ri- 
ferito  sopra,  pag.  30,  n.  2. 

*  Deputati^  26  mar^o  1861,  pag.  144,  col.  1%  ordine  del  giorno 
Greco  Antonio:  €  ....proclama  Roma  capitale  del  regno  d'Italia  una 
e  indivisibile,  ed  invita  il  Ministero  ad  invocare,  in  nome  della 
nazione,  da  S.  M.  Timperatore  Napoleone  III,  lo  sgombro  delle  truppe 
francesi  dalla  provincia  Romana,  in  conformità  del  principio  di  non 
intervento  da  esso  sapientemente  adottato,  e  passa  air  ordine  del 
giorno.  »  —  27  marzo,  pag.  150,  col.  2%  ordine  del  giorno  Pe- 
TRUCCELu:  Roma  capitale;  il  Presidente  del  Consiglio  esprìma  a 
Napoleone  e  ali* Inghilterra  il  voto,  che  ci  lasci  risolvere  diretta- 
mente col  papa  la  quistione.  —  Cfr.  gli  ordini  del  giorno  Ricciardi, 
26  marzo,  pag.  144,  col.  8*;  Levi,  27  marzo,  pag.  150,  col.  1*^;  Mac- 
chi, 27  marzo,  pag.  154,  col.  2^  ;  Turati,  27  marzo,  pag.  154,  col.  3*^. 
F.  Scaduto  —  fritarentiffie  Potitificie  3 


34  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [§  2 

del  1870-71,  si  vede  che  il  fondo  è  sempre  quello  della 
separazione  della  Chiesa  dallo  Stato  e  deirincompetenza 
del  secondo  in  materie  dommatiche  e  disciplinari;  ma 
dentro  al  medesimo  si  distinguono  non  poche  differenze 
di  tinte;  sopra  tutto,  poi,  le  divergenze  diventano  so- 
stanziali, quando  si  confrontino  tutti  questi  progetti  e 
Legge  colle  idee  manifestate  a  più  riprese  dalla  Sinistra; 
la  quale,  pur  non  negando  le  libertà  e  le  guarentigie 
alla  Chiesa  cattolica,  non  avrebbe  voluto  darne  tante 
quante  la  Destra,  nò  darle  a  modo  di  privilegio,  sibbene 
senza  ledere  Teguaglianza,  comunicandole  agli  altri  culti. 
Queste  divergenze  tra  la  scuola  predominante  (la  ca- 
vouriana)  e  la  Sinistra,  le  analizzeremo  appresso,  limi- 
tandoci per  ora  ad  accennare  i  progetti  di  Concordato 
colla  Santa  Sede,  le  differenze  che  esistono  tra  essi,  e 
tra  i  medesimi  e  la  Legge  delle  guarentìgie. 

Dei  progetti  di  ConcoMato  ne  esistono  due  categorie: 
runa  fondata  sul  principio  del  vicariato  del  re  d'Italia 
negli  Stati  Pontifici;  T altra,  invece,  sul  principio  della 
cessazione  completa  del  potere  temporale.  L'idea  del  vi- 
cariato era  antica,  anteriore  a  quella  stessa  dell'unità 
italiana  e  indipendente  dalla  medesima.  *  Ma,  senza  ri- 
montare a'  tempi  troppo  lontani,  il  Cavour  nel  1856,  nel 
Congresso  di  Parigi,  aveva  in  un  memorandum  proposto 
il  vicariato  per  le  Romagne.  Queste  idee  venivano  ora 


*  Vedi  F.  Scaduto,  Stato  e  Chiesa  negli  scritti  politici  dalla  fine 
della  lotta  per  le  investiture  sino  alla  morte  di  Ludovico  U  Bavaro 
(1122-1347).  Firenze,  Le  Monnier,  1882,  p»g.  77,  e  Bpecialmeate 
nota  7. 


§  21  LE.  IDEE  PREP ARATRICI  35 

riprese  dalla  Francia,  che  proponeva  il  vicariato  del  Re 
d*  Italia  per  tutti  gli  Stati  pontifici  od  anche  di  restrin- 
gere la  sovranità  papale  alla  sola  città  Leonina.  *  Anzi, 
se  è  da  credere  alle  rivelazioni  fatte  dairisaia,  *  già  se- 
gretario del  cardinale  D'Andrea,  lo  stesso  Cavour  avrebbe 
aderito  air  idea  del  vicariato,  e  si  sarebbe  disteso  un 
progetto  di  Concordato  sulle  seguenti  basi:  (r)  che  il 
papa  consacrasse  Vittorio  Emanuele  in  re  d'Italia;  e, 
(2^)  pur  conservando  l'alta  sovranità  sul  patrimonio  di 
San  Pietro,  ne  affidasse  il  vicariato  a  Vittorio  Emanuele 
e  ai  suoi  successori:  —  (3**)  d'altra  parte  l'Italia  asse- 
gnasse 10,000  scudi  ai  cardinali  italiani,  (4**)  concedendo 
loro  il  diritto  di  sedere  in  Senato;  (5°)  assegnasse  una 
lista  civile  conveniente  e  decorosa  al  pontefice;  —  (0^*) 
questo  trattato,  infine,  avrebbe  avuto  forza  di  contratto 
e  di  legge. 

Un  tale  progetto  di  Concordato,  se  il  Cavour  vi  avesse 
realmente  aderito  e  lo  avesse  pubblicato,  avrebbe  urtato 
profondamente. contro  i  sentimenti  che  ì  Romani  e-gHta- 
liani  avevano  dei  loro  diritti.  Ma  gli  altri  progetti  di  Con- 
cordato, che  ci  restano  dello  stesso  Cavour,  sono  fondati 
sul  principio  della  cessazione  assoluta  del  potere  tem- 
porale, al  pari  di  quello  posteriore  del  Ricasoli.  '  Questa 


•  Vedi  Bianchi  C.  eit,  pag.  669. 

^  A.  IsAiAi  Negoziato  tra  U  Cardinale  Antonelli  e  U  Conte  di 
Cavour^  ece.  Torino,  Umono  tipografico-ediirice,  1862.  —  Bianchi  C. 
cit  pag.  671,  e  Bianchi  N.,  Storia  documentata  détta  diplomazia 
europea  in  Italia^  tom.  Vili,  1872,  pag.  435,  437  lasciano  in  dubbio 
r  attendibilità  di  queste  rivelazionL 

'  Avvertenze  sugli  articoli  d*  accordo  preliminare  tra  il  Regno 
d'Italia  e  la  Santa  Sede  (preeio  Bianchi  N.    Storia  documentata 


:{ò 


ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO 


[§2 


categoria  di  progetti  si  trova  pubblicata  sotto  tre  forme, 
cioè  in  quella  proposta  dal  Pantaleoni  neir  interesse  della 
Santa  Sede,  uelPaltra  proposta  dal  Cavour,  e  in  quella 
(]el  Ricasoli. 

I.  La  prima  differisce  dalla  seconda  anzi  tutto  in  que- 
sto, che  essa  si  preoccupa  delle  riforme  interiori  della 
Chiesa,^  e,  quindi,  nel  domandare  la  rinunzia  del  Go- 
verno al  diritto  di  regia  nomina  per  i  vescovati  e  per  i 
l^arroci,  propone  che  questi  vengano  eletti  dal  clero  e 
dal  popolo.  •  Il  Cavour,  invece,  era  anzi  tutto  preoccu- 


della  diplomazia  europea  in  Italia^  voL  YIII,  Torino  1872),  art.  8 
(pag.  704);  Progetto  Cavoar,  articolo  9;  Progetto  Ricasoli,  art.  K 
dice  che  ai  papa  sarà  conservata  la  prerogativa  della  sovrani ia, 
ma  essa  oramai  non  poteva  intendersi  che  nel  senso  che  poi  fu 
i^ancito  colla  Legge  delle  guarentigie.  —  Il  primo  progetto  porta  a 
fianco  le  rìsi^oste  del  Cavour.  Li  riferiremo  tutti  fra  i  Documenti 
numeri  1,  2,  3.  —  Il  Bianchi  C.  cit.,  ottobre  1870,  pag.  370  dice:  €  Il 
barone  Ricasoli  pensò  che  queste  profferte  [del  progetto  Cavour]  ri- 
maste finora  segrete,  si  potessero,  non  senza  utile,  far  di  pubblica 
i-Agione;  ma  riputò  conveniente  di  ridurle  prima  ad  una  forma  più 
sobria,  e  meno  particolareggiata.  »  Che  sarebbe  quella  del  progetto 
Ricasoli,  presentato,  come  documento,  alla  Camera  dei  Deputati,  il 
20  novembre  1861  :  ma  fra  i  due  progetti  esiste  anche  qualche 
differdnza  di  non  poco  momento,  siccome  vedretao. 

*  D.  Pantaleoni,  L'Italia  e  il  Papato  spirituale  (Nuova  Anto- 
logia, nov.  1870,  pag.  461-80),  p  472:  «  Spegnere  questa  discordia 
che  ferve  tra  il  papato  e  V  Italia,  fra  il  papato  e  la  civiltà  latina, 
salvare  T  Italia,  salvare  le  nazioni  cattoliche  dalla  rovina,  è  ri- 
metterle nella  via  del  vero  progresso,  è  compiere  tale  e  si  grande 
Oliera,  da  porre  V  Italia  e  la  generazione  nostra  al  di  sopra  di  tutte 
le  altre  nazioni,  al  disopra  di  tutte  le  generazioni  che  ci  prece- 
dettero. »  Vedi  ibid.  pag.  475  e  passim. 

^  Progetto  Pantaleoni,  art.  13.  —  Cosi  anche  nel  1870,  art.  cit., 
pag.  475  ;  diversamente  nel  1876,  Pantaleoni  D.  Libertà  e  giuris'- 


\ 


§  2]  LE  IDEE  PREPERATRIGI  37 

paio  della  quistione  polìtica;  andare  a  Roma  per  compire 
r unità  d* Italia  era  il  suo  obbiettivo;  la  riforma  della 
Chiesa  la  desiderava,  ma  non  voleva  impacciarsene:  forse 
temeva  che  cosi  la  quistione  si  sarebbe  complicata  mag- 
giormente. Quindi  egli  dapprima  rispondeva  di  accettare 
la  proposta  limitando  il  diritto  elettorale  attivo  al  solo 
clero;  poscia  nel  suo  progetto  di  Concordato  (art.  5)  parla 
in  genere  di  «  un  sistema  elettivo  nei  modi  da  combi- 
narsi. »  *  Il  Ricasoli,  come  il  medico  Pantaleoni,  il  ge- 
suita Passaglia  e  una  parte  dei  cattolici  liberali,  era 
propenso  ad  una  riforma  della  Chiesa;  *  ma  nel  suo  Capi- 


diiione  nel  regime  della  Chiesa  e  dell*  ordinamento  della  sua 
proprietà  (Nuova  Antologia,  gennaio  1876,  pag.  41-116),  pag.  56: 
Oggi  riconoeco  preferibile  la  rinunzia  incondizionata  alla  regia  no- 
mina, specialmente  perchè  il  papa  si  sarebbe  opposto  air  elezione 
popolare,  e  poi  perchè  gritaliani  sarebbero  rimasti  indifferenti  in- 
nanzi a  tale  riforma.  —  La  quale  sembra  perciò  che  sia  stata  proposta 
dal  Pantaleoni  di  capo  suo,  e  non  di  accordo  colla  Santa  Sede,  molto 
più  che,  come  vedremo,  non  era  accettata  interamente  dal  Cavour. 

*  Senato,  29  aprile  1871,  pag.  541,  col.  2\  Violiani:  «Orbene, 
chi  è  cosi  semplice  nelle  cose  diplomatiche,  il  quale  non  sappia 
che  in  una  proposta  da  presentarsi  come  base  di  un  negoziato,  si 
inseriscono  alcune  cose,  le  quali  poi  sono  destinate  a  scomparire 
nel  corso  delle  trattative  ?  —  Io  credo  che  di  questa  natura  appunto 
fosse  ridea  espressa  in  quel  Capitolato  circa  reiezione  de!  Vescovi 
con  sistema  elettivo,  a  cui  il  Conte  di  Cavour  aggiunse  la  riserva 
del  veto  in  casi  gravi.  »  —  Ibid.,  30  apr.,  pag.  553,  col.  2',  Music 
nega  che  il  Cavour  €  con  quelle  parole  non  facesse  che  destreg* 
giare  da  abile  negoziatore.  »  —  Non  si  è  osservato  che  la  proposta 
deli*  elezione  popolare  partiva  dal  Pantaleoni,  che  il  Cavour  non 
faceva  altro  che  restringerla. 

*  Vedi  le  sue  dichiarazioni,  sopra  (pag.  31,  n.  2)  riferite,  del 
r  luglio  1861,  e  pag.  22,  n.  2. 


38  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [  §  2 

tolato  (art.  8),  diversamente  che  in  quello  del  Cavour, 
si  parla  solo  di  rinunzia  senza  accennare  ad  un*  elezione 
democratica. 

Il  Pantaleoni,  pur  préfessando  il  principio  della  sepa- 
razione della  Chiesa  dallo  Stato,  lo  intendeva  meno  lar- 
gamente del  Cavour  e  del  Ricasoli:  egli  avrebbe  voluto 
conservare  alla  Chiesa  una  certa  influenza  morale  e  in 
parte  forse  anche  giuridica  dentro  la  sfera  dello  Stato, 
specialmente  allo  scopo  di  conseguire  una  riforma  inte- 
riore della  Chiesa:  quindi  proponeva  (art  17)  che  si  ac- 
cordasse al  vescovo  un  diritto  di  censura  sull'  iusegna- 
mento  universitario,  e  che  si  lasciasse  libertà  al  clero 
di  fondare  altre  scuole  per  materie  ecclesiastiche,  oltre 
le  governative  (allora  esistevano  in  Italia  le  Facoltà 
Teologiche  universitarie  ufficiali),  senza  ingerenza  dello 
Stato,  salvo  il  rispetto  all'ordine  pubblico:  il  Cavour 
acconsentiva  quanto  alla  libertà  dell*  insegnamento  reli- 
gioso; ma  ricusava  al  vescovo  qualunque  ingerenza  sul- 
r  insegnamento  dello  Stato,  non  escluso  il  teologico. 

IL  Riguardo  al  riconoscere  una  sovranità  nel  papa, 
—  non  però  nel  senso  vassallizio,  di  vicariato,  sibbene 
in  quello  poi  sancito  dalla  Legge  delle  guarentigie  — , 
ed  all'assegnargli  una  dotazione,  erano  d'accordo  tanto 
il  Pantaleoni  '  quanto  il  Cavour  '  e  il  Ricasoli.  '  Ri- 
spetto al  Pantaleoni  ignoriamo  i  termini  precisi  della 
sua  proposta;*  quelle  del  Cavour  e  del  Ricasoli  ave- 


^  Avvertenze  cit.,  art  1-2,  pag.  700. 

*  Art.  1,  2. 

'  Art  l,  9;  cfr.  art.  10,  11. 

*  Le  Avvertenze  sopra  citate  sono  scritte  dal  Cavour;  che  il  Pan- 
taleoni, intermediario,  le  accettasse,  non  è  a  dabitarne. 


§  21  LE  IDEE  PREPARATRICI  39 

vano  differenze  essenziali:  il  secondo  invitava  le  Po- 
tenze a  contribuire  alla  dotazione  e  a  ratificare  il  Con- 
cordato colla  Santa  Sede;  mentre  nulla  di  tutto  ciò  si 
trova  nel  Cavour:  vedremo  appresso  queste  quistioni 
discusse  molto  vivamente  a  proposito  della  Legge  delle 
guarentigie;  qui  notiamo  soltanto,  che  il  Ricasoli,  in 
condizioni  politiche  meno  incerte  di  quelle  in  cui  si  tro- 
vava lo  Stato  italiano  ai  tempi  del  Cavour,  era  disposto 
ad  una  concessione  molto  maggiore  :  lo  statista  piemon- 
tese aveva  voluto  fare  una  legge  puramente  interna; 
aveva  voluto  circondarla  di  guarentigie  speciali,  ma  non 
mai  assegnandole  carattere  internazionale,  sibbene  fa- 
cendole fare  parte  dello  Statuto.  * 


*  Cavour,  art.  9.  —  Deputati,  25  mano  1861,  pag.  137,  col.  1.  Di 
Cavpur:  €  I  priocipii  di  libertà  da  me  accennati  debbono,  o  signori, 
essere  inscritti  in  modo  formale  nel  nostro  Statuto,  debbono  far 
parte  integrante  del  patto  fondamentale  del  naovo  regno  d' Italia.  — 
Ma  non  è  questa,  a  mio  avviso,  la  sola  garanzia  che  la  Chiesa  può 
ottenere;  la  maggior  garanzia  sta  neli*indjle,  nella  condizione  stessa 
del  popolo  italiano.  Il  popolo  italiano  ò  eminentemente  cattolico, 
il  popolo  italiano  non  ha  mai  voluto  distruggere  la  Chiesa,  ma  volle 
solo  che  fosse  riformato  il  potere  temporale.  »  —  11  concetto  del  Ca- 
vour fu  riprodotto  dal  Pantaleont  nel  1870«  L* Italia  e  il  Papato 
apirittuile^  cit,  pag.  472:  €  Queste  ed  altrettali  disposizioni  (guaren- 
tìgie) potranno  mettersi  come  leggi  fondamentali  del  Regno  a  for- 
mar parte  dello  Statuto,  costituente  il  diritto  del  regno  italico.  »  — 
Mi  fa  meraviglia  di  trovare  la  seguente  proposta  in  bocca  del  Pa- 
delletti  e  nel  1878,  La- politica  ecclesiastica  in  Italia^  cit,  pag.  654: 
«  Il  fatto  è  che,  per  quanti  sferzi  possa  fare  il  Governo  italiano  a 
fine  di  ridurre  la  questione  dell*  abolizione  del  potere  temporale 
della  Santa  Sede  a  questione  puramente  interna,  il  suo  carattere 
internazionale  risorgerà  sempre,  e  che  il  solo  modo  di  risolverla 
consiste  in  un  accordo  di  tutte  le  potenze.  » 


1 


4i\  ATTI  IX  GUI  SI   CONCRETARONO  [  §  2 

HI.  I  tre  progetti  sono  pure  concordi  nel  concedere 
prerogative  e  assegni  ai  cardinali;  *  le  differenze  sono 
secondarie.  È  notevole  nel  Capitolato  Cavour  il  concetto 
del r  irresponsabilità  dei  cardinali,  che  poi  vedremo  al- 
largato e  meglio  precisato  dalla  Legge  delle  guaren- 
tigie. 

IV.  La  teoria  della  libera  Chiesa  in  libero  Slato  si 
(rova  proclamata  in  tutti  e  tre  i  progetti;  ma  non  sempre 
ò  intesa  allo  stesso  modo.  Il  Pantaleoni  comincia  (art.  1) 
ilal  porre  il  principio,  che  il  Cavour  approva  senz'altro: 
poscia  ne  tira  le  conseguenze  dell' abolizione  di  «  tutte 
le  disposizioni  Oiuseppine»  Leopoldine,  ecc.,  più  o  meno 
contrarie  alla  libertà  ecclesiastica  »  (art.  2),  e  che  (art.  3) 
<  verrà  quindi  abolito  quanto  di  restrittivo  per  l'azione 
della  Chiesa  è  stanziato  nei  Concordati;  >  e  che  (art.  4) 
■<  cesseranno  quindi  anche  tutti  i  privilegi  di  uso  e 
di  abuso  già  spettanti  al  regno  delle  Due  Sicilie.  »  li 
Cavour  risponde  che  in  massima  generale  approva  tutto 
ciò  come  conseguenza  del  principio  della  libera  Chiesa 
ili  libero  Stato;  ma,  temendo  che  insieme  agli  abusi 
non  si  voglia  abolire  anche  qualche  diritto  essenziale 
dello  Stato,  domanda  che  si  specifichino  le  istituzioni  a 
cui  si  allude.  Altre  proposte,  che  sono  pure  una  conse- 
guenza del  principio  libera  Chiesa  in  libero  Stato,  e  che 
perciò  vengono  approvate  dal  Cavour,  riflettono  Taboli- 
zione  del  placet  (art.  6),  la  rinunzia  alla  regia  nomina 
dei  vescovi  (art.  12),  la  libera  comunicazione  del  papa 


^  Avvertenze  cit.,  art.  1-2,  pag.  700;  Cavour,  art.  1«  2;  Rica- 
soli,  art.  1,  parla  soltanto  di  onorificenze,  non  anche  di  assegni. 


§  2]  LE  IDEE  PREP ARATRICI  41 

col  chiericato  (art.  8),  la  libertà  di  convocare  ogni  forma 
di  sinodo  (art.  9),  la  libertà  della  predicazione  (art.  15), 
la  sostituzione  delle  norme  repressive  a  quelle  preven- 
tive intorno  alla  stampa  in  materia  ecclesiastica  (art.  16), 
la  libertà  di  associazione  (art.  18).  Altre  proposte,  pur 
esse  conseguenza  del  principio  cavouriano,  riguardano 
Tautorità  legislativa  e  giudiziaria  del  papa  (art.  5,  7)  e 
dei  vescovi  (art.  14);  lo  statista  piemontese  acconsente 
anche  a  queste,  ma  colla  limitazione,  che  non  intende  ri- 
conoscere forza  coattiva  in  alcun  atto  dell'autorità  eccle- 
siastica. —  Nel  suo  Capitolato  definitivo  (art.  3-5)  egli 
non  muta  le  idee  espresse,  intomo  alla  libertà  della 
Chiesa,  nelle  risposte  al  Pantaleoni,  tranne  che  in  parte, 
rispetto  alla  nomina  ed  elezione  pei  benefici  (art.  5).  Egli 
ora  parla  soltanto  di  «  nomina,  »  quindi  non  rinunzia  an- 
the  al  regio  patronato,  *  come  forse  si  voleva  fare  nel 
progetto  Pantaleoni:*  inoltre,  come  già  vedemmo,  parla 
di  elezione  popolare  fatta  in  modi  da  determinarsi,  si 
riserva  il  diritto  di  voto,  e  stabilisce  che  per  la  prima 
volta  le  nomine  alle  sedi  vacanti  saranno  fatte  di  con- 
certo tra  il  papa  ed  il  re:  la  rinunzia,  poi,  dai  benefizi 
maggiori  viene  estesa  ai  minori.  —  Il  Ricasoli  (art.  2-8) 
segue  in  fondo  le  idee  del  suo  predecessore;  la  diffe- 
renza sostanziale  consiste  in  questo,  che  egli  rinunzia 
anche  al  regio  patronato  (art.  7)  esplicitamente,  e,  quanto 


*  Lo  dice  esplicemente  ifelle  €  Avvertenze,  »  art  5,  pag.  703  del 
Bianchi  N.  cit. 

'  Dico  forae  :  vedremo  appresso  come  la  Commissione  abbia  osato 
e  la  Camera  dei  Depatati  abbia  nel  1871  approvato,  T  espressione 
di  «  nomina  presentazione,  o  proposta,  »  senza  intendere  rinunziare 
al  regio  patronato. 


42  ATTI   IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [§  2 

alla  r^ia  nomina,  la  conserva  pei  benefizi  minori  (art.  8); 
del  veto  e  di  un  concerto  tra  il  re  ed  il  papa  per  le  prime 
nomine,  non  ne  parla. 

y.  Al  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica  il 
progetto  Ricasoli  non  vi  accenna.  Il  Pantaleoni  e  il  Ca- 
vour presuppongono  entrambi  T  intenzione  del  Governo 
italiano  di  sopprimere  le  corporazioni  religiose  ed  alcuni 
enti  ecclesiastici  e  liquidare  la  proprietà  ecclesiastica^ 
riforme  iniziate  colla  pi'oposta  Corleo  (1861)  relativa  alla 
Sicilia  e  compiute  nel  1866  e  1867;  quindi  il  Pantaleoni 
propone  (art.  18)  e  il  Cavour  approva,  che  il  Governo 
possa  esercitare  il  diritto  di  togliere  la  personalità  giu- 
ridica alle  corporazioni  religiose,  ma  non  di  scioglierle 
come  associazioni  ;  *  ed  entrambi  '  provvedono  ad  un  as- 
segno sufficiente  pel  clero  che  abbia  cura  d'anime;  as- 
segno che  potrà  essere  anche  in  beni  immobili  secondo- 
Io  statista  piemontese,  '  e  che,  una  volta  stabilito,  di- 
penderà unicamente  dal  clero.  *  Cosi  si  esclude  ogni  in- 
gerenza non  solo  dello  Stato,  ma  anche  dei  fedeli,  nel- 
Tamministrazione  dei  beni  ecclesiastici;  il  che  si  capisce 
pel  Cavour,  ma  non  pel  Pantaleoni  che  voleva  promuo- 
vere la  riforma  della  Chiesa:'  la  differenza  principale  tra 


*  Cfr.  progetto  Cavour,  art.  6  rispettò  alle  pensioni. 

»  Pantalboni,  art  10;  Cavour,  art  6, 

^  Progetto  Cavour,  art  0^ 

^  Pantalbonc,  art.  1 1  ;  Cavour,  art.  6. 

'  Pantalboni,  Libertà  t  giurisdizione  ecc.  cit.  (1876),  pag.  77: 
Il  placei,  rezequattir,  la  regia  nomina,  Tappello  ab  abusu,  sono  armi 
oggi  inalili;  reaaeniiale  mezzo  di  difasa  per  lo  Stato  moderno  e 
della  civiltà  è  la  logica  distribuzione  ed  ordinamento  della  pro- 
prietà eccleaiastica. 


§  2|  LE  IDEE  PREPARATRICI  43 

Tuno  e  l'altro  consiste  in  ciò  che  il  Cavour  intendeva 
anche  ridurre  il  numero  delle  diocesi  (art.  6),  ad  80. 

Questi  progetti  del  Pantaleoni,  del  Cavour  e  del  Rica- 
soli  erano  fondati  sul  supposto,  che  il  papa  si  rassegnasse 
a  rinunziare  al  potere  temporale.  Ma  gli  sforzi  per  una 
conciliazione  riuscirono  infruttuosi:  sembrò  per  un  mo- 
mento che  la  Santa  Sede  avesse  voluto  accettare  il  ca- 
pitolato Cavour;  *  ma  la  speranza  ebbe  tosto  a  svanire. 
Il  Ricasoli  invitò  la  Francia  a  presentare  come  inter- 
mediaria il  suo  capitolato  al  papa:»  ma  Napoleone,  sia 
perchè  lo  credesse  poco  disposto  ad  accettare,  sia  perchè 
la  forza  del  partito  clericale  francese  non  glielo  permet- 
tesse, declinò  l'invito.  Intanto  la  Francia  sin  dal  1840 
manteneva  in  Roma  una  guarnigione  in  sostegno  del  po- 
tere temporale;  ciò  non  era  compatibile  colle  idee  stesse 
di  una  parte  di-  quel  popolo,  del  partito  liberale;  quindi 
Napoleone  cercava,  già  sin  dai  tempi  del  Cavour,  »  un 


1  Dispaccio  del  Teceio  al  Cavour,  Roma,  11  febb.  1861,  praeio 
Bianchi  N.  cit,  toL  Vili,  psg.  698. 

*  Deputati^  20  nov.  1861,  pag.  1255-1256.  Documenti  intorno 
alla  questione  romana^  e  proposta  fatta  dal  Governo  del  Re  al 
Santo  Padre^  presentati  alla  Camera  dal  Presidente  del  Consiglio 
dei  ministri  nella  seduta  d'oggi;  pag.  1256,  col.  2-3,  dispaccio  al 
cav.  Nigra,  10  sett.  1861. 

'  Si  erano  fatte  delle  trattative  e  disteso  un  progetto;  il  testo 
del  quale,  per  quanto  sappiamo,  ò  inedito;  le  differenze  (di  non  molta 
importanza)  tra  questo  progetto  e  la  Convenzione  del  15  settem- 
bre 1864  si  trovano  rilevate  dal  Nigra,  ambasciatore  del  Re  a  Pa- 
rigi, nella  sua  nota  dei  15  settembre  1864  al  Visconti -Venosta 
ministro  degli  affari  esteri  (vedila  in  Deputati  24  ottóbre  1864, 
pag.  3674-76). 


44  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [  §  2 

modo  di  ritirare  le  sue  truppe  da  Roma  senza  sconten- 
tare ì  clericali.  Un  ritiro  puro  e  semplice,  accompagnato 
dalla  proclamazione  del  principio  del  non  intervento, 
sarebbe  equivalso  a  lasciare  occupare  l'indomani  il  ter- 
ritorio pontificio  dal  Governo  italiano;  i  clericali  avreb- 
bero gridato  la  croce  addosso  air  imperatore.  Si  convenne, 
adunque  (15  settembre  1864),  tra  la  Francia  e  l'Italia, 
che  il  papa  sarebbe  stato  libero  di  arruolare  soldati  non 
solo  tra  i  suoi  sudditi,  sibbene  anche  airestero,  '  e  che 
inoltre  V  Italia  s*  impegnasse  a  non  attaccare  il  territorio 
pontificio  (art.  1).  Né  ciò  bastava:  accanto  alla  Destra 
monarchica  e  temporeggiatrice,  esisteva  fra  noi  il  par- 
tito di  Sinistra,  in  parte  repubblicano,  il  quale  volendo 
affrettare  T annessione  di  Roma,  aveva  già  tentato  di  oc- 
cuparla formando  un  esercito  di  volontari,  che  ad  Aspro- 
monte si  era  dovuto  arrestare  innanzi  alle  nostre  truppe 
(29  agosto  1862):  l'Italia,  dunque,  dovette  anche  impe- 
gnarsi a  difendere  il  territorio  pontificio  dagli  attacchi 
esteriori  (art.  1).  Oltre  airobbligo  di  assumersi  una  parte 
del  debito  pubblico  pontificio  proporzionale  alla  parte  già 
annessa  dello  Stato  ex-pontificio  (art.  4),  si  aggiungeva 
(Protocollo)  che  la  Convenzione  non  avrebbe  cominciato 
ad  avere  effetto,  se  non  dopo  che  il  Re  d'Italia  avesse 
trasferito  la  capitale  in  una  città  che  egli  avrebbe  ap- 
presso determinato,  (cioè  a  Firenze).  Il  Cavour  aveva 
proclamato,  che  occorresse  persuadere  le  Potenze,  che 
il  nostro  Regno  senza  Roma  capitale  non  avrebbe  potuto 
sopire  le  gare  delle  varie  grandi  città:  il  Protocollo  del 


*  CoMfenzione  io  settembre  i864^  art.  3.  Riferiremo  appresso  il 
testo  completo,  fra  i  Documenti,  numero  5. 


§  2]  LE  IDEE  PREP ARATRICI  45 

15  settembre  tendeva  a  far  credere,  che  noi,  trasferendo 
la  capitale  nel  centro  della  nazione,  a  Firenze,  volessimo 
rinunziare  a  Roma. 

Ma  il  Governo  italiano  protestò  contro  siffatta  inter- 
pretazione espressa  da  quello  francese.  *  Fra  noi  si  era 
concepito  lo  sgombro  di  Roma  da  parte  dei  Francesi  e 
r  impegno  nostro  a  tutelare  lo  Stato  pontificio  da  ogni 
violenza"  estema,  nel  senso,  che  quando  i  Romani  riu- 
scissero da  sé  stessi  a  scalzare  il  Governo  del  papa  e 
facessero  un  plebiscito  di  annessione,  la  (Convenzione  non 
avrebbe  avuto  più  luogo  di  esistere,  il  Governo  italiano 
sarebbe  stato  libero  di  accettare  il  plebiscito  fatto  dai 
Romani  indipendentemente  da  coazione  od  aiuti  esterni: 
insomma  V  Italia  si  obbligava  a  guarentire  lo  Stato  pon- 
tificio dagli  attacchi  esterni,  ma  non  anche  a  mantenerlo 
contro  la  volontà  dei  Romani,  quando  questi  con  plebi- 
scito dichiarassero  di  non  volere  il  Governo  pontificio.  * 


*  Vedi  nella  Gazzetta  Ufficiale  del  7  novembre  1864  la  nota  di- 
chiarativa della  Convenzione  di  eettembre,  contro  V  interpretazione 
pubblicata  nel  Moniteur. 

*  Deputati,  18  novembre  1864,  pag.  3842,  col.  2-3,  Lanza,  mi* 
nistro  deir  Interno  :  «  Sorgo  ad  appoggiare  la  proposta  del  depu* 
tato  Mancini,  la  qaaie  mi  pare  sia  giusta,  perchè  tende  a  l'aggiun- 
gere indirettamente  lo  scopo  che  si  propongono  i  sottoscrittori  degli 
ordini  del  giorno,  indicati  daironorevole  Mancini.  —  Questi  ordini  del 
giorno  infatti,  con  frasi  più  o  meno  diverse,  mirano  tutti  a  respin- 
gere un'interpretazione,  la  quale  tendesse  a  far  credere  che  colla 
Convenzione  il  Governo  possa  in  qualsiasi  modo  rinunziare  alle 
aspirazioni  nazionali,  e  ritrattare  qualsivoglia  deliberazione  che  il 
Parlamento  abbia  preso  negli  anni  precedenti.  --  Or  bene,  dichiaro 
a  nome  del  Ministero,  che  nella   Convenzione  non   vi   è  neppure 


40  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [§  2 

Allorché  nel  1867  i  volontari  italiani  penetrarono  nel 
lerritorio  pontificio,  il  nostro  Governo  vi  occcpò  alcuni 
punii,  dichiarando  ciò  necessario  per  la  tranquillità  del 
t lerritorio  pontificio,  •  e  ricusando  del  resto  di  accettare  i 
l>lebisciti  di  alcune  città.  '  Ma  non  ostante  che  esso  at- 
tribuisse così  ai  movimenti  dello  Stato  pontificio  il  carat- 
tere più  tosto  di  attacchi  o  provocazioni  esteme  che  di 
lìbere  manifestazioni  in  tutto  il  paese,  e  si  negasse  in  tal 
guisa  il  diritto  di  dichiarare  risoluta  la  Convenzione;  tut- 
tavia il  Governo  francese  credette  necessario  d'inter- 
veriire,  e,  respinti  i  Garibaldini  a  Mentana  (4  nov.  1867), 
lasciare  una  guarnigione^.  L'Italia  non  dichiarò  violata 
la  Convenzione  da  parte  della  Francia;  questa  era  allora 
troppo  potente  perchè  noi  potessimo  arrischiarci  ad  una 
guerra  colla  medesima:  la  stessa  Sinistra  non  si  dissi- 
iDulava  la  posizione  delle  cose,  e  non  osava  protestare 
se  non  indirettamente,  negando  (ma  invano)  il  suo  voto 
pel  pagamento  della  rata  del  debito  pubblico  pontificio, 


una  parola,  la  qaale  possa  far  concepire  questo  pensiero;  e  che  non 
è  mBÌ  stato  neir  intendimento,  né  dei  plenipotenziari,  né  del  Governo 
iultano,  né  del  Ministero  che  ci  precedette,  né  del  Ministero  at- 
tuale che  sostiene  la  Convenzione,  di  rinunziare  ad  alcuna  delle 
HQstre  aspirazioni,  di  ritrattare  alcuna  delle  deliberazioni  prese  dal 
Parlamento  negli  anni  antecedenti.  »  Vedi  le  discussioni  della  Ca- 
Tuera  del  Deputati,  giomi  7-12,  14*19  novembre  1864  (sol  trasporto 
adla  capitale)  e  giorni  16,  18-20  agosto  1870. 

*  Deputaiiy  9  die.  1867,  Documénti  diplomatici  presentati  dal 
presidente  del  Comifflio^  ministro  degli  affari  esteri  (Msnabrea), 
png.  1906  e  seg.;  Questione  Romana^  peg.  1917-S6,  Doc.  37  (tele- 
dramma Menabrea  27  ott.  1867). 

^  Ibid,  Docum.  41,  cfr.  Doc.  52. 


i^ 


§  2]  LE  IDEE  PREP ARATRICI  47 

che  lo  Stato  italiano  si  'era  addossata  colla  Convenzione 
di  settembre.  ' 

La  guerra  franco^prussiana  offrì  l'occasione  inaspet- 
tata per  risolvere  la  quistione  romana.  La  Francia,  non 
credendo  opportuno  di  lasciare  un  corpo  isolato  in  Roma, 
lo  ritirò,  dichiarando  che  essa  rientrava  cosi  nei  puri 
termini  della  Convenzione  di  settembre,  e  che  confidava 
che  il  Governo  italiano  la  avrebbe  anch*esso  dalla  sua 
parte  osservata  fedelmente.  *  Questo  prendeva  atto  della 


*  Deputati,  21  die.  1867.  li  fatto  della  protesta  venne  messo  in 
rilievo  dal  deputato  Grispi  nella  discaaaione  delFag.  1870,  giorno  19, 
pag.  2988,  col.  2-3. 

«  Deputati,  19  ag.  1870,  pag.  2977,  col.  1*.  Dispaccio  del  mini- 
atro  degli  affari  esteri  di  Francia  al  barone  Malaret  ministro  del- 
l'Imperatore  presso  il  Re  d'Italia,  2  ag.  1870:  «  Signor  barone, 
qnando  gli  avvenimenti  del  1867  hanno  ricondotto  negli  Stati  romani 
le  truppe  francesi,  che  ne  erano  state  ritirate  V  anno  precedente,  il 
(Governo  delP  Imperatore  ha  fatto  conoscere  che  il  sao  scopo  non 
era  da  sottrarsi  alla  Convenzione  del  15  settembre  1864.  Il  Governo 
di  Firenze  dal  sao  canto  no»  ha  mai  contestato  il  valore  degVimpegni 
che  VobbUgano  verso  di  noi.  Le  dichiaraaiani  che  esso  ci  ha  &tte, 
il  linguagijio  elevato  che  recentemente  ha  risaonato  nel  seno  del 
Parlamento  italiano,  ne  danno  a  noi  la  gcarentigia.  Noi  dunque 
abbiamo  richiamato  le  truppe  che  avevamo  mantenute  fin  qui  a 
Civitaveechia.  Le  due  potenze  si  trovano  cosi  ricollocate  sul  terreno 
della  Convenzione  di  settembre^  in  virtù  della  quale  Tltalia  si  è  im- 
pegnata a  non  attaccare,  ed  a  difendere,  al  bisogno,  contro  qualunque 
aggressione  il  territorio  pontificio.  —  Rimettendo  in  pieno  vigore  le 
differenti  clausole  di  questo  atto,  i  due  Gabinetti  vi  danno  una 
consacrazione  novella^  che  ne  completa  V  autorità;  e  rientrati  al 
presente  nei  termini  delle  obbligazioni,  che  esso  impone  alla  Francia, 
noi  ci  riposiamo  con  un'  intera  confidenza  sopra  la  vigilante  fer- 


I 


48  ATTI  IN  CUI  SI  a)NCRETARONO  [  §  2 

dichiarazione  del  Governo  imperiale,  e,  corrispóndendo 
alla  fiducia  del  medesimo,  prometteva  la  fedele  osser- 
vanza della  Convenzione.  •  Esso  non  credeva  ancora  di 
prateria  dichiarare  già  violata  dall'Imperatore  coU'occu- 
pazione  ricominciata  nel  1867;  la  Francia  non  era  ancora 
interamente  caduta  nella  guerra.  *  La  Sinistra  accusava 
a:i;pra mente  la  Destra  di  debolezza;  protestava  che  il 
Mi  insterò  avrebbe  dovuto  dichiarare  denunciata  la  Con- 
venzione, che  anzi  avrebbe  dovuto  andare  a  Roma  addi- 


iKiez7Jà  colla  quale  V  Italia  eseguirà  tutte  le  disposizioni  che  la  con- 
cprooDO.  ••—  Voi  siete  invitato  a  leggere  questo  difpaccio  al  aignor 
VÌF^eonti-Veoosta,  ed  a  rilatciargliene  una  copia,  se  a  toì  ne  esprime 
il  Hes;depio.  » 

^  Ibìd.,  dispaccio  del  ministro  degli  esteri  Visconti- Venosta  al 
I^ìgia  ministro  del  Re  in  Parigi,  4  ag.  1870:  «  Signor  Ministro! 
Il  signor  inviato  straordinario  e  ministro  plenipotenziario  dell*  Im- 
peratore è  venuto  a  darmi  comunicazione  di  un  dispaccio  con  cui 
il  b;uo  Governo  ci  fa  notificare  che  egli  ritoma  ali* esecuzione  della 
Convenzione  15  settembre  1864,  richiamando  le  sue  truppe  dal  ter- 
ritorio romano.  —  Il  Governo  del  Re  prende  atto  di  questa  deter- 
minazioni del  Governo  imperiale.  Voi  conoscete,  signor  ministro,  le 
dichiarazioni  che  io  ho  fatte  al  Parlamento  nel  trentun  luglio  ul- 
timo, lo  vi  prevengo  di  tenere  lo  stesso  linguaggio  al  ministro  degli 
affari  esteri  dell*  Imperatore.  Il  Governo  del  Re,  in  ciò  che  lo  con- 
cerne^ si  conformerà  esattamente  alle  obbligazioni  che  risultano 
per  Esso  dalle  stipulazioni  del  1864,  Ho  appena  bisogno  di  ag- 
giungere che  noi  facciamo  assegnamento  sopra  una  giusta  recipro- 
ci tu  dalla  parte  del  Governo  dell*  Imperatore.  —  Vogliate  dar  lettura 
di  questo  dispaccio  al  ministro  degli  affari  esteri  delFImperatore 
e  lanciargliene  copia  se  Io  desidera.  » 

*  19  luglio  1870  dichiarazione  di  guerra  alla  Prussia;  3  agosto 
i  Francesi  sono  vinti  a  Saarbrùck;  4  agosto  il  generale  francese 
Àbei  Oouay  viene  sbaragliato  ed  ucciso  a  Wissembourg. 


§2]*  LE  IDEE  PREPARATRICI  49 

rittura,  che  non  ci  sarebbe  stato  bisogno  di  denunciazione, 
giacché  la  Convenzione  si  dovesse  da  per  sé  stessa  in- 
tendere denunciata  sin  da  quando  i  Francesi  avevano 
cominciato  a  violarla  nel  1867;  *  anzi  la  Convenzione 
fosse  virtualmente  nulla  sin  dall'origine,  si  aggiungeva, 
perchè  ciascuno  dei  contraenti  aveva  inteso  di  conclu- 
dere cosa  diversa.  « 

Veramente  la  Sinistra  aveva  torto  neir  accusare  la 
Destra  di  non  aver  denunciato  la  Convenzione  sin  dal  1867; 
essa  stessa,  come  dicemmo,  vedendo  la  difficoltà  della  po- 
sizione, non  aveva  saputo  allora  protestare  se  non  in  un 
modo  abbastanza  indiretto.  Se  il  Ministero  avesse  poi 
dovuto  denunziarla  immediatamente  quando  nel  1870  la 
Francia  ritirava  le  sue  truppe  da  Civitavecchia,  questa  è 
una  questione  politica  in  cui  non  intendiamo  entrare.  Il 
Ministero  rispondeva  che  la  denuncia  avrebbe  complicato 
la  questione,  eccitando  il  Governo  francese  a  non  riti- 
rare le  sue  truppe.  '  La  Sinistra  riprendeva  che  il  Go- 
verno francese  le  avrebbe  sempre  ritirate,  giacché,  nello 
stadio  in  cui  si  trovava  la  guerra  colla  Prussia,  non 
avrebbe  potuto  lasciare  un  corpo  isolato  in  Italia.  *  Voi, 
proseguiva  la  Sinistra,  non  sapete  calcolare  bene  gli 
eventi;  voi  colla  vostra  ostinazione,  reprimendo  i  sen- 
timenti dell'unità  nazionale,  provocate  il  paese  ad  una 


*  Deputati^  31  luglio  1870,  pag.  2920,  col.    1,   La  Porta  ;   ibid. 
SI  I  aglio  pag.  2921,  col.  2,  Minervini. 

«  Ibid.,  19  8g.,  pag.  2986,  col.  1,  Mancini. 

*  Deputati,  31  luglio  1870,  pag.  2921,  col   1,  Lanza   presidente 
del  CoDfiiglio. 

*  Deputati,  19  ag.  1870,  pag.  2S78,  col.  1*,  Mancini. 

F.  Scaduto  —  Guarenti ff te  Pontijteié"  4 


50 


ATTI   IN  CUI  SI  CONCRETARONO 


[§2 


rivoluzione;  noi  ve  ne  lasciamo  responsabili.  E  noi  ne 
accettiamo  tutta  la  responsabilità,  rispondeva  con  fer- 
mezza il  Presidente  del  Consiglio;  se  nascerà  una  rivo- 
luzione, sapremo  reprimerla.  *  Ma  accanto  a  questa  ri- 
sposta ^  ad  hominem,»  il  Ministero  ne  dava  un'altra 
più  serena,  impersonale.  Non  credete,  esso  diceva,  che 
noi  intendiamo,  che  la  Convenzione  di  settembre  debba 
durare  eternamente,  quando  essa  impedirà  il  compimento 
dei  voti  nazionali,  noi  la  riterremo  come  risolta,  •  Con 
questa  ed  altre  espressioni  faceva  intendere  abbastanza 
chiara  mente,  che,  se  per  ora  non  recedeva  dalla  Con- 
venzione, non  lo  faceva  perchè  volesse  osservarla  cieca- 
mente, ma  perchè  non  credeva  ancora  maturo  il  momento 
politico  per  iscioglierla,  che,  quando  questo  fosse  arri- 
vato, il  Governo  non  avrebbe  avuto  scrupoli  di  coscienza 
ad  approflttarne. 

Ma  il  Ministero  insisteva  sul  punto,  che  la   quistione 
avrebbe  dovuto  risolversi  in  modo  non  rivoluzionario, 


*  Vedi  topra  pag.  27. 

*  Bepiétati,  20  ag.  1870,  pag.  3005,  col.  2%  Lanza  Presidente  del 
Consiglio:  €  Dunque  io  sono  ben  lontano  dal  credere  che  questo  trat- 
t-ito  [la  Convenzione  di  settembre]  debba  essere  perpetuo.  Se  mai 
questo  ^i  opponesse  allo  scioglimento  della  qaestione  [romana],  è 
evideatu  che  il  Governo,  quando  fosse  di  ciò  penetrato,  dovrebbe 
cali-^re  in  trattative  per  vedere  di  poter  convenire  su  quelle  riso- 
Luciani  le  quali  possano  per  avventura  condurre  allo  scioglimento 
di  una  questione  che  oramai  interessa  tutta  TEuropa....  Il  Ministero 
e  penetrato  quanto  possano  esserlo  i  rappresentanti  della  nazione, 
della  necessità  di  spingere  avanti  questa  questione  e  di  approfittarsi 
di  tLitte  le  opportunità  e  di  tutte  le  contingenze  politiche  per  poter 
arrivare  al  suo  scioglimento  (Oh!).i^ 


§  2]  LE  IDEE  PREPARATRICI  51 

sibbene  diplomatico.  *  La  Sinistra  gli  faceva  osservare, 
che  i  Congressi  di  solito  cominciano  dal  sancire  lo  statu 
quo,  che  non  c'era  da  sperare  che  un  congresso  si  pren- 
desse la  briga  di  abbattere  il  Governo  pontificio  per  so- 
stituirvi l'italiano,  che,  se  questo  tendeva  a  ciò,  bisognava 
cominciasse  esso  medesimo  dallo  scalzare  il  Governo  pon- 
tificio. Però  non  pare  che  il  Ministero  intendesse  così  alla 
lettera  la  soluzione  diplomatica,  sibbene  più  tosto  nel 
senso,  che  bisognasse  prima  tastare  l'opinione  delle  Po- 
tenze, e  che  a  Roma  ci  dovesse  all'occorrenza  entrare  un 
esercito  regolare,  non  i  volontari  come  nel  1867  e  nel  1862. 
Sopra  tutto  il  Ministero  voleva  attendere  un  momento  più 
propizio.  —  Esso  intanto  domandava  ed  otteneva  un  credito 
di  18  milioni,  «  e  poi  un  nuovo  di  40,  '  per  armamenti 
sia  allo  scopo  della  sicurezza  interna,  per  impedire  cioè 
che  quelli  del  partito  avanzato  entrassero  a  Roma  e  per 
impedire  movimenti  repubblicani,  sia  per  le  eventualità 
di  una  guerra.^  Allora  si  scioglie  la  sessione  della  Ca- 
mera (25  agosto  1870). 


*  Ibid  ,  idem,  (continuando)  :  «  Ma  con  questo  esso  non  può  pren- 
dere nessun  impegno  né  riguardo  al  tempo,  ne  riguardo  ai  mezzi. 
Su  ciò  intende  di  riservarsi  una  piena  libertà  d' azione,  e  ripete  che 
questi  mezzi  saranno  unicamente  limitati  dal  rispetto  dovuto  ai 
trattati  ed  alfa  fede  pubblica.  Su  di  ciò  non  si  transige.  Se  vi  è 
qualche  modificazione  a  fare  ai  trattati,  vi  si  deve  procedere  nei 
modi  regolari  e  diplomatici,  ma  non  mai   in  via  rivoluzionaria.  » 

*  Progetto  presentato  il  31  luglio  1870,  Deputati^  p.  2919,  col.  3*"  ; 
approvato  nello  stesso  giorno  non  ostante  Topposlzione  della  Sinistra. 

'  Progetto  presentato  il  16  agosto  1870;  Relazione  letta  il  18  ag. 
Deputati,  pag.  2969. 

^  Deputati,  16  ag.  1870,  pag.  2961,  col.  2-3%  Lanza,  Presidente 
del  Consiglio. 


Jr*^  .-u:,  li  jr  v^*'    ti  l-rii2^  ^  Trt- >  n.:  :»fZA  capitale 


'  T4«fi  «i^^ra.  pa^.  4§.  1. 2.  —  ^.  ^irt»  l??:.  "Tir  Mitia  riQjOCO 
vv^uuy  't  Wct'Vif  ft  Re  i-ahrff  :  e  £1  gcacnfe  Fkvnvi  a  Vorlisch: 
^  t%.  cshr£sto  M  MMlcr»  CKErier:  U  i^.  «att^iÌA  S  Bnj  «Ito 
Mtfx,  ÌM^^^nm:  19 ag.  TÌUvrift  ii  Atazùae  a  T"—irPi  sol  prìadpe 
F^ieiv^  CflrU:  I^  ag.  aeaBfittB  <5  Bnù&e  a  Orsvtlitte:  30  ag.  il 
f^>rti^rfak  inm^msm  de  FMÓHy  TÌeae  «pie—  e  ahar^gfial»  a  Ti— mnnf 
1'^  ««tt«bUe  UlOgiia  di  Sc«ìm:  2  wtL  FiapOTOve  Napoleone 
^frtl^la  eoo  1  oMrcKMi]*,  90  geaenfi,  Sft^jO  qoibìbì,  ICXCiOO  cavilli, 
^/)  'Mmoùi:  4  9ett  lln^pero  TMoe  abbattuto,  »  pfodanM  la  Re- 
yo'AAM;  18  aeCt  i  PraMiiiai  bloccaao  Parigi 

*  fjoetsmenti  déplamaiiei  relaUm  alia  que$tkmm  itawriiiii,  comu- 
nicati dal  méniMtro  degli  affari  esteri  (Visconti- Vbiosta)  nelia 
Ugnata  del  19  die.  1870;  Deputati,  pag.  105-128,  Dor.  24. 

*  Hefno  Doeroto  9  oit  1970,  nomerò  5003:  «  Vista  la  legge  del 
17  marzo  ÌH6Ì,  n.  4071  ;  ....  Art  1.  Roma  e  le  pnmneie  romane 
fàniio  parte  integrante  del  r^gno  dltalia.  •»  Art  2.  Il  sommo  pon- 
Ulìee  eoDMnra  la  dignità,  la  inviolabilità  e  totte  le  prerogatìTO 
perMonali  del  lorrano.  —  Art  3.  Con  appoaita  legge  verranno  san- 
cite le  condizioni  atte  a  garantire,  anche  con  franchigie  terrì(oriali< 
Tindipendenza  del  sommo  pontefice  e  il  libero  esercizio  dell  autorità 
apiritoale  della  sanU  sede.  —  Art  4.  L*  articolo  82  dello  Statuto 
sarà  applieabile  alle  provìncia  romane  sino  a  che  le  provincie  me- 
dfliime  non  sieno  rappresentate  al  Parlamento  nazionale.  —  Art  5.  Il 
presente  decreto  sarà  presentato  al  Parlamento  per  essere  convertito 
in  lftKK«.  » 


§  2]  LE  IDEE  PREPARATRICI  53 

Ma  il  Gk>Yerno  non  aveva  dichiarato  apertamente  le 
sue  intenzioni  di  annettersi  il  territorio  romaico  sin  dal 
primo  entrarvi.  Esso  da  principio  teneva  anzi  il  mede- 
simo linguaggio,  che  aveva  adoperato  nel  1867;  dichiarava, 
cioè,  che  si  sarebbe  limitato  ad  occupare  alcuni  punti 
unicamente  per  tutelare  la  sicurezza  delle  persone  e 
delle  proprietà,  che  esso  entrava  nel  territorio  romano 
costretto  da  queste  necessità:  *  proclama  il  diritto  na- 
zionale su  Roma,  ma  soltanto  in  principio;  *  tuttavia 
aggiunge  eh'  è  pronto  a  venire  a  trattative  colle  Potenze 
per  assicurare  Tindipendenza  spirituale  del  papa;  '  lascia 


*  Documenti  diplomatici  rcktHm  aUa  qtMStiane  romana^  corniti 
nicati  dal  ministro  degli  affari  esteri  (Visconti-Vbnosta)  nella 
tornata  i9  die.  i870;  DeputaH,  pag.  105-128,  Doc.  3,  Viscooti- 
Venosta  ai  rappresentanti  di  S.  M.  airestero,  7  sett.  1870,  pag.  106: 
<  Se  serait  sacrìfier  nos  devoirs  à  ud  trop  facile  allégement  de 
responaabilité,  que  de  laiBiier  s'«xposer  aox  risques  de  déplorables 
conflits  le  Saint-Père,  inébranlable  dane  sa  résistance,  las  Aomains 
qui  nous  déclarent  s^appréter  à  rivendiqaer  lears  droits,  la  sùreté 
des  personnes  et  dea  propriétés  dans  ees  provinces.  Nous  occuperons 
dono,  qoand  nos  informationa  nous  le  feront  jager  opportune,  les 
point  necessaires  pour  la  séeurité  eommone,  en  laissant  aox  popa- 
lations  le  soin  de  leor  propre  administration.  » 

*  Ibid.  «  Le  Gonvememeat  da  Roi,  en  maintenant  eoopressément  en 
principe  le  droit  natianale,  se  renfermera  toatefois  dans  les  limites 
d'ane  action  eonaervatrìce  et  tntélaire  k  Tégard  da  droit  qa*ont  les 
Romains  de  disposer  de  l«nrs  destinées,  et  des  intéréts  qui  reposent, 
poor  chaqae  état  ayant  des  sajels  catboliqnes,  sor  les  garanties  d*in- 
dépendance  soaveraine  qui  doiveat  étre  assarées  à  la  papatité.  » 

'  Ibid.,  continuando:  «  Qoant  à  ce  demier  objet»  Tltalie,  je  le  ré- 
pète,  est  prete  à  prendre  des  arrangements  avee  les  paissances  sur 
lea  condittons  à  determinar  d'an  common  acoord  pur  assarer  Tin- 
dépendance  spiritaelle  du  pontife.  » 


54  ATTI  IN  CUI  SI  CONCRETARONO  [  §  2 

fJunque  così  trapelare  lintenzioae  di  un'occupazione  de- 
finitiva. E  il  Governo  italiano  tentava  di  mettersi  di 
accordo  non  solo  colle  Potenze,  ma  col  Papa  stesso:  gli 
aveva  già  inviato  il  conte  Ponza  di  S.  Martino  per  in- 
durlo ad  una  soluzione  pacifica,  riproponendo  le  basi  di 
capitolato  del  1861.  •  Gli  atti  di  questa  missione,  diffe- 
rentemente di  quelli  della  missione  affidata  al  Tonello 
nel  1866,  non  sono  stati  pubblicati;  ad  ogni  modo  essa 
riuscì  infruttuosa.  Non  è  però  a  credere  che  il  Governo 
italiano  ci  avesse  avuto  molta  fiducia;  sembra  più  tosto 
che  rabbia  mandato  per  giustificare  innanzi  all'Europa 
la  sua  condotta,  per  mostrare  che,  se  risolveva  la  qui- 
stìone  colle  armi,  ciò  non  dipendeva  da  sua  mala  volontà, 
ma  dairostinazione  del  papa:  i  nostri  diplomatici  insi- 
stevano sull'utilità  di  questo  sistema.  « 


■  Ibid,  Doc.  9,  nota  del  nostro  rappresentante  a  Londra  (Cadorna), 
H  aetlombre,  pag.  107:  11  ministro  degli  esteri,  conte  di  Gran  ville 
«  mi  domandò  se  io  credeva  che  potesse  riuscire  gradito  al  mio 
Governo,  che  egli  facefse  dire  officiosamente  al  cardinale  Antonelli 
che  era  a  notizia  di  Saa  Signoria  [cioè  del  conte]  che  il  governo 
italiano  era  sempre  e  tuttora  disposto  a  prendere  degli  accordi  col 
Santo  Padre,  ripigliando  le  basi  già  prese  in  considerazione  nel  1861. 
li  telegramma  di  V.  E.,  esprimendo  appunto  il  desiderio  che  queste 
baei  fossero  ripigliate  in  una  trattativa,  risposi  a  sua  Signoria  che, 
in  seguito  al  telegramma  di  V.  E.,  non  dubitava  che  ciò  sarebbe 
riuscito  gradito  al  mio  Governo.  Il  signor  conte  aggiunse  che  egli 
non  credeva  di  poter  dare  dei  consigli  a  quel  Gk>verno,  perchè  d*or- 
dknai'io  non  era  molto  disposto  a  riceverli.  » 

*  Ibid.,  Doc,  4,  nota  del  nostro  rappresentante  a  Monaco  (Mi- 
ItLiorati),  8  sett  1870,  pag.  106:  «  Il  ministro  degli  affari  esteri 
mi  disse  che  le  basi  che  proporrebbe  l'Italia  alla  Santa  Sede  [quelle 
eòi  1861,  di  cui  si  parla  nel  dee.  9  sopra  riferito,]  onde  addivenire 


§  21  LE  IDEE  PREPARATRICI  55 

Eotrato  ìd  Roma,  il  Governo  offriva  subito  guaren- 
tigie, sia  innanzi  alle  Potenze,  sia  nel  decreto  stesso  di 
accettazione  del  plebiscito  (art.  2-3.)  Esso  abbondava  in 
promesse.  Davanti  all'Austria  prometteva  qualche  cosa 
di  più  di  quello  che  poi  attenne,  cioè  anche  gli  onori 
principeschi  ai  cardinali,  e  che  la  dotazione  da  conse- 
gnare al  papa  si  sarebbe  potuta  all'uopo  guarentire  con 
un  trattato.  • 

Ma  il  nostro  Governo,  quando  vide  che  le  Potenze  si 


ad  una  aolazione  definitiva  della  questione  romana,  gli  sembrerebbero 
tali  da  dover  essere  accettate  a  Roma,  e  che  per  parte  sua  nell'in- 
teresse  della  religione  come  del  Papato,  ravvisa  che  il  Pontefice 
dovrebbe  eliminare  dall'animo  suo  l'abituale  reaiateoza  del  non  pos- 
^umus;  che  egli  fa  voti,  tanto  neirinteresse  del  Papa,  qnanto  del- 
ntalia,  perchè  una  conciliazione  abbia  luogo....  lo  sono  pertanto 
d'awiao  che,  ove  colla  sua  attitudine  la  Corte  pontificia  persistesse 
ad  osteggiare  il  compimento  del  programma  nazionale,  noi  trove- 
remmo nuovi  titoli  alla  simpatia  delFEuropa  se  potremo  far  cono- 
scere di  nulla  aver  lasciato  d'intentato  da  parte  nostra,  anche  in 
questo  momento,  per  arrivare  ad  un  accordo  ragionevole.  » 

*  Ibid.  Doc.  24,  Visconti-Venosta  al  ministro  del  Re  a  Vienna, 
21  sett  1870,  pag.  Ili,  col.  2^:  <t  Pour  le  moment  il  souffirat  de 
rappeler  qne  le  privilège  de  Textraterritorialité  mettra  la  personne 
du  Saint-Pére  dans  la  condition  d'un  souvei*ain,  en  le  pla^ant  dans 
une  sphère  inaccessible  à  tonte  influence  politique;  que  desambas- 
sadeurs  continueront  à  représenter  aupròs  de  lui  les  puissances,  et 
qu*il  continuerà  d'avoir  des  nonces  aupràs  de  celles-ci;  que  le  méme 
privilège  d'extraterritorialitè  couvrira  ses  palais  et  ses  residances; 
que  les  cardinaux  conserveront  leur  rang  de  princes  et  auront  les 
honneurs  qui  y  sont  attachés;  enfin  qu'une  liste  civile,  garantie 
au  besoin  per  un  traité  public^  mettra  le  Saiiit-Siège  en  mesure 
d'exercer,  avec  la  méme  splendeur  qu'auparavant,  ses  fonctions  spi- 
rituelles.  » 


tS/à  ATTEGGIAMENTO  I  §  2,  3 

ilavano  meno  briga  del  potere  temporale  di  quanto  esso 
aveva  ìmitìagìDato,  allora,  senza  ritirare  esplicitamente 
queste  promesse,  pure  non  ne  parlò  più  in  altre  note 
diplomatiche  posteriori.  Proseguendo  Tesame  dei  Docu- 
menti, rivolterà  che  il  Ministero  concesse  poi  anche  colla 
Legge  delle  guarentigie  più  di  quanto  le  Potenze  o  la 
prudenza  politica  non  ^domandassero,  specialmente  ri- 
spetto ai  rapporti  interni  tra  lo  Stato  e  la  Chiesa.  Questa 
analisi  delle  condizioni  politiche  dell*  Italia  rispetto  alla 
quistìone  romana  di  fronte  agli  Stati  europei,  è  indi- 
speiisabile;  perchè,  essendo  quella  delle  guarentigie  una 
legge  anzitutto  politica,  si  possa  conoscerne  le  cause  e 
sopra  tutto  apprezzarne  il  valore  politico. 


§3 


Atteggiamento  delle  Potenze 


Le  Potènze  più  interessate  nella  Quistione  Romana 
erano,  secondo  tutte  le  apparenze,  la  Francia  e  l'Austria; 
ma  ben  tosto  si  vide,  che  il  maggiore  interesse,  in  parte 
contro  le  possibili  previsioni,  l'avevano  la  Prussia  anzi 
tutto  e  poi  l'Inghilterra  e  la  Baviera.  Napoleone  III 
aveva  sostenuto  il  potere  temporale  non  perchè  ci  avesse 
impegnato  la  sua  parola,  molto  meno  per  convinzioni 
religiose  personali,  sibbene  perchè  la  posizione  dei  partiti 
in  Francia  richiedeva  che  egli  desse  questa  soddisfazione 


§  3]  DELLE  POTENZE  57 

ai  clericali.  Ma  la  caduta  dell*  imperatore  spostava  la 
posizione  dei  partiti;  i  clericali  perdevano  la  loro  po- 
tenza; quindi  il  nuovo  Governo  francese  si  limitava  dap- 
prima a  dichiarare  air  italiano  che  lo  lasciava  agire 
sotto  la  di. lui  responsabilità;  *  e  più  tardi  mutava  Tespres- 
sione  un  pò*  sibillina  in  una  esplicita  di  simpatia,  *  e  di- 
chiarava la  Convenzione  di  settembre  virtualmente  sciolta 
in  vista  dei  principi  diversi  a  cui  esso  era  informato-  ' 
Esso  era  composto  di  tali  elementi  da  non  insistere  nep- 
pure sulle  guarentigie,  come  di  fatti,  diversamente  dalla 
maggior  parte  delle  altre  Potenze  interessate,  non  Io  fece. 
L'Italia  rimase  dunque  completamente  libera  da  parte 
della  Francia  nel  determinare  a  suo  modo  le  guarentigie 
e  le  libertà  interne  della  Chiesa;  Tostacelo,  che  si  era 
creduto  ed  era  stato  il  più  forte  per  la  soluzione  della 
quistione  romana,  veniva  completamente  meno. 


*  Ibid.  Doc.  6.  NioRA  da  Parigi,  8  sett.  1670,  pag.  107:  «  Il  ai- 
gnor  Giulio  Favre  [ministro  degli  esteri]  mi  rispose  che  il  Governo 
francese  laacierebbe  che  il  Governo  del  Re  agisse  sotto  la  sua  re- 
sponsabilità. »  —  Ricordiamo  queste  date:  Sédan  2  sett.;  4  sett.  pro- 
clamazione della  Repubblica  e  istituzione  del  Governo  della  Difesa 
Nazionale. 

*  Ibid.  Doc.  ÌZ,  NiOBA  da  Parigi,  12  sett.  ricevuto  il  15,  (ingresso 
delle  truppe  italiane  a  Roma  19  sett);  pag.  108:  «  Il  ministro  degli 
affari  esteri  mi  ha  ripetuto  che  il  Governo  francese  ci  lascierebbe 
fare  con  simpatia,  p 

'  Ibid.  Doc.  20.  n  ministro  di  Francia  in  Firense  a  S.  M.  il  re, 
22  sett,  pag.  112:  «  Le  jour  où  la  Républiqne  Fran^aise  a  rem- 
placò,  par  la  droituro  et  la  loyanté,  une  politìqfoe  tortuaose  qui  ne 
savait  jamais  donner  sana  relenir,  la  Convention  da  15  septembre  a 
virtuellement  cesse  d*exister.  » 


58  ATTEGGIAMENTO  |  §  3 

V Austria  smeoti  anch'essa  le  previsioni  che  si  face- 
vano intorno  alla  sua  condotta.  Il  Vaticano  fidava  in  essa 
più  che  in  ogni  altra  Potenza;  il  nostro  Governo,  d'altra 
parte,  sembra  non  sia  stato  alieno  dal  giudicare  le  ten- 
denze del  Gabinetto  di  Vienna  in  un  modo  non  molto 
dissìmile  dal  Vaticano,  giacché  a  Vienna  ci  mandò  uno 
degli  uomini  più  considerevoli  della  Destra  e  dell'Italia, 
non  un  diplomatico  di  carriera,  ma  una  spiccata  ed  abile 
per&cKialità  politica,  il  Minghetti.  *  Ma  le  previsioni  tanto 
della  Curia  quanto  del  Governo  italiano,  furono  mostrate 
vane  dagli  avvenimenti:  e  qui,  in  parte,  si  trattava  di 
un  errore;  la  condotta  del  Governo  di  Vienna  non  dipese 
da  istantanei  e  radicali  mutamenti  nella  sua  posizione 
politica,  come  per  la  Francia,  ma  da  convinzioni  for- 
matesi già  antecedentemente.  In  Italia  non  era  scomparsa 
i  impressione  della  Santa  Alleanza  del  1815  capitanata 
dair  Austria,  del  buon  accordo  tra  questa  e  il  Vaticano 
sino  al  1860,  anzi  sino  al  1863;  e  si  credeva  che  fosse 
frutto  di  convinzioni  religiose  più  che  di  accorgimenti 
politici;  si  aggiunga  la  nota  pietà  della  Corte  di  Vienna,  * 
la  quale  faceva  temere  che  avrebbe  trionfato  sulle  idee 
HberaH  del  paese  (sulle  quali  in  Italia  non  si  aveva  un 
concetto  chiaro).  Mentre  la  posizione  delle  cose,  la  storia 
precedente  dell'Austria  era  diversa.  '  Il  clericalismo  era 


^  Ciò  fa  m688o  in  rilievo  nella  Camera  dei  Depatati. 

*  Doc.  23  di  quelli  sopra  citati,  Minghetti  da  Vienna,  18  tett , 
lo  riferiremo  più  sotto. 

'  Vedi  E.  Fribdberg,  Die  Grànzen  zwischen  Staat  und  Kirche 
unti  die  Garantieen  gegen  deren  Yerletzung,  HistoHsch'-doffma'' 
tische  Stiidie.  Tùbingen,  1872,  pag.    304-17  e  specialmente   nella 


> 


§  3]  DELLE  POTENZE  59 

dunque  in  Austria  meno  potente  di  quanto  non  sembrava; 
si  restringeva  al  popolino,  come  in  quasi  tutti  i  paesi 
colti;  la  Corte  quindi,  non  ostante  la  sua  pietà,  si  tro- 
vava nel  1870-71  obbligata  a  respingere  le  speranze  con- 
cepite dal  Vaticano  sul  di  lei  riguardo.  Il  Governo  di 
Vienna  non  era  contento  gran  fatto  dell'indirizzo  del 
Vaticano;  al  pari  di  tutti  gli  altri  Governi,  non  voleva 
lasciarsi  imporre  dal  medesimo,  anzi  maturava  sin  d'allora 
il  disegno  di  scuotere  il  giogo  che  s'era  imposto  col 
Concordato  del  1855,  qhe  poi  ha  rotto  senza  essere  ancora 
venuto  ad  una  nuova  convenzione.  Se  qualche  Governo 
avesse  voluto  sostenere  il  potere  temporale  del  papa,  lo 
avrebbe  fatto  non  per  le  convinzioni  personali  degli  uo- 
mini che  si  trovavano  al  potere,  giacché  era  quasi  im- 
possibile trovare  ministri  sinceramente  clericali;  *  lo 
avrebbe  fatto  per  non  privarsi  dell'appoggio  di  un  gruppo 
parlamentare  clericale:  ma  un  partito  clericale  consi- 
derevole non  esisteva  nella  Camera  austro-ungherese;  e 
quindi  il  Governo  Viennese  non  aveva  ragione  per  so- 
stenere il  potere  temporale  del  papa,  di  quel  papa  che 
si  pretende  il  sovrano  dei  sovrani. 

Il  Governo  di  Vienna  rispose  dunque  con  fermezza  ne- 
gativamente alla  domanda  del  papa  d' intervento.  *  Anzi 


2^  Abtheilung^  di  cai  non  posso  citare  le  pagine,  perchè  qui,  nella 
Bibl.  Nazionale  di  Parigi,  l'opera  non  esiste. 

*  Deputati^  27  genn.  1871,  pag.  398,  col.  2^,  Abignbmte:  <  tatti 
i  Governi  sono  liberi  pensatori.  » 

*  Boc.  23  di  qaelli  sopra  citati,  Mlxghbtti  da  Vienna^  18  sett: 
«  Le  antiche  tradizioni,  la  nota  pietà  della  Corte^  i  vincoli  di  per- 
sonali relazioni,  Tinflusso  del  clero,  la  potenza  e  le  clientele  del 
partito  che  s' intitola  cattolico,  tatto  doveva  essere  tentato  e  messo 


60  ATTEGGIAMENTO  [§3 

tìOQ  si  preoccupò  neppur  molto  delle  guarentigie;  v'in- 
sistette assai  meno  della  Prussia,  della  Spagna, del  Belgio; 
prendeva  atto  delle  dichiarazioni  del  nostro  Governo, 
ina  non  usava  espressioni  tali  da  far  capire  che  s'inte- 
ressasse vivamente  nella  quistione  delle  guarentigie;  *  del 
resto  mostrava  di  aver  fiducia  nelle  intenzioni  dell'Italia 
ÌQ  proposito;  cosi  quando  il  Santo  Padre  domandava  che 
prestasse  i  suoi  buoni  ufflcii  presso  il  Governo  italiano 
]>er  ottenere  libero  passaggio  attraverso  il  Regno  nel 
caso  che  egli  volesse  abbandonare  ^Roma  o  tornarci,  il 
Governo  austriaco  prometteva  che  lo  avrebbe  fatto,  ma 
aggiungendo  credere  del  resto  che  non  ce  ne  sarebbe 
stato  bisogno,  che  l'Italia  avrebbe  conceduto  ciò  anche 
^eiiza  i  buoni  ufiSci  del  Governo  imperiale.  '  Meno  assai 


in  opera  per  conseguire  un  aiuto  o  almeao  mia  dichiarazione  di 
1  biasimo  contro  gli  atti  del  Governo  italiano.  Tale  infatti  è  stata  la 
lìomanda  del  Nunzio  pontificio,  confortata  dalle  espressioni  più  ma- 
nifeste della  fiducia  che  il  Papa  riponeva  nell'Imperatore  d'Austria 
infra  tutti  i  potentati  della  terra.  //  Governo  imperiale  è  rimasto 
fermo  alle  preghiere  ed  agli  eoeitamentù  Esso  ha  risposto  retta- 
mente che  non  intendeva  d'ingerirsi  nella  presente  vertenza;  che 
non  gli  conveniva  di  esprimere  un  giudizio,  quando  era  ben  risoluto 
'!l  non  dare  a  questo  giudizio  alcuna  sanzione;  che  invero,  se  il 
Santo  Padre  accettasse  di  trattare  col  Re  d'Italia,  avrebbe  potuto 
interporre  i  suoi  buoni  uffici,  ma  che,  avendo  rifiutato  ogni  trat- 
tativa, anche  questa  via  gli  era  preclusa;  che  però  T  opera  sua  si 
limitava  a  raccomandare  al  Governo  italiano  ogni  riguardo  verso 
la  persona  e  la  qualità  del  Pontefice.  » 

■  Vedi  la  ^r»e  del  Doc.  23  nella  nota  precedente  riferito,  e  cfr.  il 
/Joc.  70  (MiNQHBTTi  da  Vienna,  25  ott) 

^  Doc.  57,  MiNOMETTfl  da  Vienna,  16  ott,  pag.  1 18:  «  Il  cardinale 
Antonelli  chiese  al  conte  Trautmansdorff  [inviato  déir  Austria  press» 


§  3]  DELLE  POTENZE  61 

che  (Ielle  guarentigie,  l'Austria  s'ingeriva  poi  del  nostro 
diritto  pubblico  ecclesiastico  interno,  anzi  non  se  ne  oc- 
cupava affatto.  Qualche  altro  Stato  consigliava  il  diffe- 


il  papa]  se  rAattria  avrebbe  accettato  T incarico  d'intercedere  dal 
Governo  del  Re  il  passaggio  del  Papa  attraverso  la  penisola.  11 
conte  rispose  che  ne  avrebbe  scritto  a  Vienna,  che,  stante  le  baone 
relazioni  del  Governo  austro-ungarico  coiritalia,  egli  riteneva  che 
la  domanda  verrebbe  accolta,  anzi  di  più  riteneva  che  il  Governo 
italiano  non  avrebbe  avuto  bisogno  di  intercessione  per  lasciare  a 
S.  S.  la  libertà  piena  dei  suoi  movimenti.  Però  soggiungeva  pa- 
rergli che  una  tale  decisione  fosse  molto  grave  e  contraria  ai  veri 
interessi  della  Santa  Sede,  e  che  il  consiglio  rispettoso  che  T Austria 
poteva  dare  al  Pontefice,  si  era  quello  di  rimanere  a  Roma.  •—  In  una 
seconda  conferenza  tenuta  ieri  in  Ron»  fra  il  cardinale  Antonelli 
ed  il  conte  Trautmansdorff,  il  cardinale  gli  disse  che  per  ora  non 
occorreva  più  pensare  alla  domanda  ai  cai  gli  aveva  tenuto  parola 
nel  precedente  colloquio,  mentre  S.  S.  mostravasi  risolato  a  non 
muoversi  da  Roma.  »  —  li  Governo  italiano  si  era  già  espresso  in 
questi  termini,  Bdc^  5K  Visconti-Venosta  ai  Rappresentanti  di 
S.  M.  air  estero,  14  ott.:  Il  Governo  italiano  desidererebbe  che  il 
papa  rimanesse  a  Roma,  dove  avrebbe  piena  libertà;  ma,  se  vuole 
andar  via,  padronissimo.  —  Ecco  le  considerazioni  del  nostro  rap- 
presentante  a  Londra,  generale  Cadorna,  intorno  airesilio  volontaria 
del  papa,  Loc.  41,  2  ott,  pag.  114,  col  2*:  L'esilio  volontario  del 
pontefice  produrrebbe  qualche  momentaneo  disturbo  al  Governo  ita- 
liano, ma  non  cangerebbe  la  volontà  della  nazione;  nuocerebbe  più 
al  papa  stesso,  a  cui  sarebbe  difficile  il  ritorno,  massime  avendo 
ricusato  le  proposte  di  conciliazione.  —  Bonghi,  'Il  Conclave  e  il 
diruto  dei  Governi  (Nuova  Antologia  nov.  e  die.  1872,  genn.  1873), 
genn.  pag.  152.  Idem.  «-  Lettera  del  Ricasoli  10  genn.  1862  (presso 
Bianchi  C.  cit  febb.  1871,  pag.  404:)  «  Io  non  credo  che  il  papa 
lascierebbe  Roma.  Dove  dovrebbe  egli  ritirarsi  convenientemente? 
Non  sono  più  i  tempi  che  egli  potrebbe  immaginarsi  di  trovare  armi 
efficaci  per  essere  ristabilito.  »  —  Nelle  nostre  Camere  T  opinione 


m 


ATTEGGIAMENTO 


[§3 


rimerito  del  trasporto  della  capitale,  *  ma  l'Austria  non 
fece  neppur  ciò.  Essa  non  manifestò  simpatie  esplicite 
come  la  Repubblica  francese,  ma  neppure  fece  riserve 
del  genere  di  quelle  della  Prussia  e  di  altri  Stati;  la- 
sciava fare  e  sottintendere  che  non  si  sarebbe  ingerita 
nella  quistione.  I  vescovi  e  i  circoli  cattolici  si  sforza- 
vano di  mettere  in  movimento  tutti  i  clericali;  ma  questa 
agitazione  restava  nei  bassi  strati;  non  arrivava  sino 
agli  uomini  politici,  sino  alle  Camere.  * 


L 


^)e]  cittolico-liberale  Carutti,  che  la  partenza  del  papa  dairitalia 
ear^bbt  stata  una  calamità  (Deputati^  11  febb.  1871,  pag.  575,  col.  1^), 
non  trovava  eco. 

*  Dùc.  37  e  48  Baviera,  41  Londra;  li  riferiremo  appresso.  —  11 
Portogallo  credeva  difficile  la  convivenza  del  Papa  e  del  Re  in  Roma^ 
Doc  35,  Patella  da  Lisbona,  19  aett  1870,  pag.  113:  «  Egli  [il 
nimistro  degli  esteri]  dissemi  temere  unicamente  le  difficoltà  che, 
a  Buo  modo  di  vedere,  sorgerebbero  dovendo  il  Sommo  Pontefice 
risiederà  nella  stessa  città  ove  sarà  il  Re  d'Italia.  »  —  La  Svizzera, 
invece,  manifestava  lopinione  che  le  guarentigie  offerte  dal  Governo 
italiano  rendessero  ben  possibile  la  convivenza,  Doc.  70,  Mblegari  da 
Berna,  20  ott.,  pag.  120:  «  Dalle  proposte  fatte  dal  regio  Governo  al 
Papa  risalta,  aggiunse  l'esimio  magistrato,  un  modo  di  vivere  con- 
veniente ed  idoneo  a  dimostrare  come  possa  attuarsi,  cosi  in  fatto, 
come  in  diritto,  la  pacifica  coesistenza  della  S.  Sede  pontificia  e 
del  trono  reale  in  Roma.  » 

*  l>ùc.  105,  MiNOHETTi  da  Vienna,  26  nov.,  pag.  127:  «  Molti  ve- 
scovi, tra  i  quali*  notansi  specialmente  quelli  di  Vienna,  Olmùtz, 
Salisbargo,  Linz,  Bressanone,  Gratz  ed  il  primate  di  Ungheria,  or- 
dinarono nelle  Chiese  pubbliche  preci  per  il  Pontefice.  Queste  or- 
dinanze vescovili  contengono  gravissime  invettive  contro  il  Governo 
<ial  Re,  dipingono  la  situazione  del  Pontefice  come  intollerabile,  e 
sostengono  esser  egli  prigioniero  e  privo  della  libertà  necessaria  per 
esercitare  le  alte  sue  funzioni  ecclesiastiche;  finalmente  eccitano  i 


§  3]  DELLE  POTENZE  63 

L'ostacolo  maggiore  s' incontrò  là  dove  meno  si  sarebbe 
aspettato,  nella  Prussia  ossia  nella  Confederazione  del 
Nord.  Prima  della  guerra  franco-prussiana  e  dell'occu- 
pazione di  Roma,  non  esisteva  in  Prussia  un  partito 
parlamentare  clericale  considerevole;  esso  si  accrebbe 
di  molto  in  questa  occasione.  Non  proviene  soltanto  dal- 
Tantagonismo  tra  cattolici  e  protestanti,  da  zelo  reli- 
gioso :  questo  motivo  non  basterebbe  a  spiegare  il  feno- 
meno strano  di  un  partito  clericale  ben  forte  nel  paese 
più  colto  d' Europa  ;  vero  è  che  gli  ecclesiastici  vi  sono 
più  istruiti  che  negli  altri  Stati  europei,  e  che  quindi 
vi  godono  maggiore  influenza,  e  sanno  far  perdurare  la 
fede  più  che  altrove;  ma  questo  motivo  non  basta  neppur 
esso  a  spiegare  resistenza  di  un  forte  e  relativamente 
numeroso  partito  ultramontano  nel  Parlamento.  Il  fatto 
è,  che  ai  clericali  veri  e  propri,  ai  clericali  convinti, 
si  aggiungono  altri  elementi  politici:   i  deputati  dello 


fedeli  a  preri  e  sovvenzioni  in  denaro.  È  da  notare  però  che  in 
qaetti  docamenti  episcopali  non  si  ritrova  una  precisa  dimanda  al 
Governo  imperiale  e  regio  pel  ripristinamento  del  potere  temporale 
del  Pontefice.  Il  che  è  agevole  spiegare  per  due  motivi:  primo,  per 
non  mettersi  in  aperta  contraddizione  coirattuale  condotta  del  Go- 
verno aastro-ungàrico;  secondo,  perchè  una  siffatta  dimanda  non 
ottenendo  pratico  risultato,  ne  verrebbe  a  scemare  la  inflaenza  dei 
vescovi  sulle  popolazioni.  —  Più  esplicite  sono  le  proteste  emanate 
dalle  associazioni  cattoliche,  le  quali  sono  meno  obbligate  a  tener 
conto  delle  convenienze  politiche.  La  maggior  parte  di  queste  as- 
sociazioni è  di  recente  formazione;  esse  hanno  la  principal  sedo 
nelle  grandi  città,  ma  la  rete  loro  si  estende  fino  nei  villaggi;  lo 
ficopo  di  esse  ò  di  ordinare  e  disciplinare  il  partito  cattolico,  non 
solo  a  fine  di  eulto,  ma  altresì  per  esercitare  un  influsso  soli*  indi-» 
rizzo  politico  deir  impero.  » 


I 


04  ATTEGGIAMENTO  f  §  3 

Schleswig-Holstein  (protestante)  e  specialmente  quelli 
della  Polonia  (cattolica)  fanno  causa  comune  coi  cleri- 
calìf  quantunque  i  primi  non  siano  cattolici  e  i  secondi 
noa  sempre  siano  ultramontani  convinti.  I  deputati  po- 
lacchi propugnano  le  idee  clericali  non  tanto  per  sé 
stesse,  quanto  perchè  sono  contrarie  alla  Prussia  che 
li  vuole  germanizzare  ad  ogni  costo;  e  le  propugnano 
non  solo  nelle  Camere,  sibbene  eziandio  nei  loro  paesi, 
per  sostenere  in  questi  vivo  l'attrito  colla  Prussia,  e 
impedire  quindi  per  mezzo  deirantagonismo  religioso  la 
^germanizzazione  od  assimilazione.  Il  clericalismo  è  spesso 
per  questi  deputati,  ed  in  parte  anche  pei  loro  elettori, 
soltanto  Tarma  per  difendere  la  nazionalità.  Questa  con- 
di/Jone  di  cose  si  è  aggravata  coir  annessione  dei  Paesi 
(lei  sud,  colla  formazione  dell'Impero  germanico:  molti 
dj^putati  dei  piccoli  Stati  annessi  che  sono  per  lo  più 
cattolici,  fondono  le  idee  di  «  particolarismo  »  ossia  re- 
^niJDalismo  con  quelle  ultramontane. 

11  partito  clericale  ha  preso,  dunque,  in  Prussia  ed  in 
Germania  le  proporzioni  presenti  dopo  l'occupazione  di 
Roma  e  la  formazione  dell'impero  tedesco  (18  gennaio 
ISTI).  *  Cosi,  mentre  la  Prussia  si  mostrava  dapprima  in- 


I  IJoc,  10^  Launay  da  Berlino,  20  nov.  1870:  «  Ces  manifestations 
[■ndìrizzi  clericali  al  re  di  Pras8ia  per  la  quistione  romana]  ne 
manqaaient  pas  des  causar  ou  Cabinet  de  Berlin  dee  embarras  aag* 
mente»  ancore  par  le  resultai  des  élections  générales  pour  la  diète 
|iraBBÌenne.  Les  catholiques  y  seront  plos  fortement  représentés  que 
dime  la  précédente  legislatore.  Ils  compteront  une  soixantaine  de  voix 
i\m^  ^^*  1a  bulance  des  partis,  formei'ont  un  appoint  important  et 
pL^ut-étre  decisif  pour  former  une  majorité.  Aucun  parti  n'est  mieux 
discipline  que  celui-là.  Il  obéit  évidemment  à  un  mot  d*ordre.  » 


l 


§  3]  DELLE  POTENZE  .  65 

differente  »  o  benevola*  rispetto  alla  quistione  romana; 
più  tardi,  invece,  cominciò  a  fare  delle  riserve;  '  ma  gli 
uomini  elle  erano  al  potere,  mostravano  tutto  il  dispia- 
cere di  doverle  fare,  ripetevano  spesso  che  pregavano  il 
governo  italiano  di  voler  loro  tener  conto  degl'impicci  in 
cui  venivano  a  trovarsi  posti  dall'estensione  del  partito 
clericale.  *  Ci  consigliavano  di  conciliarci  col  Papa,  anche 


*  Doc.  7,  Launat  da  Berlino,  6  sett 

^  Doc,  18,  Visconti- Venosta  a  Launay,  20  sett  1870:  <  Mi  lesse 
[riaviato  della  confederazione  del  Nord]  quindi  nn  brano  del  di- 
spaccio nel  quale  si  contenevano  quelle  istruzioni  [dategli  dal  mi- 
nistro degli  esteri].  In  esso  è  detto  che  le  simpatie  della  Prussia 
per  la  persona  del  Santo  Padre,  ed  il  desiderio  che  Sua  Santità 
continuerà  ad  avere  una  posizione  indipendente  e  rispettata,  hanno 
il  loro  limite  naturale  nei  buoni  rapporti  fra  la  Prussia  e  V Italia^ 
i  quali  impedirono  al  Gabinetto  di  Berlino  di  creare  air  Italia  delle 
difficoltà  e  di  entrare  in  combinazioni  ad  essa  ostili.  » 

3  Doc.  20,  Launat  da  Berlino,  17  sett,  pag.  110:  «  vu  les  rap- 
ports  religieux  entro  les  sujets  catholiques  de  la  Confédération  de 
TAllemagne  du  Nord  avec  leur  chef  spirìtuel,  ce  diplomate  [il  mi- 
nistro della  Confederazione  a  Firenze]  avait  Tinstruction  de  faire,. 
au  nom  du  Gouvemement,  dee  réserves  pour  une  position  digne  et 
indépendante  du  Saint  Siége.  »  —  Doc.  29,  Launay  da  Berlino,  22: 
sett.,  pag.  112:  «  On  cherche  évidemment  à  tenir  la  balance  égale 
entro  les  protestants  et  les  catholiques^  pour  n*indìsposer  ni  les 
uns  ni  les  autres,  et  je  n'ai  pas  besoin  d'ajouter  qulci,  dans  ce  mo- 
ment, Tattention  est  bien  plus  tournée  vere  Paris  que  vers  Rome.  » 

*  Doc,  46,  Launay  da  Berlino,  6  ott  1870,  pag.  115:  <  M.  de 
Thile  [ministro  degli  esteri]  espérait  que  nous  saurions  tenir  compie 
au  Cabinet  de  Berlin  des  embarras  qui  surgissent  pour  lui  aassi 
des  affaires  de  Rome.  >  Doc,  53,  Launay  da  Berlino,  11  ott.,  pag.  117: 
4L  M.  de  Thile  émettait  nouvellement  Tespoir  che  nous  saurion  tenir 
compte  au  Gouvemement  prussien  des  embarras  qui  surgissent,  pour 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  5 


W  ATTEGGIAMENTO  [  §  3 

neir  interesse  della  Germania;  '  tuttavia  non  domandavano 
elle  le  guarantigie  fossero  allargate,  e  dichiaravano,  poi, 
di  non  intendersi  affatto  mischiare  nel  nostro  diritto  pub- 
blico ecclesiatico  intemo;  *  si  limitavano  a  domandare  una 
l>osizione  degna  e  indipendente  per  la  Santa  Sede.  '  Al- 
lorché alcuni  giornali  avevano  sparso  la  voce  che  il  Go- 
verno della  Confederazione  del  Nord  avesse  offerto  al  Papa 


lui  bmbbU  par  laite  de  notre  occupation  de  Rome.  »  —  Cosi  anche 
Doc.  102,  Launay  da  Berlino,  20  nov.,  pag.  126  dopo  il  risaltato 
delie  elezioni  generali  del  Land-lag. 

I  Doc,  60,  Launay  da  Berlino,  15  ott,  pag.  119:  <  M.  de  Thile 
espérait  qae  nona  ne  négligerions  rien,  en  effet,  poar  nous  concilier 
le  pape,  et  cela  dans  notre  intérét  aossi  bien  qae  dans  celai  de  tout 
le  monde,  y  comprìs,  bien  entendu,  TAllemagne.  »  —  Gfr.  Doc  17, 
Inghilterra,  che  larà  riferito  più  lotto.  — -  Doc,  15,  Visconti-Ve- 
nosta al  miniatro  del  Re  a  Madrid,  14  aett  1870,  pag.  109:  «  Dal 
telegramma  del  9  settembre  deUa  S.  V.  io  sapeva  già  infatti  che  la 
Spagna  intende  rispettare  la  libertà  del  Governo  italiano  di  agire 
in  conformità  dei  propri  intereaai,  e  dal  telegramma  successivo  del 
16  corrente  conobbi  che  le  istrazioni  date  dal  signor  Sagasta  al 
rappresentante  spagnuolo  a  Roma  sono  concepite  nel  senso  di  con- 
eigliare  il  Santo  Padre  a  non  partire  dalla  saa  sede  e  ad  accon- 
sentire ad  ana  conciliazione.  »  —  Doc.  43,  Cbebuti  da  Madrid,  29 
sett,  pag.  115:  «egli  [il  Sagasta]  diede  in  mìa  presenza  1* ordine 
di  telegrafare  al  signor  Ximenes  di  unirsi  ai  suoi  colleghi  che  fos- 
sero disposti  a  supplicare  S.  S.  di  non  lasciare  Roma,  ed  in  caso 
che  nessun  di  loro  lo  facesse,  di  porgere  riverenti  contigli  nel  senso 
desiderato  dal  Governo  del  re.  » 

'  Doc.  96,  Launat  da  Berlino,  10  nov.,  pag.  124:  <  Je  pula  aasu- 
rer  V.  E.  que  la  Pruaae  ne  vent  aucunement  ae  méler  de  notre 
politique  purement  interieare,  maia  qa'on  ne  veut  paa  prójuger  ce 
qui  pourrait  avoir  trait  aax  rapporta  iiitemationaux.  » 

'  Doc,  20,  Launay  da  Berlino,  17  aett,  aopra  (pag.  65  n.  3)  rife- 
rito; Doc.  96,  riferito  nella  nota  precedente. 


§  3]  DELLE  POTENZE  67 

di  riceverlo  in  Germania;  esso,  a  richiesta  del  nostro,  fece 
rettificare  la  notizia  nel  senso  che  non  aveva  ftitto  delle 
offerte,  ma  solo  risposto  affermativamente  ad  una  do- 
manda del  Papa  e,  più  tosto,  sconsigliandolo  del  resto 
dair  abbandonare  Roma.  « 

VlnghiUerra  era  interessata  nella  Quistione  Romana 
in  quanto  nella  sua  Camera  esisteva  un  partito  clericale 
vero  e  proprio,  anche  prima  del  1870,  come  in  Francia* 
e  nel  Belgio,  il  gruppo,  cioè,  politico-religioso  dei  de- 
putati Irlandesi.  Essa  tenne  pertanto  un  contegno  di  pru- 
dente riserva;  il  nostro  ambasciatore  avvertiva  che  la 
causa  ne  era  la  suddetta.  «  L'Inghilterra  non  incorag- 


*  Dùc.  42,  Launay  da  Berlino,  28  aétt,  pag.  115:  «  Les  bruita 
qui  courent  en  Italie,  et  d^apréa  les  qaels  le  comte  d'Arnim  B*em- 
ploirait  à  décider  le  Pape  à  chercher  un  refuge  en  AUemagae,  ont 
forme  le  aujet  d*ane  converaation  que  j*ai  eu  avec  M.  de  Thile.  Il 
a  nié  de  la  manière  la  pina  péremptoire  qae  le  représeatant  de  la 
Coofédération  da  Nord  agisae  de  la  aorte.  Il  à  rinatruction  de  a*ab- 
atenir  avec  soin  de  donner  un  incooragement,  méme  ìndirect,  en 
ce  sena.  » 

>  Doc  41,  Cadorna,  da  Londra,  27  aett.,  pag  114,  col.  2^:  «  le 
oeaenrazioni....  ani  panto  del  traaporto  della  sede  del  Governo  a 
Roma  [cioè  il  conaiglio  di  differirlo]  sono  dettate  dal  punto  di  vista 
delle  relazioni  del  Governo,  specialmente  coir  Irlanda,  la  quale  tro- 
vaai  in  gran  parte  esaaperata  e  vieppiù  spinta  dalla  stampa  del 
partito  ultra-clericale,  fattosi  furibondo  in  seguito  ali*  occupazione 
di  Roma  per  parte  del  Governo  italiano,  e  che  potrebbe  suscitare 
a  questo  Governo  qualche  imbarazzo.  Egli  è  da  ciò  che  credo  princi- 
palmente originata  la  determinazione  del  governo  britannico  di  pren- 
dere il  Papa  a  bordo  del  naviglio  inglese  ove  esso  lo  domandi.  »  — 
Cfr.  doc.  94.  (Pandolfini  da  Dublino,  4  nov.)  che  sarà  riferito  più 
sotto,  a  pag.  68,  n.  1. 


m 


ATTEGGIAMENTO 


[§3 


filava  r occupazione,  ma  non  si  opponeva;  prendeva  atto 
delle  promesse  di  guarentigie,  raa  senza  ingerirsi  nep- 
pur  essa  neir  estensione  delle  medesime;  consigliava  pru- 
denza e  conciliazione;  *  consigliava  il  differimento  del 
trasporto  della  capitale,  *  al  pari  della  Prussia;  '  si  di- 
chiarava pronta  ad  ospitare  il  papa  ed  a  mandare  anzi 
un  Maviglio  per  trasportarlo,  ma  lo  consigliava  a  non 
abbandonare  Roma.  *  L'agitazione  in  Irlanda  era  gran- 
dissima; i  vescovi  promovevano  meetings,  e  si  trattava 
di  far  promettere  ai  Deputati,  clie  in  Parlamento  avreb- 


*  Doc.  17^  Cadorna  da  Londra,  13  seti,  pag.  109.  ~  Sall*opinione 
del  Governo  inglese  intomo  alla  possibilità  di  una  conciliazione, 
vfiHi  Doc.  9  (Cadorna  da  Londra,  8  sett),  già  riferito  a  pag.  54, 
n.  1.  —  Suiropinione  del  Governo  bavarese  vedi  Doc.  4  (Mioliorati 
da.  Monaco)  già  riferito,  a  pag  54,  n.  2. 

^  Dot\  41,  Cadorna  da  Londra,  27  sett.,  pag.  114:  <  Saa  Signo- 
ria [QranvìlJe]  mi  espresse  il  dabbio  che  il  trasporto  immediato 
ed  elettivo  della  Sede  del  Governo  a  Roma  potesse  prodarre  degli 
inconvenienti  e  creare  delle  difficoltà  e  dei  disturbi,  e  notò  come 
gli  parecf^  che  la  questione  importante  per  l'Italia  potasse  rite- 
nersi coni  e  risolta  per  gPItaliani,  indipendentemente  dal  trasporto 
della  capitale.  » 

5  Doc.  42  ^opra  riferito  a  pag.  67,  n.  1. 

*  Dùc.  41,  Cadorna  da  Londra,  27  seti,  pag.  114,  col.  2*:  <  Dopo 
ciò,  il  signor  conte  di  Granville  mi  disse  che  non  era  ancora  bea 
certo  te  il  Papa  rimarrebbe  a  Roma;  che  le  opinioni  opposte  lot- 
tavamo intorno  e  presso  il  Pontefice;  che  egli  lo  aveva  officiosa- 
mente fatto  consigliare  di  non  lasciare  Roma.  Mi  confermò  poi 
q  a  tato  Sir  A.  Paget  aveva  già  detto  a  V.  E.  per  ordine  del  soo  Go- 
verno, cioè  che,  ove  il  Papa  lo  avesse  desiderato,  il  Governo  bri- 
tannico non  bì  sarebbe  rifiutato  di  riceverlo  a  bordo  del  suo  na- 
viglio. » 


§  3]  DEIJ.E  POTENZE  09 

bero  sostenuto  calorosamente  la  causa  dei. Papa.  *  Ma 
tutta  quest*  agitazione  non  riusci  ad  ottenere  altro  che 
riservatezza  da  parte  del  Governo,  il  quale  del  resto 
faceva  trapelare  le  sue  simpatie  per  T  unità  italiana. 

I  governi  che  non  si  limitavano  a  mostrarsi  riservati, 
ma  insistevano  davvero  sulla  concessione  delle  guaren- 
tigie, erano  il  belgico  e  lo  spagnuolo.  Nel  Belgio  c'era 
un  considerévole  partito  parlamentare  clericale  anche 
prima  del  1870,  come  in  Inghilterra  e  in  Francia;  anzi 
era  ed  è  ancora  il  paese  dove  gli  ultramontani  hanno 
un  maggior  numero  di  rappresentanti  nella  Camera.  Ma 
il  Belgio  non  poteva  avere  un  gran  peso  nella  bilancia, 
siccome  Potenza  di  second' ordine  e  neutrale:  esso  avrebbe 
potuto  farla  traboccare  in  senso  ultramontano,  quando 
le  parti  opposte  fossero  state  nelle  altre  Potenze  presso 
a  poco  eguali;  ma,  sinché  non  si  fosse  verificata  questa 
condizione,  avrebbe  dovuto  usare  un  linguaggio  pru- 
dente e  attendere  il  motto  d'ordine  degli  altri  Stati.  E 


*  Doc.  94,  Pandolfini,  coii£ole  a  Dabliao,  4  nov.,  pag.  124:  Si 
flOQO  tenuti  divorai  meeting  per  protestare  eontro  roccapazione  di 
Roma;  il  più  grande  sarà  tonato  a  Dublino,  dove  il  cardinale  Gal- 
len  intende  «  far  li  che  i  singoli  rappresentanti  delia  medesima 
[dell'  Irlanda]  prendano  verao  i  propri  collegi  elettorali  nn  formale 
e  solenne  impegno  di  difendere  e  calorosamente  sostenere  la  causa 
del  Pontefice  nella  prossima  apertura  del  Parlamento  britannico...^ 
Tra  i  cattolici  esiste  anche  qui  una  parte  moderata  e  favorevole 
air  Italia;  ma  questa  parte  è  sventuratamente  assai  minipoa  com- 
parativamente a  quella  dei  fanatici,  e  troppo  debole  per  affrontare 
le  ire.  Quindi  le  sue  opinioni  non  sono  qui  rappresentate  da  alcun 
giornale.  » 


70  .  ATTEGOL\MENTO  [  §  3 

questo  fu  il  caso:  nel  Belgio  era  allora  al  potere  il  par- 
tito clericale;  pure  il  suo  capo  comprese  che  bisognava 
rassegnarsi  alla  posizione  delle  cose;  egli  era  abbastanza 
intelligente,  non  minacciava  intervento,  insisteva  sulle 
guarentigie,  usando  del  rèsto  un  linguaggio  riservato;  * 
non  si  arrischiava  a  desiderare  di  più  di  una  sanzione 
internazionale  delle  medesime,  *  del  resto  già  proposta 
dal  Governo  italiano  innanzi  all'Austria,  p^  quanto  ri- 
guardasse la  dotazione  pontificia.  *  . 

Nella  Baviera  i  clericali  fecero  pure  delle  scenate,, 


*  Doc.  16,  G.  DE  Barral  da  Bruxelles,  12  sett,  ptg.  109:  <  M. 
d*Anetlian  [ministro  degli  esteri]  m'a  répondu  qa'absolament  par- 
lant  le  pouvoir  temporel  ii*étai8  pas,  il  est  vrai,  d'une  nécessité  in- 
diapensable  au  Saint-Siège  pour  remplir  sa  mission  dans  le  monde; 
mais  qu'il  fallait  cependant,  à  tont  prix,  troaver  une  combinaison, 
qaelqne  chose,  qoi  lai  permit  d'exercer  ser  fonctions  spiritaelles 
dans  sa  pleine  et  entière  libertè  d'action,  sans  qu'il  fùt  méme  poe- 
aible  d'imaginer  qu*il  y  entràt  la  moindre  pression  ou  influence 
étrangère,  et  encore,  a-t-il  ajouté,  ce  qaelqae  chose  devrait  rece^ 
voir  la  garantie  colUctive  des  grandes  puissances  catìioliques..., 
dans  la  bouche  de  M.  d'Anethan,  qui  passe  avec  raison  pour  étre 
le  chef  le  plus  inteUìgent,  le  plus  autorisé  du  parti  catholiques,  ce 
lengage  acquiert,  surtout  dans  les  circostances  actuelles,  une  im- 
portance  qui  ne  peut  manquer  d'attirer  la  haute  attention  de  V.E  > 

*  Vedi  nota  antecedente.  —  Doc,  93,  C.  de  Barral  da  Bruxelles, 
8  noY.,  pag.  124:  11  ministro  degli  esteri  d'Anethan  dice  che  «  il  se- 
rait  vivement  à  desirer  [prima  sembra  avesse  usato  un  linguaggio 
più  energico;  vedi  la  nota  antecedente]  que  les  sùretés  données  par 
r  Italie  à  cotte  parfaite  liberté  d'action  [da  concedersi  al  papa]  re- 
yoBsent  la  sanction  collective  de  toutes  les  puissances  catholiques.  > 

*  Doc.  24,  sopra  riferito,  a  pag.  50,  n.  1. 


§  3]  DELLE  POTENZE  71 

come  in  altre  parti  della  Germania,  <  in  Austria,  *  in  Ir- 
landa,' in  Olanda;^  in  Monaco  si  combinò  una  grande 
processione  pubblica,  alla  quale  prese  parte  l'arcive- 
scovo, e  vi  si  fece  prendere  parte  anche  a  molti  conta- 
dini dei  dintorni  chiamati  appositamente  perciò;  si  pro- 
palava ridea  di  una  crociata;  ma  tutto  questo  chiasso 
aveva  poca  presa  presso  il  Governo,  il  quale  nello  «tesso 
tempo  persisteva  a  negare  Texequatur  al  domma  del- 


'  Doc,  46,  Launat  da  Berlino,  6  ott.,  pag.  115:  I  clericali  ri  agi- 
tano per  le  proBBime  elezioni  generali,  <  ili  se  plaigneut  de  Vinac- 
tion  da  Gouvernement  prossien  et  laissent  entendre  que  les  catho- 
liques  doivent  chercher  à  se  faire  eux-mémes  justice.  C^est  à  Fulda 
qae  se  réuziira  prochaìnement  une  assemblée  nombreose  recrutèe 
notamment  parmi  la  noblesse  de  la  Westphalie  et  de  la  Bavière. 
Elle  se  propose  de  mettre  à  Fordre  da  joar  Toccupation  de  Rome 
par  nos  troupes.  Il  faut  s^attendre  à  un  protestatiou,  et  peut-étre 
méme  a  un  appel  aox  puissances  catholiques.  » 

*  Doc.  105  sopra  riferito,  a  pag.  62,  d.  2. 
'  Doc.  94  sopra  riferito,  a  pag.  69,  n.  1. 

*  Doc.  90,  Bbrtxnatti  da  Aia,  29  ott,  pag.  123:  «  non  volendo 
rassegnare  gli  ultracattolici  dei  varii  Stati,  cospirano  oggidì  contro 
di  noi,  onde  venire,  come  essi  dicono,  in  aiuto  al  cattolicismo  io 
pericolo,  e  rimettere  in  trono  il  Papa  <  «  empiamente  privato  della 
sua  capitale,  »  »  al  qual  uopo  fanno  e  promuovono  soscrizioni  nume- 
rose. »  —  Doc.  99,  idem,  14  nov.,  pag.  126:  <  L'agitazione  cattolica 
in  favore  del  Papa  continoa  a  propagarsi  e  ad  ingigantire.  —  La  pe- 
tizione già  indirizzata  a  questo  Sovrano  a  fine  di  indurlo  ad  inter- 
venire a  prò  del  Papa  »  era  un  rotolo  di  carta  lungo  8  metri,  tutto 
pieno  di  firme.  —  «Le  notìzie  intanto  che  ricevo  da  Amsterdam 
dicono  che  ivi,  nelle  chiese  e  nei  convegni  ai  quali,  sotto  colore  di 
esercizi  spirituali,  intervennero  non  pochi  forestieri  belgi  fra  gli 
altri,  si  cospira  risolutamente  contro  di  noi,  e  collo  scopo  non  dis- 
simulato di  reintegrare  il  papa  nel  perduto  dominio.  >  ^ 


72  ATTEGGIAMENTO  [  §  3 

r  infallibilità.  '  Tuttavia  il  Governo  temeva  sempre  di 
qualche  mutamento  nella  posizione  dei  partiti,  molto  più 
che  la  differenza  numerica  tra  i  deputati  clericali  e  i 
liberali  era  poca;  quindi  (oltre  che  per  la  ragione  di 
essere  una  Potenza  di  second'  ordine)  teneva  un  linguag- 
gio riservato,  specialmente  rispetto  agli  atti  ostili,  ma 
dichiarava  che  non  si  sarebbe  immischiato  nelle  cose 
nostre  per  F eventuale  occupazione  di  Roma;  *  e  poscia  si 


■  Dw?.  Od,  MKtLtoRATi  da  Monaco,  16  nov.,  pag.  126:  €  Una  prò- 
cetsione  religiosa  ebbe  luogo  a  Monaco  nella  prima  domenica  del 
corrente  me^,  allo  scopo  d* impetrare  F  intervento  del  cielo  a  fa- 
vore del  riprìBtinamento  del  potere  temporale  del  Papa.  Questo 
pubblico  atto  religioso  ebbe  laogo  per  iniziativa  di  alcani  cattolici 
zelanti;  ad  esAO  bì  associò  F arcivescovo  di  Monaco,  il  basso  clero, 
ed  una  massa  di  contadini  fìtti  venire  appositamente  dalla  campa- 
gna. La  stampa  clericale  venne  qnindi,  sino  ad  un  certo  punto,  in 
soccorso  delia  eausa  del  Vaticano,  cercando  di  poi>olarixzare  Fidea  di 
una  crociata  a  favore  della  Santa  Sede;  ma  è  d'aopo  eziandio  ri- 
conoscere che  i  suoi  sforzi  non  ottengono  risaltati  di  qoalche  im- 
portanza. Dair  altro  lato  invece  avvi  la  stampa  liberale,  la  qmile 
addita  ai  nimistrì  bavaresi  la  questione  romana,  come  quella  per  la 
quale  dovrebbero  spendere  la  propria  inflaecza;  e  ciò  tanto  nel 
^nso  del  mantenimento  delle  prerogative  reali  contro  la  promul- 
gazione del  dogma  sulFinfallibilità,  quanto  per  invitarli  ad  astenersi 
da  qualEiasi  diEoos trazione  contro  i  recenti  avvenimenti  compiutisi 
nella  città  eterna.  » 

*  Doc.  i,  MitìLtoRATi  da  Monaco,  8  sett.,  pag.  106:  €  Ove  però 
un  tal  voto  [di  conciliazione  col  papa]  non  potesse  disgraziata- 
mente r^alisscarsi,  e  che  il  Governo  italiano,  innanzi  F  esperienza 
acquisita  colla  Corte  dì  Roma,  la  quale  inclina  forse  meglio  a  sot- 
toporsi  ai  fatti  compiuti,  reputasse  opportuno  di  passar  oltre,  il 
conte  di  Bray  [m bistro  degli  esteri],  rinnovandomi  le  dichiara - 
£Ìoni  cbe  la  Baviera  non  s*immischierà  nelle  nostre  faccende^  volle 


r 


§  31  DELLE  POTENZE  73 

compiaceva  che  fosse  avvenuta  senza  molto  spargimento 
di  sangue.  * 


Nella  Spagna  sembra  non  ci  sìa  stato  tutto  quel  chiasso 
organizzato  ^he  in  Germania,  Austria,  Irlanda  e  Olanda; 
il  Governo  espresse  senz'ambagi  sentimenti  di  simpatia 
per  r  occupazione  di  Roma  ;  •  richiedeva  nel  modo  più 
esplicito  che  fossero  mantenute  le  promessecene  gua- 
rentigie; '  ma  al  solito  senza  entrare  nei  dettagli,  né 
nel  diritto  interno. 

Gli  altri  Stati  Europei  di  second'ordine,  o  non  avevano 
interessi  speciali  nella  quistione,  o  avevano  ben  poca 
importanza  per  poter  tenere  un  linguaggio  men  che  ri- 


però fare  per  qael  caso  le  mie  riserve.  Gli  atti  oetili,  soggiunse 
egli,  che  si  compirebbero  contro  un  sovrano  col  quale  viviamo  in 
buoni  rapporti,  e*  impongono  una  riserva  che  mi  costringe  a  non 
esprimere  alcun  concetto  relativo  ad  essi.  » 

>  Doc.  26^  Migliorati  da  Monaco,  21  seti,  pag.  Ili:  «Egli  [il 
ministro  degli  esteri]  mi  ha  dato  atto  di  queste  comunicazioni 
[della  presa  di  Roma]  e  mi  espresse  la  sua  soddisfazione  che  tutto 
sia  finito  quasi  senza  spargimento  di  sangue.  » 

*  Doc.  34,  CiRRUTi  da  Madrid,  23  sett.,  pag.  113:  «  Ieri  sera 
andai  a  visitare  S.  A.  il  Reggente,  il  quale  pure  mi  manifestò  la 
sua  soddisfazione  sulFesito  delle  cose  di  Roma.  > 

^  Doc.  43,  CsRRUTi  da  Biadrid,  29  sett.,  pag.  115:  «  Una  sola 
cosa,  mi  disse  egli  [Prim  capo  del  Gabinetto],  è  essenziale,  una 
sola  cosa,  continuò  egli,  domina  tutte  le  altre,  e  su  di  questa  il 
Governo  spagnuolo,  fiero  d'un  titolo  annesso  alla  Corona  spagnuola 
crede  avere  il  diritto  d*  insistere,  cioè  la  perfetta  indipendenza  spi- 
rituale del  Capo  della  religione  cattolica  e  la  perfetta  libertà  per- 
sonale del  Sommo  Gerarca.  > 


74 


ATTEGGIAMENTO 


[§3 


servato  senza  aspettare  il  motto  d'ordine  delle  grandi 
Potenze*  Quelli  poco  o  punto  interessati  nella  quistione, 
come  la  Grecia  *  e  la  Svezia  e  Norvegia  «  esprimevano 
più  tosto  sentimenti  di  simpatia  senza  far  tante  ri- 
serve; quelli  interessati,  come  il  Wurtemherg  '  e  il 
Baden  *   sì  regolarono  secondo  la  forza  del  movimento 


^  Doc.  25,  Della  Minerva,  da  Atene,  21  lett,  pag.  IH  :  «  II 
Governo  greco,  indifferente  per  quanto  rigaarda  la  questione  reli- 
giosa, ha  però  manifestato  la  sua  compiacenza  nel  sapere  che  la 
questione  politica,  che  interessa  tanto  T  Italia  e  che  completa  U 
sua  uiiità^  sia  in  via  di  una  soluzione  definitiva.  » 

-  Do€.  2Z,  LiTTA,  da  Stocolma,  16  sett,  pag.  110:  «  Il  conte  di 
Wachtmeister  manifestò  un  vero  compiacimento  nel  vedere  come 
al  presente  la  questione  romana  s^avviasse  verso  la  sua  soluzione; 
riconobbe  che  il  Governo  italiano  aveva  due  nemici  a  combattere, 
il  partito  d'azione  neirintemo  del  regno,  e  la  reazione  a  Roma,  e 
che  t>er  disannare  Tuno  e  vincere  T  altra,  momento  più  opportuna 
non  era  vi  che  questo,  previo  raccordo  stabilito  colle  altre  potenze^ 
più  o  meno  interessate  nella  questione.  » 

^  Doc.  VS,  Greppi  da  Stoccarda,  12  sett:  <  Mi  risulta  che,  per 
parte  del  Governo  del  Wurtemberg,  non  verrà  fatta  veruna  positiva 
opposizione  ai  progetti  del  Governo  italiano.  >  Doc.  67,  19  ott..^ 
pag.  120  :  «  tanto  il  vescovo  di  Rottemburgo,  quanto  la  popolazione 
cattolica,  non  diedero  sinora  segni  di  commozione  ;  cosi  il  Governo 
del  Wurtemberg  è  ben  lieto  di  poter  serbare  T  atteggiamento  di 
spettatore.  *  Doc.  72,  23  ott.  pag.  121  :  «  Oggi  il  foglio  del  partita 
cattolico,  intitolato  Giornale  del  Popolo  tedesco^  reca  il  testo  di 
una  pastorale  di  monsignor  Hefele,  assai  accentuata  nella  forma,  e 
che  nella  sostanza  si  pronuncia  in  senso  direttamente  contrario 
alla  occupazione  di  Roma  per  parte  del  Governo  italiano.  » 

*  Dùù.  1 1,  Cant AGALLI  da  Garlsruhe,  10  sett.  :  Il  Governo  di  Baden 
in  princìpio  ammette  la  soluzione  nazionale;  ma  non  può  dare  un 
avviso  de  unitivo,  quantunque  non  abbia  a  lodarsi  del  Governo  pon- 


i 


§  31  DELLE  POTENZE  75 

clericale  nel  loro  paese  e  la  condotta  delle  grandi  Po- 
tenze. 

La  Russia,  V  unica  fra  le  grandi  Potenze  poco  o  punto 
interessata,  dichiarava  di  non  volersi  ingerire  nella  qui- 
stione;  ma  tale  sua  condotta  veniva  ad  essere  un'appro- 
vazione implicita;  le  sue  riserve  erano  differenti  da  quelle 
della  Prussia,  dell*  Inghilterra  e  di  altri  Stati;  non  si- 
gnificavano che  essa  avrebbe  agito  secondo  i  movimenti 
della  sua  politica  interna  (che,  per  mancanza  di  un  nu- 
mero considerevole  di  sudditi  cattolici,  non  poteva  essere 
spostata  dair  occupazione  di  Roma),  ma  secondo  quelli 
della  politica  estera,  cioè  secondo  la  condotta  delle  grandi 
Potenze  interessate:  del  resto  faqeva  trapelare  le  sue 
simpatie  per  1*  occupazione  della  città  etema.  * 

Colle  Potenze  non  europee  sembra  che  non  ci  siano 
stati  scambi  diplomatici  per  la  quistione  romana;  almeno 
il  Ministero  italiano  non  presentò  alla  Camera  documenti 
in  proposito. 


tificio.  —  Doe,  65,  18  ott.  :  Il  ministro  degli  esteri  granducale  dice 
falso  che  il  papa  manchi  di  libertà,  di  poste  e  telegrafi;  che  non 
ha  argomenti  migliorL  —  Doc,  86:  Il  medesimo  protesta,  che  la 
mancanza  di  libertà  per  la  continnazione  del  concilio  ecomenico,  è 
uno  dei  tanti  prelesti  di  cui  abusa  la  Curia.  > 

'  Doe.  87,  Bella  Caracciolo  da  Pietroburgo  26  ott,  pag.  123: 
Il  Cancelliere  imperiale  «  senza  pronunciarsi  definitivamente  sul 
complesso  della  questione  romana,  della  quale  mostra  sempre  di  non 
volersi  direttamente  ingerire,  mi  dichiarò  nondimeno  che  relativa- 
mente alle  informazioni  da  me  fornitegli,  riteneva  la  condotta  ed 
il  linguaggio  del  nostro  Governo  come  corretti  ed  irrepreitoibili.  » 


76  ATTEGGIAMENTO  [  §  3 

Dalla  corrispondenza  diplomatica  risulta  che  il  Mini- 
stero prevedeva  ostacoli  maggiori  di  quelli  che  realmente 
non  incontrò;  promise  più  di  quanto  esso  medesimo  cre- 
dette poi  necessario  di  attenere;  colla  Legge  delle  gua- 
Ff^ntigie  concesse  però  sempre  più  di  quanto  era  neces- 
sario; e,  sopratutto,  le  libertà  interne  della  Chiesa  non 
erano  richieste  da  nessuna  Potenza. 

Questi  Documenti  Diplomatici,  presentati  alla  Camera 
il  19  dicembre  1870,  arrivano  quasi  sino  al  momento  della 
presentazione  (9  dicembre)  del  progetto  ministeriale  della 
Legge  delle  guarentigie.  La  Sinistra,  poco  propensa  a 
conceder  prerogative,  vedeva  che  il  pernio  della  qui- 
fyVìime  consisteva  nelle  condizioni  politiche  estere:  ma 
(iUi.'ste  risultavano  piuttosto  rosee  dai  documenti  pre- 
sentati; quindi  sospettava,  che  esistessero  conversazioni 
segrete,  partecipazioni  confidenziali;  ma  il  Ministro  degli 
esteri,  interpellato,  *  rispondeva  negativamente.  '  E  allora 
perchè,  riprendeva  la  Sinistra,  volete  concedere  tutte 
queste  prerogative?  Se  le  condizioni  della  nostra  politica 
estera  sono  veramente  quali  risultano  dai  documenti 
pubblicati,  noi  non  vediamo  la  necessità  di  accordar  tanto 


■  Interpeilaoza  Oliva  e  Ghinosi,  Deputati^  30  genn.  1871. 

^  ibid.,  pag.  422,  col  1^,  Visconti-Vsnosta  ministro  per  gli  af- 
fari esteri:  «  non  vi  sono  altre  dichiarazioni  faorchè  quelle  che 
riAuItano  dai  documenti  pubblicati  nel  Libro  Verde.  —  Il  Parlamento 
(lunqae  si  appresta  a  deliberare  intomo  al  grave  argomento,  in  una 
situaiione  che  gli  è  completamente  nota  pei  documenti  che  furono 
pubblicati;  con  quel  criterio  che  ogni  deputato  può  farsi  intorno 
alla  situazione  della  medesima,  intomo  al  problema  che  dobbiamo 
risolvere,  intomo  alle  difficoltà  che  dobbiamo  superare,  ed  a  quanto 
consìgli»  r  interesse  del  paese.  » 


§3]  DELLE  POTENZE  77 

a  scapito  dei  diritti  dello  Stato.  *  E  in  ciò  essa  aveva 
ragione.  Aveva  forse  torto,  invece,  nell' accusare  il  Mi- 
nistero di  troppa  precauzione  e  di  aver  promesso  troppo:  - 
vero  è  che  esso  si  era  ingannato  nel  calcolare  la  gra- 
vità degli  ostacoli;  ma  in  una  quistione  affatto  sui  ge- 
neris, e  che  interessava  i  cattolici  di  tutto  il  mondo,  era 
impossibile  prevedere  con  esattezza  la  condotta  delle  Po- 
tenze, ed  era  quindi  giusto  procedere  cautamente:  se  del 
resto  le  promesse  fatte  dal  Ministero  venivan  dimostrate 
dagli  avvenimenti  più  larghe  del  necessario,  il  guaio  non 
era  poi  tanto;  giacché  il  Ministero  avrebbe  potuto  riti- 
rarne appresso  una  parte,  come  realmente  fece  (specie 
rispetto  ai  cardinali  e  al  trattato  internazionale  per  la 
dotazione  pontificia)  senza  lagnanza  delle  Potenze.  ' 

Dai  Documenti  Diplomatici  risulta,  che,  quando  il  Mi- 
nistero presentò  il  suo  Progetto  di  legge,  la  posizione 
politica  dell'Italia  di  fronte  alle  Potenze  era  di  già  as- 


% 


*  Ibid.,  pag.  425,  col.  2%  Oliva:  «  Signori,  io  prendo  atto  di 
queste  dichiarazioni  del  Ministero,  e  per  consegaenxa  mi  aspetto 
che  la  Commissione,  dopo  averle  udite,  ci  verrà  a  dire  che  dal  canto 
suo  è  ben  lieta  di  adottare  uo  altro  sistema  onde  sottoporlo  alle 
deliberazioni  della  Camera  » 

*  Lo  stesso  Mancini,  nella  discussione  sulla  politica  ecclesiastica 
tenuta  nella  Camera  dei  Deputati  nel  1875,  si  dichiarava  disposto 
ad  accordare  le  «  circostanze  attenuanti   » 

^  Queste  promesse,  poi  ritirate,  le  aveva  fatte  air  Austria  (Doc.  24, 
Visconti-Vknosta  al  ministro  del  Re  a  Vienna,  21  sett.  1870,  sopra 
riferito,  a  pag.  55,  n.  1),  la  quale  poi  (Doc.  79,  Minohbtti  da 
Vienna,  25  ottobre,  pag.  122)  si  dichiarò  soddisfatta  di  una  circolare 
(Doc.  56,  Visconti- Venosta  ai  rappresentanti  di  S.  M.  air  estero, 
18  ott.,  pagina  118),  in  cui  veniTano  taciute. 


78 


ATTEGGIAMENTO 


[§3 


sicuiata;  la  quistione  romana  poteva  dirsi  liquidata  in- 
nanzi alle  medesime,  esse  o  non  se  ne  mischiavano  più,  o 
parlavano  genericamente  di  guarentigie;  ma  Tidea  di 
un  Con^n*esso  internazionale  era  svanita,  *  quantunque 
sia  stata  poscia  riprodotta  da  qualcuno  nelle  nostre  Ca- 
mere; ^  nessuno  Stato  minacciava  l'Italia  pel  caso  che 
essa  non  volesse  concedere  una  speciale  prerogativa. 
Questo  fatto  è  del  resto  spiegabile,  se  si  osserva  quale 
fosse  la  posizione  presa  dai  clericali.  Essi  non  doman- 
davano le  guarentigie,  ma  addirittura  la  restaurazione, 
un  intervento  delle  Potenze,  una  crociata;  non  volevano 
vie  di  mezzo;  sicché  non  si  affaccendavano  presso  i  Go- 
vtìrni  per  V  una  o  V  altra  guarentigia,  e  perciò  neppure 
questi  insistevano  presso  il  nostro  sopra  punti  speciali 


^  Yedl  ì  Doc.  3,  5,  8,  16  e  93,  24,  in  parte  riferiti,  nei  quali  si 
parla  ancora  di  Congresso.  —  Relazione  della  Giunta  della  Camera 
ciei  Deputati,  Bónghi  relatore,  presentata  il  16  genn.  1871  ;  Depu- 
tati, lugp  341,  col.  1^:  «  risulta  che  il  ministro  degli  esteri,  dopo 
dichiarato  (Circolare  del  7  settembre  i870)  che  ««  l'Italia  fosse 
pronta  ad  entrare  in  intelligenze  cogli  altri  Stati  circa  le  condi- 
zioni da  determinarsi  di  comune  accordo  per  assicurai-e  Tindipen- 
dcns^a  spirituale  del  Pontefice,  »»  visto  che  queste  Potenze,  pur 
non  rigettando  l'apertura,  non  mostravano  però  nessuna  premura 
ili  entrare  in  negoziati,  e  davano  chiaramente  a  vedere  che  prefe- 
rivano lasciarci  tutto  quanto  Tenore  e  la  responsabilità  di  una 
soluzione,  e  starne  poi  a  guardare  e  giudicare  il  successo  e  Teffetto, 
procedette  ragionevolmente  il  28  ottobre  ad  annunciare  loro  quali 
fossero  gli  intendimenti  e  le  idee  del  Governo  italiano.  > 

^  Stanato,  2i  genn.  1871,  pag.  112,  col.  1%  Alfieri:  «  ritengo 
che  non  si  possa  assolatamente,  senza  andare  neir  assurdo,  volere 
che  le  condizioni  di  esistenza  della  Santa  Sede  sieno  assoggettata 
unicamente  alla  volontà  di  una  sola  Nazione.  » 


1 


§  3]  DELLE  Potenze  79 

delle  medesime.  Il  partito  clericale  non  prevalse  in  nes- 
suno Stato,  eccettuato  il  Belgio;  i  Governi,  quando  te- 
nevano un  linguaggio  riservato,  lo  facevano  si  per  non 
irritare  gli  ultramontani,  ma  non  perchè  fossero  venuti 
a  patti  netti  coi  medesimi.  Posto  che  essi  avessero  vinto 
in  una  delle  grandi  Potenze,  e  che  questo  trionfo  non  si 
fosse  avverato  presso  qualche  altra  delle  medesime,  allora 
sarebbe  stato  il  caso  di  insistere  presso  il  nostro  Governo 
su  qualche  punto  speciale,  non  potendo,  per  la  loro  iso- 
latezza,  pretendere  d'imporre  una  restaurazione.  Ma  i 
clericali  non  costituirono  la  maggioranza  in  nessuna  Ca- 
mera, tranne  che  nel  Belgio,  il  quale,  come  Stato  di  se- 
cond'ordine  e  neutrale,  non  poteva  imporsi  all'Italia,  e 
perciò  si  limitava  ad  insistere  genericamente  sulle  gua- 
rentigie, arrischiandosi  soltanto,  come  vedemmo,  ad  espri- 
mere il  desiderio  che  venissero  sanzionate  dalle  Potenze. 
L'orizzonte  politico  era  dunque  sereno:  e  il  Ministero 
potè  quindi  nel  suo  Progetto  di  legge  ritirare  alcune 
delle  promesse  fatte  innanzi  alle  Potenze.  Se  colla  Legge 
concesse  maggiori  prerogative  di  quanto  non  sarebbe 
stato  politicamente  necessario,  lo  fece  non  tanto  per  ti- 
mori infondati  di  complicazioni  estere,  quanto  per  con- 
vinzione scientifica.  Ciò  poi  va  detto  con  piena  sicurezza 
rispetto  alle  libertà  inteme  delJa  Chiesa,  al  secondo 
Titolo,  promesso  alle  Potenze,  *  ma  non  chiesto  da  nes- 


*  Doc,  54,  ViSGORTi- Venosta  ai  Rappresentanti  di  S.  M.  aireetero, 
18  ott.  1870,  pag«  118:  Concederemo  anche  libertà  interna  alla 
Chiesa,  il  che  farà  fede  della  sincerità  delle  guarentigie  ;  «  sortout, 
par  la  séparation  de  TÉglise  et  de  TÉtat  qne  l'Italie  a  déjà  pro- 
clamée,  et  que  le  GouTemement  du  Roi  se  propose  d*appliqaer  sur 


so  ATTEGGIAMENTO  [  §  3 

suna  <lell6  medesime.  Lo  stesso  differimento  del  trasporto 
della  capitale,  neppure  può  dirsi  che  sia  stato  imposto 
dalle  potenza  Alcune  di  esse,  come  vedemmo,  lo  ave- 
vano ctHLsigliato,  per  lasciar  tempo  agli  animi  di  cal- 
marsi; ma  nel  dicembre  questo  bisogno  non  si  sentiva 
più;  quando  si  discusse  il  progetto  del  trasferimento 
tlolla  st^de  del  Governo,  nei  giorni  22  e  23  dicembre  1870, 
quelli  che  proponevano  un  tempo  più  lungo,  non  si  ron- 
fiavano suir  argomento  di  lasciar  calmare  gli  animi  in 
Roma  o  (li  accondiscendere  al  desiderio  delle  Potenze; 
niente  affatto,  adducevano  solo  ragioni  tecniche,  che, 
cioè,  un  tempo  meno  lungo  non  sarebbe  stato  sufficiente 
per  ese^^iiire  i  lavori  preparatori  necessari,  ossia  per 
determinare  i  locali  dei  Ministeri,  delle  Camere,  ecc., 
farli  s^^ombrare,  riattare  o  costruire,  trasportarvi  gli 
archivi,  ecc. 

Le  necessità  politiche  che  influivano  sugli  estremi  delle 
guarentigie,  erano  poi  esclusivamente  di  politica  estera. 
Non  ci  fu  nessuno  nelle  Camere,  che  perorasse  la  con- 
cessione delle  prerogative  od  una  maggiore  estensione 
delle  medesime  allo  scopo  di  evitare  pericoli  che  altri- 
menti sarebbero  potuti  sorgere  dagli  animi  inacerbiti 
liei  clericali  italiani.  Gli  stessi  pochissimi  Deputati  semi- 
clericalt  esageravano  alla  Camera  i  pericoli  che  sareb- 


son  t^^rritoire  dèt  qae  le  Parlement  aura  doané  sa  sanction  aux 
]trojetf%  ile?  eonseillers  de  la  Coaronne.  Pour  raasarer  le  fidèles  sar 
nos  iataDtiona,  poor  lea  convaincre  qu'il  nona  serait  impossible 
U  cxerccr  one  preesion  sor  les  décistons  du  Saint-Siège  et  de  chercher 
à  taire  de  la  religion  un  instroment  politiqne,  rien  nous  ne  parait 
pìm  e^cBce  qae  la  Uberto  complète  que  nous  accordons  à  VEglise 
sur  notre  £erriioire,  » 


1 


§  3,  4]  DKIXE  POTENZE  81 

bero  potuti  provenire  dalle  potenze  estere;  ma  tacevano 
di  quelli  interni,  sebbene  protestassero  che,  se  nella  Ca- 
mera erano  appena  un  drappello,  fuori  della  medesima 
costituissero  la  maggioranza  di  fatto.  —  Ci  era  stato  un 
pericolo  intemo  ;  ma  non  da  parte  dei  clericali,  sibbene 
da  parte  dei  repubblicani  e  dei  radicali,  prima  deiroc- 
pazione  di  Roma;  si  era  temuto  (come  sopra  accennammo), 
e  non  del  tutto  senza  fondamento,  che  essi  volessero 
entrare  a  Roma  mentre  il  Governo  temporeggiava,  e  su- 
scitare movimenti  repubblicani  in  tutta  l'Italia.  Ma  questi 
timori,  se  è  da  tenerne  conto  per  la  storia  dell'occupa- 
zione di  Roma,  non  hanno  stretta  relazione  colla  storia 
della  Legge  delle  guarentigie. 


§4 


Concetto  generale  della  Legge  delle  guarentigie. 
Diverse  correnti  d'idee  nelle  Camere.  Redazione.  Discussione. 


La  «  Legge  per  le  guarentigie  delle  prerogative  del 
Sommo  Pontefice  e  della  Santa  Sede  e  per  le  relazioni 
dello  Stato  colla  Chiesa  »  (13  maggio  1871,  numero  214), 
o,  come  generalmente  si  appella,  la  Legge  delle  Guaren- 
tigie, si  divide  in  due  parti  essenziali,  distinte  in  due  Ti- 
toli. Questa  distinzione  si  trova  in  quasi  tutti  i  progetti 
di  Concordato  dei  tempi  del  Cavour  e  del  Ricasoli,  come 
pure  nel  progetto  ministeriale  della  presente  Legge,  ma 

F.  Scaduto  —  Quarnitigie  Ponti/lcie  6 


82  CONCETTO  GENERALE  DELLA  LEGGE  [§  4 

non  esplicitamente,  sibbene  solo  in  quanto  le  disposizioni 
relative  alle  guarentigie  sono  ordinate  le  une  accanto 
alle  altre,  e  poi  seguono  quelle  intorno  al  diritto  interno. 
La  distinzione  esplicita  in  due  titoli  è  dovuta  alla  Giunta 
(ossia  Commissione)  della  Camera  dei  Deputati.  Il  pro- 
blema risoluto  dalla  presente  Legge  aveva  già  ricevuto 
un'altra  volta  una  soluzione  pratica,  quando  cioè  la 
Francia  aveva  occupato  lo  Stato  pontificio;  *  ma  i  legi- 
slatori italiani  del  1871  lo  sciolsero  affatto  indipenden- 
temente; essi  citarono  rarissime  volte  la  soluzione  napo- 


*  Crediamo  utile  riferire  gli  articoli  del  Concordato  napoleonico 
di  Fontainebleaa  relativi  alle  guarentigie  o  alle  nostre  libertà  in- 
terne della  Chiesa,  perchè  si  veda  come  il  problema  sia  stato  ri- 
solato differentemente.  Concordai  entre  Sa  Majesté  Vempereur  et 
roi  Napoleone  et  Sa  Samteté  Pius  VII.  Signé  a  Fontainebleau  le 
25  janvier  Ì8i3  (presso  G.  De  Champeau,  Le  Droit  civil  eocle- 
siastique  francais  ancien  et  moderne,.*,  ou  RecueiL.,,  dee  Concor^ 
dati...  Paris,  Coarcier  (1848),  voL  II,  pag.  454-56).  «  Art.  2.  Les 
ambassadeurs,  ministres,  chargés  d'affitires  des  puissances  près  le 
Saint-Pére,  et  les  ambassadears,  ministres  oa  chargés  d  affaires  que 
le  Pape  pourrait  avoir  près  les  puissances  étrangères,  jouiront  des 
ìmmunités  et  privilèges  dont  jouissent  les  membre  du  oorps  diplo- 
matiqae.  —  Art.  3.  Les  domaines  que  le  Saint-Pére  poesedait,  et 
qui  ne  sont  pas  aliénés,  seront  exemptes  de  tout  espèce  d'impòt, 
ils  seront  administrés  par  ses  agents  ou  chargés  d^affaires.  Ceux 
qui  seraint  aliénés  seront  remplacés  jusqu*à  la  concurrence  de  deux 
million  de  frane  de  revenue.  »  —  Art.  4.  Se  il  papa  dentro  sei  mesi 
non  istituisce  i  vescovi  nominati  dall'  imperatore,  V  istituzione  sarà 
fatta  dal  metropolitano  o  dal  vescovo  più  anziano  della  provincia. 
—  Art  5.  Il  papa  nominerà  liberamente  IO  vescovi  in  Francia  e 
in  Italia.  —  Art.  6.  I  sei  vescovi  suburbicarii  saranno  nominati  li- 
beramente dal  papa.  —  Art  8.  L'Imperatore  e  il  Papa  s'intende- 
ranno per  la  riduzione  dei  vescovati. 


§  4]         CONCETTO  GENERALE  DELLA  LEGGE  83 

leonica  e  solo  a  proposito  di  qualche  puato  speciale;  «  la 
soluzione  presente  è  dunque  il  frutto  esclusivo  di  idee  ita- 
liane, di  quella  corrente  di  idee  belgico-francesi  che  era 
stata  propagata  in  Italia  specialmente  dal  Cavour,  il  quale 
nello  stesso  tempo  le  aveva  adattate  alla  quistione  spe- 
ciale italiana  del  potere  temporale.  Unità  d'Italia,  e 
quindi  abolizione  di  esso,  ma  guarentigie  al  Papa  per 
r  esercizio  delle  sue  funzioni  spirituali,  ecco  il  primo 
titolo  della  Legge,  ossia  lo  scioglimento  essenziale  della 
Quistione  Romana;  libertà  interna  alla  Chiesa,  ecco  il 
secondo  titolo  ossia  Y  attuazione  delle  idee  belgico-fran- 
cesi  sparse  dallo  statista  piemontese  in  Italia.  Le  gua- 
rantigie,  oltre  ad  essere  nella  convinzione  teoretica,  scien- 


»  Deputati,  3  febb,  1871,  pag.  469,  col.  2*,  Crispi:  €  Nel  1798 
Berthier  fu  il  primo  ad  atterrare  la  potestà  temporale  di  Pio  VI; 
poscia  sei  1809  vi  fu  la  deposizione  di  Pio  VII  decretata  da  Na- 
poleone I.  Orbene  Napoleone  I,  che  può  esaere  invocato  da  voi  e  che 
forse  avete  studiato  quando  redigeste  il  progetto  di  legge  per  le 
garanzie  della  Santa  Sede,  non  concesse  la  inviolabilità  al  Pontefice 
Romano.  ^  Leggete  il  decreto  del  17  maggio  1809  ed  il  celebre 
Concordato  di  Fontainebleau  del  25  gennaio  1813  e  nell'uno  e  nel- 
r  altro  troverete  che  si  concedono  al  Papa  tutte  le  guarentigie,  gli 
si  fa  una  dotazione  a  un  di  presso  come  quella  che  gli  fate  voi, 
gli  si  decreta  la  immunità  nei  luoghi  dove  egli  risiedeva,  ma  non 
gli  si  accorda  la  inviolabilità  e  conseguentemente  la  irresponsabilità 
delle  sue  azioni.  »  —  Ibid.  15  febb.,  pag.  614,  col.  I*,  Bonghi:  «  la 
più  piena  soppressione,  il  più  pieno  annullamento  del  potere  tem- 
porale del  Pontefice  è  stato  quello  tentato  da  Napoleone  I,  e,  non 
ostante,  nel  Concordato  di  Fontainebleau,  che  Napoleone  I  nel  colmo 
delle  sua  potenza  impose  a  Pio  VII,  era  accordata  al  Papa  questa 
facoltà,  »  cioè  che  i  suoi  ambasciatori  godessero  delle  medesime 
immunità  di  quelli  delle  Potenze  estere  presso  lui. 


84  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  |  §  4 

tìfica  della  maggioranza  degr Italiani,  erano  anche  una 
necessità  politica;  la  cosi  detta  libertà  interna  della  Chiesa 
era  invece  soltanto  effetto  della  convinzione  degFItaliani^ 
non  anche  delle  necessità  politiche  estere  (od  interne;. 

Lo  scopo  teoretico  (qui  per  ora  prescindiamo  dal  po- 
litico) della  concessione  delle  prerogative,  è  di  assicurare 
il  libero  esercizio  delle  funzioni  spirituali  della  Santa 
Sede,  l'estensione  del  quale  viene  determinato  special- 
mente negli  articoli  9-13  della  Legge  (§  7  del  nostro 
lavoro).  I  mezzi  principali  per  conseguirlo  sono  due:  la 
ricognizione  della  sovranità  pontificia  (art.  1,  2,  3,  11; 
§  5  del  nostro  lavoro)  coi  suoi  vari  attributi  di  inviola- 
bilità, sanzioni  penali  speciali,  diritto  di  tener  guardie 
armate,  di  legazione  attiva  e  passiva,  immunità  locali 
e  personali  per  sé  e  pei  suoi  organi  precipui:  una  po- 
j^izione  economica  indipendente  (art  4-5;  §  6  del  nostra 
lavoro),  acciocché  altrimenti  la  sovranità  e  la  libertà 
d' azione  non  diventino  illusorie.  < 

Accennato  il  concetto  generale  politico  e  teoretico  della 
Legge  delle  guarentigie,  potremo  ora  scorgere  più  fa- 
cilmente le  differenze  dei  vari  sistemi  d'idee  esposte  alla 
Camera,  specie  in  quella  dei  Deputati,  per  la  soluzione 
(lol  problema. 

Il  sistema  della  gran  maggioranza,  la  quale  si  rag- 
gruppava attorno  al  Ministero  e  alla  Commissione  che 


'  Itipeto,  che  qai  parlo  dello  scopo  teoretico  ;  di  fatto  la  sovranità 
e  la  libertà  d' azione  non  sono  rimaste  inutili,  quantanque  la  Santa 
Sode  non  abbia  accettato  la  dotazione;  giacche  essa  possiede  altri 
cespiti. 


l 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'IDEE  NELLE  CAMERE  85 

riportarono  la  vittoria,  era  fondato  sopra  due  concetti 
fondamentali,  cioè  guarentìgie  (1**  titolo)  e  separatismo 
(colla  sua  conseguenza  del  diritto  comune;  2^  titolo).  Le 
differenze  fra  il  Progetto  del  Ministero  e  quello  della 
Commissione,  quantunque  non  lievi,  si  aggiravano  tut- 
tavia sempre  dentro  questa  cerchia  d' idee.  Le  principali 
sono  quattro,  provenienti  tutte  da  un  concetto  diverso 
del  separatismo:  la  Commissione  proponeva,  che  (1**)  gli 
ufficiali  ed  agenti  pubblici  potessero  entrare  nei  locali 
del  conclave  o  del  concilio  ecumenico  o  dell'ordinaria 
residenza  del  papa  dietro  una  sentenza  della  suprema 
magistratura  del  regno  (art.  7);  che  (2°)  i  medesimi  po- 
tessero entrare  nelle  Congregazioni  od  altri  Uffici  mera- 
mente spirituali  del  Pontefice,  per  ricercarvi  carte  ne- 
cessarie per  la  soluzione  di  liti  d'indole  privata,  dietro 
sentenza  della  magistratura  (art.  8);  che  (3^)  s'imponesse 
al  papa  l'obbligo  di  tenere  aperti  al  pubblico  i  musei, 
le  gallerie,  la  biblioteca  (art.  5);  che,  infine  (4"),  Texe- 
quatur  e  il  placet  fossero  conservati  per  le  provviste 
beneficiarie  (art.  16  della  1^  redazione  della  Commissione, 
che  in  parte  corrisponde  all'art.  17  della  2^  redazione  e 
all'art.  16  della  Legge).  Il  Ministero  non  aderiva  a  questi 
emendamenti,  *  i  quali  risultavano  da  un  concetto  più 
vasto  dei  diritti  dello  Stato  di  fronte  alla  Chiesa:  ma  i 
principi!  delle  guarentigie  e  del  separatismo  sono  salvi 
anche  nel  progetto  della  Commissione;  giacché  quanto 
alle  prime,  la  quistione  non  è  di  darle  o  non  darle,  sib- 
bene  di  assegnarne  più  (come  voleva  fare  il  Ministero) 


»  Deputati,  13  febb.  1871.  pag.  595,  col.  2%  Bonghi;  ibid.  17  marxo* 
pag.  806,  col,  ì\  Ds  Falco  guardasigilli. 


86  DIVERSE  CORRENTI  D*  IDEE  NELLE  CÀMERE  [  §  4 

od  assegnarne  meno  (come  voleva  fare  la  Commissione); 
e  quanto  al  separatismo,  la  Giunta  proponeva  di  conser- 
vare Texequatur  e  il  placet  in  materia  beneficiaria, 
solo  come  una  misura  temporanea  sino  al  futuro  riordi- 
namento della  proprietà  ecclesiastica,  non  come  una 
norma  definitiva.  * 

Il  Lanza,  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  faceva 
consistere  la  difi'erenza  principale  tra  il  Ministero  e  la 
Commissione,  rispetto  al  1®  titolo,  in  ciò;  che  quello 
considerava  il  Papa  come  un  essere  intemazionale,  mentre 
questa  lo  concepiva  come  dentro  lo  Stato  italiano,  quan- 
tunque gli  concedesse  pure  prerogative  e  certi  diritti 
sovrani.  •  Veramente  nel  Progetto  ministeriale  non  c'è  un 


>  DepuuUi^  31  genjL  1871,  pag.  434,  col.  2%  Bonghi,  relatore: 
«  Ma  la  Commissione  ha  ragionato  cosi:  »  manteniamo  Tesequatar 
e  il  placet  in  materia  beneficiaria  sino  a  «  qoando  avremo  mntoto 
la  natura  del  benefizio  ecclesiastico  e  creato  un  ente  giaridico 
capace  di  rappresentare  la  proprietà  ecclesiastica,  meno  intonto  e 
viziato  di  feudalità;  e  quando  invece  dalla  p-irte  dell*autorità  eccle- 
siastica sarà  ripristinate,  nelle  elezioni  dei  vescovi,  ed  estesa  ed  acco- 
manate  a  qaella  dei  parroci  Tingerenza  antica  del  laicato  e  del  clero.  » 

«  Deputati^  2  febb.  1871,  pag.  454,  coL  1-2*.  Lanza:  «  li  Mi- 
nistero considera  il  Sommo  Pontefice  Capo  della  Chiesa  aniversale, 
come  una  persona  alla  quale  non  possa  in  nessun  modo  applicarsi 
qualsiasi  disposizione  che  sia  relativa  al  diritto  nostro  intemo,  lo 
ravvisa  come  un  ente  internazionale,  oome  un  ente  il  quale  non 
può  dipendere  da  nessuno  Steto,  non  può  essere  suddito  di  nessun 
Governo,  e  per  conseguenza  non  può  andare  soggetto  a  giurisdi- 
zione di  sorte.  Invece  la  Commissione,  mentre  gli  riconosce  ed  ac- 
corda certe  prerogative  e  certe  guarentigie,  come  se  si  trattasse  ve- 
ramente di  un  ente  intemazionale,  essa  però  lo  sottomette  alla 
giurisdizione  dello  Steto;  qui  sta  la  differenza  essenziale  tra  il  Mi- 
nistero e  la  Commissione.  » 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NEIXE  CAMERE  87 

articolo,  in  cui  si  consideri  in  modo  esplicito  il  papa 
come  un  essere  internazionale;  ma  il  concetto  del  Lanza, 
oltre  ad  essere  stato  già  enunciato  nelle  promesse  fatte 
innanzi  all'Austria,  *  in  fondo  è  vero,  e  corrisponde  a 
quello  elle  noi  abbiamo  accennato  con  altre  parole  di- 
cendo che  la  Commissione,  nei  tre  punti  in  cui  esclu- 
deva l'immunità  piena  e  la  proprietà,  manifestava  un 
concetto  più  ampio  dei  diritti  dello  Stato;  il  Ministero 
si  opponeva  a  quei  tre  punti,  precisamente  perchè  vo- 
leva concedere  al  papa  di  più,  e  perciò  lo  considerava 
come  un  essere  internazionale,  quale  in  qualche  parte 
si  trova  nella  presente  Legge. 

I  sistemi  più  opposti  a  quello  del  Ministero  e  della 
Commissione,  sono  quelli  dei  clericali,  dei  giurisdizio- 
nalisti  e  dei  radicali.  I  clericali,  —  so  pure  può  loro 
darsi  questo  epiteto,  contro  il  quale  essi  protestavano;  - 


«  Vedi  sopra,  pag.  55,  n.  1,  e,,  snir  internazionalità  della  Legge 
delle  goarentigie,  appresso,  §  10,  in  fine. 

«  Deputati^  10  febb.,  pag.  562,  col.  2%  Toscanelli:  <  Prego  Tono- 
revole  Ruspoli  a  leggere  V  Osservatore  Romano  e  vedrà  che  fra 
tutti  i  discorsi  pronunciati  noli' Assemblea,  non  ve  n*  è  sUto  alcuno 
stimmatizzato  [dai  giornali  clericali]  più  del  mio.  Legga  V Armonia 
e  vedrà  che  dice  che  esso  è  cosparso  di  pece  rivoluzionaria.  >  — 
È  noto  come  sinora  la  Santa  Sede  risponda  che  non  expedit  (ossia, 
di  fatto,  è  proibito)  esercitare  il  diritto  elettorale  politico  attivo  e 
passivo  in  Italia.  Dunque  gli  stessi  deputati,  che  nella  Camera  ma- 
nifestano idee  un  po'  clericali,  sono  invisi  ai  clericali  veri  e  propri. 
I  deputati  semi-clericali,  (questo  epiteto  ci  pare  più  proprio  di  quello 
di  clericali),  al  tempo  della  discussione  della  Legge  delle  guaren- 
tìgie erano  il  Toscanelli,  il  Bortolucci,  il  Mellana,  rAlli-Maccarani, 
e  il  Panattoni.  Per  mettere  in  rilievo  la  differenza  tra  loro  e 


ss  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  [  §  4 

i?  veramente  avevano  combattuto  per  l'unità  d'Italia  e 
iti  parte  anche  per  Tannessione  di  Roma  *  — ,  erano  po- 
chissimi nella  Camera  dei  Deputati,  possono  proprio  con- 
iarsi sulla  punta  delle  dita  di  una  sola  mano;  tuttavia 
parlavano  apertamente  e  coraggiosamente  e  forse  anche 
imprudentemente,  proponevano  e  protestavano,  ma  noa 
venivano  ascoltati;  la  Camera  tollerava  i  loro  discorsi, 
smesso  lunghi,  talvolta  ingiuriosi,  di  solito  affatto  ur- 
tanti coi  sentimenti  nazionali  e  politici  della  quasi  to- 
talità; ma  non  accettava  e  non  poteva  accettare  nessuna 
ileUe  loro  proposte,  giacché  essi  partivano  da  un  punto 
(il  vista  quasi  essenzialmente  contrario.  Eglino  stessi  si 
accorgevano  della  loro  situazione  nella  Camera;  quindi, 
yMT  protestando  che  né  il  Progetto  ministeriale  né  quello 
ilrlla  Commissione  guarentissero  realmente  la  libertà 
flella  Chiesa,  *  non  facevano  proposte  radicalmente  cle- 
1  leali  ;  nessuno,  per  esempio,  propose  alla  Camera  di  la- 
sciare il  papa  sovrano  di  un  territorio  per  quanto  pic- 


1  lattoiici  liberali  yeri  e  propri,  crediamo  utile  riferire  il  legaente 
paaso  del  TosGANBLLi  intomo  al  cattolico-liberale  Bon-Compagni, 
Jieputati^  9  febb.  1871,  pag.  549,  col.  3*:  <  L'onorevole  Boncom- 
pagni  bì  afferma  cattolico,  ma  aoggionge  che  il  cattolico  ha  la  li- 
bertà di  guardare  se  gli  atti  che  emanano  dal  Pontefice  aieno  buoni 
u  cattivi,  giusti  od  ingiusti,  indi  ammette  il  libero  esame;  esso 
uo Incorda  né  più  ne  meno  colla  teoria  dei  protestanti.  > 

«  Quanto  al  Mellana,  vedi  sopra  pag.  90,  n  2.  Riguardo  al 
D'Ondes-Rbqqio  Vito,  vedi  sopra  pag.  3t,  n.  5:  egli  era  il  più  ten- 
dente al  clericaliBmo;  poi  ne  è  divenute  uno  dei  capi  più  acclamati. 
Iti  prova  di  ohe  basta  rimandare  agli  AtH  dei  vari  Congressi  cau- 
ttjUci  italiani;  ma  durante  la  discussione  della  Legge  delle  gua- 
rentigie egli  non  era  deputato. 

«  Vedi  il  discorso  del  deputate  Toscanslli,  23  gennaio  1871. 


§  4J  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  89 

colo,  per  esempio  della  cosi  detta  città  Leoniaa;  >  nessun 
contro-progetto  clericale  venne  innanzi  nella  discussione. 
La  discussione  generale  doveva  essere  più  che  sufficiente 
per  fare  accorti  i  semi-clericali  della  loro  situazione, 
anzi  non  era  neppur  necessaria.  Essi  limitavano  dunque 
le  loro  pretese,  cercando»  ma  sempre  indarno,  di  farle 
valere  in  qualche  articolo,  cosi  specialmente  quando  pro- 
posero di  dichiarare  libera  proprietà  pontificia  i  palazzi 
apostolici  e  loro  annessi.  '  Questa  forse  fu  V  unica  pro- 
posta che  essi  abbiano  formalmente  presentato;  altre, 
che  avrebbero  avuto  eflfettì  favorevoli  pei  medesimi,  non 
furono  presentate  da  loro;  cosi  specialmente  quella  Pe- 
ruzzi  e  Vigliani  intorno  all'insegnamento  dei  seminari. 

Accanto,  ma  separato,  al  sistema  dei  clericali  o  più 
tosto  semi-clericali,  sta  quello  dei  cattolioch'iiberali.  Essi 
erano  molto  numerosi  e  potenti  nella  Camera,  infinita- 
mente di  più  di  quanto  non  lo  siano  oggi  Appartenevano 
generalmente  alla  generazione  del  1848,  quando  il  papa 
aveva  spiegato  la  bandiera  delle  riforme  costituzionali, 
i^uando  le  persone  colte  erano  ancora  credenti,  allorché 


1  Lo  frasi  più  pronunziate,  cho  trovo  neUe  diiciuBioiki,  sono  qaelle 
del  sonatore  Capponi,  da  classificare  del  resto  forse  più  tosto  tra  i 
cattolico-liberali  che  tra  i  semi«clericaU;  Senato^  20  die  1870, 
pag.  65,  col  3*:  «  Le  difficolti^  o  Signori,  cominciano  alle  porte  di 
Roma,  perchè  da  ciò  dipende  o  si  paò  credere  che  dipenda  Y  indi- 
pendenza del  Pontefice.  >  Non  lo  dice  esplicitamente,  ma  intende 
dire,  che  il  Governo  italiano,  per  non  menomare  Tindipendensa  spi- 
rituale del  papa,  non  avrebbe  dovuto  impadronirsi  anche  della  città 
di  Roma. 

<  Vedi  appresso,  §  6,  29. 


90  DIVERSE  CORRENTI  D*  IDEE  XEI.LE  CAMERE  [§  1 

si  aveva  fede  sincera  nella  possibilità  di  una  concilia- 
zione tra  il  papato  e  la  civiltà,  nella  conciliabilità  tra 
il  domma  e  la  ragione,  quando  il  liberale  conte  di  Santa- 
Rosa,  prima  di  votare  la  legge  Siccardi,  si  faceva  to- 
gliere gli  scrupoli  dal  suo  confessore.  '  Questi  cattolico- 
liberali  appartenevano  quasi  tutti  alla  Destra;  la  quale 
contava  anche  dei  liberi  pensatori,  al  pari  della  Sinistra, 
quantunque  meno  numerosi  e  preferissero  le  considera- 
zioni politiche  alle  loro  idee  scientifiche  ed  usassero, 
anche  nel  campo  della  scienza,  un  linguaggio  riservato 
(esempio  Bonghi,  Minghetti).  Le  idee  politiche  dei  cat- 
tolico-liberali non  differivano  in  fondo  da  quelle  dei  loro 
compagni,  indifferenti  o  liberi  pensatori,  di  Destra.  Anche 
i  cattolico-liberali  accettavano  e  propugnavano  i  principii 
di  guarentigie  e  di  separatismo  (quest'ultimo  condan- 
nato esplicitamente  dal  Sillabo,  *  come  veniva  obbiettato 
nella  stessa  Camera  *);  anzi,  siccome  illuminati  quan- 
tunque credenti,  dovevano  rallegrarsi  di  una  riforma 
separatista  cosi  come  veniva  generalmente  intesa,  nel 
senso  cioè  che  lo  Stato  si  dichiarava  incompetente  ia 
tutto  ciò  che  riguardi  anche  indirettamente  lo  spirituale 
0  la  costituzione  interna  dalla  Chiesa. 
Le  divergenze  tra  i  cattolico-Jiberali  e  i  loro  colleghi 


1  Vedi  P.  C.  BoaGio,  La  Chiesa  e  lo  Stato  in  Pienumte^  sposi- 
zione  stovico^critioa^  «ce  Torino,  tipog.  Franco  1854,  voi  I,  pag.  334. 

<  SyUabus  (1864),  errore  LV:  €  Ecclesia  a  Stato,  Statnsqae  ab 
Ecclesia  seiungendas  est.  » 

>  Deputati^  ZI  genn.  1871,  pag.  3d8,  col.  2%  ÀBiaNiNTB:  Voi 
mettete  avanti  come  un  messo  termine  la  formula  eavonriana;  ma 
essa  non  viene  accettata  dalla  Chiesa,  che  vuole  comprendM^  lo 
Stato  dentro  di  sé,  e  ritiene  quella  formola  come  mezzo  ereticale. 


§  41  DIVERSE  CORRENTI  D'IDEE  NELLE  CAMERE  91 

indifferenti  o  razionalisti  di  Destra,  avrebbero  potuto 
esistere  rispetto  air  estensione  delle  guarentigie.  Ma  non 
potevano  essere  considerevoli;  perchè  i  primi,  da  una 
parte,  ammettevano  il  concetto  che  le  prerogative  da 
concedere  al  papa  non  dovessero  ledere  i  diritti  di  so- 
vranità dello  Stato;  i  secondi,  dair  altra,  erano  disposti 
ad  accordare  alla  Santa  Sede  tutte  quelle  guarentigie 
che  non  urtassero  col  detto  princìpio.  Le  divergenze, 
adunque,  si  limitavano  più  tosto  all'apprezziazione  dei 
fatti,  cioè  nel  determinare  se  una  data  guarentigia  fosse 
lesiva  0  no  dei  diritti  essenziali  dello  Stato.  Ed  in  -questo 
i  cattolico-liberali,  che,  diversamente  dai  semi-clericali, 
non  si  presentavano  alla  Camera  come  un  partito  se- 
parato, avranno  contribuito  a  far  concedere  al  papa  più 
di  quanto  avrebbero  voluto  i  loro  colleghi  di  Destra  in- 
differenti 0  razionalisti,  *  e  così  sono  stati  di  valido  so- 
stegno al  Ministero,  ^  che,  avendo  maggiore  responsabilità 
sulle  spalle,  oltre  che  forse  per  altri  motivi,  abbondava 
nelle  concessioni  più  della  Giunta,  come  vedemmo,  seb- 


*  Cosi,  per  esempio,  il  deputato  Berti^  imo  dei  cattolico-liberali 
più  iRflaenti,  nella  diBCussione  generale  (27  gennaio  1871)  soste- 
neva che  si  dovessero  allargare  le  guarentigie  e  le  libertà. 

>  Oltre  al  Berti  sopracitato,  il  Bon-Compagni  (25  e  26  gen.  1871), 
il  Massari  (26  genn.),  cattolico-liberali  influentissimi,  il  Carutti 
(27  genn.),  anch*esso  aatorevole,  nella  discussione  generale  fecero 
discorai  in  favore  del  progetto  della  Giunta,  ossia,  in  fondo,  del 
Ministero,  il  qaale  aveva  accettato  che  si  aprisse  la  discussione  sai 
progetto  della  Giunta.  Lo  stesso  Presidente  del  Consiglio  dei  Mi- 
nistri, il  Lanza,  era  on  cattolico-liberale;  nelle  discussioni  della 
Camera  si  trova  spesso  citato  come  esempio  di  liberalismo  orto- 


92  DIVERSE  CORRENTI  D' IDEE  NELLE  CAHERB  [§4 

bene  questa  fosse  composta  in  gran  maggioranza  di  de- 
putati di  Destra.  I  cattolico-iiberali,  già  Taccennammo, 
non  si  presentavano  alla  Camera  come  un  partito  spe- 
ciale; un  tale  atteggiamento  lo  presero  più  tardi,  nel 
1872  quando  si  discusse  la  Legge  per  T  abolizione  delle 
Facoltà  teologiche,  >  e  specialmente  appresso  a  proposito 
dell'abolizione  dei  Direttori  Spirituali  nelle  scuole  se- 
condarie; *  ma  neppure  allora  decisamente  ed  aperta- 
mente, anzi  appena  accennarono  ad  atteggiarsi  a  partito. 

Il  sistema  dei  glurisdizionalisti  era  direttamente  op- 
posto a  quello  dei  semi-clericali,  come  pure  all'altro  del 
Ministero  e  della  Commissione.  Esso  veniva  rappresentato 
da  una  personalità  spiccatissima,  il  Mancini,  ex-ministro, 
oratore  e  giureconsulto  di  prim'  ordine.  Il  giurisdizio- 
nalismo  del  Mancini  non  era  naturalmente  quello  dei 
secoli  passati  (per  esempio  del  Sarpi  e  del  Giannooe);  cioè, 
non  partiva  più  dal  principio  dei  glurisdizionalisti  cre- 
denti, dei  gallicani,  che  esista  una  religione  dello  Stato, 
e  che  gli  altri  culti  siano  semplicemente  tollerati:  no,  il 
suo  concetto  era,  che  lo  Stato  non  è  confessionista,  che 
tutti  i  culti  innanzi  a  lui  sono  eguali,  che  esso  ha  sul 
culto  cattolico  gli  stessi  diritti  che  sugli  acattolici.  Tutto 
questo,  in  teoria,  veniva  ammesso  anche  dalla  maggior 
parte  della  Destra:  ma  la  divergenza  non  consisteYa  sol- 
tanto in  ciò,  che  il  Mancini  volesse,  in  parte  anco  appli- 
carlo, mentre  la  Destra  non  lo  voleva;  sibbene  anche 
riguardo  al  concetto  del  separatismo.  Entrambe  le  parti 


«  DeputaH,  25-27,  29-30  aprila  1872. 

'  Vedine  la  discassione  nella  Camera  dei  Deputati  18  magg*  1^^ 


§  41  DIVERSE  CORRENTI  D' IDEE  NELLE  CAMERE  93 

lo  ammettevano;  però,  mentre  la  Destra  ne  deduceva 
r  incompetenza  dello  Stato  in  tutto  ciò  che  riguarda  di- 
rettamente 0  indirettamente  lo  spirituale  o  la  disciplina 
o  la  costituzione  interna  della  Chiesa;  il  Mancini  invece, 
affermava  la  competenza  dello  Stato  in  tutto  ciò  che  ha 
relazione  diretta  o  indiretta  colle  sue  funzioni.  *  Ecco 
il  giurisdizionalismo  del  giureconsulto  napoletano;  del- 
l'antico non  conserva  che  le  parti  veramente  scienti- 
fiche (l'asserzione  dei  diritti  dello  Stato  sulla  Chiesa)  e 
il  nome,  ma  del  resto  è  rimodernato  secondo  i  criteri 
scientifici  contemporanei:  *  di  più,  il  Mancini  vede,  che 
la  mutata  civiltà,  le  mutate  condizioni  politiche  rendono 
inutili  certi  vecchi  mezzi  giurisdizionalisti,  e  quindi  egli 


*  Qaesto  concetto  delle  fanzionì,  che  noi  esporremo  largamente 
più  sotto,  non  lo  trovo  ben  chiaro  nei  discorsi  del  Mancini;  ma 
ne  costituisce  il  fondo  cosciente  od  incosciente  che  sia. 

'  Padklletti,  La  politica  eeclesiasticay  ecc.  cit,  pag.  231  :  €  quella 
parola  indefiaita  di  unione  [opposta  ali* altra  di  separazione]  po- 
trebbe far  erodere  che  i  difensori  dei  diritti  dello  Stato  sono  pronti 
dairaltro  lato  a  fare  concessioni  alla  Chiesa  e  ad  affidarle,  come 
avveniva  realmente  nelF  antico  sistema,  importanti  fonzioni  sociali 
e  civili.  Dinanzi  alla  possibilità  di  questa  interpretazione  non  ò  af- 
fatto inutile  il  rammentare  che  noi  siamo  i  più  zelanti  difensori 
delle  rivendicazioni  dello  Stato  sui  privilegi  medievali  della  Chiesa  : 
della  eguaglianza  di  tutti  i  culti  negli  uffici  civili,  dell*  abolizione 
delle  imposte  ecclesiastiche,  del  matrimonio  civile,  dei  registri  dello 
Stato  Civile,  dei  cimiteri  eomimali,  ecc.  In  tutto  questo  noi  siamo 
perfettamente  d*  accordo  cogli  avversari,  anzi  andiamo  in  singoli 
punti  più  innanzi  di  loro.  Neghiamo  però  che  quelle  riforme  fac- 
ciano parte  del  sistema  della  separazione.  [Al  più  si  potrebbe  dire 
che  non  sono  una  conseguenza  che  derivi  soltanto  dal  sistema  della 
separazione].  Esse  sono  semplicemente  una  legittima  rivendicazione 


94  DIVERSE  CORRENTI  D/IDEE  NELLE  CAMERE  [§  4 

non  li  sostiene.  *  Pur  estendendo  i  diritti  dello  Stato  più 
in  là  degV  incompetentisti  (ci  si  passi  la  parola),  sente 
la  necessità  politica  delle  guarentigie;  ma  non  vuole  ac- 
cordarne tante  quante  la  Destra;  »  egli  accusa  questa  di 


dei  diritti  dello  Stato:  e  se  nel  riprenderli  lo  Stato  si  è  realmente 
sciolto  dai  vincoli  che  lo  legavano  alla  Chiesa,  non  ne  viene  per 
questo  che  esso  debba  rompere  gli  altri  legami  che  legano  la  Chiesa 
a  lui.  Sarebbe  in  questo  caso  un  abbandono  di  quegli  stessi  diritti 
di  supremazia  che  rivendicava  nel  primo.  » 

*  Deputati,  18  genn.,  pag.  414,  col.  1,  Mancini:  <  Primamente 
siano  pure  abolite  e  proscritte  tutte  le  istituzioni  preventive....  E 
in  questo  senso  noi  vi  abbandoniamo  volentieri  T istituzione  secolare 
><►  del  regio  Exequator,  T  istituzione  del  Placet  [non  anche  per  la  ma- 

teria beneficiaria],  e  tutti  quegli  assensi  governativi  che  erano 
adoperati  come  cautele  preventive.  >  —  Un  po'  diversamente  il 
Padbllbtti,  La  politica  ecclesiastica,  ecc.,  cit.,  pag.  230:  «  Noi  ri- 
gettiamo in  tutto  r  arbitrio  governativo  sciolto  da  ogni  responsa- 
bilità, vogliamo  che  i  limiti  dell*  azione  governativa  siano  ben 
determinati  per  legge,  né  ammettiamo  per  niente  tutte  quante  le 
disposizioni  e  le  tendenze  delle  più  celebri  legislazioni  ecclesiastiche, 
come  della  legislazione  Giuseppina  ed^anche  della  recente  legislA- 
zione  deirimpero  germanico.  Nel  tempo  stesso  però  non  conveniamo 
neppure  col  Friedberg  e  cogli  altri  che  credono  che  Vexequatur,  il 
placet^  il  recursus  ab  abusu  siano  armi  ormai  spuntate  ed  inservibili-  > 

>  DeputaH,  28  genn.  1871,  pag.  407,  col.  3,  Mancini:  «Nessuno 
ci  ricercò:  era  giusto  che  egli  [il  Ministro  degli  esteri]  colla  saa 
iniziativa  rassicurasse  le  potenze  sulle  nostre  intenzioni  di  rispettare 
e  garantire  Tindipendenza  spirituale  del  Pontefice.  Ma  egli  [il  Mi- 
nistro degli  esteri]  fece  ben  di  più;  non  ebbe  pace  fino  a  che  non 
ebbe  formulate  imprudenti  offerte,  proposte  di  concreti  accordi,  i 
quali  se  non  esistono,  non  è  merito  suo  ;  infine  egli  si  affannò  spon- 
taneo a  presentarsi  con  linguaggio  presso  che  supplichevole  ali^ 
porte  di  tutti  i  Gabinetti  d'Europa,  quasi  mendicando  T elemosina 
di  un  non  troppo  fiero  ed  adirato  rabbuffo.  » 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  95 

debolezza,  di  aver  promesso  troppo.  Crede  che  le  condi- 
zioni politiche  deiritalia  e  dell'Europa  non  erano  tali 
da  richiedere  tante  concessioni  pel  papa:  *  che  l'inter- 
vento per  motivi  religiosi  non  sia  più  ammissibile  '  (ra- 
gione teorica  poco  plausibile  -dal  punto  di  vista  pratico), 
e,  si  aggiungeva  da  qualche  altro,  *  l'Austria  e  la  Francia 
sono  finora  intervenute  in  nome  dell'ordine  o  dell'equi- 
librio, non,  come  la  Spagna,  protestando  la  necessità  del 
potere  temporale  pel  libero  esercizio  delle  funzioni  spi- 
rituali (asserzione  che,  ammessane  l'esattezza,  non  sa- 
rebbe stato  a  proposito;  il  motivo  dell'intervento  nel 
1870-71  sarebbe  stato  religioso,  non  più  politico;  di  equi- 
librio parlamentare  di  ciascuno  Stato,  non  di  equilibrio 
internazionale):  che  Tessere  il  pontefice  capo  di  una 
religione  intemazionale  non  autorizzi  le  Potenze  ad  in- 
tervenire; giacché  esistono  dei  vescovati  ed  arcivesco- 
vati la  cui  giurisdizione  si  estende  fuori  dello  Stato 


^  Ibid.  »  Ibid.  30  geon.,  pag.  420,  col.  3%  Olita:  <  Non  ci  fu 
nesaun  Qovemo  europeo,  o  signori,  che  credesse  doversi  vincolare 
ritalia  a  quegF  impegni,  che  il  Goyemo  italiano  stesso,  cosi  atnil* 
mente,  cosi  spontaneamente,  cosi  generosamente  offeriva.  » 

'  Deputati^  28  genn.,  pag.  409,  col.  1*,  Mancini:  Tatti  gli  scrit» 
tori  di  diritto  internazionale  «  vi  diranno  che  in  tatto  ciò  che  si 
attiene  a  cose  di  religione,  se  possono  sorgere  relazioni  puramente 
etiche,  non  può  esser  materia  a  vera  lesione  di  diritti  nei  rapporti 
intemazionali.  »  —  Ibid.,  pag.  408,  coi.  l'^:  Non  c'era  da  temere 
un  intervento;  giacché  dopo  che  le  Potenze  avevano  riconosciuto 
r  incorporazione  di  una  buona  parte  degli  Stati  pontifici  fatta  nel 
1860,  consideravano  il  resto  del  dominio  temporale  del  papa  come 
un  fatto  transitorio.  —  Gfr.  Pantauboni,  L'Italia  e  il  Papato  Spi- 
rituale, cit.  pag.  462-63. 

*  Pantalkoni,  L'Italia,  ecc.,  pag.  463. 


96  DIVERSE  CORRENTI  D'IDEE  NELLE  CAMERE  [§  4 

dove  hanno  la  Sede  *  (al  che  si  sarebbe  potuto  rispondere 
che  in  questi  casi  gli  Stati  hanno  sempre  cercato  per 
l'appunto  di  modificare  le  circoscrizioni  ecclesiastiche 
in  modo  da  rendere  indipendenti  i  sudditi  del  loro  terri- 
torio). •  Ma  qui  r  oppositore  sistematico  di  Sinistra  sì 
confonde  collo  scienziato,  e  non  è  sempre  facile  distin- 
guere ciò  eh' è  sostenuto  per  convinzione  scientifica  da 
quanto  è  detto  per  ispirito  di  partito. 

I  giurisdizionalisti  si  opponevano  specialmente  al  II  ti- 
tolo, in  ciò  d'accordo  in  parte  coi  radicali,  di  cui  par- 
leremo più  sotto.  Lo  spreco  dei  diritti  dello  Stato,  che 
voi  fate  col  secondo  Titolo,  non  vi  è  richiesto,  si  diceva^ 
né  dalle  condizioni  politiche  estere,  né  dalle   in  teme;  * 


«  Deputati,  28  genn.  1871,  pag.  409,  ooL  2\  Mancini:  <  Ma  in 
RoDoa,  si  dice,  sarà  la  rendeuaa  del  Capo  delia  religione  cattolica. 
Che  importa  ciò?  Tale  situazione  non  è  nuova  nelle  relazioni  in- 
ternazionali. Chi  non  rammenta  che,  qaando  gli  Stati  erano  meno 
grandi,  accadeva  sovente  che  un  vescovo  od  arcivescovo,  che  aveva 
una  estesa  giurisdizione,  risiedeva  in  uno  Stato  ed  esercitava  la 
sua  giurisdizione  spirituale  sopra  popolazioni  politicamente  appar- 
tenenti ad  UBO  Stato  diverso?  Non  si  ritenne  per  secoli  come  Terede 
del  potere  degli  antichi  imperatori  greci  nella  Chiesa  ortodossa 
orientale,  che  noi  chiamiamo  scismatica,  lo  Czar  di  Russia,  anche 
rispetto  alle  popolazioni  greche  dell'impero  ottomano?  Costituita 
più  tardi  il  regno  di  Grecia,  fu  necessaria  la  creazione  di  on  si- 
nodo ellenico  permanente,  appunto  a  eausa  di  siffatto  stato  di  cose. 
Ed  il  patriarca  di  Costantinopoli,  che  risiede  nella  capitale  otto- 
mana, non  ha  giurisdizione  ecclesiastica  anche  su  popolazioni  dì 
Stati  non  sottoposti  direttamente  al  Oovemo  del  sultano  ?  > 

2  Vedi  p.  es.  Boaoio  cit.,  voL  I,  pag.  72-73,  119,  122. 

^  Cfr.  sopra,  pag.  95,  n.  1  —  Deputati^  9  marzo  1871,  pag.  725, 
cpl.  3%  Corbetta:  <  Qual'è  1*  elemento  cardinale  di  una  legge?  È 
che  sia  richiesta  da  qualcheduno.  Ma  ehi  richiede  questa  legge  di 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  '97 

anzi  le  Potenze  non  ve  ne  saranno  grate,  perchè  così 
darete  il  cattivo  esempio  pei  clericali  loro  sudditi:  »  di 


libertà  della  Chiesa?  Ve  la  chiede  Testerò?  No;  ve  la  chiede  il  Papa? 
No;  ve  la  chiedono  i  cattolici?  No;  ve  la  chiedono  gT indifferenti? 
No;  ve  la  chiedono  i  liberi  pensatori?  No;  neasono  ve  la  chiede; 
non  vi  fu  neppure  1*  iniziativa  parlamentare.  »  —  L^argomento  del 
Mancini  {Deputati^  28  genn.  1871,  pag.  412,  col.  2-3^),  che,  so 
alle  Potenze  fossero  sembrate  insufficienti  le  guarentigie^  avremmo 
potuto  rispondere  che  cominciassero  loro  dall  attaare  le  libertà  della 
Chiesa,  non  calza;  salta  dal  concetto  delle  guarentigie  a  quello 
delle  libertà  interne,  dal  P  al  2<^  Titolo. 

>  Deputati^  9  marzo  1871,  pag.  226,  col.  2%  Corbbtta  :  «  Io  credo, 
o  signori,  che  qneste  regalie  che  noi  cediamo,  non  alla  Chiesa,  ma 
al  Papa,  e  che  egli  non  vuole  accettare,  non  possano  giovare  agli 
altri  potentati,  venendo  a  costituire  per  essi  un  pericoloso  prece- 
dente, del  quale  eerto  non  ci  saranno  grati.  —  Ciò  che  può  im- 
portare all'estero  si  ò  che  il  Papa  sia  posto  nella  condizione  del 
libero  esercizio  spirituale.  »  —  Ibid.  16  marzo,  pag.  798^  col.  3% 
Peruzzi:  «  Io  sono  intimamente  convinto  che  i  Governi,  in  quanto 
sono  Governi,  non  desidererebbero  che  di  lasciarci  tranquilli  su 
quello  che  si  attiene  alla  questione  di  Roma  [parla  della  libertà 
interna  della  Chiesa,  cioè  del  2^  Titolo],  e  che,  se  taluni  Governi 
esteri  fossero  per  farci  delle  minacele  e  suscitarci  contro  dei  pe* 
ricoli,  ciò  avverrebbe  per  effetto  delle  pressioni  che  su  di  lora 
tenteranno  di  esercitare  i  più  ferventi  cattolici  di  quei  paesi.  >  — 
Senato^  29  aprile  1871,  pag.  539,  col.  1%  Conforti:  «  Io  dichiaro 
e  sostengo  per  Topposto  che  l'abbandono  di  diritti  del  Re  e  dello 
Stato  nella  materia  ecclesiastica  a  favore  della  Chiesa,  faccia  cat- 
tiva impressione  sulle  Potenze  Cattoliche;  la  dimostrazione  è  evi- 
dente. Le  potenze  cattoliche  conservano  gelosamente  e  difendono 
tutto  il  bagaglio  dei  placet  e  degli  exequatury  degli  appelli  ab 
abusu.  —  In  Baviera,  nella  cattolica  Baviera,  il  ministro  Bray  non 
ha  voluto  permettere  la  pubblicazione  del  dogma  dell*  infallabilità, 
come  quello  ch*ò  contrario  alla  costituzione  dello  Stato.  —  Il  Mi- 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  T 


98  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  {%  4 

più,  prescindendo  dalla  politica,  la  pretesa  giustezza  della 
vostra  causa,  *  la  pretesa  libertà  che  voi  dite  di  dare 
cosi  alla  Chiesa,  non  è  se  non  la  libertà  di  un  sovrano 
assoluto,  ossia  il  dispotismo  del  papa  sui  vescovi  e  spe- 
cialmente sul  basso  clero,  '  che  cosi  costringerete  a  di- 


nistro  d'Austria,  interpellato  sa  questo  soggetto,  dichiarò  con  ap- 
plausi deirassemblea,che  egli  avrebbe  gelosamente  custodito  il  placet 
regio  di  Maria  Teresa.  — -  A  Stoccarda  il  Governo  contro  il  dogma 
dell'infallibilità  protestò  solennemente.  > 

*  Deputati^  16  marzo  1871,  pag.  7^,  col.  3%  Massari:  €  Ma  è  stato 
anche  detto:  chi  è  che  ci  chiede  di  dare  alla  chiesa  questa  libertà? 
Non  ve  lo  chiede  Topinione  del  paese,  non  ve  lo  chiede  T  opinione 
pubblica  dell'estero.  Ma,  per  attuare  un  principio  giusto,  vero  e 
liberale,  e'  è  forse  bisogno  che  l'attuazione  di  questo  principio  venga 
richiesta  da  qualcheduno  ad  un'Assemblea  legislativa,  e  sopratatto 
ad  un'Assemblea  come  la  nostra,  che  ha  il  glorioso  mandato  di 
compiere  in  modo  definitivo  l'unità  dell'Italia?  > 

*  Deputati,  9  marzo  1871,  pag.  724,  col  3%  Gorbetta:  c  Come 
dunque,  o  signori,  ci  si  può  parlare  di  libertà  della  Chiesa?....  noi 
concediamo  la  licenza  alla  Curia  Romana.  »  —  Ibid.,  13  marzo, 
pag.  766,  coL  2%  Cri  spi:  «  quello  che  vi  è  proposto  (e  mi  restringo 
unicamente  all'articolo  16),  quello  che  vi  è  proposto  in  questo 
articolo,  e  quello  che  fu  votato  negli  articoli  precedenti,  non  è  la 
libertà  della  Chiesa,  ma  il  dispotismo  del  suo  capo.  »  — •  Ibid., 
14  marzo,  pag.  773,  col.  2%  Piolti  de  Bianchi:  c  Quella  adunque 
che  propone  il  Ministero  [cioè  l'abolizione  del  jplacet  e  àeìTexequatur 
anche  per  le  provviste  beneficiarie]  non  è  la  libertà  della  Chiesa,  > 
[ma  il  dispotismo  del  papa].  —  Senato^  1^  maggio,  pag.  565,  co* 
lonna  1%Siotto-Pintor:  «  Il  clero,  o  signori,  con  questo  articolo  [17] 
è  messo,  lasciatemi  dire  la  frase,  sotto  ai  piedi  della  prelatura  e 
del  Pontificato....  Se  dovessi  proporre  un  emandamento,  questo  sa* 
rebbe:  Uinformata  coscienza  è  per  sempre  abolita,  '->  Io  qui  vi 
presento  una  petizione  [in  proposito]  del  sacerdozio  napoletano  fir* 
mata  da  155  membri  di  quel  clero.  »  —  Qualche  altro  passo  lo 
riferiremo  appresso,  a  proposito  della  regia  nomina,  in  fine. 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  09 

ventar  tutto  clericale.  *  Né  venite  a  parlarci  delle  vostre 
promesse;  ne  avete  già  ritirate  tante,  potreste  aggiun- 
gere al  novero  anche  le  superstiti.  •  In  fondo  a  che  cosa 
ci  siamo  obbligati?  a  garantire  la  libertà  del  papa;  '  ma 
per  ciò  basta  il  Diritto  comune,  o,  se  non  basta,  si  al- 
larghi. * 

Maggiormente  opposto  al  sistema  del  Ministero  e  della 
Commissione  era  quello  dei  radicali  od  avanzati,  i  quali 
ammettevano  anch*  essi  il  principio  del  separatismo,  ma, 
al  pari  del  giurisdizionalista  Mancini,  senza  dedurne  le 


»  Deputati^  9  marzo,  pag.  725,  col.  1%  Corbktta:  €  qaando  il 
nostro  clero  minoro  abbandonato  da  ogni  difesa,  sarà  del ,  tatto 
fatto  servo  ai  vescovi  devoti  a  Roma,  io  vi  domando  se  noi  non 
avremo  creato  in  paese  un  terribile  strumento  delle  esorbitanze 
papali,  sagrificando  anche  quella  parte  di  clero  che  pure  si  ricor- 
dava di  essere  italiana.  > 

*  Deputati^  27  genn.  1871,  pag.  390,  col.  1%  Abignbntb:  cEsso 
[il  Ministero]  aveva  presentato  alla  diplomazia  le  garanzie  della 
città  Leonina  [non  risalta  dai  Documenti  Diplomatici  del  1870],  e 
qaeste  in  seguito  si  abbandonarono;  aveva  presentato  la  garanzia 
della  estraterritorialità,  e  questa  è  caduta  [non  interamente  o  al- 
meno non  esplicitamente]:  aveva  presentato  la  garanzia  della  im- 
manità dei  locali....  Ebbene  anche  qtiesta  è  andata  in  famo  [?].  Si 
parlava  di  sovranità  del  Papa,  proprio  di  una  sovranità  personale, 
ed  è  svaporata  ancor  essa,  che  ora  al  Papa  si  renderebbero  solamente 
gli  onori  sovrani.  Vedete  adunque  che,  se  sono  cadute  quattro  ga- 
ranzie, le  più  forti,  le  più  essenziali,  possono  cadere  ancora  le  altre 
senza  che  alcuno  pensi  di  torcerci  un  capello.  > 

'  Ciò  non  e  esatto:  questo  era  lo  scopo  delle  guarentigie;  ma  le 
promesse  non  si  erano  limitate  ad  una  semplice  indicazione  del 
medesimo. 

*  Ubi  supra,  nota  penultima. 


KK)  DIVERSE  CORRENTI   D' IDEE  NELLE  CAIklERE  [§4 

conseguenze  incompetentiste;  e,  per  giunta,  senza  voler 
concedere  afTatto  guarentigie;  quindi  erano  più  persi- 
stenti del  Mancini,  nel  concetto  di  fare  una  legge  sulle 
relazioni  tra  lo  Stato  e  le  Chiese  in  genere,  non  solo 
tra  lo  Stato  e  la  Chiesa  cattolica;  perciò,  secondo  loro, 
la  Legge  avrebbe  dovuto  costare  di  un  solo  titolo,  cioè 
del  secondo.  Questo  partito  si  fondava  dunque  sul  con- 
cetto di  un  diritto  comune  per  tuiti  i  culti  ;  concetto  in 
parte  diviso  pure  dalle  Destra,  ma  senza  tirarne  queste 
conseguenze:  più  tardi,  nel  corso  di  questo  lavoro, avremo 
occasione  di  tornarvi  e  di  esplicarlo  minutamente. 

Non  avendo  potuto  i  radicali  fare  adottare  per  intero 
il  loro  sistema;  quando  la  Camera  ebbe  votato  il  1**  Ti- 
tolo, essi  tentarono  allora  dì  fare  adottare  almeno  una 
parte  della  loro  teoria:  rassegnandosi,  cioè,  alle  prero- 
gative, vole^'ano  almeno  conservare  il  loro  progetto  ac- 
canto alle  medesime;  ossia  volevano  che  il  2^  Titolo  della 
Legge  trattasse  le  relazioni  dello  Stato  non  colla  sola 
Chiesa  cattolica,  sibbene  con  tutte  le  Chiese  in  genere. 
Ma  la  Destra  accentuò  il  carattere  politico  della  Legge  ' 
e  si  oppose  con  ragioni  politiche,  perchè,  cioè,  l'atten- 
zione dell'Europa  era  per  ora  rivolta  alla  Quistione 
Romana,  pontificia,  della  Chiesa  cattolica,  e  bisognava 
rassicurare  T  opinione  pubblica,  non  agitarla  maggior- 
mente complicando  la  quistione  della  Chiesa  cattolica 


>  Deputati,  2  febb.  1871,  pag.  454,  col.  2%  Lanza  Presidente  del 
Consiglio:  «  Orbene,  sono  appunto  le  considerazioni  polìtiche  che 
debbono  prevalere  in  questo  esame  »  [della  presente  Legge].  — 
Ibld.  7  febb.,  pag.  524,  col.  3*,  Pisanblli:  «  si  tratta  di  ricordarsi 
sempre  che  qai  noi  facciamo  una  legge  politica.  » 


§  4]  DIVERSE  COBRENTI  D'IDEE  NELLE  CAMERE  101 

con  quella  delle  altre  Chiese;  che  del  resto  queste  di 
fatto,  se  non  di  diritto,  godevano  di  piena  libertà. 

Ma  i  radicali  e  la  Sinistra  in  genere  non  si  rasse- 
gnavano completamente  neppure  alla  sconfitta  che  su- 
bivano nella  discussione  generale  riaperta  al  principio 
del  titolo  2*,  sconfitta  segnata  dal  passaggio  alla  discus- 
sione degli  articoli  del  progetto  della  Giunta:  nella 
discussione  di  alcuni  di  questi,  essi  cercavano  di  far 
prevalere  il  loro  sistema  di  estendere  la  Legge  a  tutti 
i  culti.  Ma  la  Giunta  si  opponeva  non  solo  coi  mo- 
tivi politici  sopra  cennati,  sibbene  anche  pel  fatto  che 
non  si  dovesse  disturbare  T  armonia  della  Legge  infil- 
trandovi disposizioni  generali  per  tutti  i  culti,  mentre 
essa  era  redatta  pel  culto  cattolico.  Al  quale  uopo  la 
Destra  suggeriva,  che  a  qualche  proposta  della  Sinistra 
si  mutasse  la  forma  di  articolo  in  quella  di  ordine  del 
giorno,  che  così  sarebbe  stata  accettata,  come  di  fatti 
avvenne. 

N<Bir  esporre  la  Legge,  torneremo  (§  9,  V)  sulle  diffe- 
renze tra  la  Destra  e  la  Sinistra  intorno  al  concetto  del 
diritto  comune,  e  le  esamineremo  più  analiticamente. 
Vedremo  a«che  come  la  seconda  avesse  ragione  nell'op- 
pugnare  la  prima,  la  quale  sosteneva,  che  le  prerogative 
da  concedere  alla  Santa  Sede  non  fossero  infine  un'ec- 
cezione unica  nella  nostra  costituzione  politica,  perchè 
non  ne  esistono  solo  pel  sovrano,  ma  anche  pei  senatori 
e  pei  deputati.  ' 


'  Deputati^  24  gann.  1871,  pag.  372,  ool.  2*,  Minghetti:  cNello 
«chema  proposto  dal  Governo  e  dalla  CommiBsionè,  io  non  trovo 
offesa  ai  noMri  diritti.  In  ogni  paese  monarchico  il   Re  ha  delle 


102  DIVERSE  CORRENTI  D' IDEE  NELLE  CAMERE  [§4 

Alcuni  della  Sinistra  più  avanzata  non  avrebbero  vo- 
lato per  la  Chiesa  cattolica  il  diritto  comune;  ma  non 
per  concederle  privilegi  come  la  Destra,  sibbene  per 
metterla  in  una  posizione  eccezionale  sfavorevole.  Essi 
dicevano:  avete  torto  nel  considerare  la  Chiesa  cattolica 
come  un'associazione  religiosa  qualunque;  essa  non  & 
pericolosa  solo  perchè  troppo  vasta  e  potente,  né  solo- 
perche  incostituzionale  *  e  perchè  tende  in  tutto  il  mondcv 
ad  usurpare  i  diritti  dello  Stato,  sibbene  eziandio  perche- 
fra  noi  in  ispecie  vuole  addirittura  rovesciare  lo  StatOr 
che  si  ostina  a  non  riconoscere,  e  restaurare  il  potere 
temporale.  *  Non  avevano  torto;  ma,  se  era  politicamente 


prerogative  che  sovrastano  al  diritto  comune;  in  ogni  paese  coati- 
tazionale  i  senatori,  i  deputati  hanno  anch^essi  delle  prerogative 
superiori  agli  altri  cittadini.  >  —  Cfr.  ibid.  31  genn.,  pag.  430, 
col.  2-3%  Bonghi,  e  P  febb.,  pag.  442,  col  2%  Macchi,  risposta; 
passi  che  riferiremo  appresso,  a  pag.  113,  n.  1,  e  a  pag.  116,  n.  2. 

>  Deputati,  28  genn.  1871,  pag.  413,  col.  2%  Mancini:  «In ogni 
privata  società  si  riscontrano  tre  condizioni  importantissime,  che 
mancano-  assolatamente  in  questa  sapposta  associazione  cattolica  — 
La  prima  è  che  generalmente  in  qualsiasi  società  non  vi  è  a  temere 
mutazione  di  leggi  e  di  ordini  intemi,  fuorché  per  la  aola  volontà 
clegli  associati,  o  almeno  (in  certi  casi)  della  loro  maggioranza.... 
La  terza  non  meno  essenziale  differenza,  o  signori,  sta  in  ciò,  che 
manca  nella  presente  società  cattolica  ogni  efficacia  di  autorità 
coattiva  per  gli  abusi  dei  capi  e  dei  ministri  del  culto,  e  per  la 
violazione  degli  obblighi  e  degli  statuti  sociali.  > 

*  Deputati^  4  febb.  1871,  psg.  498,  col.  2*,  Corte:  Il  re  è  il  rap- 
presentante politico  di  tutta  la  nazione;  quindi  il  dire  che  la  sua 
persona  è  sacra  ed  inviolabile  non  offende  la  libertà  di  coscienza 
di  nessuno;  ma  il  papa  è  il  capo  di  una  setta^  e  voi  non  potete 
senza  offendere  la  libertà  di  coscienza,  impedire  che  grisratliti 


§  4]  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  103 

impossibile  di  applicare  alla  Chiesa  cattolica  il  diritto 
comune  delle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  re- 
ligiose, molto  meno  si  sarebbe  potuto  trattarla  giuridi- 
camente come  una  setta.  Coloro  stessi  che  sostenevano 
queste  idee,  si  accorgevano  dell'assoluta  impossibilità  di 
applicarle  per  allora,  e  quindi  si  astenevano  dal  formu- 
larle in  proposte  di  legge. 

Un  altro  sistema  non  differiva  molto  da  quello  della 
Commissione  e  del  Ministero:  ammetteva  anch'esso  i  due 
principi  cardinali  di  quello,  le  guarentigie  e  la  separa- 
zione; *  ma  dava  a  quest'ultima  un  significato  meno  largo 
del  Ministero  e  della  Commissione  e  meno  ristretto  del 


lo  chiamino  impostore,  e  i  protestanti  figlio  di  Belial  o  di  Bel- 
zebù 0  bestia  dell' Apocalisse.  —  La  concezione  della  Chiesa  cat- 
tolica come  una  setta  ha  perdurato  in  alcuni  della  Sinistra.  Dcpu^ 
tati^  17  marzo  1875,  (Discussioni)^  pag.  2169,  col.  1-2%  La  Porta; 
ibid.,  5  maggio,  pag.  2932-33,  Tommasi-Grudeli:  «  noi  abbiamo, 
pici  di  ogni  altro,  il  dovere  di  riconoscere  che  questa  setta  non  co- 
stituisce per  sé  sola  la  Chiesa.  —  Essa  non  è  che  un  patriziato 
avventizio,  il  quale  ha  usurpato  lentamente  il  governo  di  una  as- 
sociazione eminentemente  democratica  nella  sua  assenza,  e  che  adesso, 
spaventato  dalle  grandi  conquiste  della  scienza  e  della  libertà,  ha 
creduto  di  assicurare  meglio  il  suo  dominio,  col  fare  del  suo  capo 
apparente  un  semidio,  i  di  cui  responsi  debbono  essere  da  tutta  la 
comunità  cattolica  accettati,  sotta  pena  di  anatema.  >  »  Cfr.  la 
quistione  discussa  nella  Camera  dei  Deputati^  il  17  gennaio  1862 
(a  proposito  dell* obolo  di  San  Pietro),  se  e  perchè  Tltalia  dovesse 
considerarsi  in  istato  di  guerra  col  Papa-re,  pag.  1606-1609,  e 
specialmente  pag.  1607,  col  l-2\ 

<  Deputati,  V*  febb.  187U  pag.  445,  col.  l^  Pbeuzzi:  Da  apolo- 
gista delle  leggi  Leopoldine  liei  1859,  mi  convertii  poi  alla  formola 
Cavouriana. 


I 


104  DIVERSE  CORRENTI  D'  IDEE  NELLE  CAMERE  l  §  4 

giurisdizionalista  Mancini  e  dei  radicali  ;  cioè,  deduceva 
anch'esso  dalla  separazione  il  principio  dell'incompetenza 
dello  Stato,  ma  la  limitava  alle  materie  spirituali  e  di- 
sciplinari, non  la  estendeva  a  quelle  relative  alla  costi- 
tuzione interna  della  Chiosa,  e  specialmente  in  quanto 
si  trattasse  non  di  imporla,  ma  di  promuoverla  indiret- 
tamente: questo  sistema  si  riassumeva  in  due  proposta 
principali,  che  trovavano  l'appoggio  dei  giurisdizionalisti 
e  dei  radicali,  cioè  di  rendere  costituzionale  l'elezione 
dei  capi  della  Chiesa  (vedi  appresso,  §  8,  3"*)  e  (Peruzzi) 
V amministrazione  dei  beni  della  medesima  (vedi  a|>- 
presso,  §  8,  6^). 

Se  ora  mettiamo  in  confronto  la  Camera  dei  D^utati 
e  quella  dei  SenatoìH  dal  punto  di  vista  delle  diverse  cor- 
renti d'idee;  risulta  che  esse  si  trovavano  rappresentate  in 
entrambe,  *  quantunque  in  Senato  il  numero  dei  catto- 
lico-liberali fosse  naturalmente  maggiore,  e  specialmente 
fossero  più  pronunziate  le  tinte  clericali;  ma  liberi  pen- 
satori ce  n'  erano  anche  là,  '  e  non  vi  si  mancò  di  par- 


*  I  nomi  principali  dei  deputati  cattolico-liberali  e  quelli  dei  semi- 
clericali, li  abbiamo  citati  aopra,  pag.  87,  n.  2  e  a  pag.  91,  n.  2;  no- 
tiamo ora  alcuni  dei  principali  acattolici:  Billia  Antonio,  Civinini, 
Morelli  Salvatore,  Abignente,  Crispì,  Mancini,  Bargoni,  Goenoai, 
Bonghi,  Macchi,  Minghetti,  ecc.;  alcuni  di  loro  usavano  un  linguaggio 
riservato;  cosi  per  es.  Deputati^  24  genn.  1871,  pag.  373,  eoi.  l\  Min- 
ghetti:  Protesta  che  i  liberi  pensatori  della  Camera  non  sono  molti, 
e  che  egli  non  è  di  questo  numero;  ma  parla  di  un  «  sentimento 
religioso  neUa  vita  dell'uomo  e  in  quella  dei  popoli  »  in  genere:  lo 
stesso  linfzruaggio  tiene  nelle  sue  opere,  p.  es.  nello  Stato  e  Chiesa. 

*  P.  es.  Amari  Michele,  Mamiani,  ecc. 


§  4]  REDAZIONE  105 

lare  abbastanza  aspramente  contro  il  papato  e  la  ge- 
rarchia cattolica.  * 


Chi  abbia  redatto  il  Progetto  Ministeriale,  noi  non  lo 
i^appìamo  ufficialmente,  né  io  privatamente;  ma,  riguardo 
alla  storia  esterna  della  redazione  della  Legge  delle 
guarentigie,  a  noi  interessa  maggiormente  conoscerla 
nella  parte  relativa  al  progetto  della  Giunta  della  Ca- 
mera dei  Deputati,  sia  perchè  questo  servì  di  base  alia 
discussione,  sia  perchè  nel  seno  della  Giunta  potevano 
manifestarsi  più  liberamente  le  diverse  e  opposte  opi- 
nioni. Infatti  il  Ministero  non  mostrò  di  essere  discorde 
rispetto  alla  Legge  delle  guarentigie;  dunque  la  storia 
della  redazione  del  suo  progetto  potrebbe  avere  impor- 
tanza più  tosto  rispetto  alla  forma  che  alla  sostanza, 
a  meno  che  ci  fosse  dato  conoscere  la  storia  intima  della 
redazione,  i  processi  verbali  delle  discussioni  in  seno  al 
Consiglio  dei  Ministri,  e  non  soltanto  T ultimo  risultato 
delle  medesime  ossia  il  progetto  stesso. 

Nel  seno  della  Giunta,  invece,  si  trovarono  realmente 
rappresentate  opinioni  opposte.  I  membri  che  presero 
parte  più  attiva  alla  redazione  e  alla  discussione,  fu- 
rono due,  il  Bonghi  relatore,  di   Destra,  e  il  Mancini, 


'  Eaempi,  Senato,  dimawione  della  Legge  delle  gaarentigie, 
20  aprile  1871,  pag.  461-62,  Siotto-Pintor:  il  magistrato  può 
mantenere  il  beneficio  al  eacerdote  sospeso  ea  informata  eonscientia  ; 
—  27  apr.,  pag.  531,  col.  1*:  La  legge  delle  guarentigie  ò  una 
legge  d*ipoorÌ8Ìa,  o  di  meni  termini,  o  di  equivoci;  —  21  apr.  Ro* 
becchi;  ^  90  apr.,  pag.  561,  col.  3%  Music:  Conciliazione  tra 
r  Italia  e  il  Papato  è  impossibile. 


106        -  REDAZIONE  [§4 

di  Sinistra.  Fra  gli  altri  vanno  specialmente  notati  il 
Borgatti,  per  la  parte  molto  importante  che  egli  aveva 
avuto  precedentemente  negli  affari  e  nelle  negoziazioni 
politico- ecclesiastiche,  e  anche  il  Torrigiani  come  quegli 
che,  dopo  il  Bonghi,  prese  più  di  frequente  la  parola 
nella  Camera  per  sostenere  le  idee  della  Commissione.  Il 
Mancini  non  assistette  a  tutte  le  sedute  di  questa;  ad 
un  certo  punto  egli  credette  conveniente  di  ritirarsi,  noi 
non  siamo  in  grado  di  giudicare  se  a  torto  o  a  ra- 
gione; certo  si  è  che  le  sue  idee  erano  molto  divergenti 
da  quelle  degli  altri  membri  della  Giunta,  e  che  egli 
venne  in  urto  coi  medesimi.  Non  avendo  potuto  farle 
accettare  dalla  Commissione,  le  ripresentò  poi  alla  Ca- 
mera. 

Assentatosi  il  Mancini,  gli  altri  membri  della  Giunta 
si  trovavano  di  accordo,  almeno  per  quanto  risulta  dagli 
Atti  Ufficiali  della  Camera.  Dalle  asserzioni  del  Man- 
cini, non  contraddette  dal  Bonghi,  risulta  che  la  re- 
dazione del  progetto  della  Commissione  è  dovuta  quasi 
tutta  a  questo,  relatore,  specie  il  II  Titolo,  che  il  giu- 
reconsulto napoletano  giudica  acerbamente,  *  e  che  poi 


*  Deputati^  28  genn.,  pag.  412,  col.  2%  Mancini:  Dichiara  che 
n«ll6  sedate  della  Giunta  [ossia  Commissione],  alle  quali  egli  prese 
parte,  non  si  trattò  mai  del  II  titolo  del  progetto  salie  goarea- 
tigie,  che  dunque  il  medesimo  o  fu  trattato  soltanto  nelle  ultime 
sedute  alle  quali  egli  non  assistette,  o  fa  compilato  interameate 
dal  solo  Bonghi.  «  Ora,  io  son  certo  di  esprimere  un  giudizio  che 
avran  meco  comune  tutte  le  persone  competenti  a  g:iudicare  in 
questa  materia,  qualificando  questa  parte  [il  II  tit]  del  disegno  di 
legge  sommamente  difettosa,  senza  principii,  incompleta  e  mancante 
di  punti  esseniiali,  e  dello  stesso  linguaggio  legislativo.  > 


[§4  DISCUSSIONE  107 

subì,  diversamente  dal  I,  una  redazione  quasi  del  tutto 
nuova  quando  fu  discusso  nella  Camera. 

Delle  differenze  essenziali  tra  il  Progetto  della  Giunta 
e  quello  del  Ministero,  ne  parlammo  sopra;  qui  noi  ab- 
biamo voluto  accennare  soltanto  la  storia  esterna  della 
redazione. 

La  discussione  fu  ampia;  >  la  condizione  esplicita,  di 
dover  trasportare  la  capitale  dentro  un  tempo  deter- 
minato, *  e  tacita,  di  non  doverla  trasferire  prima  della 
pubblicazione  della  Legge  delle  guarentigie,  ^  non  impedi 


*  DÌ8caB8Ìone  generale,  Deputati^ 23-28,30-31  genn.  1871, 1-2  febb.; 
discassione  degli  articoli,  2-14  febbrùo,  9-18  mario. 

*  Termine  estremo,  fine  del  giugno  1871,  art  2  del  progetto  ap- 
provato dal  Senato  il  30  die.  1870. 

^  Nella  discassione  della  Legge  sai  trasporto  della  Capitale  (De- 
putati^ 23  die  1870)  il  Crispi  ed  altri  deputati  protestarono  contro 
le  intenzioni  manifestate  dall' Ufficio  Centrale  del  Senato   ISenato, 

30  die.  1870,  pag.  101,  col.  2^,  Progetto  dell'Ufficio  Centrale,  art  2: 
«  La  sede  del  Governo  vi  sarà  stabib'ta  (in  Roma)  dopo  che  s^rà 
diventata  obbligatoria  la  legge  riòerbata  con  Tarticolo  2  della  Legge 

31  dicembre  1870,  N.  6165;  e  non  più  tardi  del  30  giagno.  >],  di 
mettere  come  condizione  del  trasferimento  la  previa  pubblicazione 
deUa  legge  delle  guarentigie:  ma  il  Ministro  rispose,  che  questa 
intenzione  non  era  stata  ancora  manifestata  ufficialmente  in  Senato, 
che  quindi  ancora  non  si  poteva  parlare  di  violazione  della  libertà 
di  discutere  ampiamente,  e  che  dentro  più  di  6  mesi  si  sarebbe 
avuto  tutto  Tagio  di  discutere.  L'emendamento  deir ufficio  centrale 
del  Senato  fu  poi  respinto  (SenatOt  30  die.  1870)  ;  ma  fu  approvato 
un  ordine  del  giorno,  accettato  dal  Ministero  (Ibid.,  pag.  115,  col.  3*), 
che  confidava  che  la  Legge  delle  guarentigie  sarebbe  stata  pub- 
blicata prima  del  termine  prefisso  pel  trasporto  della  capitale  (ibid., 
pag.  126,  col.  1"  e  3""). 


108  DISCUSSIONE  L§4 

che- la  discussione  fosse  fatta  co&  tutta  1*  ampiezza  pos- 
sibile nella  Camera  dei  Deputati,  ma  soltanto  nel  Se- 
nato. «  Un  certo  disturbo  ad  una  soluzione  serena  del  pro- 
blema fu  invece  apportato  dalle  frequenti  minaccie  del 
Gabinetto  di  dimettersi.  *  I  tre  punti,  sopra  accennati, 
in  cui  nel  I  Titolo  la  Commissione  differiva  dal  Mini- 
stero, puliti  logicamente  coordinati  fra  di  loro,  sembra 
che  incontrassero  il  favore  della  maggioranza  della 
Camera,  e  che  questa  li  avrebbe  decisi  tutti  nel  senso 
della  Giunta,  cioè  meno  favorevole  alla  Santa  Sede,  se 
il  Ministero  non  avesse  posta  la  qulstione  di  Gabinetto. 
Allora  cessava  la  qulstione  di  scienza  e  di  politica  eatera, 
e  sottentrava  quella  di  politica  interna,  la  disciplina  dei 
partiti;  i  membri  della  Giunta  prescindevano  dalle  loro 
proposte,  e  si  dichiaravano  ognuno  libero  di  votare  a  suo 
modo.  Però,  tolti  quei  tre  punti,  gravissimi  ma  non  i 
più  essenziali,  la  qulstione  di  Gabinetto  non  ebbe  altri 
effetti  disturbatori;  e  poi  essa  non  era  posta  per  motiTi 
estrinseci  alla  Legge  come  talvolta  accade,  ma  intrinseci 
alla  medesima,  fondati  nella  politica  estera.  Sicché  resta 
sempre  vero  il  giudizio  sopra  esternato,  che  la  Legge 
delle  guarentigie  è  il  risultato  delle  idee,  giuste  o  false, 
ma  ben  riflesse,  del  partito  dominante  nel  1870-71. 
Nella  Camera  erano  tutti  penetrati  della  necessità  di 


*  Vedi  p.  et.  Senato^  2  maggio  1871,  pag.  574,  col.  1":  TUfficio 
centrale  ritira  il  suo  emendamento  ali*  art  13  per  non  differir*  1a 
pubblicazione  della  Legge. 

«  Vedi  p,  es.  Deputati^  11  febb.  1871,  pag.  572,  col.  1*;  Unia, 
Presidente  del  Consiglio,  fa  una  qulstione  di  Gabinetto  dell'aggiaata 
delia  Commissione  alFart.  7. 


§  41  DISCUSSIONE  109 

un  dibattimento  ampio;  quindi  la  discussione  generale 
non  fu  tenuta  soltanto  prima  di  quella  degli  articoli; 
sibbene  venne  permessa  di  nuovo  al  cominciare  del  II  ti- 
tolo; giacché,  sebbene  quasi  tutti  gli  oratori  avessero, 
prima  della  discussione  degli  articoli,  esposto  le  loro  idee 
non  soltanto  sulle  prerogative,  ma  anche  sulle  relazioni 
inteme  tra  Stato  e  Chiesa;  pure,  allorché  si  pervenne  a 
questo  Titolo,  sentivano  il  bisogno  o  di  svilupparle  mag- 
giormente, o  di  adattarle  secondo  le  guarentigie  ora  vo- 
tate od  anche  di  rinfrescarle  alla  memoria  dei  colleghi, 
oltre  che  taluni  si  erano  riservato  di  esporre  le  loro 
idee  generali  a  proposito  del  II  Titolo,  al  quale  special- 
mente si  limitavano.  Pertanto,  senza  dichiarare  esplici- 
tamente riaperta  la  discussione  generale,  il  Presidente 
della  Camera  e  i  deputati  ritennero  come  ben  inteso,  che 
gli  oratori,  a  proposito  del  1*^  articolo  del  II  Titolo, 
avessero  facoltà  di  rientrare  nella  quistione  generale,  ma 
limitandola  ora  ai  rapporti  interni  tra  lo  Stato  e  la 
Chiesa  senza  parlare  più  delle  guarentigie  di  già  vo- 
tate. •  Dunque,  posto  che  le  concessioni  del  II  Titolo  siano 
quelle  politicamente  meno  giustificabili,  non  può  dirsi 
neppur  per  esse  che  non  siano  il  frutto  d' idee  ben  ma- 
turate, quantunque  in  gran  parte  false. 


Vedi  la  tornata  del  9  marzo  1871,  Deputati, 


ESPOSIZIONE 


1.  GUARENTIGIE.  -  a)  MEZZI 

§5 
Sovranità 

11  concetto  del  Ministero  e  della  Giunta  nell'accordare 
il  carattere  di  sovranità  al  Papa,  era  che  essa  fosse 
necessaria,  quantunque  da  considerarsi  sempre  come 
una  concessione  dello  Stato,  *  pel  libero  esercizio  delle 


^  Questa  idea  non  era  forte  chiara  sin  da  principio,  stante  il 
concetto  ministeriale  dell*  internazionalità.  La  Sinistra  moTeya  Tac- 
•cusa,  che  si  volesse  considerare  il  Papa  come  conservante  una  parte 
dell*  antica  sovranità.  Deputati^  28  genn.  1871,  pag.  412,  col.  1% 
Mancini:  «  ....  della  censura  principale  da  me  fatta  al  sistema  della 
Commissione,  quella  di  esser  stato  il  Pontefice  dalla  medesima  con- 
siderato tutton»,  sotto  certo  aspetto,  nell*  anteriore  sua  qualità  di 
sovrano,  e  come  se  conservasse  tuttora  una  parte  dell*  antica  so- 
vranità. >  E  riferisce  i  passi.  Il  Tiepolo,  Leggi  eoclesiastiche  an^- 
notate  (Raccolta  delle  leggi  speciali,  Serie  2^  voi.  unico),  Torino, 
Unione  tipograflco-editrice  1878,  pag.  22-23,  riferendosi  alla  Com- 


112  SOVRANITÀ  •    [§5 

funzioni  religiose,  e  specialmente  per  poter  tenere  e  man- 
dare Inviati  diplomatici,  •  Quindi  non  potevano  accogliere 
il  mezzo  termine  proposto  dalla  Sinistra,  di  accordare 
la  sovranità  al  solo  Pio  IX;  »  giacché  il  fondamento 
principale  della  medesima  non  era  punto  quello  di  un 
semplice  riguardo  verso  la  persona  del  vecchio  sovrano 
spodestato. 
Il  Bonghi  sottilizzava  per  dimostrare  che  la  sovranità 


missione  parlamenterò  aaserisoe,  che  secondo  la  redazione  defini- 
tiva, secondo  la  Legge  presente,  T  inviolabilità  non  ò  creata;  ma 
conservata  erroneamente. 

•  Deputati,  2  febb.  1871,  pag.  453,  coL  1*,  Lanza,  Presidente  del 
Consìglio:  «  Credete  voi  che  il  Pontefice,  presso  il  qaale  sono  ac- 
creditati i  rappresentanti  delle  estere  potenze,  il  quale  di  quando  in 
quando  tratta  di  affari  che  riguardano  la  Chiesa,  coi  potentati  esteri, 
possa  essere  considerato  come  un  semplice  cittadino?  »  —  ibid- 
3  febb.  pag.  468,  col.  l*",  Borgatti:  «  In  altri  termini:  finché  vi 
hanno  in  Europa  degli  Stati  che  mantengono  colla  Santa  Sede  le 
relazioni  intemazionali  derivanti  dair antico  diritto  pubblico  eccle- 
siastico, o  da  consuetudini  o  concordati,  noi  potremo  bensì  regolare 
i  nostri  rapporti  interni  colla  Chiesa  sotta  la  sola  norma  del  diritto 
comune,  ma  dovremo  ad  un  tempo  garantire  al  Sommo  Pontefice 
0  alla  Santa  Sede  la  posizione  giuridica  che  essa  ha  attualmente 
verso  altri  Stati.  —  E  di  qui  la  ragione  diversa  delle  due  parti 
della  presente  legge  :  la  prima  resa  necessaria  per  rispetto  al  diritta 
pubblico  altrui;  l'altra  richiesta  dal  diritto  pubblico  nostro.  » 

>  Concetto  perdurato  anche  dopo  la  votazione  della  Legge  delle 
guarentigie.  Deputati^  7  maggio  1875,  pag.  3011,  ooL  Z^  (Discus- 
sioni), Taiami:  «  E  questo  [cioè  il  riguardo  che  ardevo  al  ponte- 
fice vecchio  ed  ex-re]  è  appunto  il  motivo  principale,  perchè  ritengo 
che  questa  legge  [delle  guarentigie;  intende  parlare  specialmente 
del  I  Titolo;  vedi  pag.  3010,  coL  2^]  di  galateo  pditico  deUltelia 
debba  restare  intatta  sino  a  nuove  cii^ostanze.  > 


con< 


SOVRANITÀ  113 


ncessa  al  Papa  non  fosse  poi  del  tutto  contradittoria 
coi  principii  del  diritto  pubblico  moderno,  e  che  per  lo 
meno  avesse  dei  precedenti  storici:  e  ricorreva  ioge- 
gnosamente  all'esempio  della  mediatizzazione  del  principi 
Tedeschi  fatta  nel  1815;  *  come  altri  analogamente,  (esa- 
mineremo la  quistione  più  sotto),  adducevano  l'esempio 
deir inviolabilità  dei  deputati  e  dei  senatori  per  provare 
che  quella  del  papa  non  fosse  una  prerogativa  sovrana. 
Ma  nel  diritto  puro  la  giustificazione  non  era  facile, 
mentre  invece  era  ben  fondata  nel  campo  politico. 

Si  sottilizzava  anche  por  rappresentarsi  praticamente 
la  natura  della  sovranità  del  papa,  e  lo  si  paragonava 


*  Deputati,  31  genn.  1871,  pag.  430,  coL  2-3'',  Bonghi:  «  Sono 
due  generi  di  privil^i  affatto  diatintì.  I  privilegi  che  hanno  lo 
B^opo  di  rendere  poaaibile  Teaercizio  di  diritti  che  altrimenti  non 
ai  aarebbe  in  grado  dì  esercitare,  sono  affatto  distinti  dai  privilegi 
contro  i  quali  avete  accamolato  a  ragione  tant'odio,  e  che  su  quelli 
i  quali  si  conferivano  ad  alcune  classi  di  cittadini  perchè  eserci- 
tassero in  una  maniera  diversa  e  con  sanzioni  diverse  diritti  che 
tutte  quante  le  altre  classi  esercitano  pure  in  certa  misura  [sic. 
=  ?].  È  vei'o  che  per  quest*  ultimo  ordino  di  privilegi  noi  Latini 
vogliamo  anche  avere  una  grande  ripugnanza....  Certo  se  nel  1815 
una  Confederazione  fosse  stata  fatta  in  Italia,  come  fu  fatta  in  Qer- 
mania,  glltaliani  avrebbero  balzato  dall'on^ore  quando  si  fosse  loro 
parlato  della  mediatizzazione  d*alcuni  dei  loro  principi,  pure  i  Te- 
deschi l'hanno  fatto....  A  questi  principi  tedeschi,  che  non  dovevano 
più  esercitare  potestà  sopra  un  territorio  tedesco  qualsiasi,  si  davano 
in  compenso  dei  diritti,  dei  privilegi,  i  quali  abbracciavano  non  solo 
la  restrizione  delle  leggi  penali  dello  Stato  rispetto  a  loro,  ma 
Tesenzione  dalle  stesse  leggi  civili;  si  dava  loro  un  foro  privilegiato, 
ai  davano  loro  diritti  di  successioni  speciali,  si  dava  loro  facoltà  di 
non  essere  giudicati  che  dai  loro  pari,  si  dava  loro  diritto  ad  alcune 
onorificenze,  ad  alcuni  titoli. ..» 

P.  Scaduto  —  Guarentigie  PontiJIeie  S 


114  SOVRANITÀ  [^ 

ad  un  sovrano  ospite.  Ma  la  Relazione  Mamiani  deiruP 
fìcio  Centrale  del  Senato,  osservava  giustamente,  che 
«  non  fu  mai  letto  in  veruna  Storia  che  un  Principe 
regalmente  ospitato  nella  sua  patria  pigli  licenza  di  pro- 
mulgare mandamenti  e  decreti,  avversi  non  rade  volte 
o  nella  lettera  o  nello  spirito  a  parecchie  sue  leggi  ed 
istituzioni.  »  * 

Ma,  lasciando  da  parte  la  natura  della  sovranità  poD- 
tificia,  e  le  contradizioni  che  derivano  da  questa  finzione 
giuridica,  analizziamone  più  tosto  gli  attributi. 


1.  Inviolabilità 

La  sovranità  viene  esplicitamente  riconosciuta  o  con- 
cessa neir  articolo  3;  ma  si  trova  già  implicitamente  nel 
principio  della  Legge,  nell'articolo  primo.  Questo  infatti 
dichiara,  che  la  persona  del  Papa  è  sacra  ed  inviolabile, 
11  quale  ultimo  attributo  non  è  proprio  che  della  persona 
regia;  ed  invero  entrambi  "  si  trovano  pel  Re  nella  nostra 
Costituzione  ed  in  altre. 


*  Senaio,  aotto  il  giorao  22  aprile  1871.  pag.  487,  coL  3*. 

^  Quanto  alla  dichiarazione  dr  sacrci^  è  una  semplice  frase  tradi- 
zionale e  di  riTerenza,  non  porta  sanzione  penalo;  efr.  Codice  Ci- 
vile, art  220.  —  Il  Bonghi,  nella  Relazione  {Deputati^  sotto  il 
giorno  21  genn.  1871,  pag.  341-42)  spiega  cosi  la  presenza  di  que- 
sto epiteto:  «  La  parola  sacra  non  aggiunge  nessuna  speciale  naova 
determinazione  a  quella  Òl' inviolabile.  Nata  da  una  oonsaetadifie 
religiosa  e  da  una  cerimonia  ecclesiastica  smessa  oramai,  è  entrata 
nella  formola  della  più  parte  delle  costituzioni,  quantunque  manchi 
in  talune,  come  nella  prussiana;  e  se  levata  parrebbe  variarla  o  atte- 
nuarla, lasciarla  non  ne  muta  il  significato  e  il  valore  giuridico  » 


§  5]  SOVRANITÀ  115 

Mentre  le  prerogative  di  libertà  d'anione  riguardano 
il  Papa  soltanto  neir  esercizio  delle  funzioni  spirituali 
(siccome  appresso  vedremo),  Tinviolabilità,  invece,  ri- 
flette per  così  dire  tutta  la  persona:  egli  è  inviolabile 
non  solo  se  infrange  le  leggi  penali  dello  Stato  nell'eser- 
cizio delle  sue  funzioni  spirituali,  naa  anche  se  le  infrange 
per  reati  comuni  o  (cosa  meno  inverisimile)  per  reati 
politici,  per  esempio  mettendosi  a  capo  di  una  solleva- 
zione per  restaurare  il  potere  temporale.  Gli  stessi  giu- 
risdizionalisti».  dopo  che  la  Legge  fu  votata,  si  sono  difesi 
dall'interpretazione  contraria  loro  attribuita.  *  Si  soste- 
neva che  per  la  completa  indipendenza  spirituale  del 
Papa  fosse  necessaria  l'immunità  dell'azione  penale  an- 
che per  gli  atti  non  spirituali,  '  e  che  del  resto  non  po- 


*  Deputati^  4  maggio  1875,  pag.  2898,  col.  1*  (Discussioni),  Vi- 
gliant:  «  Egli  [il  Maocini]  diceva  [durante  questa  discassione  del 
1875]:  sta  bene  che  eia  garantito  ed  inviolabile  il  capo  della  reli- 
gione; questo  è  lo  scopo  della  legge;  ma  ciò  non  ha  che  fare  col- 
r  ordine  politico;  la  stessa  guarentigia  ed  inviolabilità  non  è  stata 
concessa  al  sovrano....  -*  Mancini  ed  altri:  No,  noi  —  Vigliani: 
Sento  con  piacere  che  non  sia  questo  il  suo  ooncetto   » 

>  Deputati,  3  febb.  1871,  pag.  470,  eoi.  3%  Rattazzi:  «  A  che,  in- 
vero, potrebbe  giovare  T  inviolabilità  circoscritta  agli  atti  del  mini- 
stero spirituale  se  pur  tuttavìa  il  Pontefiee  potesse  per  altri  ihtti  e 
per  altre  cagioni  o  pretesti,  essere  .esposto  airinquìsizione  penale,  e 
non  venisse  cosi  interamente  sottratto  alla  giurìsdiiione  degli  agenti 
del  governo?  Non  si  troverebbe  forse  in  questo  caso  pur  sempre  sog- 
getto a  quella  pressione  che  gli  toglie  la  piena  indipendenza  e  che 
può  rendergli  meno  libero  Tesercizio  della  sua  missione  spirituale? 
Egli  è  appunto  per  questa  considerazione,  egli  è  perchè  Temenda- 
mento  proposto  dair  onorevole  Crispi....  >  —  La  seguente  ragione  del 
Bonghi  non  è  molto  solida,  ibid.  pag.  472,  col.  2^  «  L'onorevole 


t 


116  SOVRANITÀ  r§r> 

tesse  riuscire  pericolosa  per  la  sicurezza  dello  Stato  (su 
di  che  parleremo  appresso)  poiché  la  Legge  non  avrebbe 
risparmiato  gli  esecutori  degli  ordini  pontifici.  ' 

L'inviolabilità  accordata  al  Papa  è  dunque  una  vera 
prerogativa  sovrana.  Il  paragone  con  quella  dei  deputati 
e  dei  senatori,  "  non  j:egge;  perchè  quest'  ultima  non  è 
assoluta,  ma  temporanea;  e  temporanea  non  nel  senso 
che  siano  irresponsabili  pei  reati  commessi  dentro  un 
dato  tempo,  ma  che  non  si  può  procedere  contro  loro 
o  punirli  senza  il  consenso  della  Camera  dei  Deputati  o 
del  Senato.  * 


Crispi,  di  fatti,  propone  che  ai  deliberi:  ««Il  Sommo  Pontefice  nel- 
Feserciiio  delle  sue  fanzioni  spirituali,  e  per  atti  concernenti  Teser- 
cizio  delle  medesime  è  immane  dail*azione  penale....  >  >  Non  farebbe 
onta  al  Parlaménto  italiano  Taver  solo  immaginato  possibile  che 
questa  tirannia  fosse  stata  in  Italia  e  che  si  deve  premunire  il  sa- 
cerdozio in  avvenire?  » 

*  Deputati,  3  febb.  1871,  pag.  472,  col.  l*",  Rattazzi:  «  Il  Pon- 
tefice potrebbe  tentare  d'essere  funesto  alla  libertà  ed  anche  alla 
sicurezza  dello  Stato,  valendosi  della  sua  influenza  e  del  suo  potere 
spirituale  sopra  i  fedeli  che  sono  anche  essi  cittadini;  ma  in  questo 
caso,  se  non  ne  risponde  il  Pontefice,  ne  risponderebbero  ben  coloro 
che  se  ne  facessero  istrumento,  e,  da  questo  lato,  qualunque  ecce- 
zione voi  vogliate  concedere  al  Pontefice  sottraendolo  air  azione 
penale,  vi  saranno  sempre  i  complici  ed  agenti  che  ne  dovranno 
rispondere  dinanzi  ai  tribunali..  Non  è  quindi  a  temersi  che  questa 
inviolabilità,  personalmente  conceduta  al  Pontefice,  possa  mai  tor- 
nare a  pregiudizio  dello  Stato.  » 

*  Deputati,  24  genn.  1871,  pag.  372,  col.  2^,  Minohetti  sopra 
riferito,  a  pag.  101,  n.  1. 

3  Deputati,  1  febb.  1871,  ipag,  442,  col.  2*,  Macchi:  «  lo  Statuto 
non  accorda  alcuna  sorte  di  impunità  ai  signori  deputati.  Solo  ha 
'Voluto  provvedere  al  caso  in  cui  il  potere  esecutivo,  valendosi  dei 


S  5]  SOVRANITÀ  117 

Nella  Camera  prevaleva  il  concetto,  che  le  guarentigie, 
prescindendo  dalla  lealtà  nel  mantenere  la  politica  tra- 
dizionale del  Governo,  fossero  necessarie  anzi  tutto  per 
rassicurare  le  Potenze:  parecchi  osservarono,  come  ve- 
demmo, che  le  troppe  libertà  di  ordine  interno,  concesse 
alla  Chiesa  nel  II  Titolo,  sarebbero  più  tosto  riuscite 
sgradite  alle  Potenze;  ma  ben  pochi  accennarono  al  con- 
cetto, che  qualcuna  delle  stesse  guarentigie  sarebbe  po- 
tuta riuscire  sgradita  e  dannosa  alle  medesime.  Questo 
fatto  è  risultato  dall'esperienza  posteriore:  a  proposito 
delle  famose  leggi  di  maggio  tedesche  intorno  alla  Chiesa 
cattolica,  la  Santa  Sede  si  espresse  in  termini  abbastanza 
provocanti,  dichiarando  che  i  fedeli  non  fossero  in  co- 
scienza tenuti  ad  ubbidirle,  sciogliendoli  cosi  in  certo 
qual  modo  dal  giuramento.  Nelle  nostre  Camere  e  dagli 
scrittori  nostri. e  forestieri  si  era  già  osservato,  anche 
prima  della  discussione  della  Legge  delle  guarentigie, 
che  r  abolizione  del  potere,  temporale  avrebbe  reso  il 
Papa  realmente  più  libero  di  prima  nell'esercizio  delle 
funzioni  spirituali,  in  quanto  avrebbe  tolto  alle  Potenze 
il  mezzo  di  far  pressione  sopra  di  lui  minacciandone  lo 


tanti  mexzi  che  sono  a  soa  disposizione,  se  ne  servisse  per  liberarsi 
ilella  parola  e  del  voto  di  un  deputato,  nel  momento  in  cui  quella 
parola  o  quel  voto  potessero  essere  pericolosi.  Tanfo  vero  che, 
quando  il  reato  e  sicuro,  il  deputato  va  soggetto  immediatamente 
alla  giustizia,  come  lo 'Statuto  prescrive,  pel  caso  di  flagrafìte  de- 
litto. Ed  anche  senza  tale  flagranza  il  deputato  può  essere  tradotto 
davanti  ai  tribunali  appena  sia  cessato  il  suo  ufficio  di  legislatore, 
o  quando  la  maggioranza  della  Camera  abbia  riconosciuto  che  il 
potere  esecutivo  è  estraneo  ali* accusa.  —  Insomma,  privilegi  ed 
immunità  assoluta  non  ce  ne  devono  essere  neanche  per  il  Papa.  » 


118  SOVRANITÀ  [§5 

Stato.  *  Ma  non  si  em  forse  ben  messa  in  rilievo  tutta 
r  importanza  di  questo  fatto,  '  considerandolo  dal  punto 
di  vista  concreto  della  posizione  in  cui  si  sarebbe  venuta 
a  trovare  il  Papa  colla  Legge  delle  guarentigie.  Egli 
abita  nel  territorio  italiano,  ed  è  dichiarato  inviolabile 
dal  nostro  Governo.  Quindi  ima  Potenza  estera  non  sola 
non  può  minacciarlo  nel  potere  temporale  che  più  non 
possiede,  non  solo  non  può  farsi  ragione  o  fare  pressione 
indirettamente,  sibbene  non  lo  può  neppure  direttamente 
contro  la  persona,  giacché  questa  si  trova  dichiarata 
inviolabile  da  un  altro  Governo  dentro  il  cui  territoria 
risiede:  non  può  dunque  né  procedere  direttamente  contro 
di  lui,  né  chiedere  al  nostro  Governo  che  lo  punisca  esso. 
Cosi  le  Potenze  estere  non  sono  in  grado  di  difendersi  e  pu- 


*  n  Cavour  aembra  non  siasi  accorto  di  questo  fatto.  Deputati, 
25  mano  1861,  pag.  136,  col.  1*:  «  Ma,  o  signori,  possiamo  noìt 
può  alcuno  affermare  con  buona  fede  che  il  potere  temporale  del 
Pontefice,  quaF  ò  ora  costituito,  conferisca  alla  sua  indipendeosa?... 
perciò  [cioè,  perchè  allora  i  Governi,  essendo  fondati  sai  principio 
del  diritto  divino  e  non  sulla  volontà  popolare,  erano  mano  deboli 
anche  quando  contrari  a  questa]  io  non  esito  a  riconoscere  che  sino 
al  1789  il  potere  temporale  fu  pel  Pontefice  una  garanzia  d*  indi- 
pendenza. »  —  Senat9y  21  aprila  1871,  pag.  471,  coL  3*,  Rosicchi  : 
DiDKWtra  che  la  Santa  Sede  può  fonzionara  più  liberamMite  senta 
il  potere  temporale  che  col  medesimo,  in  quanto  che  per  salvare 
quello  si  era  acconciata  a  sabine  pressioni  nello  spiritoale. 

*  Deputati^  7  maggio  1875,  pag.  3010,  col.  1%  Taiani:  «  perchè 
siamo  noi  che  abbiamo  annesso  questo  piccolo  territorio  già  pon- 
tificio, perchè  siamo  noi  che  abbiamo  sottratto  questo  pegno  sicaro, 
questa  sicora  garanzia,  non  del  Papato  verso  gli  Stati,  come  una 
volta  si  credeva,  ma  degli  Stati  verso  il  Papato,  come  oggi  si  co- 
mincia a  credere  » 


§  5]  SOVRANITÀ  119 

nire  il  provocatore  del  loro  ordine  pubblico,  un  eccita- 
tore alla  rivolta,  senza  venire  in  rottura  coir  Italia.  Che 
questa  creasse  tale  posizione,  grave  per  sé  e  per  le  Po- 
tenze, col  dichiarare  Finviolabilità  del  Papa,  forse,  come 
dicemmo,  non  fu  ben  messo  in  rilievo  prima  che  l'espe- 
rienza della  Prussia  venisse  a  mostrarlo.  *  Ma,  quando 


>  M.  MiNGHETTi,  Stato  e  Chiesa,  Milano,  Hoepll,  1878  (l'^  ediz.), 
pag.  207:  «  La  libertà  della  Chiesa,  ai  disia  lPreus8isc?ie  lahrbùcJier 
1873,  e  passim],  comunque  essa  sia  praticata  in  uno  Stato,  non  dee 
però  violare  le  regole  riconosciute  del  diritto  delle  genti.  Ora  una 
di  codeste  regole  fondamentali  ò  la  seguente:  quando  in  uno  Stato 
è  commesso  un  atto  ingiusto  e  criminoso  contro  un  altro  Stato, 
Toffeso  dee  poter  troYare  ehi  ne  abbia  la  responsabilità.  Ed  ecco  il 
caso.  Il  Papa  con  un*enciclica  eccita  a  ribellione  sudditi  tedeschi  verso 
il  legittimo  Ipr  sovrano.  Se  il  Papa  fosse  sovrano  anch'esso  di  un 
territorio,  la  Germania  potrebbe  far  la  guerra  al  Papa;  se  fosse 
suddito  del  Re  d'Italia,  la  Germania  potrebbe  esigere  che  codesto 
suddito  fosse  punito  secondo  le  leggi  del  paese  »  —  Deputati^  1 
maggio  1875,  pag.  3030,  col.  2*,  Pbtruccelli;  «  La  Germania,  o 
signori,  non  domanda  ingerirsi  nei  fatti  vostri.  Domanda  che  voi 
non  V*  ingeriate  nei  fatti  suoi.  Non  vi  obbliga  a  rispondere  pel  Papa. 
Ma  vi  dice:  poiché  spontaneamente  mettete  ostacolo  a  che  il  Papa 
rìspouda  degli  atti  suoi  direttamente,  rispondete  per  lui.  »  —  Ibid. 
8  maggio,  pag.  3080,  col.  2^,  Minghbtti  Presidente  del  Consiglio: 
«  L'onorevole  Miceli  mi  ha  chiesto  se  la  Germania  avesse  diretta 
alcuna  nota  all'Italia  relativamente  alla  questione  delle  relazioni 
deUa  Chiesa  collo  Stato,  e  quale  ne  fosse  stata  la  risposta.  —  Ho 
il  piacere  di  assicurarlo  che  nessuna  nota  è  stata  mai  fatta  dalla 
Germania  su  questo  proposito,  e  per  conseguenza  non  è  occorsa  al- 
cuna risposta.  —  n  timore  poi  che  ha  mostrato  più  esplicitamente 
l'onorevole  Miceli,  fa  che  la  politica  nostra  abbia  perturbato  le 
buone  relazioni  esistenti  tra  lltalia  e  la  Germania.  Io  posso  assi- 
curarlo che  le  relazioni  tra  il  nostro  paese  e  l'Impero  Germanico 
non  sono  mai  state  migliori  di  quello  che  lo  siano  al  presente.  » 


120 


SOVRANITÀ 


[§5 


i 

r 

ti' 


anche  si  fosse  prevista,  non  sarebbe  stato  facile  di  sfug- 
girvi: giacché,  prescindendo  dalla  niecessità  politica  delle 
guarentigie,  prescindendo  dalla  quistione  italiana,  posto 
che  noi  non  avessimo  dichiarato  il  Papa  sovrano  ed  invio- 
labile, quale  avrebbe  potuto  essere  la  condotta  della 
Prussia  rispetto  al  medesimo?  Avrebbe  essa  avuto  il  co- 
raggio, —  non  dico  davanti  al  Governo  italiano,  prescin- 
diamo da  questo  problema  — ,  ma  davanti  ai  suoi  sud- 
diti cattolici,  ai  deputati  ultramontani  delle  sue  Camere, 
di  chiedere  la  punizione  del  Papa,  come  di  un  pertur- 
batore qualunque,  come  per  un  reato  comune,  come 
contro  un  semplice  vescovo?  Noi  non  sappiamo  rispondere; 
ricordiamo  semplicemente  che  oggi  non  solo  è  passato 
il  tempo  delle  violenze  fatte  ai  prìncipii  religiosi,  ma, 
quel  eh' è  più  notevole,  colle  idee  esagerate  ed  erronee 
di  separazione  e  d*  incompetenza,  che  trovano  molti  se- 
guaci anche  fuori  d'Italia,  difficilmente  si  sarebbe  tolle- 
rata una  punizione  personale  inflitta  al  Papa.  Le  Potenze 
hanno  logicamente  il  diritto  di  dire,  che  esse  non  sono 
tenute  a  considerare  come  assolutamente  inviolabile  la 
persona  di  un  cittadino  italiano;  ma,  quand'anche  questa 
inviolabilità  del  papa  non  fosse  stata  dichiarata  del  no- 
stro Governo,  esse  difficilmente  si  sarebbero  indotte  a 
violarla.  ' 


*  Il  MiNGHiTTi,  Stato  e  Chiesa,  cit.  pag.  207-208,  adduce  dae 
obbiezioni  contro  le  possibili  domande  delle  Potente,  delle  quali  ci 
sembra  più  importante  la  seconda:  «  Vi  sono  degli  Stati  cosi  pic- 
coli senza  porti  di  mare  p  rinchiusi  nel  territorio  di  Stati  mag- 
giori, ove  non  si  possono  portare  le  armi.  E  vi  sono  dei  delitti, 
specialmente  politici,  pei  quali  non  è  lecito  chiedere  1* estradizione; 
ne  si  può  invocare  un  giudizio  penale  da  uno  Stato  straniero.  > 


§  5]  SOVRANITÀ  121 

Tuttavia  la  dichiarazione  esplicita  dell' inviolabilità 
ha  la  sua  importanza  di  fatto,  quando  si  considera  dal 
punto  di  vista  non  tanto  delle  Potenze,  quanto  del  Papa 
stèsso.  Questi  cioè,  —  quando  non  fosse  pienamente  sicura) 
della  sua  inviolabilità,  e  vedesse  la  maggioranza  delle 
Potenze  concordi  nel  reprimere  le  provocazioni  anche 
,sen-endosi  del  diritto  comune  — ,  sarebbe  più  moderato 
nelle  sue  espressioni;  sebbene,  d'altra  parte,  potrebbe 
anzi  provocare  appositamente  allo  scopo  di  darsi  Tarla 
di  un  martire  col  farsi  punire.  Noi  rinunziamo  ad  inol- 
trarci nel  labirinto  delle  possibilità.  * 


2.  Sanzioni  penali  speciali 

Nella  discussione  gli  oppositori  dicevano,  che,  —  pre- 
scindendo dal  fatto  che  si  veniva  a  concedere  più  di 
quanto  i  pontefici  stessi  avevano  stabilito  in  proprio  fa- 
vore, '  —  dichiarando  sacra  ed  inviolabile  la  persona 
del  papa,  si  venisse  ad  identificarla  con  quella  del  re, 


*  Nella  discaBsione  di  politica  ecclesiastica  del  1875,  il  Petruccblli 
osservò  (Deputati,  1  maggio  1875,  pag.  3035,  col.  P),  cke,  quando 
il  Papa  non  fosse  inviolabile,  i  cardinali  ne  eleggerebbero  uno  meno 
provocante:  ciò  è  possibile,  ma  non  sicaro. 

>  Deputati^  15  febb.  1871,  pag.  608,  col.  1%  Mancini:  «  Io  ho 
veduto  con  dolore,  lo  confesso,  che  nel  regolamento  penale  romano, 
nel  regolamento  di  Gregorio  XVI,  Tarticolo  83  limitava  la  pena 
estrema  al  solo  attentato  alla  vita  del  Sovrano  Pontefice;  voi  can- 
cellando qaesto  articolo*  avete  allargato  T  estremo  sapplizio  a  qaa- 
lanqae  attentato  alla  persona  xUl  Pontefice^  evidentemente  aggra- 
vando e  peggiorando  la  legislazione  preesistente.  » 


122  SOVRANITÀ  [§5 

e  cosi  si  creassero  due  Principi  nello  Stato:  ragione  alla 
quale  dava  appoggio  T  articolo  2  del  progetto  primitiva 
della  Commissione,  che,  senz'altro,  puniva  VattentatOr 
le  ingiurie,  ecc.  contro  la  persona  del  papa  al  pari  che 
quelle  contro  la  persona  del  re.  Ma  questa  parificazione 
completa  tra  le  sanzioni  penali  speciali  in  favore  del  Re 
e  del  Papa  nella  redazione  definitiva  della  Legge  non 
esiste  più;  il  secondo  è  riconosciuto  si  come  sovrano, 
ma  le  sue  sanzioni  penali  non  sono  identificate  a  quelle 
in  favore  del  primo;  questa  distinzione  è  dovuta  all'op- 
posizione, *  alla  discussioue.  Ma,  anche  secondo  i\  Pro- 
getto primitivo  della  Giunta,  anche  coli' identità  delle 
sanzioni  penali  speciali,  non  veniva  davvero  a  crearsi 
una  sovranità  principesca  in  Italia.  Ed  invero  il  Re  non 
ha  soltanto  delle  prerogative  come  il  Papa,  sibbene 
eziandio  dei  poteri  nello  Stato,  che  al  Papa  non  vengono 
punto  concessi,  e  che  non  gli  venivano  riconosciuti  ne 
nel  Progetto  della  Giunta  né  in  quello  del  Ministero. 

I  più  avanzati  della  Sinistra  volevano  ricusare  le  san- 
zioni penali  speciali  in  favore  del  Papa.  Essi  argomen- 
tavano cosi:  Perchè  la  legge  gli  coucede  la  sovranità? 
Per  garentirne  la  libertà  nell'esercizio  delle  sue  funzioni 
spirituali.  Qual  è,  invece,  il  fondamento  della  punizione 
eccezionale  dell'attentato,  offesa,  ingiuria,  ecc.  commessi 


*  Deputati,  4  febb.  1871,  pag.  499,  coL  2%  Mancini  :  «  io  accon- 
sentivo aU^MÌmilaùone  uoicameate  di  alcane  pene,  e  solo  per 
pochi  e  determinati  reati,  qoali  erano  Vattentato  alla  vita  e  pertofui 
del  pontefice  per  etrcoadare  di  ogni  piCi  efficace  garantia  la  di  lai 
personale  sicurezza,  la  provocazione  a  questo  medesimo  atteatato, 
e  finalmente  la  pubblica  offesa  od  attacco  deliberato  e  diretto  contro 
la  persona  medesima  del  Pontefice  » 


§  5]  SOVRANITÀ  123 

contro  la  persona  del  Re?  Non  quello  di  garantire  la  di 
lui  libertà  neir  esercizio  delle  sue  funzioni  politiche,  ma 
r altro  d'impedire  disordini  pubblici.  *  Ma  potrebbe  re- 
plicarsi, quantunque  i  sostenitori  del  disegno  di  legge 
forse  non  Tabbiano  fatto,  che  anche  l'attentato  ecc.  contro 
la  persona  del  Pontefice  turberebbe  la  tranquillità  della 
nazione,  anzi  forse  maggiormente;  perciò,  sebbene  l'og- 
getto precipuo  della  concessione  della  sovranità  al  Papa 
sia  di  guarentirne  la  libertà  nell'  esercizio  delle  sue  fun- 
zioni, pure  convenga  includere  fra  gli  attributi  di  essa 
sovranità  anche  quello  di  sanzioni  penali  eccezionali,  al 
pari  che  pel  Re,  se  non  più  gravi.  —  Ma  allora,  limitando 
la  questione  all'attentato,  si  domanda,  e  l'opposizione  io 
chiese  realmente,  chi  è  in  Italia  o  fuori  d'Italia,  che 
oggi  abbia  interesse  a  commeAere  un  attentato  contro  la 
persona  del  Papa?  '  Dunque  questa  penalità  eccezionale 
è  inutile.  —  Siffatto  ragionamento  porterebbe  alla  sop- 
pressione della  penalità  eccezionale:  se  è  inutile,  perchè 
il  reato  non  può  verosimilmente  accadere,  sopprimetela. 
Ma  allora  potrebbe  obbiettarsi:  Se  voi  credete  che  il 
caso'  non  si  verificherà,  perchè  vi  affaticate  tanto  a  voler 
soppressa  la  penalità?  Si  potrebbe  rispondere,  per  non 
creare  degli  articoli  inutili,  oltre  che  per  non  concedere, 
neppure  semplicemente  in  parole,  un  altro  degli  attributi 
sovrani  al  Papa.  Contro  la  replica  —  ma  perchè,  non 


>  Deputati^  6  fabb.  pag.  513,  col.  2^,  Db  Witt:  «  Ora  in  baona 
fede  potete  voi  ammettere  che  sia  un  reato  contro  la  sicnrezxa 
interna  dello  Slato  T attentato  alla  persona  del  Pontefice?  > 

'  Ibid.  pag.  512,  col  2%  Da  Witt:  «  Credete  voi  sul  serio  che 
in  Italia  si  voglia  attentare  alla  persona  del  Pontefice?  » 


124  SOVRANITÀ  [§5 

potendo  conseguire  la  soppressione  totale,  volete  almeno 
la  dimiDUzione  della  pena  pur  conservandola  eccezio- 
nale? —  potrebbe  addursi  una  delle  ragioni  sopra  op- 
poste, cioè  di  non  voler  in  un  punto  di  più  parificare  il 
Papa  al  Re  neppure  ipoteticamente. 

Ma,  prescindendo  da  questa  controversia  logica,  che 
in  parte  fu  dibattuta  realmente  nella  Camera,  il  fatto 
sta,  che  un  attentato  ecc.  contro  la  persona  del  ponte- 
fice turberebbe  la  tranquillità  della  nazione  al  pari  o 
più  che  l'attentato  contro  la  persona  del  Re,  anzi  non 
della  nazione  soltanto,  ma  di  tutto  il  mondo  cattolico; 
che  quindi  una  penalità  speciale  per  questo  caso,  seb- 
bene non  abbia  propriamente  che  fare  col  lìbero  eserr 
cizio  delle  funzioni  spirituali  (oggetto  precipuo  della 
L^gge),  è  sempre  una  guarentigia,  per  quanto  inutile. 
Quindi  il  problema  o  non  avrebbe  dovuto  porsi,  o,  una 
volta  postolo,  si  doveva  risolvere  nel  senso  della  penalità 
eccezionale,  prescindendo  dalla  quistione  se  questa  debba 
essere  eguale  a  quella  del  Re.  Io  credo  anzi  che  do- 
vrebbe essere  più  tosto  maggiore,  perchè  maggiore  sa- 
rebbe il  turbamento  della  tranquillità  pubblica. 

Ma  la  quistione  della  penalità  eccezionale  per  il  Papa 
presenta  un  altro  aspetto  oltre  quello  della  tranquillità 
pubblica,  cioè  quello  della  libertà  di  discussUrnCy  il  quale 
esiste  in  proporzioni  che  possono  dirsi  minime  pel  Re. 
Quindi  occorre  distinguere  tra  i  vari  atti  commessi  contro 
il  Papa,  ì  quali  sono  soggetti  ad  una  penalità  speciale, 
tra  quelli  veramente  capaci  di  turbare  Ij  tranquillità 
pubblica,  e  quelli  che  non  lo  sono,  o  meglio  tra  quelli  che 
lo  sono  più  e  quelli  che  lo  sono  meno.  Bisogna  dunque 


§5]  •        SOVRANITÀ  125 

distinguere  fra  Tattentato  e  le  violenze  dirette  contro 
la  persona  fisica,  e  le  ingiurie  e  simili  scritte  soltanto. 
I  primi  non  hanno  punto  che  fare  colla  libertà  di  co- 
scienza e  di  discussione;  le  seconde,  invece,  la  riguar- 
dano molto  direttamente. 

Questa  distinzione  si  trova  nella  Legge,  sebbene  non 
del  tutto  nettamente;  non  esisteva  nel  progetto. del  Mi- 
nistero e  della  Giunta;  essa,  come  iu  generale  la  più 
chiara  distinzione  tra  la  sovranità  regia  e  la  pontificia, 
è  dovuta  agli  oppositori.  Qui  era  proprio  il  caso  di  do- 
mandare, perchè  riguardo  alle  ingiurìe  si  dovesse  creare 
una  situazione  privilegiata  pel  Papa,  e  se  si  potesse  crearla 
senza  ledere  la  libertà  degli  altri  culti  e  della  discus- 
sione in  genere.  Di  più,  oltre  a  questo  punto  di  vista 
generale,  il  problema  si  presentava  sotto  un  aspetto  spe- 
ciale. Il  Governo  regio  è  costituzionale,  il  Papato  è  una 
monarchia  spirituale  assoluta;  quindi  se  voi  equiparate 
le  ingiurie  contro  il  Papa  a  quelle  contro  il  Re;  rendete 
la  discussione  in  materia  religiosa  assai  meno  libera 
che  in  materia  politica.  Infatti  il  re  costituzionale  ha  i 
suoi  ministri  responsabili;  quindi  voi  siete  benissimo 
in  grado  di  criticare  gli  atti  del  Governo  senza  incor- 
rere nel  reato  speciale  d'ingiuria  contro  il  sovrano,  di 
lesa  maestà.  Mentre  giudicando  liberamente  gli  atti  della 
Santa  Sede,  voi  venite  ftd  ingiuriare  il  Papa  stesso,  che 
non  ha  ministri  responsabili.  *  E  la  posizione  della  qui- 


*  Deputati^  ZI  genn.,  pag.  399,  col.  1-2*,  Abignentb.  .  —  Ibid. 
4  febb.,  pag.  499,  col.  1%  Mancini:  «  poiché  in  questa  materia  non 
vi  sono  ministri  e  consiglieri  che  per  lui  rispondano,  inevitabile 
sarebbe  la  coneegnenza  deUa  proposta  incriminazione,  di  mutilare, 


126  SOVRANITÀ       '  [§5 

stione  è  rimasta  tale  anche  nella  redazione  definitiva 
della  Legge:  per  quanto  si  sia  sottilizzato  nella  discus- 
sione, questo  problema  non  si  è  potuto  risolvere,  ne 
poteva  sciogliersi  essendo  da  per  so  stesso  insolubile:  il 
deputato  Sineo  si  lamentava,  che  la  Giunta  non  avesse 
saputo  trovare  una  formola  conveniente,  ma  egli  non  la 
suggeriva.  *  Una  volta  posto  che  lo  Stato  non  intende 
intromettersi  nella  costituzione  interna  della  Chiesa,  sib- 
beno  lasciarla  tale  qual  è,  e  posto  che  essa  è  assoluta, 
deriva  immancabilmente  la  conseguenza,  che  le  ingiurie 
rivolte  contro  gli  atti  della  Santa  Sede  sono  dirette  anche 
contro  la  persona  del  Papa,  che  quindi  viene  inceppata 
la  discussione  sui  medesimL 

Come  accennammo,  si  cercò  di  sottilizzare  per  isfuggire 
a  questa  conseguenza.  Non  saprei  se  il  guardasigilli  Raeli 
abbia  inteso  4ìchiarare,  che  si  trattasse  più  tosto  delle 
offese  ed  ingiurie  contro  la  vita  privata  del  Papa,  che 


ftopprimerd,  od  almeno  inceppare  la  critica  e  discoBsiono  degli  atti, 
provvedimenti  e  dottrine  religiose.  >  —  Ibid.,  pag.  501,  col.  3%  Pi- 
«ANELLI,  che  più  Botto  riferiremo. 

i  Deputati,  7  febb  1871,  pag.  5t3,  col.  l"",  Sineo:  «  ....'  deplo- 
rando soltanto  che  la  Commissione,  con  tatto  il  sottile  accorgimento 
che  distingue  il  suo  relatore,  non  8ia#iuscita  a  trovare  una  formola 
più  netta,  più  precisa,  che  segni  la  linea  di  separazione  tra  Toffesa 
meditata,  fatta  coir  animo  d'ingiuriare  la  persona,  e  il  diritto  di 
xliscussione  filosofica  e  religiosa,  diritto  che  non  sarebbe  mai  intero 
qualora  non  si  potesse  intendere  esteso  fino  alla  libertà  della  cen- 
sura, fino  alla  libertà  della  propaganda,  fino  alla  libertà  deirattacco 
e  della  difesa,  come  T  avete  assicurata  alla  Chiesa  romana  nelle  sue 
encicliche  e  nelle  sue  scomuniche.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  127 

di  quelle  contro  i  suoi  atti  pubblici;  <  il  deputato  Grif- 
fini  propose  un*  aggiunta  in  quest*  ultimo  senso.  ' 

Ma  è  difficile  distinguere  tra  gli  atti  pubblici  e  i  pri* 
vati  del  Papa.  '  Si  domandò,  e  non  a  torto,  che  cosa  avreb- 


»  Deputati,  7  febb.  1871,  psg.  528,  col.  1%  Raeli:  «  Vi  prego 
di  riflettere  F  enorme  differenza  che  vi  è  tra  T  ingiurìa  al  privato, 
la  qaale  generalmente  non  può  riguardare  m  noa  un  fatto  che  lo 
colpisce  nella  sua  vita  privata,  dair  offesa  diretta  specialmente  contro 
il  Pontefice,  la  quale  va  in  tal  caso  a  colpire  i  suoi  atti  ecclesia- 
etici,  i  principil  e  le  materie  religiose....  Ora,  signori,  una  volta  si 
tratta  di  offese  le  quali  possono  colpire  gli  atti  da  lui  fatti  nel- 
1*  esercizio  della  sua  autorità,  non  ci  può  essere  per  nuUa  qaesto 
perìcolo  di  pubblicità,  che  si  trova  soltanto  quando  si  tratta  d*  in- 
giurie verso  i  privati  e  per  fatti  che  le  parti  offese  avrebbero  in- 
teresse di  coprire  col  silenzio.  » 

»  Deputati,  6  febb.  1871,  pag.  511,  col.  3*,  Qriffini:  «  che  cosa 
esprimerebbe  l*articolo  2  di  questa  legge,  che  cosa  esprìmerebbe  11 
capoverso  che  ne  verrebbe  staccato  [secondo  aveva  proposto  la  Com- 
missione, per  porlo  dove  poi  sembrasse  più  opportuno;  ma  poscia 
fu  lasciato  nello  stesso  ari  2]  per  venir  posto  altrove?  Che  ora  è 
libera  completamente  la  discussione,  che  però  lo  è  in  massima,  ma 
non  lo  ò  punto  per  gli  atti  religiosi  che  potrebbero  partire  dal 
Sommo  Pontefice.  »  Pertanto  egli  propone  questa  aggiunta,  pag.  512, 
col.  1^:  «  Oltre  della  discussione  sulle  materie  religiose,  è  piena- 
mente libera  quella  sugli  atti  pubblici  [civiU  e  politici]  del  Pon- 
tefice, »  e  che  questa  aggiunta  non  possa  essere  distaccata  dal  resto 
deir  articolo. 

3  Deputati,  4  febb.  1871,  pag.  501,  col.  3^,  Pis anelli:  «Oltre a 
ciò,  io  credo  che,  senza  perìcolo  di  offendere  la  libertà  della  di- 
flcuBsione,  potete  stabilire  una  sanzione  penale  per  lo  sprezzo  contro 
la  persona  del  prìncipe,  poiché  questa  sanzione  non  v*  impedisce  di 
discutere  gli  atti  della  pubblica  amministrazione,  dei  quali  sono 
responsabili  i  ministri.  Ma,  come  farete  voi  per  distinguere  quali 


128  SOVRANITÀ  [§5 

bero  dovuto  dire,  quali  criteri  avrebbero  dovuto  seguire 
i  tribunali,  quando  si  fosse  presentato  uno  di  quei  casi, 
in  cui  il  diritto  canonico  concede  ai  fedeli  di  disubbidire 
al  Papa,  e  di  rivoltarglisi,  per  esempio  nel  caso  di  eresia.  * 
Avrebbero  dovuto  essi  decidere  quale  sia  il  vero  Papa 
in  caso  di  scisma,  e  quali  perciò  debbano  Qualificarsi 
come  ingiurie  dirette  contro  un  sovrano,  quelle  dell'un  par- 
tito 0  quelle  dell'altro?  '  Si  rispose  che  cosi  si  cercasse 
il  pelo  neiruovo,  si  andasse  troppo  pel  sottile,  si  pre- 
vedessero casi  che  per  ora  non  ci  era  alcun  indizio  che 
dovessero  tornare  a  verificarsi,  che  questa  sia  una  legge 
politica:  tutto  ciò  è  vero;  ma  non  esclude  che  resti  sempre 
difficile,  e  talvolta  impossibile,  distinguere  le  ingiurie 
dirette  contro  il  Papa  come  sovrano  spirituale,  da  quelle 
dirette  contro  lui  come  privato,  e  che  la  critica  ingiù- 


parole  feriscano  la  persona  del  Pontefice,  e  quali  i  suoi  atti,  mentre 
i  saoi  atti  partono  da  lai,  che  non  è  circondato  da  ordinamenti  che 
attirino  sopra  altre  persone  la  responsabilità  dei  detti  atti?  » 

i  Deputati,  7  febb.  1871,  pag.  522,  col.  3%  Singo:  «  I  fedeli  laici 
hanno  diritto,  secondo  la  disciplina  ecclesiastica,  in  molti  casi,  di 
resistere  ai  loro  superiori  ecclesiastici....  Dovrà  un  tribunale  ecce- 
zionale interporsi  tra  il  Pontefice  ed  i  fedeli  per  sapere  sino  a  che 
punto  i  fedeli  esercitino  un  diritto  che  loro  compete,  oppure  pos- 
sano considerarsi  come  ribelli  al  Sommo  Pontefice?  » 

'  Ibid.  pag.  523,  coL  1^,  Sineo:  «  Ebbene  gli  scritti,  pel  solita 
aspri  e  veementi,  che  sarebbero  fatti  dai  due  Pontefici  o  dai  loro 
fautori,  dovrebbero  tutti  essere  denunciati  ai  tribunali  ?  —  Dei  due 
Pontefici  uno  solo  sarebbe  il  legittimo  ;  e  questo  sarebbe  inviolabile^ 
e  gli  scritti  fatti  da  lui  ed  a  suo  nome  non  potrebbero  essere  in- 
criminati. Ma  come  può  ammettersi  che  spetti  al  tribunale  il  di- 
chiarare quale  sia  il  Pontefice  legittimo  ed  inviolabile,  e  quale 
rintruso  ed  il  colpevole?  » 


§  5]  SOVRANITÀ  129 

riosa  degli  atti  della  sua  autorità  coincide,  per  mancanza 
di  ministri  responsabili,  colla  ingiuria  alla  persona  del 
Papa-sovrano.  Noi  riconosciamo  che  questa  Legge  è 
anzi  tutto  politica,  ma  non  si  può  negare  quale  sia  la 
posizione  delle  cose  stabilite  per  le  necessità  politiche. 
Oltre  a  questi  inconvenienti,  che  derivano  in  ispecie 
dalla  mancanza  di  ministri  responsabili,  se  ne  presentano 
altri,  già  accennati,  indipendenti  dalla  quistione  se  si  do- 
vesse 0  no  concedere  una  penalità  speciale  a  causa  del- 
Tassolutismo  della  sovranità.  Perchè  creare  una  posizione 
privilegiata  in  fatto  di  discussióne  al  Papa,  al  capo  della 
religione  cattolica?  Che  gli  si  costituisca  rispetto  airat- 
tentato  e  simili,  si  capisce,  perchè  gli  altri  culti  non 
hanno  un  capo  universale,  e^n  Italia  contano  pochi  se- 
guaci, sicché  non  e'  è  da  temere  che  si  voglia  attentare 
alla  vita  dei  loro  supremi  gerarchi,  '  essendoci  poco  in- 
teresse a  ciò,  e  poi  ad  *ogni  modo  ciò  non  recherebbe 
tanto  disturbo  quanto  1*  attentato  alla  vita  del  pontefice 
massimo  della  religione  della  maggioranza  degritaliani 
e  di  una  gran  parte  del  globo.  Ma  perchè  creargli  una 
posizione  privilegiata  anche  rispetto  alla  discussione? 
Da  una  parte  le  ingiurie  scritte  non  sono  capaci,  ai  giorni 
nostri,  di  turbare  la  tranquillità  pubblica  tanto  profon- 
damente da  richiedere  una  penalità  speciale;  e  poi,  d*altra 
parte,  voi  cosi  venite  a  ledere  non  solo  l'eguaglianza 
rispetto  agli  altri  culti,  lesa  di  già_  rispetto  all'attentato, 
ma,  quel  eh' è  più,  anche  la  libertà.  È  vero  che  esistono 


>  Veramente  il  pericolo  è  più  grave,  meno  inverosimile,  quando 
si  considera  la  cosa  dal  punto  di  vista  del  fanatismo  del  popolino 
cattolico.  • 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontijleie  0 


130  SOVRANITÀ  [  §  5 

nel  Codice  Penale  alcuni  articoli,  che  puniscono  il  di- 
sturbo e  le  ingiurie  ai  culti  in  genere,  che  quindi  -anche 
gli  altri  culti  hanno  diritto  a  non  essere  offesi;  ma  la 
quistione  qui  non  è  per  questo  o  quel  culto,  è  per  la 
libertà  di  coscienza  in  genere.  Come  sono  rispettati  i 
culti,  i  credenti,  devono  cosi  essere  rispettati  anche  gli 
increduli.  I  primi  sono  garantiti  contro  le  ingiurie  dei 
secondi;  perchè  questi  non  lo  devono  essere  contro  le 
ingiurie  di  quelli?  *  Cosi  la  quistione  usciva  dal  campo 


*  Crediamo  ntile  ricordare  come  in  Parigi  esistono  parecchie  vere 
o  proprie  associazioni  de  la  libre  pensée^  e  che  accompagnano  al 
cimitero  i  razionalisti,  portando  airocchieUo  un  distintivo  speciale; 
spesso  vengono  a  contrasti  coi^  parroci,  i  quali  ivi,  al  contrario 
che  fra  noi,  si  arrabbattano  per  rendere  gli  onori  funebri  anche  a 
quelli  che  sono  stati  liberi  pensatori  notorii  e  che  hanno  protestato 
di  voler  essere  seppelliti  civilmente,  allo  scopo  di  farli  passare  per 
'  convertiti.  —  Deputati,  4  febb.,  pag.  498,  col.  3^,  Corte:  «  Voi, 
signori,  dite:  ma  questo  Papa,  questo  capo  di  una  grande  congre- 
gazione di  credenti,  voi  non  dovete  permettere  che  sia  trattato  con 
disprezzo.  Ora  io  vi  domando:  in  qual  modo  il  Papa  tratta  egli  i 
suoi  avversari?  Tutti  coloro  i  quali  non  credono  esattamente  come 
lui;  tutti  coloro  i  quali  non  vogliono  assolutamente  picare  innanzi  al 
Sillabo,  quelli  li  chiama  empi,  reprobi,  figli  di  Satana,  uomini  dediti 
ad  ogni  arte  perversa.  »  —  Ibid.,  7  febb.,  pag.  523,  col.  T,  Sineo, 
sopra  (pag.  126,  n.  1)  riferito.  —  Ibid.,  20  marzo,  pag.  846,  col.  1*^, 
Mussi:  «  Io  ho  fede  e  piena  confidenza  nella  forza  della  ragione;  ma 
io  domando  che  la  ragione,  la  quale  può  essere  assalita  con  tante  armi 
potentissime,  possa  anche  difendersi;  domando  quindi  che  la  discus- 
sione dei  principi  religiosi  sia  più  piena,  più  libera  di  una  volta, 
perchè  oramai  air  autorità  religiosa  furono  accordati  mezzi  per 
combattere  la  ragione,  che  prima  non  aveva....  Ma,  o  signori,  dove 
comincia  F  oltraggio  e  cessa  il  ragionamento?  »  col.  2^:  e  si  tro- 
verà ridicolo  il  Papa,  che  suggella  la  bocca  ai  cardinali,  mentre  si 


S  5]  SOVRANITÀ  131 

delle  guarentigie  pontificie,  per  passare,  come  spesso  ac- 
cadde durante  la  discussione  anche  in  altri  casi,  nel 
campo  generale  dei  culti.  La  Sinistra  non  voleva  con- 
cedere una  prerogativa  speciale  pel  culto  cattolico  ri- 
spetto alla  discussione;  diceva  che  bastassero  gli  articoli 
del  Codice  Penale  relativi  ai  culti  in  genere,  che  ba- 
stasse il  diritto  comune  delle  società  religiose;  1  più 
radicali  sostenevano  che  bisognasse  abolire  anche  questi 
articoli,  che  occorresse  rispettare  anche  gr  increduli,  che 
per  le  ingiurie  ai  culti  basti  il  diritto  comune  privato, 
che  debbano  ad  esse  applicarsi  le  medesime  norme  che 
per  le  ingiurie  fatte  ai  privati,  e«  secondo  i  casi,  per 
quelle  fatte  agli  ufficiali  pubblici  nell'esercizio  delle  loro 
funzioni,  che  non  si  debba  quindi  riconoscere  la  funzione 
del  culto  come  una  funzione  sui  generis,  diversa  da  tutte 
le  altre  pubbliche.  *  Ad  ogni  modo,  si  diceva,  rispetto 
al  Papa,  anche  quando  non  si  voglia  considerarlo  come 
un  sacerdote,  ma  quale  un  sovrano  ospite,  nel  Codice 
Penale  avete  le  debite  sansoni  per  le  ingiurie  e  simili, 
non  occorre  crearne  delle  nuove.  »  Il  Mancini  faceva  os- 


sa che  tatti  i  poteri  sanno  suggellare  la  bocca  ai  loro  adepti,  senza 
tante  solennità  e  tanti  riti.  —  Orbene  anche  questa  dimostrazione  non 
correrà  pericolo  di  essere  condannata  siccome  un'irrisione?....  Re- 
primiamo le  licenze,  ma  si  serbi  intatto  il  diritto  di  libero  esame  : 
86  un  dogma  sembra  ingiusto,  assurdo  e  ridicoloj  sia  accordato  a 
tutti  il  mezzo  di  dimostrarlo  tale.  » 

*  Queste  idee  furono  svolte  più  ampiamente  nella  discussione 
sulla  riforma  (fatta  come  conseguenza  della  Legge  delle  guarentigie) 
degli  articoli  268-70  del  Codice  Penale  relativi  ai  culti;  Depu^ 
tati,  29  aprile  1871,  pag.  1102-1108. 

>  Deputati,  6  febb.  1871,  pag.  509,  col  2»,  Villa  Tommaso:  «  Vi 
ho  detto  che  nel  Codice  Penale  vi  è  quanto  basta,  e  che  cosi  non 


132  SOVRANITÀ    .  [§5 

servare  in  maniera  più  moderata,  che  per  le  ingiurie  e 
simili  fatte  al  Papa,  non  come  tale,  ma  come  semplice 
individuo,  si  sarebbero  potuti  applicare  gli  articoli  del 
Codice  Penale,  molto  più  che  essi  danno  libertà  al  giudice 
di  determinare  i  gradi  della  pena.  *  Ma,  se  questa  distin- 
zione debba  farsi  non  risulta  chiaro  dalla  discussione.  ^ 
Quello  che  e*  è  di  vero  in  tutto  questo  ragionamento, 
di  cui  noi  abbiamo  cercato  di  connettere  logicamente  le 
parti  riassumendo  le  varie  opinioni,  è:  che  non  esiste 
un  motivo  tanto  forte  quanto  per  T attentato  e  simili, 


abbiamo  altro  a  &re  in  questo  momento  che  riferirci  ad  esso.  — 
E  infatti  nel  Codice  Penale  vi  ò  il  titolo  II  del  libro  II  dal  qnale 
sono  punite  le  offese  fatte  alla  religione,  tutte  le  contumelie  recate 
ai  ministri  del  culto,  e  vi  sono  punite  con  gravi  e  severe  pene.  Poi 
nel  Codice  stesso  vi  è  un*  altra  disposizione  per  la  quale  sono  punite 
le  offese  contro  i  Capi  dei  Governi  esteri.  Se  non  isbaglto  è  Tarti- 
colo  176.  Ora  queste  sanzioni  penali  bastano,  e  bastano  qualunque 
sia  il  concetto  che  voi  vogliate  farvi  della  condizione  nella  quale 
si  trova  il  pontefice.  » 

»  DeputtUiy  4  febb.  1871,  pag.  499,  col.  3*,  Mancini:  «  Per  ciò 
che  riguarda  poi  il  Pontefice  come  semplice  individuo,  gli  arti- 
coli 570,  571  e  572  dello  stesso  Codice  penale  puniscono  con  pena 
poco  dissimile  chiunque  con  pubblici  discorsi  o  scritti  pubblici  e 
stampati  esponga  altri  ali*  odio  o  al  disprezzo,  e  chiunque  scriva  o 
pubblichi  a  danno  di  altri  una  qualsiasi  parola  di  disprezzo.  — 
Dunque  nel  Codice  Penale^  non  mancano  le  disposizioni  penali  ap- 
plicabili, e  la  latitudine  lasciata  ai  magistrati  non  impedisce  loro, 
se  le  circostanze  lo  esigano,  di  punire  con  maggiore  severità  scritti 
e  parole  di  disprezzo  contro  la  persona  del  Pontefice.  Quale  neces- 
sità vi  ò  dunque  di  creare  una  nuova  penalità,  nuove  sanzioni  per 
reprimere  il  disprezzo..  ?  » 

3  Vedi  sopra  (psg.  127,  n.  1  e  2)  i  passi  del  guardasigilli  Raeli 
«  del  Griffiai 


§  5]  SOVRANITÀ  133 

per  concedere  al  Papa  uaa  penalità  privilegiata  anche 
rispetto  alle  ingiurie  specialmente  scritte,  poiché  esse 
oggi  giorno  non  sono  in  generale  capaci  di  turbare  pro- 
fondamente la  tranquillità  pubblica:  che  il  Governo  non 
solo  accorda  al  Pontefice  questa  penalità  privilegiata  di 
fronte  agli  altri  culti,  ma,  per  ragioni  politiche,  gli  con- 
cede di  fatto  r impunità  d'ingiuriare  nelle  sue  encicliche 
e  simili  le  altre  religioni:  che,  infine,  mentre  si  proibisce 
ai  liberi  pensatori  di  offendere  i  culti,  non  si  vieta  ai 
ministri  di  questi  d*  ingiuriare  la  classe  dei  razionalisti 
(che  del  resto  se  ne  danno  ben  poca  pena).  La  quistione, 
se  una  penalità  speciale  per  le  ingiurie  ai  culti,  fatte 
da  liberi  pensatori  o  da  ministri  di  altri  culti,  leda  la 
libertà  di  coscienza,  e  se  debba  sopprimersi,  ritornò,  poco 
dopo  la  Legge  delle  guarentigie,  a  proposito  della  di- 
scussione per  modificare  gli  articoli  del  Codice  Penale 
relativi  ai  culti;  ma  noi  la  lasciamo  da  parte. 

Esposti  i  principi  regolatori  delle  penalità  speciali  pel 
Papa,  dovremmo  analizzare  le  singole  sanzioni  penali 
concesse  in  favore  del  medesimo.  Ma  noi  ci  dispensiamo 
da  un  esame  d'interesse  quasi  esclusivamente  giuridico, 
allegando,  del  resto,  in  nota  le  dichiarazioni  più  o  meno 
uflaciali  della  Camera  in  proposito.  *  Passiamo  più  tosto 


*  Cospirazione^  Deputati,  4  febb.  1871,  pag.  501,  col.  3*,  Bonqhi 
relatore  :  Tarticolo  155  del  Codice  Penale,  relativo  alla  cospirazione, 
non  ò  più  applicabile  alla  seconda  redazione  (che  in  questo  ponto 
non  differisce  dalla  definitiva).  —  Sequestro  per  attentato^  ibid., 
7  febb.,  pag.  529,  col.  1%  Raeu  guardasigilli:  «  In  quanto  al  se- 
questro, di  cui  r  articolo  182,  mi  sembra  che,  invece  di  costituire 
da  per  BÒ  stesso  una  pena,  sia  piuttosto  un  mezzo  di  assicurare  il 


sf;V-A^ 


134 


SOVRANITÀ 


[§5 


ad  esaminare  una  quistione  generale  intorno  alle  sanzioni 
in  favore  del  Papa,  quella  cioè  della  procedura  di  ufficio. 


>agamento  della  malta,  •  però  eredo  che  non  ri  si  poisa  ricorrer» 
per  Tartioolo  propoetovi,  che  si  limita  a  rendere  comam  all'attentato 
contro  il  Sommo  Pontefice  le  pene  stabilite  per  Tattentato  contro 
la  sacra  persona  del  Re,  e  bisogna,  per  regola  d'interpretazione, 
intendere  restrittivamente  la  parola  «  «  pene.  »»  Credo  d'altronde,  se 
ben  mi  ricordo,  che,  dopo  la  pabblicazione  del  Codice  civile  e  di 
Procedura  penale  nel  1865,  si  ritiene  non  eseguibile  Tarticolo  182; 
e  di  certo  non  ò  stato  eseguito  nei  vari  procedimenti  che  hanno 
avuto  luogo  per  reati  contro  la  sicurezza  dello  Stato.  Credo  quindi 
a  ragione,  che  tutti  dobbiamo  essere  d'accordo  nel  ritenere  che 
l'articolo  182,  relativo  al  sequestro,  non  è  affatto  applicabile.  »  — 
Fatti,  non  vie  di  fatto.  Ibid.  «  Finalmente,  quanto  alla  critica  di 
aver  punito*  come  le  ingiurie  le  vie  di  fatto  contro  la  persona  che 
in  alcuni  casi,  secondo  il  diritto  comune,  meritano  pena  maggiore, 
osservo  che  la  parola  ««  fatti,  »»  usata  nell'articolo  propostovi,  non 
importa  le  violenze  o  le  offese  contro  la  persona  fisica,  e  che  più 
esattamente  si  dicono  ««  vie  di  fatto;  »»  ma  s'intendono  ««  fatti  »  > 
che  offendono  moralmente  la  persona,  e  che  perciò  costituiscono  l' in- 
giuria 0  l'oltraggio  punibile.  Ed  è  in  questo  senso  la  parola  «  «  fatti  »^  > 
usata  negli  articoli  185,  471  e  583  del  Codice  penale.  »  —  Off^gse^ 
ingiurie^  ibid.,  pag.  499,  col.  S'^,  Mancini:  «  Ora  o  signori,  in  Francia, 
la  legge  del  1822  conteneva  appunto  l'espressione:  ««  offesa  contro  la 
persona,  del  re  »  »  e  basta  avere  una  mediocre  famigliarità  coi  docu- 
menti della  giurisprudenza  per  sapere  quali  e  quante  controversie 
si  sono  agitate  innanzi,  alta  Corte  regolatrice  ed  ai  tribunali  di 
Francia,  e  come  siasi  colà  sostenuto  che  la  parola  «  «  offesa  »  »  ha  un 
significato  ben  più  ampio,  comprensivo,  e  diverso  dalle  parole  «  «  in- 
giuria, oltraggio  »  »  e  simili  ;  e  che  vi  si  possa  comprendere  finanche 
qualunque  espressione  ed  allusione  «e  irriverente.  »»  —  Pubblicità, 
ibid.)  7  febb.,  pag.  527,  col.  3%  Rasu  guardasigilli:  «  Ma  pre* 
gherei  sul  proposito  di  oetervare  che,  quando  la  Commissione  ha 
usato  nel  principio  le  parole  «  €  le  ingiurie  e  le  offese  pubbliche,  »  > 
nella  parola  €«  pubbliche,  »»  si  intende  b^aissimo  che  si  richiede 


§  5]  SOVRANITÀ  135 

La  Legge  stabilisce  (art.  2),  che  i  reati  da  noi  presi  in 
esame  sono  d'azione  pubblica,  e  che  perciò  il  Pubblico 
Ministero,  in  mancanza  di  reclamo  della  parte,  procederà 
d'ufl^eio.  Si  sostenne  da  parecchi,  e  per  diversi  motivi, 
che  non  si  dovesse  sancire  una  tale  misura.  Essa  avrebbe 
dato  agio  ai  ùemici  del  Governo  di  dire,  che  questo  chiu- 
desse gli  occhi  rispetto  alle  ingiurie  e  simili  contro  il 
Santo  Padre,  che  fosse  partigiano,  che  non  eseguisse  la 
Legge,  che  le  guarentigie  fossero  state  concesse  soltanto 
per  necessità  politica,  non  di  buona  volontà,  che  fossero  il- 
lusorie, ecc.  *  Di  più,  la  procedura  d'ufficio  non  è  solo  con- 
traria agli  interessi  del  Governo,  ma  in  certi  casi  può 
riuscire  avversa  anche  a  quelli  del  Papa  stesso:  la  legge 
comune  non  perseguita  di  ufficio  le  ingiurie  contro  i  pri- 
vati, lascia  a  questi  di  querelarsi  quando  lo  credano;  ed 
essi  tante  volte  non  lo  fanno,  quantunque  abbiano  ragione, 
per  evitare  le  dicerie  del  pubblico  od  anche  scandali 
che  potrebbero  rivelarsi  in  un  processo,  sebbene  si  venga 


tatto  ciò  che  a  termini  della  legge  è  necessario  per  questa  qualità 
[cioè,  s'intende  che  i  discorsi,  i  fatti,  i  mezzi  devono  essere  pub- 
blici]. —  B  notate,  signori,  che  per  la  incrim inabilità  delle  ingiurie, 
non  ò  necessario  (come  per  equivoco  nella  foga  dell'orazione  era 
eccepito  daironorevole  preopinante  [Mancini]),  non  è  neceasario 
che  le  iagiarie  o  i  discorsi  siano  pronunziati  in  pubbliche  adunanze, 
ma  basta  che  lo  siano  in  luoghi  pubblici  alla  presenza  di  due,  o 
più  persone.  » 

*  Deputati^  1  febb.  1871,  pag.  525,  col.  2»,  Mancini:  «  In  primo 
luogo  ciò  sarebbe  aggravare  il  nostro  Gk>Terao  e  tutti  gli  agenti 
del  pubblico  Ministero  in  Italia  di  una  spaventevole  responsabilità. 
Ciò  darebbe  indubitamente  il  diritto  ai  giornali  ultracattolici  di 
gridare  che  si  chiudono  gli  occhi....  » 


136  SOVRANITÀ  [§5 

a  mostrare  insussistente  1* accusa,  contro  la  quale  venne 
iniziato.  *  La  procedura  di  ufficio  potrebbe,  in  questo 
senso,  essere  abasata  dallo  Stato  contro  la  Santa  Sede, 
diventare  un*  arma  inquisitoriale  in  mano  del  Governo. 
Di  più,  ancora,  voi  procedendo  d*  ufficio  rendereste  odioso 
il  papato,  in  quanto  che  esso  non  ha  più  il  diritto  di 
grazia,  ed  il  Re,  per  motivi  politici,  difficilmente  potrebbe 
esercitarlo  nei  reati  contro  il  Pontefice;  *  mentre  se  voi 
non  dichiarate  di  azione  pubblica  i  reati  speciali  contro 
il  medesimo,  egli  sarebbe  in  grado,  al  pari  dei  privati. 


*  Idem,  ibid.  «  li  secondo  motivo  è  ancora  più  grave  del  primo. 
—  In  questi  processi,  o  signori,  non  di  rado  accade,  e  mi  permetta 
la  Camera  parlarne  per  la  mia  esperienza,  con  qualche  cognizione  di 
causa,  non  di  rado  accade  che  Timpedire  il  giudizio  possa  interes- 
sare più  di  chi  offende  la  stessa  parte  offesa.  Vi  sono  certi  reati, 
certe  accuse,  derisioni  o  rivelazioni  di  certi  fatti  che,  la  parte  of- 
fesa desidera  che  rimangano  neiroblio,  che  siano  cancellati  come 
la  impressione  fugace  d'un  giorno  e  che  non  ottengano  una  con- 
sacrazione permanente  e  durevole,  che  deriva  dalla  pubblicità  e 
solennità  di  un  processo.  —  Uno  dei  motivi,  o  signori,  per  cui  tatti 
i  legislatori  hanno  dichiarato  i  reati  di  diffamazione  e  d*  ingiuria 
di  azione  privata,  nel  senso,  cioò,  che  non  fosse  lecito  al  giudice 
di  procedere,  se  non  ad  istanza  della  parte  offesa,...  Voi  adunque 
togliereste  al  Papa  questa  preziosa  ed  utile  taucoìtk,  » 

>  Ibid.  4  febb.,  pag.  502,  col.  3^,  Mancini:  «  mentre  pei  reati  di 
offese  al  Re  soccorre  quasi  sempre  e  generosamente  la  clemenza 
ed  il  perdono  del  principe,  ò  da  temere  che,  quando  anche  abbon- 
dassero le  condanne  per  offese  alla  persona  del  Pontefice,  questi  non 
avendo  al  certo  potestà  temporale  e  diritto  di  grazia,  ed  il  principe 
potendo  per  avventura  sentirsi  trattenuto  da  un  sentimento  di  alta 
convenienza  ad  accordare  grazia  per  tali  condanne,  gli  autori  di 
questa  specie  di  reati  in  realtà  si  troverebbero  in  condizioni  infi- 
nitamente peggiori  degli  autori  di  offese  alla  persona  del  Re.  » 


§5]  SOVRANITÀ  137 

di  esercitare  il  diritto  di  grazia,  preventivamente,  col 
non  querelarsi.  *  E  poi  col  nostro  sistema  si  rimarrebbe 
nello  statu  quo,  giacché  pei  detti  reati,  quando  il  Papa 
era  sovrano  temporale,  non  si  procedeva  fuori  del  suo 
Stato,  se  non  dietro  di  lui  querela,  come  per  tutti  i  so- 
vrani stranieri,  e  voi  colla  vostra  legge  considerate  oggi 
il  Papa  appunto  come  un  sovrano  ospite  ossia  straniero.  ' 
Inoltre,  se  la  nostra  legislazione  stabilisce  la  procedura 
di  ufficio  pei  reati  contro  il  Re,  quella  toscana  invece  non 
l'ammetteva,  e  forse  era  più  giusto;  abbiamo  dunque  dei 
precedenti  anche  rispetto  al  sovrano  vero  e  proprio  del 


*  Ibid.  6  febb  ,  pag.  508-509,  Villa  Tommaso:  €  Voi  gli  [al  papa] 
avete  tolto  la  parte  più  nobile  del  suo  appannaggio  reale,  la  pre- 
rogatiya  di  grazia  colla  qaale  poteva  far  sentire  qaanto  deve  esser 
potente  in  lai  il  sentimento  della  carità  e  del  perdono;  ed  invece 
di  questa  sacra  prerogativa  ohe  è  la  più  bella  e  più  splendida 
gemma  della  corona  dei  Re,  gli  Tolete  lasciare,  lo  condannate  anzi 
a  sabirsi  on  tristo  corteggio  di  carnefice  e  di  birri,  per  dimostrare 
al  mondo  cattolico  che  il  Pontefice  è  libero.  »  —  Ibìd.  pag.  512, 
col.  3*,  Db  Witt:  idem. 

*  Ibid.  pag.  512,  coi.  2^,  De  Witt  :  Insieme  al  Mossi  e  al  Catucci 
propone  Temendamento,  «  che  le  offese  contro  la  persona  del  Pon- 
tefice non  possono  dar  luogo  ad  azione  penale,  se  non  dietro  ri- 
chiesta del  medesimo.  »  col.  3^,  «  con  Temendamento  proposto  da  me 
e  dai  miei  amici  noi  non  introduciamo  novità;  noi  manteniamo  il 
Pontefice  in  queUa  stessa  posizione  giuridica  in  cui  era  prima  che 
perdesse  il  potere  temporale.  Secondo  Tarticolo  56  della  Legge  sulla 
stawa,  le  offese  contro  il  Pontefice,  come  sovrano  estero,  non 
polevano  essere  portate  in  giudizio  senza  la  riehiestH  di  esso.  Di 
più  per  lo  stesso  articolo,  le  offese  contro  i  sovrani  stranieri  non 
possono  dar  lu<^  a  giudizio,  se  non  previa  richiesta  dei  mede* 
almi.  » 


138  SOVRANITÀ  [§5 

paese;  di  più  c'è  T esempio  delle  ingiurie  fatte  alla  Ca- 
mera dei  Deputati,  o  al  Senato,  ed  ai  magistrati.  • 

A  tutte  queste  ragioni  si  opponeva  il  debole  argo- 
mento, che  la  Santa  Sede  non  si  sarebbe  querelata,  e 
che  perciò  la  concessione  delle  penalità  speciali,  se  non 
si  fosse  stabilita  la  procedura  di  ufficio,  sarebbe  rimasta 
illusoria.  Si  rispondeva,  che  i  precedenti  non  erano  tali 
ila  autorizzare  questa  ipotesi,  che  il  Nunzio  pontificia 
in  Torino  si  era  querelato  in  nome  del  Papa  contro  un 
^'iornale  diretto  dal  Brofferio.  *  Risposta  che  non  calza 
completamente;  giacché  la  Santa  Sede  riconosceva  il 
Governo  piemontese,  mentre  non  riconosce  quello  ita- 
liano; perciò  non  potrebbe  querelarsi  prjisso  di  questo 
senza  smettere  la  sua  linea  fondamentale  di  condottali! 
che  sin  allora  non  aveva  fatto,   né  Tha  fatto  ancora: 


*  Idaiiìf  ibid.  col.  2^:  «  Qai  noi,  in  Toscana,  avevamo  una  disposisione 
per  la  qoale  le  ingiurie  ed  offese  contro  la  persona  del  granduca, 
lìon  potevano  etsere  perseguitate  in  giudizio  senza  Tautorizzazione 
del  guardasigilli.  »  col.  3^:  «  Le  ingiurie  contro  ia  nostra  Camera 
e  contro  il  Senato  non  possono  perseguitarsi  in  giudizio  senza  una 
deliberazione  nostra  o  del  Senato:  le  ingiurie  contro  i  magistrati 
tono  soggette  allo  stesso  procedimento,  sottoponetevi  ancbe  quelle 
dirette  contro  il  Pontefice  ed  eviterete  Tinconveniente  di  accettare 
la  similitudine  [col  Re]  in  ciò  che  giova  al  vostro  assunto,  respin- 
gerla  in  ciò  che  gli  nuoce.  > 

*  Ibid.,  7  febb.,  pag.  525,  col.  l\  Mancini:  «  Divenne  famoso  inTo* 
ri  no  il  processo  contro  Giovanni  Mosca,  gerente  della  Voce  del  deserto^ 
giornale  diretto  dall'illustre  Brofferio,  ed  il  querelante  fu  il  Nm|ìo 
apostolico  a  nome  del  Pontefice,  ed  il  giudizio  arrivò  fino  alla  ^^te 
di  Cassazione;  dunque  non  ci  si  venga  a  dire  che  ripugna  tanto  alle 
abitudini  dell*  autorità  pontificia  di  farsi  rendere  giustizia  dai  nostri 
tribunali  in  materie  penali.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  139 

pertanto  la  sanzione  delle  penalità  speciali  senza  la  pro- 
cedura di  ufficio  sarebbe  stata  davvero  illusoria. 

La  quistione  avrebbe  dovuto  formularsi  altrimenti,  se 
cioè  non  sarebbe  stato  meglio  di  renderle  illusorie  sino 
a  quando  la  Santa  Sede  non  avesse  col  querelarsi  rico- 
nosciuto il  Governo  italiano:  dico  meglio  in  senso  politico, 
non  teoretico;  le  Potenze  legalmente  non  si  sarebbero 
potute  lagnare  che  il  Governo  italiano  non  avesse  pro- 
ceduto di  ufficio  contro  ingiurie  verso  il  Papa  non  de- 
nunziategli da  questo;  ma  si  sarebbero  contentate  di 
una  tale  disposizione?  O  meglio,  sarebbero  rimaste  im- 
passibili verso  le  ingiurie  lanciate  dalla  stampa  italiana 
contro  il  Papa?  Sarebbe  ai  Governo  bastata  la  legge  co- 
mune per  reprimerle  e  tranquillare  le  Potenze?  Esse  non 
sarebbero  certamente  entrate  nel  dettaglio  della  proce- 
dura di  ufficio  0  dietro  querela  della  parte,  nel  mo- 
mento in  cui  la  Legge  veniva  discussa  e  decisa;  ma  il 
Governo  ne  avrebbe  sentito  appresso  le  conseguenze.  Del- 
l'attentato e  delle  violenze  non  ne  parlo,  perchè  non  sono 
probabili:  invece,  oltre  alle  ingiurie,  bisogna  ricordare 
i  tentativi  di  riforma  religiosa  in  Italia.  La  Legge  delle 
guarentigie  veniva  discussa  dopo  che  era  nato  lo  scisma 
dei  «vecchi  cattolici  »  e  dopo  che  il  Governo  aveva 
incoraggiato  la  società  napoletana  emancipatrice  del  clero 
(ne  parleremo  appresso),  Tidea  di  una  chiesa  nazio- 
nale: *  il  Governo  ora  abbisognava  di  un'arma  in  mano 


>  Deputati,  aSgenn.  1871,  pag.  358.  col.  2^,  Toscanclu:  «  Adesso 
noi  vediamo  dei  giornali,  ed  alcuni  nffioioai,  affieìomasimi,  i  quali 
stampano  articoli  che  trattano  ex  professo  della  Chiesa  nazioBale.... 


140  SOVRANITÀ  [§5 

per  reprimere  siffatti  movimenti,  che  impensierivano  la 
Santa  Sede  e  davano  a  sospettare  ai  deputati  ultra-cat- 
tolici delle  Potenze  estere.  La  Legge  era  anzi  tutto  po- 
litica, ed  il  Governo  lo  mostrò,  anche  prima  di  sancirla, 
col  sequestro  dell'innocente  lettera  del  padre  Giacinto, 
la  quale  più  tosto  che  lanciare  ingiurie  contro  la  per- 
sona del  Papa,  eccitava  ad  una  riforma  religiosa,  ad 
aderire  al  vecchio  cattolicismo  tedesco.  *  Se  le  condizioni 
politiche  fossero  state  tali  da  permettere  al  Governo 
italiano  una  condotta  più  energica  e  meno  dipendente, 
siffatta  da  non  abbisognare  di  un*  arma  per  reprimere 
le  ingiurie  o  le  pretese  ingiurie  contro  il  Papa,  a  meno 
che  non  fossero  state  da  questo  denunziate;  è  una  qui- 
stione  di  politica,  nella  quale  non  vogliamo  entrare;  noi 
abbiamo  voluto  soltanto  mostrare  quale  avrebbe  potuto 
essere  ed  è  forse  stato  l'intendimento  del  Governo  nel 
sostenere  la  procedura  d'ufficio. 


3.  Onori.  Guardie  armate 

Altri  attributi  di  sovranità  concessi  al  Papa,  oltre  a 
quelli  deir  inviolabilità  e  delle  sanzioni  penali  speciali, 
sono,  che  il  nostro  Governo  gli  rende  gli  onori  sovrani 
e  gli  permette  di  tenere  una  guardia  armata. 


Fuori  della  Camera  poi,  di  qaesta  Chiesa  nazionale  se  ne  parla  con- 
tianamente;  •  quindi  è  cosa  più  seria  di  quello  che  forse  tutti  non 
suppongano.  » 

'^  Vedi  rinterrogazione  Guerzoni  su  questo  sequestro,   Deputati, 
30  genn.  1871. 


§  5]  •  SOVRANITÀ  141 

Quanto  ai  primi,  si  quistionò  poco  nella  Camera:  si 
tratta  di  semplici  onorificenze,  e  l'opposizione  non  fu 
molto  viva.  Essa  si  compendiava  in  due  punti:  alcuni 
proponevano  che  gli  onori  sovrani  fossero  resi  soltanto 
a  Pio  IX  come  ex-sovrano;  non  anche  ai  suoi  succes- 
sori; altri,  non  attaccando  molta  importanza  alla  qui- 
stione,  non  volevano  farne  un  oggetto  di  discussione  della 
Camera;  sibbene  lasciarne  la  decisione  al  potere  esecu- 
tivo. *  Ma  prevalse  la  proposta  della  Commissione  di  fame 
un  articolo  di  Legge,  invece  che  un  Decreto.  Resta  a 
vedere  quali  siano  questi  onori  sovrani,  giacché  essi  non 
sono  ben  precisati  od  almeno  notorii  neppure  pel  sovrano 
vero  e  proprio,  dell'Italia;  nella  Camera  si  elevarono  dei 
dibbi  in  proposito,  *  che  non  furono  risoluti.  Né  appressa 
c'è  stata  occasione  di  chiarirli;  giacché  il  Papa  non  ha 
voluto  mai  approfittarne,  neppure  Leone  XIII  in  favore 
del  suo  predecessore  Pio  IX,  quando  ne  furono  traspor- 
tate le  spoglie  dal  Vaticano  in  San  Lorenzo.  ' 


*  Deputati,  8  febb.  1871,  pag.  541,  col.  2%  articolo  sostitutivo 
Cbispi,  ritirato:  e  Saranno  stabiliti  con  decreto  reale  gli  onori  da 
rendersi  al  Sommo  Pontefice  ed  ai  capi  delle  associazioni  religiose 
riconosciate  dallo  Stato.  Alla  persona  del  Sommo  Pontefice  Pio  IX 
saranno  conservati  gli  onori  sovrani.  »  -^  Ordine  del  giorno  Ni* 
COTBRA,  GuERZONi  0  CoRTE,  respinto  pag.  541,  ooL  2»:  «  La  Camera, 
dichiarando  che  le  guardie  incaricate  della  custodia  dei  palazzi 
pontifici  e.  delle  onoranze  al  Pontefice  non  possono  mai  avere  alcun 
carattere  militare,  lascia  al  potere  esecutivo  il  provvedere  per  de- 
creto reale  a  questa  materia,  e  passa  ali  ordine  del  giorno.  » 

3  Ibid.  pag.  535,  col  3<^,  Pasqualigo. 

^  Bonghi,  Le  prerogative  del  Sommo  Pontefice  e  i  loro  oppositori 
(Nuova  Antologia^  15  ag.  1881,  pag.  659-80),  pag.  667. 


142  SOVRANITÀ  [§5 

Più  viva  e  più  ragionevole  fu  la  discussione  rispetto 
alle  guardie  pontificie  (art.  3).  Riconosce  il  Governo 
nel  Papa  il  diritto  di  tenerle  come  resto  della  sua  antica 
sovranità  temporale?  A  siffatta  interpretazione  dava 
appiglio  la  prima  redazione  della  Giunta,  che  poi  venne 
perciò  modificata  in  modo  da  escludere  questo  sospetto. 
Le  guardie  pontificie  armate  hanno  esse  carattere  mili- 
tare o  di  domestici?  Siflfatta  distinzione,  è  interessante 
^^oichè,  nel  primo  caso,  venendo  in  lotta  coir  esercito, 
Q,  il  che  sarebbe  meno  inverosimile,  col  popolo  italiano, 
sarebbero  irresponsabili  siccome  esecutori  di  ordmi  del 
loro  capo;  *  il  Papa  avrebbe  avuto  una  giurisdizione 
penale  sopra  di  loro;  la  resistenza  del  popolo  italiano 
contro  di  esse,  sarebbe  stata  considerata  come  resistesfta 
a  forza  armata  e  quindi  punita  più  gravemente:  '  di  più. 


*  Deputati,  28  genn.  1871,  pag.  410,  col.  3*,  Mancini:  «  lo  trovo 
f  eritto  Del  Codice  penale,  che  tatti  coloro  i  quali  appartengono  alla 
forza  armata,  allorché  giustifichino  un  ordine  gerarchicamente  ri- 
cevuto, cessano  di  essere  responsabili  delia  esecuzione,  ed  hanno 
diritto  di  declinare  e  di  far  ricadere  la  responsabilità  stessa  su 
coloro  da  cui  Tordine  venne  emanato;  questo  è  principio  ricono- 
ficiuto,  ed  applicato  quotidianamente  dai  nostri  tribunali,  altrimenti 
non  vi  sarebbe  più  disciplina  ed  ordine  gerarchico.  ~-  Supponete 
ora  che  a  termini  della  vostra  legge  le  guardie  papali  in  eerte 
eventualità  s'impegnino  in  qualche  conflitto,  ed  avvengano  violenze, 
lesioni  di  cittadini  e  fatti  di  sangue...» 

^  Ibid.,  8  febb.,  pag.  539,  col.  1%  Billia  Antonio:  c  se  un  cittadino 
offende  o  si  mette  in  collisione  con  questi  soldati  [le  guardie  pon- 
lificie],  è  reo  di  ribellione  e  di  resistenza  alla  pubblica  forza  a  ter- 
mini di  legge  ?  (Rumori  a  destra),  .^  Se  sono  soldati,  noi  dovremo 
votare  contro  i  cittadini  una  penalità  piCi  grave  in  caso  di  offesa 
che  non  sarebbe  se  fossero  semplici  servitori.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  143 

esse  sarebbero  esenti  dal  servizio  militare  presso  il  Qo- 
verao  italiano  sinché  servono  ii  Papa.  ^ 

Tutte  queste  controversie  si  agitarono  vivacemente  nella 
Camera;  la  discussione  servì  a  dilucidare  la  posizione 
delle  cose;  ma  in  gran  parte  erano  colpi  al  vento»  giacché 
nello  spirito  della  Legge  non  s'intendeva  concedere  alcuna 
giurisdizione  temporale  al  Papa;  quello  che  ci  era  di 
veramente  pratico  in  tutto  questo  dibattimento  era  la 
distinzione  tra  il  carattere  di  militari  o  di  domestici 
nelle  guardie,  inquanto  nel  primo  caso  la  resistenza  o 
r  assalto  contro  di  esse  sarebbe  stato  punito  diversa- 
mente. Alcuni  deir  opposizione  si  servivano  di  parole 
aspre,  distinguevano  tra  soldati  e  lacchè,  non  tra  soldati 
e  domestici,  accusavano  il  Governo  e  la  Commissione  di 
concepirli  come  militari;  ma  la  Commissione  protestò 
risolutamente,  '  come  pure  il  Ministero  per  mezzo  del  suo 
Presidente.  ' 

Le  guardie  pontificie  sono  dunque  considerate  come 
inservienti.  La  prorogativi^  dol  Papa  su  questo  riguardo 
consiste  in  ciò,  che  egli,  differentemente  dai  privati,  li 
tiene  armati,  senza  bisogno  di  un  permesso  speciale  del 


*  Ibid.,  pag.  535,  col.  1%  Csncelli:  «  Or  bene  se  tra  gli  arruolati 
a  qaesto  reggimento  del  Pontefice  vi  saranno  indiyìdai  soggetti  alla 
leva,  potranno  essi  togliersi  al  Pontefice?  Io  dico  di  no?  » 

'  Ibid ,  col.  2-3%  BoNam  relatore. 

^  Ibid.,  pag.  537,  coi.  3^,  Lanza:  «  Se  si  tratta  di  insubordina- 
zione  [delle  guardie  pontificie],  il  Pontefice  potrà  licenziare  questo 
persone;  se  poi  è  questione  di  reati  comuni,  i  colpevoli  saranno  de- 
nunziati ai  tribunali  e  verranno  puniti  secondo  il  diritto  comune.  »^ 
Vedi  anche  pag.  541,  col.  P,  dove  dichiara'che  non  intende  consi- 
derare le  guardie  pontificie  come  soldati. 


144  SOVRANITÀ  sf§5 

Governo.  Il  numero  non  può  considerarsi  come  una  pre- 
rogativa, giacché  il  Governo  non  impedisce  a  un  privato 
di  tenere  ai  suoi  servizi  quanti  domestici  vuole,  tranne 
che  diano  motivi  di  sospettare  e  temere  alla  polizia;  per6 
in  questo  caso,  anche  la  prerogativa  pontificia  soffre 
eccezioni,  come  vedremo  più  sotto,  quantunque  non  bene 
legalmente  determinate. 

Ma  il  numero  delle  guardie,  quantunque  in  sé  stesso 
non  possa  considerarsi  come  una  prerogativa,  pure  diede 
molto  a  discutere  nella  Camera,  e  non  a  torto.  Giacché 
se  la  prerogativa  non  consiste  nel  numero,  sibbene  nel- 
r  armamento  senza  speciale  permesso,  tuttavia  questo 
potrebbe  rendersi  pericoloso,  e  sarebbe  in  fondo  real- 
mente una  prerogativa,  quando  il  numero  degli  armati 
fosse  tale  da  poter  tentare  un  colpo  di  mano  contro  lo 
Stato,  0,  cosa  forse  meno  inverosimile,  una  insensata 
vendetta  sui  cittadini.  Si  discusse  dunque  vivamente  se 
dovesse  limitarsi  il  numero  delle  guardie  e  le  categorie 
delle  medesime.  Queste  erano  tre,  guardie  nobili,  palatine 
e  di  gendarmeria  :  le  prime  erano  i  veri  domestici  ossia 
custodi  o  guardie  di  palazzo;  le  secónde  erano  guardia 
nazionale,  quindi  non  casermata,  e  chiamabile  all'occor- 
renza sotto  le  armi;  le  terze  sono  guardie  di  polizia- 
Queste  ultime  evidentemente  non  avevano  più  luogo  di 
esistere,  non  riconoscendosi  nel  Papa  giurisdizione  tem- 
porale alcuna;  quindi,  secondo  l'emendamento  Cencelli- 
Ruspoli,  la  Camera  dei  Deputati  decise  che  sarebbero 
state  conservate  al  Papa  soltanto  le  altre  due  categorìe 
di  guardie. 

Ma  ben  più  importante  dell' eliminazione  delle  guardie 
di   gendarmeria,  era  la  limitazione  del  numero  delle 


§  51  SOVRANITÀ  145 

guardie  stesse,  qualunque  fosse  il  loro  nome.  Si  osservò 
giustamente,  che  poco  importava  l'escludere  questa  o 
quella  categoria  di  guardie;  giacché  il  Papa  avrebbe 
potuto  far  comparire  come  nobili  o  palatine  quelle  che 
erano  di  gendarmeria  e  viceversa;  avrebbe  potuto  can- 
giare vestiario,  ornamenti,  insegne:  •  la  quistione  essen- 
ziale era  quella  del  numero.  Ma  la  Camera  dei  deputati 
la  lasciò  indeterminata,  e  tale  rimase  anche  in  Senato. 
Anzi  questo  tolse  T  esclusione  delle  guardie  dì  gendar- 
meria, lasciando  al  Papa  il  consueto  numero  di  guardie, 
in  genere.  Il  motivo  di  tale  emendamento,  ossia  di  questo 
ritorno  al  concetto  della  Giunta  della  Camera  dei  Depu- 
tati, lo  dichiareremo  più  sotto.  Qui  notiamo  per  ora  che 
il  numero,  indeterminato  nella  legge,  è  un  po' accennato 
dalle  dichiarazioni  del  Ministero.  Quale  fosse  quello 
consueto  delle  guardie  pontificie,  non  si  potè  verificare 
per  mezzo  di  documenti,  che  certo  il  Vaticano  non  in- 
tendeva comunicare.  Dunque  bisognava  presumerlo  o  co- 
strlDgere  la  Santa  Sede  ad  indicarlo;  a  quest'ultimo  mezzo 
nessuno  nella  Camera  pensò  di  ricorrere;  ma  presumerlo 
non  era  neppure  facile,  anzi  sino  a  un  certo  punto  non 
era  aeppure  logicamente  possibile;  giacché  il  numero 
delle  guardie  pontificie  non  era  stato  sempre  fisso,  anche 
negli  ultimi  anni;  ^  le  dichiarazioni  degli  stessi  Deputati 


*  Senato,  26  aprile  1871,  pag.  518,  col.  1%  Mamtani  relatore: 
«  Perchò  i  soli  Svizzeri,  perchè  le  sole  guardie  nobili  ?  Domani  ma- 
terà  la  divisa  a  eostoro,  li  chiamerà  in  on* altra  maniera,  faccia  come 
vaole;  sono  guardie  preposte  alla  custodia  della  sua  persona,  del 
suoi  palazzi.  » 

'  Ibid.,  pag.  516,  col.  3\  Poggi:  «  ma  questo  numero  [delle 
guardie]  appunto  è  Tincognita  delia  legge;  noi  non  lo  conosciamo 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  10 


146  sovranitì  [§5 

romani  non  sono  conformi,  »  né  esse  vanno  d'accordo 
colla  presunzione  del  Presidente  del  Consiglio.  *  Questa 
ad  ogni  modo  è  molto  importante,  perchè  rappresenta  il 
massimo  presuntivo  dello  Stato  ;  se  le  guardie  pontificie 
lo  eccedessero,  il  Governo  potrebbe  ritenersi  autorizzato, 
senza  bisogno  d'interpellare  la  Camera  sull'interpretazione 
della  Legge  delle  guarentigie,  a. sospendere  la  preroga- 
tiva. 3  Tuttavia  manca  una  sanzione  penale  vera  e  pro- 
pria. * 


precisamente,  e  se  adottiamo  T espressione  il  consueto  numero,  con- 
viene pure  intendere  e  stabilire  a  qaal  tempo  vogliamo  riferirci,  se 
air  epoca  dell'entrata  in  Roma  delle  truppe  italiafl|^  se  a  qaella 
d'oggi  o  a  qaella  di  otto  mesi  fa,  o  finalmente  se  qnesto  numero 
sarà  limitato  a  quello  che  si  verificherà  al  giorno  in  cui  verrà 
posta  in  esecuzione  la  legge.  » 

*  Deputati,  8  febb.  1871,  pag.  535,  col.  1%  Cencklli  asserisce  che 
le  guardie  palatine  siano  circa  1,500;  mentre  il  Lenzi,  ibid.,  pa- 
gina 540,  col.  2*^,  dice  che  siano  oltre  500,  senza  confutare  Tasser- 
zione  contraria  del  Gencelli.  » 

2  Ibid.,  pag.  537,  col.  1%  Lanza,  calcola  da  600  a  1,000  tutte  le 
guardie  attuali  del  Papa.  —  Il  Poggi,  membro  dell'Ufficio  Cenlrale 
del  Senato,  dice  di  aver  inteso  che  «  sieno  circa  2,000;  »  Senato, 
26  aprile  1871,  pag.  519,  col.  3*. 

»  Senato,  26  aprile  1871,  pag.  519,  col.  1%  Lanza  Presidente  del 
Consiglio:  «  Prima  di  tutto  osservo,  che  quando  si  dice  consueto 
numero,  ben  inteso  non  si  stabilisce  in  modo  assolutamente  tassa- 
tivo che  il  numero  debba  per  esempio  essere  di  100  o  200  precisi 
in  guisa  che  se  si  oltrepassasse  per  poco  questo  numero,  si  debba 
la  legge  intendere  violata:  il  consueto  si  intende  per  media,  e  con- 
aeguentemente  oggi  ve  ne  saranno  10,  20  di  più,' e  domani  10, 20  di 
meno,  senza  che  questo  fatto  possa  costituire  una  violazione  alla 
legge.  —  Quanto  poi  all'altra  osservazione  del  controllo,  del  ri- 
acontro,  abbiamo  la  fiducia  che  la  legge  sarà  rispettata,  e  non  sarà 


§  5]  SOVRANITÀ  147 

Un'altra  delle  controversie  dibattute  a  proposito  delle 
guardie  pontificie,  fu  se  si  dovessero  tollerare  le  stra- 
niere, le  cosi  dette  svizzere.  Il  Ministero,  dichiarando 
per  mezzo  del  suo  Presidente  che  queste  così  dette  guardie 
svizzere  oramai  possono  ritenersi  come  italiane  essendo 
oriunde  di  antiche  famiglie  stabilite  in  Italia,  e  che  il 
loro  numero  è  sparuto  (120  circa),  *  sosteneva  l'articolo 
della  Giunta  che  non  aveva  distinto  tra  Svizzeri  e  non 
Svizzeri,  e  si  fondava  in  ispecie,  e  a  ragione,  sull'argo- 
mento, che  per  un  si  piccolo  numero  di  persone  non  va- 
leva la  pena  di  mettersi  a  pericolo  di  dover  a  viva  forza 
entrare  nel  Vaticano  per  isnidarneli;  «  e  infatti  non  sa- 


che  allorquando  fosaervi  ragioni  proprio  più  che  evidenti,  che  si 
potrebbe  venire  ad  una  ricognizione  del  numero.  » 

^  Ibid.,  pag.  520,  col.  3%  Lanza:  «  La  sanzione  non  vi  è,  e  se  il 
numero  sarà  aumentato,  volete  voi  castigare  il  Papa,  che  abbiamo 
dichiarato  inviolabile?  0  castigheremo  forse  le  Guardie  che  sono 
chiamate  a  servire,  senza  sapere  da  che  parte  cominciare  il  pro- 
ceeso  verso  di  loro?  —  Io  credo  che  la  soluzione  di  questa  quistione 
Btia  nella  frase  detta  dall* onorevole  nostro  relatore:  rimettersene 
alla  discrezione  del  Sommo  Pontefice.  » 

«  DeputaH,  8  febb.  1871,  pag.  537,  col.  2*,  Lanza:  «  ....  il  cosi 
detto  corpo  degli  Svizzeri,  corpo  il  quale  non  eccede  il  numero  di 
120  individui.  —  Ma  prima  di  tutto  osservo  che,  da  quanto  consta, 
non  sono  realmente  svizzeri  ma  italiani.  Discendono  da  antiche  fa- 
miglie svizzere,  ma  non  sono  propriamente  di  nazionalità  svizzera.  » 

*  Id.  Ibid.  «  Or  bene,  credete  voi  che  convenga  di  affrontare  Tin- 
conveniente  che  il  Governo  italiano  entri  nel  Vaticano  per  disarmare 
10  guardie  svizzere,  credendole  pericolose  alla  sicurezza  dello  Stato  ? 
L*  effetto  che  ciò  produrrebbe  in  Europa,  signori,  sarebbe  egli  ve- 
ramente buono?  —  Se  vi  fosse  un  pericolo  per  lo  Stato,  se  vi  fosse 
violazione  di  un  diritto,  comprenderei  che  non  si  dovesse  in  nessun 
modo  retrocedere  per  alcuna  considerazione;  ma  quando  questo  pe- 


148  sovranitì  [§5 

rebbe  stato  probabile  che  il  Papa  ne  li  avesse  fatti  uscire 
ossequente  alla  legge  del  Governo  italiano  che  egli  non 
riconosce.  Se  queste  guardie  svizzere  fossero  tali  da 
mettere  a  repentaglio  il  nostro  Stato,  o  la  nostra  sicu- 
rezza pubblica,  allora  non  avremmo  difficoltà  di  entrare 
in  Vaticano  per  isnidarnele;  ma,  continuava  il  Lanza, 
giacché  questo  pericolo  non  esiste,' perchè  dar  occasione 
ai  nostri  nemici  di  reclamare  pressò  le  Potenze  estere 
per  pretese  violenze  e  per  frustrazione  della  Legge  delle 
guarentigie?  »  E  questo  stesso  era  l'argomento  principale 
per  cui  Commissione  e  Ministero  si  opposero  all' emen- 
damento Cencelli-Ruspoli«  che  concedeva  al  Papa  soltanto 
le  guardie  svizzere  e  nobili  ad  esclusione  di  quelle  pa- 
latine e  di  gendarmeria,  emendamento  poi  pel  medesimo 
motivo  caduto  in  Senato:  perchè  entrare  in  Vaticano  a 
discernere  le  prime  dalle  seconde?  Perchè  dare  ai  nostri 
nemici  occasione  di  gridare  alle  pretese  violenze?  State 
sicuri,  diceva  il  Lanza,  che  se  il  Papa  aumenterà  il  nu- 
mero delle  sue  guardie  in  modo  da  diventare  pericoloso 
per  lo  Stato  e  allo  scopo  di  renderlo  tale;  il  Governo 
s'intenderà  senz'altro  autorizzato  a  sospendere  la  pre- 
rogativa, od  entrare  in  Vaticano.  * 

Prescindendo  ora  dalle  categorie  e  dal  numero  delle 
guardie  pontificie,  si  domanda:  perchè  l'opposizione  fu  cosi 
viva  in  queste  controversie?  Qual  era  il  movente  della 


ricolo  non  esiste,  volersi  attirare  ranimavversione  per  un  atto  che 
ha  Taspetto  di  ima  violenza,  mi  sembrerebbe  veramente  una  risolu- 
zione poco  saggia  e  poco  opportana.  » 

*  Vedi  nota  precedente. 

*  Senato,  26  aprile  1871«  pag.  519.  col.  1^,  riferito  a  pag.  146,  n.  3. 


§  5]  SOVRANITÀ  149 

medesima?  erano  fondati  i  suoi  timori?  E  su  quali  pre- 
cedenti? 

Quella  che  dava  più  da  sospettare  era  la  guardia  pa- 
latina (ossia  nazionale),  quantunque  la  controversia  si 
sta  finalmente  ridotta  più  tosto  air  esclusione  dell'altra 
di  gendarmerìa.  I  timori  in  parte  erano  infondati.  Si 
credeva,  o  si  attribuiva  al  Governo  il  concetto,  che  le 
guardie  pontificie  avessero  carattere  militare,  e  se  ne 
deducevano  tutte  le  conseguenze  che  sopra  esponemmo, 
massime  quella  dell*  esenzione  dal  servizio  militare  presso 
il  Governo  italiano.  La  guardia  più  pericolosa,  si  diceva, 
non  è  la  nobile,  ne  quella  di  gendarmeria:  giacché  la 
prima,  e,  quando  il  Papa  intenda  conservarla  sebbene  non 
sia  più  il  caso,  anche  la  seconda,  sono  stabilì,  pagate, 
quindi  soggette  ad  essere  viste  e  in  certo  modo  numerate 
dal  pubblico,  e  anche  non  aumentabili  smisuratamente  per 
mancanza  di  mezzi  pecuniarii  e  di  locali  di  casermaggio: 
ma  la  palatina  è  una  guardia  nazionale,  non  casermata 
(quindi  non  c'è  bisogno  di  locali),  chiamabile  sotto  le 
armi  all'occorrenza,  non  pagata  se  non  con  certi  privi- 
legi; è  composta  della  classe  media  dei  cittadini,  è  dunque 
numerosa,  e  potrebbe  diventare  un  pericolo  per  lo  Stato, 
anche  perchè  l'appello  di  essa  sotto  le  armi  per  parte 
del  Papa  significherebbe  l'inizio  di  una  guerra  civile. 
Queste  apprensioni,  fondate  sul  concetto,  che  Giunta  e 
Ministero  non  avevano,  del  carattere  militare  delle  guardie 
pontificie  e  quindi  dell'esenzione  dal  servizio  militare 
presso  il  Governo  italiano,  erano  infondate. 

Ma  esistevano  altri  motivi  di  timore,  i  quali,  sebbene 
smentiti  dalla  storia  susseguente,  erano  giustificati  da 
quella  anteriore  prossima  e  dalla  poca  sicurezza  delle 


150  SOVRANITÀ  [§5 

condizioni  politiche  europee  di  allora.  Il  Vaticano  era 
stato  il  covo  della  reazione  borbonica  nelle  provincie  na- 
poletane, già  r accennammo.  Dal  Vaticano  dobbiamodunque 
attenderci  tutto,  diceva  la  Sinistra;  la  storia  vecchia  e 
recente  c'insegna  che  esso  non  guarda  ai  mezzi;  se  noi 
non  determiniamo  il  numero  delle  guardie  pontificie,  esso 
potrà  estenderlo  per  tentare  con  un  colpo  di  mano  la  re- 
staurazione del  potere  temporale;  se  ha  impiegato  T obolo 
di  San  Pietro  e  le  benedizioni  pei  briganti  dell' ex-re  di 
Napoli,  avrà  esso  ritegno  di  adoperarli  per  la  sua  restau- 
razione? Ammesso  pure  che  questo  tentativo  non  met- 
terebbe a  repentaglio  il  nostro  Stato,  perchè  tuttavia 
esporci  a  turbamenti  della  pubblica  tranquillità?  ^  In  ge- 
nerale si  confidava,  che  l'unità  italiana  era  assodata  una 
volta  per  sempre,  non  si  temeva  che  un  colpo  di  mano 
del  Papa  avesse  potuto  metterla  a  serio  repentaglio;  ma 
la  gigantesca  e  istantanea  caduta  della  Francia  contur- 
bava le  fantasie,  e  faceva  si  che  taluni  temessero  ogni 
sorta  di  eventi,  non  escluso  quello  di  un  futuro  inter- 
vento delle  Potenze  non  solo  per  guarentire  l'indipendenza 
spirituale  del  Papa,  sibbene  anche  per  restaurarne  il  do- 
minio temporale.  '  Il  vero  motivo  fondato  di  timore  erano 
i  precedenti  storici  del  Vaticano,  la  guerra  brigantesca 


'  Deputati,  8  febb.  1871,  pag.  537,  col.  2%  Lanza:  «  Ma  come, 
il  Governo  italiano  dovrebbe  temere  [per  caasa  delle  guardie  che 
intende  lasciare  al  Papa]  ana  cospirazione  che  metta  a  repentaglio 
la  sicurezza  dello  Stato?  —  Fabibri:  Una  collisione  »  [colla  parte 
liberale  del  popolo,  specialmente  della  città  di  Roma]. 

'  Alcuni  Deputati,  ma  erano  pochi,  dorante  la  discussione  della 
Legge  delle  guarentigie,  esprimevano  il  timore  di  una  guerra  a 
causa  della  Quistione  Romana. 


§  5]  SOVRANITÀ  151 

nella  quale  esso  aveva  coadiuvato  il  Borbone  contro  il 
Governo  italiano.  Ma  questa  era  già  finita  da  più  anni, 
e  la  Santa  Sede  ne  aveva  dovuto  raccogliere  il  frutto 
della  convinzione,  che  lo  Stato  Italiano  aveva  di  già 
messo  radici,  frutto  che  le  giovò  per  non  intraprendere 
di  nuovo  e  inutilmente  una  siffatta  guerra  nel  suo  im- 
mediato interesse,  guerra  insensata  che  avrebbe  finito 
di  screditarlo  presso  il  popolo  italiano  e  le  Potenze  estere. 
La  storia  ha  smentito  le  previsioni  nere  della  Sinistra, 
ma  questa  non  ebbe  torto  nel  farle:  quantunque  la  Santa 
Sede  non  abbia  tentato  colpi  di  mano,  tuttavia  le  illu- 
sioni di  una  prossima  restaurazione  durarono  nella  curia 
per  parecchi. anni,  e  gl'interessati  si  sforzano,  nonostante 
il  poco  successo,  di  farle  vivere  ancora.  » 

Ma,  se  erano  giustificate  le  previsioni  della  Sinistra, 
non  erano  però  opportune  le  restrizioni  che  essa  voleva 
stabilire  nelle  categorie  e  nel  numero  delle  guardie  pon- 
tificie: per  eseguirle,  il  Govèrno  avrebbe  dovuto  entrare 
in  Vaticano  nel  momento  stesso  dell' emanazione  della 
Legge  per  distinguere  quali  fossero  le  guardie  svizzere 
e  quali  le  italiane,  quali  le  nobili  e  quali  le  palatine  o 
di  gendarmeria,  e  per  contarle:  atto  che  sarebbe  stato 
messo  in  luce  come  una  violenza,  e  che  non  era  neces- 
sario allorché  il  Gabinetto  dichiarava  che^  quando  mai 
le  guardie  pontificie  prendessero  un  atteggiamento  peri- 
coloso per  la  sicurezza  pubblica,  la  prerogativa  si  sarebbe 
intesa  da  per  sé  stessa  sospesa,  il  Governo  avrebbe  avuto 
il  diritto  di  entrare  senz'altro  in  Vaticano. 


*  Vedi  CuRci,  La  Nuova  Italia  e  i  vecchi  zelanti,  Firenze,  Ben- 
cini,  1881,  pag.  46-47. 


• 


153  SOVRANITÀ  [§5 

Come  dicemmo,  generalmente  si  aveva  fede,  che  un 
colpo  di  mano  pontificio  avrebbe  potuto  solo  turbare  la 
tranquillità  pubblica,  ma  non  mettere  a  repentaglio  la 
salvezza  dello  Stato.  Da  questo  punto  di  vista  il  Mancini 
proponeva,  che  la  facoltà  del  Papa  di  tenere  guardie 
armate  dovesse  limitarsi  dentro  i  suoi  paluzzi,  *  per 
evitare  occasioni  di  collisioni  coi  cittadini.  Ma  la  mag- 
gioranza della  Camera  si  mostrò  contraria  a  tutto  ciò 
che  avesse  potuto  avere  apparenza  di  restrizioni  servi- 
ziose.  —  Altri,  temendo  invece  di  pericoli  più  serii,  pro- 
poneva, che  in  tempo  di  guerra  il  Governo  sospendesse 
la  prerogativa  delle  guardie,  e  lasciasse  custodire  il  Papa 
dalla  guardia  nazionale.  '  Siffatto  emendanxento  appar- 
ti oiie  alla  categoria  di  quelli,  che  tendevano  a  conside- 
rare alcuni  articoli  o  tutta  la  Legge  delle  guarentigie 
come  stabilita  solo  pel  tempo  di  pace;  ma  tal  concetto 
fu  respinto,  quantunque  il  Ministero  non  dichiarasse  che 
(luolla  dovesse  valere  proprio  in  perpetuo. 

Il  lungo  dibattersi  di  opinioni  contrarie  intornio  alle 
guardie  pontificie,  spiega  come  non  potessero  venir  ac- 


*  Deputati^  8  febb.  1871,  pag.  541,  col.  2*,  articolo  sostitutivo 
Mancini,  ritirato:  «  Al  Sommo  Pontefice  saranno  prestati  nel  ter- 
ritorio del  regno  gli  onori  sovrani,  e  gli  sono  mantenute  le  pre- 
niìnenze  onorifiche  riconosciute  dagli  altri  Governi.  —  Potrà  egli, 
a  solo  scopo  di  decoro  e  custodia  dei  palazzi  indicati  neirarticolo  5, 
usiire  nelVintemo  dei  medesimi  di  proprie  guardie,  senza  eccedere 
il  loro  numero  ordinario  e  consueto.  » 

^  Ibid.,  pag.  541.  col.  3%  aggiunta  Sinio,  ritirata:  «  Nel  tempo 
di  guerra  il  Governo  pdtrà  sospendere  Tesercizio  di  questa  facoltà. 
ìli  questo  caso  la  guardia  della  persona  del  Pontefice  e  la  oostodìa 
dei  tuoi  palazzi  sarà  afiìdata  alla  guardia  nazionale.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  15J3 

cettati  r  ordine  del  giorno  Nicotera,  •  uè  T  articolo  so- 
stitutivo Chiaves,  '  che  rimettevano  al  potere  esecutivo 
di  provvedere  per  decreto  reale  a  questa  materia  insieme 
all'altra  sugli  onori  da  rendersi  al  Papa. 


4.  Legazione 

L'Italia  al  Papa,  come  a  Sovrano,  '  concede  anche  la 
facoltà  di  ricevere  inviati  delle  Potenze  estere  e  di  man- 
darne alle  medesime,  accordando  loro  il  carattere  diplo- 
matico. Nei  primi  la  Legge  delle  guarentigie  riconosce 
perfettamente  la  stessa  natura  che  hanno  tutti  gli  altri 


*  Vedilo  sopra,  pag.  141,  n.  1.' 

^  Deputati,  8  febb.  1871,  pag.  534,  col.  l^,iirt.  sostitutivo  Chiaves, 
ritirato  pag.  540,  col.  2^:  «  Agli  onori  e  preminenze  di  onore  da 
rendersi  al  Sommo  Pontefice,  al  namero  delle  guardie  addette  alla 
sua  persona,  alla  custodia  dei  palazzi  di  cui  esso  continuerà  a  go- 
dere, sark  provveduto  con  decreti  reali.  » 

^  Il  Tlepolo  cit.  pag.  44-45,  detto,  che  si  è  sostituita  Tesprcs- 
aione  «  inviati  »  a  quella  di  «  legati  »  perchè  quest*  ultima  avrebbe 
incluso  nel  Papa  un  diritto  di  sovranità  vera  e  propria,  e  che  perciò 
la  Legge  non  riconosce  nel  Papa  un  vero  diritto  di  legazione  attiva 
e  passiva,  prosegue  parlando  indeterminatamente  «  d*  inviati  delle 
potenze  straniere  presso  la  Santa  Sede  per  affari  d*  ordine  mera" 
mente  spirituale,  »  Questi  due  concetti  non  sono  esatti:  quanto  al 
1°,  il  motivo  per  cui  la  Giunta  cambiò  la  primitiva  redazione,  è  ben 
altro,  non  ha  punto  che  fare  col  concetto  della  sovranij^;  vedi  De- 
putati, 13  febb.,  pag.  824,  col.  2*  della  2*  ediz.  (non  ho  più  sot- 
t' occhio  la  P),  Bonghi,  e  16  febb.  pag  839,  col.  1-2»  della  2*  ediz. 
quanto  al  2^,  vedi  ciò  che  diremo  appresso  (pagg.  156-57)  a  pro- 
posito deir  emendamento  Mancini. 


154  SOVRANITÀ  [§5 

inviati  di  Potenze;  nei  secondi,  invece,  l'amnaette,  dentro 
il  territorio  del  Regno,  soltanto  nell'andare  e  venire  dalla 
loro  missione.  Si  fece  giustamente  osservare,  che  se  agli 
inviati  pontifici  si  fossero  accordate  le  prerogative  ed 
immunità  d'uso  non  soltanto  nell'andare  e  venire  dalla 
loro  missione,  ma  anche  per  tutto  il  tempo  che  loro  fosse 
piaciuto  di  fermarsi  nel  territorio  del  Regno  prima  di 
recarsi  al  luogo  di  loro  destinazione,  ne  sarebbe  potuto 
nascere  l'inconveniente,  che  il  Papa  sarebbe  stato  in 
prado  di  nominare  un  gran  numero  di  legati,  farli  risie- 
dere in  vari  punti  del  Regno  senza  spedirli  alle  loro 
destinazioni  nominali,  e  cosi  procurarsi  tanti  luoghi  di 
immunità,  tanti  punti  di  asilo,  centri  di  spionaggio  dentro 
il  nostro  territorio,  il  che  in  tempo  di  guerra  ed  in  altre 
circostanze  anormali  sarebbe  potuto  riuscire  molto  pe- 
ricoloso. E,  prescindendo  da  ciò,  non  sarebbe  stato  neppur 
logico  né  giusto  di  accordare  siffatte  prerogative  ed  im- 
munità per  tutto  il  tempo  che  avessero  voluto  rimanere 
dentro  il  regno,  specialmente  riguardo  all'azione  penale 
e  civile,  non  tanto  rispetto  all'inviolabilità  delle  carte. 
Qual  è  infatti  lo  scopo  dell'immunità  dell'azione  penale 
e  civile?  Doppio;  di  evitare  i  pretesti  di  violare  la  libertà 
degl'inviati  e  delle  loro  carte,  e,  in  secondo  luogo,  che 
essi  vengano  giudicati  giusta  le  loro  leggi.  *  Ma  nel  caso 
degl'inviati  pontifici  la  loro  legge  è  quella  italiana,  quindi» 
allorché  si  dovesse  esercitare  l'azione  delle  leggi  sovra 
di  loro,  non  potrebbero  adoperarsene  altre  che  quelle 


*  Il  Mancini,  nel  passo  cha  riferiremo  nella  nota  seguente,  a« se- 
riva  invece  chele  Bcopo  precipuo  fosse  quest'ultimo,  che  ci  sembra 
più  tosto  secondario. 


§  51  SOVRANITÀ  155 

del  nostro  Stato:  pertanto,  se  si  fosse  loro  concessa  rira- 
munità  per  tutto  il  tempo,  che  avessero  voluto  restare 
in  Italia,  si  sarebbe  venuto  all'assurdo,  che,  qualora  essi 
nel  frattempo  avessero  commesso  fatti  da  cadere  sotto 
razione  delle  leggi,  questa  non  si  sarebbe  potuta  eser- 
citare in  alcun  modo;  poiché  la  loro  legge  è  appunto 
l'italiana,  la  cui  azione  avrebbe  dovuto  sospendersi.  • 

Due  adunque  sarebbero  stati  gl'inconvenienti  del  con- 
cedere le  prerogative  ed  immunità  per  tutto  il  tempo, 
che  gl'inviati  pontifici  avessero  voluto  restare  nel  ter- 
ritorio del  regno:  cioè  (V)  che  il  Papa  se  ne  servisse 
come  di  centri  di  spionaggio:  (2*)  che  nel  paso  di  dover 
esercitare  l'azione  delle  leggi,  non  lo  si  sarebbe  potuto  in 


»  Deputali,  15  febb.  1871,  pàg.  613,  col.  2-3%  Mancini:  «  non 
8i  è  mai  udito  che  nel  paese  medesimo  da  cui  T ambasciatore  è 
spedito,  anche  ove  sia  rivestito  di  un  vero  ed  indubitato  carattere 
diplomatico,  possa  pretendere  alle  immanità  personali,  precisamente 
perche  lo  scopo  di  queste  immunità  consiste  nel  far  rimanere  il 
ministro  sempre  e  costantemente  soggetto  alle  leggi  ed  alla  giuri- 
sdizione del  proprio  paese,  anche  quando  si  trovi  già  nel  paese 
straniero  dove  è  accreditato  per  compiere  il  suo  incarico  diploma- 
tico. —  Se  dunque  si  tratta  di  quegli  inviati  che  la  Santa  Sede 
deve  spedire  fuori  di  Roma;  è  cosa  strana  che,  stando  in  Roma,  ossia 
nel  proprio  paese,  debbano  essere  circondati  da  diritti  d* immunità 
ed  inviolabilità  diplomatica,  »  —  ibid.  pag.  614,  col.  3%  BitRAZ- 
zuoLi:  «  Ma  gli  ambasciatori  del  Papa,  i  quali  si  trattengono  nel 
regno  d'Italia,  se  anche  nel  regno  d* Italia  devono  essere  immuni, 
a  quale  giurisdizione,  io  domando,  rimarranno  soggetti  ?  Non  a  quella 
del  Pontefice,  perchè  egli  non  ha  giurisdizione  né  civile  né  penale  ; 
non  a  quella  del  regno  d'Italia,  perchè  noi  con  questa  legge  li  di- 
chiariamo immuni,  ed  allora  che  cosa  avverrà?  Avverrà  che  noi 
crederemo  una  classe  d' individui  i  quali  sono  al  di  fuori  di  ogni  e 
qualsiasi  legge.  » 


156  SOVRANITÀ  l  §  5 

alcun  modo.  Pertanto  furono  ristrette  solo  per  Tandare 
e  il  venire,  supponendo  che  durante  il  viaggio  gP  inviati 
pontifici  non  abbiano  il  tempo  dì  degenerare  in  ispie 
ts  sopra  tutto,  di  commettere  atti  commie  da  cadere  sotto 
razione  delle  leggi.  Non  si  determina  la  durata  della  gita 
e  del  ritorno;  non  si  dice  come  verranno  punite  le  azioni 
colpevoli  che  vengano  mai  commesse  durante  questo  frat- 
tempo, ma  certo  lo  sarebbero  secondo  i  nostri  Godici; 
r  immunità  durante  questo  interim  stesso  può  intendersi 
solo  rispetto  alla  inviolabilità  del  loro  domicilio  e  delle 
loro  carte,  ma  non  come  un'immunità  speciale  penale  dalle 
nostre  leggi  (quando  si  verificasse  il  caso  di  applicarle 
contro  la  persona  del  rinviato. 

Come  si  vede,  il  problema  era  da  per  sé  stesso  inso- 
lubile rispetto  air  immunità* dall'azione  delle  nostre  leggi 
in  caso  di  atti  colpevoli,  giacché  la  legge  deirinviato 
non  è  diversa  dairitalìana:  quindi,  per  conservargli  tutte 
le  prerogative  diplomatiche,  s'è  dovuto  ricorrere  non 
solo  all'espediente  di  limitarle  all'andata  e  al  ritorno, 
ma  anche  alla  supposizione,  gratuita,  che  durante  questo 
frattempo  non  possano  commettere  spionaggio,  e,  sopra 
tutto,  azioni  comuni  colpevoli. 

La  proposta  del  Mancini,  di  riconoscere  le  prerogative 
Dd  iipmunità  soltanto  negl'inviati  delle  Potenze  presso 
il  Papa,  *  avrebbe  risoluto  il  nodo;  ma  tagliandolo,  non 


*  Ibid.,  pag.  613,  col.  3^,  articolo  Bostituiivo  liflANCiNi:  «  GÌ*  in- 
viati dei  Governi  esteiù  per  affari  ecclesiastici  presso  il  Sommo 
Pontefice  godranno  nel  regno  delle  immanità  che  spettano  agli 
ugenti  diplomatici,  salve  al  Governo  le  facoltà  e  cautele  ricono- 
sciute dal  diritto  intemazionale.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  157 

sciogliendolo,  giacché  avrebbe  anche  sottratto  una  delle 
principali  guarentìgie  alla  Santa  Sede:  del  resto  gr in- 
convenienti, ridotti  alle  proporzioni  inevitabili  della  re- 
dazione definitiva  della  Legge,  sono  minimi  ed  in  parte 
ipotetici. 

Un'altra  proposta  del  Mancini  avrebbe  richiesto  uno 
Stato  più  solidamente  costituito  e  ben  più  forte,  perchè 
avesse  potuto  essere  accettata:  egli  voleva,  cioè,  che 
non  si  riconoscessero  come  inviati  presso  il  Papa  se  non 
quelli  i  quali  si  presentassero  come  inviati  per  affari 
ecclesiastici:  *  ciò  sarebbe  equivalso  ad  obbligare  le  Po- 
tenze a  riconoscere  in  modo  esplicito  l'annessione  della 
provincia  romana  e  la  fine  del  potere  temporale;  il  che 
allora*  non  era  opportuno  e  probabilmente  neppure  possi- 
bile: queste  son  cose  che  si  accomodano  col  tempo,  come 
infatti  ora  si  sono  accomodate;  certo  oggi  nessuno  dei 
Governi  esteri  pensa  a  restaurare  il  potere  temporale. 


5.  Immunità 

Come  un  altro  degli  attributi  della  sovranità  può  con- 
siderarsi l'immunità  locale  e  personale  concessa  al  pon- 
tefice e  ai  suoi  organi  precipui.  E  infatti  r  immunità 
locale  (restringiamoci  per  ora  a  questa)  è  T  inviolabilità 
assoluta  (almeno  in  tempo  ordinario)  delle  residenze  del 
Santo  Padre  e  delle  sedi  degli  organi  supremi  della 
Chiesa.  L'inviolabilità  di  domicilio  è  assicurata  in  ge- 
nere ad  ogni  cittadino;  qui  si  tratta  di  inviolabilità  spe- 

»  Ibid. 


158  SOVRANITÀ  l  §  5 

ciale,  di  immunità  da  ogni  qualunque  perquisizione,  a 
meno  che  non  se  ne  sìa  autorizzati  da  quelli  stessi  a  cui 
beneficio  è  destinata. 

L* opposizione  contro  questa  prerogativa  fu  assai  viva; 
si  sosteneva  che  fosse  assai  maggiore  di  quella  che  esi- 
steva ai  tempi  stessi  del  potere  temporale;  *  che  fosse  ben 
diversa  dall'immunità  locale  concessa  agi* inviati  esteri; 
infatti  se  questi  ricettino  malfattori,  si  sottintende  che 
abdichino  al  loro  privilegio  e  perciò  si  possa  procedere 
alla  perquisizione  e  agli  arresti,  '  oltreché  si  può  farli 


»  Deputati,  15  febb.  1871,  pag.  608,  col.  1»,  Mancini:  «Si,  voi 
avete  introdotto,  rispetto  alla  casa  del  Pontefice,  un  diritto  d' asilo 
assai  peggioro  di  quello  che  abbia  mai  esistito,  perchè  in  Roma 
era  legge  in  vigore  V  articolo  602  del  regolamento  organico  di  pro- 
cedura criminale  del  5  novembre  1831,  cosi  concepito:  ««  Niono 
può  essere  estratto  dai  luoghi  sacri  ed  immuni,  se  non  nei  casi  e 
colle  forme  stabilite  dai  sacri  canoni,  e  dalle  costituzioni  aposuh- 
liche.  »»  —  Ora,  la  Costituzione  apostolica,  la  quale  reggeva  sif- 
fatta materia,  era  quella  di  Gregorio  XIV  del  21  maggio  1591,  ed 
essa  in  ogni  caso  di  rifiuto  della  consegna  del  delinquente  da  parte 
deli* autorità  ecclesiastica,  espi^essamente  permetteva  all'autorità  ed 
ai  tribunali  secolari  di  ordinarne  ed  eseguirne  Testrazione  dal  luogo 
immune.  » 

*  Ibid.,  11  febb.,  pag.  575,  col.  3%  Mancini:  L* opera  del  Wiquefort, 
intitolata  L' Ambasciatore  contiene  «  tre  lunghi  capitoli  ripieni  di 
esempi  di  atti  somiglianti  e  più  gravi  ancora  [che  cioè  un  Governo 
faccia  perquisizioni  ed  arresti  nella  casa  degrinviati  esteri,  avendo 
avuto  sentore  che  vi  si  annidassero  malfattori  e  dietro  rifiuto  degli 
Inviati  di  consegnarli],  che  i  Governi  di  Europa  si  sono  creduli 
nel  diritto  di  autorizzare,  verso  ambasciatori  che  abasassero  del  loro 
mandato,  senza  che  sìansi  sollevate  doglianze  neir  opinione  degli 
uomini  imparziali  del  tempo,  tranne  le  querele  interessate  della 
potenza  alla  quale  rincresceva  vedere  attraversate  le  proprie  mac- 


§  5]  SOVRANITÀ  159 

punire  dai  loro  sovrano  o  almeno  consegnare  il  passa- 
porto, mentre  nulla  di  simile  è  possibile  rispetto  alla 
Santa  Sede;  *  che  cosi  venisse  a  stabilirsi  il  diritto  me- 
dievale d'asilo,  che  la  sicurezza  pubblica  avrebbe  potuto 
incorrere  dei  pericoli.  * 


chi  nazioni.  In  simili  casi  gli  scrittori  di  diritto  internazionale  usa- 
vano considerare  gii  abusi  del  ministro  straniero,  come  una  volon- 
taria abdicazione  ai  propri  privilegi.  »  —  Ibid.,  13  febb.,  pag.  584, 
col.  3^,  Crispi:  Se  un  inviato  estero  ricusa  di  consegnare  i  mal- 
fattori, si  può,  secondo  il  Diritto  Internazionale,  penetrare  nella  sua 
casa;  se  cospira,  si  può  arrestarlo. 

*  Ibid.,  11  febb.,  pag.  576,  col.  1*,  Mancini:  «  Infatti,  certamente 
non  si  accorderebbe  il  ricetto  a  malfattori  nella  casa  di  un  amba- 
sciatore, il  quale  saprebbe  di  doverne  rendere  stretto  conto  al  proprio 
Governo;  e  nel  caso  di  un  abuso  e  di  un  rifiuto  a  consegnare  il 
colpevole  ivi  rifugiatosi,  rimarrebbe  sempre  aperta  la  via  allo  Stato 
offeso  di  reclamare  presso  il  Sovrano  dell*  ambasciatore  medesimo, 
e  quindi  di  ottenere  la  consegna  dall*  ambasciatore  rifintata,  di  far 
richiamare  e  punire  T  ambasciatore,  e  ad  ogni  modo  potrebbe  sempre 
esercitare  il  diritto  di  consegnargli  i  passaporti  ed  allontanarlo  dal 
regno;  facoltà  queste  tutte  consentite  dal  diritto  internazionale,  ed 
il  cui  esercizio  non  potrebbe  sollevare  ombra  di  difficoltà ...  Potrete, 
o  signori,  far  nulla  di  simile  nei  rapporti  in  cui  andate  a  collocarvi 
col  Papa,  non  potrete  neanche  chiedergli  un^estradizione  ». 

*  Ibid.,  574,  col.  1*,  Corte:  «  supponiamo  che  ora  voi  vi  troviate 
in  guerra  con  uba  potenza,  coir  Austria,  per  esempio,  voi  manderete 
via  r  ambasciatore  di  quella  potenza  appena  dichiarata  la  guerra, 
gli  restituirete  i  suoi  passaporti,  per  togliervi  il  pericolo  di  uno 
spionaggio  continuo  delle  cose  vostre,  e  conserverete  nello  stesso 
mentre  presso  il  Papa,  nel  palazzo  del  Papa,  dove  non  lo  potrete 
andare  a  toccare,  V  ambasciatore  di  questa  potenza  colla  quale  siete 
in  guerra,  il  quale  quietamente,  con  tutta  sicurezza,  servendosi 
della  cifra  pontificia  e  dell'anello  del  Pescatore  per  suggellare  le 
sue  lettere,  rivelerà  al  nemico  tutto  quello  che  fate.  > 


IGO  sovranitì  [§5 

I  sostenitori  della  Legge  rispoDdevano,  che  queste  as- 
serzioni non  solo  fossero  esagerate,  ma  anche  false.  Che 
infatti  il  diritto  d'asilo  non  potesse  intendersi  stabilito, 
perchè  anzi,  al  contrario,  la  legge  stessa  lo  supponeva 
escluso  col  dire  che  la  perquisizione  non  potesse  farsi 
a  meno  che  non  venisse  autorizzata  da  quelli  stessi  a 
cui  beneficio  era  concessa  1*  immunità,  giacché  cosi  si 
supponga  nello  Stato  il  diritto  di  punire;  *  aggiungeva  al- 
tri, che  il  diritto  d*  asilo  non  potesse  intendersi  stabilito, 
perchè,  non  esistendo  più  in  alcuno  degli  Stati  inciviliti, 
non  è  lecito  dedurlo  quando  non  sia  stato  concesso  espli- 
citamente, il  che  la  Legge  non  fa.  ^ 

Ma  tutte  queste  in  gran  parte  sono  sottigliezze:  il  vero 
è  che  il  Governo  italiano  ha  rinunziato  alla  facoltà  di 
estrarre  un  malfattore  dai  luoghi  immuni  senza  il  per- 
messo del  Papa  o  del  concilio  ecumenico  o  del  conclave; 


*  Ibid.  pàg.  571,  col.  1%  Lanza  Presidente  del  Consiglio:  «  ....  Qui 
non  si  sancisce  il  diritto  d^ asilo,  anzi  si  stabilisce  esplicitamente, 
che  i  rei  e  gF imputati  di  reati  debbano  essere  consegnati;  solo 
non  si  vuole  prevedere  an  rifiato  da  parte  del  Pontefice  »  col.  2*  : 
«  Questo  [rarticolo]  stabilisce  che,  ove  nei  luoghi  immuni  qualcuno 
commetta  un  reato  o  vi  si  introduca  dopo  averlo  commesso,  non 
possa  esservi  ricercato  né  estratto,  se  non  colla  permissione  dei 
Sommo  Pontefice.  Dunque  ciò  suppone  nello  Stato  il  diritto  di  pu- 
nire il  reo  e  nella  Santa  Sede  Tobbligo  morale  di  consegnarlo.  » 

»  Deputati,  13  febb.  1871,  pag.  589,  col.  3*,  Bonfadcni:  «  col- 
Farticolo  7  non  si  stabilisce  il  diritto  di  asilo,  ma  si  stabilisce  una 
immunità;  e  perchò  non  si  stabilisce  un  diritto  di  asilo?  Perchè  il 
diritto  d'asilo,  che  è  escluso  da  tutti  i  Codici  e  da  tutte  le  abitu* 
dini  delle  civili  società,  non  potrebbe  supporsi  come  la  conseguenza 
di  un  articolo  di  legge,  se  non  quando  fosse  espressamente  stabilito 
da  un  altro  articolo.  » 


§.5]  SOVRANITÀ  101 

che  ciò  ha  gli  effetti  del  diritto  di  asilo,  quantunque 
lo  scopo  della  concessione  sia  ben  altro,  non  quello  me- 
dievale di  spogliarsi  della  propria  autorità  sopra  mal- 
fattori che  si  riparino  in  certi  luoghi,  sibbene  quello 
tutto  nuovo  acciocché  non  possa  servire  di  pretesto  per 
violare  il  segreto  delle  carte,  od  altro,  dell'ufficio  spi- 
rituale della  Santa  Sede,  non  che  il  fine  politico  d'im- 
pedire che  una  perquisizione,  anche  se  ben  motivata, 
dia  occasione  ai  clericali  di  atteggiarsi  a  martiri  :  •  Tef- 
fetto,  il  fatto,  ripetiamo,  è  quello  del  diritto  d'asilo,  ma 
l'intenzione  è  diversa.  Qui  occorre  ricordare  che  si  tratta 
di  una  legge  politica,  e  che  la  spoliazione  del  diritto 
dello  Stato,  sancita  dall'articolo,  viene  in  parte  distrutta 
dalle  dichiarazioni  del  Ministero,  che  cioè  la  Legge  stessa 
supponga  nello  Stato  il  diritto  di  punire;  che  non  sia 
supponibile  che  la  Santa  Sede  ricusi  di  consegnare  i 
malfattori;  '  e  che,  ciò  clie  più  importa,  se  ricusasse, 
lo  Stato  saprebbe  far  rispettare  altrimenti  i  suoi   di- 


*  Ibid.,  Il  febb.,  pag.  577,  col.  3"",  Raeli  gaardasigilli:  «  Lo 
stabilire  che  per  qualunque  fatto  sì  possa  andare  a  perquisire  in 
tutti  gli  angoli  del  Vaticano  ed  anche  nella  stanza  del  Pontefice 
per  ricercarvi  un  delinquente  o  altro  che  possa  servire  per  un  pro- 
cedimento, potrebbe  sempre  dare  ai  nostri  avversari  T  occasione  di 
gridare  al  martirio,  alla  persecuzione,  non  ostante  la  giustizia  del 
procedimento  medesimo,  p 

*  Ibid.,  pag.  571,  col.  1%  Lanza  Presidente  del  Consiglio:  «  Noi 
non  crediamo  conforme  alla  politica  conrenienza,  nò  necessario,  per 
difendere  la  sicurezza  dolio  Stato,  prevedere  in  questa  legge  il  caso 
che  il  Pontefice  ricusi  dì  consegnare  alla  giustizia  malfattori  i  quali 
si  fossero  rifoggiti  nei  locali  che  sono  designati  in  quest'arti- 
colo. » 

K.  Scaduto  -  Guarentigie  Pontificie  11 


162  SOVRANITÀ  [§5 

ritti.  *  Che  non  fosse  supponibile  una  ricusa  da  parte 
della  Santa  Sede,  era  un'asserzione  gratuita;  bisognava 
dire  più  tosto,  come  fu  anche  detto,  «  che  non  era  conve- 
niente di  fare  una  supposizione  contraria  nella  Legge.  Ma 
tale  ipotesi  era  di  fatto  autorizzata  dalla  storia  prece- 
dente, da  ciò  che  il  Vaticano  era  stato  il  ricettacolo 
del  brigantaggio  borbonico,  come  fu  osservato  anche  in 
quest'occasione.  ' 

Naturalmente  non  c'era  da  temere,  che  la  curia  avesse 
voluto  approfittare  di  questa  specie  di  diritto  d'asilo 
pel  semplice  gusto  di  ricettare  dei  malfattori  onde  far 
dispetto  al  Governo  italiano;  lo  scopo  avrebbe  potuto 


*  Ibid ,  col.  2^  :  «  E  quando,  per  un'  ipotesi  che  io  non  posso 
ammettere,  saccederanno  dei  casi  straordinari,  se  si  rifiutasse  la 
consegna  di  rei,  o  d'imputati  che  si  fossero  rifugiati  in  quei  pa- 
lazzi, allora  la  legge  sarebbe  violata,  ed  allora  il  governo  ed  il 
parlamento  potrebbero  avvisare  al  modo  di  farla  rispettare;  si,  la 
farebbe  rispettare,  e  che  lo  possa,  apparisce  dal  testuale  tenore  di 
questo  articolo  stesso.  »  —  La  Camera  prese  alto  indirettamente 
di  queste  dichiarazioni,  13  febb.,  pag.  591,  col.  l''. 

^  Ibid.,  11  febb.,  pag.  571,  col.  1%  sopra  riferito,  a  pag.  171,  n.  2. 

'  Ibid.,  13  febb.,  pag.  585,  col.  1^,  Cbispi:  «  Il  ministro  dell'in- 
temo  [il  Lanza,  che  era  anche  Presidente  del  Consiglio]  dichiarò 
non  doversi  presumere  che  il  Papa  si  possa  rifiutare  a  consegnare 
i  colpevoli  che  possono  rifugiarsi  nei  palazzi  apostolici.  —  ....  Forse 
non  vi  ricordate  deir ultima  inchiesta  del  brigantaggio?  Nella  re- 
lazione che  un  egregio  deputato  di  destra  vi  presentò  sul  brigan- 
taggio nel  Napoletano,  non  fu  scritto  che  gli  abitatori  del  Vaticano 
•erano  complici  degli  eccidii  che  si  commettevano  nelle  Provincie  dei 
mezzogiorno  d'Italia?  •—  L'onorevole  ministro  Raeli  confessò  l'altro 
■giorno  che  nel  Vaticano  si  cospira  da  coloro  che  sono  accanto  al 
Papa  e  che  molti  colà  lavorano  a  distruggere  l'unità  d'Italia.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  163 

essere  quello  di  ricoverarne  tanti,  da  potersene  servire 
per  tentare  un  colpo  di  mano.  Il  guardasigilli  Raeli  di- 
ceva bene  :  ma,  infine,  perchè  preoccuparvi  tanto  se  qual- 
che delinquente  venga  accolto  in  Vaticano?  noi  di  fuori 
ve  lo  potremo  ben  guardare,  ed  impedirgli  di  commet- 
tere altri  reati,  egli  starà  in  una  prigione,  bella  si,  ma 
sempre  in  una  prigione.  '  Ma  trascurava  il  caso,  che  il 
Papa  accogliesse  tanti  malfattori  da  tentare  un  colpo 
di  mano:  questo  era  il  compito  deiropposizione. 

Cosi,  adunque,  fu  legalmente  sancito  il  principio  del- 
l'immunità  assoluta  dei  locali  del  Papa  o  degli  organi 
superfori  delle  funzioni  spirituali  della  Santa  Sede,  quan- 
tunque le  dichiarazioni  ministeriali  ne  abbiano  atte- 
nuato r  estensione.  Il  Ministero  si  oppose  a  quella  parte 
dei  due  articoli  della  Giunta,  che  per  procedere  alla 
perquisizione  dei  malfattori  come  alla  presa  di  carte 
necessarie  per  le  cause  civili,  proponeva  bastasse  un 
ordine  della  magistratura  in  caso  di  rifiuto  da  parte 
della  Santa  Sede  o  del  Concilio  o  del  Conclave.  Ed  il . 
motivo  era  sempre  quello  di  evitare  collisioni,  di  toglier 


*  Ibid.,  11  febb.,  pag.  577,  col.  2%  Raeli:  «  In  quanto  ai  delin- 
quenti comuni,  oltreché  non  si  può  supporre  il  malvolere  nel  Sommo 
Pontefice  a  permettere  il  rifugio  nelle  sue  residenze,  di  che  temete, 
o  signori?  Non  saranno  altre  se  non  se  prigionieri  li  ritenuti:  sa- 
ranno in  una  bella,  in  una  magnifica  prigione,  ma  saranno  sempre 
privati  di  quella  libertà  la  quale  soltanto  può  mettere  in  pericolo 
la  sicurezza  pubblica.  Vi  confesso  che  per  questo  rispetto  Tallarme 
non  mi  sembra  affatto  giustificato.  Sarà  ben  facile  al  GoYorno  di 
farli  guardare,  più  facile  che  non  quando  essi  andassero  occultan- 
dosi nelle  casa  dei  privati,  o  vagassero  per  le  campagne  od  in  altri 
luoghi.  Questo  pericolo  dunque  non  esiste.  > 


104  SOVRANITÀ  [§5 

pretesti  a  gridare  alla  violenza,  oltre  di  che,  in  quanto 
alle  carte,  non  era  poi  tanto  necessario  quanto  si  cre- 
deva il  penetrare  negli  uffici  della  Santa  Sede.  Ciò  ve- 
dremo meglio  nel  passare  all'esame  delle  singole  immu- 
nità locali  accordate. 

Esse  riguardano  da  una  parte  il  Papa  stesso,  dairaltra 
gli  organi  supremi  delle  funzioni  spirituali  della  Santa 
Sede. 

Quanto  al  primo,  la  Legge  stabilisce  (art.  2),  che  «  nes- 
sun Ufficiale  della  pubblica  Autorità  od  Agente  della  forza 
pubblica  può,  per  esercitare  atti  del  proprio  ufficio,  in- 
trodursi nei  palazzi  e  luoghi  di  abituale  .residenza  o 
temperarla  dimora  del  Sommo  Pontefice,  »  a  meno  che 
non  sia  autorizzato  da  lui.  Questa  medesima  immunità 
è  concessa  ai  due  supremi  organi  straordinari  delle  fun- 
zioni spirituali  della  Santa  Sede,  o,  meglio,  della  Chiesa, 
cioè  al  Conclave  dei  cardinali  e  al  Concilio  ecumenico; 
nessuna  autorità  od  agente  può  introdursi  nel  luogo  dove 
sono  adunati,  senza  il  loro  permesso  (art.  7).  L'eccezione 
della  Giunta  (art.  7  e  8)  e  della  Sinistra,  che,  in  man- 
canza deir  autorizzazione  del  Papa  o  del  conclave  o  del 
Concilio,  bastasse  un  ordine  della  suprema  magistratura 
del  regno,  o,  come  proponeva  il  Crispi,  *  anche  di  un  col- 
legio inferiore  di  magistrati,  non  fu  accettato,  come  nep- 


*  Ibid.  13  febb.,  pag.  583,  col.  3%  modificaz.  Crispi:  «  Nel  caso 
di  reati  commessi  nei  luoghi  anzidetti,  o  di  accusati  di  reati  ivi 
rifugiati  e  non  consegnati,  l'autorità  o  forza  pubblica  potrà  intro- 
dursi nei  medesimi  soltanto  allorchò  vi  sia  autorizzata  con  decreto 
motivato  della  sezione  di  accusa  della  Corte  di  appello  sedente  in 
Roma.  » 


§  5]  SOVRANITÀ  105 

pure  la  proposta  Sinoo,  Caldini  e  Baino  che  si  procedesse 
secondo  le  costituzioni  di  Gregorio  XIV  e  di  Pio  VI.  ' 

Rispetto  alla  dimora  del  Papa  ed  ai  locali  di  adunanza 
del  Conclave  o  del  Concilio  ecumenico,  il  fine  di  pene- 
trarvi delle  autorità  o  degli  agenti  sarebbe  stato  quello 
di  cercarvi  malfattori,  specie  nel  Vaticano,  o  d'impedire 
complotti  pericolosi  per  lo  Stato,  ecc.,  insomma  sarebbe 
stato  sempre  quello  di  guarentire  la  sicurezza  pubblica. 
Lo  scopo,  invece,  di  entrare  negli  «  Uffizi  e  Congrega-  . 
zioni  pontificie  rivestiti  di  attribuzioni  meramente  spi- 
rituali, »  sarebbe  stato  non  tanto  di  farvi  «  visite  »  e 
««  perquisizioni  »  onde  trovarvi  delinquenti,  per  guaren- 
tire insomma  la  sicurezza  pubblica,  quanto  di  farvi  «  se- 
questri di  carte,  documenti,  libri  o  registri.  »  Si  diceva 
dalla  Sinistra:  Gli  TJfhcì  e  le  Congregazioni  pontificie  si 
sono  occupati  di  tante  materie  puramente  temporali  e 
civili;  quindi  se  voi  ne  proibite  T ingresso  per  cercarvi 
carte,  impedirete  la  giusta  soluzione  di  molte  liti  civili, 
venendo  cosi  a  ledere  un'infinità  d'interessi  privati;  il 
principio,  che  voi  volete  stabilire,  è  nuovo  e  contrario 
alla  pratica  anteriore  ;  quando,  infatti,  tante  attribuzioni 
civili  che  prima  erano  in  mano  dei  vescovi  o  dei  parroci 
sono  passate  allo  Stato,  questo  o  si  è  annessa  la  parte 


*  Ibid.,  pag.  581,  col.  3^,  Sineo,  Caldini  e  Baino  propongono  si 
emendi  cancellando  le  parole  «  se  non  autorizzato  »  e  seguenti  sino 
al  fine,  e  aggiungono:  «  nei  casi  di  reati  commessi  in  detti  luoghi,  ' 
o  di  delinquenti  che  vi  avessero  cercato  rifugio,  si  procederà  se- 
condo le  forme,  e  con  i  riguardi  indicati  nei  paragrafi  3  e  4  della 
costituzione  di  Gregorio  XIV,  21  maggio  1591,  e  nel  Breve  di  Pio  VI, 
18  aprile  1776.  » 


166  SOVRANITÀ  [§5 

degli  archivi  di  quelli  attinente  agli  affari  civili,  o  si  è 
riservato  il  diritto  di  penetrarvi:  *  ora  noi  non  vogliamo 
far  altrettanto  per  la  Santa  Sede,  non  vogliamo  ledere 
tìi  proposito  i  suoi  segreti  d'ufficio,  non  intendiamo  esporli 
ad  una  facile  lesione  ;  quindi  non  pretendiamo  che  qua- 
lunque autorità  od  agente  possa  penetrare  in  quegli  uffici; 
ma  non  vogliamo  neppur  lesi  gl'interessi  privati:  dunque 
si  possa  entrare,  ma  soltanto  dietro  una  sentenza  del- 
l'autorità giudiziaria  favorevole  all'esibizione  delle  carte 
richieste  dai  privati  e  negate  dagli  Uffici  o  Congrega- 
zioni della  Santa  Sede.  L'opposizione  dunque  sosteneva 
la  Giunta  contro  il  Ministero.  Ma  questo  riportò  la  vit- 
toria, appoggiandosi  non  solo  sul  fatto  di  evitare  urti, 
ma  anche  sull'altro  più  potente,  che  la  proposta  della 
Giunta  e  della  Sinistra  era  fondata  sopra  un  motivo  che, 
in  grandissima  parte,  non  aveva  ragione  di  esistere,  cioà 
sul  supposto  che  fosse  indispensabile  penetrare  negli 
Uffici  e  Congregazioni  pontificie  per  poter  risolvere  una 
infinità  di  cause.  La  Sinistra  fece  una  lunga  enumera- 
!^ione  di  liti  puramente  civili  già  trattate  dagli  Uffici  e 
Congregazioni;  ma  la  parte  ministeriale  dimostrò  che, 
sebbene  tutta  questa  enumerazione-  fosse  fondata  sul 
vero,  pure  non  era  necessario  penetrare  in  quelli  ;  poiché 


*  Ibid.,  14  febb.,  pag.  597,  col.  2^,  Mancini:  «  Vi  hanno  danqae 
questi  precedenti,  che  cioè  dovunque  ò  venuto  a  cessare  Fesercizio 
di  una  giurisdizione  ecclesiastica  [per  esempio  sul  matrimonio  e  in 
'b'inerale  sui  registri  dello  stato  civile],  e  succedeva  T esercizio  del- 
l'autorità civile,  della  giurisdizione  laica,  era  prescritto  che  le  carte 
rioianessero  a  disposizione  della  nuova  giurisdizione,  o  per  lo  meno 
era  incontrastabile  il  diritto  di  questa  di  ricercare  dai  depositari 
degli  archivi  antichi  la  comunicazione  dei  documenti  ivi  custoditi.  » 


§  51  SOVRANITÀ  167 

le  sentenze  emanate  dai  medesimi,  non  sono  rese  esecu- 
torie se  non  per  mezzo  delle  curie  vescovili,  *  sulle  quali 
la  presente  legge  non  istabilisce  nulla,  e  in  cui  se- 
condo le  disposizioni  antecedenti  si  può  benissimo  en- 
trare quando  occorrano  le  carte.  La  necessità  di  pene- 
trare negli  Uffici  e  Congregazioni  pontificie  ci  sarebbe 
soltanto  nell'ipotesi,  che  Tarchivio  di  una  curia  vescovile 
andasse  distrutto:  ma  per  questi  rari  casi  non  vai  la  pena 
di  dar  pretesto  ai  nostri  nemici  di  dire  che  noi  non  diamo 
serie  guarentigie  alla  Santa  Sede.  Cosi  dunque  l'eccezione 
della  Giunta  e  della  Sinistra  cadde;  tuttavia  la  lunga- 
discussione  non  fu  infruttuosa,  valse  a  chiarire  la  situa- 
zione delle  cose,  e  a  meglio  determinare  l'articolo;  alla 
redazione  primitiva  della  Gjiunta  «  attribuzioni  mera- 
mente ecclesiastiche  »  si  sostituì  quella  però  restrittiva 
di  «  attribuzioni  meramente  spirituali.  > 

Oltre  all'immunità  locale  pel  Papa  e  per  gli  organi 
supremi  ordinari  o  straordinari  delle  funzioni  spirituali 
della  Santa  Sede,  la  Legge  concede  anche  (art.  6)  zm- 
munità  personale  temporanea  ai  membri  del  collegio 
elettorale  del  Papa,  cioè  ai  cardinali,  durante  la  vacanza 
della  Sede  pontificia.  La  primitiva  redazione  della  Giunta 
dava  luogo  a  sospettare,  che  si  accordasse  non  solo  una 


*  Ibid,  pag.  598,  co).  3^,  Ugdulena:  «  gli  atti  delle  congrega- 
zioni sapremo  di  Roma  non  diventavano  esecutivi  se  non  quando 
passavano  sHe  curie  vescovili,  e  le  curie  erane  quelle  che  esegui- 
vano questi  atti  e  dalle  qusli  si  prendono  sempre  questi  documenti 
quando  ce  n*è  il  bisogno;  e  noi  certo  con  questa  legge  non  inten- 
diamo dichiarare  inviolabili  le  curie  vescovili.  » 


tdS  SOVRANITÀ  [  §  5 

immunità  personale  temporanea,  ma  anche  una  vera  e 
propria  irresponsabilità  per  tutto  quello  che  avessero 
potuto  commettere  durante  il  periodo  di  tempo  per  cui 
veniva  concessa.  La  discussione  chiari  le  idee,  e  con- 
dusse ad  una  forniola  più  esatta,  secondo  la  quale  T  im- 
munità si  limita  ad  una  semplice  sospensione  dell'azione 
dell'autorità  politica  o  giudiziaria,  allo  scopo  di  non 
impedire  che  i  cardinali  possano  recarsi  al  luogo  delle 
adunanze.  Non  si  tratta  soltanto  di  sospendere  Fazione 
penale,  come  proponeva  il  Mancini;  *  ma  di  togliere 
qualsiasi  impedimento,  per  esempio  l'arresto  personale 
per  debiti  che  allora  esisteva,  o  l'arresto  per  semplici 
sospetti  deirautorità  politica,  ecc.  ' 


i  Ibid.,  28  genn.,  pag.  41 1,  col.  1%  Mancini:  «  Or  bene,  o  signori, 
1&  cennata  inviolabilità,  ora  ristretta  pei  cardinali  soltanto  ai  casi 
di  Sede  vacante  e  durante  il  Conclave,  anche  in  qaesli  limiti  non 
cessa  di  essere  sommamente  improvvida,  eccessiva,  arbitraria  con- 
cessione....» col.  1-2^.  €  Se  invece  mi  dite:  ««  I  cardinali  sono  gli 
elettori  del  Papa,  conviene  adunque  assicurare  la  loro  libertà,  im- 
pedire che  sopra  di  essi  possa  mettersi  la  mano  fino  a  che  atten- 
dono air  importante  elezione;  »»  ovvia  si  appalesa  la  sola  conse- 
guenza logica  che  da  ciò  possa  derivarsi,  cioè  che,  se  vi  sono  fatti 
contrari  alle  leggi,  o  costituenti  crimine  o  delitto  di  cui,  al  pari 
tU  tutti  i  cittadini,  costoro  sieno  responsabili,  ogni  procedura  ri- 
manga sospesa,  non  sia  iniziata  ne  proseguita,  fino  a  che  duri  il 
Conclave.  »  —  Ecco  i  termini  precisi  della  proposta,  10  febbraio, 
pag.  565,  col.  2^:  «  Contro  i  membri  che  intervengono  a  queste  adu- 
nanza [il  Conclave,  e  diversamente  dalla  Legge,  anche  il  Concilio 
ocumenico],  per  tutta  la  loro  durata,  non  potrà  introdursi  né  pro- 
i^eguirsi  veruna  accusa  o  procedimento  penale.  » 

»  Ibid.,  10  febb.,  pag.  568,  col.  1-2*,  Restelli  (della  GiunU): 
«  Non  abbiamo  accettato  la  proposta  dell'onorevole  Mancini,  quan- 
tunque vicinissima  a  quella  da  noi  adottata,  perchè  comprendeva 


§  51  SOVRANITÀ  109 

Se,  da  una  parte,  la  Camera  ha  così  ristretto  o  meglio 
spiegato  r immunità  concessa  dalla  Giunta;  d'altra  parte 
ha  esteso  la  durata  della  medesima,  per  meglio  guaren- 
tire la  libertà  dell*  elezione:  la  Giunta  1*  aveva  limitata  al 
tempo  del  Conclave;  ma  nella  discussione  si  fece  osser- 
vare, che  le  autorità  giudiziarie  o  politiche  avrebbero 
potuto  impedire  o  restringere  la  libertà  personale  dei 
cardinali  prima  della  riunione  del  Conclave,  cioè  tra  la 
vacanza  della  Santa  Sede  e  la  convocazione  di  esso;  *  ch% 
così  avrebbero  potuto  farli  condannare,  e  allora  non  sa- 
rebbe stato  più  il  caso  di  non  impedimento  o  limitazione  • 


soltanto  il  caso  di  procedure  penali,  mentre  noi  volevamo  compren- 
dere anche  altri  casi  che  fossero  di  limitazione  di  libertà  personale, 
quale»  per  esempio,  la  cattura  per  debiti,  ed  evitavamo  poi  di  par- 
lare di  procedure  penali,  perckò  ci  pareva  poco  cortese  e  conveniente 
di  f£ime  nella  legge  T  accenno.  »  —  Ibid.,  pag.  567,  col.  1%  Bonghi 
relatore:  La  seconda  redazione  della  Giunta  vuol  dire  «  che,  du- 
rante la  vacanza  della  Sede,  la  libertà  personale  dei  cardinali  non 
può  essere  legata,  violata,  menomata  da  nessuna  ingerenza  di  aufó- 
rità  politica  o  giudiziaria;  e  se  anche  fosse  già  iniziata  qualunque 
azione  contro  di  loro,  rimanga  interrotta  e  priva  di  effetto;  è  una 
maniera  insomma  d*  inviolabilità  temporanea  che  si  accorda  ad  essi.  » 
Nella  Camera  non  sorse  la  controversia,  se  un  cardinale  carcerato 
abbia  diritto,  durante  la  vacanza 'della  Santa  Sede,  di  recarsi  al 
luogo  del  Conclave:  questa  ipotesi,  ingiuriosa,  sebbene  non  impos- 
sibile a  verificarsi,  non  si  è  fatta. 

1  Ibid.,  10  febb.,  pag.  566,  col.  l»,  Mancini  :  «  Nella  proposta 
anteriore  della  Commissione  si  diceva:  «  «  Durante  il  Conclave.  »»  — 
Pareva  che  si  accennasse  soltanto  ai  cardinali  che  fossero  già  en- 
trati nel  Conckve,  o  si  disponessero  a  recarvisi;  mentre  ora  invece 
anche  un  cardinale  che  per  la  sua  età  o  per  volontà  noii  potesse  o 
non  stimasse  recarsi  al  Conclave,  tuttavia  sarebbe  nel  diritto  d*in- 
vocare  questo  eccezionale  privilegio,  di  cui  nell'articolo  6.  » 


170  SOVRANITÀ  [  §  5 

della  loro  libertà  personale,  giacché  trattandosi  di  sen- 
tenza giudiziaria,  specie  se  passata  in  giudicato,  né  il 
potere  giudiziario  nò  il  politico  avrebbero  avuto  facoltà 
di  abrogarle;  inoltre  si  sarebbe  tolto  ai  Principi  di  Santa 
Chiesa  il  modo  d'intendersi  prima  di  riunirsi  in  conclave. 
Altri,  al  contrario,  diceva,  che  se  fosse  concessa  l'immu- 
nità per  tutta  la  durata  della  vacanza  della  Santa  Sede,  se 
ne  sarebbe  potuto  abusare,  che  i  cardinali  allora  avreb- 
J)ero  potuto  avere  interesse  di  differire  l'elezione  di  un 
nuovo  Papa  per  continuare  a  godere  l'immunità  di  reati 
o  debiti  ecc.,  che  avessero  commesso,  —  argomento  che 
aveva  molto  più  valore  quando  si  credeva  che  l' immu- 
nità secondo  la  prima  redazione  della  Giunta  significasse 
irresponsabilità  — ;  che  ciò  avrebbe  potuto  nuocere  alla 
Chiesa  stessa,  in  quanto  le  avrebbe  impedito  di  aver 
tosto  il  suo  capo  ordinario;  che  gli  esempi  di  siffatte 
lunghe  vacanze  sono  frequenti.  *  Ma  siffatte  ragioni  non 
prevalsero.  Né  molto  meno  trionfò  quella  più  radicale, 
che  non  occorresse  alcuna  immunità  personale  per  nes- 
suno spazio  di  tempo  ai  Principi  della  Santa  Chiesa: 
perchè  infatti,  si  diceva,  concederla  noi,  mentre  nessuno 
degli  altri  Stati  l'accorda?  hanno  questi  diritto  morale 
di  richiederci  una  guarentìgia  che  essi  non  danno?'  Credo 


*  Ibid.,  pag.  565,  col.  1-2%  MANcrNi:  Golia  prima  relazione  della 
Oianta  si  era  «  nel  sistema •  deirinviolabilltà,  cioè  della  nessaoa 
responsabilità  di  qualunque  specie  di  fatti  che  i  cardinali  potessero 
commettere  dorante  il  Conclave.  Solo  q>iest' inyiolabilità  non  era 
perpetoa,  ma  temporanea,  cioè  ristretta  alla  dorata  del  Conclave. 
Ora,  siccome  in  tal  modo  poteva  sorgere  an  interesse  a  prolangare 
oltre  misnra  la  dorata  di  questa  Assemblea,  io  ho  contrapposto  ...> 

»  Ibid ,  pag.  565,  col.  1%  Mancini. 


§  5]  SOVRANITÀ  171 

che  costoro  non  avessero  torto  neppure  politicamente; 
siffatta  qulstione  non  avrebbero  dovuto  porla  né  il  Mi- 
nistero, né  la  Giunta;  ma;  una  volta  venuta  in  dibatti- 
mento, l'avrei  sciolta  cosi  come  fu  risoluta,  per  non  far 
sospettare  che  noi  negando  tale  immunità  mirassimo  a 
violare  la  libertà  degli  elettori  del  ponteQce. 

Ma  questa  immunità,  diversamente  da  quella  accor- 
data al  Papa,  non  ha  carattere  sovrano:  gli  onori  prin- 
cipeschi cbe  il  Ministro  degli  esteri  aveva  promesso 
innanzi  all'Austria  pei  cardinali,  *  e  che  erano  stati  of- 
ferti anche  nei  vecchi  progetti  di  Concordato,  scompa- 
rirono nei  disegni  di  legge  del  Ministero  e  della  Giunta.  * 

Altra  viva  controversia  si  agitò  intorno  all'impegno 
assunto  dal  Governo  di  provvedere  «  a  che  le  adunanze 
del  Conclave  e  dei  Concili  ecumenici  non  siano  turbate 
da  alcuna  esterna  violenza  ».  Dicevano  alcuni  :  Ma  perchè 
aggravarci  di  quest' obbligo?  qui  non  è  affatto  il  caso 
di  dare  una  garanzia  speciale,  basta  la  legge  comune: 
nelle  elezioni  amministrative  e  politiche  ò  il  presidente 
del  s^gio  elettorale,  che  è  incaricato  della  polizia  della 
sala  di  votazione:  egli  ha  facoltà  di  chiamare  in  soc- 
corso la  forza  pubblica  quando  lo  creda  necessario  per 
mantenere  l'ordine;  ma  questa  non  ha  né  il  dovere,  né 


'  Vedi  il  Docam.  24  sopra  riferito,  a  pag.  55,  n.  1. 

^  TattaTia,  quando  furono  pabbiicate  in  Roma  le  disposizioni  re- 
lativa alla  tassa  di  ricchezza  mobile,  i  piatti  ed  assegni  dei  car- 
dinali no  furono  esentati.  Il  deputato  Pierantoni,  il  14  giugno  1875, 
(pag.  4237,  col.  1*^)  presentò  un*  interpellanza,  che  (2^  tornata  del 
16' giugno  1875,  pag.  4358,  col.  1-2^)  fu  rinviata  a  tempo  indefinito. 
Come  sia  regolata  la  cosa  oggi,  lo  ignoro. 


172  SOVRANITÀ  l  §  5 

il  diritto  di  penetrare  nella  sala  se  non  è  chiamata. 
Applichiamo  questa  norma  del  diritto  comune  ammini- 
strativo e  politico  al  Conclave'  e  al  Concilio  ecumenico: 
mandiamo  a  tutelarli  la  nostra  forza,  ma  soltando  quando 
venga  richiesta.  *  Così,  (aggiungo  io),  si  avrebbe  avuto 
il  vantaggio,  in  caso  di  bisogno,  di  una  specie  di  rico- 
gnizione indiretta  dello  Stato  italiano.  Ma  prevalse  il 
concetto  della  Giunta  e  del  Ministero  di  adottare  la  mi- 
sura preventiva  invece  di  quella  in  un  certo  senso  re- 
pressiva. 

Del  resto  la  quistione  oggi  non  ha  tutta  quella  im- 
portanza che  avrebbe  avuto  in  altri  tempi:  oggi  non  c'è 
verosimilmente  a  temere  di  violenze  nel  Conclave;  vio- 
lenze che  una  volta  nascevano  da  ambizioni  infrenabili 
per  mancanza  di  poteri  ben  costituiti,  specie  quando  il 
Conclave  aveva  luogo  nello  stesso  Stato  pontificio;  *  si 
aggiunga  che  allora  la  Santa  Sede  era  anche  un  prin- 
cipato temporale  e  quindi  eccitava  maggiormente  l'am- 
bizione; inoltre  che,  indipendentemente  da  ciò,  essa  aveva 
maggiore  influenza  politica  che  non  ne  abbia  oggi;  che 


*  Deputati^  10  febb.  1871,  pag.  565,  col.  1-2%  proposta  Mancini: 
«  Il  Governo  del  Re,  ove  ne  sia  richiesto,  protegge  ed  assicara  nel 
regno  con  T  assistenza  della  forza  pubblica  la  libertà  del  Concilio 
ecamenico  e  del  Conclave.  »  —  Ibid.,  13  febb.,  pag.  585,  col.  3% 
Cordova:  «  Quando  la  legge  elettorale  volle  assicurata  la  libertà 
nelle  elezioni,  alFarticolo  71  diede  ai  soli  presidenti  del  collegio 
r  incarico  della  polizia  delle  adunanze.  » 

*  Sulla  storia  di  queste  turbolenze  vedi  Bonohi,  Il  Conclave  e 
il  diriUù  dei  Governi  (Nuova  Antologia  1872,  novembre  pag.  057-81, 
dicembre  pag.  882-005;  gennaio  1873,  pag.  132-54),  specialmente 
pag.  669. 


§  5,  6J  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  173 

allora  la  forza  delle  idee  non  era  tanta  quanto  ai  nostri 
dì,  che  perciò  il  governo  del  Papa  era  di  fatto  più  per- 
sonale, quindi  i  sovrani  avevano  interesse  che  fosse 
creato  un  loro  amico,  e  non  isdegnavano  a  tal  uopo  su- 
bornazioni e  violenze  più  o  meno  aperte:  ragioni  tutte 
che  oggi  non  militano  più  quasi  punto.  Alla  morte  di 
Pio  IX,  pel  Conclave  che  elesse  Leone  XIII  non  si  è  par- 
lato affatto  di  subornazioni  o  violenze,  non  e'  è  stato  bi- 
sogno della  forza  del  Governo  italiano,  il  quale  non  ne 
fu  richiesto,  né  per  quanto  io  sappia,  ne  offerse.  * 


§6 
Libertà  di  posizione  economica 


Il  Governo  italiano  ha  voluto  assicurare  anche  la 
libertà  di  posizione  economica  della  Santa  Sede.  Senza 
di  ciò  non  sarebbero  divenuti  illusioni  gli  attributi  di 
sovranità,  le  guarentigie,  come  potrebbe  sembrare  a 
prima  vista;  giacché  al  Papa  non  mancano  altri  mezzi 


*  Già  accennammo,  come  il  Visconti- Venosta,  ministro  degli  affari 
esteri,  in  una  circolare  del  22  ottobre  1870  (Docum.  61)  aveva  pro- 
testato innanzi  alle  Potenze,  che  il  pretesto,  sotto  il  quale  si  era 
soepeso  ilXìoacilio  Vaticano,  di  mancanza  di  libertà  a  causa  del- 
l'* occupazione  di  Roma,  fosse  assoluEamento  infoodato;  e  come  le 
Potenze  ne  fossero  ben  convinte,  in  prova  di  che  citammo  (pag.<74, 
n.  3)  la  nota  del  nostro  rappresentante  a  Carlsruhe  (Docam.  86). 


174  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [  §  6 

economici,  e  molto  più  estesi  di  quegli  accordatigli  dal- 
l'Italia;  questi  in  paragone  sono  sempre  qualche  cosa; 
ma  non  sono  molto;  *  il  Papa  ha  potuto  benissimo  fame 
a  meno,  non  ha  accettato  la  dotazione  del  nostro  Governo, 
il  quale  del  resto  prevedeva  ciò  benissimo.  '  Essa  è  mo- 
tivata sul  bisogno  del  pontefice  di  mantenere  sé  stesso, 
i  suoi  uffici  spirituali,  e  la  sua  corte;  il  quantitativo  è 
calcolato  sul  presuntivo  del  1848,  dell'epoca  costituzio- 
nale dello  Stato  pontificio;  dal  quale  sono  detratte  le 
spese  relative  alle  funzioni  temporali  o  non  puramente 
spirituali.  Questa  dotazione  non  è  dunque  concepita  come 
un  corrispettivo  della  rendita  degli  Stati  pontifici  an- 
nessi, non  corrisponde  alla  medesima  neppure  quantita- 
tivamente; no,  essa  è  una  spontanea  largizione  deiritalia, 
la  quale  vuole  assicurare  alla  Santa  Sede  1  mezzi  pecu- 
niari per  esercitare  convenientemente  e  liberamente  le 
sue  funzioni  spirituali. 

Posto  questo  concetto,  enunciato  già  nei  tentativi  di 
Concordato  e  nelle  promesse  del  Ministero  alle  Potenze,  * 
nascevano  due  problemi:  1^  se  la  dotazione  dovesse  es- 


*  Non  8i  può  precisare  quanti  milioni  annui  frutti  l'obolo  di  San 
Pietro,  ceppite  principale  della  Santa  Sede. 

>  Deputati,  9  febb.  1871,  pag.  553,  coL  2*^,  Bonghi;  lo  riferiremo 
più  sotto.  —  Ibid.,  26  genn.,  pag.  386,  col.  2%  Massabi:  «  Ma  ai 
dice:  il  Papa  non  accetterà  le  vostre  guarentigie.  E  sia  pare,  si- 
gnori, anzi  bisogna  essere  di  buona  fede:  nelle  condizioni  nelle 
quali  oggi  si  trovano  le  cose,  non  si  può  ragionevolmente,  non  si 
può  decorosamente  esigere  che  il  Papa  possa  accettare  con  grato 
animo  queste  guarentigie.  » 

'  Visconti- Venosta  al  Ministro  del  Re  a  Vienna,  21  sett  1870, 
Docum.  24,  sopra  (pag.  55,  n.  1)  riferito. 


§  6]  /  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  175 

s#re  a  carico  di  tutto  lo  Stato  o  soltanto  dei  fedeli: 
2*  se  dovesse  pagarsi  solo  dall'Italia  o  da  tutte  le  Po- 
tenze cattoliche  ciascuna  per  la  sua  rata  parte.  Queste 
due  quistioni  venivano  dibattute  specialmente  dalla  Si- 
nistra avanzata,  e  trovarono  il  loro  insistente  sosteni- 
tore nel  deputato  Corje.  Egli  diceva:  signori,  siamo  tutti 
di  accordo  che  bisogna  separare  lo  Stato  dalla  Chiesa; 
ora  voi,  assegnando  una  lista  civile  alla  Santa  Sede,  vi 
mettete  in  aperta  contradizione  con  tale  sistema.  Am- 
messa la  necessità  che  la  Santa  Sede  abbia  una  rendita, 
abbia  dei  mezzi  pecuniari;  questa  deve  soddisfarsi  senza 
ledere  il  principio  della  separazione;  ed  il  modo  esiste,  e 
non  solo  logicamente,  ma  anche  nella  pratica  di  qualche 
paese  civilissimo,  esiste  nella  legislazione  inglese;  la 
quale  stabilisce  *  una  tassa  ecclesiastica  pei  credenti 
della  religione  anglicana,  la  cosi  detta  church  rate: 
dunque,  se  voi  volete  assicurare  una  rendita  al  Papa, 
non  avete  né  il  diritto  né  il  bisogno  di  inscriverla  nei 
bilanci  dello  Stato  (o  nel  Gran  Libro,  che,  su  questo  ri- 
guardo, vale  lo  stesso;;  ma  dovete  creare  un  ruolo  a 
parte  per  una  sovrimposta  speciale,  che  sarà  pagata  dai 
soli  cattolici;  anzi  neppure  da  tutti  i  cattolici,  sibbene 
da  quelli  spli  che  vogliono  contribuire,  lasciando  liberi 
gli  altri  che  preferiscono  di  non  pagare,  rinunziando  ai 
diritti  ecclesiastici  che  potrebbero  mai  godere  altrimenti.  ' 


•  Vedi,  p.  es.  The  book  of  church  law ...  ofthe  church  of  England 
by  J.  H.  Blunt,  revised  by  W.  0.  F.  Puillimore,  London,  Revingtons, 
1882;  pag.  274-75. 

*  Deputati^  2  febb.  1871,  pag.  457,  col.  1%  Corti:  «voi  doman- 
date 3,225,000  lire  pel  Papa;  ora  io  vi  dico  che  voi  dovete  aprire 


176  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA,  [§G 

Gli  avversari  opponevano  al  Corte,  che,  come  egli  pi%- 
testava  di  aver  il  diritto  di  non  contribuire  come  acat- 
tolico alla  dotazione  del  Papa,  così  un  repubblicano  avrebbe 
potuto  protestare  di  àon  esser  tenuto  a  contribuire  per 
la  lista  civile  del  Re.  *  Ma  il  Corte  poteva  rispondere 
vittoriosamente  che  il  paragone  non  regge.  Ed  invero 


un  ruolo  spaciale  ira  i  contribaanti,  e  che  alla  spaia  di  quaste 
3,225,000  lire  voi  non  dovete  far  concorrere  quelli  che  nel  Papa 
non  credono.  -»  Quest*  imposta  non  è  altro  che  un* imitazione  del- 
r  imposta  che  gì*  Inglesi  hanno  sotto  il  nome  di  church  rate.  Ora 
voi  sapete  che,  benché  il  Parlamento  inglese  non  abbia  ancora  re- 
vocato questa  legge,  pure  è  prevalso  innanzi  alle  Corti  di  ginstixia 
il  sistema  di  non  mai  obbligare  al  pagamento  di  quella  tassa  chi 
si  rifiuta  di  pagarla,  essendosi  oramai  ingenerata  la  consuetudine 
e  riconosciuto  il  diritto  che  questa  sia  un*  imposta  oxionale,^^  — 
Ibid.,  9  febb.,  pag.  546,  coi.  2^,  idem:  «  A  me  pare  semplicissimo 
che  alle  due  principali  imposte  dirette,  che  sono  la  fondiaria  e  la 
ricchezsa  mobile,  si  aggiunga  un  ruolo  di  centesimi  addizionali  che, 
complessivamente,  vengano  a  formare  per  ogni  anno  la  prestazione 
che  si  deve  dare  al  Papa;  ed  abbiano  diritto  di  farsi  cancellare 
da  questo  ruolo  (aumentando  in  proporzione  i  centesimi  addizionali 
a  coloro  che  non  si  faranno  da  esso  radiare)  tutti  coloro  i  quali 
dichiareranno  che  la  corrisponsione  di  questa  impo^^ta  contraddice 
al  loro  sentimento  religioso.  » 

^  Ibid.,  2  febb.,  pag.  466,  col.  2\  Bertolàmi:  «  In  qualunque  siasi 
governo  libero  nel  mondo  non  è  possibile  escludere  il  regno  della 
maggioranza,  prendansi  i  governi  monarchici  o  i  repubblicani.  Si 
potrebbe  ammettere  la  pretensione  di  chi  non  volesse  alcuna  parte 
nella  lista  civile  del  Re,  protestando  le  sue  opinioni  antimonar- 
chiche? Con  la  stessa  logica,  quando  un  paese  si  slancia  in  una 
guerra,  tutti  coloro  che  non  la  credono  giusta  ed  opportuna,  non 
dovrebbero  pagarne  le  spese,  ma  rigettarle  interamente  su  quelli 
che  r  abbiano  desiderata  o  decretata.  » 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  177 

forma  politica  in  uno  Stato  non  può  esisterne  che  una 
sola;  quindi  è  necessario  che  vi  si  sottomettano  e  pa- 
ghino le  imposte  pel  mantenimento  della  medesima  anche 
quelli  che  non  la  credano  giusta;  '  mentre  in  tino  stesso 
Stato  religioni  possono  essercene  e  ce  ne  sono  realmente 
diverse,  e  perchè  le  medesime  sussìstano  non  è  neces- 
sario, che  al  mantenimento  di  una  di  esse  contribuiscano 
anche  quelli  che  non  ci  credano.  * 


*  Il  Bertolami  sostenne  che  gli  acattolici  fossero  tenuti  a  conr 
tribaire  pel  Papa  anche  secondo  la  teoria  del  Corte,  perchò  il  pon- 
tificato è  nn  fatto  politico,  non  soltanto  religioso:  questo  argomento 
sarebbe  stato  giusto,  quando  si  fosse  inteso  nel  senso  che  per  gli 
Italiani  era  politicamente  necessario  di  pagar  tutti  ed  essi  soli  la 
dotazione  del  Papa;  ma  il  Bertolami  gli  dava  un  altro  significato, 
molto  più  vago;  29  febb.,  pag  550,  col.  3^^:  <  L'onorevole  Corte 
rispetta  11  diritto  della  maggioranza,  anzi  dice  di  riconoscerlo  come 
potere  assoluto;  ma  lo  riconosce  per  le  materie  politiche,  non  però 
per  le  religiose,  e  quindi  non  si  crede  in  obbligo  di  contribuire 
alla  dotazione  del  Papa,  perchò  ha  il  diritto  di  non  essere  credente 
nel  Papa.  —  ....  Se  si  trattasse  di  un  dogma,  di  nuir  altro  che  di 
credenze,  Tonorevole  Corte  avrebbe  ragione  davvero;  ma  quanto 
alla  Sede  del  pontificato,  di  questa  potenza  suprema  che  per  si 
lungo  volgere  di  secoli  dall'Italia  si  è  estesa  sopra  cosi  vasta  parte 
del  globo,  r  onorevole  Corte  non' potrà  non  vederne  le  conseguenze 
non  solo  ma  V  essenziale  carattere  politico,  eminentemente  politico. 
Il  solo  fatto  che  Fltaha  più  tosto  che  altra  nazione  sia  centro  di 
un'azione  religiosa  la  cui  periferia  abbraccia  lo  spirito  di  tanti  po- 
poli, questo  solo  fatto  basta  perchò  ne  venga  riconosciuta  la  solenne 
importanza,  indipendentemente  da  ogni  considerazione  religiosa.  > 

'  Questo  concetto  era  stato  espresso  chiaramente  dal  deputato 
MiCHELiNi  ad  altro  proposito;  11  mai'zo  1871,  pag.  754,  col.  1^: 
<«  Ma  quando  la  maggioranza  può  far  ciò  che  vuole,  e  lasciare  che 
anche  faccia  ciò  che  vuole  la  minoranza,  allora  la  costei  libertà 
deve  essere  rispettata  al  paro  di  quella  della  maggiorità.  > 
F.  Scaduto  —  OmrenH^ie  Ponti/lete  12 


178  LIBERTA  DI   POSIZIONE  ECONOMICA  f  §  6 

Quando  il  Corte  diceva,  che  egli  acattolico  non  avrebbe 
voluto  contribuire  alla  dotazione  della  Santa  Sede;  gli 
avversari  rispondevano  ad  hominem,  che  gli  acattolici 
avevano  anch'  essi  tratto  profitto  dair  incameramento 
dei  beni  delle  corporazioni  religiose  e  dal  prelevamento 
del  30  per  100  sui  beni  ecclesiastici  liquidati,  che  perciò 
non  fosse  ingiusto,  che  ora  contribuissero  anch'essi  pel 
mantenimento  del  capo  della  religione  cattolica.  *  Que- 
sta obbiezione  parte  dal  principio  che  i  beni  monastici 
ed  ecclesiastici  siano  proprietà  dei  soli  cattolici;  ma, 
prescindendo  dal  fatto  che  l'Italia  li  aveva  dichiarati 
beni  nazionali  senza  distinzione  di  culti,  il  vero  è  che 
i  discendenti  dei  donatori  non  sono  tutti  cattolici  come 
i  loro  avi,  che  lo  scopo  di  questi  non  sempre  era  stato 
puramente  religioso,  che  allora  non  esisteva  contrasto 
tra  la  scienza  e  la  fede,  tra  la  civiltà  e  la  religione, 
che,  anche  quando  lo  scopo  dei  donatori  fosse  stato  pura- 
mente religioso,  non  sempre  essi  avevano  inteso  la  reli- 
gione cattolica  cosi  come  oggi  è  stata  trasformata  dalla 
Curia;  *  quindi  non  può  dirsi  che  i  beni  ai  giorni  nostri 
posseduti  dalle  corporazioni  monastiche  e  dalla  Chiesa, 


*  Deputati,  9  febb.  1871,  pag.  551,  col.  1%  Torrigiani  (della 
Giunta):  <  ne  per  le  leggi  aotecedenti  del  1866  e  del  1867  non  è  a 
dubitare  che  anche  gli  acattolici  abbiano  profittato  dei  ri&ultamenti 
di  quelle  leggi  medesime,  oggi  si  potrebbe  a  buon  diritto  chiedere 
se  per  la  stessa  ragione  noi  non  dobbiamo  pensare  alla  universalità 
dei  cittadini  anzi  che  ai  soli  cattolici.  » 

'  I  vecchi  cattolici,  costituitisi  in  un  culto  a  parte  dopo  la  pro- 
clamazione deirinfallibità  pontificia,  intendono  di  essere  essi  i  veri 
cattolici,  e  non  grinfallibilisti. 


§  0]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  179 

siano  esclusiva  proprietà  di  quelli  che   oggi  si   chia- 
mano cattolici. 

Ma  la  proposta  radicale  del  Corte,  logica  e  giusta  in 
sé  stessa,  non  trovò  eco  nella  Camera;  perchè  il  suo  si- 
gniOcato  pratico  sarebbe  stato  quello  di  non  dare  nes- 
suna rendita  al  Papa;  ed  invero  sarebbero  stati  raris- 
simi i  cattolici  italiani,  che  si  sarebbero  volontariamente 
aggiogata  la  sovrimposta  ecclesiastica;  la  grandissima 
maggioranza  avrebbe  più  tosto  di  buon  grado  rinun- 
ziato le  mille  volte  ai  pochi  ed  illusorii  diritti  ecclesia- 
stici pur  di  non  pagare.  Si  sarebbe  cosi  messa  a  dura 
prova  anche  la  fede  degli  stessi  zelanti:  giacché  secondo 
la  proposta  Corte  il  quantitativo  della  sovrimposta  avrebbe 
dovuto  essere  pagato  sempre  intero;  se  una  parte  dei 
cattolici  ricusavano  di  pagare,  si  sarebbe  accresciuta  la 
rata  dei  rimanenti;  sicché  quella  somma  che  divisa  fra 
tutti  gr  Italiani  non  è  un  aggravio  considerevole,  scom- 
partita fra  i  soli  pochi  zelanti  e  cattolico-liberali  sa- 
rebbe divenuta  un  aggravio  insopportabile  e  forse  nep- 
pure pagabile.  * 


*  Crediamo  utile  di  riferire  le  segaenti  cifre  per  dare  un'idea 
sia  della  forza  delle  risorse  della  Chiesa,  sia  del  fervore  dei  vari 
paesi  di  Europa.  Documenti  agli  atti  del  Z*  Congresso  Cattolico 
italiano  tenutosi  in  Firenze  dal  22  al  26  settembre  ±875^  Bo- 
logua,  tipog.  Felsinea,  1876;  pag.  39-59,  Opere  della  Propagazione 
della  Fede  e  della  Santa  iD&nzia.  Resoconti,  pag.  39,  Resoconti 
deir Opera  della  Propagazione  della  Fede  per  Tanno  1874.  Le  ri- 
scossioni  delVanno  1873  salirono  a  L.  5,524,177;  quelle  del  1874 
furono  di  L.  5,485,515;  perciò  risalta  una  diminuzione  di  L.  38,659. 
—  Lìmosine  spedite  dalle  varie  diocesi  che  hanno  contribuito  al- 
rOpera  nel  1874,  Diocesi  di  Francia  (pag.  4i;  L.  3,696,428;  d'Ai- 


180  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [§  6 

La  proposta  Corte  era  dunque  inaccettabile;  giacché 
la  grau  maggioranza  della  Camera  voleva  salvato  il  prin- 
cipio delle  guarentigie  pontificie,  specialmente  quando 
non  si  trattava  di  cedere  più  o  meno  apertamente  di- 
ritti di  sovranità,  sibbene  solo  di  denaro.  Non  immise- 
riamo, si  diceva,  il  grande  problema  politico-religioso 
con  una  quistione  di  denari;  tre  milioni  non  fanno  nulla 
per  le  finanze  dello  Stato  italiano.  Ma  no,  rispondevano 
quelli  della  Sinistra,  tre  milioni  sono  qualche  cosa;  con 
essi  ci  è  da  poter  fare  tante  altre  cose  più  utili  che 
quella  di  mantenere  il  Papa;  e  poi  ad  ogni  modo  perchè 
deve  pagarli  lo  Stato  italiano  soltanto,  e  non  invece 
tutte  le  Potenze  cattoliche  complessivamente?  Il  Santo 
Padre  è  capo  non  solo  dei  cattolici  dell'Italia,  ma  di 
quelli  di  tutto  il  mondo;  questi  tre  milioni  che  voi  vo- 
lete assegnargli,  dovrebbero  servire  specialmente  per 
gli  uffici  spirituali,  che  sono  stabiliti  per  tutto  Torbe 
cattolico,  non  per   la   sola  Italia.  *  Dunque,   posto  che 


lemagna  (pag.  41)  L  481,497;  del  Belgio  (pag.  42)  L.  372,783;  di 
Spagna  (pag.  42)  L.  6,710:  delle  Isole  Inglesi  (pag.  42)  L.  160,325; 
d'Itolia  (pag.  45)  L.  283,073;  dei  Paesi  Bassi  (pag.  45)  L.  89,801; 
del  Portogallo  (pag.  45)  L.  44,952;  della  Svizzera  (pag.  45)  L.  52,502. 
—  Dunque  l'Italia  contribuisce  all'Opera  della  Propagazione  della 
Fede  per  L.  283,073,  cioè  per  molto  meno  della  dotazione  pontificia. 
Quella  della  Propagazione  delia  Fede  ò  T Opera  che  frutta  di  più. 
L'Opera  della  Santa  Infanzia  negli  anni  1873-74  incassò  L.  1,871,963 
(ibid.  pag.  48),  e  L.  2,158,798  negli  anni  1874-75.  —  Negli  Atti 
dei  vari  Congressi  cattolici  italiani  non  trovo  resoconti  dell'obolo 
di  San  Pietro. 

'  Anche  la  Relazione  Bonghi  riconosce  ciò,  determinando  quali 
tra  le  spese  comprese  nell'assegno  al  Papa,  non  dovrebbero  essere 
pagate  interamente  dagl'Italiani  (cioè  quasi  tutte);  Deputati^  sotto 


§  6]  UBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  181 

questo  capo  debba  avere  una  rendita,  è  giusto  che  con- 
tribuiscano tutti  i  suoi  sudditi  ossia  tutte  le  Potenze 
dove  egli  ha  sudditi.  *  L'Abignente  avrebbe  potuto  ad- 
durre in  sostegno  delle  sue  idee,  che  il  Ricasoli  nel  pro- 
getto di  Concordato  colla  Curia  romana  aveva  già  nel 
1861  proposto,  che  la  dotazione  pontificia  venisse  pagata 
collettivamente  da  tutte  le  Potenze  Cattoliche,  e  che 
perciò  l'Italia  avrebbe  aperto  trattative  colle  medesime. 

Gli  uomini  più  intelligenti  della  Destra  si  opponevano 
non  con  argomenti  logici,  dove  avrebbero  avuto  torto, 
sibbene,  giustamente,  con  ragioni  politiche.  E  che!  di- 
cevano, vorreste  dunque  che  noi  invitassimo  le  Potenze 


il  giorno  21  genn.  1871,  pag.  342,  col.  2:  <  Difatti,  le  somme  occor^ 
renti  per  trattenimento  del  Sommo  Pontefice^  pel  sacro  collegio 
dei  cardinali^  per  le  congregazioni  ecclesiastiche^  per  sussidio  o 
assegno  a  quella  de  propaganda  fide^  pel  Ministero  degli  a/fari 
esteri,  pel  corpo  diplomatico  della  Santa  Sede  alVestero,  pel  man* 
tenimento  delle  guardie  pontificie  palatine,  per  le  sacre  funzioni, 
per  V  ordinaria  manutenzione  e  custodia  dei  palazzi  e  di  loro  di" 
pendenze^  per  gli  assegnamenti,  giubilazioni  degli  addetti  alla  Corte 
pontificia,  Bono  tra  le  spese  registrate  in  cotesto  articolo  49  [dello 
Statuto  di  Pio  IX  del  1848]  quelle  che  non  sarebbe,  stato  giusto 
che  cadessero  tutte  a  carico  dei  sudditi  pontifici,  né  è  giusto  che 
cadano  ora  tutte  a  carico  dei  cattolici  italiani.  »  Pure,  prosegue  il 
Bonghi,  ritalia  vuole  essere  generosa.  —  Le  spese  che  gF Italiani 
dovrebbero  sostenere  essi  soli,  sarebbero  quelle  delle  funzioni  del 
Papa  come  arcivescovo  di  Roma,  le  quali  dovrebbero  essere  pagate 
dai  soli  Romani. 

»  DeputaH,  27  genn.  1871,  pag.  399,  col.  1»,  Abignbntk:  «  Eb- 
bene, giacché  importa  a  tutta  la  Chiesa,  mettiamo  un  poco  per  uno. 
Perchè  i  denari  glieli  abbiamo  a  dare  tutti  noi?  Sono  pure  una 
belU  somma  3,225,000  lire!  > 


182  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [  §  6 

ad  un  Congresso,  per  istabilire  la  quota  con  cui  ciascuna 
debba  concorrere  alla  dotazione  del  Papa?  Prescindendo 
dal  fatto,  che  noi  per  ora  dobbiamo  cercare  di  mante- 
nere lo  statu  quo  più  eh' è  possibile,  di  non  smorere 
nessun  sasso  per  evitare  V  occasione  di  attirarci  addosso 
malanni  internazionali,  noi  col  far  concorrere  le  altre 
Potenze  alla  dotazione  pontificia,  daremmo  loro  occa- 
sione d' intervenire  in  tante  controversie  di  diritto  pub- 
bico  ecclesiastico  interno.  —  La  soluzione  ministeriale 
era  dunque  quella  politicamente  più  giusta. 

Un  argomento  che  si  sarebbe  potuto  addurre  in  fa- 
vore del  concetto  di  assegnare  una  lista  civile  al  Papa, 
sarebbe  stato  nell'interesse  politico  e  morale  dell'Italia 
stessa,  nell'interesse  della  civiltà.  Una  dotazione  fissa, 
cioè,  avrebbe  messo  il  Papa  in  una  situazione  indipen- 
dente di  fronte  agli  ultra-cattolici  stessi,  qualora  egli 
l'avesse  accettata;  non  solo  non  l'avrebbe  costretto  a 
mendicare  l'obolo  di  San  Pietro,  ma  lo  avrebbe  così  li- 
berato dalle  esigenze  clericali  degli  oblatori  e  dei  col- 
lettori. Oggi  il  Papa  dipende  da  questi,  come  il  Ministero 
dalla  Camera  che  può  negargli  i  crediti  quando  si  di- 
scute il  bilancio:  il  Santo  Padre,  adunque,  anche  quando 
abbia  idee  personali  conciliative,  deve  adattarsi  a  quelle 
ultra-clericali  del  partito  che  gli  fornisce  i  denari;  i 
cattolici  liberali  sono  un  numero  sparutissimo,  ordina- 
riamente laici,  non  fanno  collette  e  non  potrebbero  rac- 
coglier tanto  da  sopperire  a  tutti  i  bisogni  della  Curia 
romana,  e  dare  cosi  libertà  di  agire  ad  un  Papa  con- 
ciliativo. Questo  lato  della  quistione  non  lo  trovo  punto 
osservato  nelle  Camere;  ma  è  stato  poscia  accennato 
da  una  persona  molto  competente  nel  giudicare  la  si- 


§  G]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  183 

tuazione  del  Santo  Padre  di  fronte  al  suo  partito,  dal 
Curci.  *     • 

Un'  altra  controversia  si  dibattè,  sulla  maniera  di  ren- 
dere rassegno  indipendente  quanto  più  fosse  possibile. 
Tale  era  T  intenzione  del  Ministero,  della  Giunta,  della 
maggioranza  della  Camera,  intenzione  basata  sul  con- 
cetto sincero  delle  guarentigie.  La  Destra  intendeva 
quindi  anzitutto,  che  la  rendita  fosse  stabilita,  come  di- 
fatti  poi  lo  fu,  una  volta  per  sempre.  Un'altra  parte 
della  Camera,  invece,  e  non  tutta  composta  di  radicali, 
proponeva  che  l'assegno  della  quantità  della  dotazione 
fosse  vitalizio,  come  la  lista  civile  del  Re,  e  che  perciò 
si  rinnovasse  dalla  Camera  dentro  i  tre  mesi  dalla  suc- 
cessione di  ciascun  pontefice.  *  Cangia,  si  diceva,  il  va- 


*  C.  M.  Curci,  La  Nuova  Italia  e  i  vecchi  zelanti^  Firenze,  Ben- 
ctni,  1881,  pag.  78-79:  <  Perfino  l'Obolo  di  San  Pietro,  offerto  dalla 
pietà  dei  fedeli  al  Pontefice,  per  aBsicarame  la  indipendenza,  si  fa 
dai  zelanti  promotori  servire  per  imporgli  il  contegno  da  mantenere 
colla  nuova  Italia,  denunziandogli  che,  in  diversa  maniera,  quello 
8Ì  asiottiglierebbe  di  nove  decimi,  o  cesserebbe  del  tutto.  I  Gior- 
nalisti parigini  berteggiano  gli  oltramontani^  che  tengono  a  segno 
il  Papa,  minacciando  d'intercettargli  le  vettovaglie:  beffe  irrive- 
renti, a  cui  non  darebbero  certamente  presa  i  noti  tre  milioni  e 
mezzo,  i  quali,  sondo  parziale  restituzione  o  compenso  del  maltolto, 
come  nulla  potrebbero  legittimare  del  passato,  cosi  nessuno  impegno 
imporrebbero  per  l'avvenire.  Chi  sa  che  appunto  il  prepararsi  que- 
st* altra  macchina  non  abbia  fatto  ai  zelanti  preferire  l'Obolo  ai 
Milioni!  > 

*  Deputati^  9  febb.  1871,  psg.  547,  col.  2%  Sineo:  Qualora  non 
venga  accettato  il  mio  emendamento  propongo  quest'altro.  «  Tomo 
a  prendere  in  mano  lo  Statuto,  signori.  Esso  dispone  che  la  dota- 


184  LIBERTÀ   DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [  §  6 

lore  del  denaro;  i  tre  milioni  di  oggi  di  qui  ad  altri  20 
anni  potranno  avere  Vs  del  valore  presente  a  pure  al- 
l'inverso un  valore  triplo;  cangiano  anche  i  sentimenti 
degli  uomini;  noi  non  sappiamo  come  la  penserà  la  fu- 
tura generazione  intorno  al  papato,  essa  potrà  credere 
di  dovergli  assegnare  una  rendita  maggiore  o  minore; 
perchè  vincolarne  la  libertà  con  precedenti  legislativi?  » 
Perchè  la  libertà  della  nazione  nello  stabilire  la  ren- 
dita pel  Papa  deve  essere  minore  che  nel  determinare 
la  lista  civile  pel  Re?  E  chi  può  prevedere  quali  tra- 
sformazioni subirà  il  papato,  chi  può  prevedere  se  il 
Santo  Padre  non  trasferisca  la  sua  sede  fuori  d'Italia? 
Vorreste  anche  allora  pagare  i  tre  milioni  annui?  '  E  in 
caso  di  scisma,  a  quale  dei  due  Papi  li  paghereste?  do- 
vreste voi,  incompetentisti,  elevarvi  a  giudici  di  una 
quistione  ecclesiastica  interna,  dovreste  voi  giudicare 
chi  sia  il  vero  Papa?  "  E  se  una  parte  dei  cattolici  di- 
chiarerà eretico  il  Papa,  continuerete  voi  a  pagargli 
l'assegno,  o,  ritenendolo  eretico,  non  glielo  sborserete? 


zione  della  Corona  venga  stabilita,  per  la  darata  di  ogni  regno, 
nella  prima  Legislatara  dopo  T  avvenimento  del  Re  al  trono.  Voi 
in  molte  cose  avete  assimilata  questa  dotazione  del  Pontefice  alla 
dotazione  della  Corona;  mi  pare  che  si  potrebbe  seguire  questo  si- 
stema applicando  per  analogia  in  questa  legge  T  ultimo  comma  del- 
l'articolo 19  dello  Statuto.  >  —  Vedi  anche  pag.  551-52  ibid. 

*  Ibid.,  pag.  547,  col.  2\ 

>  Ibid.,  pag.  547,  col.  P,  Sineo.  —  La  risposta  del  Bonghi  è  cal- 
zante, ibid.,  pag.  553,  col.  2"":  Il  Papa  non  accetterà  la  dotazione 
se  non  quando  si  sarà  conciliato  coli' Italia;  ed  allora  non  avrà  ra- 
gione di  andare  a  risiedere  fuori  d'Italia. 

3  Ibid.,  pag.  547,  col.  l\  Slvko. 


§  6]  LIBERTA  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  185 

Vorrete  così  voi,  incompetentisti,  elevarvi  a  giudici  di 
una  quistione  dommatica?  —  Tutti  questi  timori  relativi 
al  trasferimento  della  sede  pontificia  ed  allo  scisma  non 
sono  puramente  ipotetici,  trovano  appoggio  nella  storia, 
come  facevano  osservare  quelli  stessi  che  li  sollevavano; 
ma  rispondevano  giustamente  gli  avversari,  che  per  ora 
non  era  probabile  che  si  verificassero,  che  ad  ogni  modo 
si  trattava  di  una  legge  politica,  che  ai  casi  speciali  si 
sarebbe  provvisto  all'occorrenza;  *  che  infine,  per  quanta 
sincerità  ci  si  mettesse,  non  si  dovesse  credere  che  la 
Legge  delle  guarentigie  doveva  essere  eternamente  in- 
tangibile; '  che  si  trattasse  anzi  tutto  di  dare  guaren- 
tigie, di  assicurare  le  Potenze;  occorresse  quindi  che  la 
dotazione  della  Santa  Sede  non  dipendesse,  almeno  se- 
condo la  lettera  della  legge,  dall'arbitrio  della  Camera 
ad  ogni  nuova  elezione  di  Pontefice,  come  la  lista  civile 
ad  ogni  nuova  successione  di  Re.  Queste  ragioni  politiche 
erano  le  vere  e  le  giuste;  l'altra  tecnica,  che  il  papato 
sia  un  beneficio,  come  i  vescovati,  le  parrocchie,  ecc.  e 


^  Ibid.,  pag.  551,  col.  1%  Torrigiani  (della  Commissione^:  «  Egli 
[il  Sineo]  non  è  rifuggito  neppure  dal  ricorrere  alla  possibiliià  di 
Papi  ed  Antipapi  che  coesistoDO  inaieme.  Mi  pare  che  questa  snp- 
poeiàone  aia  alquanto  airana  ;  ad  ogni  modo  sarebbe  allora  aolo  che 
ai  verificasaero  queati  oasi  eccezionali  e  straordinari  che  noi  do- 
vrommo  pensare  a  quel  che  allora  ai  potease  e  ai  doveaae  stabilire.  > 

'  Ibid.»  pag.  553,  col.  2^,  BoNaui:  <  Forse  noi  atesai  dovremo 
molte  volte  tornare  sulla  materia  di  questa  legge,  non  che  i  posteri 
nostri;  ed  il  voler  prevedere  tutti  i  casi  sin  da  oggi  e  risolverli, 
come  se  tutti  li  sapessimo  e  tutti  li  preaentiaaimo  nelle  condizioni 
reali  nelle  quali  yerranno,  non  aerve  ad  altro  che  ad  affaticare  noi 
medeaimi  ed  a  crearci  difficoltà  aenza  fine.  » 


186  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [  §  6 

quindi  la  sua  rendita  debba  essere  fissa,  *  politicamente 
non  poteva  avere  un  gran  valore.  « 

Il  linguaggio  della  Destra  faceva  sospettare  ad  alcuni» 
che  il  Ministero,  —  non  solo,  come  risultava  dai  Docu- 


*  Ibid.,  pag.  552,  col.  1*^,  Correnti  Ministro  deiristraziond  Pab- 
blica:  «  Noi  abbiamo  procarato  di  mettere  Tistitazione  del  Ponte- 
fice al  di  fuori  dell* orbita  delle  istituzioni  politiche,  e  avemmo  in 
pensiero  di  ravvicinare  rassegnazione  mantenuta  ai  Papa  ad  una 
dote  benefiziaria.  Ora,  la  dote  d'un  beneficio,  T onorevole  Sineo  lo* 
sa  benissimo,  riguarda  la  istituzione  del  beneficio  e  non  la  persona 
del  beneficiato,  e  però  non  muta  col  mutare  della  persona  rivestita 
del  beneficio.  L'assegno  che  si  concede  alla  Lista  civile  del  Re* 
sente  naturalmente  Tinfiuenza  delle  condizioni  politiche  tra  le  quali 
comincia  il  nuovo  regno;  dove  il  beneficio  ha  un  carattere  memo 
dipendente  dalle  circostanze,  e  in  più  stretto  rapporto  colla  fonda- 
zione del  beneficio.  » 

*  I  motivi  per  cui  la  Qicinta  adottò  V  espressione  dotazione  e  non 
quella  di  assegnazione,  vengono  cosi  determinati  dal  relatore  Bonohi^ 
durante  la  discussione,  9  febb.  1871,  pag.  553,  col.  3^:  «  Si  è  poi 
scelta  la  parola  dotationé  anziché  quella  di  assegnazione,  perchò^ 
assegnazione  noa  è  parola  abituale  del  nostro  linguaggio  tecnica 
finanziario;  ò  una  parola  invece  tecnica  del  bilancio  pontificio,  poiché 
in  questo  era  chiamato  assegnazione  di  fondi  ciò  che  noi  chia- 
miamo inscrizione  in  bilaneio ...  la  parola  dotazione.,.,  è  propria 
del  lirgnaggio  ecclesiastico;  si  dice:  dotazione  di •  una  cappella,  do- 
tazione di  un  benefizio;  e  d'altra  parte  è  propria  per  indicare  la. 
provvisione  stabile  d'una  istituzione  ed  appropriata  in  perpetuo  al 
mantenimento  di  questa.  »  »-  Ma  il  deputato  La  Spada  opponeva 
giustamente  (ibid.,  pag.  554,  col.  2')  :«  Ho  proposto  che  alla  parola 
dotazione  fosse  sostituita  quella  di  assegnazione.  Una  dotazione  che- 
sta  perpetua  di  un  beneficio  ecclesiastico,  secondo  i  principii  del 
diritto  canonico,  principi!  che  io  invocherò  nonostante  che  la  Com- 
missione abbia  dichiarato  che  il  criterio  della  legge  debba  attin- 
gersi più  presto  dalle  contingenze  politiche  che  dai  principii  della 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  187 

menti  pubblicati,  •  avesse  fatto  delle  offerte  —,  ma  avesse 
preso  impegni  speciali  e  positivi  colle  Potenze  rispetto 
alla  dotazione  pontifìcia,  nel  senso  di  guarentirla  anche 
in  modo  internazionale,  cioè  di  sottoporre  questo  arti- 
colo alla  ratificazione  di  altri  Stati.  Il  sospetto  si  accre- 
sceva per  le  dichiarazioni  fatte  a  mo'  d'esempio  dal  Pre- 
sidente del  Consiglio,  il  quale  diceva  che,  quantunque  non 
avesse  preso  impegni  in  proposito,  nemmeno  si  potesse 
impedire  al  potere  esecutivo  di  fare  ratificare  dalle  Po- 
tenze gli  articoli  che  non  importino  né  onere  finanziario 
né  cangiamento  di  territorio.  *  Rispondeva  il  La  Porta, 
che  la  Camera,  padrona  di  mutare  ad  ogni  successione 
la  lista  civile  del  Re,  non  potesse  venire  spogliata  del 
diritto  di  cangiare  l'assegno  del  Papa.  '  Ma  i  sospetti  di 


scienza,  la  dotazione^  io  dicevo,  suppone  V accettazione  dell' aatorità. 
ecclesiastica  e  una  sene  di  formalità,  le  quali  non  si  compiono  ed 
attuano  con  una  sola  deliberazione  del  potere  civile;  e  suppone 
ancora  che  %  beni  passino  in  proprietà  della  Chiesa,  o,  secondo  il 
linguaggio  del  giure  ecclesiastico,  si  spiritualizzino.  —  Ora  la  do- 
tazione, cioè  Tali  enazione  del  capitale,  non  si  comporterebbe  colle 
regole  di  una  prudente  amministrazione,  basta  rassegnazione  della 
rendita,  la  quale  soddisfa  allo  scopo  senza  T alienazione  del  capitale, 
che  importa  di  tenere  illeso  nelle  mani  dello  Stato,  nella  preveg» 
genza  di  eventi  straordinari  che  potrebbero  sorvenire.  » 

*  Doeuìn.  3  e  specialmente  24;  sopra  (pag.  53,  n.  1-3;  e  pag.  55, 
n.  1.)  riferiti. 

'  Ritorneremo  suirargomento  in  fine  del  §  10  e  allora  riferiremo 
i  passi. 

*  Deputati,  20  marzo  1871,  pag.  842,  col.  I\  La  Porta:  <  L'ar- 
ticolo 10  dello  Statuto,  riserva,  per  la  dotazione  della  Corona,  la 
facoltà  alla  Camera  di  fissarla  in  principio  di  ogni  regno.  Vorreste 
voi  per  la  dotazione  del  Papa  spogliare  la  sovranità  nazionale  di 
questo  diritto?  —  Una  voce  dal  banco  dei  ministri:  Il  Papa  non 


188  LIBERTA  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [  §  6 

convenzioni  positive  precedenti  colle  Potenze  estere,  sva- 
nirono. 

Posto  il  principio  dell' intangibilità  della  dotazione  pon- 
tificia, la  Destra  non  si  contentava  che  questa  fosse  sta- 
bilita una  volta  per  sempre;  non  la  volle  neppure  iscritta 
nel  bilancio  dello  Stato,  perchè  altrimenti  sarebbe  stata 
un'arma  in  mano  della  Camera  per  dirigere  la  politica 
ecclesiastica  del  ministero;  poiché  la  Camera  avrebbe 
potuto  rendere  illusoria  la  legge  mutando  la  quistione 
legislativa  in  una  di  semplice  bilancio.  *  Si  cercò  dunque 
un  modo  di  rendere  la  dotazione  pontificia  meno  dipen- 
dente dal  Parlamento;  la  si  iscrisse  quindi  nel  Gran  Li- 
bro del  debito  pubblico.  •  Ma  neppur  questo  modo,  che 
fu  poi  approvato,  sembrava  abbastanza  sicuro  ad  alcuni, 
compresa  la  Giunta.  Essi  volevano  si  stabilisse  che  in 
appresso  il  Governo  potesse  avere  la  facoltà  di  assegnare 
la  rendita  pontificia  sopra  altri  cespiti  più  indipendenti 


è  sovrano  dell* Italia.  —  La  Porta:  Dunque,  o  signori,  io  non  posso 
ammettere  che  la  dotazione  accordata  al  Papa  sia  soggetto  di  una 
stipulazione  internazionale.  » 

I  Come  per  esempio  si  tentò  di  fare  per  le  Facoltà  teologiche  il 
24  maggio  1869:  si' voleva  abolirle  semplicemente  col  cancellare 
dal  bilancio  la  somma  stanziata  per  esse  (ibid..  Deputati,  pag.  6703, 
col.  1^,  Macchi)  ;  ma  si  fece  notare  la  poca  costituzionalità  del  mezzo 
(Messidaglta  25  magg.),  e  perciò  la  proposta  fu  respinta  (25  maggio, 
pag.  6714,  col.  2*). 

'  La  quistione  se  e  come  le  rate  semestrali  di  r^idita,  non  recla- 
mate dalla  Santa  Sede  dopo  cinque  anni  possano  ritenersi  prescritte, 
non  fu  accennata  nella  Camera:  vedila  svolta  da  G.  D.  Tibpolo, 
Leggi  ecclesiastiche  annotate^  Torino,  Unione  Tipografico-editrice, 
1879.  (Raccolta  delle  Leggi  speciali^  2^  Serie,  Voi.  unico),  pa* 
gine  31-34. 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  189 

dello  stato.  *  Si  diceva,  che  la  Camera  con  una  legge,  se 
non  con  una  semplice  quistione.di  bilancio,  avrebbe  po- 
tuto non  molto  difficilmente  togliere  al  Papa  quell'as- 
segno che  gli  era  iscritto  nel  Gran  libro;  mentre  se 
l'assegno  fosse  trasferito  sopra  valori  più  direttamente 
dipendenti  da  esso,  il  toglierlo  avrebbe  presentato  com- 
plicazioni, e  quindi  una  tale  risoluzione  non  si  sarebbe 
presa  tanto  facilmente.  Ma  quali  erano  questi  valori 
indipendenti  dallo  Stato?  Non  i  soli  beni  stabili,  rispon- 
deva il  Peruzzi,  sibbene  anche  censi,  canoni  e  simili.  » 
Così  egli  ribatteva  l'obbiezione,  che  secondo  il  suo  pro- 
getto si  sarebbe  ristabilita  una  considerevole  manomorta. 
Ma  le  obbiezioni  non  erano  finite:  è  mai  possibile,  si  di- 
ceva, dare  al  solo  potere  esecutivo  la  facoltà  di  trasfe- 


*  Deputati,  18  marzo  1871,  pag.  820,  col.  1%  Pjsruzzi:  Propone 
si  sostituisca  air  ultimo  comma  dell'articolo  4  del  Progetto  della 
Commissione  il  seguente:  «  La  dotazione  in  rendita  potrà  essere 
convertita  dal  Governo  del  Re  a  richiesta  della  Santa  Sede,  in  cor- 
rispondente capitale  fruttifero  ed  inalienabile,  indipendente  dal  de- 
bito pubblico  dello  Stato.  »  Il  Peruzzi  si  spiega  così,  ibid  :  <  La 
differenza  sostanziale  che  v*è  tra  la  Commissione  e  me  sta  in  questo  : 
che,  secondo  la  Commissione,  questa  conversione  dovrà  esser  fatta 
d'accordo  colla  Santa  Sede  da  una  nuova  legge;  ed  io  invece  vorrei 
che  quando  la  Santa  Sede  chiedesse  di  operare  questa  conversione, 
questa  potesse  esser  fatta,  senza  bisogno  di  una  legge  ulteriore,  dal 
potere  esecutivo  per  virtù  di  una  disposizione  della  presente  legge.  > 

*  Ibid.,  pag.  821,  col.  1%  Peruzzi:  «  I  beni  stabiliti  possono  es- 
sere uno  dei  modi  di  rinvestimento,  ma  io  non  li  ho  designati,  né 
ho  inteso  designare  piuttosto  questo  che  molti  altri  mezzi.  Dico  oho 
possono  esservi  altri  modi  di  rinvestimento  che  non  sieno  beni  sta- 
bili, come  censi,  livelli  e  molti  titoli  mobiliari  diversi  dalla  rendita 
dello  Stato.  > 


190  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOmCA  [§G 

rire  l'assegno  pontificio  dal  Gran  libro  in  altri  valori 
meno  dipendenti  dallo  Stato,  in  acquisto  di  beni  stabili, 
di  censi,  di  canoni,  ecc.?  Prescindiamo  da  ciò,  che  cosi 
si  darebbe  al  Governo  una  facoltà  forse  troppo  grande; 
ma  esso  stesso  si  troverebbe  impossibilitato  ad  eserci- 
tarla senza  interpellare  la  Camera;  giacché  colla  sem- 
plice vendita  della  rendita  nel  Gran  Libro  di  3  milioni 
non  potrebbe  comprare  tanti  beni  stabili,  canoni  ecc. 
da  costituire  nuovamente  la  medesima  rendita.  ' 

11  Progetto  del  Peruzzi  non  fu  dunque  accettato.  Si 
stabili  soltanto,  che  la  rendita  di  3,225,000  lire  fosse 
iscritta  nel  Gran  Libro,  senza  neppur  contemplare  se  il 
Ooverno  o  la  Camera  possa  trasferirla  in  altri  valori. 

Nel  sancire  la  rendita  pontificia  sorse  controversia 
isulla  naiuì'a  intrinseca  della  medesima,  se  essa  dovesse 
cioè  considerarsi  come  parte  di  un  beneficio  ecclesiastico, 
o  come  altrimenti  si  dovesse  concepire.  Quistione  non 
inutile  rispetto  alle  modalità  diff'erenti  e  pratiche,  che 


*  Ibid ,  pag.  820,  col.  3^,  Sella,  ministro  delle  finanze:  <  Intende 
l'onorevole  Peruzzi  che  il  Governo  abbia  dall' articolo,  che  ora  il 
Parlamento  voterebbe,  la  facoltà  di  procurare  alla  Santa  Sede  un 
reddito  fondiario  di  3,225,000  lire,  acciò  la  Santa  Sede  atessa  possa 
alienarla  e  convertire  il  prezzo  che  ne  ricaverebbe  nell'acquisto  di 
«tabili,  che  possono  costituire  una  rendita  di  questa  natura.  Se  la 
cosa  fosse  intesa  in  questo  modo,  egli  è  evidente  che  il  Governo 
non  potrebbe  attuarlo  senza  proporre  una  legge  speciale  al  Parla- 
mento, non  essendo  probabile  coli' alienazione  di  una  rendita  di 
3,225,000  lire,  che  il  Governo  possa  acquistare  tanti  stabili  quanti 
occorrono  per  dare  una  rendita  equivalente.  »  —  Allora  la  rendita 
italiana  non  era  tanto  sicura  quanto  oggi. 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  191 

la  legge  avrebbe  potuto  dare  all'assegno.  Cosi  coloro  che 
sostenevano,  che  dovesse  fissarsi  una  volta  per  sempre 
senza  sottoporne  il  quantitativo  alla  Camera  ad  ogni 
nuova  elezione  pontifìcia,  differentemente  dalla  lista  ci- 
vile del  Re,  dicevano  anche,  come  vedemmo,  *  che  in- 
fatti la  dotazione  pontificia  è  un  beneficio,  e  che  il  bene- 
ficio non  si  determina  ad  ogni  nuova  successione,  sibbene 
una  volta  per  sempre,  essendo  una  fondazione. 


Ma  questa  controversia  aveva  un'importanza  pratica 
molto  maggiore,  quando  si  trattava  dei  palazzi  pontifici 
«  loro  annessi,  che  vengono  lasciati  godere  al  Pontefice. 
Allora  sorgeva  la  quistione  se  questi  fossero  proprietà 
nazionale  od  internazionale.  E  si  argomentava  cosi:  Il 
papato  è  un  uflUcio,  come  il  vescovato,  ìk  parrocchia,  ecc.; 
quindi  anch'esso  ha  il  suo  beneficio;  ma  Tuflìcio  ponti- 
ficio è  internazionale;  dunque  anche  il  suo  beneficio  è 
internazionale:  perciò,  applicando  la  teoria,  non  solo  i 
tre  milioni  devono  essere  posti  sotto  la  guarentigia 
delle  Potenze,  ma  i  palazzi  apostolici  e  loro  annessi 
non  sono  una  proprietà  nazionale,  sibbene  internazionale: 
quindi  la  Legge  deve  dichiarare  che  essi  sono  libera 
proprietà  del  Pontefice  (come  rappresentante  dei  fedeli 
di  tutto  il  mondo).  ' 


*  Correnti  ministro  deiristruzione  Pubblica,  Deputati,  9.  feb- 
braio 1871,  pag.  552,  col.  l'',  sopra  (pag.  186,  n.  1)  riferito. 

*  Deputati,  9  febb.  J871,  pag.  547,  col.  3\  Toscanklli:  €  Si  dice: 
potranno  essere  un  giorno  esportati,  yisnduti  o  distratti  gli  oggetti 
che  compongono  i  mnsei  [del  Vaticano].  —  Questi  timori,  o  signori. 


192  LIBERTA  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [§6 

Questa  argomentazione  si  fonda  sopra  un  presuppo- 
sto giuridico  italianamente  falso,  cioè,  che  la  proprietà 
dei  beni  ecclesiastici  sia  dei  fedeli  del  territorio  giuri- 
sdizionale rispettivo;  il  proponente  dava  la  cosa  come 
certa  secondo  il  diritto  pubblico  italiano,  e  citava  in  suo 
sostegno  la  decisione  del  Consiglio  di  Stato  intorno  alla 
proprietà  dei  beni  delle  corporazioni  religiose  sciolte 
nella  Lombardia;  *  ma  egli  taceva  che  quella  sentenza 


BODO  completamente  infondati,  perchè  questi  oggetti  non  possono 
essere  distrutti,  perche  i  musei  non  possono  essere  chiusi  al  pab- 
blico  [falso,  ne  parleremo  appresso],  perchò  tutti  i  beni  che  ap- 
partengono ai  romani  Pontefici  costituiscono  un  beneficio  ecclesia- 
stico^  del  quale  i  pontefici  sono  unicamente  gli  usufruttuari;  in  guisa 
che  tutto  ciò  che  compone  questo  beneficio  non  può  essere  distolto, 
venduto  o  distrutto,  e  quindi  le  apprensioni  che  si  hanno  non  pos- 
sono avere  nessun  fondamento....  —  E  che  la  cosa  sia  così,  lo  ri- 
conosce la  Commissione  stessa,  poiché  a  pagina  7  [della  Reiasione 
stampata  a  parte,  =  pag.  343,  col.  1%  Deputati,^  della  relazione  si 
trovano  le  seguenti  parole:  ««  Anche  riconoscendo  sin  da  ora  nel 
Papato,  quello  che  esso  è  pure,  un  beneficio  ecclesiastico  [Summus 
pontificatus  est  beneficinm  ecclesiastieom  (Gap.  I.  De  maled.)].  »  » 
*  Id.,  Ibid.,  pag.  548,  col.  l'^:  «  Quando  nella  Camera  da  dieci  anni 
in  qua,  ed  anche  prima  nella  Camera  subalpina,  è  stato  mosso  tale 
quesito,  si  è  sempre  detto  che  i  beai  di  un  beneficio  ecclesiastico 
che  ha  giurisdizione,  appartengono  ai  fedeli  compresi  in  questa 
giurisdizione;  per  modo  che  i  beni  d'una  parrocchia,  i  beai  d*una 
diocesi  appartengono  ai  fedeli  della  diocesi.  Ma  vi  ha  di  più.  Il 
Consiglio  di  Stato  ha  preso  una  solenne  deliberazione  in  questo 
senso,  ha  sanzionato  questo  principio.  Quando  furono  soppresse  le 
corporazioni  religiose,  siccome,  in  forza  del  trattato  di  Zurigo,  il 
Governo  non  poteva  appropriarsi  i  beni  che  spettavano  a  quelle 
corporazioni  religiose,  la  cosa  fu  portata  innanzi  al  Consiglio  di 
Stato,  ed  il  Consiglio  di  Stato  con  una  deliberazione  solenne,  sta- 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  193 

era  fondata  sul  trattato  speciale  che  per  quelle  corpo- 
razioni si  era  concluso  con  Napoleone  III  a  Zurigo,  e 
che  del  resto  non  solo  la  giurisprudenza,  ma  la  legisla- 
zione stessa  italiana  aveva  altamente  sostenuto  (a  torto 
o  a  ragione,  qui  non  importa)  il  principio,  che  la  pro- 
prietà dei  beni  monastici  od  ecclesiastici  non  è  dei  fedeli 
del  rispettivo  territorio,  non  è  nemmanco  dei  cittadini 
del  rispettivo  territorio  (cioè  provinciale  o  municipale), 
ma  è  nazionale.  Nessuno  sorse  a  combattere  il  principio 
esposto  dal  proponente;  ma  nessuno  sorse  neanco  ad  ap- 
provarlo; si  trattava  di  una  costruzione  clericale,  e  i  cle- 
ricali o  semi-clericali  nella  Camera  erano  pochissimi. 

La  costruzione  è  dunque  giuridicamente  falsa.  Il  pro- 
ponente volle  giustificarla  anche  storicamente.  Egli  di- 
ceva: Ma,  infine,  i  palazzi  apostolici  e  loro  annessi  non 
sono  stati  fatti  coi  denari  dei  soli  Italiani,  sibbene  con 
quelli  dei  fedeli  di  tutto  il  mondo;  a  Roma  hanno  af- 
fluito le  annate  ed  altre  imposte  ecclesiastiche  dalle 
chiese  di  tutte  le  nazioni,  a  Roma  ha  affluito  V  obolo  di 
San  Pietro  da  tutto  il  globo,  ecc.;  ed  è  con  questi  denari 
specialmente  che  il  Papa  ha  fatto  i  palazzi  apostolici  e 
loro  annessi,  non  tanto  con  quelli  dello  Stato  Pontificio.  * 


bili  che  i  beni  dei  singoli  conventi  appartenevano  ai  fedeli  della 
diocesi  ove  il  convento  si  trovava  collocato.  —  Applicando  dnnqpe 
tale  principio  agli  enti  universali  della  Chiesa  cattolica,  non  v'ha 
dubbio  alcuno  che  i  veri  proprietari  di  tutti  i  beni  che  apparten- 
gono ai  benefizi  della  Chiesa  Universale,  sono  i  fedeli  del  mondo 
cattolico.  » 

•  Ibid.,  23  genn.,  pag.  357,  col.  2\  Toscanblli:  «  Non  è  poi  vero 
che  quei  palazzi  [i  pontificii]  sieno  tutti  stati  edificati  coi  denari  » 
dello  Stato,  perchè  vi  concorsero  grandemente  i  denari  di   tutti   i 
F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontijlcie  ^3 


194 


LIBERTA  DI  POSIZIONE  ECONOMICA 


L§6 


Allora  si  iatavolava  una  controversia  storica,  nella  quale 
le  parti  opposte  difficilmente  potevano  avere  ragione  per 
intero,  la  verità  stando  qui  nel  mezzo.  È  noto  come  la 
ca^sa  dello  Stato  pontificio  non  fosse  ben  separata  da 
quella  del  Papa,  la  cassa  del  Re  non  fosse  ben  distinta 
da  quella  del  Pontefice,  specialmente  sino  al  secolo  scorso: 
quìDdi  la  quistìone  è  in  parte  da  per  sé  stessa  insolu- 
bile positivamente;  ma,  secondo  i  dati  storici  che  ci  re- 
atanoi  la  verità  sembra  stia  nel  mezzo.  Quando  anche 
coi  bilanci  del  nostro  secolo  si  potesse  provare  che  i 
palazzi  apostolici  e  loro  annessi  nel  secolo  XIX  siano 
stati  mantenuti  ed  accresciuti  a  spese  della  cassa  laica, 
non  si  sarebbe  ancora  provato  che  la  spesa  sia  stata  dav- 
vero dello  Stato  pontificio  e  non  della  cristianità;  giacché 
bisognerebbe,  per  venire  a  tale  risultato,  dimostrare  ezian- 
dio» che  il  Papa  non  impiegasse  i  fondi  ecclesiastici  (pro- 
venii?nti  da  fuori  del  suo  territorio  temporale)  in  ispese 
dello  Stato,  per  esempio  per  fare  una  guerra.  Del  resto 
il  {luesito  storico  non  avrebbe  potuto  avere  una  grande 
importanza  per  la  Soluzione  pratica  e  giuridica.  Infatti, 
posto  pure,  che  si  dimostrasse,  che  i  palazzi  apostolici  e 
loro  annessi  provengano  dai  denari  di  tutta  la  cristianità, 


fedeli  deirorbe  cattolico,  sono  quindi  per  lo  meno  una  proprietà 
collettiva,  ed  io  non  so  vedere  quale  ragione  di  diritto  p«}88a  avere 
il  Governo  italiano  per  prenderli  per,  eè  e  darli  a  godere  al  Sommo 
Pontefice.  »  —  Questo  concetto  era  stato  già  messo  avanti  dalla 
Spagna  e  dall'Austria  nelle  loro  note  del  21  e  28  maggio  1861  al 
ministro  francese-  Thouvenel,  proponendo,  per  conseguenza,  un'a- 
nione collettiva  colla  Francia  per  tutelare  la  sicurezza  del.  Papa- 
Vedi  Bianchi  C.  cit.  pag.  347-48. 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  195 

ne  potrebbe  al  più  risultare  l'obbligo  nello  Stato  italiano 
d*  indennizzare  la  cristianità  ossia  i  di  lei  legali  rappre- 
sentanti, ma  non  già  T  obbligo  di  lasciare  al  Papa  la 
proprietà  o  l'usufrutto  beneficarlo;  giacché  essi  sono 
dentro  il  nostro  territorio,  ed  il  Governo  ha  il  diritto 
di  espropriare  i  beni  privati  o  delle  istituzioni,  per  causa 
d'utilità  pubblica;  e  nel  caso  presente  i  motivi  d'uti- 
lità pubblica  non  sarebbero  mancati;  per  esempio  lo  Stato 
avrebbe  potuto  dire,  che  esso  intendeva  espropriare  i 
palazzi  apostolici  e  loro  annessi  per  istabilirvi  la  reggia, 
le  Camere,  uffici  nei  primi  e  rendere  musei  o  giardini 
pubblici  i  secondi.  La  quistione  non  era  tanto  pecunia- 
ria, quanto  politica  e  sociale;  quasi  tutti  lo  proclama- 
vano altamente;  l'Italia  non  avrebbe  avuto  l'obbligo  di 
costituire  al  Papa  una  rendita  di  3  milioni,  e  pure  se 
lo  addossò  spontaneamente. 

Il  partito,  ristrettissimo,  che  voleva  dichiarati  libera 
proprietà  della  Santa  Sede  (concepita  come  legittima  rap- 
presentante di  tutto  il  mondo)"  i  palazzi  apostolici  e  loro 
annessi,  non  potè  trionfare.  Un  altro  partito,  neppur 
esso  numeroso,  proponeva  invece  che  fossero  esplicita- 
mente dichiarati  proprietà  nazionale.  Ma  tale  dichiara- 
zione esplicita,  fatta  dalla  Camera  e  rigettata  dal  Se- 
nato, no^  era  né  prudente  né  opportuna;  essa  risulta 
implicitamente  dallo  spirito  della  Legge;  il  vantaggio 
di  affermare  ancora  una  voltai  diritti  dello  Stato  espli- 
candola, sarebbe  stato  ben  piccolo  di  fronte  al  danno  di 
inacerbire  gli  animi. 

Ma  ci  era  una  parte  dell'  articolo  proposto  dalla  Giunta, 
ch^  avrebbe  in  un  modo  abbastanza  aperto  quantunque 
non  esplicito,  dichiarata  proprietà  nazionale  i  detti  pa- 


196  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [§6 

lazzi  e  loro  annessi,  e  specialmente  questi  ultimi,  la 
parte,  cioè,  che  stabiliva  T  obbligo  nella  Santa  Sede,  di 
tenere  aperti  al  pubblico  i  musei,  le  gallerie  e  la  biblio- 
teca. Essa  non  si  trovava  nel  progetto  del  Ministero,  e 
questo,  su  tal  riguardo,  oppugnava  la  Giunta  anche  du- 
rante la  discussione.  Si  mostrava  benissimo  che  quest' ob- 
bligo non  avrebbe  avuto  anzi  tutto  utilità  pratica:  ed 
infatti  non  era  da  prevedere  che  il  Papa  avesse  voluto 
chiudere  al  pubblico  (lasciamo  da  parte  la  biblioteca)  i 
musei  e  le  gallerie;  »  egli  cosi  si  darebbe  attirata  Tindi- 
gnazione  di  tutta  V  Europa  civile,  ed  allora  lo  Stato  ita- 
liano avrebbe  potuto  senza  difficoltà  proclamare  proprietà 
nazionale  i  musei  e  le  gallerie  ed  aprirli  al  pubblico.  ' 
Ma,  si  continuava,  questa  dichiarazione  fatta  al  presente, 
sarebbe,  non  che  inutile,  dannosa;  perchè,  non  solo  ina- 
cerbirebbe l'animo  degli  ultracattolici,  ma  potrebbe  pro- 
durre complicazioni,  in  quanto  è  difficile  determinare 
quanta  e  quale  parte  dei  palazzi  apostolici  e  loro  an- 
nessi presenti  il  carattere  di  museo,  galleria,  biblioteca 


*  Che,  costitaendo  essi  parte  del  beneficio  pontificio,  il  Papa  non 
avrebbe  perciò  avuto  diritto  di  chiaderli,  come  asseriva  il  Tosca- 
nelli  (9  febb.  1871,  pag.  547,  col.  3^,  Deputati^  sopra,  pag.  191,  n.  2, 
riferito),  è  evidentemente  falso.  % 

•  Deputati,  10  febb.  1871,  pag.  562,  col.  1*,  Correnti  Ministro 
deir Istruzione  Pubblica:  «  il  giorno  in  cui  si  avesse  a  disputare  se 
i  tesori  d*arte  e  di  scienza,  custoditi  nel  Vaticano,  possano  essere 
sottratti  allo  studio  ed  air  ammirazione  del  mondo,  allora  potremmo 
dire  che  la  quistione  romana  sarebbe  risoluta.  La  coscienza  del 
mondo  civile,  la  stessa  coscienza  del  Pontefice  ripugnerebbe  all'idea 
di  questo  mostruoso  sequestro  delle  più  belle  e  più  gloriose  erea- 
zioni del  genio  umano.  » 


§  6]  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  197 

6  simili.  *  Supposto  che,  per  esempio,  il  Papa  negasse  che 
le  loggie  di  Raffaello  e  la  Cappella  Sistina  siano  mu- 
sei, voi  dovreste  intavolare  una  questione  in  proposito: 
supposto,  che  egli  levi  i  migliori  quadri  dalle  gallerie 
e  li  trasporti  nei  suoi  appartamenti  privati,  voi  dovre- 
ste violar  questi  per  estrarneli.  Sebbene,  dunque,  si  fosse, 
anche  da  parte  del  Ministero,  '  di  accordo  nel  ritenere 


*  Ibid.,  9  febb.,  pag.  547,  col.  3»,  Toscanellt:  «  Ora  le  loggie 
del  Vaticano  sono  o  non  sono  musei?  La  cappella  Sistina  è  o  non  è 
un  museo?  Ecco  delle  importanti  quistioni,  poiché  in  quasi  tutte 
le  stanze  del  Vaticano  vi  sono  dei  dipinti  artistici,  per  cui  si  può 
applicare  a  quelle  stanze  il  nome  vero  e  proprio  di  musei.  Quindi 
in  questo  caso  speciale  il  sileazìo  della  Commissione  nel  descrivere 
i  mnsei  e  nell*  usare  soltanto  la  parola  generica  che  il  Governo 
potrà  prendersi  questi  musei,  è  una  circostanza  di  grandissimo  ri- 
lievo. » 

'  Ibid.,  pag.  552,  col.  2^^,  Correnti  Ministro  dell*  Istruzione  Pub- 
blica :  «  Esso  [il  Ministero]  non  aveva  creduto  opportuno  di  sol- 
levare codesta  questione  [sulla  proprietà  dei  Musei,  delle  Galleria 
e  della  Biblioteca  del  Vaticano];  »  ma,  poichò  ora  si  è  sollevata, 
4r  ecco  recisamente  quello  che  ne  pensa  il  Ministero.  Non  si  può 
ammettere,  che  ne  il  Vaticano  nò  i  suoi  musei  e  la  sua  biblioteca 
siano  proprietà  della  Chiesa  universale  della  cattolicità....  principio.... 
cui  ti  accosterebbe  anche  il  Ministero,  che  siano  una  proprietà  na- 
zionale, ma  istituzioni  nazionali  e  pubbliche.  »  —  Relazione  Bonghi. 
sotto  il  giorno  21  genn.  1871,  Deputati,  pag.  343,  col  P:  <  Orasse 
il  sommo  pontificato  fosse  stato  considerato  come  un  beneficio  eccle- 
siastico, si  sarebbe  potuto  dichiarare  senz'altro  che  tali  e  tali  altri 
palazzi  avrebbero  fatto  parte  delle  temporalità  di  questo.  Ma  rima- 
nendo dubbia  ed  incerta  la  natura  giuridica  del  papato,  la  legge 
si  è  dovuta  servire  d' una  espressione  che  non  ascrive  la  proprietà 
loro  a  nessuna  persona  morale  o  fisica^  e  si  contenta  di  lasciare  il 
godimento  continuativo  libero  al  Pontefice,  esente  da  ogni  sorte 


im  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  §  G] 

ì  palazzi  apostolici  e  loro  annessi  come  proprietà  nazio- 
nale; '  pure  il  fine  di  evitare  urti  e  querele  fece  cadere 
questa  parte  deli* articolo  della  Giunta,  come  fece  ca- 
dere (jiielle  altre  relative  all'ingresso  degli  ufllciali  od 
agenti  pubblici  nei  locali  di  un  Concilio,  di  un  Conclave» 
o  di  ordinaria  residenza  del  Papa,  o  negli  Uffici  e  Con- 
gregazióni pontificie,  dietro  sentenza  della  magistratura. 
L'emendamento  Ruspoli-Cencelli,  che  dichiarava  pro- 
prietà nazionale  i  musei  e  la  biblioteca  del  Vaticano, 
passato  nella  Camera  dei  Deputati,  cadde,  come  dicemmo, 
in  SoDato,  dove  non  fu  neppure  ammessa  la  proposta  della 
Giunta  dei  Deputati  di  obbligare  la  Santa  Sede  a  tenere 
aperti  i  detti  musei  e  biblioteca.  L'Ufficio  Centrale  del 
Senato  faceva  giustamente  osservare,  che  se  si  fosse 
ammesso  l'emendamento  Ruspoli-Cencelli  per  i  musei  del 
Vaticano»  si  sarebbe  dovuto  estenderlo  anche  a  quelli 
del  Laterano.  * 

Ma  la  Legge  stessa  delle  guarentìgie,  quantunque  non 
lo  proclami  esplicitamente,  accenna  al  concetto  dell'alto 
diritto  sovrano  sui  palazzi  apostolici  e  loro  annessi,  quando 


di  tasta,  e  ùciiro  da  ogni  pericolo  di  cessazione  od  interrompimeoto 
por  ragione  di  espropriazione  per  ntilitk  pubblica.  »  —  Deputati, 
9  febb.  1871,  pag.  553,  col.  3^,  Bonghi:  «  La  Commissione  dunque 
ba  voluto  lasciare  la  quistione  affatto  impregiudicata.  » 

^  Dichiarazione  esplicita  ne  fu  fatta  appresso  dal  guardasigilli 
Villa  il  15  dicembre  1879,  a  proposito  dei  piatti  di  Castel  Qan- 
dolfa,  dei  quali  parleremo  più  sotto;  Deputati  (Discussioni)^  pa- 
gina 9134,  col  1*:  «  Intendiamoci;  anche  i  musei  dei  palazzi  pen- 
tirci sono  musei  nazionali  e  quindi  nostri,  cioò  della  nazione.  » 

■  R«JaxiQne  dell'Ufficio  Centrale  del  Senato,  relatore  Mamiani, 
stampata  sotto  il  giorno  22  aprile  1871,  Senato,  pag.  489,  col.  1*. 


§  61  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  190 

li  dichiara  inalienabili.  Il  Governo,  anche  dopo  verifi- 
catasi la  vendita  dei  33  piatti,  di  pregio  artistico,  di 
Castel  Gandolfo,  enunciava  di  non  poter  suppore  che  i 
Papi,  i  quali  si  erano  mostrati  tanto  splendidi  nelle  ac- 
quisizioni di  opere  d'arte,  volessero  alienarne;  aggiungeva 
che  perciò  nel  caso  presente  non  poteva  presumere  il 
dolo,  '  che  del  resto  la  quistione  sarebbe  stata  decisa 
dai  tribunali,  i  quali  frattanto  avevano  ordinato  il  seque- 
stro. Ad  ogni  modo,  non  ostante  le  supposizioni  benevole, 
dovute  in  parte  alle  convenienze  politiche,  del  guarda- 
sigilli Villa,  la  dichiarazione  esplicita  dell*  inalienabilità 
non  è  inutile,  quantunque  priva  di  una  sanzione  penale 
speciale. 

Esposta  la  quistione  generale  del  carattere  giuridico 
della  dotazione  pontificia  e  dei  palazzi  apostolici,  accen- 
niamone alcune  altre  d'importanza  secondaria.  Quando 
si  proponeva  di  obbligare  la  Santa  Sede  a  tenere  aperta 
al  pubblico  anche  la  Biblioteca,  si  sosteneva  che  così 
non  si  sarebbe  violata  la  libertà  delle  funzioni  spirituali, 
non  si  sarebbero  violati  i  secreti  di  ufficio;  giacché  la 
biblioteca  era  puramente  scientifica  e  letteraria,  e  sin 
dalle  sue  origini  ed  appresso  in  diversi  tempi  era  stata 
aperta  al  pubblico;  anche  gli  archivi  erano  stati  distinti 
da  un  pezzo  in  archivi  d'ufficio  ed  archivi  scientifici, 
dunque  neppure  l'apertura  al  pubblico  di  questi  ultimi 


*  Deputati,  13  dicembre  1879,  Interrogazione  del  depotato  Mar- 
tini al  guardasigilli,  intorno  al  sequestro  di  alcune  maioliche  di 
pregio  antico,  provenienti  dal  palazzo  pontificio  di  Castel  Oandolfo, 
pag.  9131-34.  —  Villa  gnardasigilli,  pag.  9133  col.  1*  e  col.  2^ 


200  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  [§6 

avrebbe  violato  i  secreti  di  ufficio.  Tutte  queste  ossei^ 
vazioni  erano  iu  gran  parte  vere  e  lo  ha  provato  ora 
Leone  XIII  aprendo  al  pubblico  anche  gli  archivi  (1883). 
Ma  quest'atto  stesso  del  presente  Pontefice  mostra  come 
la  proposta  dell'  apertura  obbligatoria,  —  se  oltre  a  non 
ledere  gl'interessi  d'ufficio  vero  e  proprio  non  avesse 
leso  altri  interessi  del  papato,  cioè  non  avesse  messo  a 
disposizione  del  pubblico  documenti  che  facciano  poco 
onore  al  Vaticano  — ,  non  sarebbe  stata  necessaria,  giac- 
ché il  Papa  avrebbe  aperto  volontariamente  la  Biblioteca 
e  gli  archivi,  come  oggi  ha  fatto,  ma  probabilmente  dopo 
averli  depurati  di  quei  tali  documenti  sopra  cennati. 

Due  altre  quistioni  erano  di  carattere  puramente  par- 
ticolare, di  fatto,  non  di  principii,  se,  cioè,  il  Quirinale 
ed  il  Laterano  andassero  compresi  tra  i  Palazzi  Aposto- 
lici. La  prima  fu  agitata  al  di  fuori  delle  Camere,  di- 
plomaticamente, la  seconda  nella  Camera  dei  Deputati. 
Nel  Progetto  di  legge  del  Ministero  si  era  accordato 
anche  il  Palazzo  presso  Santa  Maria  Maggiore.  Poi  si 
disse  che  presso  questa  basilica  non  esiste  palazzo,  che 
quello  era  un  errore  di  fatto,  di  cui  non  si  dovesse 
tener  conto.  Ma  la  Santa  Sede  replicava,  che,  se  accanto 
a  Santa  Maria  Maggiore  non  esiste  un  palazzo  pontificio, 
tuttavia  esiste  in  Roma  un  palazzo  che  officialmente 
figura  come  annesso  a  Santa  Maria  Maggiore,  cioè  il 
Quirinale;  *  che  l'intenzione  del  Ministero  era  stata  que- 


•  Documenti  diplomatici  relativi  alla  questione  romana^  comu- 
nicati dal  Ministro  degli  affari  esteri  (Visconti- Venosta)  nella 
tornata  del  i9  dicembre  i870;  Deputati,  cfr.  la  pag.  125,  col.  1* 
del  Doc.  97;. 


§  6J  LIBERTÀ  DI  POSIZIONE  ECONOMICA  201 

sta;  che  non  si  trattava  di  un  errore  di  fatto,  ma  di 
negare  una  promessa.  Il  Governo  italiano  non  si  dava 
per  inteso  di  siffatte  repliche;  continuava  a  parlare  del- 
l'errore  di  fatto,  e  dimostrava  con  un  Memoriale  alle 
potenze,  che  il  Quirinale  non  presenti  carattere  di  pa- 
lazzo apostolico.  ' 

Nella  Camera  dei  Deputati  il  Ruspoli  mosse  quistione 
intorno  al  Palazzo  Laterano.  Disse,  che  esso  non  era  un 
palazzo  apostolico,  non  era  stato  proprietà  del  Pontefice, 
sibbene  di  un'istituzione  pia,  dell'ospizio  di  San  Michele; 
che  il  Papa  ne  aveva  pagato  l'affitto  a  questo,  ecc.:  che 
perciò,  se  il  Governo  italiano  avesse  voluto  concederlo  al 
Pontefice,  avrebbe  dovuto  prima  indennizzarne  l'ospizio.  ' 
Forse  al  Ruspoli  la  quistione  di  diritto  privato  serviva 
semplicemente  come  un  pretesto,  per  ostacolare  il  Go- 
verno nella  concessione  che  voleva  fare  alla  Santa  Sede. 
Ad  ogni  modo  si  rispose  giustamente,  che,  se  ci  erano 
diritti  privati  per  lo  mezzo,  l'avrebbero  deciso  i  tribu- 
nali; il  Parlamento  non  ci  entrava,  questo  aveva  facoltà 
di  concedere,  salvo  poi  agl'interessati  di  ricorrere  ai 
tribunali  perchè  almeno  si  facesse  l'espropriazione  e  si 
indennizzasse. 


*  Ibid.  Dog,  97,  Visconti- Venosta  ai  Rapprefientanti  di  S.  M. 
all'estero,  16  nov.  1870,  pag.  124  Nota;  pag.  124-25  Memoria. 
'  DeputaH,  10  febb.  1871,  pag.  561,  563,  Ruspoli  E. 


502  LIBERTÀ  d'azione  [§7 


6)  SCOPO 
Libertà  d'azione 


Lf^  ^copo  per  cui  si  accordano  le  prerogative  è  di  assi- 
curare la  libertà  nell'esercizio  delle  funzioni  spirituali.  Ma 
quale  è  la  infera  della  libertà  d'azione  che  lo  Stato  ita- 
liano riconosce  all'autorità  spirituale  pontificia?  Che  cosa 
intendo  esso  assicurare  colle  prerogative  di  sovranità  e 
dì  riti<?rtà  dì  posizione  economica  sinora  esaminate?  Qual 
0  il  campo  dell'azione  puramente  spirituale?  Lascia  il 
nostro  Stato  pienamente  libera  quest'azione  o  vi  mette 
dei  rtmìli?  e  quali  sono  essi?  Ecco  una  serie  dì  problemi 
che  sono  contenuti  e  risoluti  implicitamente  od  esplici- 
tamento,  incoscientemente  o  coscientemente  nella  Legge 
delle  guarentigie,  specie  negli  articoli  che  ora  esami- 
neremo- 

La  sfora  della  libertà  d'azione  della  Santa  Sede  può 
riassiiniersi  sotto  tre  capi:  V  emanazione  degli  atti 
(art.  \ì  e  10)»  2f  corrispondenza  (art.  12  e  11),  3°  prepa- 
razione à^ì  suoi  organi,  ossia  seminarli,  ecc.  di  Roma 
fart.  13).  —  Della  libertà  d'azione  del  Concilio  ecume- 


§  71  LIBERTÀ  D'  azione  203 

nico,  del  Conclave,  degli  Uffici  e  Congregazioni  pontificie, 
inquanto  è  guarentita  coir  immunità  locale  o  personale, 
già  ne  parlammo. 

1.   EMANAZIONE  DEGLI  ATTI 

Il  Sommo  Pontefice  viene  dichiarato  <  pienamente  li- 
bero di  compiere  tutte  le  funzioni  del  suo  ministero  spi- 
rituale »  (art.  9).  Ma  in  che  cosa  consiste  questa  sua 
libertà?  Nel  «  fare  affiggere  alle  porte  delle  basiliche  e 
chiese  di  Roma  tutti  gli  atti  del....  suo  ministero,  »  ol- 
treché nella  corrispondenza  e  neir  educazione  dei  suoi 
organi,  di  che  parleremo  appresso.  La  Giunta  della  Ca- 
rnea dei  Deputati,  nella  sua  prima  redazione,  aveva 
concesso  anche  maggiore  libertà  di  pubblicità,  accor- 
dando di  affiggere  gli  atti  non  solo  alle  porte  delle  ba- 
siliche e  chiese  di  Roma,  sibbene  in  quelle  di  tutto  il 
Regno  ed  in  qualunque  altro  luogo.  Ma  si  fece  esservare: 
che  le  ragioni,  le  quali  militano  per  concedere  Taffis- 
sione  in  Roma,  non  valgono  parimenti  per  accordarla 
nelle  altre  città:  cioè,  la  pubblicazione  ufficiale  degli 
atti  della  Santa  Sede,  è  l'affissione  in  certi  luoghi  di 
Roma;  noi  vogliamo  rispettare  questa  maniera  storica 
di  pubblicazione,  ma  per  ciò  non  occorre  punto  di  con- 
cederla anche  nelle  altre  città  del  Regno.  *  Si  notò  pure, 
che  nella  stessa  città  di  Roma  non  era  conveniente  di 
concedere  la  facoltà  di  affissione  in  qualunque  parte, 
giacché  talvolta  avrebbe  potuto  assumere  un  carattere 


Deputati^  14  febb.  1871,  pag.  602,  col.  1%  Mancini. 


204  LIBERTÀ  d'azione  [§7 

odioso  per  certe  persone  ed  istituzioni:  supponete  per 
esempio,  che  si  vada  ad  affiggere  il  domma  dell'infallibi- 
lità pontificia  alle  porte  di  un  ateo  notorio  o  di  un  «  vec- 
chio cattolico,  »  che  si  vada  ad  affiggere  Tatto  di  sco- 
munica, per  tutti  quelli  che  parteciparono  alla  presa  di 
Roma,  alle  porte  del  Qijirinale  o  di  Montecitorio;  ciò 
sarebbe  un  insulto.  *  Dunque  non  si  concede  Taffissione 
in  tutti  i  luoghi  della  città  di  Roma,  sibbcne  soltanto 
alle  porte  delle  chiese  e  delle  basiliche,  cattoliche,  ben 
inteso,  le  quali  è  da  supporsi  che  siano  frequentate  solo 
da  cattolici,  e  dove  perciò  T  affissione  non  può  avere  un 
carattere  odioso  per  nessuno.  Cosi  il  campo  della  mede- 
sima diviene  più  ristretto  di  quanto  soleva  essere  prima 
dell*  annessione,  ma  non  è  punto  lesa  la  libertà  stessa 
storica  della  pubblicazione  degli  atti;  poiché  basta,  se- 
condo il  diritto  storico  della  Chiesa,  che  essi  vengano 
affissi  in  uno  solo  dei  determinati  punti  della  città  di 
Roma,  e  di  questi  parecchi  sono  inclusi  nella  concessione 
del  Governò  italiano,  sebbene  qualcuno  venga  escluso. 

Del  resto  la  quistione  del  numero  dei  locali  storici,  in 
cui  oggi  è  permessa  Taffissione,  ha  un'importanza  ben 
secondaria;  perchè  Taffissione  stessa  ai  nostri  giorni  ha 
un'importanza  più  tosto  storica,  consuetudinaria,  che 
giuridica  e  reale.  Il  Papa  oggi  possiede  tanti  altri  mezzi 


'  Ibid.,  pag.  601,  eoi.  2-3^  Pisanelli:  «dobbiamo  impedire  che 
quest'affissione  possa  essere  fatta  ovunque,  possa  divenire  sconve- 
niente ed  in  certi  casi  ingiuriosa  e  provocatrice;  e  cosi,  non  solo, 
dirò  del  Parlamento,  ma  altresì  alle  porte  di  case  di  proprietà  pri- 
vata, potendo  avere  precisamente  Tatto  un  carattere  odioso  e  spia- 
cevole per  determinate  persone.  » 


§  7]  LIBERTÀ  D'  azione  205 

per  emanare  i  suoi  atti,  specie  fra  noi  dove  il  diritto  pub- 
blico ecclesiastico  interno,  rinnovellato  dal  II  Titolo  della 
Legge  delle  guarentigie,  ha  abolito  Texequatur  e  il  placet 
per  tutti  gli  atti  che  non  riguardino  provviste  benefi- 
ciarie, dove  la  legge  della  stampa  è  soltanto  repressiva, 
non  preventiva.  Quando  il  Pontefice  pubblica  in  un  gior- 
nale 0  in  un  foglio  qualunque  un  suo  atto,  esso  sì  sparge 
tosto  per  tutto  il  mondo  cattolico;  se  pure  il  Governa 
sequestra  lo  stampato,  si  sa  che  si  arriva  sernpre  troppo 
tardi  per  impedire  che  esso  frattanto  si  sia  propagato 
all'interno  e  passi  all'estero:  e  poi  il  Governo  italiano 
non  concede,  come  vedremo,  al  Papa  poste  e  telegrafo 
proprio?  Se  quello  gli  sequestra  un  atto,  —  cosa  che  dopo 
la  Legge  delle  guarentigie,  per  quanto  io  sappia,  non  ha 
mai  fatto  — y  e  arrivi  in  tempo  per  sequestrare  tutte  le 
copie,  il  Papa  può  sempre  pubblicarlo  all'estero  per  mezzo 
delle  sue  poste  e  telegrafi  speciali. 

Ben  più  importante,  invece,  sarebbe  stato  il  quesito, 
se  l'afilssione  sia  permessa  anche  quando  l'atto  offenda 
le  leggi  dello  Stato.  Questo  emendamento  aggiuntivo  fu 
proposto  dal  De  Ruggieri;  ma  si  gridò  a  coro  che  non 
fosse  necessario,  e  allora  il  proponente  lo  ritirò  senza 
altro.  •  Cosi  fu  troncata  la  quistione  senza  risolverla.  Si 
gridò  che  non  fosse  necessario,  ma  non  se  ne  disse  il 
perchè,  non  si  dichiarò  restasse  sottinteso,  che,  come  stava 


1  Ibid ,  pag.  603,  col.  2^,  De  Ruqoieri  emendamento  aggion- 
tìTo:  €  L*affiBsione,  della  quale  è  parola,  sarà  libera,  parche  il  con- 
tenuto nel  docamento  affisso  non  offenda  le  leggi  dello  Stato.  > 
Alcuni  gridano  che  non  è  necessario,  ed  egli  soggiunge,  ibid:  «Poiché 
8i  ritiene  questa  aggiunta  non  necessaria,  la  ritiro.  » 


206  LIBERTÀ  d'azione  [§7 

scritto  nella  Relazione  della  Giunta,  »  qualora  Tatto  of- 
fendesse le  leggi  dello  Stato,  non  fosse  permessa  T  affis- 
sione. '  Il  dichiarare  non  necessario  T  emendamento  ac- 
cennato, mi  pare  che  non  possa  intendersi  in  altro  modo: 
ma  dubito  molto,  che  i  nostri  magistrati,  al  proposito, 
non  risolverebbero  la  controversia  in  questo  senso;  il 
quale  del  resto,  sebbene  corrisponda,  come  credo,  alla 
dichiarazione  poco  riflessa  della  Camera,  non  mi  sembra 
conforme  allo  spirito  della  Legge.  Il  problema  sarebbe 
importante  in  sé  stesso,  e  Tè  di  fatto  nei  paesi  giuri- 
sdizionalisti,  in  Francia  per  esempio  ed  in  parecchi  Stati 
4ella  Germania;  '  ma  presso  noi  oramai  pel  presente  ha 
poco  importanza  pratica;  il  Governo  ha  lasciato  e  lascia 
passare  tutti  gli  atti  del  Vaticano  senza  reprimere  ne 
reclamare. 

La  libertà  del  Papa  di  emanare  tutti  gli  atti  delle  sue 


'  Deputati,  sotto  il  giorno  21  genn.,  pag.  345,  col.  1%  Relazione 
Bonghi:  «  D* altra  parte  può  accadere  che  in  cotesto  atto  dell'au- 
torità ecclesiastica  sia  ecceduto  il  limite  delle  considerazioni  e  delle 
sanzioni  che  le  appartengono;  allora  se  la  pabblicazione  per  affis- 
sione non  può  essere  prevenuta  né  punito  o  T  autore  delFatto  o  la 
persona  che  ha  affisso,  Tatto  stesso  potrà  essere  distaccato,  ed  an- 
nullato. Ed  infine,  se  il  modo  della  pubblicazione  è  tale  da  turbare 
la  pace,  il  Governo  resta  naturalmente  investito  dei  diritto  d'im- 
pedirla sinché  il  pericolo  duri,  poiché  la  tutela  deirordine  è  il  prin- 
cipale obbligo  suo  » 

'  li  Tiepolo  cìt.,  pag.  41,  propende  verso  quest' opinione,  ma  non 
si  esprime  in  modo  esplicito. 

»  Vedi  HiNSCHius,  Dos  Kirchenrecht  der  KathoUken  und  Pro- 
lestanten  in  Deutschland,  Bd.  Ili,  Berlin  1883,  pag.  838  e  sego.,  e 
specialmente  pag.  839. 


§  7]  LIBERTÀ  D'  AZIONE  207 

funzioni  spirituali,  si  renderebbe  illusoria,  so  T  impunità 
si  limitasse  a  lui  solo,  e  non  fosse  estesa  anche  agli 
organi  necessari  per  T  emanazione.  Pertanto  la  legge  la 
concede  anche  a  loro  (art.  10);  ma  parte  però  sempre 
dal  concetto,  che  la  pubblicazione  si  restringa  alla  città 
di  Roma;  *  quindi  ai  vescovi  sarebbe  proibito  nelle  loro 
sedi  non  solo  di  fare  affiggere  alle  porte  delle  Chiese  gli 
atti  pontifici  contrari  alle  leggi  dello  Stato,  ma  anche  di 
comunicarli  ai  loro  subalterni,  ai  capitoli,  ai  parroci,  ecc.  * 
Riguardo  a  questa  prerogativa  deli*  impunità  concessa 
anche  per  gli  organi  necessari  in  Roma  air  emanazione 
degli  atti  spirituali  della  Santa  Sede,  si  discusse  intomo 
al  pericolo,  che  si  credeva  potesse  derivarne  per  la  si- 
<;urezza  pubblica,  discussione  cagionata  in  parte  dalla 
prima  redazione  della  Giunta,  nella  (|uale  si  accordava 
r  impunità  non  soltanto  a  coloro  che  partecipassero  «  al- 


^  Se  il  Papa  lascia  il  Vaticano,  nelle  condizioni  presenti  non  an- 
drebbe certo  a  risiedere  in  altra  città  del  nostro  regno,  ma  annesterò; 
quindi  T  ipotesi  intorno  air  applicabilità  di  questi  articoli  nel  ca»o 
che  il  Santo  Padre  si  trovi  fuori  d* Italia,  per  ora  non  hanno  op- 
portunità pratica. 

'  U  Mancini  forse  intendeva  alludere  a  questo  iatto,  oltre  che 
alla  diffusione  col  mezzo  della  stampa,  nel  rivolgere  la  seguente 
domanda  al  guardasigilli  Yigliani  nella  solenne  discussione  sulla 
politica  ecclesiastica,  del  1875;  pag.  2871,  col.  2%  (I  maggio): 
-e  Perchè  mai  il  Ministero,  pur  rispettando  la  individuale  libertà  del 
Pontefice,  non  ha  fatto  procedere  contro  qualunque  altra  persona 
per  criminosa  partecipazione,  o  per  diffusione  col  mezzo  della  stampa 
di  voti  di  distruzione  dell*attuale  ordinamento  politico  dell* Italia, 
deir  eccitamento  alla  disobbedienza  delle  nostre  leggi,  della  provo- 
cazione alla  disobbedienza  e  alla  resistenza  alle  leggi  di  altre  na- 
zioni amiche?  » 


208  LIBERTÀ  D'  azione  [  §  7 

Temanazione  degli  atti;  »  ma  a  tutti  quelli  che  parte- 
cipassero «  agli  atti,  »  e  non  si  specificava  che  vi  par- 
tecipassero per  ragioni  di  ufficio.  CJosì  non  era  ben  distinta 
il  concetto  della  semplice  emanazione  da  quello  delPese- 
cuzione;  ed  il  Papa  avrebbe  potuto  impartire  l'impunità 
a  quanti  coemananti  ed  esecutori  avesse  voluto  chiaman- 
doli air  occasione,  quando  gli  fossero  serviti  per  tentare 
qualche  cosa  di  pericoloso  per  la  sicurezza  pubblica  o 
per  lo  Stato.  Ma  siffatti  pericoli  scompaiono  nella  reda- 
zione definitiva.  Quando  la  Camera  si  era  su  per  giù 
accordata  intorno  a  questa,  restava  a  determinare  Testen- 
sione  del  significato  di  «  emanazione.  »  Il  Lanza  pro- 
pose *  di  sostituire  «  alla  preparazione  ed  airemanazione;  > 
un  simile  emendamento  fu  suggerito  dall'Ufficio  Centrale 
del  Senato  («  all^  formazione  ed  air  emanazione  »);  ma 
non  furono  accolti  né  il  primo  dai  Deputati  né  il  secondo 
dai  Senatori,  perchè  la  preparazione  o  formazione  si 
credette  da  per  sé  stessa  sottintesa  neiremanazione.  '  Così 
sono  impuni  i  consiglieri,  i  copisti,  ecc. 


•  Deputati,  15  febbr.  1871,  pag.  612,  col,  2*. 

'  Il  Correnti,  Ministro  deiristrazioue  Pubblica,  aggionse  un  altro 
motivo;  Senato^  26  aprile  1871,  pag.  523,  col.  2^:  €  Ma  ci  è  di 
più,  r emanazione  indica  il  solo  momento,  la  sola  fase  concludente 
dell'atto.  È  perciò  il  solo  momento  che  importa  al  legislatore,  giacche 
tutti  gli  atti  preparatori!  come  il  concepimento,  la  discussione  e 
tutto  quello  che  si  opera  nelF  interno  consiglio,  e  che  si  compie, 
dirò  cosi,  neir  intimità  degli  Uffici  pontifici,  non  ci  riguarda  punto. 
Quello  che  ci  riguarda,  è  ciò  che  può  essere  fatto  di  pubbblica 
ragione,  che  giunge  alla  pubblica  notorietà,  e  che  perciò,  senza  una 
espressa  eccezione,  non  poteva  essere  sottratto  air  ingerenza  del- 
l'autorità civile.  » 


§7]  LIBERTÀ  d'azione  209 

Il  danno  che  può  risentire  lo  Stato  da  questa  prero- 
gativa si  restringe,  dunque,  alla  sola  pubblicazione  dei- 
Tatto,  a  ciò  che  questo  viene  a  notizia  del  pubblico  della 
città  di  Roma.  •  Infatti  nessuno  degli  organi  dell' ema- 
nazione  può  cangiarsi  in  esecutore  senza  perdere  la  sua 
impunità;  *  questa  riguarda  soltanto  T emanazione,  punto 


*  Deputati,  15  febb.  1871,  pag.  609,  col.  3%  Rakli  guardaiiigilli  : 
«  Che  anzi,  o  signori,  nelF intenzione  del  Governo,  il  correttivo  al- 
l'inviolabilità  che  si  accordava  al  Pontefice,  e  di  tutte  le  altre  ga- 
ranzie indicate,  ii^  questo  progetto,  si  era  quello,  che  coloro  i  quali 
si  sarebbero  spinti  a  violare  le  leggi  dello  Stato  per  Tesecuzione 
delle  sue  disposizioni,  nella  strana  ipotesi  di  ordini  ingiusti,  sareb- 
bero incorsi  nelle  pene  scritte  nella  legge  stessa;  in  modo  tale  che 
tutto  il  daono  sarebbe  rimasto  nella  proclamazione  di  un  ordine,  di 
un*  idea,  di  una  censura  che  noi  di  certo  tutli  conosciamo,  come 
fortunatamente,  atteso  il  buofl  senso  delle  popolazioni,  ed  il  giusto 
giudizio  che  portano  sulle  cause  moventi  di  queste  stesse  censure 
o  disposizioni,  malgrado  che  si  vogliano  coprire  col  manto  della 
religione,  restano  sempre  innocue  » 

>  Ibid,  pag.  610,  col.  1%  Raeli:  «  se  veramente  si  vuole  accor- 
dare al  Sommo  Pontefice  il  libero  esercizio  del  potere  spirituale,  se 
egli  ha  bisogno  del  concorso,  del  consiglio  della  Corporazione  dei 
cardinali,  di  teologi  od  altri  a  dare  suggerimenti,  in  questi  casi, 
sarebbe  stata  una  troppa  limitazione  a  quella  libertà  stessa  del  Pon- 
tefice il  pretendere  che  egli  non  avrebbe  potuto  sentire  altri,  il 
privarlo  del  consiglio  di  costoro,  del  loro  concorso....  e  tutto  il  restOr 
o  signori,  del  clero  che  è  in  Roma  ed  anche  questi  ecclesiastici,  se 
commettano  un  reato  per  T  esecuzione  di  queste  disposizioni,  o  per 
r  esecuzione  di  qualunque  altro  ordine  dell*  autorità  ecclesiastica, 
saranno  soggetti  aU*  impero  della  legge  comune....  noi  qui  non  vo- 
gliamo altro  che  provvedere  all'immunità  ed  irresponsabilità  di 
coloro  che  hanno  prestato  il  loro  consiglio,  T opera  loro  come  ama- 
nuensi o  scrittori  di  questa  Bolla  e  simili  disposizioni,  per  la  cui 
pubblicazione  voi  accordaste  T impunità  ali* esecutore  materiale.  » 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontijtcie  H 


210  LIBERTÀ  d'azione  [§7 

r  esecuzione;  il  Santo  Padre  può  impunemente  emanare 
atti  contrari  alle  leggi  delio  Stato;  ma  quando  le  feri- 
scano tanto  profondamente  che  questo  non  ci  passerebbe 
sopra,  egli  non^troverà  esecutori,  sarà  impotente.  *  Quindi 
la  concessione  non  è  tanto  pericolosa  quanto  sembrava 
dapprima  alla  Camera,  allorché  non  si  era  ben  distinto 
tra  r  emanazione  e  T  esecuzione. 

Sempre  nel  campo  dell* emanazione,  Tltalia  ha  voluto 
rendere  la  guarentigia  più  larga  possibile:  Testende 
perciò  anche  agli  stranieri  che  si  trovano  in  Roma  agli 
uflaci  del  Papa;  essi  godono  di  tutte  le*  stesse  guaren- 
tigie personali  competenti  ai  cittadini  del  regno  (seb- 
bene, prima  che  vi  siano  entrati,  il  Ministro  deirinterno 
possa  sempre  loro  impedire  l'ingresso;  «  e  non  sembri  che 
possa  impedirsi  la  loro  estradizione  per  reati  commessi 
prima  di  entrare  in  Italia  o  durante  momentanee  as- 
senze ^);  quindi  sono  trattati  al  pari  dei  medesimi  nel- 


»  Ibid.,  pag.  609,  col.  3*,  Rabli,  topfa  (pag.  209,  n.  1)  riferito.  — 
Ibid.  pag.  609,  col.  2%  Mancini  :  Si  faccia  pare  irresponsabile  il  Papa 
deiremanazione  dei  suoi  atti  ;  ma  si  rendano  responsabili  gli  esecatori 
dei  medesimi.  «  Ma,  si  dice,  allora  il  Pontefice  potrà  non  trovare,  o 
troverà  con  difficoltà  esecutori  dei  saoi  ordini  e  voleri  per  la  neces- 
saria conseguenza  che  a  costoro  lo  Stato  potrà  chiedere  conto,  perchè 
esecutori  ed  istramenti  della  volontà  del  Pontefice.  ^Ed  io  rispondo: 
finché  non  si  ordinano  reati,  ed  ofifese  ali* ordine  pubblico  ed  alle 
leggi  dello  Stato,  è  impossibile  che  qaesta  difficoltà  s'incontri.  > 

»  Senato,  26  aprile  1871,  pag.  522,  col.  3*,  Menabrea,  Vigliani; 
passi  che  riferiremo  (a  pag.  211,  n.  2)  a  proposito  della  corrispon- 
-denzcL 

'  Questa  quistione  non  fu  accennata  nella  Camera;  vedila  trat- 
tata dal  Tiepolo  cit,  pag.  43-44. 


§7]  LIBERTÀ  d'azione  211 

remanaziane  degli  atti  spirituali  della  Santa  Sede,  e 
non  possano  essere  allontanati  dal  regno  per  motivo  di 
sicurezza  pubblica.  * 


2.  Corrispondenza 

Il  Papa  non  solo  è  dichiarato  libero  di  emanare  tutti 
gli  atti  del  suo  ministero  spirituale  e  di  servirsi  per  ciò 
di  collaboratori,  ma  anche  (art.  12)  di  corrispondere 
liberamente  coir  episcopato  e  con  tutto  il  mondo  catto- 
lico; *  libertà  che  non  esisteva  secondo  il  Diritto,  che 


»  Deputati,  15  febb.  1871,  pag.  611,  col.  3%  Raeli  guardasigilli: 
«  cosi,  per  esempio,  in  forza  di  quest'alinea,  si  rinunzia  al  diritto 
che  il  Govèrno  ha  in  dat^  contingenze  di  mandare  al  confine  i 
forestieri  e  simili.  » 

^  Tuttavia  resta  sempre  in  facoltà  del  Ministro  dell' intemo  d*im- 
pedire  l'ingresso  nel  Regno  agli  stranieri.  Senato,  26  aprile  1871, 
pag.  522,  col.  3^,  Menabrea:  «  Ora,  mi  pare  che  mentre  per  una 
parte  risulterebbe  da  questa  legge  che  uno  straniero  cattolico  ha 
il  diritto  di  venire  a  Roma  e  recarsi  presso  il  Pontefice,  dall'altra 
parte  sappiamo  che  il  Ministero  dell' Interno  ha  facoltà,  per  certe 
ragioni  e  in  certe  circostanze,  di  negare  a  qualche  straniero  l'ac- 
cesso nel  Regno  ;  e  in  tal  caso  costui  sarebbe  privato  della  facoltà 
di  presentarsi  al  Papa.  »  —  Ibid.  Viqliani:  <  Se  il  desiderio  espresso 
dall'onorevole  senatore  Menabrea  è  giusto,  non  è  men  vero  che  si 
può  dire  francamente  che  i  fedeli  dopo  questa  legge  e  sotto  il  re- 
gime di  essa,  si  troveranno  isempre  liberi  di  andare,  come  si  dice, 
ad  limina  Petri,  come  per  il  passato.  —  Non  si  potrebbe  fare  che 
un'  ipotesi,  ed  è  che  qualchedono  si  servisse  di  questo  pretesto  di 
andare  dal  Pontefice  per  fini  politici.  ^  A  me  pare  che  in  tal  caso 
noi  dobbiamo  a  questo  riguardo  confidare  nella  saviezza  e  prudenza 
del  Governo,  che  sicuramente  non  vorrà  abusare  dei  poteri  che  ha. 


212  LIBERTÀ  D'  azione  [  §  7 

era  ancora  vigente,  di  una  parte  degli  ex*Stati  italiani, 
e  che  non  esiste  in  alcuni  degli  altri  Stati  europei:  non 
è  più  necessario  al  Papa  ne  ai  vescovi  o  ai  fedeli  di  co- 
municare attraverso  l'organo  governativo  come  prima. 
Su  questa  concessione  non  c'è  nulla  a  ridire;  essa  era 
richiesta  non  solo  in  un  paese  che  doveva  dare  guaren- 
tigie alla  Santa  Sede,  sibb^ne  in  uno  Stato  civile  qua- 
lunque che  avesse  rinnovellato- il  suo  Diritto  ecclesia- 
stico. La  Camera  non  pronunziò  verbo;  si  dissero  poche 
parole,  ma  solo  intorno  alla  forma  della  redazione;  la 
Giunta  non  aveva  presentato  la  concessione  sotto  la  forma 
dichiaratoria  di  un  principio,  quale  è  presentemente;  e 
si  volle  modificarla  in  questo  senso.  * 

La  v«ra  prerogativa  accordata  è  quella  relativa  alle 
poste  e  ai  telegrafi  speciali  per  la  Santa  Sede,  che  del 
resto,  per  quanto  io  sappia  non  ha  voluto  ancora  ap- 
profittarne. '  Guarentìgia  sulla  quale  si  discusse  ben  poco. 


e  d'altra  parte  dobbiamo  confidare  che  il  Capo  della  Chiesa  non 
vorrà  abusare  del  sno  altissimo  ministero  ad  altri  fini  che  non  siano 
interamente  religiosi.  » 

*  Non  inutilmente,  come  a  torto  diceva  il  Bonghi  (Deputati^ 
15  febb.  1871,  pag.  616,  col.  1^):  vero  è  che  le  leggi  non  procla- 
mano principii,  sibbene  stabiliscono  diritti  e  mezzi  per  esercitarli; 
ma  nel  caso  presente  la  dichiarazione  del  principio  era  necessaria  in 
vista  del  principio  e  delle  disposizioni  contrarie  preesistenti;  non 
era  inutile,  perchè  importava  T  abolizione  di  un  principio  e  di  leggi 
contrarie,  abolizione  che  non  era  compresa,  almeno  esplicitamente  e 
chiaramente,  nella  redazione  della  Giunta. 

*  Vedi  Documenti  diplomatici  relatitn  alla  questione  romana^ 
comunicati  dal  ministro  degli  affari  esteri  (Visconti- Venosta)  nella 
tornata  del  i9  dicembre  i870;  Docum.  47  e  65  (riferito  sopra,  a 
pag.  74,  n.  1),  pag.  115-16,  119-20,  Deputati. 


§  7]  LIBERTÀ  d'  azione  213 

non  ci  fu  opposizione  se  non  da  parte  di  qualcuno  della 
Sinistra  avanzata,  del  Corte,  che  voleva  lasciare  al  Go- 
verno la  facoltà  di  sospenderla,  insieme  a  quella  degli 
inviati  (art.  11),  in  tempo  di  guerra  o  quando  in  ge- 
nere si  credesse  necessario  per  la  sicurezza  intema  od 
estera.  *  Al  che  il  relatore  Bonghi  rispondeva,  che  era 
vano  r  ingegnarsi  ora  a  cercare  quali  mutazioni  una 
guerra  potrà  costringerci  ad  arrecare  a  questi  ed  altri 
privilegi  concessi  al  Papa.  * 

Mezzi  di  corrispondenza  sono  anche  gl'inviati  (art.  11), 
dei  quali  già  (pagg.  153-57)  parlammo. 


3.  Prbparazionb  degli  organi  delle  funzioni  spirituali 

La  sfera  della  libertà  d'azione  deL  Papa,  oltre  che 
nella  emanazione  dei  suoi  atti  spirituali  e  nella  corri- 
spondenza, si  estende  anche  nel  preparare  gli  organi  delle 
sue  funzioni.  Come  gli  è  concesso  non  solo  di  emanare 


>  Deputati,  15  febb.  1871,  pag.  616,  col.  1%  Corte:  Propone  si 
aggiunga  al  12  il  seguente  articolo  13:  «  Tutti  i  privilegi  accor- 
dati al  Papa,  e  che  ai  riferiscono  agli  ambasciatori  presso  alla  Sede 
Pontificia  ed  ali*  invio  di  telegrammi  e  di  corrispondenze  postali, 
saranno  sospesi  in  caso  di  guerra  tra  V  Italia  ed  altre  potenze,  in 
caso  di  guerra  in  cui  V  Italia  rimanga  neutra,  od  in  qualunque  altro 
caso  che  sembri  necessario  per  la  sicurezza  intema  od  esterna 
dello  Stato.  » 

*  Ibid.,  pag.  613,  col.  3"^,  Bonghi:  «  È  perfettamente  vano  T  in- 
gegnarsi a  imaginare  ora  quali  variazioni  possa  portare  il  caso  di 
una  guerra  con  tale  o  tale  altra  potenza,  per  tale  o  tale  altro  fine, 
nelle  relazioni  che  la  presente  legge  stabilisce  tra  il  regno  italiano 
e  il  Pontefice  Romana  > 


214  LIBERTÀ  d'azione  [§  7 

gli  atti,  sibbene  anche  di  servirsi  per  ciò  di  collabora- 
tori, cosi  gli  si  accorda  di  prepararsi  i  suoi  organi,  in 
frenerò,  secondo  la  sua  maniera  di  vedere  (art.  13).  Ma  ciò 
soltanto  in  Roma,  al  pari  che  per  V  emanazione  degli  atti 
spirituali,  più,  tuttavia,  nelle  sei  sedi  suburbicarie:  nella 
città  di  Roma  e  nelle  sei  *  sedi  suburbicarie  gli  istituti, 
già  esistenti,  per  la  educazione  e  la  cultura  degli  eccle- 
:9iastici,  continuano  a  dipendere  unicamente  dal  Papa  senza 
alcuna  ingerenza  delle  autorità  scolastiche  governative. 
Intorno  a  questa  disposizione  sorsero  parecchie  con- 
troversie. Il  Pecile  proponeva  di  escludere  l'ispezione 
governativa  soltanto  per  V  istruzione  religiosa,  non  anche 
per  le  altre  materie  puramente  letterarie  o  scientifiche. 
Ma  questo  emendamento  non  trovò  seguito;  il  proponente 
stesso  lo  ritirò  senza  neppure  averlo  svolto.  '  Diceva  al- 
tri: Perchè  concedere  anche  in  questo  caso  un  privi- 
legio, mentre  possiamo  allargare  la  legge  comune,  men- 
tre possiamo  e  dovremmo  estender  questa  tanto  da 
accordare  al  Papa  questo  stesso  senza  negarlo  a  tutti 
gli  altri?  Proclamiamo  per  tutti  la  libertà  dell' insegna- 
mento, 0,  se  ciò  non  può  farsi  sul  tamburo  senza  una 


^  Senato^  27  aprile  1871,  pag.  527,  col.  1%  Correnti  ministro  del- 
r  Istruzione  Pubblica:  Propone  si  premetta  sei  a  sedù  e  si  spiega 
C-osi:  «  Per  avvertenza  potrebbero  in  avvenire,  in  virtù  di  on  de- 
creto ecclesiastico,  diventare  subarbicarie  altre  diocesi,  e  se  l' ar- 
ticolo dice  <<  le  sei  sedi,  »»  s'intenderà  sempre  che  sono  le  sei 
sedi  attoali  e  non  altre.  » 

>  Deputati^  16  febb.  1871,  pag.  619,  col.  3%  Pecile.  Propone  l'e- 
mendamento che,  dopo  le  parole  «  senza  ingerenza  dell' antorità 
scolastica  del  regno,  »  si  aggiunga:  «  in  quanto  riguarda  Tistra- 
zlone  religiosa.  »  Lo  ritira  a  pag.  620,  col.  l^ 


§  7]  LIBERTÀ  D'  azione  215 

preparazione  di  studi,  votiamo  almeno  un  ordine  del  giorno 
invitando  il  Governo  a  presentare  nella  prossima  sessione 
un  disegnò  di  legge,  con  cui  si  estenda  a  tutti  i  cittadini 
quella  libertà  d'insegnamento,  che  ora  concederemmo 
alla  Santa  Sede  in  Roma  e  nelle  sei  sedi  suburbicarie.  • 
Il  Ministero  aderiva  a  queste  idee  del  Mancini,  e  lo  pre- 
gava a  ritirare  il  suo  ordine  del  giorno,  poiché  avrebbe 
mantenuto  la  promessa  anche  senza  di  esso.  ' 

La  quistione  tornò  a  dibattersi  in  Senato,  ed  anche 
più  vivamente.  Già  nella  Camera  dei  Deputati,  a  pro- 
posito dell'articolo  13  che  esponiamo,  si  era  accennato 
al  quesito  dell'efficacia  legale  degli  studi  fatti  nei  se- 
minari, *  ma  si  era  messo  da  parte  come  non  stretta- 
mente connesso  colla  presente  Legge,  e  si  era  lasciato  im- 
pregiudicato. Il  Peruzzi,  nel  suo  controprogetto,  firmato 
da  altri  80  deputati,  si  era  anch' egli  occupato  dei  se- 
minari, e  li  aveva  voluti  assimilare  alle  scuole  paterne 
(art.  22);  però  non  prese  poi  parte  alla  discussione  del- 
l'articolo 13  della  Legge,  dove  sarebbe  stato  il  caso  di 
sviluppare  questa  parte  del  suo  controprogetto.  Ma  la 
veduta  del  Peruzzi  ritornò  sotto  altra  forma  in  Senato, 
ove,  presentata  e  sostenuta  dal  Vigliani,  venne  vivamente 
propugnata  ed  oppugnata,  ma  senza  risultato.  *  Noi  non 
scenderemo  ad  un  esame  più  minuto  e  critico  della  di- 


*  Ibid.  pag.  618.  col.  3*,  Mancini. 
'  Ibid ,  Correnti. 

^  Ibid.,  per  esempio  Correnti  miaiitro  deir  Istruzione  pubblica, 
pag.  618,  col.  2». 

*  Senato,  22  aprile  1871,  emendamenti  Vigliani,  pag.  496-97; 
sottoscritti  da  altri  37  senatori;  art.  17  bis.;  ritirato  il  2  maggio, 
pag.  573,  col.  1*. 


2 16  LIBERTI  D'  azione  l  §  7 

scussione;  notiamo  solo  che  i  sosteDitori  della  proposta 
in  Senato  dichiararono,  che  il  loro  intento  non  era  cle- 
ricale, sibbene  quello  di  non  chiudere  ogni  carriera  ai 
disertori  deir  ecclesiastica.  ^ 

In  Senato  si  discusse  sopra  un  altro  punto  d'iniziativa 
intera  del  suo  Ufficio  Centrale  e  sostenuto  dal  Vigliani. 
Si  proponeva  di  attribuire  alle  lauree  o  diplorai  concessi 
(1  agl'istituti  superiori  o  dalle  facoltà  universitarie  con- 
servate 0  *  nuovamente  istituite  dal  Papa  in  Roma  e  nelle 
sei  sedi  suburbicarie,  lo  stesso  valore  che  a  quelli  im- 
partiti dalle  Università  straniere;  *  cioè,  in  altri  termini, 
quasi  lo  stesso  valore  che  alle  lauree  e  ai  diplomi  ac- 
cordati dalle  Università  del  nostro  Regno;  *  oggi  poi  gli 
studi  fatti  e  le  lauree  conseguite  nelle  Università  stra- 
niere di  maggior  fama,  sono  divenuti  affatto  equipol- 
lonti  a  quelli  del  Regno.  ^  Questa  concessione,  enorme 


'  Senato^  2  maggio,  pag.  573,  col.  2",  Menabrea. 

'  Qaeet'  aggiunta  manca  nell*  emendamento  Vigliani,  art  17  bis. 
(Senato,  22  aprile,  pag.  496). 

>  Il  testo  della  proposta  si  veda  alla  fine  del  volume,  dove,  tra  i 
Documenti,  riferiremo  il  Progetto  dell' Ufficio  Centrale  del  Senato. 

*  Senato,  2  maggio  1871,  pag.  573,  col.  3%  Mamiani  relatore: 
«  Mediante  T  articolo  140  [della  Legge  Casati  13  nov.  I859J  con 
molta  temperanza  e  cautela,  si  porge  facoltà  di  potersi  presentare 
agli  esami  generali  a  coloro  i  quali  escono  da  università  straniere 
di  maggior  fama,  ben  inteso  di  maggior  fama  scientifica,  ed  a  quelli 
Holtanto  che  abbiano  provato,  e  ben  provato,  di 'aver  compito  ve- 
ramente tutti  gli  studi  relativi  alla  facoltà  di  cui  domandano  il  di* 
ploma.  »  Ma  credo  che  di  fatto  si  fosse  molto  più  indulgenti,  al- 
meno a  giudicarne  dalla  giurisprudenza  posteriore. 

*  Vedi  nel  Bollettino  Ufficiale  della  Pubblica  Istruzione,  anni 
JS74  e  seguenti,  noito  ì&  rubncti  massime  fissate  dal  Consiglio  Su- 
periore parecchie  disposizioni  in  proposito. 


§7,8  SEPARATISMO  217 

anche  nei  limiti  della  legislazione  e  giurisprudenza  sco^ 
Ustica  del  1870-71,  deve  attribuirsi  non  tanto  a  tendenze 
clericali,  che  neir  Ufficio  Centrale  del  Senato  non  si  tro- 
vavano molto  rappresentate;  quanto  alle  idee  poco  esatte 
che  allora  correvano  intorno  alla  libertà  dell*  insegna- 
mento, idee  che  vedemmo  già  enunciate  nella  Camera  dei 
Deputati;  dichiarazioni  ristrette  dal  Correnti,  ministro 
della  pubblica  istruzione,  in  Senato,  però  solo  rispetto 
air  istruzione  secondaria,  e  mantenute  invece  riguardo 
a  quella  universitaria.  >  Pure,  V  emendamento  dell'  Ufficio 
Centrale  del  Senato  non  trionfò;,  esso,  dopò  qualche  di- 
scussione, lo  ritirò  per  non  ritardare  V  emanazione  della  , 
Legge.  * 


2.  RELAZIONI  DELLO  STATO  COLLA  CHIESA 


§8 
Separatismo 


Le  relazioni  dello  Stato  colla  Chiesa,  determinate  dal 
Titolo  II  della  Legge,  si  basano  sopra  due  principi  fonda- 
mentali, quantunque  incompletamente  attuati,  cioè   la 


*  Senato^  1"  maggio,  1871,  pag.  566,  col.  2*,  Corrinti. 

*  Senato,  P  maggio,  pag.  574,  col.  1*. 


218  SEPARATISMO  [  §  8 

separazione  dello  Stato  dalla  Chiesa,  e  il  diritto  comune 
applicalo  a  quest'ultima. 

Le  disposizioni  fondate  nel  principio  della  separazione 
sono  la  rinunzia  al  diritto  di  Legazia  Apostolica  in  Si- 
cilia, al  giuramento  di  fedeltà  dei  vescovi  verso  lo  Stato, 
alla  regia  nomina  o  proposta  pei  benefizi,  airexequatur 
e  al. placet  tranne  che  per  le  provviste  beneficiarie,  al- 
l'abolizione  dell'appello  ab  abusu,  e  al  riordinamento 
della  proprietà  ecclesiastica.  Esamineremo  successiva- 
mente tutte  queste  disposizioni. 

1.  Legazia  Sicula 

Il  diritto  di  Legazia  Apostolica  in  Sicilia,  altrimenti 
appellato  Monarchia  Sicula,  era  quello  maggiormente  in- 
compatibile col  principio  del  separatismo:  lo  confessava 
anche  il  giurisdizionalista  Mancini;  *  anzi  perfino  coloro 
che  lo  volevano  conservato;  essi  lo  sostenevano  in  modo 
non  tanto  assoluto,  quanto  relativo.  Il  primo  a  prendere 
la  parola  in  proposito  fu  il  Paternostro,  che  propose  la 
sospensione:  '  altri  argomenti  furono  addotti  in  parte  dal- 


*  Deputati,  13  marzo  1871,  pag.  759,  col.  1-2*,  Mancini:  «  Ma  in 
verità,  per  poco  che  vogliasi  inaugurare  il  sistema  di  cesHazione 
deir  ingerenza  governativa  nel  ministero  religioso,  T  istitazione  che 
prima  si  presenta  come  T  esercizio  il  piCi  manifesto  e  diretto  di 
questa  ingerenza,  e  che  realmente  trasporta  nel  Governo  civile  at- 
tributi esclusivamente  propri  dell' autorità  ecclesiastica,  non  si  può 
negarlo,  è  l'istituzione  della  Legazia  apostolica  di  Sicilia.  Essa 
dunque,  a  vero  dire,  può  considerarsi  come  incompatibile  nella  sua 
conservazione  col  concetto  stesso  fondamentale  della  legge  presente, 
una  volta  che  dal  Parlamento  sia  accettato.  » 

'  Ibid.  11  marzo,  pag.  745,  col.  2*,  Paternostro. 


§  8]  SEPARATISMO  219 

• 

rugdulena  e  in  parte  dal  Crispi:  come  si  vede,  gli  oratori 
in  favore  erano  tutti  siciliani.  I  motivi  si  riducevano  ai 
seguenti.  Vero  è  che  la  Legazia  oggi  in  parte  è  divenuta 
inutile,  perchè  il  Papa  non  è  più  fuori  dello  Stato  italiano, 
quindi  il  ricorrere  al  medesimo  perle  dispense  od  altri  og- 
getti non  importa  più  rivolgersi  ad  un  sovrano  straniero;  * 
ma  potrebbe  accadere  che  il  Santo  Padre  andasse  a  risie- 
dere fuori  d'altana,  ed  allora  la  Legazia  diverrebbe  nuo- 
vamente utile:  perchè  rinunziare  a  questo  privilegio?  Così 
rugdulena;  *  Il  Crispi  veniva  alla  medesima  conclusione  » 
adducendo  lo  stesso  argomento;  ma  lo  indeboliva  chia- 
rendo ancora  di  più  il  vero  stato  della  quistione.  Il  Papa 
aveva,  da  parte  sua,  abolito  il  privilegio  della  Monarchia, 
ma  conferendo  contemporaneamente  ai  vescovi  siciliani 
la  maggior  parte  delle  attribuzioni  speciali  proprie  del 
Legato,  e  specialmente  le  dispense  matrimoniali;  la  giu- 
risdizione del  Legato  sugli  ordini  monastici,  non  aveva 
più  luogo  di  esistere,  essendo  quelli  stati  aboliti:  dunque 
anche  quando  il  Pontefice  emigri  dair Italia,  non  ci  sarà 
il  bisogno  di  rivolgersi  a  lui,  fuori  dello  «Stato,  per  la 
maggior  parte  di  quegli  oggetti  per  cui  prima  si  era 
ricorso  dentro  lo  Stato  stesso  al  Legato,  giacché  queste 
attribuzioni  si  trovavano  già  deferite  ai  vescovi  siciliani 
con  un  privilegio  sopra  tutti  gli  altri.  Pertanto  non  c'era 
più  luogo  ad  una  riserva  per  l'avvenire.  —  E  poi,  la 
giurisdizione  del  Legato  era  di  foro  interno,  e  quindi 
allorché  i  fedeli  non  credono  più  alla  legittima  esistenza 


*  Ibid.,  pag.  750,  col.  3*^,  Uqdulena. 

>  Ibid.,  13  marzo,  pag.  766,  col.  2-3%  Crispi. 


220  SEPARATISMO  [  §  8 

• 

di  lui,  questi,  utile  o  inutile  in  teoria,  per  il  presente  e 
per  r  avvenire  diviene  irrevocabilmente  inutile  di  fatto, 
quale  lo  era  allora.  Il  Papa  aveva  abolito  la  Legazia;  il 
Governo  italiano  non  aveva  ancora  riconosciuto  Tatto 
revocatorio  della  Santa  Sede,  quindi  mantenne  il  Legato; 
•  ma  questi  venne  scomunicato,  e  nessuno  dei  fedeli  ri- 
corse più  a  lui  per  le  dispense:  alla  sua  morte,  il  Go- 
verno non  gli  aveva  nominato  successore.  * 

Nella  discussione  politico-ecclesiastica  del  1875,  il  de- 
putato Taiani  lamentò  T  abolizione  della  Legazia  Apo- 
stolica sicula,  dicendo  che  egli  aveva  avuto  occasione 
(come  Procuratore  Generale  del  Re  in  Palermo)  di  spe- 
rimentarne r  utilità,  in  prova  della  quale,  egli  soggiunse, 
basterebbe  ricordare  che  il  Legato  ossia  Giudice  della 
Monarchia  aveva  il  diritto  di  apporre  il  veto  a  tutti  gli 
atti  deir  autorità  ecclesiastica.  *  Però  V  eminente  giure- 
consulto non  osservava  che  questa  facoltà  non  era  spe- 


'  Ibid.,  1 1  marzo,  pag.  750,  col  3^,  Ugdulsna  :  «  Il  Governo  del 
Re  dall*altra  parte,  dopo  la  morte  dell' ultimo  titolare  di  qaell*  uf- 
ficio, non  vi  ha  più  provveduto;  e  ha  fatto  bene,  perchè  nelle 
condizioni  presenti  il  volere  ripristinare  quell*  istituzione  in  Sicilia, 
il  volere  istituire  un  nuovo  giudice  della  monarchia  non  sarebbe 
che  cagione  di  dissensi  e  di  scandali  tra  i  fedeli.  —  Io  conosco  la 
condizione  alla  quale  era  ridotto  l'ultimo  giudice  della  monarchia, 
cioè  che  da  tutti  in  Sicilia,  ncm  solo  dal  clero,  ma  anche  dai  laici, 
era  ritenuto  come  appartato  dalla  congregazione  dei  fedeli,  nessuno 
voleva  più  comunicare  con  lui;  quindi  T istituzione  per  sé  era  di- 
venuta inutile.  » 

*  Ibid,  5  maggio  1875,  pag.  3011,  col.  2^  (Discisssioni)^  Taiani: 
€  Io  deploro  questa  abolizione,  non  perchè  fossi  propenso  a  tutte 
quelle  formalità  antiquate,  che  sapevano  di  ridicolo,  ma  perchè  io 
rho  vista  funzionare  da  vicino.  Questa  Legazia  aveva  una  facoltà 


§  8]  SJEPARATISMO  221 

ciale  pel  Legato  siculo,  ma  esisteva  in  quasi  tutti  gli 
Stati,  e  nomiDalraente  esiste  ancora  in  alcuni  costituzio- 
nali, come  per  esempio  in  Francia. 

La  rinunzia  al  diritto  di  Legazia  venne  votata  senza 
molta  discussione;  oltre  ai  tre  deputati  siciliani  più  so- 
pra menzionati,  la  Regia  Monarchia  non  fu  sostenuta  da 
nessun  altro.  In  Senato  se  ne  occupò  un  poco  anche  un 
altro  siciliano,  il  professor  Michele  Amari,  ma  per  op- 
pugnarla « 

2.  Giuramento 

Meno  ancora  si  discusse  intomo  all'  abolizione  del  giu- 
ramento di  fedeltà  dei  vescovi  verso  lo  Stato:  tutti  erano 
persuasi  che  esso  fosse  incompatibile  coi  principii  del 
separatismo  e  dell'incompetenza,  e  fu  principalmente 
per  ciò  che  venne  abolito;  al  fatto  che  esso  fosse  inu- 
tile in  quanto  si  poteva  prestarlo  con  restrizioni  men- 
tali e  procurarsi  una  facile  assoluzione  dalla  Santa  Sede, 
sebbene  osservato,  *  non  ci  si  riflettè  molto.  Non  si  fece 
notare  quale  fosse  la  formola  del  giuramento,  come  il 


la  quale  sola  bastava  per  tutte,  aveva  il  diritto  di  mettere  il  veto 
a  tutti  gli  atti  dell'autorità  ecclesiastica.  —  Ora,  sarebbe  bastata 
questa  sola  giurisdizione  conservata,  per  creare  il  più  potente  dei 
messi  di  difesa  contro  questa  gerarchia  ecclesiastica  » 

*  Senato^  27  aprile  1871,  pag.  531,  col.  1-2%  Amari  M. 

«  DepHUtti,  14  marzo  1871,  pag.  771,  col.  1»,  Sinbo:  «  Credo  an- 
eh* io  che  questa  rinunzia  è  affatto  innocua.  Un  giuramento!  Eun 
giuramento  da  parte  di  chi  può  avere  in  capo  una  restrizione  men- 
tale; ma  è  una  brutta  commedia!  Credete  pure  che  non  fate  nessun 
sacrificio  prescindendone.  » 


222  SEPARATISMO  '  [  §  8 

vescovo  avrebbe  dovuto  promettere,  fra  le  altre  cose,  di 
denunziare  allo  Stato  i  nemici  e  le  macchinazioni  contro 
il  medesimo,  *  come  questa  formola  sussistesse  ancora  in 
Francia.  '  L'abolizione  del  giuramento  vescovile  passò  li- 
scia, senza  tanti  discorsi,  come  una  cosa  naturale.  Questo 
fu  un  motivo  di  più,  per  cui  non  si  osservò,  che  il  giura- 
mento in  qualche  parte  d'Italia  esisteva  anche  pei  be- 
nefizi minori.  Vedremo  appresso,  che  lo  stesso  errore 
accadde  per  la  regia  nomina;  e  che  per  questa,  secondo 
lo  spirito  della  Legge,  la  giurisprudenza  ha  ritenuto  che 
la  rinunzia  fosse  estesa  anche  pei  benefizi  minori,  mentre 
il  (Consiglio  di  Stato  ha  emesso  (24  ottobre  1873),  a  pro- 
posito di  un  caso  verificatosi  in  Lombardia,  un  parere 
contrario  ed  inconseguente  *  riguardo  al  giuramento. 


*  Vedi  p.  68.  Gallo  A.,  Codice  Ecclesiastico  Siculo^  voi.  I,  do- 
cumento 212  (art.  29  del  Concordato  aicalo-napoletano  colla  Santa 
Sede,  del  1818),  pag.  123. 

*  Concordato  del  1801-1802,  art.  6,  (presso  De  Champeaux,  Le 
JDroit  civil  ecclésiastique  frangais...  ou  Recueil ..,  Paris,  Courcier, 
(1848),  tom.  II.  pag.  12:  «  Les  évéqaes,  avant  d'entrar  en  fonctions, 
préteront  dìrectement,  entro  les  mains  du  Premier  Consul,  le  ser- 
ment  de  fidélité  qui  était  en  usage  avant  le  changement  de  gou- 
vernement,  exprimé  dans  les  termos  suivants:  -^  «€  Je  jure  -et 
prometB  à  Dieu,  sur  les  saints  Évangiles,  de  garder  obéissance  et 
fidélité  au  gouvernement  établi  par  la  Constitution  de  la  Républi- 
que  fran^aise.  Je  premete  aussi  de  n'avoir  aucune  intelligence,  de 
n  assister  à  aucun  consoli,  de  n'entretenir  aucune  Ugue,  soit  au- 
dedans,  soit  au-dehors,  qui  soit  contraire  à  la  iranquillité  publi- 
quo;  et  5»,  dans  mon  diocése  ou  ailieurs^fapprends  qu'il  se  trame 
quelque  cliose  au  préjudÀce  de  VEtat^  je  le  ferai  savoir  au  gou^ 
vernement  » 

'  Cosi  giudica  anche  il  Tiepolo  cit,  pag.  56-57. 


§  8]  SEPARATISMO  223 


3.  Regia  nomina 

Vivissima  e  lunga  fu  la  discussione  intorno  alla  ri- 
nunzia alla  regia  nomina  o  proposta  pei  benefizi.  Quasi 
tutti  convenivano  che  teoreticamente  non  dovrebbe  es- 
sere in  mano  dello  Stato;  che  è  incompatibile  col  sepa- 
ratismo; *  ma  le  opinioni  divergevano  quando  si  veniva 
a  trattare  della  modalità  delia  rinunzia.  Deve  essere 
pura  e  semplice  o  condizionata?  E  come  deve  essere 
condizionata?  Siffatte  quistioni  erano  fondate  sopra  un 
altra,  l'incompetenza  assoluta  o  relativa  dello  Stato  in 
fatto  di  costituzione  interna  della  Chiesa,  domanda  che 
nasceva  naturalmente  dal  principio  del  separatismo.  Que- 
sto da  noi  delineato  era  il  fondo  del  problema;  però  esso 
non  venne  esposto  in  modo  scientifico  nella  Camera;  si 
discusse  sulla  modalità  della  rinuncia,  ma  senza  formu- 
lare teorie;  si  discusse  sull'articolo  da  votare,  ma  senza 
risalire  ad  una  chiara  esposizione  dei  principi.  L'unico 
che  si  sia  veramente  innaUato  a  questi,  fu  il  Pescatore; 


^  Per  convincere  di  ciò  la  Camera,  che  del  resto  ne  •  era  da  per 
«è  stessa  persuasa,  non  ci  sarebbe  stato  bisogno  di  ricorrere  al- 
l'ipotesi di  un  guardasigilli  protestante  od  tsraelita,  le  cui  nomine 
di  vescovi  sarebbero  state  male  accolte  dai  fedeli  :  prescindendo  dai 
paesi  cattolici,  dove  non  mancano  razionalisti  ed  israeliti,  il  caso 
fli  verìfica  spesso  in  Germania,  ma  senza  produrre  notevoli  inco- 
venienti.  Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  769,  col.  3^  Pisanxlli: 
-«  Supponete  che  segga  al  Ministero  di  grazia  e  giustizia  un  israe- 
lita od  un  protestante;  credete  voi  che  i  cattolici  accoglierebbero 
con  animo  fiducioso  la  proposta  che  fosse  fatta  da  un  ministro  di 
una  religione  diversa?  > 


?24  SEPARATISMO  '  [§g 

egli  sviluppò  abbastanza  il  suo  concetto,  siccome  vedremo 
più  sotto,  quantunque  forse  non  completamente:  ma  altri 
oratori  non  sorsero  né  a  confutare  né  ad  approvare  il 
principio  da  lui  enunciato. 

Airabolizìone  della  regia  nomina  alcuni  opponevano 
una  ragione  pregiudiziale.  Ricprdavano  come  secondo 
il  nostro  Statuto  (art.  18)  i  diritti  in  materia  beneficiaria 
fossero  esercitati  dal  Re,  ed  aggiungevano  che  il  Par- 
lamento non  avesse  facoltà  di  rinunziare  ai  medesimi, 
poiché  essi  appartenevano  alla  Corona  e  non  ad  altri 
[loteri  dello  Stato;  che,  se  si  avesse  l'intenzione  di  abo- 
lirli, bisognasse  invitare  il  popolo  ad  eleggere  un'assem- 
blea costituente  per  modificare  questo  punto  dello  Statuto.  • 
Ma  in  Italia  non  s'è  ancora  mai  eletta  un'assemblea  co- 
stituente: si  é  seguito  il  sistema  di  lasciar  modificare 
qualche  punto  dello  Statuto  dagli  organi  stessi  legisla- 
tivi; e  cosi  si  fece  anche  questa  volta;  '  l'obbiezione 
della  incostituzionalità  dell'abolizione  trovò  poca  eco. 

Lo  stesso  si  dica  di  un'altra,  anch'essa  di  carattere 


*  Cfr.  Dept4tcitiy  9  febb.  1871,  pag.  546,  col.  3%  Sineo;  ibid., 
Il  marzo,  pag.  751,  col.  3*,  Uqdulena. 

*  Deputati,  2  febb.  1871,  pag.  452,  col.  2%  Bonghi:  «  Quanto  a 
me  io  ho  proposto  un'altra  volta  in  questa  Camera  una  riaolasione 
colla  qoale  si  dichiarile  che  gli  articoli  dello  Statuto  potevano 
essere  modificati  dall'accordo  dei  tre  poteri  dello  Stato  senza  bisogno 
di  costituente  apposita.  Io  persisto  in  questa  opinione;  ma  si  devono 
distinguere  due  diversi  punti  di  dottrina.  Certo,  nel  parer  mio,  i  po- 
teri dello  Stato  hanno  diritto  a  modificare  lo  Statuto  e  diventare  co- 
stituenti tutti  insieme  d'accordo;  ma  quando  uno  Stato  ò  retto  da 
Statuto  scritto,  è  necessario  che  vi  sia  indicato  il  modo  col  quale  qae- 
E^te  variazioni  allo  Statuto  si  possono  introdurre;  ora  questo  modo  nel 
nostro  Statuto  non  è  prescritto,e  bisogna  principiai'e  dal  determinarlo.  » 


§  8J  SEPARATISMO  225 

puramente  giuridico.  Voi,  diceva  il  giurisdizionalista 
Mancini,  conservando  il  regio  patronato,  rendete  vana  e 
incomprensibile  la  rinunzia  alla  regia  nomina:  poiché 
il  Concilio  di  Trento,  nelF abolire  1  patronati  fondati  su 
privilegi  pontifici  ossia  Concordati,  fece  eccezione  per 
quelli  conferiti  a  sovrani:  dunque  la  regia  nomina  non 
diflerisce  dal  regio  patronato,  cioè  il  diritto  regio  di 
proposta  acquisito  per  mezzo  di  privilegio  ossia  concor- 
dato non  differisce  dal  diritto  regio  di  proposta  acquisito 
colla  dotazione  del  vescovato;  non  si  può  far  differenza 
giuridica  tra  la  regia  nomina  e  il  regio  patronato.  *  — 
Che  differenza  giuridica  non  ne  esista  alcuna,  non  è 
esatto;  »  ma  questo  argomento  del  Mancini  non  fu  né 


*  Ibid.  13  marzo,  pag.  760,  col.  2%  Mancini  :  «  Ma  nell*  abolizione 
generale  dei  patronati  fondati  sa  privilegi,  il  Concilio  [tridentino] 
fece  due  eccezioni:  €«  et  exceptis  Patronatibos  super  cathedralibus 
ecclesiis  competentibui  et  exceptis  aliis,  quae  ad  Imperatores  et 
Rflges,  seno  regna  possidentes,  aliosque  sublimes  ac  sopremos  prin- 
cipes  iura  impdrii  in  dominiis  saia  habentes,  pertinent.  »  »  Decreto 
Trident.  Gap.  9,  sess.  25,  De  Reformat.)  —  Dunque  il  decreto*  del 
Concilio,  che  oggi  ancora  ò  la  legge  fondamentale  della  società 
cattolica,  stabili  che  anche  dove  il  diritto  di  nomina  si  fondasse  su 
privilegi  e  concessioni  fatte  da  Pontefici  a  Re  ed  Imperatori  e  capi  * 
di  nazioni  cui  competessero  iura  imperù\  cioò,  le  attribuzioni  della 
civile  sovranità,  questi  privilegi  continuassero  a  costituire  in  av- 
venire un  titolo  legittimo  di  vero  canonico  diritto  di  patronato, 
perfettamente  conciliabile  colle  leggi  della  Chiesa,  e  che  voi  non 
intendete  dì  abolire,  poiché  neirultima  parte  del  vostro  articolo  16 
{=  15  della  Legge]  dichiarate  espressamente  di  mantenerlo  e  di 
non  volervi  introdurre  la  benché  menoma  innovazione.  » 

'  Vedi  HiNSCHius,  Dos  Kirchenrecht ...  cit.  Bd.  II,  1878,  pag.  692 
nota  3^  e  ibid.  pag.  691  e  seg.  (parla  della  regia  nomina;)  cfr.  con 
Bd   III,  1883,  pag.  6  e  seg.,  dove  parla  del  patronato. 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontiflci$  15 


226  SEPARATISMO  [  §  8 

oppugnato  né  approvato  da  alcuno;  giacché  la  questione 
non  era  giuridica,  ma  politica. 

lì  vero  pernio  della  medesima  era  il  principio  dell'in- 
competenza.  La  separazione  non  può  intendersi  nel  senso, 
che  lo  Stato  rinunzi  ad  ogni  diritto  di  vigilanza  ed  ispe- 
zione sulla  Chiesa;  questa  ingerenza  non  è  punto  inde- 
bita, e  ha  da  estendersi  anche  sulla  costituzione  interna 
della  Chiesa;  questa,  associazione,  o  fondazione,  o  cor- 
porazione, è  in  dovere  di  sottoporre  i  suoi  Statuti  al 
r-overno,  il  quale  ha  pure  diritti  più  o  meno  ampi  sulle 
elezioni  dei  capi,  come,  sebbene  forse  non  nello  stesso 
grado,  per  tutte  le  altre  associazioni  o  corporazioni.  11 
motivo  di  quest'ultima  ingerenza  è  non  solo  quello  ge- 
cerico,  che  lo  Stato  ha  diritto  di  porre  condizioni  al 
riconoscimento  delle  associazioni,  fondazioni  e  corpo- 
razioni, sibbene,  di  più,  l'altro  speciale,  che  il  vescovo 
ha  una  funzione  non  soltanto  religiosa,  ma  anche  morale; 
cioè  non  esercita  solo  una  funzione  esclusiva  di  una 
speciale  associazione  o  fondazione  o  corporazione,  sib- 
bene anche  una  delle  funzioni  più  generali  e  più  essen- 
ziali dello  Stato.  *  Se  oggi  la  Chiesa  non  adempie  più  a 


*■  Questo  concetto  delle  fanzioni  ai  trova  sTilappato  benÌBsimo 
da  Q.  PioLA,  La  libertà  della  Chiesa,  Milano,  Hoepli,  1874.  Egli 
perù  non  osserva  come  nella  Camera  dei  Deputati  era  etato  ben 
lormulato,  quantunque  non  analizzato,  dal  Pescatore.  —  Nel  passo, 
che  ora  riferiremo,  il  Piola  fonde  il  diritto  dello  Stato  di  concor- 
rere neir elezione  dei  vescovi,  non,  come  noi,  sul  fatto  che  questi 
*4^jercitano  funzioni  anche  morali,  ma  suir  altro  che  essi  sono  ammi- 
nistratori dei  beni  ecclesiastici.  Ma  in  fondo  il  nostro  eoncetto  non 
differisce  da  quello  del  Piola;  giacché  egli  qui  parla  non  dello  stato 
presente  della  questione,  ma  dello  stato  ideale.  Egli,  cioè,  sostiene, 


§  8]  SEPARATISMO  227 

funzioni  esclusivamente  civili,  come  la  tenuta  ufficiale 
dei  registri  di  nascita,  di  matrimonio  e  di  morte,  la  giu- 
risdizione matrimoniale,  ecc.,  esercita  tuttavia  delle  fun- 
zioni che  divide  collo  Stato  e  con  altri  Corpi,  cioè  quella 
morale,  che  è  inseparabile  dalla  religiosa,  quantunque 
non  sia  esclusivamente  una  dipendenza  della  medesima. 
Siffatto  ordine  d'idee  venne  esposto  dal  Pescatore.  *  Ma, 


che  la  fanzione  morale,  dovrebbe  avere  organi  speciali,  indipendenti 
dallo  Stato,  come  la  religiosa,  e  come  in  parta  Tha  anche  la  fan- 
zione scientifica;  ma  non  nega  che  i  vescovi  frattanto  esercitino 
una  fanzione  morale  e  che  perciò,  sinché  essa  dura,  lo  Stato  avrebbe 
diritto  di  concorrere  nella  loro  nomina.  —  Piola,  pag.  82:  «  Ma 
se  ai  ministri  della  Chiesa  non  ò  più  attribuita  da  noi  alcuna  fan- 
zione dello  Stato;  se  non  può  considerarsi  come  tale  neanche  l'in- 
segnamento delia  morale;  essi  però  esercitano  ancora  una  fanzione 
che  dipende  dal  potere  civile  [provvisoriamente,  sino  a  quando  non 
sarà  riordinata  la  proprietà  ecclesiastica  e  aboliti  gli  economati: 
ibid.  png.  83-84J  la  funzione  cioè  di  amministratori  dei  benefizi 
ecclesiastici  »  Quindi,  pag.  83-84,  sinché  non  si  aboliscano  gli  eco- 
nomati^  si  sarebbe  devoto  conservare  il  concorso  dello  Stato  nelle 
elezioni  ecclesiastiche. 

*  Deputati^  14  marzo  1271,  pag.  772,  col.  2%  Pescatobb:  «  E  la 
ragione  intima,  la  ragione  permanente  di  cotesto  istituto  [della 
regia  nomina  e  simili,  cioè  della  partecipazione  del  potere  civile 
neir elezione  dei  vescovi],  non  ò  difiicile,  o  signori,  di  rinvenirla. 
—  È  un  concetto  volgare  che  la  Chiesa  cattolica  si  limita  al  go- 
verno strettamente  spirituale.  ^  No,  o  siseri:  la  Chiesa  si  attri- 
buisce ed  esercita  con  grande  efficacia  il  governo  morale  del  mondo. 
L'umanità  è  governata,  o  signori,  sotto  questo  triplice  aspetto:  sotto 
il  rispetto  del  governo  e<*onomico  e  sociale  (il  potere  civile^  ;  sotto 
il  rispetto  strettamente  religioso  (potere  ecclesiastico);  e  sotto  il 
rispetto  morale,  e  questo  terzo  campo  è  il  campo  comune  in  cui 
si  incontrano  il  potere  civile  ed  ecclesiastico,  è   in  questo  campo 


228  SEPARATISMO  [§8 

come  dicemmo,  nessuno  sorse  a*sostenerlo  o  a  confutarlo. 
L'importanza  della  questione  non  fu  apprezzata.  Il  Bonghi, 
relatore,  fondava  il  diritto  del  Governo  alla  nomina  o 
proposta,  sopra  un  fatto  storico,  1  Concordati;  e  lo  faceva 
cadere  da  per  sé  stesso  per  l'abolizione  di  quelli;  cosi 
egli  scambiava  la  causa  storica,  occasionale,  coir  altra 
intima,  essenziale.  «  Il  Sineo,  senza  risalire  agli  alti  prin- 


che  nascono  i  disnidi,  i  conflitti,  perchè  il  governo  morale  è  legato 
indissolabilmente  e  colla  religione  da  nna  parte  e  colla  politica 
dello  Stato  dall'altra.  Ed  ecco  il  perchè  nn  prelato  della  Chiesa 
cattolica  non  può  essere  altrimenti  considerato  che  quasi  come  an 
funzionario  anche  del  potere  civile  o  per  lo  meno  lo  Stato  o  il  po- 
tere civile  è  legittimamente  interessato  ad  esaminare  e  procacciare 
che  la  persona  eletta  all'esercizio  del  ministero  ecclesiastico,  non 
già  che  sia  capace  di  bene  esercitare  il  ministero  ecclesiaatico'(che 
di  questo  l'autorità  civile  non  ha  a  preoccuparsi),  ma  si  che  abbia 
tutte  le  qualità,  tutte  le  disposizioni,  che  presenti  le  guarentigie 
psr  cui  si  possa  sperare  che,  nell'esercizio  del  governo  comune, 
nell'esercizio  del  governo  morale,  non  leda  gli  interessi  legittimi 
dello  Stato;  ed  è  dunque  un  interesse  legittimo,  un  interesse  per- 
manente ed  immutabile  che  dà  diritto  al  potere  civile  di  interve- 
nire, di  ingerirsi  anche  nella  nomina  dei  funzionari  ecclesiastici 
della  Chiesa  cattolica.  » 

'  Relazione  Bonght,  stampata  sotto  il  giorno  21  genn.  1871,  Dj~ 
putati;  pag.  349,  col.  3*:  «  Ora  è  naturale  che  il  regno  d'Italia,  il 
quale  ha  proceduto  sinora  nella  sua  legislazione  come  se  i  concor- 
dati non  esistessero,  rinunci  sin  da  ora  a  questa  partecipasiene 
all'elezione  del  beneficiato,  che  si  fonda  sul  diritto  positivo  degli 
indulti,  dei  concordati,  delle  consuetudini,  poiché  non  l'ha  dapper- 
tutto e  l'ha  diversamente  limitato  ed  atteggiato.  >  —  E  nella  di- 
scussione, Deputati,  14  marzo  1871,  pag.  777,  col.  1*  Bonghi: 
«  Adunque  questo  diritto  [della  regia  nomina],  che  noi  proponiamo 
di  abbandonare,  non  è  un  diritto  che  scaturisce  dalla  natura  stessa 


§  8]  SEPABATISMO  229 

cipì,  fece  uà  passo  più  in  là  neir applicazione  di  essi, 
formulando  il  problema,  ma  senza  svilupparlo,  se  lo  Stato 
abbia  motivi  non  solo  teorici,  ma  anche  oggigiorno  pratici, 
di  sottoporre  ad  una  revisione,  non  che  gli  statuti  delle 
Chiese  e  della  cattolica  in  ispecie,  il  suo  contenuto  domma- 
tico,  di  vedere  cioè  se  in  questo  non  ci  siano  delle  parti 
immorali  e  contrarie  al  diritto  pubblico.  *  Ma  questa  sua 
giusta  arditezza  non  proveniva  da  una  maggiore  chia- 
rezza di  concetti;  anzi  egli,  confondendo  il  diritto  privato 
col  pubblico,  vedeva  il  fondamento  precipuo  della  pre- 
rogativa della  regia  nomina  in  ciò,  che  Io  Stato  ha  fa- 
coltà di  regolare  ogni  successione,  e  quindi  anche  quella 
beneficiaria.  « 


delle  relazioni  della  potesià  civile  rispetto  all'aatorità  eccleeiaBtica, 
ma  ò  un  diritto  che,  come  è  variamente  esercitato,  cosi  variamente 
nasce  da  patti  diversi  bensì,  ma  da  patti  che  voi,  badate  bene,  avete 
annullati  tutti.  »  —  Il  Tiepolo  cit,  pag.  5&-56,  ripete  le  idee  del 
BoDghL 

^  Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  770,  col.  3%  Sineo:  «  Eppure, 
o  signori,  aprite  i^ibri  dei  teologi,  aprite  i  libri  specialmente  di 
quei  teologi  che  adesso  sono  cosi  potenti  in  Roma;  aprite  quei  libri  e 
ditemi,  colla  mano  sul  cuore,  se  vi  trovate  una  morale  conforme 
alla  vostra.  Ora  ditemi  se  lo  Stato  non  avrà  diritto  di  premunirsi 
contro  chi  professasse  pubblicamente  una  morale  perniciosa  e  per- 
vertitrice.  » 

'  Ibid,  Sineo:  «  Le  successioni  intestate  come  le  testamentarie 
n^r  hanno  fondamento  che  nella  Legge.  Come  è  regolata  la  suc- 
cessione dei  beni  privati,  cosi  si  effettua  sotto  F  egida  delle  leggi 
dello  Stato  la  succefwione  nei  beni  dei  quali  il  pofssesso  è  concesso 
alle  corporazioni,  qualunque  ne  sia  il  titolo,  siano  esse  ecclesiastiche 
o  laicali.  —  Lo  Stato  permette  al  vescovo  di  succedere  nella  pre- 
benda del  suo  predecessore,  ma  glielo  permette  sotto  certe  condi- 
zioni. II  vescovo  chiamato  a  succedere  deve  essere  tale  persona 


230  SEPARATISMO  [§8 

Le  idee  del  Pescatore  e  Iji  prima  di  quelle  del  Sìneo 
non  trovarono  sostenitori  quando  sarebbe  stato  il  mo- 
mento di  applicarle,  sebbene  non  mancassero  nella  Ca- 
mera né  qualche  giurisdizionalista,  né  i  razionalisti  aperti. 
Il  Mancini  non  si  levò  a  sostenerle;  il  Morelli,  il  Crispì, 
il  Bargoni,  il  Macchi  ed  altri  tacquero  anch'essi. 

L'idea  della  maggioranza  della  Camera,  idea  propria 
degl'individui  e  non  solo  dei  capi  del  partito,  idea  non 
solo  della  Destra  ma  anche  di  una  parte  della  Sinistra, 
er^  quella  dell'  incompetenza  dello  Stato  in  fatto  di  co- 
stituzione interna  dell^  Chiesa,  anche  nel  senso  di  sem- 
plicemente «  promuoverne  *  la  riforma;  *  quanto  alla 


dalla  quale  lo  Stato  non  possa  aspettarsi  che  benefìzi.  —  Ecco  il 
fondamento  del  diritto  di  presentasioDe.  Noi  siamo  nella  cercliia 
comune  dei  diritti  civili,  del  diritto  pubblico  di  qualunque  paese.  — 
Non  è  dunque  un'ingerenza  che  leda  la  liitertà  della  Chiesa,  come 
non  è  lesa  la  libertà  dei  privati  dalle  leggi  che  regolano  la  suc" 
cessione.  —  Ristretta  la  questione  in  questi  termini,  T  onorevole 
guardasigilli  non  può  più  dire,  che  essa  non  sia  di  competenza  della 
Camera.  Appartiene  senza  dubbio  al  potere  legislativo  di  opporsi 
da  un  lato  ali*  irruzione  di  una  morale  perniciosa,  e  di  prescrivere 
le  condizioni  opportune  per  la  successione  nei  benefizi,  non  meno 
che  negli  altri  beni  che  sono  nel  territorio  dello  Stato.  » 

*  La  separazione  e  Y  incompetenza,  intese  in  questo  senso,  hanno 
recentemente  avuto  un'  esplicazione  scientifica  nello  Stato  e  Chiesa 
(cit.)  del  Minghetti.  Egli  respinge  nei  termini  più  recisi  la  com* 
potenza,  nello  Stato,  anche  di  promuovere  la  riforma  della  eoa^i- 
tuzione  della  Chiesa;  ibid.,  pag.  180:  «  Finalmente  (e  questo  raf« 
figura  tutto  il  concetto  del  Piota,  almeno  quale  noi  ce  lo  siamo 
formato)  egli  vorrebbe  che  lo  Stato  procacciasse  la  rifórma  interna, 
della  Chiesa,  sia  mediante  la  predetta  costituzione  delle  ammioi« 
strazioni  della  proprietà  ecclesiastica  [cioè  celie  congregazioni  lai- 
che amministrative],  sia  col  promuovere  la  rianione  delle  assembleo 


§8]  SEPARATISMO  231 

revisione  del  contenuto  dommatico,  l'opinione  del  Sineo 
può  dirsi  quasi  del  tutto  isolata,  gli  stessi  razionalisti 
della  Camera,  interpellati,  difficilmente  si  sarebber  pro- 
nunziati in  favore  della  medesima.  Ma  posto  pure  o  con- 
cesso il  principio  dell'incompetenza,  una  buona  parte 
della  Camera  formulava  e  discuteva  il  quesito,  se,  esclu- 
dendo la  rinunzia  pura  e  semplice  del  Governo  al  diritto 
di  nomina  o  proposta,  non  potesse  trovarsi  un'altra  mo- 
dalità di  rinunzia  che,  senza  ledere  il  principio  dell'in- 
competenza, avesse  per  effetto  una  .riforma  della  costi- 
tuzione interna  della    Chiesa.  ^   Altri    volevano  che  la 


deliberanti  della  Chiesa,  ossia  coli' eccitare  la  cultura  del  clero  o 
in  altri  modi.  IDella  libertà  della  Chiesa,  Milano,  Hoepli,  1874, 
pag.  249]  ...  Ma  perchè  lo  Stato  possa  promuovere  una  riforma, 
bisogna  ohe  egli  abbia  un'  idea  chiara  e  di  ciò  che  è  imperfetto 
nella  vecchia  forma,  e  di  ciò  che  gli  si  può  sostituire  di  nuovo, 
bisogna  pertanto  che  abbia  un  ideale  religioso  al  quale  accostarsi. 
—  [pag.  181].  Insomma,  potrà  lo  Stato,  introducendo  il  principio 
elettivo  della  amministrazione,  mettere  i  fedeli  ia  grado  di  &r  sen- 
tire e  prevalere  la  loro  volontà,  non  potrà  mai  surrogarsi  ad  essi 
e  far  le  veci  loro.  » 

^  Lo  stesso  Bonghi,  a  nome  delia  Commissione,  non  si  mostrava 
contrario  al  principio  dell'elezione  popolare  IDeputaU,  31  geno.  1871, 
pag.  434,  col.  2%  BoNeHi  :  «  Ma  la  Commissione,  ha  ragionato  cosi:  » 
manteniamo  l'ezequatur  e  il  placet  sino  a  «  quando  avremo  mu- 
tato la  natura  del  benefizio  ecclesiastico  e  creato  un  ente  giuridico 
capace  di  rappresentare  la  proprietà  ecclesiastica,  meno  intinto  e 
viziato  di  feudalità;  e  quando  invece  dalla  parte  dell*  autorità  ec' 
clesiastioa  sarà  ripristinata,  nelle  elezioni  dei  vescovi,  ed  estesa  ed 
accomunata  a  quella  dei  parroci  l' ingerenza  antica  del  laicato  e 
dei  clero.  »];  ma  voleva  che  prevenisse  «  dalla  parte  dell'autorità 
ecclesiastica.  »  Però  egli  stesso,  personalmente,  aveva  idee  meno 
incompetentiste;  cosi  nella  Relazione  (stampata  sotto  il  giorno  21 


232  SEPARATISMO  |  §  8 

rlQunzìa  fosse  assolutamente  condizionata,  poco  occu- 
pandosi della  competenza  od  incompetenza. 

Si  proponeva  che  lo  Stato  cedesse  il  diritto  di  nomina 
0  proposta,  ma  a  favore  dei  fedeli.  Poi  alcuni  volevano 
che  la  rinunzia  fosse  a  favore  dei  fedeli  in  genere, 
altri  che  fosse  a  favore  del  solo  clero,  altri  ancora  che  a 
prò  di  una  sola  parte  del  clero  e  specialmente  del  capitolo 
cattedrale;  ecc.  Quali  erano  gli  argomenti  addotti  in  favo- 
re della  rinunzia  condizionata  in  questo  senso  nelle  varie 
sue  distinzioni?  Storici  e  razionali.  Si  diceva  che  origi- 
nariamente il  regime  della  Chiesa  era  stato  democratico, 
i  vescovi  erano  stati  eletti  dal  popolo  e  dal  clero,  che 
questo  diritto  era  passato  in  mano  del  principe  come 
rappresentante  del  popolo,  che  se  il  principe  doveva  ce- 
derlo, dovesse  restituirlo  agli  antichi  possessori,  a  quelli 
da  cui  lo  aveva  ricevuto,  al  clero  e  al  popolo.  *  E,  quan- 


genn.,  1871,  Deputati)  dice  (pag.  349,  col.  2^),  che  il  Governo  non 
può  abbandonare  la  Chiesa  in  modo  da  dimenticare  i  saoi  doveri 
cedendole  quei  diritti  che  appartengono  ai  fedeli,  quali  quello  del* 
relezione;  ma,  egli  eoggiunse,  per  motivi  politici  questo  argomento 
s'ò  dovuto  rimettere  ad  un  tempo  futuro;  cioè  per  quei  medesimi 
motivi  per  cui  già  sin  dal  principio  della  Relazione  aveva  detto 
(ibid.  pag.  341,  col.  1^),  che  la  Giunta  avrebbe  preferito  di  gna- 
rentire  la  libertà,  e  di  tutte  le  Chiese,  non  per  via  di  privilegi, 
tebben  modificando  il  diritto  pubblico  interno.  Sulle  idee  del  Bonghi 
intorno  air  incompetenza  vedi  pure  ibid.  le  pag.  349,  col.  3*,  e 
350,  col.  ^, 

*  Per  esempio.  Deputati^  11  marzo  1871,  pag.  750,  col.  1%  Carutth 
«  Credete  voi  giunto  il  momento  di  rinunziare  a  questo  diritto  che 
legalmente  possedete?  Ebbene  a  me  sembra  che  voi  non  dovete 
spogliarvene  se  non  a  favore  di  coloro  cui  spetta  secondo  la  disci- 
plina ecclesiastica,  secondo   quel  diritto  storico  che  credo  nessoDO 


§  8]  SEPARATISMO  233 

d*  anche  la  storia  non  fosse  stata  questa,  la  ragione  ci 
dice,  che  ogni  società  ha  il  diritto  di  eleggersi  ì  suoi 
rappresentanti,  e  il  medesimo  criterio  è  da  applicarsi 
a  quella  dei  fedeli. 

Gli  avversari  negavano  la  verità  dell'argomento  sto- 
rico, 0  ubavano  la  legittimità  della  conseguenza  tirata 
dagli  argomenti  storico  e  razionale.  Dicevano  fosse  er- 
roneo, che  il  vescovo  originariamente  sia  stato  eletto 
dal  clero  e  dal  popolo;  *  che  questo  non  aveva  altro 
diritto  che  dell'assenso  od  acclamazione,  ma  relezione 
vera  e  propria  veniva  fatta  dal  solo  clero,  anzi  da  una 
sola  parte  del  clero,  dai  funzionari  più  alti  fra  esso  in- 
sieme ai  vescovi  delle  vicine  diocesi  e  al  metropolitano, 
anzi  specialmente  da  questi  ultimi.  [E  ciò  è  vero.]  E, 
riguardo  all'  argomento  razionale,  vero  è  che  ogni  società 
ha  logicamente  il  diritto  di  eleggersi  ì  suoi  capi,  i  suoi 
rappresentanti;  vero  è  che  anche  la  società  religiosa  ha 
questo  diritto;  né  noi,  si  diceva,  intendiamo  negarlo;  noi 
vogliamo  soltanto  non  obbligarla  a  far  uso  del  medesimo 
come  accadrebbe  se  rinunziassimo  con  tal  condizione  ;  *  se 


ili  questa  Camera  e  pochi  forse  faori  di  qui  vorrebbero  porre  in 
dobbio.  »  Ibid.,  25  genn.,  pag.  376,  col.  3%  Coppino:  «  Né  mi  cu- 
rerei delle  scemate  difese  dell'autorità  laica,  se  i  diritti  ond^essa 
ai  spoglia  avesse  restituito  alla  congregazione  dei  cattolici  che  sono 
nel  regno.  » 

*  Deputati^  11  marzo  1871,  pag.  748,  col.  2^,  Minohbtti. 

'  Ibid.,  22  genn.,  pag.  397,  col.  2\  Bsbti:  «  lo  ammetto,  per 
esempio,  che  sarebbe  un  benefizio  grahdissimo  se  il  laicato  potesse 
<^ncorrere  più  vivacemente  di  quello  che  non  fa  ora  nella  Chiesa, 
lo  credo  che  la  società  religiosa  ci  guadagnerebbe  moltissimo.  »  Ma 
lo  Stato  non  pnò  imporre  questa  riforma:  «  Credete   voi,  che  nel 


234  SEPARATISMO  [§8^ 

vorrà  servirsene,  V  ha  da  veder  essa,  noi  rappresentiamo 
qui  i  cittadini  e  non  i  fedeli;  •  non  ci  entriamo,  né  vo- 
gliamo entrarci,  non  ci  opporremo:  '  se  la  società  eccle- 


mentre  diciamo  alla  Chiesa,  voi  sarete  prosciolta  da  tatti  i  vincoli^ 
noi  faremmo  bene  a  cominciare  a  dirle:  però  vivrete  secondo  qaesto 
modo,  e  tutte  lo  volte  che  volete  matare  tenore,  sarete  obbligata 
a  presentarvi  davanti  al  potere  esecutivo,  o  giudiziario  o  legislativa 
per  domandare  il  permesso  di  mutare  la  vostra  costi tuzione?  »  -* 
Ibid.,  11  marzo,  pag.  748,  col.  2-3%  Minghbtti:  Si  dice:  «  Se  per 
qualunque  cagione  lo  Stato  abbandona  le  sue  prerogative,  deve  re- 
stituirle a  chi  di  ragione,  non  al  Papa  di  cui  accrescereste  cosi 
Tolti'epotenza  e  V  orgoglio,  ma  a  coloro  che  hanno  motivo  di  botie 
usarne.  —  Quest*  argomento  pecca,  a  mio  avviso,  in  ciò  che  pre- 
sappone  sempre  nello  Stato  una  competenza  nelle  questioni  eccle- 
siastiche. A  mio  avviso,  lo  Stato,  ne  sa  nò  può  regolare  V  ordina- 
mento intemo  della  Chiesa.  »  —  Ibid.,  14  marzo,  pag.  770,  col.  1\ 
PiSANELLi:  «  io  respingo  tutte  quelle  proposta  con  le  quali  si  de- 
ferisce la  nomina  del  vescovo  a  capitoli  o  ad  altri  collagi.  Con  qnal 
potere  il  legislatore  potrebbe  oggi  rinnovare  le  disoipiine  eccle- 
siastiche, ordinare  la  Chiesa?  » 

*  Ibid.,  13  marzo,  pag.  764,  col.  1%  Ebcolb:  €  In  quanto  poi  al 
^esto  ed  alVavvenire,  ci  pensi  la  Chiesa  a  fai*  valere  i  suoi  diritti; 
mai  non  spetta  ad  un'  assemblea  politica  lo  stabilire  il  modo  con  cai 
si  debbono  fare  le  elezioni  dei  vescovi.  >  —  Cfr.  16  mano,  pag.  797, 
col.  2^,  PxRuzzi,  passo  che  riferiremo  a  proposito  dell'  appello  ab 
abusa.  —  Ibid ,  ]  1  marzo,  pag.  754,  eoi.  2^  Michblini:  «  Ma  noi 
non  slamo  competenti  a  determinare  da  ehi  e  in  quale  guisa  ai 
debba  esercitare  il  diritto  elettorale  circa  i  ministri  dell'altare. 
Noi  qui  rappresentiamo  i  cittadini^  non  i  fedeli,  » 

*  Ibid,  13  marzo,  pag.  766,  coL  1-2^,  De  Falco  gaardaaigiUi 
(tuceedato  al  Raeli  durante  la  discussione  della  Legge):  «  Nò  Tar-- 
ticolo  proposto  dalla  Commissione  pregiudica  in  qualsiasi  modo  il 
diritto  dei -fedeli  di  dare  air  associazione  cattolica  quella  organiz- 
zazione che  loro  piaccia.  Merco  di  esso  si  rinunzia  unicamenta  ad 


§  8]  SEPARATISMO  235 

siastica  ha  in  sé  taata  vigoria  da  subire  una  riforma, 
non  c*ò  del  resto  bisogno  che  noi  la  promoviamo,  essa 
può  iniziarla  da  so  stessa;  '  anzi,  aggiungeva  il  senatore 
Poggi,  crediamo  che  non  sia  difficile.  * 

Ma  si  rispose  benissimo:  Voi  aggiungete  il  grarcasmo; 
che  cosa  infatti  significa,  che  col  rinunziare  puramente 
e  semplicemente  non  intendete  opporvi  a  che  i  fedeli  si 
eleggono  essi  stessi  il  loro  rappresentante,  il  loro  vescovo? 
Formulatevi  la  cosa  praticamente.  Il  Papa  nominerà  un 
vescovo;  una  parte  dei  fedeli  supponiamo  che  si  riunisca 


un  diritto  finora  esercitato.  Spetta  airassociazione  cattolica,  spetta 
al  clero  di  &r  fruttificare,  a  loro  vantaggio,  e  per  mezzo  della 
libertà  che  loro  viene  concessa,  simile  rinunzia.  » 

>  Ibid.,  14  marzo,  pag.  777,  col.  2^^,  Bonghi:  «  Ebbene,  se  nella 
Chiesa  vi  sono  ione  morali  atte  ad  ordinarla  altrimenti,  ad  in- 
fluire nel  suo  governo,  esse  saranno  efificaci  da  se.  Ma  se  non  ci 
sono,  le  vostre  congregazioni  parrocchiali,  le  vostre  congregazioni 
diocesane  saranno  atte  a  crearle  esse?  Potranno  disordinarle  peggio  ; 
ma  ricostituirle  nò  punto  né  poco.  »  -*  Nel  medesimo  senso  il  Pan- 
TALBONi,  Libertà  ecc.  cit,  pag.  58  :  «  Ma  qual  prova  migliore  che  i 
popoli  non  fossero  parati  ad  esercitare  quella  libertà  di  elezione, 
di  quella  che  ne  offre  la  stessa  legge  delle  Guarentigie?  In  quella  il 
Governo  rinunziò  per  sé  alla  nomina  o  presentazione  dei  Vescovi, 
e  chi  impediva  ai  popoli  d'impadronirsene  come  di  cosa  loro?  Invece 
le  lasciarono  e  le  lasciano  ancora  senza  reclamo  in  mano  al  Papa 
ed  alla  Romana  Curia,  salvo  le  tenni  riserve  dell'articolo  16.  — 
Gli  è  che  se  in  Italia  qua  e  là  pur  rimanesse  qualche  traccia  di 
quelle  nomine  parrocchiali  che  un  di  furono  il  diritto  comune  di 
tutti  i  paesi  cattolici,  la  nominata  agli  episcopati  è  scaduta  al  tutto, 
da  quattro  secoli  forse  in  quasi  tutta  T  Italia,  a  tale  che  la  tradi- 
zione popolare  perfino  ne  ò  morta.  »  Idem  a  pag.  85.  . 

*  Senato,  29  aprile  1871,  pag.  549,  coL  1*^  (discorso  tenuto  il 
giorno  28,  e  stampato  sotto  il  giorno  29). 


230  SEPARATIS5I0  [§  8 

ed  elegga  un  altro;  naturalmente  si  viene  a  collisione 
tra  i  due  vescovi  e  tra  i  fedeli  elettori  e  i  fedeli  asten- 
sionisti, i  quali  saranno  insufBati  dal  vescovo  pontificio  e 
con  tutta  probabilità  anche  dal  clero:  allora  interviene 
la  polizia,  e  questa  a  chi  darà  ragione?  Naturalmente  non 
vorrà  e  non  potrà  risolvere  una  quistione  di  principii, 
essa  procede  sommariamente,  e  darà  ragione  air  autorità 
costituita,  al  Papa  ed  al  suo  vescovo.  *  Dunque  il  signi- 
ficato pratico  della  rinunzia  pura  e  semplice  non  è  dub- 
bio; si  risolve  in  una  cessione  a  favore  del  Papa;  cioè 
voi  venite  indirettamente  a  sancire  il  governo  assoluto 
della  Chiesa,  assolutismo  che  ha  conseguenze  fatali  pel 
clero,  pei  fedeli  e  per  lo  Stato.  —  Né  è  vero,  come  voi 


*  Deputati^  14  marzo  1871.. pag.  770,  col.  2^,  Sineo:  «Io  domando 
a  chianque  sia  pratico  del  modo  con  cui  ai  procede  fra  le  nostre 
popolazioni,  quale  sarà  il  mezzo  con  cui  una  volta  che  al  Sommo 
Pontefice  verrà  conferito  il  diritto  generale  dì  nominare  a  tutti  i 
benefizi  maggiori  o  minori,  in  qual  modo  si  possa  costringere  la 
Santa  Sede  a  rinunciare  ad  una  parte  dei  diritti  che  si  saranno  da 
essa  acquistati  per  fatto  vostro?  »  —  Ibid.,  16  marzo,  pag.  796, 
col.  1%  SiNBo:  €  Avete  sentito  T  onorevole  Bonghi,  avete  sentito 
altri  oratori  a  dire:  il  popolo  può  rivendicare  i  suoi  diritti  al  di 
fuori  di  ogni  influenza  parlamentare.  Ma  come  li  rivendicherà?  Gol 
bastone?  Quando  si  imporrà  ad  una  popolazione  un  antistite  con- 
trario alle  buone  idee,  alle  buone  inclinazioni  di  essa,  quando  le  si 
imporrà  un  antistite  che  predichi  la  morale  del  beato  Alfonso  dei 
Liguori,  per  esempio,  e  colla  sua  voce,  sempre  autorevole  per  la 
posizione  occupata,  pervertisca  il  senso  morale  pubblico,  ebbene 
non  avremo  altro  mezzo  che  la  ribellione  per  liberarcene?  Ma  la 
ribellione!  Le  leggi  di  sicurezza  pubblica  prowederazmo  in  favore 
deir  improbo  antistite  e  contro  il  popolo  che  vorrà  rivendicare  la 
libertà  di  conservarsi  onesto  e  morigerato.  » 


§  8]  SEPARATISMO  237 

dite,  che  se  i  fedeli  sono  capaci  di  subire  una  riforma, 
non  ci  sia  bisogno  che  noi  la  promoviamo;  altro  è  subire, 
altro  prendere  l'iniziativa.  E  di  più  (si  sarebbe  potuto 
aggiungere),  voi  colla  rinunzia  pura  e  semplice  mettete 
un  ostacolo  gravissimo  a  questa  iniziativa;  poiché  è  im- 
possibile che  nelle  condizioni  odierne  della  Chiesa  ita- 
liana, mentre  la  gente  colta  è  indifferente  o  incredula, 
e  la  fede  non  resta  che  nel  basso  popolo  ed  ivi  stesso 
non  sempre  intatta  né  sempre  viva,  é  impossibile,  diciamo, 
che  questo  popolino  incolto  o  le  pochissime  persone  colte 
davvero  credenti  prendano  per  ora  l'iniziativa  di  una 
riforma  costituzionale  della  Chiesa,  o,  se  anche  la  pren- 
dano, riescano  a  trovar  seguito  tra  i  fedeli,  a  superare 
r  opposizione  della  gerarchia  ecclesiastica,  la  quale  non 
si  limiterebbe  a  protestare  platonicamente,  ma  ecciterebbe 
il  i)opolo  contro  i  novatori;  dunque  i  loro  sforzi  nau- 
fragherebbero; la  gerarchia  coir  uso  rafforzerà  le  sue 
.  pretese  elettorali;  e  quando  mai  poi  i  cattolico-liberali 
si  trovassero  più  numerosi  e  più  forti,  avrebbero  contro 
sé  un  diritto  acquisito  coli' usucapione.  —  E  poi,  si  diceva, 
lasciamo  da  parte  il  problema,  se  la  rinunzia  condizio- 
nata riesca  o  no  un'ingerenza  nella  costituzione  della 
Chiesa;  certo  si  è  che  non  sarebbe  perturbatrice,  che 
non  sarebbe  indebita,  perchè  alla  fin  fine  non  si  tratta 
che  di  restituzione.  *  —  Ad  ogni  modo,   si  aggiungeva. 


»  Ibid.,  27  genn.,  pag.  399,  col.  3%  Abionente:  «  Come  mai  si 
venga  a  perturbare  e  religione,  e  morale,  e  leggi,  e  società  col- 
r  ordinare  secondo  giustizia,  e  la  presentazione  ai  benefizi  e  Tam- 
mistrazione  delle  temporalità  di  essi,  io  non  so  vedere.  Alla  fine 
delle  fini  si  tratta  di  restitazione  »  [ai  fedeli]. 


238  SEPARATISMO  [  §  8 

la  riforma  costituzionale  sarebbe  utile  allo  Stato  non 
che  alla  Chiesa,  sarebbe  morale;  se  i  fedeli  sono  inca- 
paci di  iniziarla  da  sé  stessi,  lo  Stato  ha  il  dovere  di 
aiutarli,  di  promuoverla.  * 


Non  potendo  superarle  di  fronte,  si  attaccarono  di 
fianco  le  funeste  conseguenze  del  principio  dell'incom- 
petenza. Si  disse:  Ebbene,  voi  credete  che  rinunziando 
in  favore  del  clero  o  del  clero  e  del  popolo,  modifiche- 
reste indebitamente  la  costituzione  interna  della  Chiesa; 
noi  d'altra  parte  vogliamo  evitare  le  funeste  consegueze 
di  una  rinunzia  pura  e  semplice;  quasi  tutti  poi  inten- 
diamo separare  lo  Stato  dalla  Chiesa:  dunque  la  ri- 
nunzia è  necessaria  per  la  separazione;  ma  salviamo 
capra  e  cavoli;  rinunziamo  non  in  favore  del  clero  e  del 
popolo,  ma  nemmanco  puramente  e  semplicemente;  rir- 
nunziamo  solo  pel  caso  che  il  vescovo  sia  eletto  dal  clero 
e  dal  popolo.  ■ 


*  Cobi  il  ^Uncini,  ma  non  chiaramente;  Deputati,  13  mano, 
pag.  761,  col.  2*^:  «  se  pare  è  necessario  che  la  Chiesa  da  se  stessa 
«i  riformi  e  ritomi  nella  forma  canonica,  voi  dovete  promuovere 
ed  attendere  codesto  movimento.  »  —  Più  chiaramente,  e  giusta- 
mente, il  Piola,  Della  Libertà,  cit,  pag.  250:  «  Esso  [lo  Stato]  deve 
anche  procurare  il  miglioramento  della  Chiesa,  in  quanto  essa  è 
un*  istituzione  sociale;  deve  in  qaesto  senso,  educarla.  » 

'  Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  771,  col.  1%  Snf£o:  «  Si  adotti 
pure  la  formola  concordata  fra  la  Commissione  ed  il  Governo,  e  si 
rinonzi  dal  Governo  al  diritto  di  nomina,  presentasione  e  proposta 
nella  collaaione  dei  benefici,  ma  soltanto  in  quelle  diocesi,  nelle 
quali  le  elezioni  dei  funzionari  ecclesiastici  saranno  Jhttedal  dero 


§  8J  '  SEPARATISMO  239 

Questa  Tìa  di  mezzo  era  suggerita  non  solo  per  l' in- 
conciliabilità delle  due  opinioni  opposte,  ma  anche  per 
la  circostanza  di  fatto  che,  quand'anche  il  Groverno  avesse 
fatto  una  rinunzia  jji  favore  del  popolo,  quando  pure  cioè 
avesse  promosso  cosi  la  riforma  della  costituzione  della 
Chiesa,  essa  non  avrebbe  potuto  nei  primi  tempi  effet- 
tuarsi, difficilmente  il  popolino  avrebbe  saputo  resistere 
alle  insufflazioni  dell'alto  e  del  basso  clero  per  seguire 
i  pochissimi  cattolici  illuminati.  '  Ma  neppure  questo 
mezzo  termine  fu  accolto. 

Altri,  penetrati  pure  della  resistenza  che  esso  avrebbe 


e  dai  fedeli.  —  Noi  non  abbiamo  bisogno  di  fare  concordati  col 
potere  spirituale;  gli  lasciamo  perfettamente  libera  V azione,  »  Ecco 
i  termini  precisi  del  suo  articolo  sostìtativo,  che  non  fa  approvato; 
ibid.  pag.  778,  col.  2*:  «  È  fatta  rinuncia  dal  Governo  al  diritto  di 
nomina,  presentazione  o  proposta  nella  collazione  dei  benefizi  mag- 
giori, in  tutte  le  diocesi  nelle  quali  reiezione  dei  funzionari  ec- 
clesiastici sarà  restituita  al  clero  ed  al  popolo.  » 

*  Ibid.,  11  marzo  1871,  pag.  748,  col.  3*,  Minghbtti:  «  Ma  ve- 
diamo che  ne  avverrebbe  nella  pratica.  Se  il  Parlamento  facesse 
quello  che  taluni  dei  nostri  colleghi  ci  propongono  con  alcuni  emen- 
damenti, sapete  voi  che  cosa  ne  avverrebbe?  Che  i  fedeli  non  ac- 
cetterebbero il  vostro  dono,  ed  il  Papa  lo  respingerebbe  »  —  Ibid. 
pag.  751,  col  3%  Ugdulena:  «Io  comprenderei,  se  pure  non  s'in- 
contrasse ostacolo  nelle  disposizioni  dello  Statuto,  comprenderei  che 
il  capo  dello  Stato  rinunziasse  questo  diritto  nelle  mani  dei  fedeli 
e  del  clero.  Ma,  mi  si  risponde,  ed  è  la  ragione  per  la  quale  io 
medesimo  non  posso  acconsentire  alla  ereazione  delle  cosi  dette 
congregazioni  diocesane  e  parrocchiali,  mi  si  risponde:  né  i  fedeli 
ripetono  «da  voi  questo  diritto,  né  la  Chiesa  di  Roma  lo  riconosce- 
rebbe più,  quando  esso.  piCi  non  risiedesse  nel  capo  delio  Stato,  ma 
fos^  trasmesso  ai  fedeli.  » 


240  SEPARATISMO  l  §  8 

incontrato  presso  la  Curia  pontificia,  suggerivano  come 
stadio  primitivo,  che  non  si  facesse  per  ora  luogo  al 
principio  della  separazione  in  questa  materia,  che  non 
si  desse  nominalmente  al  popolo  e  ^1  clero  il  diritto  del* 
relezione;  ma  gli  si  desse  in  certo  qual  modo  di  fatto; 
cioè,  in  caso  di  vacanza,  il  Re  si  faccia  designare  dei 
Candidati  dal  clero  e  dal  popolo,  e  poi  li  proponga  egli 
in  suo  nome  alla  Santa  Sede.  Cosi  questa  non  potrà  op- 
porsi alla  istituzione  canonica  dei  proposti,  perchè  il 
diritto  di  nomina  di  fronte  ad  essa  resta  il  medesimo  di 
prima.  * 

Tale  sistema  avrebbe  avuto  dei  pregi  se  fosse  stato 
adottato  in  un*  epoca  di  pace  fra  lo  Stato  e  la  Chiesa, 
giacché  questa  è  tenace  delle  viete  forme,  ed  avrebbe 
cosi  più  facilmente  accettato  una  riforma  costituzionale 
presentata  per  via  indiretta.  '  Ma  in  tempo  di  guerra» 


*  Ibid.,  pag.  751,  col.  3%  Ugdulena:  «  Quando  venisse  il  tempo 
di  questa  conciliazione  [tra  il  papato  e  l'Italia],  che  è  nei  desideri 
di  tutti,  e  che  anche  io  affretto  coi  miei  voti,  chi  impedirebbe  al 
capo  dello  Stato  di  consultare  il  suffragio  dei  fedeli  e  del  clero, 
prima  di  fare  cotesto  proposte  alla  Sede  pontificia?  LÀ  proposta 
verrebbe  sempre  dal  capo  dello  Stato,  e  non  potrebbe  rifiutarsi  per 
questo  solo  che  egli  ne  avesse  prima  richiesto  il  suffragio  o  il  con- 
senso dei  fedeli  e  del  clero.  Si  potrebbe  istituire  in  una  forma 
qualunque,  secondo  la  quale  il  clero  ed  il  popolo  dessero  il  loro 
suffragio  in  favore  di  tali  o  tali  altri  ecclesiastici;  e  quelli  che 
riuscissero  proposti  in  questa  guisa,  il  poter  civile  potrebbe  benia- 
Simo  presentarli  al  Sommo  Pontefice  > 

*  Questo  fatto  è  stato  recentemente  accentuato  fra  noi  dal  Padel- 
LETTI,  La  politica  ecclesiastica  ecc.  cit  pag.  6S5-56:  «Io  non  con- 
vengo però  coll*on.  Bonghi,  quando  sostiene  che  siano  quelle  armi 
[del  giurisdizionalismo,  e  in  questo  caso  specialmetate  il  veto  dei 


§  8]  SEPARATISMO  241 

come  durante  la  discussione  della  Legge  e  come  oggi, 
questo  pregio  vien  meno;  poiché  il  Papa  non  solo  non 
accetterebbe  un  candidato  presentatogli  in  modo  indi- 
rettamente popolare,  costituzionale,  ma  non  accetta  nep- 
pure i  candidati  un  po'  liberali  propostigli  addirittura 
dal  Re,  e,  liberali  o  ultracattolici,  non  permetteva  che 
presentassero  le  bolle  d'istituzione  per  Texequatur  be- 
neQciario  al  Governo  italiano  che  egli  non  riconosce,  ed 
oggi  ancora  cerca  di  ^^rle  presentare  con  sotterfugi  e 
restrizioni  mentali.  *  —  Non  esistendo,  per  mancanza  di 
opportunità,  il  pregio,  di  questo  sistema  non  restava  che 
il  difetto  della  complicatezza  maggiore  che  in  quelli  della 
rinunzia  in  favore  del  clero  e  del  popolo,  o  della  rinun- 
zia in  favore  dei  medesimi  solo  nel  caso  che  ne  appro- 
fittassero. L'autore  stesso  si  accorgeva  dell' inapplicabi- 
lità delle  sue  idee  per  il  presente,  quindi  egli  non  le 
formulava  in  una  proposta  di  legge,  proponeva  invece, 
che  il  Governo  ritenesse  intanto  il  potere  elettorale  come 
depositario  aspettando  tempi  migliori.  * 


Governi  nel  Conclave]  oramai  vecchie  e  spuntate.  Noi,  gente  nuova 
rivoluzionaria,  commettiamo  facilmente  Y  errore  di  credere  che  la 
Curia  Romana  ei  combatte  meglio  coi  fucili  a  retrocarica  che  colle 
partigiane  e  colle  mazze  ferrate  del  Medio  Evo.  Ma  la  curia  è  isti- 
tuzione eminentemente  conservatrice,  e,  quando  gli  Stati  mostrino 
una  decisa  volontà  di  opporsi  alle  sue  pretese  d* indipendenza,  essa 
riconosce  più  facilmente  i  diritti  storici  esercitati  per  molti  secoli 
dai  Governi,  e  vi  si  sottomette  più  volentieri  che  non  alle  nuove 
formolo  dei  tempi  nuovi.  » 

*  Della  presentazione  delle  bolle  parleremo  disìesamente  appresso. 

*  Deputati,  11  marzo,  1871,  pag.  751,  col.  2-3*,  Ugdulbna  :  «  Ma 
io  per  me  non  so  perchè  il  potere  civile,  volendo  pure  spogliarsi 
di  questo  diritto,  debba  abbandonarlo  nelle  mani  del  Pontefice,  e 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  16 


242  SEPARATISMO  l  §  8 

Un  altro  sistema  tendeva  a  diminuire  T opposizione 
della  Curia  Romana  all'  idea  costituzionale,  non  in  modo 
indiretto  per  via  di  sotterfugi,  ma  in  modo  aperto  e  si- 
curo, cioè  rinunziando  non  in  favore  del  clero  e  del 
popolo,  ma  del  solo  clero.  Secondo  il  concetto  moderno 
che  la  Chiesa  cattolica  ha  di  sé,  il  clero  è  il  «  populus 
docens,  »  e  il  laicato  il  «  populus  discens  »:  *  sarebbe 
quindi  strano,  che  gli  scolari  eleggessero  i  loro  maestri: 
ma  siffatto  inconveniente  scomparirebbe  quando  il  ve- 
scovo fosse  eletto  dal  clero  senza  la  partecipazione  del 
laicato,  come  del  resto  in  parte  avveniva  nei  primi 
secoli  della  Chiesa. 

Questo  sistema,  accennato  ma  non  proposto  formal- 
mente nella  Camera,  non  presenta  davvero  nessun  pre- 
gio, sibbene  solo  dei  difetti.  Nessun  pregio,  perchè  è  in- 
capace di  evitare  da  una  parte  T  opposizione  della  Curia, 
e  di  produrre  dall'altra  utili  risultati.  EJ  invero,  oltre- 
ché nei  primi  secoli  del  Cristianesimo  il  clero,  al  pari  del 
popolo,  prestava  più  tosto  il  suo  assenso,  V  acclamazione 
nell'elezione  del  vescovo  anziché  eleggerlo  esso  stesso, 
oltre  a  ciò,  dico,  questa  forma  di  elezione. vescovile 
non  esiste  forse  in  nessuna  parte  del  mondo,  sarebbe 
sempre  una  novità  per  la  curia  romana,  e  quindi  verrebbe 
sempre  combattuta.  Anzi  non  sarebbe  una  semplice  no- 
vità, sibbene  una   novità  con  precedenti  pericolosi.  Ed 


non  mantenerlo  nelle  ^ue,  piuttosto  come  depositario,  aspettando  un 
tempo  più  felice,  che  forse  verrà.  »  Cfr.  la  col.  3*^  ibid.  sopra  (a 
pag.  240,  n.  1)  riferita. 

*  Vedi  per  esempio  E.  Fribdberg,  Lehrbueh  des  Katlioliscli^n  und 
Evangelischen  Kirclienrechtes^  1"  ediz.  1879,  (2*  ediz.  1884),  pag.  5-6. 


§  81  SEPARATISMO  243 

invero  è  ben  noto  il  celebre  sinodo  diocesano  pistoiese 
della  seconda  metà  del  secolo  scorso,  come  in  esso  il 
vescovo  Scipione  dei  Ricci  abbia  dato  ai  preti  voto  non 
solo  consultivo,  ma  anche  decisivo,  e  come  questa  inno- 
vazione democratica  e  costituzionale  sia  stata  condan- 
nata e  perseguitata  dalla  Curia  Romana.  Quanto  questa 
non  dovrebbe  credere,  e  a  ragione,  più  pericoloso  il  voto 
elettorale  del  prete  sul  vescovo,  che  il  voto  decisivo 
nel  sinodo  diocesano?  Quivi  non  si  possono  definire  che 
quistioni  di  disciplina,  e  soltanto  diocesana,  senza  dero- 
gare alle  norme  del  diritto  comune  pontificio  o  conci- 
liare; non  è  lecito  definire  nuovi  dommi.  *  Le  facoltà  del 
sinodo  diocesano  sono  adunque  ben  ristrette,  e  il  conce- 
dere in  esso  il  voto  decisivo  ai  preti  non  sarebbe  poi 
tanto  pericoloso;  il  pericolo  consisterebbe  più  tosto  nel- 
l'infrazione di  un  principio,  nell'assimilazione  del  basso 
clero  all'alto,  il  quale  ha  voto  deliberativo  nei  concili.  Se 
il  clero  avesse,  invece,  il  voto  deliberativo  di  eleggere  il 
vescovo,  diventerebbe  meno  dipendente  dal  medesimo,  lo 
forzerebbe  a  concessioni  preventive  tacite  e  forse  anche 
scritte,  nell'interesse  singolare,  privato  dapprima  e  poi 
forse  anche  nell'interesse  di  classe,  come  hanno  fatto 
spesso  i  cardinali  col  futuro  Papa.  Così  sarebbe  scon- 
certato tutto  l'organismo  della  Chiesa.  La  Curia  Romana 
vede  benissimo  questi  pericoli,  e  certo  non  acconsenti- 
rebbe, se  non  quando  fosse  messa  proprio  colle  spalle  al 
muro,  a  far  eleggere  il  vescovo  dal  clero;  preferirebbe 
più  tosto  la  nomina  regia;  s'ingannavano  quei  Deputati 


*  Vedi  per  esempio  Hinschius,  Das  Kirchenrecht  des  KalhoUken 
ttnd  Protestanten  in  BeiKsMand,  Bd.  Ili,  1883,  pag.  660-61. 


244  SEPARATISMO  [§  S 

r  quali  credevano,  che  il  Papa  tra  questi  due  estremi 
avrebbe  preferito  il  primo.  * 

E  poi  quali  buoni  effetti  arrecherebbe  per  lo  Stato, 
per  la  Chiesa,  per  la  moralità  l'elezione  del  vescovo 
affidata  al  clero?  Quali  sono  i  sentimenti  e  la  capacità 
del  nostro  clero  cosi  detto  basso?  Prima  del  1860  ce 
n'erano  dei  colti  e  dei  liberali,  specie  quelli  che  ave- 
vano assistito  alle  scene  del  1848  quando  Pio  IX  si  era 
pronunziato  per  la  libertà  e  l'indipendenza  italiana.  Ma 
allorché  il  Papa  cangiò  bandiera,  fu  'naturalmente  se- 
guito da  una  gran  parte,  anzi  dalla  maggior  parte  del 
clero;  i  preti  liberali  al  1860  costituivano  l'eccezione, 
quantunque  non  tanto  rara;  dopo  il  1860  pochi  fra  essi 
rimasero  fermi  nell'antica  fede,*  sia  perchè  la  Curia 


*  Deputati^  14  marzo,  1871,  pag.  772,  col  1*,  Pescatore:  «  ci 
disse  [il  guardasigilli  De  Falco]  che  V  offerta  della  libertà  al  clero 
diocesano  è  un*  offerta  illusoria,  perchè  il  Papa  non  ne  permetterà 
r esercizio.  Nei  primi  momenti,  o  signori,  lo  credo  anchMo;  ma, 
mitigate  col  tempo  le  attuali  asprezze,  se  il  Qoverno  tien  ferodo 
air  esercizio  del  diritto  dello  Stato,  quando  il  Sommo  Pontefice  si 
veda  per  lunghi  anni  e  senza  speranza  di  mutazione  posto  fra  T  al- 
ternativa o  di  lasciare  le  sedi  vacanti  o  di  accettare  le  persone 
designate  dal  Governo  per  sua  propria  scelta,  allora,  io  credo,  com- 
prenderà  la  migliore  utilità  della  Chiesa  e  troverà  assai  meglio 
che  le  persone  dei  funzionari  ecclesiastici  sieno  designate  dal  clero 
diocesano,  sul  quale  egli  può  ben  anche  esercitare  un  onesta  e  po- 
tente influenza.  » 

'  Per  fissare  un  po'  le  idee,  crediamo  utile  accennare  ai  due  se- 
guenti fatti,  cioè  al  numero  dei  preti  eletti  deputati  nelle  prime 
elezioni  generali  del  Regno  d'Italia  (1861),  e  alla  petizione  del  clero 
italiano  contro  il  potere  temporale.  ^  Indice  Generale  dei  lavori  del 
Parlamento  italiano.  Legislatura  VJIL  4  861,  Sezione  i*.  i°  Pe- 


§  8]  SEPARATISMO  245 

Romana  divenne  ancora  più  ultra-cattolica,  sia  perchè 
il  Governo  italiano  colle  riforme  politico-ecclesiastiche 
dava  sospetti  di  tendenza  anti-religiosa,  sia  perchè  il 


riodo^  dal  18  febbraio  al  23  lt*glio  i86i.  Camera  dei  Deputali. 
Torino,  eredi  Botta  1862.  Si  trova  ordinariamente  premesso  al  vo- 
lume rispettivo  degli  Atti  Ufficiali  del  Parlamento  ecc.  Pag.  5-10: 
<  Elenco  alfabetico  dei  membri  della  Camera  dei  deputati.  >  Estraggo 
i  nomi  e  i  collegi  dei  sacerdoti  :  pag.  5,  Amicarelli  sacerdote  Ippo- 
lito, collegio  Agnone;  Bravi  sac.  Giuseppe,  coli.  Caprino;  pag.  7, 
Dorucci  sac.  Leopoldo,  coli.  Popoli;  Greco  sac.  Antonio,  coli.  Ca- 
tanzaro; Lanza  Ottavio  dei  principi  di  Trabia-Butera  sac,  coli.  Ser- 
radifalco;  pag.  8,  Maresca  sac.  Mariano,  teologo,  coli.  Sorrento; 
Palomba  sac.  Pietro,  Napoli  0°  colleg.;  pag.  9,  Robecchi  sac,  Giu- 
seppe, coli.  Vigevano;  Sanguinetti  sac.  Apollo,  dottore  in  filosofia, 
coli.  Cairo;  pag.  10,  Ugdulena  monsignor  Gregorio,  coli.  Marsala; 
Valenti  sac.  Flaminio,  coli.  Monopoli:  —  in  tutto  11.  Pag.  10-11. 
«  Deputati  che  non  vennero  ammessi  nella  Camera  o  che  cessarono 
dal  farne  parte.  »  Estraggo  i  nomi  dei  sacerdoti.  Buonomo  sac.  Vin- 
cenzo, primicerio  della  cattedrale  di  Gaeta;  collegio  Molo  di  Gaeta, 
annullata  V  elezione  per  incompatibilità  d*  impiego:  Del  Drago  sac.  Giu- 
seppe, canonico  della  collegiale  di  Rutigliano;  collegio  di  Acquaviva, 
annullata  V  elezione  per  incompatibilità  legale:  Lambruachini  sac.  Raf- 
faele; colL  Cagli,  annullata  V  elezione  per  aver  accettata  anteriormente 
la  carica  di  Senatore  del  Regno  :  Miele  arciprete  e  canonico  Antonio, 
collegio  Lacedonia,  annullata  reiezione  per  incompatibilità  legale: 
in  tutto  4,  tutte  annullate  per  incompatibilità  legale.  —  Elezioni 
di  sacerdoti,  comprese  quelle  annullate,  in  tutto  15.  Che  essi  fos- 
sero liberali  si  sottintende  da  per  sé  stesso;  poiché  la  Santa  Sede 
diceva  e  dice  che  non  expedit  (o  in  altri  termini  di  fatto  proibisce) 
r  esercizio  del  diritto  elettorale  politico  attivo  e  passivo  anche  ai 
laici  in  Italia.  Neil'  elenco  premesso  al  volume  20  nov.  1861  -  17 
aprile  1862,  al  nome  del  Lanza  non  é  apposto  Y  epiteto  di  sacer- 
dote; e  a  Quello  del  Greco  Antonio  é  apposto  T  epiteto  di  professore 
e  non  più  l'epiteto  di  sacerdote.   Per  le  persone  che  non  abbiano 


246  SEPARATISMO  [  §  8 

clero  si  trovava  leso  nei  suoi  interessi  materiali  dalla 
legge  di  soppressione  delle  corporazioni  monastiche  (1866) 
(^  di  liquidazione  dell'  asse  ecclesiastico  (1867),  sia,  infine» 
[ìev  isfuggire  alle  persecuzioni  dei  vescovi.  Nel  1870-71 
i  pochi  sacerdoti  liberali  persistenti  del  1848  erano  in 
gran  parte  venuti  meno  a  causa  della  morte;  altri,  per 
le  ragioni  accennate,  avevano  cangiato  bandiera  prima 
Q  dopo  il  1860;  sicché  la  grandissima  maggioranza  anzi 
quasi  la  totalità  del  clero  era  ultracattolica,  presso  a 
pnco  quanto  ai  giorni  nostri;  oggi  esso  è  divenuto  ancora 
[ìià  clericale  per  la  legge  fisica  della  velocità  acquistata, 
per  la  morte  degli  ultimi  rimasugli  degli  antichi  preti 
liberali,  per  la  decadenza  più  profonda  degli  studi  dei 
seminari  e  T  ignoranza  conseguentemente  accresciuta. 
Dunque  i  preti  erano  clericali:  essi,  pertanto  neir ele- 
zione del  vescovo,  si  sarebbero  messi  ai  servizi  dell'alto 
clero,  del  Papa;  sarebbero  stati  i  ciechi  strumenti  di 
questo.  Avrebbero  cercato  di  ottener  delle  concessioni, 
ma  del  genere  di  quelle  che  sopra  accennammo,  nell'in- 
teresse loro  privato,  non  mai  nell'interesse  della  Chiesa, 
dei  fedeli,  della  moralità,  del  costituzionalismo  e  del  li- 
beralismo, dello  Stato  Italiano,  della  civiltà. 

Questo    sistema,    dunque,    senza    possedere   il  pregio 
di  scansare  l'opposizione  della  Santa  Sede,  non  avrebbe 


familiarità  colla  noatra  storia  parlamentare,  crediamo  non  inutile 
r  avvertire  che  il  sacerdote  Lanza  non  è  il  Lanza  Presidente  del 
Consiglio.  Petizione  di  novemila  sacerdoti  italiani  a  S.  S,  Pio  IX 
ed  ai  vescovi  cattolici  con  esso  uniti  Torino,  Unione  tipografico- 
editrice,  1862.  Contemporaneamente  211  vescovi  facevano  on  in- 
dirizzo, in  senso  contrario,  al  Papa.  Vedi  Bianchi  C.  cit ,  feb- 
braio, pag.  380-82. 


§  8]  SEPARATISMO  247 

conseguito  lo  scopo  che  esso  si  proponeva,  cioè  il  bene 
vero  della  Chiesa  e  dello  Stato.  Noi  ci  distendiamo  poi 
sulla  incompletezza  del  suo  costituzionalismo,  sulla  stra- 
nezza logica  che  il  vescovo  venga  eletto  dal  solo  clero, 
come  se  il  Deputato  fosse  eletto  dai  soli  ufficiali  go- 
vernativi: *  si  aggiunga  che  il  mezzo  principale  di  ren- 
dere democratica  la  Chiesa  e  di  ravvivare  T  interesse 
dei  fedeli,  non  è  tanto  la  partecipazione  del  basso  clero 
al  potere,  quanto  quella  del  laicato  stesso. 

La  rinunzia  in  favore  del  Capitolo  cattedrale,  co- 
stituiva un  sistema  analogo  a  quello  or  ora  esaminato, 
anch'esso  accennato,  ma  non  proposto  formalmente  nella 
Camera,  sistema  che  avrebbe  potuto  sfuggire  davvero 
all'opposizione  della  Santa  Sede,  e  presentare  anche 
qualche  vantaggio,  sebbene  ben  piccolo.  Questo  sistema 
avrebbe  avuto  non  solo  dei  precedenti  storici  veridici, 
ma  degli  esempi  contemporanei  e  presenti,  cosi  in  gran 
parte  della  Germania,  nel  Belgio, ecc.:  il  Papa  non  avrebbe 
avuto,  pertanto,  motivo  plausibile  di  opporvisi  in  Italia. 
Tal  genere  di  rinunzia,  per  isfuggire  air  accusa  dell'  in- 
debita ingerenza,  avrebbe  potuto  modificarsi  secondo  al- 
cuno dei  sistemi  esposti,  aggiungendo  cioè  che  lo  Stato 
avrebbe  rinunziato  solo  quando  il  Capitolo  avesse  vo- 
luto approfittare  del  diritto  concessogli,  o   riservando 


'  Deputati  11  marzo,  1871,  pag.  754,  col.  2\Michelini:  «  E  de- 
siderabile che  il  diritto  elettorale  sia  esercitato  dai  fedeli,  non  dai 
soli  preti,  perchè  sarebbe  cosi  assordo  come  se  in  un  Governo 
tutti  i  pubblici  Ufficiali  esercitasaero  simile  diritto  elettorale, 
esclusi  gli  altri.  Deve  cessare  il  monopolio  dei  preti.  » 


248  SEPARATISMO  [§8 

nominalmente  sempre  al  Re  il  diritto  di  nomina  e  sot- 
tomettendolo alla  proposta  del  Capitolo.  Ma,  comunque 
combinato,  quali  vantaggi  ne  avrebbe  cavato  lo  Stato, 
la  comunità  dei  fedeli? 

Tale  quistione,  come  quella  che  sopra  esaminammo 
intorno  ai  preti,  si  risolve  nell'altra  :  quali  sono  i  senti- 
menti degli  elettori?  Qualcuno  asseriva,  *  che,  se  nel  clero 
e'  era  una  classe  ostile  al  Governo,  al  presente  ordine  dì 
cose,  era  appunto  anzi  tutto  quella  dei  canonici,  poiché 
erano  essi  che,  tra  il  clero  secolare,  avevano  sofferto 
maggiormente  dal  Governo  italiano,  il  quale  colla  liqui- 
dazione deirasse  ecclesiastico  ne  aveva,  appena  quattro 
anni  addietro,  stremato  considerevolmente  le  rendite,  e, 
per  motivi  dì  amministrazione,  non  avendo  potuto  co- 
minciare a  pagar  subito  gli  assegni,  aveva  a  taluni  di 
essi  fatto  soffrire  proprio  la  fame.  *  Altri  protestava  a 


*  Ibid,  16  marzo,  pag.  797,  col.  3\  Peruzzi:  €  E  se  il  Papa  non 
nomina  i  vescovi,  già  altra  volta  io  vi  dissi  come  T  amministrazione 
delle  sedi  vacanti,  sia,  dal  panto  di  vista  ecclesiastico,  nelle  mani 
dei  Capitoli.  E  chi  vi  ha  al  di  d*  oggi  più  ostile  a  noi,  checche  vi 
abbia  detto  in  contrario  qualche  oratore,  chi  ha  più  ragione  chei 
canonici  di  esserci  ostile?»  Giacché  noi,  continuava  il  Perazzi,  li 
abbiamo  ridotti  allo  stato  di  miseria. 

'  In  prova  ed  esplicazione  della  veridicità  di  questo  fatto,  basti 
citare  il  seguente  passo;  Senato,  22  aprile,  1871,  pag.  499,  col.  3*, 
Cambbat-Digny  :  «  Ora,  o  Signori  Senatori,  sapete  voi  a  qaal  somma 
ascendessero  a  tutto  il  1869  le  liquidazioni  fatte?  Ascendevano  ad 
un  milione!  a  rimanevano  a  farsene  6  milioni,  dei  quali  sei  milioni 
sono  state  operate,  per  le  ragioni  che  or  ora  dirò,  liquidazioni  prov- 
visorie per  due  milioni:  e  sono  rimasti  coei  altri  4  milioni,  ai  qoali 
a.  tutto  il  1869  r amministrazione  non  aveva  neppure  pensato.  — 
È  accaduto  dunque  che  a  molti   enti  ecclesiastici  si  sono  presi  i 


§8]  SEPARATISMO  249 

favore  di  questa  classe  a  cui  apparteneva;  *  e  la  sua  pro- 
testa uon  era  del  tutto  fondata  semplicemente  su  gene- 
rosità pei  colleghi,  su  sentimento  di  classe. 

I  canonici  naturalmente  appartengono  al  numero  dei 
più  colti  fra  il  cosi  detto  basso  clero,  quindi  sono  più 
illuminati:  questa  non  sarebbe  da  per  sé  sola  una  ra- 
gione sufflcente  per  concludere,  che  debbano  essere  meno 
retrivi,  più  liberali;  ed  infatti  oggi  una  tale  conse- 
guenza sarebbe  illegittima;  e  i  vescovi,  sebbene  gene- 
ralmente più  colti,  non  sono  stati  e  non  sono,  perciò, 
meno  anti-liberali.  Sono  essi  che  ricevono  la  prima 
spinta  dal  Vaticano  e  la  trasmettono  al  basso  clero,  sono 


beni  e  non  si  è  fatto  la  liquidazione,  per  conseguenza  non  si  è  pa- 
gata la  rendita;  quindi,  come  ben  potete  vedere,  vennero  reclami 
da  tutte  le  parti,  reclami  giustissimi  poiché  si  trattava  di  pane.  — 
Allorché  io  ebbi  T  onore  di  reggere  il  Ministero  delle  Finanze, 
erano  appena  cominciate  queste  liquidazioni.  I  reclami  si  fecero 
cosi  vivi,  che  bisognò  pensare  ad  un  provvedimento,  ed  allora  fu 
ideato  di  dare  ai  titolari  degli  enti,  dei  quali  lo  Stato  aveva  preso 
la  proprietà,  degli  assegni  provvisorii;  cosi  a  tutti  coloro  che  lo 
domandavano,  si  facevano  liquidazioni  provvisorie,  quelle  appunto 
di  cui  ho  teste   parlato,  e  si  concedevano  assegni   provvisorii  in 

proporzione  di   quelle  liquidazioni L'onorevole  mio  successore, 

riconoscendo  giustamente  il  provvedimento  preso  d'urgenza  uon 
«ssere  conforme  alla  rigorosa  regolarità,  ha  sostituito  una  iscrizione 
provvisoria  di  rendita  per  mettere  a  disposizione  del  Demanio  le 
somme  sufficenti  a  dare  cotesti  assegni.  Non  è  men  vero  però,  che 
questi  sussidi  sono  sempre  poca  cosa  in  ragione  della  rendita,  di 
cui  questi  enti  godevano.  » 

*  Deputati,  li  marzo  1871,  pag.  751,  col.  3*,  Ugdulenas  «  ....  ca- 
pitoli e  vicari  capitolari,  i  quali  posso  assicurare  air  onorevole  Min- 
ghetti  essere  molto  meno  avversi  alla  causa  nazionale  che  i  vescovi 
designati  dai  caduti  Governi  o  mandati  direttamente  da  Roma,...  » 


250  SEPARATISMO  [  §  S 

essi  che  alla  loro  volta  eccitano  la  Curia.  *  Questo  ac- 
cordo paradossale  tra  la  maggiore  cultura  e  il  maggior 
clericalismo,  non  si  può  spiegare,  e  non  va  spiegato,  al- 
trimenti, che  coir  amalgama  dell'egoismo,  deir  interesse 
personale.  Inoltre  da  un  pezzo  vengono  promossi  allo  alte 
tariche  ecclesiastiche  non  tanto  le  persone  più  colte  e 
migliori,  quanto  le  più  zelanti.  «  Motivo  per  cui  oggi 
negli  stessi  canonicati  non  troviamo  più  dei  liberali, 
mentre  ne  esistevano  ancora  alcuni  nel  1871.  E  infatti 
prima  del  1860  parecchi  preti  colti  erano  stati  fatti  ca- 
nonici, sia  all'epoca  del  liberalismo  pontificio  del  1848, 
sìa  anche  posteriormente,  perchè,  sebbene  essi  non  fos- 
sero zelanti,  pure  d'altra  parte  l'ambiente  non  era  an- 
cora cosi  esclusivo  come  oggi.  Nel  1871  e' erano  dunque 
ancora  pochi  canonici  liberali  superstiti:  quindi  il  rinun- 
ziare al  diritto  di  elezione  del  vescovo  in  favore  del 
Capitolo  cattedrale,  sarebbe  stato  meno  male  che  rinun- 
ciarvi in  favore  del  clero  in  genere.  Ma  non  sarebbe 
stato  bene  neppur  ciò:  '  poiché  i  canonici  liberali  co- 
stituivano nel  capitolo  una  sparutissima  minoranza,  e. 


*  Vedi  sopra  (pag.  246,  n.)  intorno  alle  petizioni  dei  9,000  preti 
italiani  contro  il  potere  temporale,  e  dei  211  vescovi  a  favore. 

'  Basta  citare  uno  qualunque  degli  ultimi  libri  del  Curci,  per  es. 
La  Nuova  Italia  e  i  Vecchi  Zelanti^  vedi  ivi  per  es.  le  pag.  46-47. 

'  Della  medesima  opinione  era  il  Bonghi,  che  ne  accennava  il 
motivo;  Deputati^  14  marzo,  pag.  777,  col.  2-3'^:  «  Ma  non<^pete 
che  i  capitoli  sono  corpi  morti  da  più  secoli?  Non  sapete  che  nei 
capitoli  non  vi  è  più  vita  religiosa  e  morale  di  sorta?  Se  questi 
capitoli  dovessero  essere  la  sola  garanzia  che  voi  chiedete  per  ab- 
bandonare questo  diritto  [di  regia  nomina],  v*è  davvero  luogo  a 
stupefarsi,  che  vi  bisogni.  » 


§  8]  SEP.iRATISMO  251 

non  ostante  la  loro  maggiore  cultura,  non  godevano  in- 
fluenza sui  loro  colleghi,  perchè  erano  perseguitati  dal 
vescovo  e  dai  giornali  ultracattolici;  mescolandosi  la 
quistione  politica  alla  religiosa,  si  sospettava  o  si  fin- 
geva di  sospettare  che  fossero  poco  ortodossi,  spesso  ve- 
nivano costretti  a  ritrattazioni  scritte  e  pubbliche  più 
o  meno  umilianti.  Sicché  i  canonici  illuminati  sia  per 
la  sparutezza  del  loro  numero,  sia  per  le  persecuzioni 
che  soffrivano,  molto  diflSc  il  mente  e  solo  in  qualche  raro 
capitolo  sarebbero  riusciti  a  far  prevalere  il  loro  indi- 
rizzo nell'elezione  del  vescovo.  I  vescovi  eletti  dal  ca- 
pitolo sarebbero  riusciti  quasi  tutti  clericali  come  quelli 
eletti  da  tutto  il  clero  o  nominati  dalla  Santa  Sede. 
Il  piccolo  vantaggio  di  qualche  raro  vescovo  liberale 
sarebbe  stato  controbilanciato  dalle  persecuzioni  che  sa- 
rebbero maggiormente  insevite  contro  i  poveri  canonici 
illuminati,  a  causa  delle  elezioni.  E  poi  questo  sistema, 
al  pari  di  quello  dell'elezione  fatta  da  tutto  il  clero, 
esclude  la  partecipazione  del  laicato. 

Visti  i  sentimenti  del  clero  e  della  maggior  parte  dei 
canonici,  è  presto  giudicata  un'altra  soluzione,  che  fu 
presentata  nella  Camera  dei  Deputati,  quella,  cioè,  di 
continuare  a  far  nominare  dal  Re,  ma  dietro  elezione 
fatta  dal  Capitolo  colla  partecipazione  dei  parroci,  *  L*ag- 


*  Deputati,  13  marzo  1871,  pag.  759.  col.  1%  articolo  sostitutivo 
Pescatore  invece  del  16  della  Oianta  ossia  15  della  Legge  :  «  Nelle 
nomine  alle  sedi  episcopali  vacanti  il  Governo  accetterà  le  racco- 
mandazioni che  gli  vengano  fatte  con  libera  votazione  dell' assemblea 
dei  cononici  e  dei  pan'oci  della  diocesi  convocati  a  tal  fine  dal  vicario 


252  SEPARATISMO  [  §  8 

pregare  questi  noa  avrebbe  avuto  altro  significato  pra- 
tico, che  di  un'  aggiunta  maggiormente  clericale  ad  una 
base  generalmente  clericale;  la  partecipazione  stessa  del 
clero  più  basso  air  elezione,  non  ha  poi  una  grande  im- 
portanza rispetto  allo  scopo  d*  introdurre  nella  Chiesa  la 
democrazia,  giacché  questa,  ripetiamo,  dovrebbe  fondarsi 
anzi  tutto  sul  laicato. 

Il  controprogetto  Piolti  de'  Bianchi  tendeva  a  conci- 
liare la  riforma  democratica  col  principio  dell'  incompe- 
tenza, facendo  le  massime  concessioni  a  quest'ultimo. 
Lo  Stato  non  avrebbe  deciso  da  chi  e  come  il  vescovo 
e  il  parroco  debbano  essere  eletti;  avrebbe  sancito  sol- 
tanto, che,  conformemente  agli  antichi  canoni,  non  sa- 
rebbe riconosciuto  per  vescovo  o  parroco  chi  non  fosse 
stato  accettato  dai  fedeli  della  rispettiva  diocesi  o  par- 
rocchia. *  Ma  una  siffatta  proposta  in  pratica  sarebbe  stata 
equivalente  ad  una  rinunzia  pura  e  semplice,  come  si 


capitolare.  —  In  difetto  di  tali  raccomandazioni,  il  Governo  conti* 
nnerà  ad  esercitare  liberamente  il  diritto  di  nomina,  presentazione 
o  proposta,  secondo  le  norme  vigenti.  »  —  li  Mancini  aderiva  a 
questo  concetto,  ibid.  pag.  762-63. 

<  Ibid,  14  marzo,  pag.  773,  col.  3%  Piolti  de  Bianchi:  Il  se- 
condo degli  articoli  da  noi  propoeti  <  dispone  che  rimane  parroco 
chi  è  accettato  dai  parrocchiani,  che  rimane  vescovo  chi  h  accet- 
tato dai  diocesani.  »  pag.  774,  col.  1*:  <  Noi  non  vi  diciamo  di 
decidere  a  chi  spetta  il  nominarli,  vi  diciamo  soltanto:  per  lo  Stato, 
per  la  nazione,  per  noi,  è  parroco  colai  che  è  accettato,  che  e  ri- 
conosciuto dai  parrocchiani...  Noi  non  dobbiamo  decidere  come  o 
chi  debbano  accettare;  non  dobbiamo  occuparci  di  saper»  se  essi 
crederanno  di  valersi  e  sin  dove  delle  proprie  facoltà;  noi  non  dob- 
biamo curarci  di  conoscere  se  il  parroco  sarà  nominato  dal  vescovo 


§  8]  SEPARATISMO  253 

vedrà  quando  accenneremo  i  casi  di  elezioni  parrocchiali 
popolari  avvenuti  posteriormente,  oltre  che,  a  causa  della 
sua  indeterminatezza,  avrebbe  potuto  dar  luogo  a  tumulti 
tra  i  fedeli  clericali  o  liberali,  molto  più  che  essi  non 
avevano  e  in  parte,  specie  i  cattolico-liberali,  non  hanno 
un'  organizzazione. 

Si  sarebbe  potuta  presentare. alla  Camera  anche  una 
proposta  di  base  più  larga,  che,  vale  a  dire,  estendesse 
il  costituzionalismo  dell' elezione  vescovile  alla  parroc- 
chiale: stabilisse  che  anche  il  parroco  fosse  eletto  de- 
mocraticamente dal  popolo  e  non  assolutamente  dal  ve- 
scovo. Proposta  che  avrebbe  trovato  qualche  precedente 
in  alcuni  comuni  italiani,  dove  tuttora  il  parroco  è  eletto 
a  popolo.  Ma  la  discussione  si  agitò  specialmente  intorno 
ai  vescovi  (ai  parroci  vi  accennò  il  Piolti  de'  Bianchi)  ; 
poiché,  come  vedremo  a  suo  luogo,  si  credeva  che  la 
nomina  regia  non  esìstesse  pei  benefizi  minori,  e  quindi 
non  sarebbe  stato  il  caso  di  regolare  la  modalità  della 
rinunzia  rispetto  ai  medesimi.  < 


Cosi  abbiamo  passato  in  rassegna  ed  in  esame  le  varie 
proposte  della  Camera  rispetto  alla  rinunzia  alla  regia 


e  questo  sarà  nominato  dal  Papa,  od  altrimenti.  A  noi  basta  sapere 
che  i  fedeli  li  hanno  accettati;  a  noi  basta  sapere  che  non  si  farà 
cosa  che  torni  in  odio  alle  popolazioni  [sopra  aveva  ricordato: 
«  nuUus  episcopus  invito  populo  »],  che  si  rispetterà  la  loro  volontà 
e  libertà.  » 

^  Sui  casi  di  elezioni  parrocchiali   popolari  avvenute  poscia  in 
Italia,  vedi  appressò  a  proposito  deirexequatur. 


254  SEPARATISMO  [§8 

nomina.  Lo  scopo  di  essa  era  la  separazione  dello  Stato 
dulia  Chiesa;  il  principio  che  fece  prevalere  la  rinunzia 
pura  e  semplice  fu  quello  dell' incompetenza  ;  un  motivo 
precipuo,  più  tosto  incosciente,  fu  di  evitare  i  pericoli  che 
sarebbero  potuti  nascere  da  una  innovazione.  * 

Ma  non  volendo  ledere  il  principio  dell'incompetenza, 
si  sarebbe  potuto  sospendere  la  separazione,  come  vedremo 
che  fu  sospesa  da  questa  Legge  stessa  in  altri  punti  delle 
relazioni  fra  lo  Stato  ^  la  Chiesa.  La  sospensione  fu  so- 
stenuta da  alcuni,»  i  quali  si  accorgevano  dell' inappli- 
cabilità o  delle  funeste  conseguenze  degli  altri  sistemi, 
€  venne  d^esa  con  buoni  argomenti,  che  noi  più  sotto 
completeremo.  La  gran  maggioranza  della  Camera  stava 
^latentemente  per  la  rinunzia  pura  e  semplice,  tutti  po- 
tevano accorgersene  e  se  ne  accorgevano.  I  giurisdi- 
zionalisti  dicevano  adunque:  Ma  perchè  volete  rinunziai-e? 
Nessuno  ve  lo  chiede,  né  le  Potenze,  né  il  Papa,  né  il  po- 
polo. Quali  sarebbero  poi  le  conseguenze  di  una  rinunzia 
incondizionata?  Voi  credete  di  spogliarvi  in  favore  della 
Chiesa;  ma  no,  o  signori,  voi  venite  a  cedere  a  prò  di 
una  classe,  della  gerarchia  ecclesiastica,  anzi  neppure 
di  tutta  questa,  ma  dei  soli  vescovi  e  del  Papa;  voi  non 


*  Già  la  Relazione  della  Giunta  (Bonghi  relatore)  aveva  detto, 
<?he  si  era  partito  dal  principio  di  non  voler  mutare  la  forma  della 
Chiesa;  sotto  il  giorno  21  genn.  1871,  pag.  346,  col  2*:  €  ....  espone 
la  condizione  attuale  della  Chiesa  in  quella  forma  nella  quale  esiste, 
e  che  noi  non  intendiamo  toccare  in  nessun  altro  rispetto  che  nel 
dominio  temporale.  » 

2  Esempi,  Deputati,  11  marzo  1871,  pag.  751,  col.  2-3'' Ugdulena, 
sopra  (pag.  241,  n.  2)  riferito;  ibid.,  7  marzo,  pag.  724-25,  Cor- 
ììettà;  ecc. 


\ 


§  8]  SEPARATISMO  255 

rinunziate  in  favore  della  libertà  della  Chiesa,  ma  del 
despotisrao  dei  suoi  capi.  * 

Gli  avversari  rispondevano:  Ma,  prescidendo  dal  prin- 
cipio deir  incompetenza  e  dalla  giustezza  della  rinunzia, 
credete  voi  sul  serio  all'efficacia  della  regia  nomina  per 
ottenere  dei  vescovi  non  ultracattolici?  Quelli  che  ab- 
biamo presentemente  in  Italia  sono  forse  liberali?  *  E  non 
sono  essi  stati  nominati  dal  Re?  E  i  vescovi  francesi, 
nominati  pure  dal  sovrano,  sono  essi  diversi  dai  nostri? 
Dunque  perchè  ingerirci  indebitamente  nelle  funzioni 
della  Chiesa  senza  cavarne  alcun  frutto? 

I  giurisdizionalisti  replicavano:  Ma  è  poi  vero,  che  la 
regia  nomina  non  produce,  come  voi  dite,  alcun  buon 
frutto?  È  egli  vero  che  i  vescovi  di  nomina  regia  siano 
tutti  clericali?  e  citavano  degli  esempi  in  contrario.  *  E 


*  Deputati^  11  marzo  1871,  pag.  751,  col.  1%  Ugdulena:  «  cotesto 
concetto  [della  rinunzia  del  diritto  di  regia  nomina  e  simili]  non  è 
punto  la  libertà,  non  è  punto  quella  libertà  della  Chiesa  che  si 
vuole  stabilire  in  libero  Stato.  La  libertà  io  la  intendo  quando  è  data 
a  tutti  quando  è  data  a  tutti  coloro  che  compongono  un  corpo,  una 
associazione.  »  —  Altri  passi  vedili  sopra  (pagg.  98-99)  a  proposito 
delia  corrente  giurìsdizionalista. 

*  Già  il  BoGGio,  colle  cui  idee  di  politica  ecclesiastica  il  Cavour 
si  era  dichiarato  completamente  d'accordo  (Deputati^  27  marzo  1861, 
pag.  156,  col.  1*^,  Cavour),  aveva  asserito  (La  Chiesa  e  lo  Stato  in 
Piemonte^  sposizione  storico^critica^  voi.  II,  Torino,  1854;  pag.  81^, 
che  il  Piemonte  non  avesse  ricavato  nessun  profitto  dalla  regia  no- 
mina dei  vescovi: 

3  Deputati,  14  marzo  1871,  pag.  771,  col.  3^  Sineo  :«  Debbo  poi 
opporre  la  più  assoluta  negativa  a  coloro  che  dissero,  che  general- 
mente il  Goveroo  nelle  sue  scelte  non  sìa  riuscito  a  creare  vescovi 
informati  a  sentimenti  patriottici.  Io  riconosco  che  molte  volte   si 


250  SEPARATISMO  [  §  8 

se  la  maggior  parte  di  essi  ai  giorni  nostri  sono  stati 
(noi  lo  confessiamo)  ultra-cattolici,  proviene  ciò  dall'in- 
sufficienza del  sistema  stesso  della  nomina  regia,  o  non 
più  tosto  dal  fatto,  che  gli  uomini  che  sono  stati  al  po- 
tere, non  hanno  saputo  farne  uso  vigorosamente?  In  Italia 
abbiamo  parecchi  vescovi  nominati  dal  Re  nel  1860;  è 
vero,  sono  quasi  tutti  clericali;  ma  chi  ignora  la  storia 
della  loro  nomina?  Non  furono  essi  nominati  quando  si 
era  in  trattative  di  una  conciliazione  colla  Santa  Sede; 
non  furono  essi  nominati  per  ingraziarsi  l'animo  del 
Papa;  non  furono  essi  imposti  da  questo  al  Governo,  in- 
vece che  proposti  dal  Governo  al  Papa?  L'esito  clericale 
di  queste  regie  nomine  è  dovuto  non  al  sistema  stesso, 
ma  alla  cedevolezza  del  Governo,  motivata,  a  ragione 
o  a  torto,  dalle  circostanze  politiche.  *  Ciò  che  veramente 


fecero  delle  scelte  infelici,  ma  non  sempre.  —  Si,  o  signori,  noi 
Subalpini  ci  gloriamo  di  avere  avuti  dei  vescovi,  i  quali  sentivano 
altamente  r amor  di  patria!  Io  ricorderò  T ultimo  arcivescovo  di 
Torino.  Appena  Carlo  Alberto  cedeva  al  voto  del  suo  Parlamento 
per  costituire  un  Ministero  perfettamente  liberale,  il  buon  prelato, 
vescovo  allora  in  Savona,  si  presentò  al  ministro  dell' interno,  of- 
frendo, ed  offrendo  di  cuore,  il  suo  appoggio.  »  ^  Cfr.  PADELLETTft 
La  politica  ecclesiastica^  cit.,  pag.  657. 

*  Ibid.,  13  marzo,  pag  762,  col.  1%  Mancini:  €  Quanto  poi  a  quei 
pochi  [vescovi]  che  furono  nominati  nel  1866  sotto  il  Ministero 
dell'onorevole  Ricasoli,  tutti  sanno  che  i  loro  nomi  furono  imposti 
da  Roma;  anzi  per  alcuni  altri,  il  Ministero  dovè  opporre  vigorosa 
resistenza  per  impedire  che  la  loro  imprudente  scelta,  desiderata 
dalia  Corte  di  Roma,  non  avesse  luogo,  che  certamente  sarebbesi 
cons'derata  come  una  provocazione,  ed  avrebbe  generato  inevitabili 
disordini  in  mezzo  alle  [lopolazioni,  cui  si  fossero  imposti  somi- 
glianti vescovi.  » 


> 


§8J  SEPARATISMO  .  2ol 

importa,  aggiungeva  qualcuno,  è  la  scelta  delle  persone, 
molto  più  che  il  vescovo  ha  un  potere  immenso,  asso- 
luto, e  quindi  la  sua  influenza  sullo  spirito  del  clero  e 
dei  fedeli  può  essere  più  grande  di  quanto  ordinariamente 
non  si  pensa.  * 

Ma  no,  riprendevano  gli  abolizionisti,  che  i  vescovi 
nominati  dal  Re  siano  clericali,  non  è  un  accidente,  non 
dipende  dalla  cedevolezza  del  Governo,  proviene  dalla 
natura  stessa  della  posizione  delle  cose.  Noi  infatti  non 
abbiamo  mezzi  per  conoscere  bene  quali  siano  i  candidati 
più  0  meno  clericali  o  liberali;  e  i  candidati  liberali 
possibili,  quand'anche  potessimo  discernerli,  vanno  scom- 
parendo del  tutto.  Infatti  le  relazioni  tra  il  laicato  e  il 
clero  sono  rotte;  quando  si  ha  da  fare  la  nomina  di  un 
vescovo,  il  Ministero  domanda  informazioni  ai  Procura- 
tori Generali,  i  quali  non  si  trovano  in  rapporti  di  uf- 
ficio con  persone  che  abbiano  pratica  col  clero,  e  che 


»  Ibid.,  11  marzo,  pag.  752,  col.  1*,  Ugdulena:  €  Io  credo  che 
tutti  gli  altri  diritti  che  ha  lo  Stato  in  materia  ecclesiastica,  l'exeqcia- 
tur,  il  placet,  Tappello  ex  abuBU,  ammontino  a  troppo  poco  ;....  credo, 
dico,  che  la  scelta  delle  persone  sia  il  tutto.  —  Nel  nostro  Stato  me- 
desimo retto  da  leggi  costituzionali,  in  cai  una  dovrebbe  essere  la 
volontà  e  razione  dei  pubblici  funzionari,  cominciando  dai  ministri 
e  scendendo  fino  agli  ultimi  agenti  della  polizia,  non  c*insegna  Fespe- 
rienza  che  le  medesime  leggi  sono  applicate  diversamente,  talvolta 
in  maniera  del  tutto  contradditoria,  in  diversi  luoghi,  provincie  e 
città,  solamente  per  la  diversità  delle  persone  che  devono  appli- 
carle? Ora  se  questo  è  vero  d'  una  istituzione  costituzionale,  che 
opera  sotto  la  sorveglianza  ed  il  controllo  dei  rappresentanti  della 
nazione  ; ...  immaginate  che  cosa  ò  nella  Chiesa  cattolica,  nella  quale, 
secondo  le  discipline  del  diritto  nuovissimo,  tutta  la  diocesi  è  per- 
sonificata nel  vescovo,  che  n*è  T  arbitro  e  regolatore  assoluto.   — 

F.  Scaduto  —  GtMrentigie  Ponti/lete  17 


258  .  SEPARATISMO  [§  8 

sappiano  ben  distinguerne  i  sentimenti.  «  Cosi  accade 
facilmente,  che  dei  retrivi  nascondano  per  il  momento 
le  loro  idee  e  si  mostrino  un  pochino  liberali,  salvo  poi 
a  dichiararsi  di  nuovo  oscurantisti  quando  si  trovino 
già  nominati,  anzi  più  servilmente  di  prima  per  farsi 
perdonare  dalla  Curia  Romana  quel  pò*  di  liberalismo 
che  hanno  finto  di  avere  od  abbiamo  avuto  realmente  > 
Quand'anche  poi  i  Procuratori  Generali  fossero  in  grado 
di  ottenere  buone  informazioni,  non  troverebbero  se  non 
pochissimi  0  nessun  soggetto  liberale,  e  sarebbero  quindi 
costretti  0  a  non  fare  nessuna  proposta,  o  a  proporre 
clericali.  Le  nostre  Facoltà  teologiche  universitarie,  in- 
fatti, non  vengono  più  frequentate  dai  chierici;  questi 
sono  stati  rinchiusi  tutti  nei  seminari,  non  sono  più  a 
contatto  col  laicato;  le  idee  moderne  di  civiltà  e  liberali- 
smo trovano  nei  semiDari  una  muraglia  impenetrabile  per 
poter  arrivare  sino  ai  chierici;  il  liberalismo,  i  lumi  dei 
professori  delle  Facoltà  teologiche  dello  Stato  restano 


Ora  coi  suoi  decreti,  ora  colle  me  pastorali,  ora  colle  sentenze  della 
soa  Caria,  ora  colle  disposizioni  ex  informata  coscientia,  ora  con  le 
provviste  o  con  le  rimozioni,  delle  quali  non  deve  rendere  conto  a 
nessuno,  il  vescovo  fa  tutto  quello  che  vuole  » 

*  Senato,  29  aprile  1871,  pag.  543,  col.  2%  Violiani. 

*  Deputati,  11  marzo  1871,  pag.  748,  col.  1%  Minohstti:  €  Il 
vescovo  il  quale  ò  stato  presentato  o  raccomandato  dal  Oovemo, 
non  appena  ha  occupato  la  sua  cattedra,  sente  un  bisogno  vivissimo, . 
ed  è  quello  di  riabilitarsi  presso  la  Corte  di  Roma;  e  non  è  raro 
il  caso  che  un  sacerdote,  il  quale  si  preconizzava  come  favorevole 
alle  opinioni  liberali  e  tutto  governativo,  sia  tosto  passato  dalla 
parte  opposta  cercando,  con  un  eccesso  di  zelo,  di  rendersi  bene- 
merito della  Corte  di  Roma.  » 


§8]  SEPARATISMO  259 

inutili;  lo  Stato  non  si  prepara  più  il  suo  clero;  e  perciò 
non  può  più  trovare  candidati  liberali.  * 

Queste  ragioni  in  parte  erano  vere,  ed  oggi  lo  sareb- 
bero anche  più  ;  raa  erano  esagerate.  Prescindendo  dal 
fatto,  che  anche  dei  Deputati  talvolta  si  presentano  can- 
didati sotto  un  colore  politico  e  poi  ne  spiegano  un  altro,  ' 
paragone  che  vale  sino  ad  un  certo  punto;  ecclesiastici 
liberali  e  di  merito  al  1871  non  ne  mancavano,  quan- 
tunque fossero  in  numero  molto  sparuto;  non  ne  man- 
cano neppure  oggi,  sebbene  siano  ancora  meno,  sia  vecchi 
sia  qualche  giovane  d'ingegno  e  conciliativo;  e  con  un 
po' di  buona  intenzione  e  di  energia  non  sarebbe  poi 
tanto  difficile  il  saperli  discernere,  questa  è  una  vera 
esagerazione. 

11  giurisdizionalista  Mancini,  vedendo  perduta  la  sua 
causa,  proponeva  che  per  lo  meno  la  rinunzia  non  va- 
lesse per  le  89  sedi  allora  vacanti,  le  quali  altrimenti 
sarebbero  state  occupate  da  tanti  proconsoli  del  Papa, 
di  cui  questi  stesso  si  sarebbe  poscia  pentito  in  tempi 


*  Senato^  29  aprile  1871,  pag.  543,  col.  2%  Vigliànt:  «  Noi  siamo 
giunti  a  tale,  da  abaiidire  come  estranee  allo  Stato,  le  cattedre  di 
teologia  delle  nostre  università  [le  Facoltà  teologiche  non  erano 
state  ancora  completamente  abolite],  ed  abbiamo  creduto  e  crediamo 
di  arrivare  cosi  a  Eeparare  le  ragioni  dello  Stato  da  quelle  della 
Chiesa;  sicché  non  ci  troviamo  più  in  condizione  di  poter  cono- 
scere i  Sacerdoti  che  meglio  convengano  ad  una  o  ad  un^altra  carica 
ecclesiastica,  e  saremo  perciò  esposti  al  pericolo  frequente  di  ac- 
cettare come  buoni  i  cattivi,  di  dichiarar  cattivi  i  buoni.  »  Noi 
nel  testo  abbiamo  esplicato  e  completato  il  concetto  del  Yigliani. 

'  Deputati^  14  marzo,  pag.  771,  col.  2*,  Sinko. 


260  SEPilRATISMO  [§8 

più  calmi.  *  Egli  avrebbe  potuto  farsi  forte  dell'esempio 
del  Cavour,  nome  tanto  venerato  ed  autorevole  nella  Ca- 
mera; ad  ogni  modo  la  sua  proposta  di  disposizione  tran- 
sitoria non  trovò  eco. 

Il  provvedimento  da  prendersi  sarebbe  stato  quello  di 
sospendere  la  rinunzia.  Ciò  sarebbe  stato  non  solo  giusto, 
come  lo  dimostrano  la  maggior  parte  delle  ragioni  ad- 
dotte dai  giurisdizionalisti,  ma  anche  possibile;  possibile 
non  solo  in  quanto  avrebbe  trovato  analogia  in  altre 
disposizioni  di  questa  legge,  sibbene  anche  politicamente. 
E  in  vero,  non  solo  si  trattava  di  diritto  interno;  sib- 
bene, per  giunta,  le  Potenze  non  avrebbero  potuto  chie- 
derci questa  rinunzia  perchè  esse  non  Thanno  fatta. 
Anzi,  quand'anche  ne  avessero  posseduto  il  diritto  mo- 
rale, non  r  avrebbero  voluta,  perchè  cosi  noi  avremmo 
dato,  come  avvenne,  un  esempio  pericoloso  pei  clericali 


*  Ibid.,  13  marzo,  pag.  762,  col.  2%  Mancini:  <  Voi  avete  ben  89 
sedi  vacanti;  come  volete  danque  permettere  una  invasione  di  89 
proconsoli  pontificii,  scelti  nel  peggiore  momento,  scelti  in  tali  di- 
sposizioni di  animo,  che  il  Pontefice  stesso  più  tardi  ne  sarebbe 
pentito,  quando  avreste  potato  quietare  dall*  attuale  stato  di  agita- 
zioni, di  ire  e  di  amarezze?  »  Ibid.,  pag.  762-63:  <  Primamente 
aggiungerei  un  secondo  paragrafo  allo  scopo  di  dichiarare  che  la 
rinunzia  ai  diritti  dello  Stato,  contenuta  in  questa  disposizione  di 
legge,  non  sarà  applicabile  che  alle  future  vacanze,  a  quelle  va- 
canze delle  sedi  diocesane  che  potranno  avvenire  dopo  la  promul- 
gazione della  legge,  non  alle  80  diocesi  già  rese  vacanti  sotto  le 
leggi  anteriori,  per  le  quali  bisogna  mantenere  intatta  l'antica  di- 
sciplina ed  il  presente  sistema.  »  —  Anche  il  deputato  Corbitta 
faceva  notare  l'importanza  di  questo  &tto;  ibid.,  9  marzo,  pag.  724-25. 


§  8]  SEPARATISMO  261 

del  loro  territorio.  *  —  Essa  non  sarebbe  stata  necessa- 
ria neppure  rispetto  alla  politica  interna  italiana.  Infatti 
i  clericali,  o  più  tosto  semi-clericali,  nella  Camera  si 
contavano  sulle  punte  delle  dita  di  una  sola  mano;  i  cat- 
tolico-liberali, numerosi  ed  influenti,  non  avrebbero  vo- 
luto rafforzare  V  assolutismo  delle  Curie  romana  e  ve- 
scovili; il  popolo  e  il  clero  stesso  non  domandavano  que- 
sta rinunzia.  E  perchè  dunque  volete  farla,  concludeva 
qualche  deputato?  Perchè  è  giusta,  rispondevano,  come 
vedemmo,  i  separatisti,  non  che  perchè  l'abbiamo  pro- 
messa. Questa  rinunzia  e  dunque  dovuta  alla  logica  di 
un  principio,  non  alla  necessità  politica  estera  od  interna. 
Fu  sostenuta  anche  dai  cattolico-liberali,  ma  non  come 
cattolici,  non  nell'interesse  dell'assolutismo  pontificio, 
sibbene  per  la  teoria  della  separazione. 

La  rinunzia  pura  e  semplice  è  stata  funesta;  l'exe- 
quatur  per  le  provviste  beneficiarie  è  stato  insufiScente 
a  frenarne  le  conseguenze.  I  sistemi  da  seguire  sareb- 
bero stati  due:  o  non  rinunziare  affatto  al  diritto  di  no- 
mina; 0  rjnunziarvi  a  favore  dei  legittimi  proprietari, 
dei  fedeli,  riservandolo  al  Re  tutte  le  volte  che  questi 
non  avessero  voluto  approfittarne.  Il  primo  sarebbe  stato 
naturalmente  il  più  semplice;  il  secondo  avrebbe  potuto 
produrre  buoni  risultati,  anche  migliori  del  primo  (in 
quanto  non  solo  avrebbe  potuto  dare  vescovi  liberali,  ma 
avrebbe  introdotto  il  costituzionalismo  nella  <;hiesa),  ma 


*  Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  772,  col.  1*,  Pescatork:  €  Or 
bene  la  rinancìa  assolata  al  diritto  della  nomina  regia  può  essere 
un  provvedimento  apprezzato  come  baono  e  gradito  dagli  altri  Stati  ? 
A  me  non  pare.  »  —  Vedi  altri  passi  sopra  a  pag.  97,  n.  1. 


262  SEPARATISMO  [  §  8 

sarebbe  stato  politicamente  inopportuno  e  di  riuscita 
difficilissima.  Inopportuno,  perchè  avrebbe  inevitabil- 
mente commosso  le  masse,  scosso  le  fondamenta  della 
Chiesa  giusto  allora  quando  Tltalia  doveva  assicurare 
le  Potenze  di  non  avere  intenzioni  anti-religiose,  di  non 
intendere  turbare  il  libero  esercizio  delle  funzioni  spi- 
rituali del  Papa  (sebbene  colla  nomina  regia  l'elezione 
del  vescovo  non  fosse,  in  grandissima  parte,  una  funzione 
pontificia).  La  difficoltà  della  riuscita  sarebbe  poi  con- 
sistita specialmente  nell'ostilità  della  Curia,  che  avrebbe 
insufflato  il  basso  clero  e  il  popolino  contro  i  novatori, 
contro  gli  usurpatori  del  patrimonio  di  San  Pietro,  come 
lo  ha  fatto  ora  in  Germania  contro  gli  eretici  autori  delle 
Leggi  di  maggio,  contro  i  novelli  Biocleziani:  se  non  ci 
fosse  stata  questa  ostilità,  la  Curia  non  avrebbe  resi- 
stito troppo  a  lungo  ad  un'elezione  popolare,  come  non 
l'aveva  fatto  recentemente  (1855)  pei  parroci  nel  Canton 
Ticino.  *  Ma  nel  1871  l'ostilità  si  trovava  ardente  più  che 
mai,  ed  erano  pochissimi  quelli  che  a  torto  speravano  in 
una  non  lontana  riconciliazione.  '  Per  poter  rinuziare  in 


t  Ibid.,  pag.  774,  col.  2%  Piolti  de  Bianchi:  <  tta  però  il  fatto 
che  la  legge  in  Canton  Ticino  volle  deferire  ai  popoli  reiezione  dei 
parroci,  e  che  quella  legge  è  esegaita;  sta  il  fatto  che  i  parroci 
sono  eletti  e  vengono  dai  loro  yescovi  consacrati  ;  è  lasciata  a  loro 
la  cura  di  regolarizzare  la  loro  posizione  in  faccia  ai  loro  superiori  ; 
sta  in  fatto  che  quella  legge  funziona  da  parecchi  anni,  e  che  la 
religione  cattolica  in  Canton  Ticino  è  tuttavia  la  religione  della 
maggioranza,  che  nessuna  chiesa  fa  ivi  chiusa,  che  i  pturoci  fun- 
zionano dovunque,  che  i  sacramenti  vengono  amministrati.  » 

«  Esempì,  Deputati,  14  marzo  1871,  pag.  777,  coL  3*,  Bonghi: 
Il  futuro  Papa,  se  italiano,  si  concilierà  coU'Italia.  —  Al  contrario, 


§  8]  SEPARATISMO  263 

favore  del  popolo,  ci  sarebbe  voluto  uno  Stato  ben  più 
saldo  del  nostro  ed  uomini,  non  dico  più  energici,  di 
quelli  che  allora  si  trovavano  al  potere,  ma  che  aves- 
sero saputo  abbracciare  tutta  la  quistione  religiosa,  ed 
interessarsene  vivamente  in  un  momento  in  cui  quasi 
tutta  l'attenzione  pubblica  era  rivolta  ad  assicurare 
r  Italia  di  fronte  alle  esigenze  dei  potentati  esteri. 
Avremmo  preferito  la  rinunzia  cosi  condizionata;  ma 
per  allora  avremmo  lasciato  le  cose  nello  statu  quo,  ri- 
servandoci di  fare  appresso  la  detta  riforma. 

Questa,  del  resto,  secondo  noi,  non  avrebbe  dovuto 
escludere  il  diritto  nel  Governo  di  un  veto,  come  lo  aveva 
proposto  il  Cavour,  o  qualche  cosa  di  simile  sull'eletto 
dal  popolo,  come  sui  rappresentanti  di  tutte  le  associa- 
zioni 0  corporazioni.  Questa  riserva  sarebbe  stata  neces- 
saria; e  noi  avremmo  diflferito  la  riforma  anche  perchè 
non  saremmo  stati  sicuri,  pel  momento,  dell'esito  libe- 
rale delle  elezioni  popolari.  Ciò  sarebbe  dipeso  in  gran 
parte  dai  requisiti  pel  diritto  elettorale  attivo,  dalla 
'maggiore  o  minore  estensione  del  suffragio,  ecc.  Ci  oc^ 
cuperemo  appresso  di  siffatti  particolari;  notiamo  sol- 


ibid.  28  genn.,  pag.  415,  col.  1%  Mancini:  La  conciliazione  tra  il 
Papato  e  lltalia  ò  impossibile.  —  Ibid.,  1  febb.,  pag.  442,  col.  1^, 
Macchi:  Idem.  —  Senato^  30  aprile  1871,  pag.  551,  col.  3^,  Music: 
Idem.  —  Deputati^  4  maggio  1875,  pag.  2897,  col.  1-2%  {Discw- 
siont)  VioLiANi  gaardasigilli:  Spiega  in  quale  senso,  secondo  lui, 
la  conciliazione  sarebbe  ancora  possibile.  —  Minghetti,  Stato  e 
Chiesa^  cit.  pag.  230:  La  conciliazione  è  impossibile  in  un  tempo 
prossimo  e  previdibìle  —  Pantaleoni,  L'Italia  e  il  Papato  Spiri' 
tuaie^  cit,  pag.  467:  Nessuno  statista  può  dubitare  della  pacifica- 
zione più  0  meno  lontana  del  papato  colla  civiltà. 


264  SEPARATISMO  [§  8 

tanto,  che  il  Governò,  qualora  il  suflfragio  fosse  stato 
molto  esteso  (come,  secondo  verosomiglianza,  avrebbe 
dovuto  essere,  analogamente  alla  legge  elettorale  poli- 
tica), essendo  il  popolino,  specie  nelle  campagne,  molto 
soggettò  air  influenza  del  clero,  il  Governo  si  sarebbe 
potuto  venire  a  trovare  nella  triste  necessità  di  dover 
esercitare,  più  o  meno  indirettamente,  la  sua  influenza 
sulle  elezioni  ecclesiastiche  per  impedire  che  risultas- 
sero candidati  ultra-cattolici,  in  Italia  più  pericolosi 
che  altrove,  massime  allora,  perchè  nemici  non  solo 
della  civiltà  e  dei  diritti  dello  Stato  in  genere,  ma  anche, 
in  ispecie,  dell'unità  italiana. 

Per  giudicare  quale  probabilmente  sarebbe  stato  l'esito 
delle  elezioni  popolari  dei  vescovi  e  dei  parroci,  pre- 
scindendo dai  requisiti  pel  diritto  elettorale  attivo,  noi 
non  abbiamo  dati  positivi  neppur  oggi  dopo  13  anni  dalla 
pubblicazione  della  Legge  delle  guarentigie:  tuttavia  gli 
elementi  non  mancano  assolutamente,  e,  per  quanto  po- 
chi, giova  raccoglierli  non  solo  per  poter  apprezzare  la 
disposizione  della  Legge,  ma  anche  perchè,  questa  non 
essendo  stata  fatta  per  durare  in  eterno,  possono  servire 
quando  si  voglia  ritoccarla. 

Il  Governo  italiano  non  ha  ordinato  di  ricercare  in 
quali  parti  d'Italia  esistano  usi  di  elezioni  ecclesiastiche 
popolari;  si  aggiunga  che  presso  noi  le  cattedre  di  Di- 
ritto ecclesiastico  sono  state  condannate  ad  estinguersi, 
sicché  non  esiste  una  classe  di  professori  che  si  occupi  di 
siffatte  quistioni  e  ne  ricerchi  gii  elementi  positivi  — ; 
e  allora  non  si  concluderà  con  certezza  che  in  nessuna 
parte  dllalia  esistano  usi  di  elezioni  ecclesiastiche  demo- 
cratiche pel  fatto  che  noi  non  sappiamo  addurre  quasi 


§  8]  SEPARATISMO  265 

nessuna  prova  in  contrario.  Ed  invero  io  non  posso  rife- 
rire altro,  che  un'asserzione  del  deputato  Lioy  (poco  so- 
spetta, perchè  egli  non  era,  quanto  al  presente,  del  tutto 
favorevole  air  elezione  popolare  dei  parroci),  che  in  una 
sua  villa,  che  neppure  so  dove  sia  situata,  esisteva  ab 
antico  r  uso  di  eleggere  popolarmente  il  parroco.  * 


*  Deputati,  7  maggio  1875,  pag.  306,  col.  2»,  {Biscussion€)^  Lioy: 
<  Certo,  se  i  credenti  venissero  a  questo  partito,  come  in  molte 
parti  [quali?]  accade,  d'accordo  col  vescovo,  per  tradizioni  antiche, 
tanto  meglio.  In  una  mia  viUa  io  ho  assistito  più  volte  ad  una  di 
codeste  elezioni,  fatte  dai  padri  di  famiglia  per  consuetudine  an- 
tica. >  —  Riferiamo  anche  i  seguenti  fatti.  Ibid.,  pag.  3013,  col.  1-2^, 
Taiani:  La  Curia  in  una  notte  mandò  [in  Yillalta,  paesello  poco 
lontano  da  Udine]  un  suo  esecutore  d'ordini  perchè  strappasse  il 
sotto-parroco  [inviso  alla  medesima  e  in  disaccordo  col  parroco;  non 
precisa  il  tempo]  dal  suo  domicilio,  ma  i  terrazzani  [che  lo  ama- 
vano] ^he  vegliavano  posero  invece  in  fuga  il  messo;  poi,  postisi 
in  sentinella,  surrogandosi  Tun  F altro,  guardavano  a  vista  l'abita- 
zione del  buon  prete.  —  Ma  l'ordine  pubblico,  che  si  disse  minac- 
ciato, fece  correre  la  forza  sopra  luogo,  e  quali  ne  furono  gli  ef- 
fetti? La  forza  impedì  che  i  terrazzani  armati  si  aggirassero  intomo 
alla  casa  dell'amato  pastore,  il  messo  potò  giungere,  e,  protetto 
direttamente  o  indirettamente  dal  braccio  delio  Stato,  adempì  ài 
suo  mandato;  l'infelice  prete  fu  relegato  nei  monti  della  Carnia 
{MovimentC),  [Ma  da  chi?  dal  nostro  Governo?  e  a  qual  titolo?]. 
Appena  breve  tempo  dopo,  questo  povero  sacerdote  comiciò  a  dire 
parole  sconnesse,  più  tardi  era  pazzo,  ed  oggi  mentre  parliamo  in 
quest'aula,  Giovanni  Piva,  vittima  della  Curia  e  dei  suoi  ordini 
inumani,  giace  nell'ospedale  di  Udine  {Sensazione).  »  —  Ibid.  19 
maggio  1864,  pag.  2942,  col.  3%  Cànalis  relatore:  <  Colla  peti- 
zione 9297,  trentacinque  cittadini  di  Cairano  pregano  la  Camera 
onde  voglia  muovere  interpellanza  al  ^ninistro  Guardasigilli  per  non 
aver  nominato  a  parroco  di  quei  luogo  il  sacerdote  Don  Gerolamo 


1^6  SEPARATISMO  [§8 

Ma,  anche  quando  una  tale  consuetudine  non  si  trovi  in 
nessuna  parte  d'Italia,  resta  sempre  la  quistione  se  possa 
introdursi  e  se  darebbe  cattivi  o  buoni  risultati.  Ora, 
dopo  il  1871  noi  abbiamo  avuto  qualche  esempio,  ma  insuf- 
ficiente per  giudicare,  sia  perchè  troppo  sporadico,  sia 
perchè  l'iniziativa  popolare  forse  non  fu  lasciata  funzio- 
nare con  piena  libertà.  Nella  provincia  di  Mantova  •  si 
verificarono  due  casi  di  .elezione  popolare  del  parroco, 
la  quale  sembra  sia  «tata  fatta  ordinatamente,  da  tutti 
i  capi  di  famiglia,  dinanzi  ad  un  notaio:  si  aggiunga  che 
reletto  era  di  già  economo  spirituale  ossia  sottoparroco 
0  viceparroco  (almeno  in  uno  dei  due  casi)  nella  par- 
rocchia stessa.  Il  vescovo,  come  era  da  supporsi,  non 
volle  riconoscere  per  valida  questa  elezione;  egli  nominò, 
invece,  un  altro.  *  Il  Governo  d' altra  parte,  protestava 
di  mantenersi  neutrale  nella  quistione.  ^ 


Ferrara,  non  ostante' che  con  indirizzo  coperto  da  400  e  più  firme 
gli  si  facesse  istanza  in  proposito  sino  dal  marzo  dell'anno  scorso. 
—  La  commissione  ha  considerato  che  finora  la  nomina  dei  par- 
roci che  non  sono  di  patronato  regio  non  ispetta  al  potere  óivile....  » 

*  Il  Mancini  (Deputata  3  maggio  1875,  pag.  2883,  col.  I^)  asse- 
risce che  si  fossero  fatte  elezioni  popolari  di  parroci  anche  in 
<  Sicilia  ed  in  qualche  altra  provincia  del  Regno;  »  ma  nella  di- 
scussione nessuno  parlò  di  queste  altre  elezioni  popolari:  quanto 
alla  Sicilia  intendeva  forse  il  Mancini  parlare  del  fatto  di  Grotte, 
di  coi  e' intratteremo  appresso,  e  che  non  è  .un'elezione  popolare  di 
parroco?  Si  erano  fatte  realmente  tali  elezioni  €  in  qualche  altra 
provincia  del  Regno?  io  le  ignoro.  » 

^  Deputati^  3  maggio  1875,' pag.  883,  col.  1^  Mancini:  <  Voi  sa* 
peto  che  in  varie  parrocchie  del  Mantovano^  in  cUcune  della  Sicilia, 
ed  in  qualche  altra  provincia  del  Regno,  le  popolazioni  fiorono 


§  8]  SEPARATISMO  267 

Ma  in  che  consisteva  questa  neutralità?  Secondo  la 
dichiarazione  del  Bonghi,  relatore  della  Legge  delle  gua- 
rentigie, e  che  ora  faceva  parte  del  Ministero,  e  secondo 


mosse  ad  eleggere,  con  pubbliche  ed  ordinate  votazioni  i  loro  par- 
roci, spinte  a  ciò  dalla  pervicace  ostinazione  deiraatorità  episcopale, 
la  quale  ricusava  di  dare  ad  esse  quei  pastori  cbe  già  conoscevano, 
e  che  colle  qualità  di  vicari,  dagli  stessi  vescovi  già  destinati, 
avevano  amministrato  loro  per  alcuni  anni  i  conforti  religiosi,  ed 
avevano  conquistato  la  loro  fiducia  ed  il  loro  affetto.  Si  radunarono 
i  capi  di  famiglia^  e  con  calma,  tranquillità  ed  ordine  perfetto, 
facendo  intervenire  un  notato  il  quale  attestasse,  io  forma  pubblica 
e  solenne,  la  loro  volontà,  prescelsero  ed  elessero  a  loro  parroci 
coloro  i  quali  si  trovavano  neiresercìzio  dell'  ufficio  di  semplici  vi- 
cari. »  col.  2^:  Nella  parrocchia  di  San  Giovanni  del  Dosso,  D.  Lo- 
nardi  vicario  col  placet,  viene  eletto  parroco  dal  popolo.  Il  vescovo 
di  Mantova,  privo  di  exequatur,  nomina  invece  .un  altro  parroco. 
«  Il  vescovo,  interpretando  V  elezione  dei  padri  di  famiglia  come  atto 
di  ribellione  alla  sua  autorità,  e  peggio  forse  ancora  scorgendovi  la 
prima  iniziativa  di  un  ritorno  a  quelle  primitive  tradizioni  della 
Chiesa,  che  sono  rammentate  dalF  illastre  Rosmini  come  istituzione 
di  diritto  divino,  accorre  immediatamente  ad  impedire  che  Tavve- 
nuta  elezione  avesse  effetto  e  poscia  trapassò  fino  a  sospendere  ed 
escludere  dalla  comunione  dei  fedeli  il  D.  Lonardi,  non  senza  mi- 
nacciare r interdetto  della  Chiesa.  —  Più  tardi  ha  suscitato  alcuni 
degr  individui  di  quella  parrocchia,  devoti  al  partito  del  vescovo,  i 
quali  hanno  citato  il  D.  Lonardi  davanti  al  tribunale,  acciò  sia  ob- 
bligato ad  uscire  dalla  Chiesa.  —  ....  una  deputazione,  fra  le  per- 
sone del  luogo,  si  rivolse  a  me  chiedendomi  di  assumere  la  difesa 
dei  diritti  popokri  e  del  buon  piovano;  »  ed  io,  continua  il  Man- 
cini, assentii  senza  voler  rimunerazione. 

B  Ibid.,  P  maggio,  pag.  2842,  col.  P,  Vigltani  guardasigilli: 
«  Mi  rimane  ancora  a  dire  poche  parole  sul  contegno  tenuto  dal 
Governo  relativamente  ad  un  movimento  elettorale,  per  verità  molto 


268  SEPARATISMO  t§  8 

le  dicbiarazioni  di  qualche  altro  Deputato  e  Senatore, 
il  Governo  avrebbe  dovuto  riconoscere  addirittura  come 
valida  relezione,  e  quindi  investire  Telette  del  beneficio 
parrocchiale;  la  neutralità  del  Governo  avrebbe  dovuto 
consistere  nel  non  promuovere  (né  contrariare)  le  elezioni 
popolari;  ma  una  volta  che  queste  fossero  state  fatte  indi- 
pendentemente dalla  sua  influenza,  esso  avrebbe  dovuto 
senz'altro  riconoscerle  per  valide,  al  pari  delle  nomine 
fatte  dai  vescovi.  Ma  il  Ministero  intese  altrimenti  la 


limitato,  che  si  è  manifestato  in  qualche  parte  del  regno  eirea  la 
nomina  dei  ministri  del  colto.  —  Il  Governo  si  è  attenuto,  come  era 
suo  dovere,  alla  prescrizione  della  legge  ed  allo  stato  attuale  del 
diritto  ecclesiastico  :  esso  non  ?m  eccitato  né  favorito  quelle  nomine^ 
né  le  ha  contrariate;  esso  si  è  limitato  ad  esercitare  la  missione 
sua,  che  è  quella  d*  impedire  che  da  tali  nomine  derivassero  pertur^ 
bazioni  nell'ordine  pubblico  o  lesioni  di  legittimi  diritti.  —  Io  non 
credo  che,  come  taluno  suppone,  allorché  ebbi  la  prima  volta  a  dire 
innanzi  alla  Camera  qualche  parola  sopra  quest'argomento,  io  abbia 
detto  parola  che  potesse  suonare  un  qualunque  eccitamento:  io 
manifestai  soltanto  Topinione,  che  anche  adesso  confermo,  che  cioè 
dalla  partecipazione  del  laicato  nella  nomina  dei  ministri  del  culto 
della  religione  cattolica,  quando  essa  non  si  faccia  tumultuariamente 
.  e  per  arbitrio,  ma  regolarmente,  potranno  derivare  grandi  benefisì 
alla  società  religiosa  cattolica.  Io  diceva  allora  che  la  cosa  non  sa- 
rebbe punto  nuova,  che  sarebbe  un  ritomo  alla  disciplina  antica 
della  Chiesa;  ma  non  credo  di  aver  detto,  anzi  posso  francamente 
dichiarare  che  non  disei  che  questo  si  potesse  fare  per  ingerenza 
governativa^  e  molto  meno  per  autorità  privata.  —  Ad  ogni  modo 
il  Governo,  il  quale  rispetta  tutte  le  opinioni,  e  rispetta  pure  tutti 
gli  atti  che  non  offendano  Tordine  pubblico,  si  è  attenuto  al  sistema 
di  astensione  e  di  osservazione^  sempre  che  gV  interessi  dell'ordine 
pubblico  non  venivano  compromessL  » 


§  8]  SEPARATISMO  269 

neutralità;  non  riconobbe  le  elezioni  come  valide  da  per 
sé  stesse  senza  il  consenso  del  vescovo;  si  limitò  a  soc- 
correre quei  preti  che  venissero  perseguitati  dalla  Curia 
pel  solo  motivo  di  essere  stati  eletti  popolarmente.  *  Le 
dichiarazioni  del  guardasigilli  Vigliani  in  proposito  fu- 
rono esplicite:  se  l'eletto  è  di  già  economo  spirituale 
della  parrocchia  stessa  per  la  quale  viene  eletto,  gli  man- 
terremo l'assegno  di  economo  spirituale,  non  ostante 
qualunque  sospensione  od  altra  pena  che  per  questo  solo 
motivo  gF  infligga  il  vescovo;  se  non  è  economo  spirituale, 


*  Ibid,  4  maggio,  pag.  2906,  col.  1%  ViouANigaardaBigilIi:  «In 
questa  materia  io  farò  qaello  che  già  ho  fatto  nei  pochi  casi  che 
si  sono  verificati,  singolarmente  nella  provincia  mantovana.  Quando 
si  tratti  di  un  sacerdote  che  già  riveste  la  qualità  di  economo  spi- 
rituale, munito  di  assenso  regio,  e  che  venne  eletto  parroco  dai  suoi 
parrocchiani,  il  Governo,  se  le  qualità  del  sacerdote  siano  buone,  e 
se  sia  escluso  ogni  suo  intrigo  per  farsi  eleggere,  continuerà  a  corri- 
spondergli rassegnamento  che  si  suol  dare  agli  economi  spirituali. 
—  Allorché  poi  si  tratti  di  altri  parroci  eletti  i  quali  non  abbiano 
tale  qualità  di  economo  spirituale,  il  Governo  prowederà,  come  ha 
già  fatto,  col  mezzo  di  sussidi  temporari  dati  in  contemplazione 
delle  buone  e  distinte  qualità  del  sarcedote,  ed  anche  in  vista  di 
quelle  persecuzioni  a  cui  V  elezione  intervenuta  in  suo  favore  lo 
avesse  ingiustamente  esposto;  »  quindi,  prosegue,  s'intende  che  tali 
assegnamenti  o  sussidii  saranno  pagati  anche  durante  la  pendenza 
della  lite  colla  Curia  davanti  ai  tribunali.  —  Ibid.,  3  maggio, 
psg.  2884,  col.  1^;  Il  Lonardi  ed  un  altro  parroco  vicino,  eletto  pure 
popolarmente,  avevano  durante  la  sospensione  ottenuto  un  sussidio 
dal  Governo  che  poscia  sarebbe  stato  loro  ritirato,  secondo  aveva 
scritto  il  Guerrieri  (fratello  del  marchese  Guerrieri-Gonzaga  de- 
putato) in  un  giornale  di  Roma,  e  ripete  il  Mancini:  ma  il  guar- 
dasigilli Vigliani  (4  maggio,  pag.  2906,  col.  T)  nega  che  il  sussidio 
sia  stato  toHo. 


270  SEPARATISMO  [  §  8 

lo  soccorreremo  con  qualche  sussidio  qualora  il  vescovo 
per  questo  solo  motivo  dell'  elezione  popolare  lo  sospenda 
0  lo  rimuova  d*ufl3cio  o  gì*  infligga  altra  simile  pena. 

Ecco  come  il  Governo  intese  la  neutralità.  Ma  questo 
sistema  non  era  veramente  neutrale:  era  anzi  ostile  al- 
l'elezione popolare.  Ed  infatti  è  chiaro,  che,  se  l'eletto 
non  viene  riconosciuto  dal  Governo,  egli  non  ha  nessun 
interesse  ad  accettare  il  risultato  dell'elezione,  né  il  po- 
polo farebbe  l'interesse  suo  e  dell'eletto:  questi,  se  eco- 
nomo spirituale,  resta  col  suo  stipendio,  e  si  mette  in 
urto  col  vescovo;  se  semplice  prete,  acquista  dal  Governo 
un  sussidio  che  domani  un  altro  Ministero  può  togliergli, 
lascia  cosi  la  posizione  duratura  dell'elemosina  della 
messa  o  del  beneficio  per  quella  precaria  di  un  sussidio 
governativo,  oltre  a  mettersi  in  urto  col  vescovo  che 
naturalmente  per  lo  meno  lo  sospende  a  divinis:  il  po- 
polo, vedendo  che  coli' elezione  non  riesce  ad  altro  che 
a  guastare  la  posizione  dell'eletto  senza  del  resto  otte- 
nerlo per  suo  pastore  spirituale,  cessa  dal  ritentare  la 
prova,  che  infatti  non  è  stata  più  tentata.  Il  sistema  del 
Governo  non  era  adunque  neutrale,  ma  ostile;  il  Governo, 
senza  discutere  la  quistione  di  diritto  canonico,  avrebbe 
dovuto  senz'  altro  riconoscere  il  parroco  scelto  democra- 
ticamente. Qui  il  domma  non  c'entra;  pel  parroco,  diver- 
samente che  pel  vescovo,  non  occorre  nessuna  consacra- 
zione speciale;  è  quistione  di  disciplina,  e  questa  il 
Vaticano  l'accomoda  secondo  che  i  Governi  mostrino  o 
no  i  denti;  nel  Canton  Ticino,  per  esempio,  si  è  rasse- 
gnato a  riconoscere  i  parroci  eletti  dal  popolo.  Nel  1875 
lo  Stato  italiano  credo  fosse  abbastanza  forte  per  tenere 
questa  condotta,  molto  più  che  essa  di  fronte  alla  Ger- 


§81  •    SEPARATISMO  271 

mania  si  trovava  autorizzata  dalle  leggi  ecclesiastiche 
dalla  medesima  frattanto  emanate.  * 

Ma,  di  più,  la  sua  così  detta  posizione  neutrale,  il 
Governo  non  Y  ha  tenuta  sempre.  Quasi  contemporanea- 
mente alle  elezioni  popolari  di  Mantova,  accadeva  qualche 
cosa  di  simile  in  Sicilia,  nel  comune  di  Grotte  (provincia 
di  Girgenti).  Un  patrono  laico  presentava  al  vescovo  un 
sacerdote  per  la  Cura;  il  vescovo  Turano  lo  rifiutava 
per  la  ragione  o  pretesto  che  era  stato  precedentemente 
deposto  da  un  ufficio  ecclesiastico.  Pare  che  il  prete 


*  Crediamo  utile  riferire  per  sommi  capi  il  giudizio  del  Pa- 
delletti  e  del  Gurci  intorno  alF  elezione  popolare  dei  parroci  e  dei 
vescovi.  Padellbtti,  La  politica  ecclesiastica  cit,  pag.  659-60:  Il 
sentimento  religioso  nel  laicato  ò  spento,  quindi  le  elezioni  sareb- 
bero influenzate  da  interessi  politici  o  personali  ;  pag.  660-61  :  I 
padri  di  famiglia  di  campagna  non  sono  competenti  a  giudicare 
della  cultura  dei  concorrenti  pel  parrocato;  quindi  il  Governo  non 
può  basare  una  riforma  sulP  elezione  popolare  dei  parroci,  quan- 
tunque dovrebbe  sostenere  le  popolazioni  quando  per  motivi  plau- 
sibili rifiutino  il  parroco  nominato  dal  vescovo:  anche  reiezione  dei 
vescovi  e  parroci  fatta  dalle  fabbricerie  presenterebbe  inconvenienti; 
pag.  662-63:  quanto  airelezione  dei  parroci  non  si  sostituisca  un 
sistema  completamente  nuovo  a  quello  del  concorso  tridentino:  lo 
Stato  può  aggiungere  altre  condizioni,  cosi  la  licenza  liceale  e  3  o 
4  anni  di  studio  in  una  Facoltà  teologica  universitaria,  che  la 
maggioranza  od  anche,  con  fondati  motivi,  la  minoranza  del  clero 
e  del  popolo  non  si  opponga;  cosi  anche  il  Gassani:  a  questo  sistema 
la  Chiesa  troverebbe  meno  difficoltà  di  adattarvisi.  —  Curci,  La 
vecchia  Italia  ecc.  cit,  pag.  211.  L*elezione  a  clero  e  a  popolo,  da 
qualcuno  sollecitata  presso  il  Governo,  non  può  esser  promossa  da 
questo  in  un'epoca  di  separatismo:  potrebbe  ravvivare  il  sentimento 
religioso  del  laicato:  elettori  sarebbero  i  padri  di  famiglia,  non 
anche  gli  increduli:  potrebbero  anche  amministrare» 


272  SEPARATISMO  [§8 

fosse  ben  viso  ai  suoi  colleghi  e  a  parte  della  popo- 
lazione liberale:  avendo  egli  appellato  a  Roma  senza 
aver  ricevuto  risposta,  ed  avendo  intanto  il  Turano 
nominato  un  altro  per  parroco»  una  parte  del  clero  si 
univa  a  lui,  si  staccava  dal  vescovo  curialista,  dichiarava 
di  aderire  ai  «  vecchi  cattolici  »  tedeschi,  e,  non  ostante 
l'interdetto  dell'Ordinario,  continuava  ad  officiare  in  una 
delle  chiese.  Ma  interviene  la  forza  pubblica  sotto  ra- 
gione 0  pretesto  di  mantenere  l'ordine,  essendoci  una 
parte  del  popolo  favorevole  agli  scismatici  ed  un'altra 
contraria;  *  ai  vecchi  cattolici  viene  proibito  di  ufficiare, 


*  Deputati,  17  marzo  1875  (Discussioni)^  pag.  2168-74  interro- 
gazione dol  deputato  Là  Porta  intorno  ad  idcuni  fatti  aTTenntiin 
Grotto,  provincia  di'Girgenti,  per  disaensi  tra  vescovo  e  clero  [era 
stata  presentata  il  giorno  9  marzo  1875,  pag.  1033];  pag.  2170, 
col.  2%  La  Porta:  cin  Grotte,  venne  [il  vescovo]  in  forte  contro- 
versia con  quel  clero  nella  ricorrenza  di  provvedersi  ad  una  par- 
rocchia, un'arcipretura  di  patronato  laico.  U  patrono  ne  aveva 
investito,  com'era  suo  diritto,  un  sacerdote,  il  sacerdote  Sciarratta. 
—  11  vescovo  non  volle  riconoscerlo.  Nacque  una  questione  cano- 
nica, la  quale  passò  per  molte  vicende.  Non  ò  ora  T  occasione  op- 
portuna per  ricordarle.  Quello  che  interessa  a  me  in  questo  momento 
si  è  di  avvertire  che,  interdetti  alcuni  di  quei  preti  a  dvoinis,  ere- 
dettero  insieme  ad  altri  di  poter  continuare  nelle  funzioni  reli- 
giose. Ma  il  vescovo,  che  sapeva  di  questo  culto  religioso  indipendente 
dalle  sue  censure,  parlò  col  prefetto  di  Girgenti,  e  gli  rappresentò 
che  si  trattava  di  seri  disordini  minacciati  nel  Comune  di  Grotte 
tra  preti  che  volevano  stare  sotto  la  sua  dipendenza,  e  preti  che 
se  ne  sottraevano,  fra  popolazioni  che  parteggiavano  per  gli  uni  e 
per  gli  altri,  in  modo  che  il  prefetto  di  Girgenti  fa  obbligato  ad 
inviare  delle  truppe  nel  luogo  per  ovviare  a  qualunque  inc<mve- 
niente.  —  Venuta  la  domenica  i  cittadini  si  affollarono  alle  chiese 
aperte  ai  culto  religioso,  i  preti  interdetti  si  unirono  ad  altri  di 


§  81  SEPARATISMO  273 

e  il  subeconomo  non  paga  loro  i  frutti  del  beneficio  rico- 
nascendo  perciò  valida  la  sentenza  del  vescovo,  prima 
che  i  tribunali,  a  cui  i  vecchi  cattolici  avevano  ricorso, 
avessero  deciso  in  proposito.  »  Cosi  il  Governo  non  si 
mostrava  neppur  neutrale,  ma  ostile;  e  forse  i  suoi  or- 
gani afgirono  dietro  le  sue  istruzioni,  quantunque  il  guar- 
dasigilli poi  lo  negasse.  I  vecchi  cattolici  ricorsero  alla 
Camera  dei  Deputati;  il  Ministro  di  Grazia,  Giustizia 
e  Culti,  interrogato,  si  limitava  a  negare  di  aver  dato 


quel  comune,  e  inaugurarono  un  rito  religioso  indipendente  dal 
vescovo  e  da  Roma,  rito  che  è  comunemente  battezzato  col  nome 
di  vecchi  cattolici.  Nessun  disordine  avvenne.  »  —  Questi  e  quelli 
che  riferiremo  appresso  sono  i  fatti,  come  vennero  presentati  al 
Parlamento,  e  nel  loro  aspetto  giuridico.  Ma  il  motivo  dello  scisma 
forse  non  era  quello  di  veri  sentimenti  vecchi  cattolici;  ho  inteso 
dire,  ma  io  non  sono  in  grado  di  giudicare,  che  si  trattasse  di  una 
qnistione  disciplinare,  di  preti  che  rifiutassero  di  staccarsi  dalle 
loro  concubine.  —  Il  Vescovo  e  il  Clero  della  Biocesi  Agrigentina 
contro  il  libercolo  scismatico  del  comune  di  Grotte.  Girgenti,  stam- 
peria Montes,  1874,  in-8%  pag.  12. 

*  Deputati^  17  marzo  1875,  pag.  2172,  col.  1*,  Petizione  del  clero 
di  Grotte  al  Guardasigilli,  presentata  (vedi  pag.  2172,  col.  1^)  verso 
la  fine  del  febbraio  1875)  :  «  Gli  ecclesiastici  liberali,  conoscendo 
ingiusta  epperciò  invalida  la  censura,  seguirono  nella  sua  madrice 
chiesa,  alla  quale  sono  incardinati,  ad  esercitare  gli  incombenti  del 
proprio  ministero  ed  a  soccorrere  nei  bisogni  spirituali  i  fedeli  per 
nulla  commossi  dalle  ingiuste  pressioni  del  vescovo,  il  quale  rivol- 
gendosi con  energica  protesta  al  potere  civile,  ottenne  che  la  chiesa 
fosse  tolta  ai  preti,  i  quali,  cacciati  violentemente  per  opera  del 
subeconomo  dei  benefizi  vacanti,  ed  in  corso  di  un  giudizio  pen- 
dente tra  quest'ultimo  ed.il  clero,  hanno  perduto  il  mezzo  di  go- 
dere delle  temporalità  annesse  al  benefizio  spirituale  di  cui  si  tro- 
vano investiti.  » 

F.  SCA.DUT0  —  Guarentigie  Pontificie  18 


274  SEPARATISMO  [  §  8 

istruzioni  all'economato  e  alla  prefettura  di  Girgentì; 
ma  che  del  resto,  riguardo  al  parroco,  attendeva  la  sen- 
tenza dei  tribunali;  protestò  di  voler  lasciare  interamente 
a  questi  la  decisione.  *  Ma  la  quistione  dei  preti,  che  si 
erano  dichiarati  vecchi  cattolici,  la  scansò,  diversamente 
di  come  ha  fatto  la  Germania,  che  ha  riconosciuto  in 
questi  scismatici  il  diritto  ad  una  quota  proporzionale 
dei  beni  della  Chiesa  cattolica. 

Il  Governo  italiano,  specialmente  dopo  il  1867,  ha  quasi 
sempre  cercato  di  girare  la  quistione  religiosa  più  tosto 
che  affrontarla  e  risolverla.  La  medesima  condotta  tenne 
coi  preti  della  «  Società  emancipatrice  del  sacerdozio 
italiano,  »  di  Napoli:'  non  solo  ha  tolto  gli  assegni  che 


»  Deputati,  17  marzo  1875,  pag.  2172,  col.  2*  Vigliàni  goar- 
dasigìlli:  Il  yescovo  ha  rifiutato  F istituzione;  perchè  lo  Sciarratta 
era  stato  rimosso  dagli  uffici  di  mastronotaro  e  di  provicario  foraneo 
dietro  procedimento  ecclesiastico;  pag.  2173,  col  1*^:  «Ma  fintanto 
che  esista  questa  quistione  [cioè  non  sia  deciso  V  appello  alla  evia 
pontifìcia],  fintanto  che  non  è  stato  giudicato  sopra  la  sussisteDM 
dei  motivi  per  cui  T  ordinario  diocesano  non  ha  creduto  di  rico- 
noscere il  sacerdote  presentato  dal  patrono,  voi  comprendete,  signori, 
che  non  appartiene  al  Governo  di  riconoscere  il  parroco.  —  Ben 
potrà  e  dovrà  il  Governo  vegliare  affinchè  non  sieno  lesi  i  diritti 
del  sacerdote  presentato  dal  patrono,  quando  risulti  che  esso  sia 
legalmente  assistito  in  ragione.  E  ciò  si  farà  dal  Ministero  dei  eulti, 
non  ammettendo  nessun  altro  parroco  nella  detta  parrocchia  sino  a 
che  sia  ben  determinato  che  quello  presentato  dal  patrono  non  fosse 
meritevole  di  essere  approvato.  » 

^  Vedi  la  domanda  del  deputato  Marbsga.  al  guard.? sigilli,  De- 
putati, 23  febb.  1863,  pag.  4031,  col.  2-3?.  —  La  Società  era  sUta 
sciolta  il  10  agosto  1862;  ma^  il  presidente  della  medesima,  il  padre 
Prota,  fa  nominato  cavaliere  dell' ordine  dei  santi  Maurisio  e  Lazzaro 


§  8]  SEPARATISMO  275 

prima  erano  stati  loro  concessi  ;  *  ma  li  ha  privati  anche 
di  un  tempio,  che  prima  aveva  loro  accordato  per  uffi- 
ciare. ' 

La  condotta  del  nostro  Governo  non  è  stata  dunque 
davvero  neutrale  né  nelle  elezioni  popolari  di  parroci, 
né  nei  tentativi  spontanei  di  riforme  religiose.  Se  i  ten- 
tativi di  elezioni  popolari  non  si  sono  ripetuti,  ciò  non 
significa,  che  fra  noi  manchi  o  si  sia  spenta  qualunque 
iniziativa  in  proposito;  significa  solo  che  essa,  se  esiste 


r8  febbraio  1863.  —  Deputati  25  febb»  1863,  pag.  4039,  col.  2"". 
Il  Presidente  legge  alla  Camera  la  Begnente  lettera  inviatagli  dal 
padre  Prota:  «  ....  mi  credo  nel  dovere  di  rassegnare  alla  sapienza 
della  Camera  un  esemplare  del  programma  fondamentale  e  dello 
Statuto  della  società  di  cui  è  parola,  dai  quali  documenti  potrassi 
evidentemente  comprendere,  che  la  ««  Società  emancipatrice  del 
sacerdozio  italiano  »»  professando  fede  immutabile  e  reverenza  ai 
dogmi  cattolici  ed  al  Pontefice  di  Roma  non  re,  che  rappresenta 
sulla  terra  il  Dio  della  carità  nudo  e  crocifisso,  senza  regni  ter- 
reni, senza  cannoni  e  senza  armate  di  briganti,  intende....  » 

*  Deputati^  3  maggio  1875,  pag.  2880,  col.  1*^,  {Discussioni),  Man- 
cini: «  Alcuni  di  questi  [preti  della  Società  emancipatrice]  ave- 
vano conseguito,  durante  la  Luogotenenza,  sui  fondi  degli  Econo- 
mati, tenuissime  pensioni;  ma  ad  essi  sono  state  tolte  le  une  dopo 
le  altre,  e  tutte  le  premure  e  le  insistenze  per  poter  loro  procurare 
qualche  sussidio  tornarono  vane.  »  Inviarono  petizione  alla  Camera, 
ma  è  rimasta  ancora^  soggiunge  il  Mancini,  senza  effetto. 

•  Ibid ,  7  maggio,  pag.  3012,  col.  2%  Taiani:  «  questi  preti  [della 
Società  emancipatrice]  non  domandano  altro  che  una  chiesa  nella 
quale  officiai*e,  una  chiesa  nella  quale  si  potesse  dire  che  anche  i 
preti  liberali  possono  esercitare  il  loro  ministero,  ma  neanco  questa 
poterono  ottenere;  che  anzi  vi  ha  di  più:  F ebbero  nel  1860,  e  fu 
poi  loro  tolta!  » 


276  SEPARATISMO  l§  8 

ìq  proporzioni  più  o  meno  larghe,  non  può  ragionevol- 
mente esplicarsi,  perchè  romperebbe  di  fronte  alla  con- 
dotta più  tosto  ostile  che  neutrale  del  nostro  Governo. 


4.   EXEQUATUR  E  PLACET 

La  Commissione,  che  insieme  al  Ministero  sostenne  e 
fece  trionfare  la  rinunzia  pura  e  semplice  alla  regia 
nomina,  la  difendeva  dicendo:  Infine,  i  pericoli  che  cor- 
rerebbe lo  Stato  col  nostro  sistema,  saranno  impediti  da 
un'altra  parte  del  medesimo,  da  quella  cioè  che  riguarda 
il  placet  e  Texequatur,  che  noi  manterremo  per  le  prov- 
viste beneficiarie.  Anzi  la  conservazione  di  questo  mezzo 
è,  da  un  certo  punto  di  vista,  più  proficua  allo  Stato 
che  la  nomina  stessa.  Questa  infatti  si  limita  ai  soli 
benefizi  maggiori  (cosi  credevasi,  erroneamente,  siccome 
vedremo  più  giù),  mentre  quelli  si  estendono  anche  ai 
minori;  noi  manterremo  un  mezzo  repressivo  più  vasto 
privandoci  di  uno  preventivo  più  ristretto.  •  Tale  difesa 
non  valeva  pel  Ministero  e  per  gli  altri,  i  quali  sosten- 
nero, sebbene  indarno,  l'abolizione  del  placet  e  dell'exe- 


*  Deputata  14  marzo  1871,  pag.  775,  col.  3%  BoNam  relatore: 
«  Ed  ò  bene  osservare  altresì,  che  il  diritto  delF  exeqoator  e  del 
placet  si  applica  a  tatti  qaanti  i  benefizi  maggiori  e  minori,  a  tatti 
qaanti  gli  investiti  dei  vescovati  e  delle  parrocchie;  cosicché  il 
mantenimento  Ai  esso  salva  tutta  quanta  l'autorità  dello  Stato,  tatta 
la  sua  facoltà  di  sindacato  sulle  qualità  delle  persone  investite  della 
giurisdizione  ecclesiastica  in  quanto  possono  influire  sulla  quiete  e 
sulla  sicurezza  pubblica,  mentre  il  diritto  di  nomina  e  di  proposta 
jion  si  riferisce,  ed  anche  solo  in  parte,  se  non  ai  ioli  veseovL  » 


§  8]  SEPARATISMO  277 

quatur  anclie  in  materia  beneflcaria.  Ma  il  freno,  per 
quanto  reale,  non  è  sufficiente,  e,  quel  eh'  è  peggio,  non 
se  n'è  approfittato  quanto  si  sarebbe  dovuto. 

Ma  prima  di  dar  le  prove  di  questo  giudizio,  comin- 
ciamo dairaccennare  quale  sia  la  natura  dell'exequatur 
e  del  placet.  Essi  hanno  tre  fini,  uno  poliziesco,  r  altro 
giuridico,  politico  il  terzo.  . —  Il  primo  consiste  nell' im- 
pedire 0  accordare,  che  l'atto  ecclesiastico  acquisti  no- 
torietà: questo  scopo,  colle  presenti  leggi  sulla  stampa, 
repressive  e  non  preventive,  è  divenuto  inutile,  perchè 
inconseguibile,  in  tutte  le  nazioni  civili.  *  —  Il  secondo 
scopo,  quello  giuridico,  è  di  dare  esecutorietà  agli  atti 
ecclesiastici  :  esso,  anche  in  quanto  non  riguarda  le  prov- 
viste beneficiarie,  potrebbe  non  essere  inutile.  Ed  ecco 
come  e  perchè.  Secondo  noi  la  Chiesa  è  un'  associazione 
0  fondazione  o  corporazione  al  pari  di  tutte*le  altre  che 
hanno  fini  morali,  di  beneficenza,  ecc.;  quindi  i  suoi  Statuti 
dovrebbero  essere  sottoposti  all'approvazione  dello  Stato, 
e  allora  solo  acquistare  forza  di  legge  davanti  al  mede- 
simo tanto  pei  semplici  membri,  quanto  pei  capi.  '  Secondo 
questo  sistema  l'exequatur  e  il  placet  sarebbero  ne- 
cessari anche  in  materia  non  beneficiaria,  ma  non 
dovrebbero  avere  l'estensione  che  hanno  posseduto  gto- 


'  Cosi,  p«r  esempio,  opina  anche  il  giurisdizionalista  Mancint^ 
Deputah\  28  genn.  1871,  pag.  414,  col.  1^,  riferito  a  pag.  94,  n.  ]. 

'  Vedi  Giuseppe  Piola,  Sulla  questione  della  personalità  giuria 
dica  delle  Associazioni  religiose  {Nuova  Antologia^  aprile  1872, 
pag.  713-54.  —  A  proposito  di  Bonghi,  Le  Associazioni  religiose 
e  lo  Staio^  nella  Nuova  Anu^  geiin.  1872),  —  Vedi  anche  il  iibro 
cit  del  Piola,  Lalla  libertà  della  Chiesa. 


278  SEPARATISMO  [§8 

ricaraente.  Sarebbero  necessari  perchè  lo  Statuto  fon- 
damentale di  un* associazione  o  fondazione  o  corporazione 
e  le  aggiunte  o  modificazioni  al  medesimo  occorre  siano 
approvate  dal  potere  civile.  Dovrebbero  avere  meno 
estensione  di  quella  che  hanno  avuto,  in  quanto  sono 
stati  adoperati  non  solo  per  le  aggiunte  e  modificazioni 
dello  Statuto  fondamentale,  ma  anche  per  semplici  atti 
del  servizio  ordinario,  per  disposizioni  di  carattere  non 
statutario,  non  legislativo,  per  esempio  per  dispense  ma- 
trimoniali, per  indulgenze,  e  simili.  Qui  lo  Stato  dovrebbe 
usare  misure  repressive,  non  preventive,  sia  di  ufllcio, 
sia  sulla  domanda  dei  privati,  come  quando  i  capi  di 
un'associazione,  fondazione  o  corporazione  ledano  colle 
loro  misure  ed  ordinanze  sopra  fatti  particolari  qualche 
articolo  del  loro  Statuto  ;  cosi,  per  esempio,  nel  caso  che 
la  Santa  Sede  conceda  una  dispensa  matrimoniale  contro 
i  canoni  ecclesiastici  da  lui  approvati. 

Finalmente  Texequatur  e  il  placet  hanno  un  terzo 
scopo,  di  approvare  non  un  cangiamento  od  aggiunta  allo 
Statuto,  ma  relezione  dei  capi.  Tutte  le  associazioni  o 
fondazioni  o  corporazioni  sono  dentro  lo  Stato,  questo 
pertanto  ha  diritto  di  vigilarle,  e  di  richiedere  requisiti 
pei  candidati  a  rappresentarle,  specie  quando  si  tratti 
di  corporazioni.  Qui  intercede  una  differenza  fra  le  eccle- 
siastiche e  tutte  le  altre.  Per  queste  ultime  lo  Stato  pre- 
scrive certi  requisiti  una  volta  per  sempre;  il  candidato 
che  non  li  possiede,  non  può  essere  accettato,  per  esempio 
ipotetico  chi  non  è  medico,  non  può  essere  validamente 
eletto  presidente  di  una  corporazione  ospitaliera.  Riguardo 
alle  associazioni  o  fondazioni  o  corporazioni  ecclesia- 
stiche, invece,  lo  Stato  non  si  contenta  di  questi  requisiti 


§  8]  SEPARATISMO  279 

determinabili  a  priori,  tecnici,  uno  dei  quali  pel  candi- 
dato-vescovo è  la  laurea  in  teologia  o  in  diritto  canonico, 
ma  ne  ricliiede  anche  altri,  che  esso  di  solito  non  pre- 
determina, vuole  cioè  che  il  candidato  non  professi  od 
abbia  idee  ostili  al  medesimo.  E  siccome  non  è  facile  di 
specificare  in  che  cosa  consista  questa  ostilità,  senza  en- 
trare in  discussioni  politico-religiose  o  in  personalità; 
cosi  lo  Stato  di  solito  si  riserva  il  diritto  del  veto  contro 
relezione  del  vescovo  o  del  parroco,  senza  obbligarsi  a 
darne  i  motivi.  *  In  Francia,  invece,  i  punti  principali 


*  Il  Piola  sostiene  che  il  concetto  dell' exequatar  e  del  placet  debba 
essere  eselasivamente  quello  di  approvare  o  respingere  lo  Statuto 
e  i  suoi  mutamenti,  e  di  approvare  o  respingere  gli  eletti  in  vista 
del  solo  fatto  se  essi  possiedono  o  no  i  requisiti  richiesti  dallo  Sta- 
tato, come  si  fa  per  esempio  per  un  medico  condotto,  senza  badare 
al  colore  politico  o  religioso  IDella  libertà  della  Chiesa^  pag.  86-87: 
«  Quando  1*  autorità  dello  Stato  sottopone  alla  sua  approvazione  la 
nomina,  per  esempio,  del  medico  d*un  Comune,  pensa  forse  mini- 
mamente a  rifiutare  quella  approvazione  per  la  ragione  che  la 
persona  nominata  abbia  opinioni  repubblicane?  Non  pretende  dunque 
lo  Stato  che  la  persona  eletta  air  ufficio  ecclesiastico  gli  sia  gra- 
dita; che  esso  possa  rifiatare  la  sua  approvazione  per  la  sola  ragione 
che  quella  persona  non  gli  piaccia,  in  conseguenza  delle  sue  infor- 
mazioni private.  Questo  sarebbe  arbitrio,  ingerenza  neir elezione.  » 
Anzi  il  Piola  ammette  <  nel  potere  ecclesiastico  il  diritto  di  citarlo 
(il  Governo)  davanti  a  un  tribunale,  quando  sembri  a  quel  potere 
che  il  rifiuto  dell' approvazione  non  sia  conforme  alle  leggi  pre- 
dette. »].  Quindi  egli  ribatte  la  teoria,  accennata  da  alcuni  De- 
putati, dei  concorso  dello  Stato  nell'elezione  vescovile  e  parrocchiale 
per  mezzo  dell' exequatur  e  del  placet  (ibid.  pag,  69-70).  —  Dal 
lesto  si  rileva  come  il  nostro  concetto  è  diverso  da  quello  del  Piola  : 
qai  si  aggiunga,  che  non  sdlo  crediamo  che  lo  Stato  abbia  il  diritto 
di  opporre  il  tuo  veto  per  il  colore  politico  o  religioso  pei  candidati 


2à0  SEPARATISMO  [%S 

dei  diritti  dello  Stato  che  solevano  essere  attaccati  dalla 
Curia  pontificia,  come  pure  le  parti  costituzionali  dell'or- 
ganismo del  clero  che  solevano  essere  violate  da  Roma, 


ecclesiastici,  ma  anche  per  quelli  delle  associazioni  o  fondazioni  o 
corporazioni  profane,  tutte  le  volte  che  il  detto  colore  sia  troppo 
pronunziato  e  sopra  tutto  pericoloso;  e  che,  riguardo  ai  vescovi  e 
ai  parroci,  questo  è  stato  sempre  il  concetto  che  sullo  scopo  del- 
Texequatur  e  del  placet  hanno  avuto  i  canonisti  [La  giustificazione 
teorica  della  «  missio  civilis,  »  del  Friedberg,  è  moderna  ed  isolata: 
noi  non  entriamo  nel  merito  della  medesima,  vedi  Piola,  Della  Li- 
beria ecc.  pag.  122-23J,  e  gli  stessi  nostri  deputati,  il  che  non 
viene  osservato  dal  Piola  lasciando  perciò  nel  lettore  T  impressione, 
che  gli  avversari  siano  incorsi  in  un  errore  materiale,  canonistico,  giu- 
ridico. I  nostri  Deputati  e  Senatori,  sia  che  volessero  abolito  Texe- 
quatur  e  il  placet  anche  in  materia  beneficiaria,  sia  che  li  volessero 
conservare,  li  concepivano  sempre  nel  nostro  senso;  la  quistione 
non  si  dibatteva  per  richiedere  o  no  i  requisiti  canonici  della  laurea 
0  del  concorso  parrocchiale,  ma  quello  politico  del  colore  più  o 
meno  liberale.  Citiamo  alcuni  passi:  Deputata  28  genn.  1871,  pa- 
gina 414,  col.  2%  Mancini:  «  Farò  una  franca  dichiarazione:  sono 
assolutamente  nemico  delle  posizioni  equivoche,  e  perciò  delle  leggi 
illusorie  0  insidiose....  Che  cosa  significa  dunque  questa  dichiarazione, 
che  il  Papa  è  libero  nella  scelta  dei  vescovi,  cessando  in  essa  ogni 
ingerenza  dello  Stato,  mentre  poscia,  neir abolire  le  cautele  del- 
l'exequatur  e  del  placet,  fate  eccezione  e  risei'vate  il  diritto  di  ac- 
cordarlo 0  negarlo  per  la  esecuzione  delle  provviste  beneficiarie 
quanto  ai  beni  od  alle  temporalità.  »  —  Ibid.  14  marzo,  pag.  771, 
col.  3%  Pescatore:  «  Or  bene,  il  Ministro,  assai  più  logico  della 
Commissione,  vi  chiede  la  rinunzia  ed  air  iniziativa  ed  airexequatar, 
per  modo  che  i  vescovi  siano  creati  dal  solo  potere  ecclesiastico. 
La  Commissione  invece  abolisce  Tiniziativa,  ma  mantiene  Texequatur, 
mantiene  in  sosta nzfi  la  necessità  del  concorso  dei  due  poteri,  e  con 
questo  rende  illusoria  la  rinunzia  all'iniziativa  medesima.  »  — 
bid.,  17  marzo,  pag.  806,  col.  1*,   Db   Falco:   Idem.  —  Ibid.  28 


i  8]  SEPARATISMO  281 

sono  stati  da  un  pezzo  formulati  ed  approvati  da  assem- 
blee ecclesiastiche  e  dallo  Stato,  quindi  il  determinare  a 
priori  ed  esplicare  i  requisiti  politici  dei  candidati  ivi  non 
sarebbe  tanto  difficile  né  urterebbe  tanto  contro  le  idee  di 
separatismo  e  di  incompetenza.  Non  è  stato  il  caso  di  do- 
mandare una  professione  di  fede  nelle  cosi  dette  libertà 
gallicane  dai  candidati-vescovi  francesi,  perchè  questi 
sono  stati  nominati  tutti  dal  Re  o  dal  capo  dello  Stato 
chiunque  siasi.  Ma  una  tale  professione  si  è  richiesta  in 
Francia  agli  insegnanti  di  teologia  e  dei  seminari.  '  Tut- 
tavia essa,  al  pari  del  giuramento  vescovile  di  fedeltà 
verso  lo  Stato,  giova  poco,  perchè  si  può  farla  sempre 
colle  restrizioni  mentali,  che,  vi  si  ponga  mente,  non 


maggio  1874,  pag.  2658,  col.  3*,  Vigliani  gaardaBigilli  :  «  La  con- 
dizione essenziale  per  la  concessione  dell' exeqaatar  e  del  placet 
consiste  neir  accertare  che  il  beneficiato  sia  tale  persona  che  per 
la  sua  condotta  e  i  saoi  sentimenti  verso  lo  lutato  non  possa  inge- 
nerare inquietudine  o  perturbazione  nelle  relazioni  tra  T  autorità 
civile  e  r  autorità  ecclesiastica.  »  —  Ibid.  17  marzo  1875,  pag.  2173, 
col.  1*  (Discussioni),  Vigliani  guardasigilli:  <  Esso  [il  Governo] 
si  assicura  anzitutto  delle  qualità  personali  del  sacerdote  nominato. 
Ed  è  questa  la  vera  essenza,  la  parte  sostanziale  della  guarentigia 
deirexequatur,  che  provvisoriamente  è  stata  mantenuta.  » 

*  Articles  organiques  du  Concordai,  i8  germinai  an.  X  (8  avril 
1802),  art.  24  (presso  De  Champeaux  cit,  voi  II,  pag.  28-29)  :  «  Ceux 
qui  seront  choisis  pour  Tenseignement  dans  les  séminaires  souscriont 
la  Déclaration  faite  par  le  clergé  de  Franco  en  1682,  et  publiée 
par  un  édit  de  la  memo  année;  ils  se  soumettront  à  y  enseigner 
la  doctrine  qui  y  est  contenue,  et  les  cvéques  adi*esseront  une  expé- 
dltion  en  forme  de  colte  soumission  au  conseiller  d'État  chargé 
de  toutea  les  affaires  concernant  les  cultes.  »  Vedi  ibid.  pag.  29, 
nota  P.  La  «  Déclaration  »  vedila  ibid.  nel  voi.  I,  pag.  198-99. 


282  SEPARATISMO  [%S 

disonorano  innanzi  agli  ultra-cattolici,  ì  quali  le  con- 
siderano come  una  necessità  pel  bene  della  religione. 
L*unico  mezzo  con  cui  lo  Stato  possa  davvero  assicu- 
rarsi contro  vescovi  e  parroci  clericali,  a  meno  che 
non  si  riservi  il  diritto  di  nominarli  egli  stesso,  è  il 
veto  ossia  Texequatur  e  il  placet  per  le  provviste  be- 
neficiarie. 

Per  qual  motivo  richiede  esso  dai  capi  ecclesiastici  il 
requisito  politico^  che  non  domanda  nei  capi  delle  altre 
associazioni  o  fondazioni  o  corporazioni?  Perchè  queste 
ultime  generalmente  non  hanno  scopi  ostili  allo  Stato; 
non  sono  tanto  estese  e  potenti  quanto  le  ecclesiastiche; 
quando  diventino  pericolose,  nessuno  contesta  al  Governo 
il  diritto  di  usare  di  un  mezzo  radicale,  quello  cioè  di 
scioglierle  e  sopprimerle  addirittura;  ed  infine,  oltre  a 
queste  ragioni  intrinseche,  anche  per  una  storica,  ossia 
perchè  le  associazioni  o  corporazioni  profane  aventi  scopi 
politici  pericolosi  per  T  ordine  sussistente  delle  cose,  sono 
di  data  più  recente,  quando  la  maggiore  propagazione 
delle  idee  di  libertà  di  associazione  non  ha  permesso  di 
stabilire  apertamente  un  diritto  di  veto  contro  gli  eletti. 
Del  resto  teoricamente  lo  Stato,  secondo  noi,  lo  possiede 
non  solo  contro  gli  eletti  dalle  associazioni  o  corpora- 
zioni religiose,  ma  contro  quelli  di  tutte  le  associazioni 
o  corporazioni,  perchè  il  suo  primo  dovere,  specie  quando 
si  tratti  di  uno  Stato  costituzionale,  è  quello  di  conser- 
varsi, di  impedire  Tanarchia,  e  quindi  il  suo  primo  di- 
ritto è  di  abbattere  tutto  ciò  che  si  oppone  a  questo 
scopo.  Oggi  invero  le  associazioni  politiche  repubblicane 
e  socialiste  sono  in  Italia  più  pericolose  per  l'esistenza 
dello  Stato  che  le  religiose,  ma  queste  ultime  alla  loro 


§  8]  SEPARATISMO  283 

volta  riescono  più  pericolose  per  la  civiltà  e  pei  diritti 
dello  Stato  in  genere:  le  prime,  quando  arrivano  a  dar 
troppo  da  temere,  il  Governo  le  scioglie;  ma  le  seconde 
non  è  in  grado  di  sopprimerle  se  non  parzialmente;  può 
sciogliere  questa  o  quella  speciale  associazione  o  corpora- 
zione religiosa,  ma  non  può  sciogliere  T  organizzazione 
centrale  di  tutte,  l'organizzazione  pontificio-vescovile-par- 
rocchiale.  Anche  i  repubblicani,  i  socialisti,  ecc.  banno 
organi  centrali,  eziandio  internazionali,  e  quindi  non  so- 
lubili da  un  solo  Stato;  ma  questi  non  sono  punto  così 
ben  compatti,  cosi  solidamente  costituiti  come  la  gerar- 
chia cattolica.  Questo  è  il  motivo  fondamentale  teorico 
e  storico  della  differenza  tra  le  associazioni,  fondazioni, 
corporazioni  ecclesiastiche  e  le  profane  riguardo  al  di- 
ritto del  veto;  non  tanto  quello  della  libertà  di  coscienza: 
se  si  tratta  di  una  piccola  associazione  acattolica  contra- 
ria allo  Stato,  questo  non  sente  scrupoli  dì  scioglierla. 


Dei  tre  scopi  dell' exequatur  e  del  placet,  cioè  d'im- 
pedire la  notorietà,  di  rivedere  lo  Statuto  o  i  suoi  can- 
giamenti, di  opporre  all'occorrenza  il*  veto  agli  eletti, 
quelli  che  avrebbero  potuto  aver  ragione  di  continuare 
a  sussistere  sarebbero  stati  i  due  ultimi;  dei  quali  l'ultimo 
completamente;  il  penultimo  parzialmente,  cioè  rispetto 
alle  aggiunte  e  modificazioni  allo  Statuto,  non  più,  come 
un  tempo,  in  quanto  riguarda  gli  atti  puramente  ammi- 
nistrativi, sui  quali  il  Governo  dovrebbe  intervenire  solo 
repressivamente  coli' appello  ab  abuso  dietro  querela  dei 
privati  o  ex  officio. 

Ma  l'exequatur  e  placet  statutari  erano  essi  applica- 


284  SEPARATISMO  [§8 

bili  in  Italia?  '  Come  avrebbe  dovuto  risolversi  la  qui- 
stione  dalla  nostra  Camera? 

Per  rispondere  a  queste  domande  occorre  accennare 
r  origine  storica  della  quistione.  Il  dissidio  tra  io  Stato 
6  la  Chiesa  è  molto  antico;  ma  lo  Stato  non  ha  acquistato 
piena  coscienza  dei  suoi  diritti  se  non  ai  giorni  nostri; 
l'indifferentismo  e  l'incredulità  oggi  hanno  preso  pro- 
porzioni che  prima  non  avevano,  proporzioni  intensive 
ed  estensive,  la  religione  non  è  divenuta  quasi  esclusi- 
vamente delle  masse  che  ai  giorni  nostri.  Ma  la  Chiesa 
cattolica  dura  senza  interruzione  da  diciannove  secoli, 
ha  avuto  sin  quasi  dalle  sue  origini  il  medesimo  orga- 
nismo e  il  medesimo  centro,  ha  sopravvissuto  a  tutti  i 
cangiamenti  di  Governo  in  tutti  gli  Stati,  e  molto  spesso 
ha  saputo  far  prevalere  praticamente  nelle  legislazioni 
il  concetto,  che  essa  sia  affatto  indipendente  dallo  Stato, 
che  non  sia  in  obbligo  di  far  approvare  dal  medesimo  i 
suoi  Statuti,  tanto  perchò  essa  possa  esistere,  quanto 


^  Qaeato  problema  il  Piola  (Della  libertà  della  Chiesa)  non  se 
lo  pone;  egli  dimostra  la  ragionevolezza  logica  deir ezeqaator  e  del 
placet  in  materia  statutaria,  e,  senza  esaminare  se  in  Italia  fossero 
ancora  realmente  applicabili,  conchiude  che  si  sarebbero  dovuti 
conservare.  Fra  le  altre  ragioni  adduce  la  seguente  che  crediamo 
utile  di  riferire,  ma  che  non  ha  da  fare  colla  possibilità  pratica 
della  conservazione;  ibid.  pag.  64:  «  Il  diritto  di  exequatur  per  la 
pubblicazione  sarebbe  per  lo  Stato  anche  un  mezzo  di  promuovere, 
senza  uscire  dalla  competenza  sua  propria,  la  riforma  intema  della 
Chiesa.  Se  esso  può  concedere  questa  sua  approvazione  dove  e  come 
esso  crede,  sta  in  lui  il  darla  soltanto  a  quelle,  tra  le  leggi  della 
Chiesa,  che  sono  conformi  alla  costituzione  che  essa  dovrebbe  ricu- 
perare, e  rifiatarla  alle  contrarie.  » 


§  81  SEPARATISMO  285 

perchè  essi  abbiano  forza  giuridica.  Di  più,  la  Chiesa  pri- 
mitiva non  possedeva  un  corpo  di  canoni,  uno  Statuto,  un 
Codice,  ben  formulato  come  lo  ha  oggi;  quindi  sino  a  un 
certo  punto  mancava  la  materia  stessa  da  sottoporre  a  re- 
visione e  ad  approvazione.  Nel  medio  evo,  poi,  quando 
questo  organismo  si  è  sviluppato  nelle  proporzioni  colos- 
sali odierne,  rotta  l'unità  dell'impero  romano,  l'istituzione 
cattolica  si  estendeva  su  diversi  Stati,  e  il  corpo  dei 
canoni  della  frazione  di  essa  che  si  trovava  in  uno  Stato,  « 
era  generalmente  connessa  col  diritto  pontificio  comune 
per  tutte  le  chiese  nazionali,  onde  la  difficoltà  di  deter- 
minare lo  Statuto  fondamentale  di  ciascuna  delle  me- 
desime. 

Da  queste  riflessioni  tiriamo  le  seguenti  conseguenze: 
l*  Che  per  la  difficoltà  dì  determinare  il  rapporto  tra  il 
diritto  canonico  nazionale  e  quello  comune  pontificio,  e 
per  la  potenza  della  Chiesa,  lo  Stato  non  ha  avuto  sempre 
l'agio  di  mantenere  intatti  i  principii  regolatori  sulle 
associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  rispetto  a  quelle 
della  Chiesa  cattolica:  2^  Questa  difficoltà  si  accresceva 
pei  mutamenti  di  forme  politiche. 

Chiariamo  un  po' questi  due  corollari.  Lasciando  da 
parte  l'Impero  romano,  gli  Stati  medievali  e  moderni, 
quando  sono  stati  forti,  hanno  mantenuto  in  vigore  la 
massima  che  le  aggiunte  o  modificazioni  allo  Statuto 


*  È  noto  come  sino  al  IX  secolo  circa,  esistessero  collezioni  di 
canoni,  speciali  per  ciascan  paese,  Spagna,  Francia,  ecc.  Vedi  per 
es.  ScHULTE,  Geschichte  der  Quellen  und  Liieratur  des  Kanoni" 
schen  Rechies,  1875-77-80,  voi.  I,  e  Maassbn,  Gesch.  d.  Q.  ti.  L, 
d,  K,  R.,  Bd.  I,  OratjB,  1870, 


286  SEPARATISMO  [  §  8 

fondamentale  delle  associazioni,  fondazioni  o  corporazioni 
ecclesiastiche  abbisognino  dell' approvazione  sovrana;  ma 
non  sempre  hanno  avuto  la  forza  di  punire  i  violatori 
di  tal  principio.  Di  questi  Governi  può  sino  a  un  certo 
punto  dirsi,  che  abbiano  trattato  gli  istituti  religiosi  al 
pari  di  tutti  gli  altri,  in  quanto  non  hanno  accettato 
quelle  disposizioni  dei  loro  Codici  che  a  loro  non  piace- 
vano. E  di  taluni  di  questi  Stati  può  anche  dirsi,  che, 
sino  ad  un  certo  punto,  neppure  si  trovarono  costretti 
ad  accettare  da  principio  lo  Statuto  dell'associazione, 
fondazione  o  corporazione  senza  beneficio  d'inventario,  e 
a  limitarsi  a  non  riconoscere  i  cangiamenti  od  aggiunte 
posteriori;  poiché  quando  cominciò  la  loro  esistenza  vi- 
gorosa, la  disciplina  della  Chiesa  nel  loro  territorio  non 
era  ancora  fortemente  organizzata.  Ciò  vale  specialmente 
per  la  monarchia  normanna  di  Sicilia.  Ma  gli  Stati  forti, 
allorché  negavano  la  ricognizione  delle  aggiunte  o  mo- 
dificazioni, di  solito  non  trovavano  docile  l'autorità  ec- 
clesiastica a  ritirarle,  e  non  avevano  sempre  mezzo  di 
punirla  di  tale  resistenza.  Esse  provenivano  (r)  dalla 
Chiesa  nazionale  stessa,  o  (2^)  dal  potere  centrale  ossia 
dal  papato;  ma  ordinariamente  da  quest'ultimo,  a  danno 
non  solo  dello  Stato,  sìbbene  anche  delle  chiese  nazionali. 
Nel  primo  caso  il  Governo  aveva  modo  di  punire;  e  spesso 
puniva  realmente;  e,  più  spesso  ancora  la  sua  attitudine 
forte,  il  buon  esempio  anteriore  levava  ai  prelati  la 
voglia  d'incorrere  nell'ira  e  nelle  sanzioni  penali  del 
Governo  col  fare  aggiunte  a  modificazioni  a  lui  ostili.  — 
Quando  esse  provenivano  dal  potere  centrale,  potevano 
verificarsi  due  casi,  cioè  che  fossero  seguite  o  no  dal 
clero  ^azionale;  nel  primo  lo  Stato  aveva  il  mezzo  di 


§  8]  SEPARATISMO  287 

punir  questo,  gli  esecutori,  e  spesso  lo  faceva  real- 
mente, ed  impediva  colla  forza  F esecuzione.  Ma  non  aveva 
modo,  di  solito  di  punire  il  potere  centrale,  che  si  tro- 
vava fuori  del  territorio.  Dico  di  solito,  perchè  talvolta 
mandava  a  punirlo  in  casa,  come  Filippo  il  Bello,  o  ai 
confini  attaccandone  con  una  guerra  i  dominii  temporali, 
come  per  esempio  Venezia.  La  situazione,  sotto  un  certo 
punto  di  vista,  somigliava  a  quella  odierna  costituita 
dalla  Legge  delle  guarentigie:  il  Papa  era  libero  di 
«  emanare  >  ordini  contrari  agli  Stati,  ma  gli  <  esecu- 
tori »  venivano  puniti  :  le  differenze  principali  sono  due, 
che  la  Santa  Sede  aveva  un  territorio  temporale  che  ora 
non  possiede  più;  e  che  se  i  Governi  di  solito  non  punivano 
il  Papa  stesso,  era,  non  per  forza  di  principii,  ma  perchè 
non  lo  potevano  materialmente;  e,  lo  notiamo  tra  pa- 
rentesi, r  intenzione  di  punire  il  Papa  stesso  era  allora 
non  solo  scusabile,  ma  spesso  anche  giusta,  perchè  egli, 
massime  a  causa  del  potere  temporale,  spesso  emetteva 
certe  pretese  e  certi  decreti,  che  realmente  perturba- 
vano l'ordine  pubblico.  * 

Ma  lo  Stato,  quando  anche  puniva  il  clero  nazionale 
per  le  innovazioni  ostili  da  esso  fatte  o  perchè  ossequente 
a  quelle  romane,  non  iscioglieva  perciò  le  associazioni, 
fondazioni  o  corporazioni,  i  vescovati,  i  capitoli,  le  par- 
rocchie, ecc.;  a  questo  estremo  si  arrivò  dalla  rivolu- 


^  Basti  citare  come  esempio  i  tamulti  accadati  nel  Napoletano, 
in  Lombardia,  ecc.  a  causa  della  fampsa  bolla  In  Coena  Domini, 
che  proibiTa  ai  Sovrani  d*  imporre  nuove  tasse  senza  il  consenso 
della  Santa  Sede,  le  quali  alcuni  contribuenti  si  ricusarono  perciò 
di  pagare. 


288  SEPARATISMO  f§8 

zione  francese;  sicché  respinte  e  represse  per  il  momento, 
tornavano  a  galla  quando  il  Governo  s'indebolisse.  Di 
più,  le  innovazioni  romane,  oppugnate  da  uno  Stato  vi- 
goroso, venivano  contemporaneamente  accolte  in  parecchi 
altri  fiacchi;  cosi  mettevano  radici;  e,  quando  il  primo 
s'indeboliva,  allora  penetravano  anche  in  esso. 

Esaminiamo  ora  lo  stadio  presente  della  quistione,  met- 
tendoci nelle  condizioni  odierne  degli  Stati  di  fronte  alla 
Chiesa,  Essi  esistono  dopo  tanto  alternarsi  di  Governi 
forti  e  di  Governi  deboli  e  dopo  tanto  alternarsi  di  forme 
politiche.  Ogni  nuova  dinastia  o  Governo,  dietro  una 
rivoluzione  politica,  naturalmente  non  ha  potuto  comin- 
ciare dal  rivedere  gli  Statuti  fondamentali  della  Chiesa 
cattolica  del  paese;  ha  dovuto,  per  non  perturbare  le 
masse,  accettare,  per  quanto  era  possibile,  lo  statu  quo 
senza  beneficio  d'inventario.  Quindi  l'esistenza  di  tanti 
articoli  di  questi  Statuti,  che  sono  contrari  alle  idee  del 
nuovo  Governo.  Questo  li  tollera  sino  a  un  certo  punto, 
ma  poi  la  rompe  colla  Curia,  rottura  che  di  solito  finisce 
con  un  Concordato.  Ma  nei  tempi  recenti  la  contrarietà 
delle  idee  della  Chiesa  e  dello  Stato  è  divenuta  più  pro- 
fonda e  meno  conciliabile:  alcuni  Stati  hanno-  sciolti  i 
Concordati  senza  probabilità  di  farne  altri;  pare  che 
l'abbiamo  rotto  una  volta  per  sempre  colla  Curia  Ro- 
mana ;  ognuna  delle  due  parti  segue  la  sua  strada  senza 
intendersi  coU'altra.  Questa  è  la  condizione  dell'Austria 
e  specialmente  dell'Italia. 

Ora  come  applicare  in  tale  stato  di  cose  il  concetto 
dell'approvazione  dello  Statuto  fondamentale  dell'asso- 
ciazione 0  fondazione  o  corporazione  religiosa?  Certo,  la 
Chiesa  non  si  sottometterebbe  punto  ad  accettarlo;  quali 


§  8]  SEPARATISMO  289 

misure  dovrebbe  prendere  lo  Stato  di  fronte  a  tale  ribelle 
opposizione?  Esso  avrebbe  il  diritto  non  solo  di  non  rico- 
noscere forza  di  legge  agli  statuti  deir  associazione,  o 
fondazione  o  corporazione  ecclesiastica,  sibbene  di  non 
riconoscere  le  medesime  come  persone  giuridiche,  e  di 
scioglierle  come  associazioni  pericolose.  La  non  ricogni- 
zione della  personalità  giuridica  s'è  fra  noi  applicata  alle 
congregazioni  religiose  (monastiche)  indipendentemente 
dalla  quistione  statutaria;  le  quali  si  sono  lasciate  sus- 
sistere come  semplici  associazioni.  Ma  non  s'è  adottata 
per  le  fondazioni  vescovili,  capitolari,  parrocchiali  ed  in 
genere  per  la  Chiesa  secolare  presa  in  massa,  la  quale* 
ha  canoni  contrari  alle  leggi  dello  Stato,  non  intende 
abolirli  né  modificarli,  anzi  ne  emana  altri  ancora  più 
ostili.  Lo  Stato  avrebbe  il  diritto  di  abolire  tutti  questi 
istituti  basati  sopra  un  organismo  centrale  ribelle  ad  esso 
e  alla  civiltà;  ma  né  in  Italia  né  fuori  possiede  tanta 
forza  da  farlo.  In  questa  condizione  di  cose  V  exequatur  o 
placet  per  i  cangiamenti  od  aggiunte  agli  Statuti  fonda- 
mentali della  Chiesa  divengono  inutili  e  anzi  dannosi, 
specialmente  in  Italia;  perchè  implicherebbero  una  rico- 
gnizione di  tutti  i  canoni  che  sono  stati  precedentemente 
approvati,  parecchi  dei  quali  sono  contrari  allo  Stato, 
che  ora,  se  venissero  oggi  emanati  per  la  prima  volta, 
negherebbe  loro  il  suo  assenso.  Ciò,  ripeto,  va  detto  in 
ispecie  per  l'Italia,  la  quale  risulta  dall'annessione  di 
parecchi  Stati,  di  cui  ciascuno  aveva  un  diritto  pubblico 
ecclesiastico  proprio,  che  in  alcuni  era  troppo  rilasciato 
verso  il  Vaticano,  quantunque  molto  rigoroso  in  altri. 
L'exequatur  o  placet  statutario  non  sono,  invece,  del  tutto 
inutili  dove  il  diritto  pubblico   ecclesiastico  anteriore 

F.  SCA.DUTO  —  Guarentigie  Pontijieie  19 


^itHI  SEPARATISMO  [§  8 

^ia  unico  e  sufficiente  a  tutelare  gl'interessi  dello  Staio, 
come  per  esempio  in  Francia.  Si  aggiunga,  che  noi  ave- 
vamo già  abolito  i  Concordati  dei  nostri  ex-Stati;  che 
I  orcio  gli  Statuti  fondamentali  della  Chiesa  cattolica  non 
avevano  più,  da  per  sé  stessi,  forza  di  legge;  sarebbe 
fcstato  quindi  illogico  conservarci  il  diritto  di  approvarne 
n  respingerne  le  modificazioni  od  aggiunte.  « 

Dunque,  in  Italia  Texequatur  e  il  placet  bisognava 
abolirli  non  solo  nel  lato  puramente  poliziesco  d'impe- 
dire la  notorietà  degli  atti,  e  nell'altro  delle  disposizioni 
puramente  amministrative,  sibbene  anche  in  quello  sta- 
tutario, nel  lato  cioè  relativo  alle  aggiunte  o  modi- 
licazioni  al  corpo  anteriore  dei  canoni.  L'ordine  d'idee, 
ihi  cui  risulta  quest'ultima  necessità,  non  fu  svolto  nelle 
Camere,  ma  soltanto  forse  appena  accennato.  *  Tuttavia 


^  Il  fatto  deirabolizione  dei  Ck>ncordati  venne  messo  in  rilievo 
■  liil  Bonghi  (Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  777,  col.  1^  sopra  (pa- 
gina 228,  n.  2)  riferito),  ma  per  dedurne  non  questa  giusta  conse- 
guenza, sibbene  Taltra  erronea,  sopra  vista,  della  fine  del  diritto  di 
I  ogia  nomina.  ^  Sulla  quistione  in  quanto  il  Concordato  del  1818 
lotse  in  vigore  per  la  Sicilia,  vedi  De  Falco  guardasigilli,  DeputcUi, 
21  marzo  1871,  pag.  857-58,  e  Mancini,  ibid.,  pag   858,  col.  3*. 

-  Deputati^  17  marzo  1871,  pag.  805,  col.  1*,  Db  Falco  guarda- 
sigilli:  «  Ma,  tolta  la  forza  coattiva  alle  provvisioni  ecclesiastiche, 
tolte  le  immunità  di  persona  e  di  foro,  la  misura  preventiva  del 
l'tàcet  e  dell' exequa  tur  [parla  in  genere,  non  in  ispecie  di  quelli 
-L^itutari]  non  ha  più  alcuna  ragione  di  essere.  »  —  Piìi  chiara- 
mente il  Bonghi,  ibid.,  pag.  810,  col.  3^:  «  noi  rinunciamo  al 
fiiritto  deir  exequatur  [tranne  che  por  le  provviste  beneficiarie], 
perchò  rinunciamo  air  obbligo  di  renderlo  esecutivo,  rinunciamo 
'dl'idea  di  costituire  [la  disposizione  che  ha  ottenuto  Tesequatur] 
Hìxa  parte  del  diritto  pubblico  intemo.  » 


§  8]  SEPARATISMO  291 

occorreva  esporlo  per  dare  un  concetto  chiaro  della  qui- 
stione,  la  quale  è  tanto  confusa  nella  mente  della  maggior 
parte  dei  nostri  politici.  Essi  vennero  alla  medesima  so- 
luzione pratica  a  cui  siamo  arrivati  noi;  ma  non  per  lo 
stesso  motivo  teorico,  non  per  l'inapplicabilità  pratica 
deirexequatur  e  del  placet  in  materia  statutaria,  ma  pei 
principi  della  separazione  e  dell* incompetenza;  l'inap- 
plicabilità la  sentivano,  ma  non  la  teorizzavano,  non  la 
sviluppavano,  forse  neppure  l'accennavano;  non  l'addu- 
cevano  per  argomento. 


L'abolizione  dell'exequatur  e  del  placet  statutari  ve- 
niva giustamente  concepita  come  un  trasferimento  di 
giudizio  dal  potere  amministrativo  al  giudiziario,  *  ma 
importa  eziandio,  che  questo  emetterà  diversi  pareri  se- 
condo le  opinioni  politico-religiose  delle  varie  Corti  giu- 
dicanti. Quando  esistevano  l'exequatur  e  il  placet  nel 
senso  suddetto,  i  tribunali  non  avevano  ad  applicare  che 
la  parte  del  diritto  ecclesiastico  approvata  dallo  Stato; 
quindi  il  loro  compito  era  facile.  Oggi,  invece,  essi  de- 
vono all'occorrenza  esaminare  qualunque  disposizione 
emanata  dall'autorità  ecclesiastica,  per  vedere  se  non 
sia  contraria  alle  leggi  e  all'ordine  pubblico,  e  se  le  si 
possa  dare  forza  coattiva.  Presentiamo  il  problema  in 
alcuni  casi  pratici:  un  magistrato  acattolico  dovrebbe 
considerare  come  nulla  una  condanna  pronunziata  senza 
un  regolare  processo;  quindi  aggiudicherebbe  la  conti- 


1  Questo  concetto  sarà  esplicato  appresso,  a  proposito  dell'appello 
ab  abusa  (§  8,  num.  5). 


292  SEPARATISMO  [§8 

nuazione  del  godimeato  del  benefizio  al  prete  rimosso 
ex  informata  conscientia:  un  clericale,  invece,  ricono- 
scerebbe per  canonicamente  valida  la  sentenza  del  ve- 
scovo, e  le  darebbe  piena  esecuzione.  Un  liberale  dovrebbe 
considerare  come  nulla  la  sentenza  di  sospensione  o  simili 
pronunziata  dal  vescovo  contro  un  sacerdote  che  non 
vuole  insegnare  le  massime  del  Sillabo  (le  quali,  tranne 
quella  dell'  infallibilità,  non  hanno  carattere  dommatico); 
mentre  un  ultra-cattolico  le  darebbe  piena  esecuzione.  ' 
Si  credette  da  alcuni,  che  contro  questa  libertà  ed 
arbitrio  della  magistratura  esistesse  un  doppio  freno  nei 
canoni  già  approvati  o  riprovati  dallo  Stato  e  neir  ira- 
mutabilità  dei  medesimi.  Si  credeva,  cioè,  riguardo  al 
primo,  che,  quando  una  disposizione  avesse  già  ottenuto 
Texequatur  ed  il  placet,  dovesse- continuare  od  aver  forza 
di  legge  anche  dopo  la  Legge  delle  guarentigie,  e  che 
al  contrario,  quando  non  lo  avesse  ottenuto,  non  si  po- 
tesse dalla  magistratura  attribuirle  forza  di  legge.  Ma 
questo  concetto,  nella  sua  ultima  parte  manifestato  dal 
Mancini,  '  non  è  esatto.  Ed  invero,  gli  ex-Stati  italiani 


*  Sa  queste  divergenze  della  giarisprudenza  torneremo  più  giù, 
a  proposito  degli  estremi  degli  effetti  civili  e  della  loro  ricogni- 
zione da  parte  della  magistratura  (§  8,  num.  5).  Qui  ci  occuperemo 
dei  pretesi  rimedi  contro  le  medesime. 

'  Deputati,  16  marzo  1781,  pag.  800,  col.  2%  Mancini:  <  Non  è 
dunque  da  temersi,  che  tutti  quegli  atti  e  provvedimenti,  che  sono 
rimasti  allo  stato  di  conato  e  di  progetto  fino  ad  oggi  nei  diversi 
paesi  d'Italia,  perchè  T autorità  civile  mentre  si  trovava  investita 
del  legittimo  esercizio  di  quei  diritti,  giudicò  che  dovessero  essere 
respinti  come  incompatibili  colle  leggi  e  cogli  ordini  dello  Stato, 
che  in  un  momento,  mercè  la  votazione  deirarticolo  17  e  la  ema- 


§  8]  SEPARATISMO  293 

avevano  concesso  Texequatur  o  il  placet  a  tante  dispo- 
sizioni statutarie  a  cui  oggi  non  li  darebbero,  siccome 
contradittorie  colle  nostre  leggi  e  col  nostro  diritto  pub- 
blico; ad  esse  quindi  la  magistratura  non  può  attribuire 
forza  di  legge:  d'altra  parte,  anche  concesso  che  il  ma- 
gistrato sia  tenuto  a  considerare  sempre  come  nulli  gli 
atti  a  cui  il  Governo  italiano  o  quelli  degli  ex-Stati 
hanno  ricusato  Texequatur  o  il  placet,  chi  impedirebbe 
alla  Santa  Sede  o  ai  vescovi  di  rinnovarli  sotto  altra 
forma  per  togliere  queirostacolo  alla  loro  applicazione?  » 
Vero  è  che  il  magistrato  deve  sempre  tener  conto  del- 
Texequatur  odel  placet  già  concesso  o  negato;  ma  non 
può  servirsi  di  questo  come  un  criterio  esclusivo  nei  suoi 
giudizi,  tranne  in  grandissima  parte  nelle  materie  pura- 
mente civili  (esempio  patronati,  oneri  comunali,  ecc.)i 
ma  non  in  quelle  di  Diritto  pubblico. 

La  seconda  guarentigia  dei  fedeli  e  del  basso  clero 
contro  Tabi  trio  dei  magistrati  ultracattolici  o  condiscen- 
denti alle  mire  conciliatrici  del  Governo,  si  credeva  di 
trovarla  nella  pretesa  immutabilità  del  Diritto  e  della 
Procedura  canonica.  Ma  infine,  si  diceva,  la  Chiesa  cat- 
tolica è  organizzata;  essa  ha  una  legislazione  ricchis- 
sima, possiede  disposizioni  ben  ferme  e  chiare,  una  pro- 


nazione di  questa  legge,  vengano  di  un  tratto  tatti  a  convalidarai 
e  ad  assumerò  quel  vigore  che  non  hanno  mai  avuto  finora;  dap- 
poiché alti'imenti  io  sarei  costretto  a  votare  contro  Tarticolo  e  con- 
tro la  legge  intera,  non  potendo  più  concepire  la  portata  e  gli 
effetti  che  deriverebbero  dalla  proposta  abolizione.  > 

*  Ciò  ò  stato  osservato  giustamente  dal  Pxola,  Della  libertà  ecc., 
pag.  59-61. 


294  SEPARATISMO  [%S 

oedura  molto  minuta;  dunque  i  suoi  Codici  o  Statuti 
offrono  guarentigie  sufflcenti:  tutto  sta,  aggiungeva  qual- 
che libero  pensatore,  a  mostrarci  noi  energici,  nel  fare 
eseguire  questi  Statuti,  essi  sono  sufflcenti;  né  e*  è  tanto 
da  temere  per  l'avvenire,  poiché  la  Chiesa  pecca  più 
tosto  di  fossilità  che  di  mutabilità.  *  Ma  questo  ragio- 
namento è  falso.  Anzi  tutto,  vero  è  che  la  Chiesa  cat- 
tolica ha  una  procedura  minuta  e  che  offre  guarentigie 
sufflcenti  al  giudicabile;  ma  accanto  a  questa  procedura, 
ordinaria,  possiede  quella  straordinaria,  sommaria,  o  me- 
glio sancisce  il  principio  che  il  vescovo  può  addirittura 
fare  a  meno  di  qualunque  procedura,  condannare  sopra 
semplici  informazioni  particolari,  ex  informata  conscien- 
tia:  siffatta  sentenza,  dal  punto  di  vista  ecclesiastico, 
nel  Diritto  della  Chiesa,  non  è  punto  un  arbitrio,  sib- 
bene  pienamente  legale:  il  Concilio  ecumenico  di  Trento, 


»  Deputati^  27  genn.  1871,  pag.  397,  col.  2%  Berti:  «Alcuni  di- 
cono :  il  diritto  canonico  muta,  il  diritto  canonico  è  nelle  mani  del 
Pontefice.  Io  non  lo  credo.  La  Chiesa  ha  ordini  giuridici,  e  non  pnò 
mutare  questi  ordini  che  col  consenso  dei  poteri  anche  costituenti 
la  Chiesa.  >  ~  Padelletti,  La  Politica  ecclesiastica,  cit  pag.  669; 
«  non....  è  da  concludersi  che  i  membri  della  Chiesa  cattolica  non 
abbiano  se  non  doveri  e  diritto  nessuno:  imperocché  ogni  rapporto 
è  cosi  particolarmente  determinato  dalle  leggi  canoniche  e  sopra- 
tutto il  procedimento  è  circondato  da  tante  cautele  e  garanzie,  che 
il  diritto  ne  sorj^e  di  per  sé  a  lato  del  dovere  corrispondente.  Quando 
soprattutto  i  superiori  gerarchici  si  pongono  al  di  fuori  delle  leggi 
canoniche  [Ma  la  prima  legge  canonica  ossia  ecclesiastica,  massime 
dopo  il  Concilio  Vaticano,  è  che  il  Papa  è  superiore  alla  legge  po- 
sitiva ]  e  procedano  ad  arbitrio,  il  diritto  dei  membri  della  Chiesa 
è  violato  e,  se  non  trova  soddisfazione  nella  procedura  ordinaria  ca- 
nonica, lo  Stato  deve  sottentrare  a  tutelarlo  e  guarentirlo.  » 


§  8]  SEPARATISMO  295 

base  della  moderna  disciplina  ecclesiastica,  attribuisce 
ai  vescovi  questa  facoltà.  Coloro  che  parlano  delle  gua- 
rentigie offerte  dalla  procedura  canonica,  dimenticano 
cbe  la  Chiesa  permette  di  farne  a  meno,  che  la  puni- 
zione ex  informata  conscientia  è  una  delle  leggi  della 
Chiesa. 

Non  meno  falsa  è  l'altra  idea  dell'immutabilità  delle 
disposizioni  ecclesiastiche.  Essa  nasce  dal  vedere  come 
il  Vaticano  si  sia  ostinato  nelle  idee  medievali;  ma,  pre- 
scindendo da  ciò  che  queste  stesse  hanno  dovuto  subire 
modificazioni  per  venire  accomodate  ai  tempi,  basta  ac- 
cennare al  concetto  della  «  vigens  Ecclesiae  disciplina  >, 
per  mostrare  come  sia  erroneo  quello  dell'immutabilità. 
Ogni  Stato,  nel  fare  una  nuova  legge,  deroga  alla  pre- 
cedente in  quanto  è  contraria  a  questa  o  la  abroga  com- 
pletamente: nel  primo  caso  la  dottrina  e  la  giurispru- 
denza chiariscono  e  determinano  subito  quali  siano  le 
parti  ancora  in  vigore.  Questo  medesimo  processo  in 
fondo  ha  luogo  anche  nel  Diritto  della  Chiesa  cattolica; 
ma  non  nel  medesimo  grado:  sia  perchè  i  suoi  tribunali 
sono  molto  più  numerosi  e  in  paesi  di  diverse  consue- 
tudini, sia  perchè  il  potere  legislativo  della  Chiesa  non 
è  ben  definito,  sia  infine  perchè  tante  disposizioni  ven- 
gono dalla  Chiesa,  in  grado  molto  maggiore  che  dal 
potere  civile,  abrogate  tacitamente  o  per  via  di  consue- 
tudine. Quindi  la  «  vigens  Ecclesiae  disciplina,  »  ossia  il 
Diritto  vigente,,  non  esclude  nelle  autorità  ecclesiastiche 
la  facoltà  di  applicare,  quando  lo  credano,  una  delle 
vecchie  disposizioni  non  ostante  che  sia  contraria  alla 
pratica  in  vigore.  Cosi,  per  esempio,  secondo  il  diritto 
più  rigoroso  della  Chiesa,  una  persona  cattolica  non  pò- 


296  SEPARATISMO  [  §  8 

trebbe  sposare  una  acattolica  se  non  promettendo  di  fare 
tutti  gli  sforzi  per  farla  entrare  nel  grembo  della  Chiesa 
romana  e  a  patto  che  l'altra  si  obblighi  a  far  allevare 
cattolicamente  la  prole.  Ma  la  Chiesa,  dovendo  accon- 
ciarsi alle  mutate  condizioni  dei  tempi,  alle  moderne 
necessità  sociali,  al  poco  fervore  dei  credenti,  di  solito 
oggi  si  contenta  di  meno:  tuttavia  ciò  non  impedisce  ad 
un  vescovo  od  al  Papa,  quando  per  esempio  il  partito  cat- 
tolico ottiene  qualche  trionfo  in  alcuna  delle  Camere 
tedesche,  di  diventare  più  esigenti  e  proibire  al  parroco 
di  dare  la  benedizione  nuziale  o  di  assistere  alle  dichia- 
razioni del  consenso,  se  la  parte  acattolica  non  addivenga 
a  qualche  concessione  di  più  di  quelle  che  sono  allora 
in  uso  nel  paese. 

Dunque  il  carattere  conservativo  e  medievale  della 
Chiesa  non  implica  precisione  e  rigidità  nel  suo  diritto, 
come  r assolutismo  non  include  immutabilità  di  Leggi  e 
guarentigie  pei  sudditi.  E  qui  è  il  caso  di  parlare  pro- 
prio di  assolutismo.  Il  Concilio  Vaticano  non  solo  ha  di- 
chiarato il  Papa  infailibile,  ma  ha  sanzionato  il  principio 
tanto  oppugnato  dalla  scuola  gallicana,  che  egli  è  vescovo 
universale,  cioè  non  solo  è  capo  di  tutti  i  vescovi,  sib- 
bene  in  ogni  diocesi  egli  può  emanare  atti  ed  ordini  al 
pari,  anzi  al  di  sopra  e  contro  la  volontà,  del  vescovo 
rispettivo,  anche  in  casi  ordinari.  Cosi,  per  esempio,  può 
nominare  egli  direttamente  a  tutti  quei  benefici  la  cui 
collazione  appartiene  al  vescovo;  può  non  solo  abolire 
lo  statuto  emanato  da  un  vescovo,  ma  imporne  egli  stesso 
un  altro.  *  Un  magistrato  sinceramente  cattolico  si  tro- 


'  Constitutio  dogmatica  prima  de  Ecclesia  Christi,  edita  in  ses- 
•ione  IV  Bacroaancii  ecomenici  concilii  Vaticani  (18  loglio   1870); 


f^tl^r^..- 


f\y 


§  8]  SEPARATISMO  297 

verebbe  in  obbligo  di  coscienza  di  ritenere  come  valido 
questo  Statuto,  siccome  emanato  legalmente  dal  Papa 
dietro  poteri  riconosciutigli  dommaticamente  dal  Concilio 
ecumenico  vaticano;  e  cosi  i  fedeli,  il  basso  clero  e  il 
vescovo  stesso  si  troverebbero  da  un  momento  all'altro 
esposti  ad  ogni  arbitrio  della  Santa  Sede,  ritenuto  come 
legale  dalla  magistratura.  E  si  noti,  che  il  potere  di 
vescovo  universale  è  stato  dichiarato  dal  Concilio  non 
come  una  semplice  norma  disciplinare,  come  un  semplice 
diritto,  ma  come  un  domma.  Pertanto  il  magistrato  si 
troverebbe  costretto  a  giudicare  anche  in  materia  dom- 
raatica;  quantunque  egli  debba  considerare  la  quistione 
solo  dal  punto  di  vista  giuridico,  pure  la  soluzione,  se 
anticlericale,  viene  ad  essere  anche  eterodossa. 

Dunque  né  la  procedura  ecclesiastica,  né  la  pretesa 
immutabilità  dei  canoni  emanati  dalla  Chiesa,  sono  un 


cap.  Ili,  De  vi  et  ratione  primatus  Romani  pontificis,  «  Docemns 
proinde  et  declaramus,  ecclesiam  Romanam,  disponente  Domino,  su- 
per omnes  alias  ordinar iae  potestatis  obtinere  principatam  et  hane 
Romani  pontificia  iurisdictionis  potestatem,  quae  vere  episcopalis 
est,  immediatam  esse,  erga  qaam  cuiuscanque  ritus  et  dignitatis 
pastores  atque  fideles  tam  seorsim  singuli  quam  simul  omnes  offi- 
cio hierarchiae  subordinationis  veraeque  oboedientiae  obstringuntur, 
non  solum  in  rebus^  quae  ad  fidem  et  mores,  sed  etiam  in  tis, 
quae  ad  disciplinam  et  regimen  ecclesiae  per  totam  orbem  diffosae 
pertinent....  —  Si  quis  itaque  dixerit^  Romanum  ponti ficem  habere 
tantummodo  o/ficium  inspectionis  vel  directionis,  non  autem  plenam 
et  supremam  potestatem  jurisdìctionis  in  universam  ecclesiam....  aut 
eum  habere  tantum  potiores  partes,  non  vero  totam  plenitudinem 
huius  supremae  potestatis;  aut  hanc  ejus  potestatem  non  esse  or- 
dinariam  et  immediatam  sive  in  omnes  ac  singulas  ecclesias,  sive 
in  omnes  et  singulos  pastores  et  fideles,  anathema  sit.  » 


298  SEPARATISMO  [§8 

freno  ai  magistrati  clericali  o  condiscendenti  alla  po- 
litica governativa,  né  sono  una  guarentigia  pei  fedeli  e 
pel  basso  clero;  poiché  la  Chiesa  stabilisce  che  si  può 
legalmente  fare  a  meno  di  qualunque  procedura,  che  i 
vescovi  e  il  Papa  possono  richiamare  in  vigore,  quando 
lo  credano  tutte  le  vecchie  disposizioni,  e  che  il  Ponte- 
fice, monarca  assoluto,  possa  sostituirsi  direttamente 
nelle  funzioni  di  ciascun  vescovo. 

Il  Governo  si  è  lavato  le  mani  di  certe  quistioni  ri- 
mettendole alla  magistratura;  ma  questa  poi  si  trova 
discorde,  impacciata  o  appassionata  o  poco  indipendente 
nel  giudicarle:  *  tuttavia  questa  soluzione  era  fatale; 
r Italia,  come  sopra  mostrammo  non  avrebbe  potuto  adot- 
tare altro  sistema  a  causa  dei  suoi  precedenti  storici  e 
delle  sue  condizioni  politiche. 


Veniamo  finalmente  air  exequatur  e  al  placet  in  mate- 
ria beneficiaria,  per  esaminarne  l'estensione,  e  T utilità  e 
necessità  pratica:  la  sua  ragione  giustificatrice  teorica,  di 
già  è  stata  esposta.  Vedemmo  come  la  (Hunta  credesse 


*  PiOLA,  Della  Libertà.»,,  cit,  pag.  65-66:  «A  questo  modo  un 
tribunale  può  giudicare  per  esempio,  che  una  bolla  papale  è  con- 
traria a  una  legge  dello  Stato,  o  a  uà  diritto  vescovile,  e  un  altro 
tribunale  giudicare  invece  che  non  è  contraria;  e  quindi  qaelia 
bolla  non  avrà  validità  civile  nella  giurisdizione  del  primo  tribu- 
nale, e  ne  avrà,  all'opposto,  in  quella  dell^  altro.  Che  imbroglio  è 
questo?  E  i  tribunali  incaricati  anche  di  giudicare  delle  ragioni 
d'ordine  pubblico,  che  sono,  molte  volte,  ragioni  di  opportunità 
politica!  Cosa  mai  possono  saper  di  questo  i  tribunali?  È  un  per- 
vertimento d'ordine,  ci  pare.  » 

\ 


§  8]  SEPARATISMO  299 

fossero  sufficienti  per  frenare  i  mali  di  un'elezione  vesco- 
vile 0  parrocchiale  ostile  allo  Stato,  che  questo  rinun- 
ziando alla  regia  nomina,  si  privasse  di  un  mezzo  preven- 
tivo, ma  coirexequatur  e  il  placet,  in  materia  beneficiaria 
conserverebbe  le  armi  repressive.  L'efficacia  di  queste 
dipendeva  però  dalla  maniera  di  concepirle,  se,  vale  a 
dire,  la  negazione  dell' exequatur  o  placet  ossia  dell'as- 
senso regio  avesse  per  effetto  soltanto  la  proibizione  di 
usufruire  del  beneficio  annesso  all'ufficio,  o,  invece,  anche 
di  esercitare  l'ufficio  stesso.  Siffatto  quesito  non  venne 
formulato  chiaramente  nelle  Camere,  ne  dibattuto;  ma 
dalle  dichiarazioni  più  tosto  incidentali  sembra  risulti, 
che  la  ricusa  del  regio  assenso  venisse  concepita  come 
proibitrice  soltanto  del  godimento  del  beneficio,  non  anche 
dell'esercizio  dell'ufficio.  Di  qui  è  venuto  un  grave  in- 
conveniente, il  quale  più  tardi  fu  evitato  dalla  Germania 
col  togliere  insieme  al  beneficio  anche  il  diritto  del- 
l'esercizio  delle  funzioni  annesse.  La  Santa  Sede  non 
manca  di  mezzi  per  mantenere  i  vescovi  che  non  possono 
0  non  vogliono  conseguire  dallo  Stato  l' exequatur  e  con 
esso  il  beneficio;  perciò  manda  i  suoi  proconsoli  a  fun- 
zionare senza  curarsi  molto  del  Governo.  Questi  vescovi 
senza  beneficio  abitano  fuori  del  palazzo  vescovile,  in 
case  private  o  nel  seminario  diocesano,  si  ostentano  po- 
veri e  perseguitati,  e  cosi,  pel  sentimento  di  compassione 
ingenito  Terso  tutti  gli  oppressi,  acquistano  più  simpatia 
e  più  influenza  di  quanta  altrimenti  non  ne  avrebbero. 
Ecco  l'inconveniente  della  mezza  misura  del  "carattere 
dato  al  nostro  regio  assenso  beneficiario. 

Ma  che  cosa  si  sarebbe  dovuto  fare?  Le  vie  possibili 
sarebbero  state  due.  0  impedire  colla  negazione  dell' exe- 


300  SEPARATISMO  [§  B 

quatur  e  del  placet  anche  1*  esercizio  delle  funzioni  spi- 
rituali, 0  abolirli  anche  in  materia  beneficiaria.  Dove 
avrebbero  condotto  queste  due  vie?  Riguardo  alla  prima, 
affermiamo  anzi  tutto  il  diritto  dello  Stato  d'impedire 
r  esercizio  delle  funzioni  spirituali  a  colui  al  quale  nega 
Texequatur  o  il  placet:  ed  invero  glielo  nega  (lasciamo 
da  parte  i  requisiti  tecnici,  come  la  laurea  in  teologia 
0  in  diritto  canonico,  ecc.;  giacche  la  questione  vera, 
essenziale  non  verte  intorno  ad  essi),  perchè  lo  crede 
ostile,  pericoloso;  questo  pericolo  non  cessa,  anzi  diviene 
maggiore  quando  egli  esercita  le  sue  funzioni;  lo  Stato, 
dunque,  nell'interesse  dell'ordine  pubblico,  ha  benissimo 
il  diritto  d'impedirgli  questo  esercizio;  come  del  resto 
lo  impedirebbe  certamente  ad  un  ministro  acattolico.  Ma, 
posto  fuori  di  dubbio  tale  diritto,  si  trova  politicamente 
l'Italia  in  grado  di  esercitarlo?  vi  si  trovava  nel  1871? 
Nel  1871  io  non  avrei  esposto  il  Paese  al  pericolo,  che 
sarebbe  potuto  nascere  dal  movimento  delle  masse.  Vero 
è  che  si  sarebbe  trattato  di  diritto  intemo;  ma  le  Po- 
tenze estere  difHcilmente  sarebbero  rimaste  indifferenti 
innanzi  a  un  movimento  religioso  italiano.  Molto  più  che 
la  quistione  non  si  sarebbe  limitata  ad  uno  o  due  ve- 
scovati; essa  si  sarebbe  in  un  momento  dovuta  neces- 
sariamente estendere  a  circa  i  due  quinti  delle  diocesi 
del  regno.  Giacché  allora,  non  essendosi  il  Governo  e  la 
Santa  Sede  potuti  intendere  riguardo  alle  nomine  da 
fare,  esisteva  un  grandissimo  numero  di  vescovati  va- 
canti (89),  e,  quel  ch'era  peggio,  per  molti  di  essi  il 
Papa  aveva  consacrato  e  mandato  vescovi  senza  curarsi 
del  diritto  regio  di  nomina  o  di  patronato.  Il  Governo 
avrebbe  dovuto  pertanto  cominciare  dal  cacciare  a  viva 


§  8]  SEPARATISMO  301 

forza  dalle  loro  sedi  tutti  questi  vescovi  illegali,  rimuo- 
verli dalle  chiese  durante  l'esercizio  delle  loro  fun- 
zioni, per  esempio  in  una  solenne  messa,  in  tempo  di 
cresima,  di  ordinazione  ecc.,  innanzi  a  un  popolo  di  cre- 
denti. Giacché,  secondo  probabilità,  i  proconsoli  pontifici 
non  avrebbero  avuto  tanta  prudenza,  da  ubbidire  senza 
altro  alla  legge,  da  cessare  dall'esercizio  dello  loro  fun- 
zioni, da  ritirarsi  in  santa  pace:  tutt' altro,  avrebbero 
anzi  forse  salutato  con  gioia,  almeno  pei  primi  tempi, 
una  legge  che  li  avesse  potuti  esporre  ad  un  martirio 
a  buon  mercato,  per  eccitare  subbugli  nel  popolino,  e 
mandare  a  monte  quel  Governo  di  usurpatori,  della  cui 
stabilità  non  erano  troppo  sicuri.  Se  noi  avessimo  a  ri- 
fare la  Legge  delle  guarentigie  oggi,  la  condizione  delle 
cose  sarebbe  differente,  specie  rispetto  all'estero:  oggi  il 
nostro  Stato  è  ben  più  solido,  potrebbe  resistere  alle 
pressioni  delle  Potenze;  potrebbe  più  facilmente  sedare 
dei  tumulti  popolari;  tumulti  del  resto,  che  anche  nel  1871 
avrebbero  potuto  solo  disturbare  la  tranquillità  pubblica, 
l'ordine  per  pochi  momenti,  ma  non  mai  mettere  a  re- 
pentaglio la  salute  stessa  dello  Stato,  *  poiché  in  Italia 


*  Riferiamo  T opinione  del  Bonghi,  quantunque  non  la  dividiamo 
completamente;  Deputati,  6  maggio  1875,  pag.  2992,  col.  1^,  Bonghi 
Ministro  della  Pubblica  Istruzione:  <  che  cosa  avrebbe  potuto  fare 
il  Governo  al  vescovo  il  quale,  nominato  dal  Papa  ed  andato  nella 
sua  diocesi,  si  fosse  limitato,  non  a  chiedervi  i  beni  temporali  o 
la  canonica,  non  ad  esercitarvi  alcuna  di  queste  funzioni  giurisdi- 
zionali di  cui  vi  diceva,  ma  a  dare  la  cresima,  a  santificare  gli  olii  ? 
Ma  credete  voi  che  la  coscienza  dell*  Italia  avrebbe  sopportato,  che 
voi  aveste  preso  questo  vescovo  e  V  aveste  messo  fuori  della  sua 
diocesi?  Una  voce  a  sinistra.  No!  —  BoNani.  Meno  male!  —  Alcune 


302  SEPARATISMO  [  §  8 

non  c'è  persona  colta  e  illuminata,  anche  se  sincera- 
mente cattolica,  la  quale  non  preferisca  la  salvezza  del 
paese  agl'interessi  curiali  della  Santa  Sede,  diflferente- 
mente  che  in  Germania,  nel  Belgio,  in  Francia. 

L'altra  via,  l'abolizione  del  placet  e  dell' exequatur 
anche  in  materia  beneficiaria,  avrebbe  lasciato  piena 
balia  alla  Santa  Sede  di  mandare  tutti  i  più  retrivi  e 
reazionari  a  reggere  le  sedi  vescovili  e  parrocchiali. 
Sarebbe  stato  questo  danno  minore  o  maggiore  dell'altro 
della  compassione  eccitata  da  vescovi  esercenti  le  loro 
funzioni  senza  beneficio,  senza  stipendio?  Per  risolvere 
questo  quesito  occorre  vedere  qual'  è  il  grado  della  me- 
desima. 

La  compassione  che  eccitano  i  vescovi  privi  delle  Mense, 
e  la  simpatia  che  essi  si  attirano,  è  stata  esagerata.  Essa 
si  limita  ai  soli  bassi  strati  della  nostra  popolazione,  e 
quasi  esclusivamente  nelle  campagne;  le  nostre  persone 
colte  sono  quasi  tutte  indifferenti  o  incredule,  specie  i 
giovani,  e  quindi  oggi  molto  più  che  nel  1871,  e  di  qui 
a  un  decennio  lo  saranno  molto  più  che  oggi.  Gli  stessi 
operai,  nelle  grandi  città  sono  anch'essi  indiflferenti  o  ad- 
dirittura atei.  E  poi  il  buon  senso  non  manca  del  tutto 
nel  popolino  medesimo;  esso  vede  che  il  vescovo  senza 
beneficio  non  è  un  poveraccio  qualunque  senza  pane  e 
senza  letto;  che,  se  non  gode  il  palazzo  vescovile,  non 
gli  manca  però  una  casetta  messa  decentemente  e,  il  più 
delle  volte,  neppure  la  sua  carrozza:  il  Santo  Padre  ha 


voci  a  sinistra.  Si!  si!  —  Bonghi.  Si  e  no  (Ilarità).  —  Ebbene  la 
coscienza  dell' Italia  non  ve  lo  avrebbe  permesso  non  solo  col  gri- 
darvi contro,  ma  col  ridervi  dietro.  > 


§  8J  SEPARATISMO  303 

denari  per  tutti.  E  se  il  vescovo  si  lamenta  della  man- 
canza del  beneficio  non  pei  suoi  interessi  mondani  (giac- 
ché egli  pensa  soltanto  a  quelli  celesti),  sibbene  perchè 
così  è  privo  di  beneficare  il  popolo;  questo  gli  crederà 
sino  a  un  certo  punto,  perchè  riflettendo  un  po',  si  ac- 
corge che,  se  il  Governo  nega  la  mensa  al  vescovo,  non 
perciò  cessa  di  pagare  gli  oneri  di  beneficenza  annessi 
alla  medesima.  Non  s' ingrandisca,  dunque,  più  del  vero, 
la  sfera  della  compassione  e  della  simpatia  che  eccita 
il  vescovo  privo  del  beneficio. 

Bisogna,  d'altra  parte,  tener  presenti  anche  i  vantaggi 
che  offre  al  Governo  la  vacanza,  effettiva  o  legale,  di 
una  sede  vescovile.  E  invero,  detratta  la  part'e  della 
mensa,  che  è  affetta  da  oneri  di  beneficenza,  il  resto 
cede  al  Fondo  del  culto,  cioè  in  alleviamento  di  pesi  di 
culto  che  sono  a  carico  dello  Stato,  delle  provincie,  dei 
comuni,  a  profitto  dell'istruzione  pubblica,  o  per  opere 
di  beneficenza,  ecc.  Oltre  a  questo  vantaggio  econo- 
mico, ce  n'  è  un  altro,  che,  qualora  se  ne  volesse  appro- 
fittare, sarebbe  ancora  più  importante  :  la  vacanza  delle 
sedi,  cioè,  agevolerebbe  la  riduzione  delle  medesime.  *  La 
condizione  poi  della  sede  vacante  non  offre  inconvenienti, 
almeno  per  lo  Stato;  si  nomina  un   vicario  capitolare, 


*  Deputati^  13  marzo  1871,  pag.  761,  col.  3^^  Mancini:  «  Per  me 
credo  che  la  vacanza  delle  aedi  non  è  una  calamità,  un  idisaatro 
per  r  Italia.  <»  Non  è  tale  anzitutto  perchè  cosi  rimane  sempre,  ove 
siavi  lontana  speranza  di  pacificazione,  la  possibilità  di  una  riduzione 
del  numero  sproporzionato  ed  eccessivo  dei  vescovi  e  delle  diocesi 
italiane,  riduzione  che  è  un  bisogno  universalmente  sentito  dal  Go- 
vernQ  q  dal  popolo  italiano.  » 


304  .  SEPARATISMO  [§8 

che,  —  prescindendo  dal  suo  colore  politico  *  — ,  può 
esercitare  quasi  tutte  le  funzioni  del  vescovo  '  senza 
percepire  i  frutti  della  mensa,  spesso  lauta,  i  quali  re- 
stano a  vantaggio  del  Fondo  pel  culto.  —  E  poi  Texe- 
quatur  e  il  placet  in  materia  beneficiaria  avrebbero  po- 
tuto arrecare  risultati  migliori,  se  il  Governo  fosse  stato 
meno  cedevole  verso  la  Curia;  il  che  non  si  deve  attri- 
buire tanto  a  mancanza  di  energia  negli  uomini  che  dopo 
il  1871  sono  stati  al  potere,  neppure  alla  necessità  politica 


'  Giadicato  diversamente;  Deputati,  11  marzo  1871,  pag.  748, 
col.  2%  MiNGHETTi:  «  Ma  si  dice:  se  noi  conserviamo  il  diritto  di 
presentazione  e  raccomandazione  dei  vescovi,  noi  però  non  ne  faremo 
che  poco  0  nessan  uso:  quando  avvenga  la  vacanza  di  una  diocesi 
noi  prorogheremo  indefinitamente  T esercizio  del  nostro  diritto  ed 
avremo  cosi  un  numero  minore  di  avversari.  Voi  v'ingannate  se 
stimate  in  questa  guisa  di  evitare  i  perìcoli;  anzi  li  moltiplicate' 
Credete  voi  che  i  capitoli,  che  i  vicari  capitolari  vi  saranno  meno 
avversi  di  quel  che  vi  sarebbe  il  vescovo?  Io  credo  che  lo  saranno 
di  più,  perchè  in  un  corpo  collettivo  la  responsabilità  è  minore, 
razione  più  segreta,  T  impunità  più  facile,  mentre  il  vescovo,  essendo 
unico  responsabile  ed  in  uflScio  evidente,  dovrà  pensare  maggior- 
mente ai  suoi  atti,  come  quelli  che  sono  veduti  e  giudicati  da  tutti.  > 
—  Al  contrario  Mancini,  ibid.  13  marzo,  pag.  761,  col.  3*:  «  Sic- 
come il  Capitolo  nella  sede  vacante  esercita  collettivamente  la  giu- 
risdizione e  la  delega  d'ordinario  a  quello  tra  i  suoi  membri  che 
raccoglie  la  fiducia  e  il  suffragio  del  maggior  numero,  cosi  gli  uo- 
mini dominati  da  passioni  politiche  o  che  non  abbiano  qualità  che 
li  rendano  meritevoli  della  pubblica  stima,  ben  di  rado  e  solo  per 
eccezione  riescono  nominati  vicari  capitolari.  '»  —  Cfr.  i  passi  rife- 
riti sopra,  pag.  248,  n.  1  ;  pag.  249,  n.  1  ;  pag.  250,  n.  3. 

*  Vedi  p.  es.  Hinschius  cit.,  Bd.  Il,  1878,  pag.  228  e  seg.  e  spe- 
cialmente pag.  240  e  seg.  , 


§  8]  SEPARATISMO  305 

delle  cose,  quanto  all'  influenza  funesta  delle  idee  confuse 
di  separazione  e  d'incompetenza. 

Noi,  dunque,  approviamo  la  conservazione  dell' exe- 
quatur  e  del  placet  in  materia  beneficiaria  e  soltanto 
in  questa;  crediamo  che  sia  stata  l'unica  giusta  solu- 
zione politicamente  possibile;  ma  avremmo  desiderato  che 
il  Governo,  specie  dopo  il  1871,  avesse  avuto  idee  più 
giuste  intorno  alla  libertà,  della  Chiesa,  avesse  studiato 
davvero  il  problema  invece  di  girarlo  ad  ogni  occasione, 
e  si  fosse  mostrato  più  energico  di  fronte  alla  Curia 
romana. 

La  cedevolezza  del  Governo,  specie  sino  al  1874,  si 
manifestò  anzi  tutto  nell'interpretazione  troppo  rilassata 
dalla  Legge  stessa  delle  guarentigie.  Questa  aveva  fatto 
rinunzia  della  regia  nomina  soltanto  pei  benefizi  mag- 
giori (art.  15).  Ma  il  Governo  l' ha  estesa  anche  pei  mi- 
nori, dapprima  solo  di  fatto,  poscia  esplicitamente  e  teo- 
ricamente. Di  ciò  gli  fu  mosso  accusa  in  un'  interpellanza 
del  1874;  *  ma  questa,  al  pari  delle  altre  quistioni  intorno 
all'interpretazione  ed  applicazione  della  Legge  delle 
guarentigie,  fu  ampiamente  discussa  nella  interpellanza 
Mancini  -  La  Porta  -  Cordova  del  1875.  *  Agli  oppositori 


1  Interpellanza  Miceli  presentata  il  14  febb..  1874,  rimandata 
(19  febb.)  a  dopo  la  votazione  dei  provvedimenti  finanziari;  annun- 
ziata di  nuovo  il  26  maggio,  svolta  il  28. 

2  Interpellanze  dei  deputati  Mancini  [già  presentata  il  10  mar.  1875] 
e  La  Porta  [già  presentata  il  17  marzo  1875  alla  fine  deU' inter- 
rogazione, la  quale  cosi  trasformò  in  interpellanza]  e  interrogazione 
Cordova  [già  presentata  il  10  marzo]  intomo  agli  exequatur,  ad 
atti  e  tolleranze  ministeriali  in  materia  ecclesiastica  contro  le  leggi 
ed  il  diritto  pubblico  dello  Stato;  intomo  ai  rapporti  esistenti  tra 

K.  Scaduto  —  QuarenUgic  Pontificie  5W 


306  SEPARATISMO  [§  8 

riusciva  ben  facile  il  dimostrare,  che  la  legge  aveva 
rinunziato  solo  pei  benefizi  maggiori,  ciò  si  trovava 
scritto  nel  modo  più  esplicito:  ma  il  Ministero  soste- 
neva, e  credo  a  ragione,  che  lo  spirito  della  Legge 
era  contrario  alla  lettera,  per  quanto  esplicita,  della 
medesima;  che  si  era  voluto  rinunziare  a  qualunque  par- 
tecipazione dello  Stato  come  tale  [non  anche  nella  qualità 
di  privato,  di  patrono]  nell'iniziativa  delle  elezioni  ec- 
clesiastiche, e  quindi,  se  ciò  si  era  espresso  esplicitamente 
riguardo  ai  benefizi  maggiori,  dovesse  sottintendersi  a 
fortiori  pei  benefizi  minori.  *  Questa  ragione,  pura- 
mente logica,  ermeneutica,  avrebbe  potuto  lasciare  dei 
dubbi,  ma  essi  dovevano  scomparire  innanzi  ad. altre  di 
fatto.  Si  disse,  cioè,  giustamente,  che  la  rinunzia  era 
stata  limitata  ai  benefizi  maggiori,  non  perchè  si  vo- 


lo Stato  e  la  Chiesa  cattolica  e  sair  articolo  18  della  Legge  delle 
guarentigie;  [Cordova]  sugli  abasi  ed  inconvenienti  per  opera  di 
una  parte  del  Clero,  che  soffrono  i  possessori  dei  beni  delle  mani- 
morte  ecclesiastiche,  specialmente  per  efletto  delle  istruzioni  dira- 
mate in  occasione  del  giubileo.  Deputati^  (Discussioni),  28  aprile  1875, 
pag.  2788  e  seg.;  1^  maggio,  pag.  2830  e  seg.;  3  maggio,  pag.  2862 
e  seg.;  4  maggio,  pag.  2895  e  seg.;  5  mag.,  pag.  2931  e  seg.; 
6  mag.,  pag.  2975  e  seg.;  7  mag.,  pag,  3003  e  seg.;  8  mag.,  pa- 
gina 3044  e  seg.  v-  Il  Laporta  ritira  il  suo  ordine  del  giorno 
(P  maggio,  pag.  2851,  col  2^)  per  non  impedire  lo  svolgimento 
deir  interpellanza  Mancini  vertente  sol  medesimo  argomento. 

*  Deputati,  4  maggio  1875,  pag.  2901,  coL  1*,  Vigliani  goarda- 
sigilli:  «  r  argomento  principale,  in  forza  del  quale  il  Governo  ha 
stimato  non  essere,  circa  ai  benefizi  minori,  mantenuta  la  prero- 
gativa regia,  fu  che  se  la  prerogativa  regia  è  stata  abbandonata 
pei*  i  benefìzi  maggiori,  non  si  possa  ragionevolmente  supporre  che 
sia  Qtata  conservata  per  i  benefizi  minori.  » 


§  8]  SEPARATISMO  307 

lessero  escludere  i  miaori;  ma  perchè  s' ignorava  che  in 
qualche  parte  d'Italia  esistesse  la  nomina  regia  anche 
pei  medesimi  (canonicati  e  parrocchie),  *  e  che  infatti 
in  tutta  la  lunghissima  discussione  delle  due  Camere  non 
ci  sia  una  sola  parola,  che  accenni  al  concetto,  che  ri- 
guardo ai  benefizi  minori  non  s'intendesse  rinunziare 
alia  regia  nomina.  *  Questa  era  la  vera  spiegazione.  La 
Destra  avrebbe  potuto  aggiungere,  che  già  nelle  tratta- 
tive di  Concordato  colla  Santa  Sede  il  Ricasoli  aveva 
rinunziato  alla  nomina  regia  esplicitamente  anche  pei 
benefizi  minori. 

Un  altro  dei  punti,  in  cui  il  Governo  aveva,  a  ragione 
0  a  torto,  interpretato  la  Legge  delle  guarentigie  in  senso 
favorevole  alla  Santa  Sede,  era  quello  se  Texequatur  e 
il  placet  riguardino  soltanto  il  beneficio  e  la  rappresen- 
tanza civile,  od  anche  l'esercizio  dell' ufl3cio,  quistione 
mossa  dalla  Camera  dei  Deputati  dapprima  dal  Miceli 
nel  1874,  '  e  poscia  dibattuta  più  vivamente  nella  grande 
discussione  sulla  politica  ecclesiastica  nel  1875.  Lo  scopo 


^  Vedi  il  passo  sopra  (pag.  276,  n.  1)  riferito  del  Bonghi,  Deputati^ 
14  marzo  1871,  pag.  775,  col.  3%  dove  si  dice  chiarissimamente  che 
Tabolizione  della  regia  nomina  trovava  un  riparo  anche  più  vasto,  in 
quanto  essa  rigoardaifte  i  soli  benefizi  maggiori,  mentre  Texequatur  e 
il  placet  anche  i  minori:  asserzione  che  non  fa  ribattuta  da  nessuno. 

3  Cosi  ragionava  TAuriti,  4  maggio  1875,  Deputati^  (Discussioni), 
pag.  2946,  col.  2*. 

3  Interpellanza  del  deputato  Miceli  sul  modo  di  esercitare  Texe- 
quatur  ed  il  placet  e  sulla  collazione  dei  benefizi  di  patronato  regio, 
svolta  il  28  maggio  1874,  Deputati;  vedi  specialmente  la  pag.  2658, 
col.  1*  e  3*. 


308  SEPARATISMO  [  §  8 

logico  che  gli  avversari  del  Ministero  assegnavano  al 
fatto,  che  V  exequatur  e  il  placet  debbono  riguardare 
anche  l'esercìzio  dell'ufficio,  era  quello,  da  noi  già  ac- 
cennato, che  fosse  necessario  di  togliere  ai  nemici  del- 
Tunità  nazionale  e  della  civiltà  la  forza  che  loro  deri- 
verebbe dall'esercizio  del  medesimo.*  Ma  la  quistione 
oramai  non  poteva  essere  tanto  sul  merito,  quanto  sulla 
interpretazione  della  Legge. 

I  fatti  più  notevoli  in  proposito  erano  i  seguenti.  Il 
Bonghi,  relatore,  aveva  detto  sempre  che  Texequatur  e 
il  placet  fossero  necessari  anche  per  l'esercizio  dell'uf- 
ficio  :  '  egli  ora,  nella  discussione  del  1875,  sedendo  nel 
banco  del  Ministero  della  Pubblica  Istruzione,  senza  ne- 
gare le  sue  evidenti  opinioni  anteriori,  si  sforzava  di 
dar  loro  un'  interpretazione  diversa.  Vero  è,  diceva  egli, 


*  Deputati,  28  maggio  1874,. pag.  2659,  col.  2%  Miceli:  « 
[La  Legge  delle  guarentigie]  volle  che  dall' exeqaatur  dipendesse 
anche  T  ufficio,  affinchè  i  nominati,  se  nemici,  non  potessero  valersi 
contro  le  istituzioni  dello  Stato,  contro  gli  interessi  del  paese,  della 
posizione  che  dà  loro  T  ufficio  ecclesiastico.  » 

*  Ciò  fu  messo  in  rilievo  nella  discussione  del  1875,  specialmente 
dal  La  Porta  (P  maggio,  pag.  2843,  coL  2*^)  e  dal  Guerrieri-Gon- 
zaga (5  maggio,  pag.  2941,  col.  2^).  Deputati,  17  marzo  1871,  Bonghi, 
rispondendo  al  Garutti,  dice,  il  sistema  della  Gommissione  essere  «  di 
mantenere  per  ora  la  vigilanza  e  il  sindacato  "che  lo  Stato  esercita 
su  queste  nomine  [dei  vescovi  e  parroci]  una  volta  fatto,  prima 
che  i  nominati  entrino  neir  ufficio  e  per  abilitarli  ad  entrarvi.  Le 
temporalità  sono  intimamente  connesse  coir  ufficio.  L*  exequatur  e 
il  placet  apponendosi  alle  ordinanze,  bolle  e  rescritti  del  Papa  e 
dei  vescovi,  abilita  cosi  air  esercizio  pubblico,  esterno,  legale  del- 
l'ufficio,  come  al  sicuro,  tranquillo,  giuridico  godimento  dei  beni 
che  con  queir  afficio  è  connesao.  > 


§  8]  SEPARATISMO  309 

che  io  ho  sempre  asserito,  che  l'exequatur  e  il  placet 
si  riferiscono  anche  all'esercizio  deirufflcio;  ma  bisogna 
distinguere  tra  ufficio  spirituale  e  ufficio  giurisdizionale,  e 
suddividere  quest'ultimo  in  giurisdizione  del  foro  interno 
e  giurisdizione  del  foro  esterno:  ora  io,  continuava  il  Bon- 
ghi, intendevo  parlare  dell'ufficio  di  giurisdizione  esterna; 
non  volevo  dire  che  senza  l'exequatur  il  vescovo  non 
potesse  esercitare  il  suo  ufficio  spirituale  e  l'ufficio  di 
giurisdizione  interna.  *  Questa  interpretazione  mi  sembra 
stiracchiata,  e  forse  è  dovuta  unicamente  al  fatto,  che 
l'autore  allora  sedeva  nei  banchi  del  Ministero,  e  non 
già  ad  una  convinzione  personale. 

L'Ufficio  Centrale  del  Senato  aveva  proposto  un  emen- 
damento all'  articolo  16,  col  quale  all'  espressione  «  prov- 
vista dei  benefizi  maggiori  e  minori  »  se  ne  sostituiva 
un'  altra  che  indicava  esclusivamente  il  concetto  dell'im- 
missione in  possesso.  Questo  emendamento  fu  respinto 
dal  Senato;  ma  non  si  disse  se  si  fosse  considerato  come 
una  variante  puramente  di  parole,  o  come  una  variante 
di  senso,  cioè  come  una  esplicazione  o  come  una  corre- 
zione: sicché  dal  fatto  che  venne  rigettato,  non  si  può 
dedurre  che  i  Senatori,  contro  il  proposto  emendamento 
del  loro  Ufficio  Centrale,  abbiamo  interpretato  l'articolo 


^  Deputati,  6  maiggìo  1875,  pag.  2991,  col.  1%  (Discussioni), 
BoNaHi,  Ministro  dell'I.  P.:  «  ebbene,  io  dico  che  l'opinione  mia 
è  sempre  la  medesima;  rexeqnatar  abbraccia  il  beneficio  e  rufilcio 
insieme.  >  Prosegue  spiegando  il  come,  e  poi  conclude  ibid.,  col.  2^: 
«  Adanqne  che  cosa  ci  rimane?  Ci  rimane  questo;  che  il  vescovo 
il  quale  non  ha  Texequatur  non  può  possedere  il  benefizio  e  non 
pnò  esercitare  nessuna  di  quelle  funzioni  giurisdizionali  che  si  chia- 
mano pure  di  foro  esterno.  > 


310  SEPARATISMO  [§8 

16  nel  senso,  che  Texequatur  e  il  placet  siano  indispen- 
sabili anche  per  T esercizio  dell' ufficio.  * 

Tuttavia  il  Guardasigilli  De  Palco,  a  proposito  di  que- 
st'emendamento, aveva  espresso  quest'ultima  opinione:*  in 
in  bocca  del  Guardasigilli  ed  in  una  tale  occasione,  essa 
dovrebbe  avere  molto  peso:  ma  si  noti  (il  che  non  è  stato 
osservato  nella  discussione  del  1875),  che  fu  espressa  in 
un  modo  incidentale,  senza  confutare  l'opinione  contraria, 
e  quindi  non  destò  l'attenzione  dei  Senatori. 

Uno  degli  argomenti,  che  nella  discussione  della  Legge 
delle  guarentigie  solevano  addursi  in  favore  dell' exe- 
quatur  e  del  placet  anche  in  materia  beneficiaria,  era, 
come  accennammo,  che  altrimenti  si  sarebbe  caduti  nel 
grave  sconcio  di  vedere  vescovi  e  parroci  esercitare  il 
loro  ufficio  senza  beneficio,  e  cosi  colla  povertà  attirarsi 
la  simpatia  del  popolo  e  suscitare  odii  contro  il  governo.  ' 


*  Questo  fatto  venne  chiarito  dall' Aubiti,  (5  maggio  1875,  Le* 
putati^  pag.  2949,  col.  l*"),  in  risposta  al  Guerrieri-Gonzaga  (ibid. 
pag.  2941,  col.  2^^). 

*  Ciò  fu  messo  in  rilievo  dal  Guerrieri-CoxNZAGà,  Deputati^  5 
maggio  1875  {Discussioni)^  pag.  2941,  col.  2^:  «  Ma  in  segaito  alla 
discussione  del  Senato,  Tafficio  i stesso  ritirò  il  suo  emendamento  e 
riprese  la  formola  della  Camera,  e  il  ministro  di  grazia  e  giuatizia 
pronunziò  queste  precise  parole:  «  Ora,  se  è  ragionevole  che  la 
Chiesa  cattolica,  divenuta  libera,  possa  da  sé  nominare  i  ministri 
del  suo  culto  e  che  cessi  ogni  ingerenza  dello  Stato  in  un  atto,  per 
il  quale  è  incompetente,  non  è  altrettanto  necessario  che  il  nomi- 
nato debba  cissumere  V ufficio  ed  esercitare  le  sue  funzioni,  senza 
che  lo  Stato  intervenga  a  tutela  dei  propri  diritti.  >» 

°  Esempio,  Senato^  27  aprile  1871,  pag.  532,  col.  1%  Abiaiu  prof  M.: 
«  Or  io  credo  falsassimo  cosi  fatto  sistema.  Nel  caso  del  negato  exe- 
quatur,  noi  avremmo  un  vescovo  costitnito  legalmente  secondo  noi 


§  8]  SEPARATISMO  3ll 

Questo  argomento  fu  portato  parecchie  volte;  ma  nes- 
suno, per  quanto  io  sappia,  rispose  che  il  detto  sconcio 
non  avrebbe  potuto  aver  luogo  di  verificarsi,  perchè, 
conservando  Texequatur  e  il  placet  in  materia  benefi- 
ciaria, s'intendesse  che  fossero  necessari  non  solo  pel 
beneficio,  e  per  la  rappresentanza  civile,  ma  anche  per 
r esercizio  deirufllcio.  Il  Mancini  nella  discussione  del 
1875  da  questo  silenzio  volle  dedurre  il  contrario,  ma  io 
non  so  come  mai  egli  abbia  inteso  argomentare  per  ve- 
nire a  tale  risultato.  * 

Dunque  nelle  due  Camere  troviamo  fatti  prò  e  contro 
runa  e  l'altra  delle  due  interpretazioni:  nessuna  di  esse 
fu  manifestata  in  modo  da  mostrare  assentimento  da  parte 
dei  Deputati  o  dei  Senatori:  giacché  furono  espresse 
quasi  sempre  in  guisa  incidentale,  e  sópra  tutto  senza 


stessi,  ma  privo  di  patrimonio  :  ud  vescovo  mendicante,  come  quei 
dei  primi  tempi  della  Chiesa,  e  quindi  tanto  più  venerabile  agli 
occhi  delle  moltitudini  e  nelle  leggende  contemporanee  di  oltre- 
monti, un  vescovo  fatto  apposta  per  destare  quel  sentimento  di  pietà 
del  quale  va  in  cerca;  un  vescovo  che  dia  bene  o  male  la  rappre- 
sentazione del  martirio.  > 

*  Deputati^  3  maggio  1875,  pag.  2875,  col.  1*^,  Mancini:  «  Del 
resto,  0  signori,  allorché  questo  articolo  fu  approvato,  io  non  mancai 
di  fame  oggetto  di  speciale  avvertenza  nella  Camera,  dappoiché 
osservai  che  sarebbe  stato  indegno  di  un  popolo  civile  il  non  cu- 
rarsi deir  esercizio  dell'  ufficio,  permettendolo  al  nominato  dal  Pon- 
tefice, e  solo  negargli  la  prebenda,  cioè  autorizzare  il  vescovo  eletto 
ad  andare  nella  diocesi  per  morire  di  fame,  o  per  istendere  la  mano 
al  soccorso  ed  alla  carità  dei  fedeli,  con  disdoro  del  Governo.  — 
Queste  mie  dichiarazioni  non  incontrarono  allora  obbiezione  né  con* 
traddizione,  sia  da  parte  del  Ministero,  sia  della  Commissione;  ed 
in  questo  senio  l'articolo  fu  votato.  » 


312  SEPARATISMO  [§8 

confutare  l'opinione  contraria  ed  eccitare  cosi  col  con- 
trasto l'attenzione  delle  Camere.  Pertanto  nel  campo 
legislativo  la  quistione  può  dirsi  indecisa. 

Il  Mancini  voleva,  nel  1875,  sostenere  che  sia  proibito 
l'esercizio  dell'ufficio  a  chi  non  è  munito  dell'exequatur 
0  del  placet,  appoggiandosi  sopra  un  altro  argomento, 
sulla  lettera  della  Legge  stessa  delle  guarentigie.  Questa 
infatti,  egli  diceva,  adopera  l'espressione  «  rimangono 
soggetti  all'exequatur  e  al  placet;  »  dunque,  continuava, 
se  gli  atti  relativi  alle  provviste  beneficiarie  «  riman- 
gono soggetti  »  all'exequatur  e  al  placet,  s' intende  che  vi 
rimangono  nelle  stesse  condizioni  in  cui  ei'ano  prima,  che 
nulla  è  mutato  intomo  ai  medesimi,  e  che  perciò  Txe- 
quatur  e  il  placet  restino  indispensabili  anche  per  l'eser- 
cizio dell'ufficio,  come  lo  erano  chiaramente  secondo  il 
Regolamento  anteriore  alla  Legge  delle  guarentigie.  *  Ma 
questo  argomento  da  per  sé  solo  non  ha  molta  impor- 
tanza, perchè,  come  vedemmo,  le  Camere  non  posero 
mente  alla  quistione  se  l'exequatur  e  il  placet  riguar- 
dino anche  l'esercizio  dell'ufficio;  quindi  dal  fatto  che 
esse  sancirono  l'espressione  «rimangono  soggetti,»  non 
può  dedursi  che  la  loro  intenzione  sia  stata  quella  che 
risulta  dalla  lettera  della  medesima.  L'interpretazione 
del  Mancini  è  giusta  da  per  sa  stessa;  ma  inapplicabile 
al  caso  presente:  se  si  trattasse  di  un'espressione  del 
Codice  Civile,  preparato  e  discusso  da  specialisti,  allora 
l'interpretazione  alla  lettera  sarebbe  più  ammissibile: 
ma  non  può  dirsi  lo  stesso  di  una  legge  politica;  i  nostri 
Deputati  e  Senatori  non  avevano  posto  mente  al  signi- 


*  Ibid.,  Mancini. 


§  8]  SEPARATISMO  313 

Acato  che  dall'espressione  «  rimangono  »  (sulla  quale  non 
si  discusse)  avrebbe  appresso  potuto  trarre  un  sottile 
giureconsulto  come  il  Mancini.  Lo  spirito  della  Legge,  o 
meglio  di  quelli  che  la  votarono,  mi  sembra  contrario 
a  questa  interpretazione,  che  non  mi  pare  conciliabile 
coi  principi  della  separazione  e  dell'incompetenza  come 
erano  intesi  dalla  maggioranza  delle  due  Camere. 

Alla  Legge  delle  guarentigie  tenne  dietro  un  Regola- 
mento, che  modificava  quelli  anteriori  intorno  alFexe- 
quatur  e  al  placet,  ma  conservando  la  norma  che  la 
bolla  d'istituzione  dovesse  essere  presentata  in  originale, 
e  che,  quando  l'exequatur  o  il  placet  venisse  negato, 
quella  dovesse  essere  ritenuta.  *  Questo  regolamento  ema- 


*  Regolamento  in  esecuzione  del  Regia  Decreto  25  giugno  i87i 
per  nuove  disposizioni  circa  rexeqnatur  ed  il  placet  (Raccolta  delle 
disposizioni  legislative  ed  amministrative  in  materia  ecclesiastica 
del  regno  d* Italia  pubblicata  p^r  cura  del  Ministero  di  grazia  e 
giustizia  e  dei  culti,  Roma,  Tip.  elzeviriana  del  Ministero  delle  Fi- 
nanze, 1883,  voi.  I,  pag.  555-58),  art.  2  (pag.  555):  «  Chiunque 
intenda  far  uso  di  una  provvisione  della  Santa  Sede  concernente 
alcuno  degli  oggetti  indicati  nell'articolo  precedente,  dovrà  pre- 
sentarla in  originale  al  Ministero  di  Grazia  e  Giustizia  e  dei  Culti, 
e  chiedere  con  apposito  ricorso  in  carta  da  bollo  la  concessione  del 
Regio  exequatur.  —  La  provvisione  e  il  ricorso  potranno  pure  es- 
sere presentati  al  Procuratore  generale  presso  la  Corte  d'Appello 
del  luogo...  »  —  Art.  4  (pag.  555):  <  Chiunque  intenda  far  uso 
di  una  provvisione  degli  Ordinari  Diocesani,  la  quale  concerna  al« 
cuno  degli  oggetti  indicati  nell'articolo  I,  dovrà  presentarla  in  ori- 
ginale,.,.  »  —  Art.  3  (pag.  555);  «  ....  Se  l'exequatur  viene  negato, 
51  tratterrà  presso  il  Ministero  l'originale  della  provvisione,  e  si 
restituirà  il  ricorso  colla  seguente  annotazione:  ««Non  si  fa  luogo 
al  chiesto  exequatur.  »  —  Art.  9   fpag.  557):  «  ....Se  il  Regio 


314  SEPARATISMO  [§8 

nava  dal  Guardasigilli  De  Falco,  cioè  da  quello  stesso 
che  in  Senato  aveva  detto,  che  T  exequa  tur  e  il  placet 
riguardino  anche  Tesercizio  deirUfQclo:  quindi  mi  pare 
che  il  senso  della  ritenzione  della  bolla  o  rescritto  o  de- 
creto sia  stato  quello  che  era  nei  Regolamenti  anteriori,  * 
cioè  d'impedire  all'istituito  di  farsi  riconoscere  come 
tale  presso  i  fedeli  e  di  proibirgli  l'esercizio  dell'uffi- 
cio. *  In  ciò  siamo  d'accordo  colla  Sinistra.  * 


placet  viene  negato,  si  tratterrà  presso  T  Ufficio  del  Procuratore  ge- 
nerale il  Rescritto  o  Decreto  Vescovile,  e  si  restitairà  il  ricorso 
con  la  segaente  annotazione:  ««  Non  si  fa  luogo  alla  concessione 
del  chiesto  placet.  »» 

*  Regolamento  in  esecuzione  del  regio  Decreto  5  marzo  1863 
per  raniforme  esercizio  del  diritto  di  exeqaatar  in  tutte  le  Provin- 
cie del  Regno  (Raccolta  cit,  pag.  311-14).  Art  2  (pag.  312;:  «  Oli 
interessati  dovranno  presentare  in  originale  e  non  in  copia^  né  per 
trasunto  ancorché  autentico,  le  dette  provvisioni  o  earte....  »  — 
Art  7  (pag.  313):  <  ....  Il  rifiuto  del  Regio  exequatnr  si  farà  trat- 
tenendo presso  l'ufficio  del  Delegato  la  provvisione  o  carta  presen- 
tata, e  restituendo  il  ricorso  con  la  seguente  annotazione  —  <«  Non 
si  fa  luogo  al  chiesto  exequatur.  »»  —  Regolamento  in  esecuzùme 
del  Regio  Decreto  del  26  luglio  1863  per  Funiforme  esercizio  del 
Regio  Placito  {Raccolta,  cit,  pag.  334-36).  Art  2  (pag.  334):  «  Gli 
interessati  dovranno  presentare  in  originale  i  detti  Rescritti  o  De- 
creti.... »  —  Art  6  (pag.  335):  <  li  rifiuto  del  Regio  Placito  si  farà 
trattenendo,,,,  > 

^  Vero  è,  che,  come  rispondeva  la  Destra,  T  istituito,  essendo  di 
accordo  colla  Curia,  può  farsi  dare  un'altra  bolla,  che  quindi  la 
ritenzione  non  basterebbe  per  impedirgli  di  fai*si  riconoscere  dai 
fedeli:  da  questo  punto  di  vista  la  ritenzione  della  bolla  potrebbe 
di  fatto  non  essere  altro  che  un  puro  ntto  materiale  per  indicare 
la  negazione  delFexequatur  o  placet:  ma  non  conveniamo  col  Vi- 
gliani  che  fosse  cosi  anche  nella  teoria^  nell'intenzione  del  goar- 


\ 


§  8]  SEPARATISMO  315 

Dopo  pubblicata  la  Legge  delle  guarentigie,  si  rifor- 
marono gli  articoli  del  Codice  Penale  relativi  ai  culti 
(art.  268-70).  Ora  il  guardasigilli  Vigliani  sosteneva,  che, 
dopo  modificato  V  articolo  270  *  mancasse  una  sanzione 
penale  contro  coloro  che  esercitassero  l'ufficio  senza  Texe- 
quatur,  e  che  perciò  non  se  ne  potesse  loro  impedire 
l'esercizio.  '  Ma,  prescindendo  dal  quesito  se  colla  nuova 


dasigilli  de  Falco:  questi  riguardo  alla  ritenzione  ha  riprodotto 
quasi  alla  lettera  gli  articoli  dei  Regolamenti  anteriori  ;  quindi  non 
è  lecito  interpretare  i  nuovi  articoli  diveniamente  dagli  anteriori: 
la  cosa  ci  pare  evidente;  la  migliore  prova  Bta  nel  loro  testo,  e 
perciò  li  abbiamo  riferiti. 

*  Deputati,  28  maggio  1874,  pag.  2659,  col.  2*,  Miceli:  Lo  scopo 
della  ritenzione  della  bolla  secondo  il  Regolamento  De  Falco  è  di 
impedire  Tesercizio  deirufficio.  —  Ibid.,  P  maggio  1875,  pag.  2833,  . 
col.  2%  Là  Porta  :  Lo  scopo  della  ritenzione  delia  bolla  ò  d'impedire 
Tesercizio  deiruflScio.  —  Ibid.,  3  maggio,  pag.  2877,  col.  1%  Mancini: 
Idem.  —  AI  contrario  Vigliani  guardasigilli,  ibid.,  28  maggio  1874, 
pag.  2662,  coL  1-2*:  La  ritenzione  della  bolla  è  un  semplice  segno 
materiale  della  negazione  dell' exequatur,  non  s'intende  con  ciò 
impedire  Tesercizio  delle  funzioni  religiose.  —  Cfr.  I^  maggio  1875, 
pag.  2838,  col.  I*  (Discussioni) ,  Vigliani  guardasigilli. 

^  Codice  Penale  approvato  con  R.  Decreto  20  novembre  1859, 
art.  270:  «  Qualunque  contravvenzione  alle  regole  vigenti  per  la 
necessità  dell'assenso  del  Governo  per  la  pubblicazione  ed  esecu- 
zione di  provvedioienti  relativi  alla  religione  dello  Stato  od  agli  altri 
culti,  sarà  punita,  secondo  i  casi,  col  carcere  estensibile  a  lire  cinque- 
cento. »  —  Art  270  secondo  fu  modificato  colla  legge  5  giugno  1871  : 
<  Ogni  fatto  che  costituisca  reato  secondo  le  leggi  penali  o  secondo 
la  legge  della  stampa,  commesso  dal  ministro  del  culto  nell'  esercizio 
del  suo  ministero,  sarà  punito  con  le  pene  quivi  stabilite,  non  ap- 
plicate nel  minimo  a  norma  delle  leggi  medesime.  » 

3  Deputati^  r  maggio  1875,  pag.  2840,  col,  1*  (Discussioni),  Vi- 
gliani guardasigilli:  «  Il  concetto  del  legislatore  di  limitare  l'effetto 


31G  SEPARATISMO  [§  8 

i^edazione  fosse  davvero  cessata  la  sanzione  penale,  si 
rispose  benissimo,  che  la  mancanza  della  medesima  non 
significa  che  il  Governo  non  abbia  il  diritto  e  il  mezzo 
d'impedire  Tindebito  esercizio  deirufflcio;  in  Francia,  * 
si  continuava,  non  esiste  per  ciò  sanzione  penale,  e  pure 
l'indebito  esercizio  non  accade;  e  si  direbbe  poi  impo- 
tente il  Governo  nel  caso  che  andasse  a  sedere  sulla 
cattedra  vescovile  non  un  prete  nominato  dal  Papa,  ma 
una  persona  qualunque?  * 


deirezequatar  alle  temporalità,  si  fa  anche  più  chiaro  da  ciò  che 
noi,  dopo  aver  fatto  la  legge  sulle  guarentigie,  abbiamo  approvata 
e  promulgata  T  altra  legge....  che  ha  modificato  tre  articoli  del 
Codice  Penale,  e  fra  questi  abrogò  quello  che  conteneva  precisa- 
mente la  sanzione  contro  quei  novelli  beneficiati  i  quali  vanno  nella 
sede  del  loro  beneficio,  e  ne  esercitano  gli  atti  religiosi,  senza  avere 
ottenuto  né  Texequatur  né  il  placet.  —  La  legge  antica  era  molto 
severa  a  questo  riguardo.  Era  ai  contravventori  comminata  la  pena 
del  carcere,  che  poteva  andare  fino  a  sei  mesi,  ed  inoltre  una  multa 
non  leggiera:  noi  abbiamo  cancellato  questa  sanzione.  > 

*  Articles  organiques  du  Concordat  (1802),  art.  18  (De  C/Hah- 
PEAUX  cit,  voi.  n,  pag.  27):  <  Le  prétre  nommó  par  le  premier 
consul  fera  ses  diligences  pour  rapporter  Tinstitution  du  Pape.  — 
Il  ne  pourra  exercer  aucune  fonction  avant  que  la  bulle  portant  son 
institution  ait  re^u  l'attaché  du  gouvernement....» 

*  Deputati,  1°  maggio  1871,  pag.  2844,  col.  1°,  La  Porta:  €  prima 
di  tutto....  altro  è  la  sanzione  penale  contro  un  reato,  altro  é  Tarìone 
civile  per  impedire  una  violazione  alle  leggi  dello  Stato,  per  ini- 
pedire  che  si  eserciti  un  ufficio  in  offesa  a  una  legge  che  lo  proi- 
bisce. »  —  Ibid.  3  maggio,  pag.  2877,  col.  2*,  Mancini:  «  Ma  che 
importa  ciò  [che  nel  Codice  Penale  si  sia  abolita  la  sanzione  penale 
relativa]  ?  Credete  voi  che  dovunque  non  esista  una  sanzione  penale 
le  leggi  non  debbano  essere  osservate  ?  —  Io  domando  aironorevole 
ministro  guardasigilli  se  in  Francia  i  famosi  articoli  organici   del 


§  8]  SEPARATISMO  317 

t^osto,  dunque,  che  nel  1871  si  sia  abolita  una  sanzione 
penale;  non  s*è  con  ciò  inteso  stabilire,  che  le  persona 
prive  di  exequatur  o  di  placet  possano  esercitare  libe- 
ramente r ufficio:  ciò  non  risulta  né  dalla  lettera  della 
nuova  redazione,  né  dalla  discussione. 

In  questa  un  tal  quesito  non  fu  dibattuto,  *  sebbene 
nelle  Relazioni  che  la  precedettero  si  fosse  opinato  di- 
versamente sul  proposito.  La  Relazione  ministeriale  (era 
guardasigilli  ancora  il  De  Falco)  asseriva  che  l'exequatur 
e  il  placet  riguardassero  anche  l'esercizio  dell' ufficio. 
La  Commissione  del  Senato,  invece,  metteva  in  dubbio 
quest'  asserzione,  e  la  Giunta  della  Camera  dei  Deputati 
asseriva  addirittura,  quantunque  incidentalmente,  che 
r  exequatur  e  il  placet  si  riferiscano  soltanto  al  bene- 
ficio. » 


concordato,  il  primo  dei  quali  racchiude  ristitato  dell' exeqoatur, 
abbiano  forse  nel  Codice  penale  od  in  altre  leggi  qualunque  veruna 
sanzione  penale  contro  la  loro  infrazione.  E  dacché  in  Francia  non 
esiste  questa  sanzione  penale,  forse  T  istituzione  delF  exequatur  non 
è  vigorosamente  preservata  e  custodita?  —  Se  domani  un  individuo 
senza  alcuna  nomina  del  Papa,  recandosi  in  una  diocesi,  si  vada  a 
sedere  sulla  cattedra  vescovile,  ed  a  funzionare  da  vescovo,  che  cosa 
farete  voi?  » 

«  Deputati,  19  aprile  1871,  pag.  1102-1108.—  Senato,  13  tùAg,  1871, 
pag.  580-81  ;  vengono  approvati  i  nuovi  articoli  del  Codice  Penale 
senza  discussione. 

*  Deputati,  5  maggio  1875,  pag.  2950,  col.  1%  Auriti:  «  L*ono- 
i-evole  Mancini  vi  leggeva  un  brano  della  Relazione  ministeriale, 
con  cui  proponendosi  F abrogazione  di  quell'articolo  270  del  Codice 
penale,  pur  si  ricordava  che  il  regio  assenso  era  necessario  cosi  per 
il  possesso  delle  temporalità  del  beneficio,  come  per  Tesercizio  della 
giurisdizione.  —  Io  leggerò  invece  ciò  che  diceva  di  seguito  la 


318  SEPARATISMO  [§8 

Dunque  né  dalla  discussione  della  Legge  delle  gua- 
rentigie, né  dal  Regolamento  rispettivo,  né  dalle  modi- 
ficazioni degli  articoli  del  Codice  Penale  intorno  ai  culti, 
risulta  che  l'opinione  del  Governo,  e  specie  quella  dei 
Deputati  e  dei  Senatori,  sia  stata  uniforme  e  costante 
riguardo  alla  quistione,  se  T  exequa  tur  e  il  placet  si 
riferiscono  soltanto  al  beneficio  ed  alla  rappresentanza 
civile,  od  anche  all'esercizio  dell'ufficio:  perciò,  stando 
alla  lettera  della  nostra  legislazione,  il  quesito  si  sarebbe 
potuto  decidere  nell'un  senso  e  nell'altro.  Ma  lo  spirilo 
della  gran  maggioranza  di  coloro,  che  votarono  la  Leggo 
delle  guarentigie,  sembra,  come  sopra  dicemmo,  sia  stato, 
che  la  mancanza  dell'assenso  regio  non  dovesse  impe- 
dire l'esercizio  delle  funzioni  spirituali.  Dalle  parole  del 
De  Falco  dette  in  Senato,  dal  suo  Regolamento  e  dalla 


CommÌBBÌone  del  Senato:  «<  Resta  solo  a  vedere  in  pratica  se, 
tolta  via.  ogni  sanzione  penale  contro  gli  eletti  che  trascurino  di 
chiedere  V  assenso  regio  per  le  provviste  beneficiarie,  sia  fatta  abi- 
lità al  Governo  d'impedire  loro  non  solo  il  godimento  delle  tem- 
poralità, ma  anche  T  esercizio  della  giarìsdizione  spirituale.  —  La 
Relazione  ministeriale  crede  di  poter  impedire  e  Tuno  e  T altro,  ma 
in  verità  non  possiamo  astenerci  dall' esprimere  un  grave  dubbio  in 
contrailo.  »»  -—  Ma  io  voglio  citare  un'altra  autorità,  assai  gra^e, 
ed  è  la  Relazione'  che  si  fece  alla  Camera  da  una  Giunta  composta 
degli  onorevoli  Accolla,  Restelli  ed  altri....:  ««E  può  essere  sop- 
pressa altresì  qualunque  sanzione  intesa  a  punire  la  pubblicazione, 
od  esecuzione  degli  atti  dell'autorità  ecclesiastica,  i  quali  richiedano 
il  precedente  assenso  del  Governo,  poiché,  non  essendo  rimasto  Vob^ 
bligo  di  questo  assenso  preliminare  se  non  per  gli  atti  che  prov- 
vedono ai  benefici^  o  che  alterano  la  destinazione  dei  beni  ecde- 
siastici^  è  evidente  che  i  primi  non  si  possano  eseguire  senza  che 
il  Governo  intervenga.  >» 


§8]  SEPARATISMO  319 

sua  Relazione  mÌDisteriale  premessa  al  progetto  di  legge 
per  la  riforma  degli  articoli  del  Codice  Penale  relativi 
ai  culti,  sembra  che  sotto  la  sua  amministrazione  del 
Ministero  di  Grazia  e  Giustizia  e  dei  Culti  si  sia  seguita 
l'interpretazione  contraria:  il  guardasigilli  Vigliani,  in- 
vece, di  lui  successore,  segui  e  nella  discussione  del  1875 
fece,  insieme  a  tutto  il  Gabinetto,  trionfare  l'altra. 

Più  patente  è  stata  la  condiscendenza  del  Governo  verso 
la  Curia  Romana  neirinosservanza  delle  formalità  per  la 
concessione  dell' exequatur  e  del  placet.  Ciò  va  detto 
specialmente  per  l'epoca  sino  al  1874. 

Il  Vaticano  non  ha  voluto  riconoscere  il  regno  d'Italia: 
secondo  esso  sono  legittime  soltanto  le  annessioni  della 
Lombardia  e  del  Veneto,  e  non  in  virtù  di  plebiscito, 
sibbene  perchè  ceduti  con  trattati  pubblici  da  Potenze 
da  esso  riconosciute.  Pertanto  permette  al  clero  del  Pie- 
monte, della  Lombardia  e  del  Veneto  dì  entrare  in  re- 
lazioni col  Governo  italiano,  ma  lo  proibisce  al  clero 
delle  altre  Provincie  del  Regno  d' Italia.  Quando  si  aboliva 
la  dispensa  dei  chierici  dal  servizio  militare,  una  peti- 
zione in  contrario* veniva  indirizzata  al  Governo  ma 
solo  dall'episcopato  del  Piemonte,  della  Lombardia  e 
del  Veneto.  *  Conformemente  a  questo  principio,  la  Santa 
Sede  ha  interdetto  ai  vescovi  delle  altre  regioni  italiane 
di  domandare  l' exequatur,  perchè  questo  avrebbe  impli- 
cato una  ricognizione  di  tutto  lo  Stato  italiano.  A  rigore, 
il  Vaticano  avrebbe  dovuto  proibire  anche  ai  parroci,  ai 
canonici  ed  agli  altri  investiti  di  benefizi  minori,  di  do- 


'  Vedi  Deputati,  3  maggio  1875,  pag.  2866-67,  Mancini. 


320  SEPARATISMO  L  §  8 

mandare  il  placet;  ma  il  bisogno  dei  benefici,  forse  più 
che  r  interesse  pel  bene  delle  anime  dei  fedeli,  gli  ha 
impedito  di  attenersi  rigorosamente  al  sistema,  anche 
riguardo  ai  benefizi  maggiori.  Però  le  domande  di  exe- 
quatur  nell'Italia  centrale  e  meridionale  furono  poche; 
la  maggior  parte  dei  vescovi,  dietro  le  istruzioni  della 
Curia  pontificia,  preferivano  più  tosto  di  restar  senza 
mensa:  il  Vaticano  aveva  ed  ha  denari  a  sufllcienza  per 
mantenerli  decorosamente,  sebbene  non  possa  conferire 
assegni  di  cento  e  più  mila  lire,  quanto  erano  le  rendite 
di  parecchie  mense,  o  di  sessanta,  come  furono  ridotte 
nel  1867.  Questi  vescovi,  e  prima  e  dopo  la  Legge  delle 
guarentigie,  hanno  potuto  esercitare  liberamente  la  po- 
testà d'ordine  e  quella  di  giurisdizione  del  foro  intemo, 
anzi  in  parte  anche  quella  di  giurisdizione  del  foro  esterno 
per  quanto  riguarda  la  collazione  dei  benefizi  parroc- 
chiali: la  loro  potestà  di  giurisdizione  è  stata  ristretta 
quasi  esclusivamente  in  ciò,  che  non  possano  firmare  gli 
atti  relativi  all'  amministrazione  dei  beni,  al  cangiamento 
della  loro  destinazione,  o  che  per  qualunque  motivo  deli- 
bano venire  sotto  gli  occhi  degli  ufllciali  dello  Stato:  per 
questa  sola  parte  il  rappresentante,  civile,  dell'episcopio 
è  rimasto  il  vicario  capitolare;  *  il  quale  del  resto,  eletto 


^  Corte  suprema  di  Roma^  decisione  23  loglio  1877,  estensore 
Pacifici,  Leoni  contro  d'Annibale  (riferita  presso  Tiepolo  cit.  pa- 
gina 65-67;  pag.  67):  «  Ha  considerato  che  la  rappresentanza  legale 
del  vescovado,  costituita  che  sia  per  vacanza  nel  vicario  capitolare, 
non  paò  da  lui  passare  al  novello  vescovo,  se  questi  non  ottenga 
il  regio  exequatur;  senza  del  quale  la  sede  episcopale  è  da  rite- 
nersi vacante,  specialmente  per  tutto  ciò  che  concerne  la  rappre- 
sentanza giuridica  dell'ente  e  le  relazioni  con  le  autorità  civili.  > 


§  8]  SEPARATISMO  321 

a  maggioranza  dal  capitolo,  di  solito  è  stato  un  ultra- 
cattolico, e  quindi  s' è  messo  di  accordo  col  vescovo  re- 
frattario. 

Ma,  sia  per  godere  delle  mense  spesso  pingui,  sia  per 
mettersi  in  una  posizione  completamente  regolare,  i  ve- 
scovi hanno  cercato  di  ottenere  Texequatur  senza  pie- 
garsi a  domandarlo,  e  spesso  l'hanno  in  tal  guisa  otte- 
nuto. Nel  1874  »  e  poscia  nel  1875  se  ne  fece  un  capo 
d'accusa  contro  il  Ministero;  ma  il  male  era  molto  più 
antico  del  Gabinetto  di  allora.  Quando  il  Vaticano,  im- 
paurito dei  progetti  ministeriali,  che  volevano  riordi- 
nare la  proprietà  ecclesiastica  dandone  l'amministra- 
zione al  laicato,  era  calato  ad  accordi  col  Gabinetto  per 
la  nomina  alle  sedi  vacanti  (negoziazioni  incominciate 
nel  1865,  riprese  verso  la  fine  del  1866  e  continuate 
nel  1867),  non  volle  assolutamente  rassegnarsi  né  a  far 
domandare  l'exequatur  né  a  far  presentare  la  bolla  di 
istituzione:  il  negoziatore  italiano  (il  Vegezzi  nel  1865; 
il  Tonello  nel  1866-67)  cercava  palliativi  per  eludere  le 
nostre  leggi  e  regolamenti;  ma  per  quanto  egli  s'inge- 
gnasse, il  Ministero  non  li  trovava  sufflcenti  a  salvare 
l'onore  del  Governo;  ed  allora  si  convenne  che  non  si 
sarebbe  fatto  uso  di  nessuna  comunicazione  ufBciale 
scritta,  che  le  nomine  si  sarebbero  concordate  tra  il 
commendatore  Tonello  come  tale,  e  non  come"  rappresen- 
tante del  Re  d'Italia,  e  la  Santa  Sede,  in  modo  tutto 


*  Interpellanza  Miceli  28  maggio  1874  apecialmente  pag.  2658 
e  2659*60  Miceli;  al  contrario  Violiani  guardasigilli  ibid.  pa- 
gina 2662,  col.  l^ 

F.  SCA.DUTO  —  Guarentire  Ponti/lete  21 


322  SEPARATISMO  [§8 

confidenziale.  *  Il  Governo  italiano  non  è  poscia  mai  più 
sòeso  a  tanta  bassezza,  almeno  per  quanto  -risulta  dai 
documenti  editi. 


*  Documenti  relativi  alle  negoziazioni  colla  carte  di  Roma^  pre^ 
sentati  nella  tornata  del  i5  luglio  i867,  stampati  sotto  il  giorno  20, 
pag.  1491-99,  Deputati,  Nota  del  guardasigilli  Borgatti  al  nego- 
ziatore Tonello,  14  gennaio  18^7,  pag.  1496-97:  <  ha  confermato 
il  Governo  del  Re  nel  proposito  sovra  espresso  di  prescindere  da 
qualsivoglia  comunicazione  per  iscritto,  essendosi  persuaso  deirtm^ 
possibilità  di  trovar  formule  che  salvino  tutte  le  convenienze  e 
possano  conciliarsi  collo  scopo  della  di  Lei  missione.  Di  ciò  dà  prova 
lo  scritto  trasmesso  [una  specie  di  concordato-promemoria  redatto 
tra  rAntonelli  e  il  Tonello],  il  quale,  per  quanto  sia  abilmente  re- 
datto, non  potrebbe,  e  per  quello  che  dice  e  per  quello  che  om- 
mette  di  dire,  essere  accettato  dal  Governo  del  Re  senza  detri- 
mento... >  —  Tonello  al  Borgatti,  17  gennaio  1867,  pag.  1499, 
col.  1^  «L*  intiera  forma  adunque  da  seguirsi  nella  provvista  delle 
sedi  episcopali  vacanti,  giova  qui  il  ripeterlo,  sarebbe  la  seguente: 
—  1.  Io  prenderei,  secondo  le  istruzioni  e  gli  ordini  ricevuti  e  da 
riceversi  dal  Governo,  gli  opportuni  concerti  verbali  coUa  Santa 
Sede  sui  posti  a  provvedersi,  e  sulle  persone  a  nominarsi  o  traslo- 
carsi; —  2.  Intervenuto  raccordo,  io  scriverei  al  Governo,  che  in 
seguito  ai  concerti  presi  tra  me  e  la  Santa  Sede,  il  Sommo  Pon- 
tefice preconizzerebbe  N.  N.  alla  diocesi  di  N.  N.;  —  3.  Fatta  la 
preconizzazione  la  Santa  Sede  darebbe  avviso  a  me  della  medesima, 
e  del  rilascio  che  si  farà  al  preconizzato  delle  bolle  d* istituzione 
secondo  la  formola  consueta;  —  4.  Le  bolle  sarebbero  rilasciate  in 
conformità  del  modulo  adottato  per  la  nomina  di  monsignor  Chnrvaz 
alla  sede  di  Genova,  ommessa  la  parte  relativa  alla  presentaiioiie 
fatta  dal  Re  alia  persona  nominanda  [era  una  bolla  incolore];  — 
5.  Ricevuto  ravviso,  io  scriverei  al  Governo  per  T emanazione  dei 
provvedimenti  opportuni,  affinchè  il  nominando  possa  conseguire  il 
possesso  della  mensa;  —  6.  Eguale  richiesta  io  farei  pei  preconiz- 
zati non  si  tosto,  presi  i  concerti  colla  Santa  Sede,  ne  fosse  venato 


§  8]  SEPARATISMO  323 

La  situazione  era  più  imbrogliata  riguardo  ai  vescovi 
nominati  dal  Papa,  senza,  previo  accordo  col  Governo 
per  sedi  di  regio  patronato.  Qui  non  si  trattava  di  con- 
cedere 0  negare  Texequatur,  le  nomine  sarebbero  state 
nulle  da  per  se  stosse,  perchè  era  mancata  la  presenta- 
zione regia  o  meglio  non  se  n'era  tenuto  conto.  Ma  stante 
la  massima  cedevolezza  del  Governo,  non  si  fece  distin- 
zione tra  regia  nomina  e  regio  patronato,  sistema  che 
si  continuò  a  seguire  anche  dopo  la  Legge  delle  gua- 
rentigie. *  La  Sinistra,  nelle  interpellanze  del  1874  e 
del  18*75,  ne  accusò  il  Ministero;*  ma  1* attenzione  si  ri- 


il  momento  opportuno.  »  —  BoBaATTi  al  Tonello,  29  genn.  1867 
pag.  1499,  col.  1*^:  «  il  Governo  del  Re  ha  raccolto  con  piena  sod- 
disfazione Toltimo  risaltato  delle  pratiche  da  lei  condotte.  »  —  Se- 
condo questo  il  Tonello  veniva  considerato  sempre  come  au  privato, 
non  come  un  rappresentante  del  Regno  d'Italia;  vedi  Tonello  al 
Borgatti,  30  die.  1866,  pag.  1495,  col.  3"".  —  Gfr.  le  discassioni 
della  Camera  dei  Deputati,  10  e  16  luglio  1877. 

*  Deputati,  28  maggio  1874,  pag.  2658,  col.  1%  Miceli:  «  Non 
domando  air  onorevole  ministro,  se  egli  abbia  o  no  rispettato  o  fatto 
rispettare  il  jus  patronato  regio;  e  domanderò  invece  perchè  abbia 
creduto  meglio  di  abbandonarlo,  di  non  curarsene,  come  se  fosse 
stato  cosa  indegna  di  essere  guardata  con  premura  e  con  gelosia.  » 
—  Ibid.,  pag.  2662,  col.  1^,  Violi  ani  guardasigilli:  Risponde  affer- 
mando, che  il  Governo  non  ha  cessato  di  esercitare  il  diritto  di 
regio  patronato  <  sia  col  diritto  di  nomina,  sia  colla  concessione 
successiva  del  placet,  » 

*  Vedi  nota  precedente.  —  Deputati^  l^  maggio  1875,  La  Porta, 
pag.  2844-45:  Rispondendo  air  asserzione  contraria  del  guardasi- 
gilli Vigliani,  accenna  ad  una  serie  di  nomine  a  benefizi  maggiori 
e  minori  fatte  senza  la  presentazione  governativa,  e  alle  quali  poi 
si  è  concesso  Texequatur.  —  Ibid.,  3  maggio,  pag.  2873,  col.  1-2*, 
Mancini:  Il  parere  del  Consiglio  di  Stato,  che  si  potesse  accfordare 


324  SEPARATISMO  { §  8 

volse  alla  quistione  più  generale  dell*  osservanza  delie 
debite  formalità  per  la  concessione  dell' exequatur  e  del 
placet. 

Le  condiscendenze  poco  decorose  non  erano  cessate  col 
Ministero  Ricasoli;  avevano  perdurato  anche  dopo  la 
Legge  delle  guarentigie.  La  nomina  di  parecchi  vescovi 
si  trova  rappresentata  in  modo  spesso  comico  da  pa- 
recchi deputati  dell'opposizione,*  sia  nell'interpellanza 


rexequator  colla  riserva  che  non  s'intendesse  pregiudicato  il  diritto 
di  regio  patronato,  è  ei^rooeo;  qui  non  si  tratta  di  exeqaatur,  la 
nomina  è  nulla,  il  Governo  avrebbe  dovuto  farla  dichiarare  tale  dai 
tribunali.  —  Ibid.,  pag.  2873,  Mancini:  Domanda  che  il  Guardasi- 
gilli presenti  un  elenco  dei  benefizi  di  regio  patronato,  certo  o  con- 
trastato, e  di  quelli  fra  i  medesimi  provvisti  in  spretum  del  diritto 
di  patronato.  —  Vigliani  guardasigilli,  ibid.,  4  maggio,  pag.  2900, 
col  2'':  Promette  che  presenterà  questo  elenco. 

<  Deputati,  28  maggio  1874,  Miceli,  pag.  2659-60  :  «  Il  sindaco 
di  Cagliari,  fa  sapere  al  Procuratore  generale,  che  monsignor  Balma 
era  stato  nominato  arcivescovo  di  questa  diocesi  II  Procuratore 
generale  va  a  domandare  allarcivescovo  se  realmente  ha  avuto  la 
bolla  papale,  e  se  egli  desidera  d'essere  messo  neir  esercizio  delle 
sue  funzioni.  11  prelato  afferma  resistenza  della  bolla,  e  aggiunge 
che,  pel  bene  della  religione  e  delle  pecorelle  affidate  dal  Papa  alle 
sue  cure,  desidererebbe  di  avere  la  mensa,  e  questo  basta  perchè  gli  si 
conceda  Texequatur,  ed  insieme  airufficio  goda  le  rendite  deirarci- 
vescovato  !  »  —  Procedura  simile  seguita  per  Torino,  ibid.,  pag.  2660, 
col.  1*.  —  Ibid.,  1°  maggio  1875,  pag.  2845-46,  La  Porta:  «  Voi 
sapete  quanti  sotterfugi  si  sono  usati  per  potersi  esimere  dalla 
presentazione  della  bolla.  Non  ignorate  che  vi  sono  le  bolle  ad  pò- 
puluwìy  ad  clerum,  ad  vassallos....  Si  è  presa  una  bolla  ad  clerum,  di 
quelle  che  stanno  affisse  nelle  sagrestie,  è  andato  un  impiegato  co- 
munale, che  ha  preso  una  bolla  stampata  con  cui  si  avvisa  il  clero 
della  nomina  del  vescovo,  si  è  portata  ad  un  notaio,  perchè  se  ei 


§8l  SEPARATISMO  22ij 

del  1874,  sia  in  quella  più  clamorosa  del  1875.  Ma,  la- 
sciando da  parte  quelle  che  possono  parere  esagerazioni 
partigiane,  resta  sempre  vero  che  il  Ministero  ha  tras- 
gredito il  Regolamento,  quantunque  il  voto  della  Ca- 
mera nel  1875  ne  lo  abbia  assolto,  sancendo  cosi  una 
massima  contraria  al  medesimo.  Secondo  i  Regolamenti, . 
tanto  del  1863,  quanto  del  1871,  *  la  bolla  d' istituzione 
doveva  essere  presentata  in  originale,  e  la  domanda  per 
Texequatur  doveva  essere  fatta  dai  vescovo  stesso.  '  Ora, 
invece  dell'originale,  spesso  si  presenteva  una  copia  au- 
tenticata da  un  notaio,  e  cosi  Texequatur  veniva  con- 
cesso: il  guardasigilli  Vigliani,  non  contraddetto  neppure 
dal  Minghetti  presidente  del  Consiglio,  '  non  lo  nega,  anzi 
sostiene  che  la  copia  equivale  air  originale:  *  il  Mancini 
rispondeva,  che  ciò  è  vero  quando  l'originale,  si  trovi  e 
resti  depositato  presso  un  ufficio  pubblico,  il  che  non  era 
il  caso  dei  vescovi.  '  Ma  noi  prescindiamo  da  siffatte  qui- 


mandava  stampala  si  vedeva  anche  senza  leggerla,  che  essa  non  era 
la  bolla  di  nomina,  se  ne  è  fatta  nna  copia  legalizzata,  e  questa  copia 
si  è  trasmessa  al  ministro,  e  il  ministro  si  è  dichiarato  contento  » 

*  Vedi  sopra  pag.  313,  n.  1;  pag.  314,  n.  1. 

'  Le  medesime  norme  valevano  anche  pei  benefizi  minori  (vedi  nota 
precedente);  ma  ai  parroci,  canonici  ecc.,  come  sopra  avvertimmo, 
non  veniva  proibito  dal  Vaticano  di  mettersi  in  regola  col  Governo. 

^  Deputati^  7  maggio  1875,  pag.  3017,  col.  1-2*,  Minghetti. 

*  Deputati,  1°  maggio  1875,  pag,  2838,  col.  1%  Vigliani:  €  .... 
Me  meno  fermo  è  stato  il  Consiglio  [di  Stato]  medesimo  nel  rico- 
noscere che  non  era  necessario  che  si  presentasse  T  originale  della 
bolla,  ma  che  poteva  egualmente  supplire  la  copia,  quando  Fauten- 
tlcit&  ne  fosse  assicurata.  » 

*  Ibid.,  3  maggio,  pag.  2879,  col  2%  Mancini:  «  Tutti  sanno  che 
una  copia  autentica  può  far  fede  come  F  originale,  unicamente   al- 


326  SEPARATISMO  [§S 

stioni  di  procedura,  che  non  possono  avere  molta  im- 
portanza in  una  quistione  politica:  al  Mancini  infatti  si 
potrebbe  rispondere,  che  nulla  avrebbe  impedito  ai  ve- 
scovi di  lasciare  in  deposito  presso  un  notaio  l'originale 
della  bolla  d' istituzione,  e  farsene  rilasciare  più  copie, 
una  per  presentarla  al  Governo,  le  altre  per  mostrarle, 
quando  pure  ce  ne  fosse  stato  bisogno,  agli  ufficiali  eccle- 
siastici onde  farsi  riconoscere  da  loro.  La  quistione  di 
procedura  nel  caso  nostro  ha  importanza  solo  in  quanto 
implichi  un  concetto  politico:  determinare  i  requisiti  per 
r  equipollenza  della  copia  air  originale,  nel  caso  nostro 
non  importa;  il  nodo  della  quistione,  invece,  consiste  in 
questo,  che  il  vescovo  presentava  la  copia  invece  del- 
Toriginale,  acciocché,  consegnando  questo,  non  si  privasse 
di  qualunque  apparenza  di  non  aver  riconosciuto  il  Go- 
verno. Ed  infatti  la  copia  ordinariamente  non  veniva 
presentata  dal  vescovo  stesso,  ma  da  terze  persone:  il 
vescovo  tendeva  cosi  a  conservare  le  apparenze  di  aver 
ottenuto  Texequatur  senza  averlo  chiesto. 

Ed  il  Governo  il  più  delle  volte  si  mostrò  condiscente 
nel  rispettarle:  non  solo  si  contentò  della  copia;  ma  spesso 
anche  della  copia  non  della  bolla  d'istituzione  diretta  al 
vescovo  stesso,  sibbene  di  quella  al  capitolo,  al  clero  e 


lorchè  la  minata  sia  ricevuta  da  un  ufficiale  pubblico,  e  roriginale 
si  trovi  depositato  presso  un  pubblico  ufficiale  od  in  un  pubblico  ar- 
chivio. Ed  invece  tutti  sanno  che  quando  da  un  notaio  sia  auten- 
ticata la  copia  desunta  da  un  originale  che  si  restituisce  o  che 
non  si  deposita,  la  copia  stessa  non  fa  fede,  e  tanto  peggio  se  è 
copia  di  copia,  ricavata  cioè  da  quella  al  clero,  al  popolo,  che  ser- 
vono alla  pubblica  affissione.  » 


§  8J  SEPARATISMO  *  327 

al  popolo:  ciò  risulta  dalle  risposte  stesse  del  Presidente 
del  Consiglio.  * 

Così  venivano  presentate  le  copie  invece  degli  origi- 
nali, ed  ordinariamente  da  terze  persone.  Anche  que- 
st' ultimo  fatto  viene  confessato  dal  Gabinetto:  •  anzi  da 
parte  del  Ministero  s'intendeva  non  solo  giustiflcare  que- 
sto fatto  che  la  bolla  si  era  presentata  da  terze  persone, 
sibbene  si  voleva  anche  ritenere  questo  come  un  segno 
di  tempi  migliori.  Si  diceva,  che  T indirizzo  ideale  della 
politica  ecclesiastica  italiana  tende  a  lasciar  entrare  il 
laicato  neir  amministrazione  dei  beni  ecclesiastici  e  nelle 
elezioni  vescovili  e  parrocchiali;  che  perciò  il  Governo 
avesse  anzi  motivo  di  rallegrarsi,  che  le  bolle  venissero 
presentate  dai  sindaci  o  dalle  giunte  municipali  o  dai  con- 


•  Ibid.,  7  maggio,  pag.  3017,  col.  2»,  Minghetti.  —  Quivi  non 
8Ì  parla  veramente  di  copie;  ma,  confrontando  questa  risposta  con 
quella,  sopra  (pag.  225,  n.  4)  riferita,  del  guardasigilli  Vigliani,  mi 
pare  che  non  si  possa  dubitare  della  cosa. 

*  Ibid.  1^  maggio,  pag.  2837,  col.  2%  Vigliani  guardasigilli  :  <  In 
seguito  alla  partecipazione  [della  propria  nomina,  fatta  al  guarda- 
sigilli, al  prefetto,  e  tavolta  anche  al  sindaco  locale],  avviene  talora 
che  il  vescovo  stesso  rimetta  il  suo  atto  di  nomina  per  ottenere 
Texequatur.  Debbo  dire  però  che  questo  caso  è  stato  rarissimo.  Altre 
volte  è  accaduto  che  qualche  autorità  locale,  od  il  Capitolo,  in  nome 
e  nell'  interesse  del  vescovo,  si  sono  rivolti  al  Governo  chiedendo  che 
al  loro  vescovo  fossd  concesso  T  exequatur .  (  7tt?t  commenti  a  sini- 
stra), »  Ibid.,  pag.  2838,  col.  1^:  «  ....  in  tutti  i  casi  è  stato  sentito 
il  parere  di  quel  Consiglio  [Consiglio  di  Stato],  il  quale  è  stato 
costantemente  fermo  nel  concetto  che  si  potesse  ammettere  siffatta 
forma  di  domanda  deirexequatur  »  [cioò  fatta  da  qualche  autorità 
locale  o  dal  Capitolo].  —  Ibid.,  2  maggio,  pag.  3017,  col.  2*,  Min- 
OHBTTi  Presidente  del  Consiglio. 


328  SEPARATISMO  t%S 

sigli  comunali:  ad  ogni  modo,  si  aggiungeva,  questi  sono 
interessati  a  che  le  diocesi  non  restino  prive  di  pastori, 
e  perciò  possono  ritenersi  come  legittimamente  autoriz- 
zati a  presentare  le  bolle:  di  più,  se  il  vescovo  presen- 
tasse egli  stesso  la  bolla,  dovrebbe  contraddire  a  un 
ordine  del  Vaticano,  del  quale  perciò  si  attirerebbe  le 
persecuzioni;  noi  gliele  risparmiamo  accogliendo  la  bolla 
presentata  da  terze  persone;  se  facessimo  altrimenti,  co- 
stringeremmo il  vescovo  ad  incorrere  nell'ira  del  Papa  o 
a  gettarsi  interamente  nelle  braccia  del  medesimo;  cosi 
nuoceremmo  anche  alla  causa  del  liberalismo  italiano. 
—  Ma  tutto  questo  ragionamento,  delFAuriti,  è  falso,  è 
una  giustiflcazione  partigiana;  si  basa  nei  concetti,  evi- 
dentemente erronei,  che  i  sindaci  e  le  giunte  municipali 
presentino  la  bolla  realmente  per  l'interesse  che  pren- 
dano pel  bene  delle  anime,  e  non  per  le  mene  di  un 
partito  clericale;  e,  soprattutto,  che  il  vescovo  lasci 
presentare  le  bolle  da  terze  persone,  non  perchè  egli  stesso 
sia  ostile  al  Governo  italiano,  e  non  voglia  riconoscerlo, 
sibbene  perchè,  essendo  conciliativo  o  liberale,  cerchi 
di  scansare  i  fulmini  del  Vaticano.  * 


«  Deputali,  7  maggio  1871,  pag.  3012,  col.  1»,  Taiani  :«  Ebbene, 
86  per  poco  fosse  vero,  se  potesse  essere  dimostrato  che  il  Mini- 
stero ha  largheggiato  nella  concessione  del  regio  placet  ed  exeqaatur, 
ma  solamente  coir  intento  di  attrarre  al  centro  dello  Stato  coloro 
che  intendeva  distrarre  dal  centro  della  Curia  romana  [come  ave?a 
detto  TAuriti],  io  batterei  le  mani.  Ma  è  vero  questo?  No,  o  si- 
gnori. »  —  Similmente  il  Villari,  ibid  ,  6  maggio,  pag.  2976,  col.  1*: 
«  Or  nello  stesso  modo  in  cui  i  vescovi  hanno  detto  al  Governo: 
noi  non  possiamo  darvi  la  bolla  originale,  perchè  la  nostra  coscienza 
ce  lo  impedisce,  perchè  abbiamo  ricevuti  degli  ordini  da  una  pò- 


§  8]  SEPARATISMO  329 

Lo  scopo  della  presentazione  per  mezzo  di  terze  per- 
sone era,  dunque,  completamente  ultra-cattolico,  punto 
liberale.  Ma  il  Ministero,  secondo  asserivano  il  guarda- 
sigilli Vigliani  e  il  presidente  Minghetti,  non  si  conten- 
tava della  presentazione  della  bolla  fatta  da  terze  persone, 
sibbene  richiedeva  che  il  vescovo  si  associasse  alle  pra- 
tiche da  quelle  iniziate  dichiarando  con  una  lettera, 
scritta  tutta  di  sua  mano,  di  acconsentirvi.  *  Ma  né  il 


lenza  estranea  a  questo  Governo;  cosi  i  maestri  delle  scaole  [della 
città  di  Roma;  private;  clericali],  in  cui  si  doveva  eseguire  T ispe- 
zione [governativa],  dissero:  noi  vogliamo  il  diploma,  ci  vogliamo 
giovare  delle  facoltà  che  questo  diploma  può  concedere,  e  perciò 
ricorriamo  al  Governo;  ma  la  nostra  coscienza  c'impedisce  di  ri- 
cevere i  suoi  ispettori  nelle  scuole.  » 

»  Deputati^  1*»  maggio  1875,  pag.  2837,  col.  2»,  Vigliani:  <  Ma 
credete  voi,  signori,  che  sopra  queste  domande  [fatte  da  terze  per- 
sone] il  Governo  abbia  accordato  Texequatur?  No,  signori;  il  Go- 
verno, ricevendo  una  domanda  in  nome  d*un  altro,  ha  sentito  il 
dovere  naturale  e  molto  ovvio,  di  accertarsi  che  la  domanda  fosse 
realmente  fatta  da  colui  in  nome  del  quale  veniva  presentata.  I 
vescovi  furono  allora  eccitati  a  dichiarare,  se  quella  era  domanda 
fatta  nel'  loro  interesse,  col  loro  consentimento,  e  se  la  conferma- 
vano; e  quando  voniva  risposta  affermativa  e  soddisfÌEicente  a  questo 
riguardo....  ^  Voci  a  sinistra:  Da  chi?  Chi  rispondeva?  —  Vigliani.... 
dalla  persona  del  vescovo,  quando  veniva  una  risposta  scritta  dal 
vescovo,  e  scritta  di  sua  mano  (polche  anche  su  questo  si  è  portata 
la  nostra  attenzione,  abbiamo  voluto  che  fosse  scritta  tutta  di  mano 
del  vescovo),  quando  veniva,  ripeto,  una  risposta  affermativa,  sod- 
disfacente, allora,  prese  le  opportune  informazioni,  se  queste  accer- 
tavano che  il  vescovo  poteva,  per  i  suoi  precedenti,  per  le  tue 
opinioni  temperate,  pel  suo  contegno,  essere  senza  pericolo  accettato 
dal  Governo,  allora  si  è  addivenuto  alla  concessione  deirexequatur.  » 
—  Ibid ,  7  maggio,  pag.  3017-18  Minghetti:  Idem. 


330  SEPARATISMO  l§8 

Yigliani  né  il  Minghetti  negavano,  che  era  il  Governo 
stesso,  che  aveva  domandato  al  vescovo  se  acconsentiva 
alle  pratiche  iniziate  dai  privati,  e  non  il  vescovo  che 
avesse  spontaneamente  mandato  la  lettera  di  adesione; 
anzi  il  Yigliani  lo  confessava  esplicitamente.  ' 

Il  partito  ministeriale  arrivava  a  sostenere,  che  la 
stessa  presentazione  della  bolla  per  via  di  terze  persone 
e  la  stessa  lettera  di  assenso  del  vescovo,  non  fossero 
necessarie.  Argomentava  cosi:  La  concessione  dell' exe- 
quatur  o  placet  è  diversa  dall'  apposizione  dell'  «  or- 
diniamo e  comandiamo,  »  del  cancelliere:  questi,  allorché 
trovi  l'atto  legale,  è  obbligato  ad  apporci  quella  for- 
mola;  mentre  il  Governo,  quando  non  ha  nulla  a  ridire 
sui  requisiti  canonici  del  vescovo  o  parroco,  non  è  perciò 
tenuto  a  concedergli  l'assenso  regio:  l'atto  del  cancelliere 
è  puramente  esecutivo,  quello  del  Governo,  invece,  è  pote- 
stativo ossia  imperativo:  [sin  qui  siamo  d'accordo]:  la 
bolla  di  nomina  non  possiede  agli  occhi  dello  Stato  altro 
valore  che  quello  di  un  indizio  che  la  persona  nominata 
è  accetta  ai  fedeli:  se  poi  il  Governo  la  ritiene  anche 
favorevole  a  sé,  impartisce  l'exequatur  o  il  placet:  ma 
esso  può  assicurarsi  in  altro  modo  che  un  sacerdote  sia 
accetto  ai  fedeli,  quindi  non  è  necessaria  la  presentazione 
della  bolla  per  parte  stessa  del  vescovo,  né  la  domanda 
diretta  di  lui:  basta  che  una  rappresentanza  del  popolo, 
per  esempio  una  Giunta  municipale,  ne  assicuri  il  Go- 
verno presentando  la  bolla  anche  in  copia,  e  che  poscia 
il  sacerdote,  interrogato,  acconsenta."  —  Ma,  prescin- 


*  Vedi  nota  precedente. 

*  Deputati,  5  maggio  1875,  pag.  2950-51,  Auriti:  «  Io  intederei 


§8]  SEPARATISMO  331 

dendo  dal  fatto  che  il  nominato  dal  Papa,  o  dal  vescovo 
non  è  veramente  sempre  accetto  al  popolo,  si  può  ri- 
spondere che  questa  teoria  dell' exequatur  e  del  placet 
nello  stato  attuale  della  nostra  legislazione  non  è  punto 
giustificabile:  ed  invero  non  si  sarebbe  osato  affermare 
dalla  Destra  medesima,  che  il  Governo  abbia  il  diritto  di 
dare  Texequatur  e  il  placet,  ossia  Tusufrutto  di  un  be- 
neficio, ad  uno  che  non  sia  stato  nominato  dal  vescovo  o 
dal  Papa,  di  darglielo  pel  solo  motivo  che  lo  riconoscesse 
accetto  al  popolo:  lo  stesso  guardasigilli  Vigliani  non 
aveva  voluto  conferire  il  beneficio  parrocchiale  agli  eletti 
dal  popolo,  perchè  non  confermati  dal  vescovo:  che  cosa 
dire  poi  del  caso,  che  una  Giunta  municipale,  od  anche 
un  intero  Consiglio  Comunale,  si  fosse  presentato  al  Guar- 
dasigilli per  domandargli  il  placet  ossia  T  immissione  nel 
possesso  di  un  beneficio  parrocchiale  o  canonicale  per  un 
sacerdote  che  non  fosse  stato  né  eletto  popolarmente,  né 
nominato  dal  vescovo?  *  Dunque,  vero  è  che  il  Governo 


qnesta  obbiezione  [<  esecazione  illegale  dell' esercizio  abasivo  della 
giurisdizione  dei  vescovi  »]  se  il  placet  fosse  come  ««  V  ordiniamo 
e  comandiamo  »»  che  un  cancelliere  deve  apporre  per  debito  di 
legge  sulla  spedizione  in  forma  esecutoria  di  una  sentenza  che  egli 
non  deve  punto  giudicare.  Ma  non  è  cosi,  o  signori.  La  concessione 
del  placet  è  un  atto  autonomo  della  potestà  civile.  —  ....  esso  [Io 
Stato]  dispone,  non  eseguisce  le  disposizioni  altrui.  ....  Ove  quel 
parroco  presenti  la  nomina  fatta  da  un  vescovo  non  riconosciuto 
dal  Governo,  quella  nomina  non  è  considerata  che  come  un  fatto 
morale;  non  come  titolo  giuridico  di  necessarie  conseguenze  giu- 
ridiche, ma  come  un  indizio^  come  una  prova  dell'  autorità  spiri- 
tuale che  sarà  ad  esso  riconosciuta  dalla  generalità  dei  credenti. 

*  Vedi  sopra,  pag.  265,  n.  1,  la  petizione  di  400  cittadini  al  Guarda- 
sigilli perchè  nominasse  parroco  un  sacerdote  loro  accetto,  respinta. 


332  SEPARATISMO  t§  B 

non  è  tenuto  a  dare  l'exequatur  o  placet  quando  non  trovi 
obbiezioni  canoniche  nel  sacerdote  nominato  dal  vescovo 
0  dal  Papa;  ma  è  poi  falso,  che  possa  impartirlo  senza 
avere  le  prove  legali  che  il  richiedente  sia  stato  debi- 
tamente nominato;  non  può  ammettersi  un'informazione 
confidenziale;  occorre  una  prova  fatta  in  tutte  le  forme 
legali. 

Il  Minghetti,  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  ri- 
capitolava così  la  situazione:  Dopo  la  Legge  delle  gua- 
rentigie il  Papa  ha  nominato  150  vescovi  compresi  15  coa- 
diutori: le  domande  di  exequatur  sono  state  94;  ne  sono 
state  esaudite  soltanto  28:  per  le  quali  in  6  casi  sono 
state  presentate  tutte  le  bolle;  in  6,  quelle  sole  di  ao- 
mina;  in  12,  le  tre  al  capitolo,  al  clero,  e  al  popolo; 
quando  è  stata  presentata  la  sola  bolla  al  popolo,  la 
domanda  è  stata  sempre  respinta:  due  bolle  furono  pre- 
sentate direttamente  dal  vescovo;  otto  dai  capitoli  o 
parte  di  essi;  diciassette  dal  Sindaco  o  insieme  alla  Giunta 
0  ad  altri  cittadini;  una  sola  da  un  privato.  Il  Minghetti 
non  dice,  se  le  due  bolle  presentate  direttamente  dai  ve- 
covi,  appartenessero  alle  regioni  del  Piemonte,  della  Lom- 
bardia e  del  Veneto,  riconosciute  dalla  Santa  Sede  come 
non  usurpate.  Egli  finalmente  conchiude:  che  le  conces- 
sioni di  exequatur  sono  state  molto  meno  numerose  delle 
domande,  che  sono  state  sempre  precedute  dalla  presen- 
tazione almeno  delle  tre  bolle  e  della  dichiarazione  ve- 
scovile di  assenso;  che  dunque  il  Ministero  non  sia  stato 
troppo  condiscendente:  '  e  aggiungeva  che  sin  dal  giu- 


•  Deputati,  1  maggio  1875,  pag.  3017,  col.  1-2%  Minghsttt:  <  Si- 
gnori, dacché  la  legge  sulle  guarentigie  è  stata  promulgata,  sono 
etati  nominati  dal  Pontefice  135  vescovi  e   15  vescovi  coadiutori 


§  8J  SEPARATISMO  333 

gno  1874  aveva  emanato  una  serie  di  atti,  che  accennano 
ad  un  indirizzo  più  rigoroso  in  fatto  di  politica  eccle- 
siastica. * 


con  diritto  di  successione.  Di  essi,  quanti  hanno,  direttamente  o 
indirettamente  domandato  questo  exequatur?  Vedremo  dopo  come 
lo  hanno  domandato.  Le  domande  furono  94.  Che  cosa  ha  fatto  il 
Governo  di  queste  94  domande  ?  Ne  ha  esaudite  28,  ne  ha  negate  65, 
una  sola  è  ancora  in  corso.  »  •—  col.  S^,  «  .  .  tutte  le  bolle  furono 
presentate  in  sei  casi,  in  altri  sei  le  bolle  di  nomina,  e  pei  re- 
stanti 16  casi  furono  presentate  le  tre  bolle  al  capitolo,  al  clero  e 
al  popolo.  —  Tutte  le  volte  che  fu  presentata  la  sola  bolla  al  popolo, 
la  domanda  fu  sempre  respìnta....  ^  Due  di  queste  bolle  furono 
presentate  direttamente  dal  vescovo  stesso.  In  tal  caso  non  ci  poteva 
essere  dubbio;  era  il  vescovo  stesso  che  veniva  a  presentare  la  sua 
bolla  nella  forma  voluta  dalla  lettera  del  regolamento;  otto  furono 
presentate  da  capitoli,  o  parte  di  essi:  diciassette  dal  sindaco,  o 
congiuntamente  alla  Giunta,  o  ad  altri  cittadini  (Rumori  a  Sini" 
stra).  Ne  parleremo  fra  breve.  Una  sola  fu  presentata  da  un  pri- 
vato. »  —  pag.  3017-3018.  «  Dunque,  o  signori:  1^  il  numero  di 
queste  concessioni  [di  exequatur]  è  stato  piccolo  dirimpetto  a  quello 
delle  domande;  2°  non  è  vero  che  si  sia  accettata  la  sola  bolla  ad 
populum,  ma  sono  state  sempre  presentate  tutte  [3,  esclusa  quella 
diretta  al  nominato]  le  bolle;  3°  il  Governo  non  ha  concesso  exe- 
quatur senza  che  vi  fosse  un  atto  preventivo  per  parte  del  vescovo 
di  riconoscimento  del  Governo,  ed  una  lettera  con  cui  si  associava 
al  passo  fatto  per  lui  dal  clero  o  dal  siudaco  o  da  cittadini.  Co- 
deste mi  sembrano  clausole  le  quali  mostrano  che  il  Governo,  lungi 
dal  procedere  con  fiacchezza  e  condiscendenza  quasi  mendicando  le 
occasioni  di  poter  dare  al  vescovi  T  exequatur,  ha  proceduto,  al 
contrario,  con  grande  riservatezza  e  col  massimo  riguardo.  > 

>  Ibid.  pag.  3018-3019:  «  Sin  dal  giugno  1874,  il  Governo  fu  molto 
più  rigido  e  concesse  minor  numero  di  exequatur  in  confronto  di 
quelli  che  prima  aveva  concesso.  Tale  era  il  suo  giudizio,  tale  il 
sno  sentimento.  Egli  aveva  creduto  che,  come  in  questa  grande 


334  SEPARATISMO  [  §  8 

Noi  conveniamo  in  quest'ultima  affermazione,  ma  senza 
propendere  all'assolutoria  per  la  condotta  anteriore:* 
crediamo  che  lo  Stato  italiano  dopo  il  1871  abbia  avuto 
abbastanza  solidità  per  poter  fare  osservare  rigorosa- 
mente la  Legge  senza  usare  condiscendenze,  e  talvolta 
anche  bassezze,  verso  il  clero.  La  condiscendenza  risulta 
dalle  medesime  risposte  del  Gabinetto,  e  ritengo  che 
apparirebbe   maggiore  se  il  Ministero  avesse   pubbli- 


quistione  vi  ò  una  parte  giuridica  e  una  parte  di  opportunità  po- 
litica, r  opportunità  lo  consigliasse  in  questo  momento  a  restringere 
i  freni  anziché  allargarli.  Questa  era  Tidea  del  Governo,  la  quale 
idea  si  congiunge,  o  signori,  con  tre  altri  fatti  che  sono  stati  ram- 
mentati nelle  sedute  precedenti;  voglio  dire  T istruzione  data  dal 
guardasigilli  ai  procuratori  del  Re  circa  alcuni  atti  del  clero;  i 
nuovi  arficoli  proposti  sul  Codice  penale,  finalmente  la  domanda 
deir  onorevole  mio  collega  dell*  istruzione  pubblica  por  T  abolizione 
deirarticolo  252  della  legge  sull*  istruzione  pubblica.  » 

'  Crediamo  utile  riferire  il  giudizio  manifestato  dal  Sella  nel 
suo  discorso  elettorale  del  18  ottobre  1874  [brani  riferiti  dal  La 
Porta,  Deputati,  1°  maggio  1875,  {Discussioni),  pag.  2831,  coL  2»]: 
«  Al  Ministero,  del  quale  ho  avuto  l'onore  di  far  parte,  toccò  Fin- 
carico  di  attuare  la  libertà  della  Chiesa.  La  attuò  nella  forma  che 
avrebbe  dovuto  essere  la  più  gradita  all' altissimo  clero,  poiché  in 
realtà  si  è  posto  quasi  tutto  in  numo  sua.  L' esperienza  della  libera 
Chiesa  si  fa  dal  Governo  italiano  con  tutta  lealtà,  forse  anco  si  è 
talvolta  abbondato  più  che  la  legge  non  concedesse.  —  ....  L'in- 
temazionale nera  [=  la  gerarchia  ecclesiastica]  tenta  invece  di  con- 
vertirlo [il  sentimento  religioso]  in  un  cieco  fanatismo  con  cui 
uccidere  la  libertà,  il  sapere,  la  civiltà.  —  Vedendo  tutto  ciò,  io 
mi  domanda  se  non  si  sarebbe  andato  troppo  oltre,  quando  Veffetto 
delle  nostre  disposizioni  o  del  modo  come  sono  applicate,  dovesse 
essere  questo,  che  tutte  le  virtuose,  rispettabili  e  potenti  forze, 
delle  quali  parlava,  avevano  mani  e  piedi  legati  «  «  perinde  ac  ca- 
daver,  >»  nelle  mani  della  setta  di  cui  parlavo.  > 


§  8]  SEPARATISMO  335 

caio  i  documenti  relativi  alla  presentazione  delle  bolle, 
alle  domande  per  Texequatur,  ecc.,  richiesti  in  termini 
precisi  dal  grande  oratore  dell'opposizione,  —  che  in 
quest'occasione  spiegò  un'eloquenza  e  una  forza  logica 
maggiore  che  mai,  entrando  nel  nodo  dei  problemi  e  for- 
mulandoli nettamente  — ,  dal  Mancini.  * 

Dopo  il  1875,  salita  la  Sinistra  al  potere  (1876),  il  Go- 
verno si  è  mostrato  più  rigido  di  fronte  alla  Chiesa;  ha 
presentato  e  portato  alla  discussione  della  Camera  dei 
Deputati  i  disegni  di  legge,  respinti  dal  Senato,  per  la 
riforma,  in  senso  molto  più  rigoroso,  degli  articoli 
(268-70)  del  Codice  Penale  relativi  ai  culti  ed  agli  abusi 
dei  loro  ministri  *  e  per  l'obbligo  della  precedenza  del 
matrimonio  civile  al  religioso;  »  i  sotterfugi  per  la  pre- 
sentazione delle  bolle  oggi  possono  dirsi  considerevol- 
mente diminuiti,  sebbene  manchi,  per  quanto  io  sappia, 
una  collezione  di  documenti  ufficiali  per  poterne  giudi- 
care in  modo  positivo. 

Il  Governo  non  si  limitava  a  permettere  ai  vescovi 
privi  di  exequatur,  che  esercitassero  le  funzioni  spiri- 
tuali; ma  arrivava  persino  a  tollerare  che  essi  occupas- 


*  Domancle  del  Mancini  al  Ministero,  Deputati^  3  maggio  1875 
(Discussioni),  pag.  2871,  col.  2*;  pag.  2873-74;  pag.  2879-80;  pa- 
gine 2882-83;  pag.  2884,  col.  2«;  pag.  2887,  coL  1*. 

'  DÌBCTU80  ad  approvato  dalla  Camera  dei  Deputati^  17-24  gen- 
naio 1877. 

^  Presentato  già  dal  guardasigilli  Vigliani  sotto  il  Ministero  Min- 
ghetti,  il  3  dicembre  1873  (stampato  Deputati^  20  die.  1873,  pa- 
gina 555-57),  ma  non  discusso.  —  Progetto  Conforti  discusso  e 
approvato.  Deputati^  13-18  maggio  1879. 


336  SEPARATISMO  [  §  8 

sero  paciflcamente  il  palazzo  vescovile:  *  e  spesso  avendoli 
dovuti  scacciare  da  questo,  per  soddisfare  all'opinione 
del  paese,  tollerava  tuttavia,  che  andassero  ad  allog- 
giare nei  Seminari. 

La  cedevolezza  del  Governo  si  è  manifestata  in  un 
modo  più  patente  nel  placet  per  l'elezione  dei  parroci.  Esso 
non  solo  non  ha  impedito,  —  il  che  secondo  la  Legge 
delle  guarentigie  era  dubbio  se  potesse  farlo  — ,  l'eser- 
cizio delle  funzioni  spirituali  ai  vescovi  privi  di  exe- 
(luatur;  ma  ha  considerato  la  collazione  dei  benefizi  come 
un  atto  spirituale,  e  quindi  ha  riconosciuto  come  debi- 
tamente eletti  i  parroci  nominati  dai  vescovi  non  mu- 
niti del  regio  assenso,  ed  ha  conferito  loro  il  beneficio 
come  se  fossero  stati  scelti  da  un  vescovo  fornito  di 
esequatur.  *  Si  è  dunque  ricorso  a  questa  finzione  giu- 


*  Deputata  1^  maggio  1875,  pag.  2846,  col.  !*■  (Discussioni) ^  La 
Porta:  €  abitano  negli  episcopii  T arcivescovo  di  Palermo  [privo  di 
eieqaaiur],  il  vescovo  di  Girgenti  [privo  di  exeqnatur],  come  abi- 
tano gli  episcopii  tutti  i  vescovi  di  regio  patronato  nominati  dal 
Papa,  tutti  quelli  di  collazione  ecclesiastica  non  muniti  di  exeqoa- 
tnr,  non  riconosciuti  dallo  Stato.  »  ^  Ministro  di  grazia  e  giustizia 
[VtGLiANi]  :  Se  mi  permette  una  piccola  interruzione,  dirò  una  parola 
sola  di  chiarimento.  ^  Ho  trovato  qualcuno  dei  nuovi  vescovi  non 
itinniti  di  exequatur  negli  episcopii,  ma  ho  mandato  ordini  rigorosi 
perchè  fossero  allontanati  ;  non  so  se  siano  stati  eseguiti  questi  or- 
dini, non  rho  ancora  verificato  (Rumori);  quanto  a  me  non  ho  am- 
messo  alcun  vescovo  ad  abitare  V  episcopio  prima  della  concessione 
d$l  regio  assenso.  » 

'  Deputati,  28  maggio  1874,  pag.  2662,  voi.  2^,  Viguani  guar- 
dasigilli: «Molto  si  è  trattenuto  T onorevole  Miceli  circa  il  placet 
concesso  ai  parroci  i  (|uali  sono  stati  nominati  da  vescovi  non  ma- 


§  8J  SEPARATISMO  337 

ridica,  la  quale,  —  come  fu  sostenuto  dalla  Sinistra,  * 
quando  non  era  ancora  al  potere  — ,  è  assolutamente  e 
patentemente  falsa,  e  in  diritto  canonico  e  innanzi  alla 
logica.  Ed  invero  la  potestà  del  vescovo  riguardo  alla 
nomina  dei  parroci  non  consiste  in  una  semplice  consa- 
crazione, anzi  pel  parroco  non  occorre  nessuna  speciale 
consacrazione,  nessun  atto  o  funzione  religiosa;  la  po- 
testà del  vescovo  consiste  nel  nominare  il  curato,  quando 
si  tratta  di  una  parrocchia  di  collazione  libera,  e  nel- 
r  istituirlo,  ossia  confermarlo,  quando  si  tratta  di  una 
parrocchia  di  patronato,  ecclesiastico  o  laico,  privato  o 
pubblico.  Ora  qui  evidentemente  si  tratta  di  un  atto  di 
potestà  di  giurisdizione  e  giurisdizione  del  foro  esterno, 
come  dicono  i  canonisti,  presso  i  quali  non  corre  dubbio 
su  questo  argomento;  non  si  tratta  di  potestà  di  ordine; 
non  si  tratta  di  una  funzione  spirituale,  e  neppure  di 


ni  ti  del  regio  ezeqaatur.  —  Qaesta  è  stata  una  delle  questioni  gravi 
che  si  dovettero  esaminare  dal  Governo;  e  fu  esaminata  con  tutta 
r  attenzione  e  la  ponderazione  che  si  conveniva;  il  Consiglio  di 
Stato  fu  più  volte  consultato  anche  a  sezioni  riunite  su  questo  punto 
molto  rilevante,  ed  il  Governo  non  ha  fatto  altro  che  seguire  i 
voti  del  Consiglio  di  Stato  nella  condotta  che  ha  tenuto  relativa- 
mente a  questi  parroci.  L'atto  della  loro  nomina  fu  considerato, 
quale  é,  un  atto  di  giurisdizione  spirituale,  non  un  atto  di  giuri- 
sdizione temporale.  Epperò  ritenne  che  la  nomina  era  valida,  ma 
che  il  Governo,  chiamato  a  concedere  il  placet,  doveva  esaminare' 
se  gli  conveniva  accettare  il  parroco:  nel  che  sta  la  vera  essenza 
delle  prerogative  della  Corona,  ed  il  placet  è  stato  concesso  a  quei 
parroci  i  quali  furono  riconosciuti  accetti,  od  almeno  non  invisi 
alle  popolazioni. 

*  Ibid.,  F  maggio  1875,  pag.  2846,  col.  2^  (Discussioni)^  La  Pobta; 
—  ibid ,  3  maggio,  pag.  2879,  col.  1-2*,  Mancink 

F .  Scaduto  —  Guar$ntigi6  Pontijlci6  22 


338 


SEPARATISMO 


[§8 


I 


una  funzione  giurisdizionale  del  foro  interno  ossia  pe- 
jjiteDziale.  Se  il  vicario  capitolare,  durante  la  vacanza 
della  sede  vescovile,  secondo  il  rigore  dei  canoni,  non 
potrebbe  nominare  i  parroci,  *  ciò  non  significa,  come 
potrebbe  sembrare,  che  si  tratti  di  potestà  di  ordine;  il 
motivo  è  tutt' altro.  ' 

La  finzione  del  Consiglio  di  Stato,  ossia,  in  fondo,  del 
MiDÌstero,  è  una  conseguenza,  non  giuridica,  ma  politica, 
della  libertà  lasciata  ai  vescovi  privi  di  exequatur  di 
esercitare  le  loro  funzioni  spirituali.  Ed  invero,  questa, 
indipendentemente  dalle  idee  di  separatismo  e  d'incom- 
petenza, avrebbe  dovuto,  come  vedemmo,  concedersi, 
almeno  pei  primi  tempi  dopo  T  occupazione  di  Roma, 
onde  non  commuovere  le  masse  strappando  1  vescovi 
dalle  loro  funzioni  anche  colla  forza  quando  fosse  stata 
necessaria.  Ora  la  medesima  ragione  vale  anche  pei 
parroci  nominati  dal  vescovo  privo  di  exequatur,  *  anzi 
sotto  un  certo  punto  di  vista,  vale  maggiormente.  Ed 
infatti  nelle  città,  dove  di  solito  risiede  il  vescovo,  il 


*  Hlnschius  cit,  Rd.  11.  pag.  241-42. 

^  HiNSCHius,  ibid.  «  Der  Grund  fùr  die  Aasoahme    ist  wohl  in 

dov  mittelalterlichen  Anschauung  za  sachen,  dass  die  Besetzang 

àar  Beneficìen  ala  fructas  dea  Bisthums  im  weiteren  Sinne  anxu- 

sehen  und  daher  fùr  den  Nachfolgor  zu  reserviren.  »  Vedi  la  nota  1, 

'ibid.,  pag.  242. 

^  La  seguente  ragione  del  guardasigilli  Vigiiani  è  analoga,  Le- 
putati^  P  maggio  1875,  pag.  2840,  col.  2'^:  <  Non  accordando  il 
pkcet,  noi  avremmo,  o  signori,  in  primo  luogo  una  gran  parte  delle 
popolazioni  di  città  e  campagne  prive  di  parroci,  prive  di  sacer- 
doti che  abbiano  cura  d' anime,  ed  io  vi  domando,  se  credete  che 
questo  stato  di  cose  farebbe  benedire  voi  e  il  Governo.  i^ 


§  8J  SEPARATISMO  339 

popolo  è  più  illuminato  che  non  nelle  campagne  dove 
si  trova  la  maggior  parte  dei  parroci;  quindi  la  forza 
usata  contro  i  parroci  illegali  avrebbe  fatto  un'impres- 
sione peggiore  di  quella  adoperata  contro  i  vescovi  privi 
di  exequatur,  sebbene  d'altra  parte  si  avrebbe  avuto 
da  fare  con  un  personaggio  molto  meno  importante  del 
vescovo,  forte  minori  aderenze  e  potere. 

Restava  sempre  che  il  Governo  potesse  negare  il  placet 
ai  parroci  ostili;  ma  se  esso  adottava  la  finzione  assurda 
di  considerare  come  funzione  spirituale  la  nomina  ve- 
scovile dei  curati  escludendo  cosi  la  necessità  dell' exe- 
quatur pel  vescovo,  è  evidente,  dico,  che  un  tal  Governo 
non  doveva  essere  disposto  a  mostrarsi  molto  rigido  nel 
negare  il  placet  ai  parroci  ultra-cattolici.  Oggi,  essendo 
la  condizione  dello  Stato  di  fronte  alla  Chiesa  ed  all'Eu- 
ropa molto  migliore  che  nel  1871,  un  Ministero  che  vo- 
lesse studiare  la  quistione  invece  di  vivere  alla  giornata 
girandola,  potrebbe  revocare  quell'assurda  finzione. 

Da  quanto  abbiamo  detto  risulta,  che  la  soluzione  presa 
dalla  Camera  sul  problema  dell' exequatur  e  del  placet 
—  polizieschi,  statutari  e  beneficiali  —  fu  la  politi- 
camente migliore,  sebbene  il  Governo  avrebbe  potuto 
appresso  mostrarsi  più  rigoroso  nell'interpretazione  e 
nell'applicazione  della  Legge.  Vedemmo  gli  argomenti 
addotti  dai  sostenitori  di  questa  soluzione,  e  li  comple- 
tammo aggiungendone  parecchi  altri  che  si  sarebbero 
potuti  addurre:  ora  riuniremo  ed  apprezzeremo  quelli 
messi  avanti  da  coloro,  che  cercarono  invano  di  abolire 
il  regio  assenso  anche  nella  materia  beneficiaria. 


340  SEPARATISMO  [  §  8 

Il  Ministero  persistette,  contro  la  Giunta,  nella  sua 
proposta  di  abolire  del  tutto  il  placet  e  Texequatur, 
e,  compera  naturale,  ebbe  degli  aderenti  nella  Camera 
quantunque  non  riuscisse  a  far  trionfare  la  sua  idea. 
Uno  degli  argomenti  era  politico,  e  lo  abbiamo  già  più 
^olte  accennato,  quello  cioè  che  il  vescovo  e  il  curato 
esercitando  le  funzioni  spirituali  senza  godere  il  bene- 
fìcio, si  sarebbero,  a  scapito  del  Governo,  attirata  la 
compassione  e  la  simpatia  pubblica:  '  vedemmo  quanta 
siala  verità  e  quanta  T  esagerazione.  L' altro  era  teore- 
tico, quello  cioè  della  pretesa  indebita  ingerenza.  Si  di- 
ceva, come  già  abbiamo  avuto  occasione  di  vedere:  la 
vostra  rinunzia  alla  regia  nomina  diventa  illusoria  se  voi 
conservate  il  regio  assenso  per  le  provviste  beneficiarie; 
quello  che  date  con  una  mano  lo  togliete  coir  altra,  cosi 
il  Papa  non  sarà  davvero  padrone  di  scegliersi  i  suoi 
organi,  la  Chiesa  non  diventerà  davvero  libera.  *  Col- 
l'exequatur  e  il  placet  lo  Stato  «  concorre  nell'elezione 
dei  vescovi,  giacché  obbliga  indirettamente  a  scegliere 
quelli  che  piacciono  o  non  dispiacciono  a  lui;  *  anzi  il 
regio  assenso  in  certo  qual  modo  non  è  solo  una  misura 


*  Vedi  p.  es.  Senato,  27  aprile  1871,  pag.  532,  coL  1%  Amabi 
profi  M.;  sopra  (pag.  310,  n.  3)  riferito. 

»  Deputati,  17  marzo  1871,  pag.  806,  col.  1%  Db  Falco  guarda- 
liigilli  ;  sopra  (pag.  280,  n.)  riferito.  —  Cosi  opinava  anche  il  giù- 
risdizionalista  Mancini,  quantunque  volesse  conservare  Texeqoatur 
e  il  placet  per  le  provviste  beneficiarie;  Deputati,  28  genn.  1871, 
pag.  414,  col.  2*,  (pag.  280,  n.)  sopra  riferito. 

*  Deputati,  14  marzo  1871,  pag.  771,  col.  3%  Pescatori;  sopra 
(pag.  280,  n.)  riferito. 


§8]  SEPARATISMO  341 

repressiva,  ma  anche  preventiva:  *  la  concessione  del 
medesimo,  aggiungeva  qualcuno,  potrebbe  divenire  uno 
strumento  per  ottenere  l'appoggio  di  un  partito  cleri- 
cale. *  Tutto  ciò,  secondo  noi,  in  fondo  è  vero,  ma  fatta 
esclusione  dell'ultimo  fatto,  non  perciò  ingiusto;  anzi  sa- 
rebbe sempre  meno  del  giusto  secondo  il  nostro  concetto 
dei  diritti  dello  Stato  sulle  associazioni,  fondazioni  e 
corporazioni. 

Ma  il  principio  dell'incompetenza  era  in  fondo  quello 
della  grandissima  maggioranza  delle  due  Camere;  gli^ 
stessi  sostenitori  dell' exequatur  e  placet  beneficiari, 
non  lo  oppugnavano  neppur  essi.  Infatti  difendevano  la 
loro  proposta,  non  come  definitiva,  giusta  in  sé  medesima, 
sibbene  come  temporanea,  da  durare  finché  non  sarà  rior- 
dinata la  proprietà  ecclesiastica.  Allora,  dice  la  proposta 
della  Giunta  divenuta  legge,  allora  il  regio  assenso  ces- 
serà anche  in  materia  beneficiaria.  ^Ma  si  sentiva  dagli 


*  Ibid.,  16  marzo,  pag.  797,  col.  2*,  Peruzzi:  «  A  me  pare  che 
anche  Fexequatar  sia  un  mezzo  preventivo,  in  quanto  che,  quatodo 
io  nego  r exequatur  impedisco  al  Papa  di  nominare  un  vescovo  che 
a  me  non  par  buono.  > 

*  Ibid.,  Peruzzi:  «  Non  potrebbe  accadere  che  il  placet  divenisse 
strumento  per  ottenere  al  servizio  di  un  partito  T  appoggio  dell^in- 
fiuenza  di  un  qualche  vescovo?  —  Quindi  io  credo  che,  anche  nel- 
r  interesse  del  libero  svolgimento  delle  istituzioni  civili,  sia  gran- 
demente desiderabile  che  cessi  ogni  motivo  di  relazione  fra  lo  Stato 
e  la  Chiesa,  che  cesai  ogni  interesse  misto  delle  due  società.  > 

'  Si  è  osservato,  che  ciò  non  è  detto  esplicitamente  nella  legge, 
che  secondo  questa  il  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica  non 
implica  necessariamente  Tabolizione  deli^exequatar  e  del  placet  in 
materia  beneficiaria,  che  Tespressione  «  sarà  »  può  avere  significato 
ipotetico,  cioè  «  nel  caso  che  venga  provveduto  altrimenti,  »  e  che 


3^42  SEPARATISMO  [§8 

stessi  separatisti  che  il  pericolo  sarebbe  stato  più  grave, 
se  contro  i  parroci  e  i  vescovi  più  reazionari  eletti  esclu- 
sivamente dal  Vaticano  e  dai  suoi  proconsoli  non  si  con- 
servasse il  diritto  del  veto,  pericolo  che  non  si  sarebbe 
potuto  scansare  colla  sostituzione,  suggerita  da  taluno, 
dell'exequatur  e  del  placet  comunale:  *  fu  questo  il  vero 
motivo  per  cui  si  respinse  la  proposta  del  Ministero. 

Per  la  città  di  Roma  e  per  le  sei  sedi  suburMcarie 
fii  fece  eccezione  alla  disposizione  generale  sul  regio 
assenso  per  le  provviste  beneficiarie:  colà  non  è  richiesto: 
colà  si  volle  lasciare  la  Santa  Sede  pienamente  libera, 
senza  limite  alcuno.  Questa  eccezione  fu  ammessa  dalla 
Camera  e  dal  Senato  senza  discuterla,  ma  forse  anche 
senza  darsene  chiara  ragione.  Il  motivo  non  è  quello 
esclusivo  di  concedere  una  specie  di  territorio  spirituale 
immune,  una  specie  di  città  Leonina  spirituale;  no,  è 
invece  l'altro,  che  i  vescovati  e  la  maggior  parte  dei  be- 
neflcii  ossia  offlciidi  questo  territorio  sono  organi  teo- 
reticamente necessari  delle  funzioni  spirituali  del  Papa. 


per  questo  stesso  caso  non  si  eselade  che  il  Governo  possa  sosti- 
tuire airezequatur  o  placet  un'altra  forma  analoga  di  veto  o  simili 
ICorte  di  appello  di  Palermo  in  causa  Areiveseovo  di  Paìemm 
contro  Prefetto  di  Palermo^  16  ott.  1875  {Circolo  giuridico^  voi  VI, 
1875,  parte  II,  pag.  240;  riferito  presso  Tiòpolo  cit.,  pag.  76)].  Ms 
lo  spirito  dei  legislatori  ò  quello  esposto  nel  testo. 

1  Deputati,  0  febb.  1871,  pag.  547,  col.  2%  Sineo:  «  Quando  to- 
gliete la  necessità  deirezequatnr  regio,  mettete  almeno  Texequatnr 
provinciale  o  comunale,  perchè  la  massa  dei  cittadini  cattolici  posu, 
quando  crede,  esercitare  un  giusto  sindacato  su  questi  ordini  della 
Santa  Sede.  » 


§  8]  SEPARATISMO  343 

Questo  sarebbe  stato  il  giusto  motivo,  anche  quando  non 
fosse  stato  quello  della  Giunta.  E  infatti  i  Cardinali,  or- 
gani, secondo  la  costituzione  moderna  della  Chiesa,  neces- 
sari della  Santa  Sede  portano  il  titolo  di  una  delle  chiese 
di  Roma  o  delle  sei  sedi  suburbicarie,  sia  come  diaconi, 
sia  com^^reti,  sia  come  vescovi.  *  L'exequatur  e  il  placet 
in  Roma  e  nelle  sei  sedi  suburbicarie,  avrebbero  dunque 
impedito  al  Papa  di  scegliersi  i  suoi  organi  necessari 
fra  i  più  ultra-cattolici.  La  Legge  rispetta  questo  bi- 
sogno della  Santa  Sede,  come  rispetta  quello  analogo  di 
prepararsi  un  clero  secondo  le  sue  idee,  liberando  gli 
istituti  ecclesiastici  romani  d*  istruzione  e  d*  educazione, 
da  ogni  ingerenza  scolastica  governativa. 

Per  simili  motivi,  siccome  il  papato  è  un'autorità  in- 
ternazionale in  quanto  il  cattolicismo  ha  seguaci  nume- 
rosi in  vari  Stati,  cosi  la  Legge  soddisfa  al  bisogno  della 
Santa  Sede  di  prendere  i  suoi  organi  anche  fuori  del 
Regno,  e  quindi,  come  vedemmo,  agli  stranieri  investiti 
di  uffici  ecclesiastici  nella  città  di  Roma  concede  (art.  10) 
le  stesse  guarentigie  personali  che  ai  cittadini  italiani. 
Il  medesimo  motivo  vale  anche  per  la  collazione  dei  be- 
nefizi maggiori  e  minori  nella  città  di  Roma  e  nelle  sei 
sedi  suburbicarie,  non  solo  in  quanto  non  è  soggetta  al 
regio  assenso  (art.  16),  sibbene  anche  in  quanto  quei 
benefizi,  poiché  per  la  maggior  parte  servono  di  titolo 
pei  cardinali,  sono  esenti  dal  bisogno  del  requisito  di 
nazionalità  in  coloro  a  cui  vengono  conferiti  (art.  15). 


*  Vedi  p.  es.   Hinschius   cit.,  Bd.  I,  §  33  (Numero  e  titolo  dei 
Cardinali),  pag.  338-39.' 


344  SEPARATISMO  [  §  S 


5.  Appello  ab  abuso 

Per  compire,  secondo  le  idee  della  maggioranza  della 
Camera,  la  separazione  dello  Stato  dalla  CMesa,  era 
necessario  abolire  V  appello  ab  abusu,  che  era  stato 
riordinato  e  reso  uniforme  per  tutto  il  Regno  colla 
Legge  sul  Consiglio  di  Stato,  del  20  marzo  1865.  Quasi 
tutti  erano  d'accordo  suir abolizione;  il  principio  del- 
l'incompetenza  qui  faceva  giuoco  più  che  mai.  Noi,  si 
diceva,  qui  rappresentiamo  i  cittadini  e  non  i  fedeli,  ' 
come  Deputati  non  abbiamo  né  il  diritto  né  il  dovere 
di  difendere  il  basso  clero  contro  l'alto.  *  I  giurisdizio- 
nalisti,  invece,  osservavano,  che  l'abolizione  dell'appello 
ab  abusu  avrebbe  reso  il  basso  clero  schiavo  dell'alto;  ' 


*  Vedi  1  passi  riferiti  sopra  a  proposito  della  rinanzia  alla  regia 
nomina,  a  pag.  255,  n.  I. 

*  Deputati^  16  marzo  1871,  pag.  797,  col.  2%  Peruzzi:  «  conce- 
detemi di  dirvi,  o  signori,  come  io  non  concepisca  questa  mania, 
che  a  molti  in  questo  Parlamento  ed  a  molti  di  coloro  che  hanno 
scritto  sa  questa  materia  è  venuta  in  mente,  che  a  noi  spetti  la 
missione  di  difendere  il  clero  inferiore  ed  i  credenti  contro  gli  abusi 
dei  vescovi,  del  Papa,  della  Curia  romana.  Io,  in  verità,  come  de- 
putato, come  uomo  politico,  non  ho  la  coscienza  di  aver  questa 
missione.  » 

'  Ibid.,  28  genn.,  pag.  413,  col.  3%  Mancini  :  «  Il  correttivo  del- 
r  ingerenza  della  sovranità  civile  per  la  cognizione  ed  impedimento 
degli  abusi  degli  ecclesiastici  cesserà,  ma  non  a  profitto  della  libertà 
e  della  giustizia,  bensì  a  profitto  d^iirabuso,  della  licenza  di  oppri- 
mere e  di  calpestare  le  leggi  stesse  dalla  Chiesa  ;  si  verrà  ad  intro- 
durre e  a  sciogliere  da  ogni  salutare  freno  e  ritegno  il  dispotismo 


§  8]  SEPARATISMO  S45 

qualcuno  sosteneva  che  lo  Stato  ha  il  dovere  di  tute- 
lare i  preti  al  pari  degli  altri  cittadini,  specialmente 
contro  Tarma  illecita  dell'  «  ex  informata  conscientia;  »  » 
ma  dalla  quistione  di  fatto  a  quella  di  diritto,  dei  prin- 
cipii,  ben  pochi  ci  si  elevarono;  fra  essi  emerge  il  giu- 
reconsulto Pescatore. 

Egli,  svolgendo  la  teoria,  che  concepisce  la  Chiesa  al 
pari  delle  altre  associazioni  o  fondazioni  o  corporazioni, 
sviluppò  il  seguente  ordine  d*idee.  La  Commissione  parte 
dal  concetto,  '  che  la  Chiesa  sia  una  società  privata  che 


teocratico.  »  —  Ibid.,  31  genn.,  pag.  434,  col.  1^,  lo  stesso  Bonghi 
abolizionista:  Conservando  TexeqoatQr  e  il  placet  solo  per  le  prov- 
viste beneficiarie,  ed  abolendo  Tappello  ab  abasa,  €  rendete  servo 
tatto  il  clero,  tutta  la  plebe  dei  fedeli  d*  Italia,  alla  quale  non  resta 
altro  diritto  che  quello  del  ribellarsi,  che  non  è  un  diritto,  ma 
bensì  una  disperazione  più  difficile  in  questa  che  in  ogni  altra  cosa. 
L'arbitrio  assoluto  del  capo,  la  servitìi  supina  delle  membra:  questa 
si  chiama  la  libertà  della  Chiesa!  »  ^  Cfr.  i  passi  riferiti  sopra, 
a  pag.  98,  n.  1  ;  e  a  pag.  99,  n.  1. 

*  Ibid.  24  genn.,  pag.  366,  col.  1%  Morelli  Saltatore:  €  E 
quando  col  giudizio  capriccioso  delFex  informata  conscientia,  Talto 
clero  lo  [il  basso]  chiuderà,  lo  strazierà,  gli  t&rk  impedimento  al- 
Fesercizio  deli'  ufidcio,  che  gli  procaccia  il  vivere,  come  potrà  un 
Governo  civile  permettere  tanta  iattura  sotto  i  suoi  occhi,  all'ombra 
di  uno  Statuto  che  tutela  tutti  gli  altri  cittadini?  »  —  Senato^ 
1*  maggio  1871,  pag.  565,  col.  2%  Siotto  Pintor;  «  Non  sono  forse 
cittadini  i  sacerdoti  minori?  0  quale  altra  idea  ci  facciamo  noi 
del  Governo  se  non  se  quella  di  protettore  di  tutti  i  diritti?  > 

*  Questo  era  il  di  lei  concetto  fondamentale  e  generale:  talvolta 
si  usava  il  paragone  delle  sentenze  ecclesiastiche  con  quelle  degli 
Stati  esteri,  le  quali,  prima  di  ricevere  esecutorietà,  subiscono  on 
esame  di  prelibazione:  ma  questa  era  una  semplice  imagine;  non 
s'intendeva  perciò  aderire  al  concetto  del  Ministero  che  il   Papa 


346  SEPARATISMO  [  §  8 

voglia  far  valere  i  suoi  Statuti,  senza  averli  sottoposti 
a  ir  approvazione  dello  Stato  sin  da  quando  furono  for- 
mati: *  ciò,  mancando  in  Italia  una  legge  sulle  associa- 


faiM  un  essere  estraterrìtoriale,  e  molto  meno  a  quello  che  la  Chiesa 
fosse  un' istitazione  affatto  indipendente  dallo  Stato.  Cfr.  sopra, 
jiag.  86,  n.  2.  —  Il  Bonghi,  relatore,  nella  discussione  notava  la  con- 
(radlzione  del  sistema  dell' ipotetica  associazione  privata;  ma  solo 
in  quanto  la  proprietà  ecclesiastica  dipende  direttamente  dallo  Stato, 
in  quanto  non  è  riordinata  in  modo  che  la  sua  amministrazione 
sia  nelle  mani  dei  membri  dell'associazione,  dei  fedeli,  Deputati, 
17  marzo  1871,  pag.  811,  col.  3\ 

'  Crediamo  utile  riferire  T  esplicazione  del  Minghettf,  Stato  e 
Chiesa^  cit,  pag.  132-33:  «  Ma  a  chi  ponga  mente,  assai  di  leg- 
gieri si  fa  manifesto  che  v*è  un'altra  sorte  di  cpnflitti  [oltre  t 
quelli  «  che  scaturiscono  da  rapporti  puramente  morali  e  religiosi, 
che  hanno,  per  dir  cosi,  il  termine  loro  nell'animo  umano  »],  e  che 
ugni  atto  0  decreto  ecclesiastico  può  avere,  ed  ha  il  più  delle  volte 
degli  effetti  giuridici  e  materiali»  Vi  sono  dei  diritti  personali  e 
reali  che  vogliono  essere  tutelati,  come  l'uso  dei  templi,  il  possesso 
delle  temporalità,  e  via  dicendo.  Poniamo  che  la  interdizione  dai 
vari  uffici  abbia  per  conseguenza  di  togliere  ad  un  prete  il  bene- 
Acio:  ora,  se  egli  avesse  qualche  ragione  da  addurre,  a  chi  dove 
rivolgersi?  Imperocché,  secondo  il  nostro  sistema,  ogni  ricorso  al 
Governo  in  via  amministrativa,  ogni  appello  da  abuso  son  cancel- 
lati dalla  giurisprudenza.  Or  dunque  in  questi  casi  a  chi  si  ricorre? 
In  che  modo  si  giudica?  Qual  ò  il  tribunale  competente!  Questo 
ultimo  nodo  è  solubile  secondo  il  nostro  avviso,  mentre  partiamo 
ognora  dal  diritto  comune  ;  sicché  il  Tribunale  competente  é  il  oie- 
desimo  al  quale  ogni  cittadino  si  rivolge,  come  lo  Stato  è  quello 
elio  ha  la  suprema  tutela  di  tutti  i  diritti.  E  questo  si  trova  anche 
neir  articolo  17  della  legge  delle  guarentigie  già  citata.  Ma  con  quali 
regole  giudicherà  siffatto  Tribunale,  se,  come  abbiamo  detto,  non  si 
tratta  di  conflitti  che  nascano  dalle  leggi  generali,  e  dal  codice?  La 
mìa.  soluzione  del  problema  che  si  presenta  all'animo  è  questa,  che 


%S]  SEPARATISMO  347 

zìoni,  è  possibile;  ma  non  esclude  razione  dello  Stato; 
semplicemente  ali*  azione  amministrativa  si  sostituisce 
quella  giudiziaria,  *  anche  secondo  la  Commissione.  Io 


dovrà  giudicare  come  giudica  di  ogni  obbligazione   che  nasce  da 
contratto:  cioè  pigliare  a  Boa  norma  lo  statato  dell' associazione  o 
corporazione;  esaminerà  se  i  diritti  e  gli  obblighi  che  ne  discendono 
per  coloro  i  qoali  ne  fanno  parte  abbiamo  conseguenze  giuridiche, 
e  porterà  sopra  di  queste  il  suo  esame  e  la  sua  decisione.   U  che 
però  ò  subordinato  a  due  condizioni:   la  prima  che  I- attore  e  il 
convenuto  abbiano  fatto  e  facciano  veramente  parte  dell' associa- 
zione: la  seconda,  che  la  regola  desunta  dallo  statuto  dell' associa- 
zione, e  che  qui  si  tratta  di  applicare,  non  contenga  cosa  che  offenda 
le  leggi  e  il  diritto  pubblico  [Nota.  Dico'  anche  il  diritto  pubblico 
e  per  conseguenza  la  sicurezza  dello  Stato].  »  —  pag.  134:  €  La 
dizione  in  cui  si  presentava  tale  concetto  era  la  seguente:  €€  Le 
costituzioni  ed  i  canoni  della  Chiesa  cattolica,  cessando   di  avere 
autorità  di  legge  nello  Stato,  sono  considerati  come  regolamento  o 
statuto  particolare  di  essa  Chiesa;  e  per  gli  effetti  civili  che  ne 
derivano  nelle  relazioni  reciproche  tra  i  suoi  componenti  o  tra 
ciascuno  di  loro  e  la  società  religiosa  nel  regno,   possono  essere 
invocati  da  coloro  che  fanno  parte  di  questa  dinanzi  alle  autorità 
ed  ai  tribunali  civili,  in  quanto  non  siano  contrari  al  diritto  poli- 
tico ad  alle  leggi  dello  Stato.  »  »  [Nota.  Progetto  di  legge  €  sulla 
libertà  della  Chiesa  e  sulla  liquidazione   dell'asse  ecclesiastico,  » 
17  gennaio  1867;  discorsi  Borgatti,  9  e  15  luglio  1867;  e  la  lettera 
del  Borgatti  medesimo  a  H.  de  Lagardie,   Firenze,   1860.]   Questo 
articolo,  come  accennai  dianzi,  suscitò  tali   contrarietà  da  render 
vana  persino  ogni  discussione.  » 

*  Questo  concetto  fu  accennato,  ma  non  esplicato,  anche  dallo 
SciALoiA,  Senato,  1°  maggio  1871,  pag.  563,  coL  2^:  «  E  per  vero, 
se  in  quest'atto  concernente  una  materia  eh' è  nel  tempo  stesso 
ecclesiastica  e  civile  e  feudale  [parla  dell' exequatur  e  placet  per 
le  provviste  beneficiarie],  e  che  non  è  punto  riformata  da  questa 
legge,  voi  credete  che  non  sia  necessaria  la  ingerenza  del  potere 


348  SEPARATISMO  [§8 

accoglierei,  proseguiva  il  Pescatore,  questo  concetto,  ma 
alle  seguenti  condizioni:  1*  [condizione  che  era  sottin- 
tesa dalla  Giunta  e  che  viene  sottintesa  nella  Legge] 
che  si  riconosca  ai  tribunali  ordinari  il  diritto  di  revi- 
sione degli  Statuti  delle  autorità  ecclesiastiche:  2*  [con- 
dizione che  non  è  esplicitamente  esclusa  dalla  Giunta 
né  dalla  Legge,  ma  che  viene  esclusa  dallo  spirito  della 
discussione  e  dal  principio  delia  pretesa  incompetenza] 
che  i  fedeli  possano  accusare  i  loro  capi  per  le  viola- 
zioni degli  Statuti,  [questa  è  una  parte  essenziale  del 
concetto  storico  dell' appello  ab  abusu]:  3*  si  dichiari  per 
legge  il  principio,  che  la  Chiesa  è  una  società  privata, 
che  chiede  l'esecuzione  dei  suoi  Statuti.  * 


esecutivo,  voi  dovreste  per  lo  meno  sostituirvi  Tiogerenza  del  po- 
tere giudiziario.  » 

*  Deputati^  18  marzo  1871,  pag.  816,  col.  2a,  Pescatore:  «  Se- 
condo il  concetto  della  Commissione,  la  Chiesa  cattolica  deve  con- 
siderarsi come  un'associazione  privata,  la  quale  voglia  far  valersi 
suoi  statuti  di  fronte  ai  tribunali  dello  Stato.  —  A  questo  modo,  o 
signori,  rinasce  tutto  quanto  il  diritto  canonico,  e  tutti  quanti  i 
provvedimenti  deirautorità  ecclesiastica,  che  abbiano  base  nel  di- 
ritto canonico,  dovrebbero  ricevere  una  sanzione  coatta.  Cosi  che 
la  prima  parte  dell' articolo  in  discussione,  che  nega  T  esecuzione 
coatta  ai  provvedimenti  ecclesiastici  in  materia  spirituale  e  disci- 
plinare, sarebbe  poco  meno  che  annullata,  giacché  non  si  farebbe 
altro  che  sostituire  all'autorità  amministrativa  T  autorità  giudiziaria, 
e  quest* ultima  poi  sarebbe  tenuta,  come  già  appunto  T autorità  am* 
ministrativa,  a  riconoscere  in  ogni  caso  gli  effetti  giuridici  degli 
statuti  ecclesiastici  applicati  dall'autorità  ecclesiastica  a  dar  loro 
l'esecuzione  coatta.  —  A  me  pareva  che  questo  concetto  potesse 
essere  accolto,  però  a  tre  condizioni.  La  prima,  che  si  riconoscesse 
ai  tribunali  ordinari  il  diritto  di  revisione  dei  provvedimenti  del- 


§  8]  SEPARATISMO  349 

Il  Pescatore  non  potè  far  prevalere  questi  concetti 
innanzi  alla  Giunta;  e  allora,  prevedendo  che  non  sa- 
rebbero stati  approvati  neppure  dalla  Camera,  «  presentò 
una  proposta  meno  giurisdizionalista.  '  Restrinse  Tappello 


r^antorità  ecclesiastica  in  base  al  diritto  canonico.  —  La  seconda 
condizione  sarebbe  che  si  ammettesse  un  diritto  di  reciprocanze  tra 
le  autorità  ecclesiastiche,  tra  F associazione  cattolica  ed  i  suoi 
membri,  per  modo  che,  come  i  membri  dell* associazione  potrebbero 
essere  costretti  anche  dai  tribunali  ad  osservare  gli  statuti,  cosi 
possa  essere  a  sua  volta  costretta  l'autorità  stessa  ecclesiastica  a 
mantenere  la  giusta  e  leale  osservanza;  e  quindi  si  darebbe  anche 
ai  membri  della  società  cattolica  azione  contro  le  autorità  eccle- 
siastiche per  il  caso  che  il  diritto  canonico  fosse  violato  da  esse 
autorità  a  pregiudizio  dei  fedeli.  —  La  terza  condizione,  conse- 
guenza delle  prime  due,  sarebbe  che  il  principio  che  si  vuole  pre- 
sopporre,  il  principio  di  considerare  la  società  cattolica  come  una 
associazione  libera,  che  chiede  all'autorità  civile  la  protezione  per 
r  osservanza  dei  suoi  statuti,  fosse  chiaramente  espresso  nella  nostra 
l^S^S^t  per  ispiegare*  appunto  le  due  prima  condizioni  che  ho  indi- 
cate. » 

*  Ibid  [continuazione] .  »  Ed  è  in  questo  senso,  o  signori,  che  era 
formulata  quella  mia  prima  proposta,  che  fu  lungamente  discussa  nel 
seno  della  Commissione,  e,  rigettata  da  essa,  non  posso  sperare  di 
persuaderne  la  Camera;  e  per  questo,  e  come  risultato  delle  con- 
ferenze tenute  colla  Commissione,  io  ho  mutato  la  formola.  » 

'  Ibid.,  pag.  815,  col.  2-3%  articolo  sostitutivo  Pescatore:  €  In 
materia  spirituale  e  disciplinare  non  ò  ammesso  richiamo  od  appello 
contro  gli  atti  delle  autorità  ecclesiastiche,  ne  è  loro  riconosciuta 
od  accordata  alcuna  esecuzione  coatta,  benché  rivestano  la  forma 
di  sentenze  pronunziate  in  giudizio  da  esse  autorità,  —  La  cogni- 
zione delle  controversie  di  natura  civile  dipendenti  cosi  da  questi 
come  da  ogni  altro  atto  di  esse  autorità,  appartiene  ai  tribunali 
ordinari.  Però  tali  atti  sono  privi  di  effetto,  se  contrari  alle  leggi, 
al  diritto  ed  all'ordine  pubblico  dello  Stato,  o  se  lesivi  dei  diritti 


350  SEPARATISMO  [§8 

ab  abusu  alle  sole  controversie  dì  natura  civile,  e  alle 
altre  sulla  trasgressione  delle  leggi  dello  Stato  o  del 
diritto  pubblico,  escludendolo  per  la  semplice  trasgres- 
sione dei  canoni  ecclesiastici:  cosi  egli  intendeva  evitare 
lo  scoglio  della  pretesa  incompetenza.  Questa  proposta, 
nei  termini  in  cui  l'abbiamo  esposto,  non  differisce  gran 
fatto  da  quella  della  Giunta  e  dalla  Legge,  anzi  sembra 
ed  è  la  stessa  cosa.  Ma  la  differenza  consiste  neiresten- 
sione  che  il  Pescatore  dà  ai  suoi  concetti,  è  quistione 
di  gradi  oltre  che  di  parole  e  di  espressioni;  Giunta, 
Legge  e  il  Pescatore  ammettono  in  fondo  le  stesse  cose, 
se  non  che  le  prime  hanno  maggior  cura  di  darsi  Taria 
di  abolire  l'appello  ab  abusu;  anzi  credono  di  averlo 
addirittura  abolito;  *  l'altro,  invece,  non  ricerca  troppo 
di  sfuggire  il  vero  nome  delle  cose.  Ambo  le  parti  so- 
stengono che  la  giurisdizione  speciale  dell'appello  ab 
abusu  sia  abolita;  se  non  che  la  Giunta  e  la   Camera 


dei  cittadini^  e  potranno  anche  essere  formalmente  annullati  neirin- 
teresse  della  legge  e  pei  provvedimenti  che  di  diritto  soli*  istanza 
promossa  ex  ufficio  dal  pubblico  Ministero,  salvo  in  tatti  i  casi 
l'applicazione  delle  leggi  penali.  Ài  tribunali  ordinari  è  pure  de- 
voluta la  giurisdizione  che  la  legge  dell'unificazione  amministrativa 
del  regno  20  marzo  1865  (Allegato  D,  articolo  1%  n.  3)  attribuisce 
al  Consiglio  di  Stato.  »  —  La  disposizione  quivi  citata  è  la  se- 
guente: €  Il  Consiglio  di  Stato  esercita  giurisdizione  propria  pro- 
nunziando definitivamente  T,...  2°,...  3°,  sui  sequestri  di  temporalità, 
sui  provvedimenti  concernenti  le  attribuzioni  rispettive  delle  po- 
destà civili  ed  ecclesiastiche  e  sopra  gli  atti  provvisionali  di  sicu- 
rezza generale  relativi  a  questa  materia.  » 

»  Deputati,  18  marzo  1871,  pag.  818,  col.  2*,  Db  Falco  guarda- 
•igilli,  e  specialmente  ibid ,  30  genn.,  pag.  433,  col.  3*,  e  pag.  434, 
col.  1%  Bonghi. 


ià. 


§  8]  SEPARATISMO  351 

credevano  generalmente  che  essa  venga  di  fatto  abolita; 
il  Pescatore,  invece,  confessava,  che  essa  continua  a  sus- 
sistere quasi  tutta,  che  non  fa  che  trasportarsi,  che  can- 
giar nomo;  egli  perciò  non  dice  che  la  giurisdizione  ab 
abusa  sia  abolita,  ma  che  venga  trasferita  (escluso,  si 
intende,  l'appello  per  la  semplice  violazione  dei  canoni) 
dal  Consiglio  di  Stato  ai  tribunali  ordinari,  che  cioè 
rientra  nella  sfera  del  diritto  comune.  Il  Pescatore, 
adunque,  si  esprimeva  più  sinceramente  della  Giunta  e 
della  maggioranza  della  Camera. 

D'altra  parte  però  questa  maggiore  sincerità  di  lin- 
guaggio, non  proveniva  interamente  da  un  concetto  più 
chiaro  della  posizione  delle  cose  e  da  maggiore  fran- 
chezza; sibbene,  al  contrario,  era  in  parte  conseguenza 
di  un'altra  idea  poco  netta.  Dicemmo  come  il  Pescatore 
considerasse  la  Chiesa  al  pari  delle  altre  associazioni, 
fondazioni  e  corporazioni  di  fronte  allo  Stato;  ma  questo 
concetto  non  era  forse  ben  chiaro  nella  sua  mente.  Egli 
infatti  proponeva,  che  le  ordinanze  ecclesiastiche  non 
potessero  da  per  sé  stesse  avere  esecuzione  coatta  «  benché 
rivestano  la  forma  di  sentenze  pronunciate  in  giudizio.  » 
Ma  non  e'  é  bisogno  di  scriverlo  questo,  gli  si  rispondeva 
giustamente,  poiché  noi  non  riconosciamo  più  i  tribu- 
nali ecclesiastici  come  aventi  da  per  sé  stessi  autorità 
coattiva.  * 

Idee  poco  chiare  mostrava  il  Pescatore  anche  nel  pro- 
porre la  conservazione  dell'appello  ab  abuso  ex  officio. 
Gf lacchè  esso,  o  riguarda  gl'interessi  dei  privati,  ed  allora 


*  Deputati^  18  marzo  1871,  pag.  818,  col.  2*,  Db  Falco  guarda- 
sigilli. 


352  SEPARATISMO  [§8 

lo  Stato  deve  lasciarlo  in  piena  facoltà  loro;  o  si  rife- 
risce ad  interessi  pubblici,  ed  allora  lo  Stato  non  ha 
bisogno  di  sancire  una  forma  speciale  di  repressione, 
basta  il  diritto  comune.  Il  Pescatore  stesso  non  si  è  for- 
mulate queste  obbiezioni;  né  egli  né  altri  vi  ha  risposto 
nella  Camera.  Cappello  ab  abuso  ex  officio  anche  in 
materia  privata,  potrebbe  essere  realmente  utile,  in 
quanto  autorizza  il  Governo  a  procedere  in  certi  casi,  in 
cui  r  interessato  per  timore  o  per  altri  motivi  non  vo- 
glia prendere  T  iniziativa:  cosi  per  esempio  quando  si 
tratti  di  un  prete  sospeso  o  rimosso  per  semplici  mo- 
tivi politici.  Ma  allora  la  quistione  o  si  presenta  dal 
punto  di  vista  della  semplice  trasgressione  dei  canooi, 
per  la  quale  il  Pescatore  dichiarava  di  voler  abolito 
r appello;*  od  assume  importanza  pubblica,  politica,  e 
quindi  rientra  nel  diritto  comune  della  procedura  ex 
officio. 

Ma,  se  giuridicamente  il  celebre  giureconsulto  aveva 
torto,  tuttavia  la  sua  proposta  di  dichiarare  conser- 
vato r  appello  ab  abuso  ex  officio,  era  di  fatto  incon- 
scientemente  ben  motivata.  Ed  invero,  dall'insieme  della 
discussione  sulla  legge  delle  guarentigie,  risulta  che  F in- 
tenzione della  Camera  era,  che  l'appello  ab  abusu  ex 
officio  venisse  a  cessare  del  tutto  colla  nuova  Legge; 
anzi  da  taluno  si  faceva  consistere  la  differenza  tra  le 
vecchie  e  le  nuove  disposizioni  in  proposito,  quasi  esclu- 
sivamente in  questo  punto;  poiché  in  fondo  poco  impor- 
tava sé  gli  ecclesiastici  appellassero  anche  per  la  sem- 
plice trasgressione  dei  canoni  da  parte  dei  loro  superiori 


*  Ibid.,  pa^.  810,  col.  2»,  Pescatore. 


§  8]  SEPARATISMO  353 

quando  la  medesima  non  avesse  conseguenze  civili,  e  se 
la  giurisdizione  dal  Consiglio  di  Stato  passasse  ai  tri- 
bunali ordinari.  Ma  nella  grande  discussione  sulla  politica 
ecclesiastica,  tenuta  nella  Camera  dei  Deputati  nel  1875, 
si  espressero  altre  idee.  Il  Mancini  sostenne  allora,  che 
r  articolo  della  Legge  suir  ordinamento  giudiziario,  rela- 
tivo alla  procedura  di  ufficio  nei  casi  d'interesse  pub- 
blico, sia  applicabile  anche  in  materia  ecclesiastica;  «  ed 
il  guardasigilli  Vigliani  ne  conveniva,  e  prometteva  che 
all'uopo  avrebbe  dato  le  debite  istruzioni  ai  Procuratori 
del  Re,  se  pure  ce  ne  fosse  stato  bisogno.  ' 


*  Deputati^  3  maggio  1875,  pag.  2881,  col.  2»,  Mancini:  <  L*ono- 
revolo  guardasigilli  avrebbe  però  dovuto  rammentare  ciò  che  è 
scritto  neir articolo  139  della  nostra  legge  nell'ordinamento  giudi- 
ziario. Ivi  è  statuito  che  il  Ministero  pubblico  €€  veglia  air  osser- 
vanza delle  leggi  ed  alla  tutela  dei  diritti  dello  Stato,  provocando, 
in  caso  d'urgenza,  i  provvedimenti  che  siano  necessari;  promove 
la  repressione  dei  reati,  ed  ha  pure  azione  dibetta  per  fare  seguire 
ed  osservare  le  leggi  d'ordine  pabblico  e  che  interessano  i  diritti 
dello  Stato  semprechè  tali  azioni  non  sieno  ad  altri  pubblici  uffi- 
ciali attribuite.  »  —  Ora  T  articolo  17  [della  Legge  delle  guaren- 
tigie] cosi  prescrive:  «<  Tutti  gli  atti  deir autorità  ecclesiastica 
sono  privi  d* effetto^  se  contrari  alle  leggi  dello  Stato  od  aìV  ordine 
lìubhlico^  0  lesivi  dei  diritti  dei  privati.  »  —  Quando  un  diritto 
d*un  privato  è  leso,  T  interesse  privato  provvede;  ma  più  grande  ò 
il  numero  e  più  dannosi  gli  effetti  dei  provvedimenti  dei  vescovi 
che  sono  in  opposizione  colle  leggi  generali  dello  Stato,  ovvero  al- 
trimenti offendono  Verdine  pubblico  del  paese.  » 

*  Ibid.,  4  maggio,  pag.  2905,  col.  2^,  Vigliani:  €  Io  non  posso  che 
rispondere  in  modo  generico  ad  una  domanda  molto  generica  e  larga. 
Se  si  verificheranno  casi  nei  quali  veramente  il  Ministero  pubblico 
sia  chiamato  ad  esercitare  un*  azione  pubblica,  sia  civile  che  pe- 
nale, non  vi  è  dubbio  che  il  Governo   darà  disposizioni  perchè  il 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Ponti/lcie  23 


354  SEPARATISMO  [§8 

Una  differenza  più  fondamentale  tra  il  Pescatore  e  la 
Giunta  consisteva  neir  estensione  diversa,  che  s*inten* 
deva  dare  alle  controversie  di  natura  civile.  Il  primo 
accennò  ad  idee  giuste  in  proposito,  ma  senza  dar  loro 
uno  sviluppo  sufficiente,  che  non  fu  occasionato  dalla  di- 
scussione, poiché  esse  rimasero  non  confutate  né  appro- 
vate nella  Camera  dei  Deputati,  e  se  trovarono  qualche 
eco  in  Senato,  neppure  quivi  furono  prese  nella  debita 
considerazione.  Egli  scorse  gli  effetti  civili  che  hanno 
certi  atti  puramente  spirituali  o  disciplinari;  cercò  di 
risolvere  il  problema  senza  ledere  il  principio  della  pre- 
tesa incompetenza,  ma  non  vi  riuscì  se  non  per  una  sfera 
limitatissima  di  casi,  perchè  questa  volta  non  rimontò 
ai  principi  fondamentali  da  lui  per  altro  ritenuti  giusti. 
Egli  contempla  1  casi  della  scomunica  e  della  sospen- 
sione a  divìnis,  atti  puramente  spirituali  o  disciplinari, 
ma  che  hanno  conseguenze  pecuniarie,  impedendo  che 
il  prete,  continuando  nell*  esercizio  del  suo  ufficio,  ne 
percepisca  i  frutti.  Il  Pescatore  intende  risolvere  il  pro- 


Ministero  pubblico  adempia  questa  soa  missione  come  tutte  le  altre, 
e  sono  certo  che,  anche  senza  eccitamento  del  Governo,  gli  ufficiali 
del  Ministero  pubblico  adempiranno  siffatta  loro  missione;  ma  quando 
venisse  caso  in  cui  T  intervento  del  Governo  potesse  essere  oppor- 
tuno, non  mancherà  il  Ministro  di  fare  sentire  la  sua  parola  nei 
limiti  delle  sue  attribuzioni.  »  —  11  Yigliani  parla  anche  di  pro- 
cessi ab  aburu  intentati  dopo  il  1871,  ma  non  dice  se,  come  cre- 
derei, ex  officio;  ibid,,  col.  1^:  €  Si  sono  però  fatti  diversi  processi 
per  altri  abusi  commessi  da  membri  tanto  dell'  alto  come  del  basso 
clero.  —  Dal  1871  in  poi  risulta  dagli  atti  del  Ministero  che  fa- 
rono  &tti  34  processi  per  abusi  contro  vescovi  e  arcivescovi  e  132 
per  abusi  contro  membri  del  clero  inferiore.  » 


§  8]  SEPARATISMO  355 

blema  rimettendolo  alla  coscienza  dei  fedeli;  anzi,  nel- 
l'esempio  particolare  da  lui  preso  in  considerazione,  noti 
ad  essa,  ma  a  quella  del  rettore  od  amministratore  del 
tempio  rispettivo.  So  questi,  dice  il  Pescatore,  permette 
al  prete  scomunicato  o  sospeso  di  continuare  a  celebrar 
la  messa,  credendo  ingiusta  la  scomunica  o  sospensione, 
il  sacerdote  potrà  legalmente  continuare  a  percepire  i 
frutti  del  suo  ufficio;  altrimenti  no:  e  poco  importa,  con- 
tinuava il  giureconsulto,  che  il  vescovo  lanci  V  interdetto 
su  quel  tale  tempio,  dove  si  permette  allo  scomunicato  o 
sospeso  di  continuare  a  celebrar  messa,  il  rettore  della 
Chiesa  potrà,  se  lo  crede,  continuare  a  tenerla  aperta 
non  ostante  l'interdetto.  * 

Il  principio  accennato  dal  Pescatore,  contrario  all'in- 
tenzione del  relatore  Bonghi  *  e  degli  abolizionisti  del- 


*  Deputati,  18  marzo  1871,  pag.  816,  col.  1»,  Pescatore:  €  In- 
tendo anch'io  che  potrebbe  accadere,  a  cagione  d'esempio,  che  un 
sodalizio,  ritenendo  anch'esso  ingiusto  ed  illegale  il  decreto  del- 
l'autorità ecclesiastica,  accolga  il  prete  scomunicato  o  sospeso  a 
divinis,  e  l'ammetta^  ciò  non  ostante,  a  celebrare  la  messa  nella 
propria  chiesa;  ma  allora  o  signori,  in  questi  rarissimi  casi  spicca 
per  l'appunto  luminosissimo  il  vostro  principio  della  separazione 
della  Chiesa  dallo  Stato,  il  vostro  principio  che  consiste  in  negare 
l'esecuzione  coatta  in  materia  disciplinare.  —  Il  vescovo  lancierà 
l'interdetto  sulla  Chiesa;  il  popolo  terrà  in  quel  conto  che  crede 
la  messa  celebrata  dal  prete;  ma  se  il  possessore,  se  l' amministra- 
tore del  tempio,  considerato  dalla  legge  civile  come  proprietario, 
non  si  acquieta  al  decreto  dell'autorità  ecclesiastica,  questo  decreto 
non  ha  e  non  deve  avere  una  esecuzione  coatta.  » 

<  Deputali^  31  genn.  1871,  pag.  433-34,  BoNaBi:  €  Ora  non  si 
tratterà  solo  di  mettere  in  possesso  quelli  che  l'autorità  ecclesia- 
stica nomina;  si  tratterà  beasi  anche  di  espellere  dai  benefizi  quelli 


356  SEPARATISMO  [  §  8 

r  appello  ab  abusu,  *  è  giusto;  cerchiamo  di  svilupparlo 
e^di  precisarlo»  e  ne  vale  la  pena,  giacchò  si  tratta  di 
una  delle  quistioni  più  vitali  del  regime  intemo  della 
Chiesa  e  non  indifferenti  per  lo  Stato.  L*interesse  di 
questo,  e  della  moralità  e  della  civiltà  in  genere,  consi- 
ste in  ciò,  che  il  vescovo  per  mezzo  della  sospensione, 
scomunica  e  simili,  ha  in  mano  un*  arma  potentissima  per 
rendere  il  clero  schiavo  della  sua  volontà.  Bisogna  dun- 
que vedere  quali  ripari  si  possano  apporre  a  quest*  arma 
spirituale  ossia  disciplinare,  e  anzi  tutto  sin  dove  essa 
penetri.  Se  noi  ci  limitassimo  al  semplice  presente  giu- 
ridico dell*  Italia,  la  quistione  non  avrebbe  molta  im- 
portanza pratica;  perchè,  come  accennammo,  le  nostre 
Camere  se  ne  occuparono  poco  lasciando  sottinteso  che 
la  sospensione,  la  scomunica  e  simili  impedissero  1* eser- 
cizio delle  funzioni  spirituali.  Se  qualche  rettore  di 
Chiesa  od  economo  avesse  voluto  applicare  la  teoria  del 
Pescatore,  non  avrebbe  trovato  in  appoggio  neppure  di- 
chiarazioni della  Giunta  o  di  Deputati  come  per  le  ele- 
zioni popolari  dei  vescovi  e  dei  parroci;  la  polizia  sa- 
rebbe  intervenuta  e   avrebbe  represso   senza   nessuno 


che  r  autorità  ecclesiasti'»  dichiarò  indegni  e  ripudi.  Non  yì  sarà 
luogo  a  nessun  ricorso  al  Governo  per  gli  abusi  che  l'autorità  ec- 
clesiastica potesse  commettere  verso  il  beneficiato;  poiché  il  ri- 
chiamo a  quello  nasce  da  ciò  che  le  due  Autorità  hanno  proRO  parie 
airistallamento  del  parroco  nel  beneficio.  Quando  di  queste  due 
autorità  Tuna  dichiara  di  non  volere  più  concorrere,  e  T  altra  ft 
tutto,  V  autorità  civile  non  ha  più  diritto  d*  impedire  che  r  ordi- 
nanza ecclesiastica  sia  eseguita  in  tutto  e  per  tutto,  » 

*  Vedi  sopra  (pag.  272)  il  fatto  della  chiusura  della  chiesa  dei 
vecchi-cattolici  di  Grotte. 


§  8]  SEt>ARATISMO  557 

scrupolo,  per  quanto  minimo,  come  vedemmo  che  accadde 
nel  fatto  di  Grotte.  Tuttavia  dopo  il  1874  il  Governo  ha 
preso  un  indirizzo  più  energico  di  fronte  alla  Chiesa 
anche  su  questo  riguardo,  sicché  oggi  la  quistione  non 
può  dirsi  decisa,  non  solo  legislativamente,  ma  neppure 
dalla  giurisprudenza  e  nella  pratica;  essa  poi  è  sempre 
viva  dal  punto  di  vista  del  sociologo.  Giova  dunque  esa- 
minare, come  possa  liberalmente  e  giustamente  risol- 
versi secondo  i  principi  della  nostra  legislazione. 

Quando  esistevano  Texequatur  e  il  placet  in  tutta  la 
loro  estensione  e  non  soltanto  in  materia  beneficiaria, 
il  problema  si  risolveva  facilmente;  giacché  allora  non 
erano  in  voga  le  idee  di  separazione  e  d'incompetenza; 
lo  Stato  si  assumeva  ed  esercitava  il  diritto  di  rivedere 
e  cassare  le  sentenze  ecclesiastiche  anche  in  materia 
spirituale  o  disciplinare,  specie  quando  avevano  conse- 
guenze di  natura  civile,  come  quelle  che  derivano  dalla 
sospensione,  dalla  scomunica  e  simili.  Il  problema  nasce 
quando  si  mettono  innanzi  le  idee  esagerate  di  separa- 
zione e  d'incompetenza.  Secondo  noi,  la  separazione  non 
include  una  rinunzia  ai  diritti,  che  ha  lo  Stato  sulla 
Chiesa  come  su  tutte  le  altre  associazioni  o  fondazioni 
0  corporazioni,  e  quindi  T  incompetenza  si  limita  non  a 
tutta  la  materia  puramente  spirituale,  ma  a  quella  sola 
parte  di  essa  (della  libertà  di  coscienza)  che  non  abbia 
effetti  civili  contrarli  alle  leggi  dello  Stato  o  al  Diritto 
pubblico  od  anche  semplicemente  alla  morale.  Dunque, 
secondo  noi,  è  fuori  di  dubbio  il  diritto  dello  Stato  d'in- 
gerirsi nelle  quistioni  disciplinari  della  sospensione,  della 
scomunica  e  simili,  perché  possono  avere  conseguenze, 
sìa  civili,  sia  contrarie  alla  morale. 


358  SEPARATISMO  [§8 

Quali  sono  precisamente  le  conseguenze  civili?  La  so- 
spensione può  essere  inflitta  ad  un  prete  provvisto  di  be- 
neficio, 0  ad  uno  che  ne  sia  sfornito.  Nel  1^  caso,  essa  non 
implica  la  perdita  dei  frutti  del  beneficio;  ma  ci  sodo 
altri  gradi  di  punizioni  ecclesiastiche  che  la  includono 
in  parte  o  per  intero,  temporaneamente  o  definitivamente, 
cioè  la  <  privatio  beneficii,  »  la  «  depositio  »  e  la  «  de- 
gradatio.  »  *  Nel  2^  caso,  ossia  quando  il  prete  non  è  prov- 
visto di  beneficio,  egli  può  percepire,  e  di  solito  perce- 
pisce, la  cosi  detta  elemosina  della  messa.  Cioè,  esistono 
legati  0  fondazioni  di  messe  per  celebrarne  un  dato  nu- 
mero una  volta  per  sempre  od  ogni  anno,  in  suffragio 
deir anima  del  testatore  o  fondatore  o  di  altri  o  senza 
alcun  obbligo  speciale  (senz'obbligo  di  applicare  Tinten- 
zione  ad  una  data  anima):  di  siffatte  fondazioni  (non  le- 
gati per  una  volta  soltanto,  ma  fondazioni  perpetue)  ora 
non  potrebbero  stabilirsene  più  secondo  la  l^islazione 
italiana,  ma  in  realtà  la  legge  viene  elusa,  se  ne  fanno 
ancora,  sussistono  quelle  vecchie,  e  poi  ne  esistono  an- 
che fuori  d'Italia,  e  ci  sono  sempre  i  legati.  Ora,  il  prete 
sfornito  di  beneficio,  ordinariamente  procura  di  recitare 
le  messe  di  queste  fondazioni  o  legati,  e,  quando  esse 
non  gli  occupino  tutti  i  giorni  dell'anno,  cerca  di  pro- 
cacciarsene altre  da  pia  gente  che  fa  recitare  messe  alla 
giornata,  una  volta  tantum,  per  sé  o  pei  propri  con- 
giunti. Quando  adunque  si  lanci  contro  un  prete  sprov- 
visto di  beneficio  la  sospensione  a  divinis  od  altra  pena 
più  grave  che  implichi  questa,  gli  si  viene  a  togliere 
colla  messa  lo  strumento  dei  suoi  lucri;  giacché  quasi 


*  Vedi  p.  68   Friedbero,  cit,  pag.  182-83. 


§  81  SEt>ARATlSMO  359 

tutte  le  messe  che  egli  si  è  assunto  di  celebrare,  deve 
recitarle  ad  intentionem,  non  sono  messe  libere;  sicché 
per  quanti  giorni  dura  la  sospensione,  per  altrettanti 
persiste  la  mancanza  del  lavoro,  del  guadagno:  *  diversa- 
mente dal  sacerdote  provvisto  di  beneficio,  che  ha  le  mesSv-^ 
libere,  e  per  cui  quindi  la  semplìqe  sospensione  non  in- 
clude la  perdita  totale  dei  guadagni,  per  essa  occorre- 
rebbe un'  altra  pena  speciale,  che  sta  pure  in  facoltà  del 
vescovo  d'infliggere,  cioè  la  «  privatio  beneficii;  »  colla 
semplice  sospensione  egli  perderebbe  soltanto  il  frutto 
delle  messe  che  avrebbe  potuto  celebrare  applicandone 
l'intenzione  a  vantaggio  di  qualche  anima,  dietro  com- 
missione. 

La  sospensione  e  le  altre  pene  sono  dunque  tanto  più 
perniciose,  quanto  più  in  basso  cadono;  al  clero  sfornito 
di  beneficio  arrecano  più  danno  che  a  quello  che  n'è 
provvisto,  quindi  lo  rendono  più  servile  ancora  di  quanto 
possa  esserlo  per  la  sua  semplice  bassa  posizione. 

Dicevamo,  che  lo  Stato  ha  diritto  d'ingerirsi  in  questa 
quistione  non  solo  per  gli  efTetti  civili  che  ne  derivano, 
ma  anche  per  quelli  etici  e  nell'interesse  suo  speciale. 
Ed  invero  molti  preti  sono,  e  specialmente  sono  stati, 
perseguitati  dai  vescovi  colle  suddette  censure  esclu- 
sivamente pel  loro  carattere  conciliativo  o  liberale; 
l'arma  spirituale  viene  adunque  cosi  adoperata  contro 
l'ordine  pubblico,  il  che  certo  non  è  neppure  edificante 
per  la  morale  dei  cittadini. 


*  Ordinariamente  non  si  pone  mente  a  questo  &tto,  e  la  quistione 
dell'appello  ab  abusa  viene  limitata  ai  provvisti  di  beneficio,  cosi 
anche  dal  Piola,  Della  libertà  cit.,  pag.  110-11. 


360  SEPARATISMO  [§8 

Accennato  il  diritto,  secondo  noi  evidentissimo,  d  in- 
tervento dello  Stato,  vediamo  ora  come  esso  oggi  sia 
applicabile.  Ricordiamo,  che  la  Chiesa  è  considerata  dalla 
Legge  delle  guarentigie  come  un*  associazione,  la  quale 
air  occorrenza  chieda  1*  esecuzione  dei  suoi  Statuti,  la 
quale  sarà  accordata  quando  si  riconosca,  che  gli  articoli 
da  applicarsi  non  siano  contrari  alle  Leggi  o  al  Diritto 
pubblico.  Se  questo  principio  fosse  davvero  seguito,  invece 
di  venire  arrestato  nelle  sue  conseguenze,  il  problema 
non  sarebbe  difficile  a  risolversi.  Ed  invero,  il  cancro 
precipuo  della  sospensione  ed  altre  simili  pene  è  Tei 
informata  conscientia,  cioè  il  canone  che  conferisce  al 
vescovo  la  facoltà  di  sospendere  od  altrimenti  punire  un 
vescovo  senza  un  regolare  processo,  solo  sopra  infor- 
mazioni confidenziali.  Se  si  applicasse  il  puro  principio, 
che  lo  Stato  prima  di  riconoscere  la  Chiesa  in  una  qua- 
lunque delle  sue  forme,  di  associazione  o  corporazione  o 
fondazione,  debba  rivedernB  lo  Statuto,  esso  scioglierebbe 
un'  associazione  (o  fondazione  o  corporazione)  tanto  estesa 
e  potente,  la  quale  volesse  servirsi  di  un'  arma  così  ar- 
bitraria e  terribile;  posto  poi,  che,  come  secondo  la  Legge 
delle  guarentigie,  lo  Stato  non  voglia  far  dipendere  l'esi- 
stenza di  questa  associazione  del  previo  esame  dei  di 
lei  Statuti,  dovrebbe  tuttavia  all'occorrenza  dichiarare 
contrario  al  diritto  ed  all' ordine  pubblico  l'articolo  del- 
l' ex  informata  conscientia,  e  quindi  negare  forza  esecu- 
tiva agli  atti  dell'  autorità  ecclesiastica  fondati  sul  me- 
desimo. 

Ciò  potrebbe  farsi  più  facilmente  riguardo  ai  benefici. 
Questi  in  Italia  oggi  dipendono  dallo  Stato:  se  il  vescovo, 
ex  informata  conscientia,  priva  temporaneamente  o  de- 


§  8]  SEPARATISMO  36Ì 

finitivamente  il  prete  del  benefìcio,  i  tribunali  non  do- 
vrebbero riconoscere  forza  esecutiva  ad  una  tale  sentenza, 
dovrebbero  quindi  lasciare  che  il  beneflciario  continui  a 
percepire  i  frutti  del  beneficio. 

Ma  il  problema  si  complica  quando  non  si  tratti  di 
preti  forniti  di  beneficio.  Ed  invero,  quali  mezzi  ha  il 
Governo  per  impedire  in  questo  caso  gli  effetti  civili 
deir  arbitrio?  Essi  hanno  luogo  senza  bisogno,  che  la 
sentenza  del  vescovo  venga  innanzi  agli  Economati  od 
ai  Tribunali;  il  problema  sfugge  air  azione  dello  Stato 
per  rinchiudersi  nella  sfera  della  coscienza  e  dell'azione 
privata.  Il  Governo  non  può  impedire  al  popolino  di  cre- 
dere, che  la  maniera  di  punire  sopra  semplici  informa- 
zioni particolari  sia  giusta,  che  la  messa  celebrata  da 
un  prete  talmente  sospeso  sia  un  sacrilegio,  che  quindi 
essa  non  servirà  *di  suffragio  alle  anime;  il  Governo  non 
può  obbligare  i  privati  a  spendere  nel  loro  interesse  pri- 
vato il  loro  danaro,  quando  essi  credono  che  in  questo 
modo  non  farebbero  i  propri  interessi,  ma  anzi  si  rovi- 
nerebbero r  anima.  Il  prete  sospeso  perde  adunque  ordi- 
nariamente l'elemosina  che  egli  potrebbe  cavare  dalla 
celebraziane  avventizia  di  messe  con  intenzione  da  ap- 
plicare. Lo  stesso  può  dirsi  delle  messe  di  fondazioni 
illegali,  poiché  esse  sono  sotto  Y  ispezione  delle  chiese  e 
dei  parenti:  ma  qui  il  prete  potrebbe,  quando  volesse, 
celebrare  la  messa,  quantunque  sospeso,  minacciando  gli 
interessati,  che,  se  gli  si  oppongono,  denunzierà  al  Go- 
verno r  illegalità. 

L'azione  di  questo  potrebbe  però  esercitarsi  riguardo 
a  certi  contratti  di  messo,  di  natura  speciale.  Nelle  chiese, 
dove  mancano  benefici  suflJcienti  per  celebrare   tante 


tm 


SEt>ARATlSMO 


[§8 


ì 


I 


messe  quante  ne  occorrono  perchè  tutti  i  fedeli  la  ascol- 
tino, si  suole  convenire  con  preti  non  provvisti,  che  si 
darà  loro  un  tanto  per  la  messa  che  essi  celebreranno 
t^ei  soli  giorni  domenicali  o  festivi.  Ora,  quando  il  patto 
non  sia  orale,  ma  (il  che  di  solito  non  accade)  scritto; 
il  Governo  potrebbe  stabilire,  che  non  gli  darà  forza 
esecutiva,  a  meno  che  non  sia  fatto  colla  clausola  espli- 
cita 0  sottintesa,  che  la  sospensione  ex  informata  con- 
scientia  sia  nulla  di  fronte  alla"  legge,  non  abbia  effetti 
civili.  Lo  Stato  ha  il  diritto  di  regolare  la  natura  dei 
contratti,  egli  così  non  lederebbe  direttamente  la  assolata 
libertà  della  Chiesa,  libertà  che  del  resto  secondo  noi 
non  ha  diritto  di  essere  illimitata,  di  diventare  licenza.' 
Quest'ultimo  medesimo  caso  è  contemplalo  dal  Pesca- 
tore, ma  risoluto  in  un  modo  diverso.  Egli  non  parte 
dal  principio  del  diritto  dello  Stato  di  regolare  la  natura 
dei  contratti,  ma  dall'  altro  sopra  accennato,  che  i  fedeli 
f^ìBino  facoltati  essi  stessi  a  giudicare  della  legalità  od 
illegalità  delle  punizioni  ecclesiastiche;  egli  quindi  con- 
clude che,  se  i  locanti  vogliano  mantenere,  il  contratto, 
il  Governo  darà  ragione  a  loro  di  fronte  al  vescovo;  ma 
se  non  lo  vogliano  mantenere,  sono  padroni,  perchè  il 
contratto  suppone,  secondo  il  Pescatore,  la  clausola,  che 
il  prete  sia  capace  di  prestar  servizio  ossia  di  dir  messa. 
Il  Pescatore  dunque  lascia  i  locanti  giudici  della  legalità 


*  Questa  sola/ione  è  fondata  sul  diritto  privato,  corno  quella  del 
SiNEo  intorno  air  elezione  dei  vescovi  o  dei  parroci,  e  che  sopra  (pa- 
gina 229)  oppugnammo:  ma  il  nostro  caso  è  diverso  da  quello  del  Si- 
neo;  nel  nostro  si  tratta  veramente  di  diritto  privato,  di  contratti: 
mentre  reiezione  dei  vescovi  e  dei  parroci  è  un  fatto  di  diritto 
pubblico. 


§8J  SEPARATISMO  363 

od  illegalità  della  punizione  e  quindi  della  capacità  od 
incapacità  del  prete.  »  —  Secondo  noi,  invece,  per  ora  lo 
Stato  non  dovrebbe  lasciare  questo  giudizio  ad  essi,  nep- 
pure esprimerlo  egli  esplicitamente,  ma  supporlo;  sup- 
porlo non  partendo  dal  punto  di  vista  religioso,  ma  dal' 
punto  di  vista  civile,  dal  suo  diritto  di  regolare  la  na- 
tura dei  contratti:  il  contratto  non  si  dovrebbe  dichiarare 
sciolto  quando  la  cessazione  della  capacità  del  prete  non 
fosse  dimostrata  dietro  un  processo  regolare,  ex  infor- 
mata conscientia.  Dico  per  ora,  cioè  in  vista  delle  pre- 
senti condizioni  della  nostra  legislazione.  Quando  poi  si 
volesse  fare  una  riforma  radicale,  regolando  la  materia 
come  logicamente,  secondo  i  criteri  del  Diritto  pubblico, 
dovrebbe  andare  regolata,  allora  sarebbe  il  caso  di  ap- 
plicare il  principio  accennato  dal  Pescatore,  ma  modi- 
ficandolo e  limitandolo.  Allorché  la  proprietà  ecclesiastica 
fosse  riordinata  in  modo  costituzionale  (del  che  parleremo 
appresso),  e  le  spese  del  culto  dipendessero  dai  fedeli 
stessi  organizzati  in  un'amministrazione  costituzionale; 
allora  si  che  sarebbe  il  caso  di  applicare  il  principio  del 


*  Deputati^  18  marzo  1871,  pag.  816,  col.  1%  Pescatobe:  «  Può  an- 
che accadere  che  il  cappellano  sospeso  a  divinis  abbia  un  contrIRo  col 
sodalizio,  e,  quantunque  sospeso,  pretenda  di  continuare  T esecuzione 
del  suo  contratto.  Ebbene,  o  signori,  in  questo  caso  la  magistratura 
non  ha  altro  ufficio  che  quello  di  interpretare  il  contratto,  e  ritenendo 
che  nella  capitolazione  si  sottintende,  quantunque  non  espressa,  la 
condizione  che  il  prete  abbia  diritto  air  esecuzione  del  contratto,  in 
quanto  continui  ad  avere  canonicamente  T  esercizio  del  suo  ufficio, 
Tautorità  giudiziaria  darà  esecuzione  al  decreto  vescovile  indiretta- 
mente, ma  sempre  secondo  il  principio  e  nelle  forme  del  diritto  civile, 
e  come  diesi,  interpretando  il  contratto.  »  Cfr.  sopra  a  pag.  355,  n.  1. 


304  SEPARATISMO  t§B 

Pescatore:  giacché  il  corpo  degli  amministratori  coin- 
ciderebbe col  corpo  stesso  dei  fedeli,  o  ne  sarebbe  la 
legittima  costituzionale  rappresentanza.  Ma  al  presente 
gli  amministratori  delle  chiese  non  sono  gli  organi  co- 
stituzionali dei  fedeli;  sono,  invece,  di  solito  dei  zelanti, 
organi  ciechi  del  vescovo.  Quindi  lasciare  a  loro  di  de- 
cidere sulla  legalità  od  illegalità  della  punizione,  sarebbe 
lo  stesso  che  lasciare  il  vescovo  senza  alcun  controllo; 
la  proposta  del  Pescatore,  nello  stato  presente  delle  am- 
ministrazioni delle  chiese,  sarebbe  illusoria.  Del  resto, 
anche  quando  le  amministrazioni  diventassero  gli  organi 
costituzionali  dei  fedeli,  non  perciò  lo  Stato  perderebbe 
il  diritto  di  regolare,  come  sopra  suggerimmo,  la  natura 
del  contratto  di  messe  domenicali,  e  non  cesserebbe  nep- 
pure il  motivo  pratico  di  regolarla  a  questo  modo,  giacché 
noi  ignoriamo,  come  già  dicemmo,  quale  sarebbe  l'esito 
di  elezioni  di  amministratori  o  di  ecclesiastici  fatte  po- 
polarmente, specie  nei  primi  tempi. 

Ma  la  proposta  di  presumere,  per  legge,  nulle,  riguardo 
ai  contratti  per  messe,  le  sentenze  ex  informata  con- 
scientia,  avrebbe  poca  importanza  pratica,  stante  che  di 
solito  essi  sono  puramente  orali.  Di  più,  sono  convenuti 
pei  ^mplici  giorni  domenicali  e  festivi;  onde  per  gli  altri 
sei  della  settimana  il  prete  resterebbe  sempre  privo  del 
mezzo  di  guadagnarsi  la  sussistenza,  giacché  non  si  può 
obbligare  i  privati  a  far  recitar  messe  da  coloro  che 
credono  incapaci  di  ciò.  Penetrati  della  verità  e  gravità 
di  questi  fatti,  i  Deputati  Petruccelli  *  e  Passaglia  '  ave- 


*  Proposta  di  legge  del  deputato  Petruccelli  della  Gattina  letta 
il  21  giugno  1862  {Deputati,  pag.  2963,  col.  3*),   presa   in   censi- 


§  8]  SEPARATISMO  365 

vano  già  proposto  di  obbligare  il  vescovo  a  ÌDdennizzare 
il  sospeso,  il  che  allo  Stato  sarebbe  materialmente  pos- 
sibile, sequestrandogli  una  parte  della  mensa.  E  secondo 
noi  sarebbe  giusto,  in  quanto  lo  Stato  ha  il  diritto  di 
tutelare  gli  ufficiali  di  un*  istituzione  qualunque  ^  contro 


derazioDe  nello  stesso  giorno  (pag.  2967,  col.  3^}:  <  Art.  1.  I  ve- 
scovi non  possono  pronunziare  condanne  ecclesiastiche  prima  di 
averne  data  comunicazione,  con  esposizione  dei  motivi,  al  presidente 
del  tribonale  civile  piii  vicino  alla  diocesi.  —  Art  2.  Sono  proibite  le 
condanne  ecclesiastiche  che  producano  per  conseguenza  lesioni  ma« 
teriali  o  economiche.  —  Art.  3.  Le  lesioni  materiali  o  economiche 
constatate  per  sentenza  di  tribunale  hanno  diritto  d' indennità  sulle 
rendite  delle  mense  vescovili-  —  Art  4.  Il  ricorso  al  Consiglio  di 
Stato  di  ambe  le  parti  per  giudizio  definitivo  è  di  diritto.  »  — 
Ibid.»  pag.  2964,  col.  1%  Petruocelli:  <  egli  [un  certo  prete]  è  stato 
spogliato  [colla  sospensione  a  divinis]  deiristromento  di  lavoro  che 
gli  dava  la  vita,  vale  a  dire  della  messa  » 

*  Progetto  di  legge  del  deputato  Passaglia  letto,  dietro  autoriz- 
zazione degli  Uffici  li.  III  e  IX,  il  25  aprile  1863;  svolto  il  1»  maggio, 
e  ritirato  pel  motivo  che  non  sarebbe  stato  approvato  (ibid.,  pag.  4744, 
col.  3^);  pag.  4701,  col.  2^,  Deputati^  art.  8:  «Qualunque  censura 
o  pena  ecclesiastica  che  venga  inflitta,  trascurate  le  disposizioni 
canoniche  e  non  curata  la  legittima  e  regolare  procedui'a,  non  sor- 
tiranno giammai  Teffetto  civile,  nò  cagioneranno  decadenza  dai  be- 
nefizi, dalla  percezione  dei  loro  frutti  e  di  qualsiasi  altra  tempo- 
ralità. —  Se  la  censura  o  pena  venga  in  tal  modo  inflitta  contro 
un  semplice  sacerdote,  avrà  egli  il  diritto  ad  una  pensione  annua 
di  lire  cinquecento  sui  beni  ecclesiastici  o  privati  del  superiore,  e 
ciò  fintantoché  sia  sciolto  dalla  censura  e  liberato  dalla  pena.  Si 
intende  però  salvo  sempre  il  diritto  contro  il  superiore  al  risarci- 
mento di  danni  maggiori,  che  dalla  censura  o  dalla  pena  fossero 
per  avventui^  ad  un  semplice  sacerdote  o  al  beneficiario  derivati.  » 

*  Cfr.  ciò  che  dice  il  Piola  (Della  libertà  cit.  pag.  186;  intorno 
agV  insegnanti  delie  scuole  private» 


366  SEPARATISMO  [  §  8 

gli  abusi  del  superiore,  e  di  spuntare  un'  arma  pericolosa 
per  la  sua  esistenza,  per  Tordine  e  la  morale,  quaVèla 
condanna  ex  informata  conscientia.  Anzi  da  quest'ultimo 
punto  di  vista,  lo  Stato  non  avrebbe  solo  il  diritto  di  far 
risarcire  il  prete  sospeso,  ma  anche  di  multare  il  vescovo 
per  Tuso  di  un*  arma  proibita.  Ma  queste  idee  sono  evi- 
dentemente inconciliabili  col  principio  della  pretesa  in- 
competenza; quindi  le  proposto  Petruccelli  e  Passaglia 
non  trovarono  eco; 

Sin  qui  abbiamo  considerato  la  quistione  degli  effetti 
civili  specialmente  riguardo  alle  condanne  ex  informata 
conscientia,  siccome  quelle  che  sono^più  pericolose  pel 
clero  e  per  lo  Stato,  e  che  urtano  più  patentemente  col 
senso  morale.  Ma,  secondo  la  lettera  della  Legge  e  se- 
condo i  nostri  principi,  lo  Stato  è  in  facoltà  di  negare 
esecuzione  coatta  alle  condanne  ecclesiastiche,  anche 
quando  emanino  dietro  una  regolare  procedura;  ed  in 
genere  a  tutti  gli  atti  ecclesiastici  allorché  la  loro  mo- 
tivazione sia  contraria  al  diritto  pubblico.  Supponiamo, 
per  esempio,  che  un  prete  venga  rimosso  dietro  regolare 
procedimento,  perchè  ha  combattuto  le  massime  del  Sil- 
labo: questa  condanna  non  dovrebbe,  nei  suoi  effetti  civili, 
ricevere  esecuzione,  perchè  contraria  alle  nostre  leggi, 
al  nostro  diritto  pubblico  e  alla  civiltà:  il  Sillabo  infatti 
*  è  una  sfida  contro  tutte  queste  cose.  Ma  secondo  lo  spi- 
rito dei  Deputati  e  dei  Senatori  che  votarono  la  Legge 
delle  guarentigie,  e  secondo  la  giurisprudenza,  almeno  sino 
al  1874,  si  dovrebbe  dare  esecuzione  ad  una  tale  sen- 
tenza; perchè,  estendendo  il  concetto  dell' incompetenza 
più  in  là  del  dovere,  si  dice  che  non  spetti  allo  Stato 
d'ingerirsi  in  una  tale  quistione  che  riguarda  la  co- 


§  8]  SEPARATISMO  367 

scienza;  e  così  si  viene  a  rendere  illusoria  la  facoltà 
conrerita  ai  magistrati,  di  esaminare  se  i  motivi  della 
sentenza  siano  contrari  alle  nostre  leggi,  al  nostro  diritto 
pubblico;  secondo  questa  corrente  di  idee,  perchè  il  ma- 
gistrato sia  competente  a  giudicare  di  ciòs  occorre  che 
Tatto  ecclesiastico  accanto  agli  effetti  civili  non  abbia 
nessun  motivo  ad  ombra  di  motivo  dommatico  o  disci- 
plinare. Se  non  si  parte  dal  principio,  che  la  Chiesa  è 
un*  associazione  o  fondazione  o  corporazione  come  tutte 
le  altre,  e  che  lo  Stato  ha  il  diritto  di  scioglierla  al 
pari  di  tutte  le  altre  quando  ne  creda  pericolosi  od  immo- 
rali gli  Statuti,  se  non  si  ammette  il  diritto  dello  Stato 
perfino  sul  contenuto  dommatico  quando  esso  sia  perico- 
loso od  immorale  — ,  il  problema  politico  religioso  non 
può  ricevere  una  soluzione  scientifica:  il  sistema  della 
pretesa  incompetenza  conduce  a  mali  e  contradizìoni 
inevitabili. 

Oli  stessi  incompetentisti,  la  stessa  Destra  se  ne  ac- 
corse; e  perciò  sin  dal  1874  prese  un  atteggiamento  meno 
scrupoloso  e  più  rigido.  Se  il  relatore  Bonghi  nel  1871 
aveva  sostenuto,  ^  senza  venir  contradetto,  che  la  magi- 
stratura fosse  in  obbligo  di  espellere  dal  beneficio  chi 
per  qualunque  motivo  e  con  qualunque  forma  di  sen- 
tenza ne  fosse  stato  dichiarato  indegno  dagli  organi  legali 
della  Chiesa;  nel  1875,  invece,  il  guardasigilli  Vigliani, 
sotto  un  Gabinetto  di  cui  faceva  parte  lo  stesso  Bonghi, 
interpellato  dal  Mancini,  '  dichiarava  che  non  sareb- 


*  Deputati^  31  gennaio  1871  pag.  433*34,  Bonghi;  riferito  sopra 
a  pag.  355,  n.  2. 

»  Deputati^  3  maggio  1875,  pag.  2882,  col.  2*,  Mancini. 


368  SEPARATISMO  [§8 

bero  stati  rimossi  dei  benéficiarii  siccome  anti-infalli- 
bilisti  0  per  altri  motivi  politici;  *  ed  egli  sin  dall' ottobre 
del  1874  aveva  indirizzato  una  circolare  ai  Procuratori 
del  Re,  perchè  interpretassero  più  rigorosamente  ossia 
a  dovere  gli  effetti  civili  di  cui  si  parla  neirarticolo  17 
della  Legge  delle  guarentigie.  Ma  questi  furono  fuochi 
di  paglia,  dovuti,  specie  il  primo,  a  circostanze  momen- 
tanee; oggi  stesso,  che  si  trova  al  potere  la  Sinistra 
meno  avanzata,  gli  estremi  degli  effetti  civili  non  sono 
né  tutti  nò  sempre  ammessi  dalla  magistratura. 

Nel  mostrare  quali  siano  realmente  gli  effetti  civili 
delle  censure  o  pene  ecclesiastiche,  come  secondo  la 
nostra  legislazione  stessa  potrebbero  essere  riconosciuti 
dalla  magistratura,  e  quando  lo  siano  stati,  abbiamo 
anche  parlato  della  razionalità  di  trasferire  siffatto  giu- 
dizio dalla  magistratura  al  corpo  dei  fedeli.  Ora  doman- 
diamo, quale  sarebbe  il  risultato  pratico  di  questo  si- 
stema, qualora  fosse  applicato?  Riterrebbe  cioè  il  corpo 
amministrativo  dei  fedeli  come  illegale  la  condanna  ex 


*  Ibid.,  4  maggio,  pag.  2904,  col.  2%  Vigliaxi:  €  per  ciò  che 
riguarda  il  Governo,  si  presterà  assistenza  ai  membri  del  clero  i 
qaali  risaltino  ingiustamente  perseguitati  ed  oppressi.  Se  il  Governo 
è  chiamato  a  pagare  le  loro  congrue,  continuerà  a  pagarlo;  se  il 
Governo  è  chiamato  a  mantenere  pensioni  loro  concesse,  le  man- 
terrà.  Se  questi  ecclesiastici  si  trovano  nel  bisogno,  continuerà,  come 
ha  già  fatto,  a  soccorrerli  con  i  mezzi  forniti  dagli  Economati  ge- 
nerali. >  ^-  Cfr.  ibid.  30  genn.,  pag.  839,»col.  2%  Manfrin:  sospen- 
sione ab  officio  minacciata  ad  ecclesiastici  che  prendano  parte  alle 
elezioni.  Ibid.  pag.  841,  col.  2^,  Vigliani  guardasigilli:  risponde 
cbe  non  sarà  loro  perciò  tolto  il  beneficio 


§  8]  SEPARATISMO  309 

informata  conscientia?  o,  prescindendo  dalla  quistione 
sul  principio  stesso,  se  in  qualche  caso  speciale  consi- 
derasse come  ingiusta  la  condanna  ex  informata  con- 
scientia, permetterebbe  al  prete  di  dir  messa?  lo  per- 
metterebbe anche  quando  stimasse  ingiusta  la  sentenza 
sebbene  pronunziata  dietro  regolare  procedura? 

La  risposta  dipende  da  tanti  dati  di  fatto,  che  noi 
ignoriamo  come  si  combinerebbero.  Anzi  tutto  sono  da 
distinguere  le  campagne  e  le  città  di  second*ordine  dalle 
città  di  prim*  ordine,  le  quali  ultime  sono  più  illuminate: 
poi  la  maniera  come  venga  costituita  l'assemblea  dei  fe- 
deli, specie  riguardo  al  diritto  elettorale  attivo  e  passivo. 
Supposto,  per  esempio,  che  non  si  concedesse  se  non  a  per- 
sone che  dimostrino  coii*  titoli  legali  una  certa  capacità, 
che  per  esempio  abbiano  una  laurea;  allora  non  sarebbe 
difficile  che  un  tale  collegio  di  amministratori  ritenesse 
la  condanna  ex  informata  conscientia  come  illegale  in 
se  stessa,  o,  almeno,  come  ingiusta  in  determinati  casi, 
e,  conseguentemente,  permettesse  al  prete  sospeso  od  al- 
trimenti punito  di  continuare  a  celebrar  la  messa.  Il 
colore  politico-ecclesiastico  degli  amministratori  dipen- 
derebbe anche,  oltre  che  dai  requisiti  di  capacità  da 
quelli  religiosi.  Se  per  esempio  si  stabilisse,  che  siano 
presunti  cattolici  tutti  coloro  che  figurano  come  tali  sui 
registri  di  battesimo  e  di  matrimonio  della  Chiesa,  e 
contro  i  quali  non  si  possa  provare  il  contrario;  allora 
il  colore  dell'assemblea  sarebbe  più  liberale:  se,  invece, 
si  richiedesse  una  dichiarazione  esplicita  di  cattolicismo, 
0  certificati  di  confessione  o  di  comunione  o  di  adempi- 
mento di  altre  simili  pratiche  ecclesiastiche;  allora  tanti» 
o  perchè  cristianelli  annacquati,  o  perchè  temono  di  venire 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontijleie  '24 


370  SEPARATISMO  [§8 

in  fama  di  clericali  e  di  esser  messi  in  ridicolo,  rinun- 
zierebbero  al  diritto  elettorale,  e  cosi  Tassemblea  sarebbe 
composta  di  gente  incolta  e  quindi  meno  liberale.  Ciò  può 
yedersi  specialmente  in  Germania;  e,  più  specialmente 
ancora»  nelle  assemblee  elettorali  protestanti  :  i  requisiti 
religiosi  sono  generalissimi,  quello  cioè  negativo  di  non 
potersi  provare  T  eterodossia  o  T  irreligiosità  di  coloro 
che  figurano  come  evangelici;  e,  sebbene  non  si  doman- 
dino requisiti  speciali  di  capacità,  pure  gli  eletti  sono 
per  Io  più  persone  colte,  spesso  professori  di  Diritto  ec- 
clesiastico, cioè,  (diversamente  che  oggi  in  Francia)  della 
Facoltà  giuridica  e  non  della  teologica,  professori  che 
hanno  preparato,  redatto  e  propugnato  le  famose  l^gi 
di  maggio  relative  ai  culti»  e  che,  se  per  la  riservatezza 
del  loro  linguaggio  non  si  può  dimostrare  che  siano  ra- 
zionalisti, pure  non  danno  segni  di  essere  credenti.  Così 
avviene  che  la  Chiesa  protestante  tedesca  ha  una  dire- 
zione illuminata,  la  quale  sa  infonderle  vita  e  puriO- 
carla. 

Il  risultato  pratico  del  lasciare  alla  rappresentanza 
costituzionale  dei  fedeli  il  giudizio,  riguardo  agli  effetti 
civili,  sulla  legalità  e  giustizia  delle  censure  o  pene  in- 
flitte ex  informata  conscientla  od  anche  dietro  regolare 
procedimento,  dipende  sopra  tutto  dalla  cultura  della 
rappresentanza.  Qualora  essa  fosse  composta  di  persone 
colte,  noi  non  dubiteremmo  del  buon  esito  pratico  del 
sistema.  La  nostra  supposizione  sarebbe  almeno  suflTragata 
dalla  storia.  Infatti  le  punizioni  ex  informata  conscientla, 
(e  talvolta  anche  quelle  pronunziate  dietro  ruotare  pro- 
cedura), non  sono  state  riconosciute  non  solo  da  Governi 
assoluti,  pei  quali  potrebbe  dirsi  che  ciò  derivasse  dal- 


§  8]  SEPARATISMO  371 

r  illuminatismo  del  Sovrano,  ma  anche  da  Governi  re- 
pubblicani, come  per  esempio  Venezia;  e  pei  Governi 
assoluti  medesimi  neppure  vale  Tobbiezione  or  ora  accen- 
nata; giacché  in  essi,  per  esempio  in  Francia  prima  della 
Rivoluzione,  la  magistratura  spesso  ricusò  di  dare  forza 
esecutoria  alle  sentenze  ecclesiastiche  anche  contro  la 
volontà  del  Re. 

Ma  e'  è  di  più,  alla  storia,  nostrale  ed  estera,  possiamo 
aggiungere  fatti  italiani  contemporanei,  recentissimi. 
Quando,  nel  primo  decennio  del  nostro  risorgimento  po- 
litico, le  persecuzioni  contro  i  preti  liberali  erano  più 
numerose  e  più  seviziose  che  oggi,  accadeva  non  di  raro 
che  i  poveri  sacerdoti  sospesi,  o  più  gravemente  puniti, 
non  avendo  altri  mezzi  di  vivere  oltre  la  messa  o  il  be- 
neficio, (si  sa  che  la  rendita  del  cosi  detto  patrimonio 
ecclesiastico  è  insufflcientissima  a  mantenere  il  prete; 
in  media  può  ritenersi  L.  200),  ricorressero  alla  rappre- 
sentanza municipale  per  soccorsi:  la  quale  spesso  o  li 
dava  essa  medesima,  o,  non  avendo  mezzi  a  ciò  disponi- 
bili, mandava,  raccomandandola  vivamente,  la  petizione 
al  Parlamento.  *  Esistevano  dunque  rappresentanze  mu- 


1  Esempi,  Deputati^  23  aprile  1863,  pag.  4684,  col.  1-2%  Ballanti* 
relatore  della  petizione  8721  :  La  Giunta  Comonale  di  Tocco  (Abrazzo 
Citeriore)  ricorre  al  Parlamento  contro  le  eeorbitanse  dell' arciye- 
acovo  di  Chieti  a  danno  di  tre  preti  liberali,  per  aver  solennizzato 
la  festa  dello  Statato  secondo  le  istruzioni  Minia  tonali  :  T  arcive- 
scovo li  aveva  sospesi  ex  informata  conscientia,  e,  siccome  ciò  non 
ostante  essi  avewmo  continuato  a  celebrar  la  meiso,  li  aveva  di- 
chiarati <  irregolari,  »  ed  aveva  dato  ordine  ai  sacrestani,  rettori 
di  chiese  e  cappellani  d'impedire  loro  di  uffiziare:  essi  ricorsero  al 
guardasigilli  Minghetti  e  Conforti,  ma  indamo;  finalmente  la  Giunta 
municipale  ricorse  al  Parlamento,  domandando  che  si  indennizzino 


372  SEPARATISMO  [§S 

nicipali,  anche  di  città  secondarie  e  di  paeselli,  le  quali 
ritenevano  illegale  la  condanna  ex  informata  conscientia 
0  nel  caso  speciale  la  consideravano  e  dichiaravano  in- 


i  tre  preti  e  se  ne  tratti  canonicamente  la  causa:  <€  La  Giunta 
municipale  supplica  Talto  GouBÌglio  nazionale,  perchè  si  piaccia  de- 
cretare che  le  rendite  della  mensa  arcivescovile  di  Chieti  siano  se- 
questrate per  la  conosciuta  ostilità  dell'arcivescovo  De  Marinis 
contro  le  libere  istituzioni  che  ci  governano,  e  per  T  assenza  del  me- 
desimo per  circa  due  anni  dalla  diocesi,  che  sopra  le  dette  rendite  sia 
stabilito  una  pensione  in  favore  dei  tre  sacerdoti  interdetti,  non 
che  la  restorazione  dei  danni  finora  sofferti  (Bene!).  —  Che  siano 
prese  le  misure  necessarie  onde  costringere  T  arcivescovo  De  Mari- 
nis  alla  trattazione  della  causa  canonica  da  lui  ostinatamente  ri- 
fiutata ai  tre  sacerdoti,  e  finalmente,  a  senso  della  circolare  del 
signor  ministro  Conforti,  il  regio  procuratore  della  Corte  di  assisie 
sedente  in  Chieti  proceda  sollecitamente  d'ufficio  contro  il  prefato 
arcivescovo  per  aver  qualificato  come  atto  malvagio  la  partecipa- 
zione dei  tre  sacerdoti....  alla  festa  nazionale  del  2  giugno  1861,  e 
per  averli  puniti  coir  interdizione.  »»  Il  relatore  conclude:  che  la 
Camera  è  incompetente  a  dire  se  Tarci vescovo  abbia  o  no  il  diritto 
di  sospendere  a  divinis  e^  informata  conscientia;  ma  che  nel  caso 
speciale  presente  non  si  tratta  di  discutere  della  libertà  della  Chiesa, 
ma  di  uno  stato  di  guerra.  —  Ibid.  21  giugno  1862,  pag.  2866, 
col  1-2*^,  Zanardelli:  Il  vescovo  di  Brescia  proibisce  al  clero  di 
concorrere  alla  solesnizzazione  dello  Statuto;  ciò  non  ostante,  70 
parroci  lo  solennizzano;  il  vescovo  infligge  loro  diverse  pene;  essi 
inviano  un  indirizzo  impenitente  al  vescovo:  «  Il  vescovo  allora  no- 
minò una  Commissione  d'inchiesta,  e  minaccia  a  questi  parroci  i 
p'.ù  gravi  anatemi.  -»  Ma  frattanto  un'irritazione  gravissima  si 
destò  in  quelle  popoleaioni  »  contro  il  vescovo  e  i  clericali,  onde 
potrebbero  avvenire  disordini.  «  Per  tali  ragioni  i  sindaci  di  tutta 
la  valle  si  riunirono  per  estendere  una  petizione  che  mi  arrivò 
ieri,  e  che  sono  per  presentare  al  signor  ministro  guardasigiUi,  pe- 
tizione in  cui  in  nome  delle  necessità  più  imperiose  dell'ordine 
estemo,  della  pubblica  tranquillità,  si  chiede  che  contro  Taito  clero, 


§  8]  SEPARATISMO  373 

giusta.  Non  so  se  esse  abbiano  esplicitamente  permesso 
al  prete  di  continuare  a  dir  la  messa;  ad  ogni  modo  il 
contrario  non  proverebbe  nulla  contro  il  nostro  ordine 
d'idee.  In  certi  casi  è  il  Municipio  clie  paga  l'assegno  al 
parroco;  supposto  dunque  che  un  parroco  fosse  stato 
sospeso  ex  informata  conscientia  perchè  liberale,  il  Co- 
mune avrebbe  potuto  non  dare  esecuzione  alla  sentenza 
vescovile  continuando  a  pagare.  Ma  in  quali  impicci  non 
si  sarebbe  allora  potuto  trovare  cogli  amministrati  da 
una  parte  e  sopra  tutto  col  Governo  dall'altra?  Il  ve- 
scovo avrebbe  insufflato  il  popolino  contro  la  scismatica 
rappresentanza  municipale,  quantunque  non  riuscisse  * 
sempre  ad  ingannarlo;  e  il  Governo,  che  fra  noi  ha 
tenuto  quasi  sempre  l'indirizzo  di  gfrare  la  quistione 
religiosa,  avrebbe  dato  torto  al  sindaco  provocatore  di 
disturbi  e  di  scandali  e  a  tutto  il  consiglio  comunale.  —^ 
Ma  sono  noti  dei  casi,  in  cui  la  quistione  si  è  trovata 
rimessa  alla  coscienza  dei  fedeli  stessi,  e  da  loro  riso- 
luta, per  quanto  dipendeva  da  loro,  cioè  assistendo  alla 
messa  dei  sospesi  e  colle  elezioni,  in  senso  liberale;  così 
oltre  a  quelli  or  ora  ricordati,  gli  altri,  posteriori  alla 
Legge  delle  guarentigie,  del  Mantovano  e  della  Sicilia, 
dei  quali  parlammo  sopra. 

Noi  dunque,  esaminando  la  quistione  in  sé  stessa  e 
nella  sua  storia,  riteniamo  che  il  lasciare  alla  rappre- 


«d  a  favore  del  clero  patriottico  si  provveda  efficacemente,  dure- 
volmente, con  mezzi  i  qaali  non  riescano  invani  e  illusorii.  » 

*  Specialmente  nella  'Lombardia  e  nel  Veneto,  dove,  a  causa  della 
dominazione  straniera,  austriaca,  il  popolino  s'è  mostrato  più  libo- 
rale  e  più  sinceramente  liberale  che  nelle  altre  provincie  d'Italia; 
vedi  la  nota  precedente  riguardo  alla  diocesi  di  Brescia. 


374  SEPARATISMO  [§8 

sentanza  costituzionale  amministrativa  delle  singole  chiese 
il  giudizio  sulla  legalità  o  giustizia  delle  censure  o  pene, 
specie  ex  informata  conscientia,  potrebbe  avere  risultati 
liberali,  massime  quando  la  rappresentanza  fosse  composta 
di  persone  colte. 

Ma,  sino  a  quando  la  proprietà  ecclesiastica  non  sarà 
riordinata,  si  sarebbe  dovuto  conservare  di  fatto,  pur  la- 
sciando le  viete  forme,  V  appello  ab  abuso  in  tutta  la  sua 
pienezza  per  quanto  riguarda  gli  estremi  degli  effètti  civili. 

Gli  abolizionisti  si  facevano  forti  della  pretesa  inutiliti 
dal  medesimo.  A  qual  uopo,  dicevano  essi,  conservarlo? 
A  prò  dello  Stato?  ma  allora  voi  vorrete  r  appello  ab 
abusu  ex  officio,  che  o  significherebbe  un'indebita  inge- 
renza, o,  quando  non  si  risolve  in  ciò,  può  essere  supplito 
^dai  mezzi  che  offre  il  diritto  comune.  A  favore  del  clero? 
Ma  questi  non  ne  approfitta;  T appello  ab  abusu,  prima 
che  noi  lo  facciamo  scomparire  nella  legislazione,  è  già 
scomparso  nella  pratica. 

Gli  avversari  rispondevano:  non  è  vero,  che  l'appello 
ab  abusu  sia  divenuto  inutile;  se  il  basso  clero  per  ora 
non  se  ne  giova,  ciò  non  significa  che  Tarma  sia  inutile 
in  sé  stessa;  siete  voi,  signori  della  Destra,  che  T avete 
resa  inutile  mostrandovi  poco  propensi  ad  accettare  le 
ragioni  dei  poveri  preti  per  non  attirarvi  maggiormente 
Tira  del  Papa,  nel  che  siete  aiutati  dalle  espressioni 
vaghe  della  legge,  che  non  specifica  i  singoli  casi  di 
appello  ab  abusu. 

Queste  ragioni  in  fondo  erano  giuste.  Gli  abolizionisti 
avrebbero  potuto  replicare,  che  essi  si  limitavano  a  tra- 
sferire la  giurisdizione  del  Consiglio  di  Stato  ai  tribunali 


§  8J  SEPARATISMO  375 

ordinari  per  quanto  riguarda  gli  effetti  civili,  ossia  per 
quello  che  più  interessa;  ma  non  insistevano  su  questo 
argomento,  su  questo  concetto  della  traslazione:  giacché 
essi,  partendo  dal  loro  principio  dell*  incompetenza,  non 
intendevano  fare  una  semplice  traslazione  (pur  abolendo 
l'appello  per  la  pura  trasgressione  dei  canoni  senza  ef- 
fetti civili),  ma  anche  una  riduzione  della  giurisdizione 
laica  riguardo  agli  effetti  civili  stessi;  non  intendevano, 
cioè,  conservare  nello  Stato,  nei  magistrati,  la  facoltà 
di  giudicare  se  le  forme  canoniche  di  procedura  siano 
tutte  valide  innanzi  al  potere  civile,  se  quindi  la  con- 
danna ex  informata  conscientia  sia  da  ritenersi  come 
legale,  molto  meno  intendevano  conceder  facoltà  di  ri- 
vedere il  contenuto  stesso  della  sentenza,  di  esaminare 
cioè  non  solo  se  si  fossero  osservate  le  forme  canoniche 
di  procedura  riconosciute  come  legali  dallo  Stato,  ma  an- 
che se  i  criteri  seguiti  neirapprezzazlone  dei  fatti  siano 
ammissibili,  se  per  esempio  sia  ammissibile  che  un  prete 
venga  sospeso  per  aver  celebrato  la  festa  nazionale  dello 
Statuto  0  per  essersi  opposto  alle  massime  del  Sillabo. 

I  motivi;  per  cui  i  sospesi  ab  officio  non  ricorrono  di 
solito  ai  tribunali  dello  Stato  per  farsi  rendere  giustizia, 
almeno  negl'  interessi  civili,  contro  l'arbitrio  del  vescovo, 
furono  dimostrati  molto  chiaramente  dal  Manfrin  a  pro- 
posito della  discussione  del  bilancio  preventivo  del  Mi- 
nistero di  Grazia,  Giustizia  e  Culti  nel  1875.  Egli  aveva 
innanzi  a  sé  i  Tribunali  ordinari,  secondo  la  Legge  delle 
guarentigie;  non  più  il  Consiglio  di  Stato;  ma  ciò  non 
muta  sostanzialmente  la  posizione  delle  cose.  Anzi* tutto 
la  sospensione  a  divinis  è  di  una  durata  indeterminata; 
il  vescovo  può  revocarla  oggi  o  domani,  e  può  lasciarla 


37G  SEPARATISMO  [§8 

sussistere  per  tutta  la  vita  del  colpito:  questi,  adunque, 
ha  interesse  di  non  aspreggiare  il  vescovo  col  ricorrere 
ai  Tribunali,  sperando  in  una  revoca  della  punizione  •,  il 
che  non  solo  gli  renderebbe  i  frutti  del  benefìcio,  ma 
eziandio,  ciò  che  non  può  restituirgli  mai  il  Tribunale 
dello  Stato,  la  buona  riputazione  presso  i  fedeli  e  specie 
presso  il  clero.  E  poi,  riguardo  ai -frutti  stessi  del  be- 
neficio, quando  anche  il  tribunale  dia  ragione  al  ricor- 
rente, non  glieli  rende  tutti,  sibbene  ordinariamente  solo 
la  metà.  '  Si  aggiunga,  che  l'Economo  spesso  si  attribuiva 
le  funzioni  di  giudice,  giudicando  esso,  a  priori,  la  causa 
col  negare  i  frutti  del  beneficio  durante  la  pendenza  della 
lite  (come  sopra  vedemmo  riguardo  ai  vecchi-cattolici 


*  Deputati^  30  gennaio  1875,  pag.  840,  col.  1%  Manfrin:  <  Sta 
nella  catara  stessa  del  provvedimento  disciplinare  delia  so^penftioDe 
ab  officio  di  rendere  quasi  impossibile  il  ricorso  ai  tribunali.  —  Ed 
infatti  il  provvedimento  disciplinare,  quello  che  sospende  ab  officio, 
pnò  essere  lungo  o  breve,  può  dorare  tatta  la  vita  o  essere  revocato 
air  indomani.  —  Egli  è  certo  adunque,  che  coloro  i  quali  si  trovaoo 
cosi  colpiti,  cercheranno  tutte  le  vie  per  non  inasprire  maggiormente 
il  capo  gerarchico,  ed  anzi  ne  avverrà  che  essi  si  guarderanno  bene 
dal  ricorrere  alla  podestà  civile,  imperocché,  qualora  chiamassero 
in  loro  aiuto  i  tribunali,  resterebbero  per  sempre  sospesi  ab  officio.  » 

'  Ibid.:  <  Quando  ha  luogo  il  ricorso  ai  tribunali,  che  cosa  pos- 
sono dare  i  tribunali,  se  non  che  il  benefìzio,  anzi  parte  del  be* 
neficio,  poiché  generalmente  stabiliscono  che  una  parte  F abbia  colai 
che  esce  d'uffizio  e  Tal  tra -il  successore.  La  revocazione  della  sen- 
tenza disciplinare  invece  dà  T  officio  non  solo,  ma  intero  il  bene- 
ficio. >  —  Sicché,  conclude  il  Manfrin  ai  tribunali  dello  Stato 
<  ricorrono  coloro  soltanto,  fatte  sempre  le  debite  eccezioni,  i  quali 
giustamente  furono  colpiti,  e,  non  avendo  più  riguardo  o  sperarne 
migliori,  si  appigliano  alF unica  tavola  di  salvezza  che  sta  dinanii 
a  loro.  » 


§8]  *         SEPARATISMO  377 

di  Grotte),  prima  cioè  che  una  sentenza  del  tribunale  ve- 
nisse ad  ordinarglielo;  nel  che  esso  aveva  il  suo  inte- 
resse personale,  ricevendo  un  tanto  per  cento  sui  benefizi 
vacanti.  *  Contro  questi  arbitri  degli  Economi  il  guar- 
dasigilli promise  che  avrebbe  provveduto;  ^  ma  sullo 
sconcio  che  i  Tribunali,  nei  rari  casi  in  cui  danno  ra- 
gione al  ricorrente,  di  solito  gli  assegnano  solo  la  metà 
dei  frutti  del  beneficio,  non  disse  nulla.  ' 

Ai  motivi  addotti  dal  Manfrin  potrebbe  aggiungersi, 
che  oggi  il  prete  non  vuole  andare  incontro  alle  noie, 
alle  spese  *  e  alla  pubblicità  di  un  processo  ordinario  ' 


*  Ibid.,  col.  l-2\  €  Vi  ha  pure  un'altra  circostanza,  per  la  quale 
gli  Economati  regi  sono  poco  adatti  a  giudicare  in  tali  materie, 
poiché  oltre  di  essere  enti  amministrativi  che  giudicano,  sono  altresì 
giudici  e  parte.  —  Oli  economi  regi,  come  ognuno  sa,  hanno  i  loro 
stipendi  non  in  somme  fisse  date  dallo  Stato,  ma  godono  di  una 
percentazione  sui  benefizi  vacanti;  per  cui,  quanto  maggiore  è  il 
numero  dei  benefìzi,  tanto  più  grande  e  lo  stipendio  di  cui  godono.  — 
....  se  i  tribunali  hanno  facoltà  d'intervenire,  se  sono  competenti  a 
decidere  in  tali  materie,  perchè  non  si  stabilisce  in  modo  definitivo, 
che  nessun  cittadino  dello  Stato  possa  essere  privato  del  benefizio 
di  cui  gode,  se  non  vi  ha  una  sentenza  del  tribunale?  » 

'  Ibid.,  pag.  841,  col.  2%  Vigliani. 

^  Riguardo  al  numero  degli  appelli  ab  abusu  in  Italia  prima  e  dopo 
il  1859,  io  non  conosco  raccolte  di  date.  —  Su  quelli  dal  1871  al  1874, 
vedi  Deputati^  4  maggio,  pag.  2905,  col.  P,  Vigliani  guardasigilli; 
sopra  (pag.  354,  n.)  riferito.  —  Riguardo  al  Piemonte  vedi  Boooio, 
Stato  e  Chiesa  eit.,  voi.  II,  pag.  79,  pag.  257-328;  e  specialmente 
pag:  259  e  260. 

^  Ma  erano  minori  quando  T  appello  ab  abusu  apparteneva  alla 
giurisdizione  del  Consiglio  di  Stato?  Non  so  quanto  valore  abbia 
questa  ragione. 

*  Padillbtti,  La  Politica  ecclesiastica  cit.,  pag.  666. 


378  SEPARATISMO  [  §  S 


6.  Riordinamento  della  proprietà 

I  priacipi  della  separazione  e  dell*  incompetenza  vengono 
meno  quando  la  Camera  non  tratta  di  materie  spirituali 
e  disciplinari,  ma  del  temporale  della  Chiesa.  Lo  Stato 
italiano,  colla  Legge  di  soppressione  delle  coporazioui 
religiose  (1866)  e  coir  altra  della  liquidazione  dell*  asse 
ecclesiastico  (1867),  aveva  affermato  il  suo  alto  domi- 
nio sui  beni  del  clero  regolare  e  secolare  dichiarandoli 
proprietà  nazionale,  incamerandoli  in  tutto  o  in  parte 
più  0  meno  velatamente  sotto  la  larva  del  Fondo  per  il 
culto.  Nel  1871  i  rappresentanti  dell*  Italia  non  Tenivano 
meno  ai  loro  precedenti  storici:  non  solo  non  derogavano 
alle  «  disposizioni  »  anteriori  «  delle  Leggi  civili  rispetto 
alla  creazione  e  al  modi  di  esistenza  degli  Istituti  ec- 
clesiastici ed  alienazione  dei  loro  beni  »  (art.  16);  ma 
tentavano  anche  di  riordinare  razionalmente  la  proprietà 
ecclesiastica,  quantunque  poi  abbiano  lasciato  sospesa  la 
quistione. 

Sebbene  i  giurisdizionalisti  sostenessero,  che  fosse  tanto 
più  necessario  non  differire  il  riordinamento  della  pro- 
prietà ecclesiastica,  in  quanto  dovesse  servire  a  porre 
un  freno  agli  effetti  pericolosi  dell*  abbandono  delle  re- 
galie, *  e  non  ostante  che  la  proposta  Peruzzi,  della  quale 


*  Deputati^  9  inarso  1871,  pag.  727,  coL  3»,  Mancine:  €  Si  trat- 
terà oggi  adunque  di  accettare  la  parte  del  aiatenaa,  la  quale  ditanna 
lo  Stato,  e  costituiace  la  aocietà  civile  in  una  coDdiaione  di  non 
dispregevoli,  forae  anche  di  ben  aeri  e  gravi  periooli«  mentre  n 


§  8J  SEPARATISMO  379 

or  ora  parleremo,  contasse  ottanta  soscrìttori,  pure  la 
maggioranza  della  Camera  stette  per  la  sospensione. 
Tuttavia  si  dibatteva  il  quesito  sul  tenore  della  mede- 
sima, se  cioè  si  dovesse  senz*  altro  rimandare  ad  altro 
tempo,  od  invece  indicare  i  criteri  con  cui  appresso  si 
sarebbe  fatta  la  riforma.  Il  motivo  per  cui  si  voleva  la 
sospensione,  si  diceva  fosse,  che  il  problema  non  era 
stato  ancora  abbastanza  esaminato;  la  Giunta  asseriva 
che  essa  non  aveva  avuto  tempo  sufficiente  per  istudiarlo» 
e  che  non  ne  aveva  avuto  il  mandato.  Ma,  rispondeva  il 
Peruzzi,  il  mandato  lo  avete  oramai  ricevuto,  poiché  la 
Camera  ha  consegnato  al  vostro  esame  la  mia  proposta.  * 
Lo  studio,  aggiungiamo  noi,  non  avrebbe  dovuto  poi  essere 
tanto  grande,  giacché  esistevano  dei  Progetti  precedenti 
in  proposito,  la  quistione  era  stata  analizzata  sin  dal  1865,  * 
ed  ora  c'era  il  disegno  Peruzzi:  e  poi  la  discussione  durò 
circa  due  mesi,  ed  il  riordinamento  della  proprietà  non 
fu  discusso  che  alla  fine  conformemente  ai  Progetti  del 
Ministero  e  della  Giunta,  sicché  questa  nel  frattempo 
avrebbe  avuto  l'agio  di  studiarlo.  Aggiungeva  il  Peruzzi: 


aspetterà  chi  sa  fino  a  qaando  il  complemento  del  sistema  medesimo 
[cioò  il  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica],  ciò  che  potrebbe 
renderlo  innocuo  o  meno  infesto  air  interesse  generale  del  paese.  » 

■  Ibid.,  16  marzo,  pag.  799,  col.  1%  Peruzzi. 

*  Vedi  Relazione  della  Commissione  presentata  il  7  febbraio  1865 
(stampata  sotto  il  giorno  19,  Deputati),  sul  progetto  di  legge  per 
soppressione  delle  corporazioni  religiose  ed  altri  enti  morali  ed 
ordinamento  dell*  asse  ecclesiastico;  «  Titolo  I.  Della  proprietà  dei 
beni  e  dell*  amministrazione  civile  del  culto  cattolico,  »  pag.  4707. 
—  Vedi  anehe  i  Progetti  e  le  Relazioni  posteriori,  cit  appresso,  «i 
pag.  381,  n.  1. 


380  SEPARATISMO  [§8 

Voi,  signori  della  Commissione,  dite  anche,  di  differire 
il  riordinamento,  perchè  nella  riforma  che  vorreste  fare 
e  che  serebbe  conforme  alla  mia  proposta,  non  trovereste 
compagni;  ma  io,  continuava  il  Peruzzi,  ora  posso  pre- 
sentarvi ottanta  soscrittori.  *  —  Ma,  oltre  a  questi,  si 
sarebbero  trovati  tanti  altri  voti  da  far  passare  un  rior- 
dinamento, immediato  della  proprietà  ecclesiastica?  E 
ammessa  tale  ipotesi,  la  Giunta  lo  avrebbe  voluto  dav- 
vero? Il  differimento  condizionato,  da  essa  proposto,  mo- 
stra come  volesse  un  riordinamento  democratico  nel  me- 
desimo senso  del  Peruzzi;  ma  io  dubito  se  i  membri  della 
Giunta,  se  il  Bonghi  relatore,  considerando  la  quistiooe 
dal  punto  di  vista  politico  e  non  da  quello  scientifico 
soltanto,  qualora  avessero  trovato  un  numero  di  voli 
sufficienti,  avessero  poi  in  realtà  voluto  affrontare  im- 
mediatamente le  difficoltà  e  i  pericoli  di  un  riordinamento 
dei  beni  ecclesiastici,  quando  scopo  precipuo  della  politica 
italiana  era  di  rassicurare  T  Europa  largheggiando  in 
guarentigie  verso  il  Papa  e  in  rinunzie  a  diritti  di  polizia 
ecclesiastica  interna,  e  conservando  lo  statu  quo  in  tutto 
il  resto.  Ad  ogni  modo,  qualunque  fosse  Topinione  intima 
della  Giunta,  meno  responsabile  e  più  ardita  del  Mioi- 
stero,  questo,  e  con  lui  la  maggioranza  della  Camera, 
si  mostrò  contrario  al  riordinamento  immediato. 

Accennate  le  varie  proposte  e  lo  spirito  generale  della 
Camera  in  proposito,  esaminiamo  ora  quella  Peruzzi  ub 
po'  da  vicino.  Egli  voleva  che  venissero  stabilite  congre- 
gazioni diocesane  e  congregazioni  parrocchiali  (art.  28);* 


•  *  Deputati,  16  mano  1871,  pag.  709,  col.  1%  Pbruzzi. 
'  Il  testo  vedilo  in  fine  del  volume,  Documenti^  num.  12. 


§  81  SEPARATISMO  381 

le  prime  sarebbero  state  composte  del  vescovo  e  di  due 
canonici  eletti  dal  capitolo;  le  seconde  del  parroco  e  di. 
due  laici  eletti  dai  capi-famiglia  :  se  la  gerarchia  eccle- 
siastica avesse  ricusato  di  parteciparvi,  sarebbero  state 
composte  interamente  di  laici  (ibid).  Queste  congregazioni 
diocesane  e  parrocchiali  avrebbero  amministrato  tutti  i 
beni  delle  rispettive  diocesi  e  parrocchie;  il  Fondo  del 
culto  sarebbe  stato  abolito,  e  i  suoi  residui  si  sarebbero 
ripartiti  fra  le  congregazioni;  cosi  pure  le  attribuzioni 
degli  Economati  e  della  sezione  culti  del  Ministero  di 
Grazia,  Giustizia  e  Culti,  sarebbero  passate  alle  congre- 
gazioni (art.  24-27).  Ma  queste  non  sono  del  tutto  in- 
dipendenti; devono  sottoporre  il  loro  bilancio  annuale 
preventivo  •  e  consuntivo  air  approvazione  del  Governo 
(art.  29). 

Ecco  il  sistema  Peruzzi.  Esso  è  più  moderato  di  quelli 
del  1865  e  1866;  *  Telemento  laico  vi  ha  meno  parte;  nelle 
congregazioni  diocesane  non  e'  entra  affatto;  agli  arbitri 
e  alla  poco  giusta  destinazione  delle  rendite  ecclesiastiche 
si  ripara  per  mezzo  dell'obbligo  dell'approvazione  gover- 


*  Relazione  della  Commissione,  presentata  il  7  febb.  1865  (stam- 
pata sotto  il  giorno  19,  Deputati)^  sul  progetto  di  legge  per  sop- 
pressione delle  corporazioni  religiose  ed  ordinamento  dell'  asse  ec- 
clesiastico. Titolo  I  Della  proprietà  dei  beni  e  dell'ai nministrazione- 
civile  del  culto  cottolico,  pag.  4707.  —  Progetto  guardasigilli  Cor- 
tese per  soppressione  ecc.,  presentato  il  13  dicembre  1865,  (stampato- 
sotto  il  giorno  2  febbraio),  pag.  374-78,  Titolo  II.  «  Deirordina- 
mento  deirasse  ecclesiastico,  »  vedi  specialmente  gli  art.  77  e  seg. 
—  Relazione  della  Commissione  su  questo  progetto,  presentata  il 
16  aprile  1866  (stampata  sotto  il  giorno  4  maggio  Deputati)  spe- 
cialmente gli  art.  77  e  seg. 


382  SEPARATISMO  l  §  8 

nativa  dei  bilanci  presuntivo  e  consuntivo.  L*unico  punto 
che  avrebbe  forse  potuto  far  temere  a  qualcuno  turba- 
menti della  tranquillità  pubblica  era  reiezione  popolare 
dei  due  membri  laici  delle  congregazioni  parrocchiali; 
ma  le  attribuzioni  di  queste,  tanto  diocesane  che  par- 
rocchiali, erano  puramente  amministrative,  non  anche, 
diversamente  dal  progetto  della  Giunta  del  1865,  '  eser- 
centi il  diritto  di  eleggere  ai  benefizi:  >  quindi  la  novità 
della  cosa,  di  un'elezione  popolare  amministrativa,  avrebbe 
potuto  arrecare  una  certa  agitazione  nel  pubblico  e  forse 
anche  una  certa  lotta  tra  clericali  e  liberali,  ma  non  vedo 
motivi  per  cui  dovesse  produrre  anche  disordini.  *  Ma  il 


*  Cit.  nella  nota  precedente;  art.  3:  «  La  proposta  ad  offici 
«ccleaia&tici  di  libera  collazione,  o  di  prerogativa  regia,  ed  alle 
parrocchie  e  cappellanie  degli  ordini  religiosi  soppressi  con  la  pre- 
sente  legge  spetterà  alle  opere  diocesane  e  parrocchiali  secondo  ch« 
Taffleio  da  provvedersi  si  riferirà  alla  diocesi  o  alla  parrocchia, 
salvo  per  quello  di  prerogativa  regia  T  assenso  reale  innanzi  rin- 
vestitura. —  Quelle  di  collazione  privata  spetteranno  ^gnalmenta  ad 
«sse  quando  i  patroni  vorranno  farne  loro  la  cessione,  o  quando  per 
qualsivoglia  ragione  cessino  nei  terzi  i  diritti  di  patronato.  > 

'  Vedi  la  nota  seguente. 

^  Il  Minghetti  fu  uno  dei  soscrittori  degli  emendamenti  Penuzi, 
<e  voleva  che  il  riordinamento  non  fosse  differito  (Deputati^  24  gen- 
naio 1871,  pag.  312,  col.  3^  Minghetti).  Ma  nel  1875,  esponera 
un  altro  giudizio  (Deputati^  7  maggio  1875,  pag.  3019,  coL  1-2*, 
Minghetti  Presidente  del  Consiglio)  :  «  I  Parlamenti  hanno  comin- 
ciato col  tenere  i  cordoni  della  borsa,  e  poi  sono  arrivati  ad  otte- 
nere  delle  grandi  prerogative  politiche.  —  In  quel  nostro  concetto 
[progetto  Peruzzi]  c*era  dunque  T.idea  della  partecipazione  dei  fedeli 
nei  Governò  della  Chiesa  [<  nellavvenire >  come  aveva  detto  poco 
prima];  ma  oggi  debbo  rallevarmi  che  non  fosse  adottato,  impe- 


§  8]  SEPARATISMO  383 

Ministero  forse  voleva  evitare  ogni  cangiamento,  ogni 
lontano  pericolo;  il  progetto  Peruzzi  includeva  ,una  tra- 
slazione di  attribuzioni;  si  aggiunga  che  la  Camera  era 
stanca  di  discutere  per  due  mesi  sulla  stessa  legge;  Tidea 
di  un  riordinamento  immediato  della  proprietà  eccle- 
siastica fu  dunque  respinta. 

La  Giunta  aveva  proposto  una  via  di  mezzo,  cioè  il 
differimento  condizionato.  Il  senso  era  il  medesimo  di 
quello  esplicato  nel  progetto  Peruzzi  (art.  24-31),  cioè, 
creazione,  nell'avvenire  s'intende,  di  enti  giuridici  desti- 
nati a  rappresentare  la  proprietà  ecclesiastica  (non  si 
determinava  come  fossero  da  costituirsi,  se  dovessero 
essere  elettivi),  distribuzione  dell'asse  ecclesiastico  fra  i 
medesimi,  «  abolizione  delle  amministrazioni  governative 
del  Fondo  pel  culto  e  degli  economati  regi  non  che  del 
Ministero  dei  culti  e  delle  spese  di  culto  inscritte  in 
bilancio.  »  Questa  proposta  della  Giunta,  emendata  poscia 
da  essa  medesima  col  tacere  dell'abolizione  del  Fondo 
pel  culto,  degli  economati  regi,  delle  spese  di  culto  in- 
scritte in  bilancio,  fu  votata  dalla  Camera.  Ma  il  fenato 
tolse  anche  la  prima  condizione,  cioè  la  creazione  di  enti 
giuridici  che  debbano  rappresentare  la  proprietà  eccle- 
siastica, non  ostante  che  il  Vigliani  avesse  proposto  anzi 


rocche  veramente  la  questione  è  tanto  ardua,  come  ho  avuto  occa- 
sione di  studiare  di  poi,  che  una  soluzione  quasi  improvvisMta,  come 
•era  quella,  poteva  lasciare  molte  lacune.  »  Bisognerebbe  evitare  il 
pericolo,  continua  il  Minghetti,  che  il  sistema  venga  respinto  d^^i 
veri  credenti,  e  che  questi  colle  congregazioni  si  ortianìzzmo  in 
setta,  che  influisca  anche  sul  Comune,  sulla  Provincia  e  sullo  Stato. 
—  Vedi  anche  Minghetti,  Stato  e  Chiesa^  cit,  pag.  I2<',  215-218. 


384  SEPARATISMO  [  §  8 

un  emendamento  nel  senso  della  prima  redazione  della 
Giunta;  »  e  si  limitò  ad  approvare  uu  ordine  del  giorno, 
che  prendeva  atto  delle  dichiarazioni  del  Ministero,  che 
si  sarebbe  presentato  un  disegno  di  legge  di  riordina- 
mento al  più  presto  possibile,  ma  senza  determinare  il 
quando.  » 

Cosi  si  è  voluto  lasciare  le  future  Camere  libere  nella 
scelta  dei  criteri  pel  riordinamento  della  proprietà  ec- 
clesiastica; veramente  si  sarebbe  a  questo  modo  potat> 
lasciarle  libere  anche  di  non  farlo,  come  in  realtà  dopo 
13  anni  non  s'è  ancora  avverato.  A  che  prò,  avevano 
detto  alcuni,  pregiudicare  la  quistione  votando  un  arti- 
colo condizionato?  esso  non  obbliga  le  future  Camere  a 
mantenere  i  criteri!  della  riforma.  Ma  a  che  prò,  si  sa- 
rebbe allora  potuto  rispondere,  votare  una  semplice  pro- 
messa di  riforma,  senza  precisare  neppure  dentro  quanto 
tempo  sarà  fatta?  La  promessa  condizionata  non  avrebbe 
obbligato  il  Parlamento;  ma  la  promessa  affatto  incondi- 


*  Senato,  22  aprile  1871,  pag.  497,  col.  1%  Vigli  ani  articolo  bo- 
etitutivo  18:  €  Con  legge  ulteriore,  da  presentarsi  nella  prossima 
sessione  del  Parlamento  [questa  condisione  non  c'era  nel  pregetto 
della  Giunta],  sarà  provveduto  al  riordinamento,  alla  conservazione 
ed  air  amministrazione  delle  proprietà  ecclesiastiche,  mediante  Tabo- 
lizione  delle  amministrazioni  governative  degli  economati  regi  e  del 
Fondo  pel  culto,  e  la  conveniente  distribuzione  fra  gli  enti  eccle- 
siastici dei  patrimoni  degli  economati  e  di  ogni  residuo  disponibile 
del  Fondo  pel  culto.  » 

*  Senato^  1°  maggio  1871,  pag.  564,  col.  2%  ordine  del  giorno 
De  Luca  e  Conforti:  «  Il  Senato  udite  le  dichiarazioni  fatte  dal 
Ministero,  ne  prende  atto  e  passa  alla  votazione  dell' articolo  16.  > 
Le  dichiarazioni  del  Ministero  erano  quelle  accennate  nel  testo. 


§  8J  SEPARATISMO  385 

zionata  non  obbliga  neppure  il  Ministero.  L'articolo  18, 
nella  forma  definitiva  datagli  dal  Senato,  in  certo  qual 
modo  non  ha  ragion  d' essere  neppure  logicamente,  poiché 
esso  si  trova  incluso  in  modo  implicito  nell'articolo  16, 
colla  semplice  differenza  che  qui  si  contempla  un  futuro 
riordinamento  della  proprietà  senza  prometterlo  espli- 
citamente. 

Lo  Stato,  dunque,  da  una  parte  si  disarmava  abdlendo 
le  regalie,  e  dall'altra  differiva  il  riordinamento,  sulla 
forza  del  quale  nel  riparare  i  mali  di  quelle  rinunzie 
noi  non  abbiamo  tanta  fede  quanto  il  Mancini,  «  ma  che, 
quando  fosse  stato  fatto  su  basi  di  capacità  e  su  requi- 
siti religiosi  generici  per  l'esercizio  del  diritto  elettorale 
attivo  e  passivo,  avrebbe  potuto  essere  veramente  un 
riparo. 

Dopo  la  Legge  delle  guarentigie,  con  Regio  Decreto 
del  22  novembre  1871  si  nominò  una  Commissione  per 
lo  studio  del  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica. 
Una  Sottocomissione  pubblicò  una  Relazione  '  suggerendo 
d'istituire  deputazioni  diocesane  e  parrocchiali  coniscopo 
semplicemente  amministrativo  e  non  anche  di  proporre 
ai  benefizi.  Ma  questi  studi  rimasero  senza  effetti.  Nel  1875 


«  Deputati,  9  marzo  1871,  Mancini,  sopra,  a  pag.  378,  n.  1.  — 
Cfp.  Padellbtti,  Libera  Chiesa  cit,  gennaio,  pag.  699. 

*  Relazione  della  Sottocommissione  pel  disegno  di  legge  circa  il 
riordinamento,  la  conservazione  e  V  amministrazione  delle  pro^ 
prietà  ecclesiastiche,  pagg-  54,  —  4P,  Relatore  il  eenatore  Achille 
Mauri.  Datata  10  ag.  1872.  Non  si  trova  pubblicata  tra  gli  Atti 
delle  Camere;  rendiamo  grazie  alFonor.  Peruzzi  che  ce  Tha  fatta 
gentilmente  pervenire  dalla  collezione  della  Camera  dei  Deputati. 
F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  25 


386  DIRITTO  COMUNE  [§8,9 

il  guardasigilli  Vigliani,  interpellato,  rispondeva  che  si 
continuavano  e  che  avrebbe  presentato  il  progetto,  quaa- 
tunque  non  per  il  momento,  e  il  Minghetti,  presidente 
del  (consiglio  prometteva,  che  se  la  Camera  lo  deside- 
rasse, si  sarebbe  presentato;  *  si  proposero  diversi  ordini 
del  giorno  per  la  presentazione,  *  ma  non  vennero  appro- 
vati. Oggi  si  continua  a  parlare  di  questa  riforma  dagli 
scrittori  e  dai  giornali  specialmente  della  Sinistra  avan- 
zata 0  storica,  ma  non  si  prendono  risoluzioni. 


§9 
Diritto  comune 


Una  conseguenza  del  separatismo,  esaminato  sin  ora 
nelle  varie  disposizioni  in  cui  si  trova   esplicato  nei 


^  Deputati^  V  maggio  1875,  pag.  2841,  Violiant:  Promette  che 
presenterà  un  progetto  di  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica; 
ma  non  pel  momento,  giacché  <  Molte  sono,  e  secondo  alconi  sa- 
rebbero anche  soverchie,  le  leggi  che  si  trovano  dinanzi  al  Parla- 
mento. —  Il  Governo  continua  a  fare  i  suoi  stadi  (Movimenti  e 
risa  a  sinistra).  »  —  Ibid.,  7  maggio,  pag.  3022-3023,  MmaHim: 
«  Se  la  Camera  desidera  che  noi  presentiamo  un  progetto  di  legge 
che  risponda  all'articolo  18,...  noi  e* impegniamo  a  presentarlo  nel 
pili  breve  tempo  che  ci  sarà  possibile,  e  adopreremo  tntti  gli  sforzi 
e  gli  stadi  dei  quali  siamo  capaci  per  formularlo  nell'ordine  delle 
nostre  idee.  » 

*  Vedi  ibid.  8  maggio,  p&g.  3078-3080. 


§  9]  '  DIRITTO  COMUNE  387 

rapporti  ira  Stato  e  Chiesa  regolati  col  II  Titolo  della 
Legge  delle  guarentigie,  era  quella  del  diritto  comune. 
Se  lo  Stato  deve  staccarsi  dalla  Chiesa,  a  questa  si  ap- 
plicherà il  diritto  comune;  se  le  si  tolgono  i  privilegi, 
le  si  leveranno  anche  le  misure  ristrettive  speciali  esi-^ 
stenti.  Ma  che  cosa  deve  intendersi  per  diritto  comune? 
qual  è  il  diritto  comune  da  applicarsi  alla  Chiesa? Questo 
problema  non  fu  ben  formulato  e  sviluppato  nelle  Camere, 
e  le  idee  in  proposito  non  sono  neppur  ora  generalmente 
chiare.  * 

Il  Pescatore  ricordava  che  le  leggi,  secondo  Id  defi- 
nizione di  Montesquieu,  devono  essere  il  rapporto  neces- 
sario delle  cose;  che,  se  quindi  esiste  un'istituzione  di 
natura  speciale,  non  le  si  può  applicare  il  diritto  co- 
mune. '  Ora  si  domanda  se  la  Chiesa  cattolica  sia  una 
istituzione  tutt*  affatto  speciale,  senza  altre  simili  con 
cui  possa  avere  un  diritto  in  comune.  A  chiarire  la  po- 
sizione del  problema,  cominciamo  dall' accennare  un  con- 


*  La  quistione  è  ben  analizzata  dal  Piola,  Della  Libertà  cit.,  e 
Sulla  questione  della  personalità  giuridica  cit. 

*  Deputati^  14  marzo  1871,  pag.  772,  col.  3^,  Pesgatobe:  «  Ora, 
o  signori,  misarate  la  distanza  che  disgiuDge  quest*  ultimo  organi- 
smo cattolico  [la  Chiesa,  il  Papato]  da  qaello  delle  associazioni  pri- 
vate, e  poi  ditemi  se  le  leggi,  «  rapporta  nécessaires  des  choses,  » 
debbano  essere  eguali;  ditemi  se  questa  corporazione,  che  desta  il 
fanatismo  religioso  di  tutta  Europa  contro  un  certo  regno,  e  gli 
impone  tali  riguardi  da  indurre  i  legislatori  a  discutere  laboriosa- 
mente certe  leggi  sopra  certe  guarentigie,  sia  da  pareggiarsi  umil- 
mente ad  una  associazione  privata  e  libera,  ad  una  associazione 
accademica,  ad  una  società  mercantile.  »  —  Ma  non  chiarisce  la 
distinzione  tra  i  due  concetti  di  associazione  e  di  istituzione. 


388  DIRITTO  COMUNE  [§9 

cetto,  che  poi  svilupperemo  più  sotto,  che  cioè  il  diritto 
comune  che  potrebbe  applicarsi  alla  Chiesa  cattolica, 
quando  si  presenta  nelle  forme  di  parrocchia,  capitolo, 
vescovato,  ecc.,  sarebbe  quello  delle  istituzioni,  non  l'altro 
delle  associazioni,  e,  quando  si  presenta  nelle  forme  di 
associazioni,  sarebbe  quello  delle  associazioni  pubbliche, 
non  delle  associazioni  private,  non  aventi  scopi  morali 
Precisiamo  ora  la  domanda:  basta  anche  per  la  Chiesa 
cattolica  il  diritto  comune  delle  istituzioni  e  delle  asso- 
ciazioni pubbliche?  specie,  anzitutto,  quello  delle  reli- 
giose? Basta  il  diritto  comune  presente  italiano?  e  se 
non  è  sufficiente,  può  riformarsi  in  modo  da  farlo  ba- 
stare? 

Il  principio  del  diritto  comune  era  difeso  nella  Camera 
in  doppio  senso,  cioè  dalla  Destra  che  sosteneva  i  con- 
cetti delle  guarentigie,  del  separatismo  e  della  rinunzia 
alle  facoltà  giurisdizionali,  e  d'altra  parte  dalla  Sinistra, 
massime  quella  avanzata:  1* intenzione  dei  due  partiti 
coincideva  nel  voler  abolire  i  diritti  giurisdizionali  spe- 
ciali; ma  diversificava  nell'estensione  che  ciascuno  dava 
al  concetto  del  diritto  comune:  e  infatti,  mentre  la  Destra 
con  questo  non  intendeva  escludere  le  guarentigie;  la 
Sinistra,  invece,  le  dichiarava  contradittorie  col  mede- 
simo, sosteneva  che  il  primo  Titolo  non  avrebbe  dovuto 
esistere,  sibbene  soltanto  il  secondo,  e  che  questo  avrebbe 
dovuto  essere  concepito  diversamente;  non  avrebbe  do- 
vuto, cioè,  essere  solo  la  determinazione  dei  rapporti  tra 
lo  Stato  e  la  Chiesa  cattolica,  ma  tra  lo  Stato  e  tutte 
le  Chiese  in  genere.  La  Sinistra,  dunque,  era  più  con- 
seguente della  Destra,  nell'applicazione  del  principio  del 
diritto  comune,  non  solo  in  quanto  non  voleva  le  gua- 


§9]  DIRITTO    COMUNE  389 

rentigie,  ma  anche  per  ciò  che  non  voleva  una  legge 
speciale  dei  rapporti  tra  lo  Stato  e  la  Chiesa  cattolica, 
sibbene  una  legge  generale  per  tutte  le  confessioni.  — 
Le  guarentigie  sono  una  violazione  del  diritto  comune, 
certamente;  ma  la  maggior  parte  della  Sinistra  stessa 
non  si  dissimulava,  —  siccome  avemmo  occasione  di  ac- 
cennare esaminando  le  diverse  correnti  d'idee,  che  esi- 
stevano nelle  Camere  — ,  la  necessità  di  darle;  se  qual- 
cuno domandava  ingenuamente  perchè  si  dessero  al  capo 
della  religione  cattolica  e  non  anche  a  quella  degli  altri 
culti  esistenti  in  Italia,  si  rispondeva  che  gli  altri  culti 
non  hanno  V  importanza  politica  del  cattolico,  non  ecci- 
tano l'interesse  delle  Potenze,  non  hanno  un  capo  cir- 
condato di  uffici  cosi  vasti,  di  ambasciatori,  ecc.  *  Ma 
la  Sinistra,  non  potendosi  dissimulare  tutto  ciò,  diceva: 
Ebbene,  allarghiamo  il  nostro  diritto  comune  in  modo 
da  renderlo  una  garanzia  sufficiente  anche  pel  culto 
cattolico,  senza  così  concedere  a  questo  privilegi;  ossia, 
in  altri  termini,  tutte  quelle  concessioni  che  da  questa 
Legge  si  fanno  al  culto  cattolico,  vengano  fatte  anche 
agli  altri,  anzi,  aggiungevano  alcuni,  anche  a  tutte  le 
associazioni  o  fondazioni  o  corporazioni  profane.  • 


*  DeputcUi^  3  fébb.  1871,  pag.  471,  col.  2%  Rattazzi:  «  Ora  qnesta 
necessità  [dell*  inviolabilità  del  capo  della  religione  cattolica]  non 
si  palesa  rispetto  alle  altre  associazioni  religiose,  perchè,  essendo 
le  medesime  formate  da  un  nomerò  ristrettissimo  d' individai,  non 
vi  ha  pericolo  che  una  pressione  si  voglia  esercitare  sopra  i  loro 
capi;  molto  meno  si  può  temere  che,  anche  esercitandosi,  possa 
prodarre  conseguenze  molto  funeste.  » 

>  Deputati,  9  marzo  1871,  pag.  723,  col.  3%  Bonghi:  «  Tutti  gli 
articoli  di  fatti  dell'onorevole  Crispi,  i  qnali  vanno  innanzi  a  quelli 


390  DIRITTO  COMUNE  [§9 

Questo  concetto  veniva  oppugnato  dalla  Destra,  la  quale 
ragionava  cosi:  Noi  anzi  tutto  qui  intendiamo  fare  una 
legge  speciale  per  la  Chiesa  cattolica,  questa  le^e  è 


della  Commiflùone,  nascono  da  qaest*  idea,  che  nella  legge  attuale 
non  ai  debba  solamente  discorrere  del  culto  cattolico,  nui  bensì  della 
libertà  dei  colti  in  genere,  cosicché  si  debbano  in  questa  legge 
comprendere  varie  disposizioni,  mediante  le  quali  cotesta  libertà  dei 
culti  sarebbe  affatto  assoggettata  a  norme  legali  e  comuni  in  Italia. 
—  Ora  questo  stesso  concetto  dell*onorevole  Crispi  è  comune  ai  75 
o  78  soscrittori  deiremendamento  che  prende  nome  dall*  onorevole 
Peruazi.  Questo  stesso  concetto  è  comune  anche  aironorevole  Man- 
cini. I  soscrittori  dell'emendamento  Peruzzi  non  intendono  abbrac- 
ciare tutte  quelle  disposizioni,  le  quali  abbraccia  la  proposta  del- 
r onorevole  Crispi;  ma  anche  essi  vogliono,  che  in  questa  legge li 
accomunino  certe  disposizioni  a  tutti  quanti  gli  altri  calti.  >  —  I 
controprogetti  Crispi  e  Peruzzi  vedili  in  fine  del  volume  tra  i  Do- 
cumenti —  Deputati^  27  genn.  1871,  pag.  399,  col.  3%  Abignbnte: 
€  Concludo  adunque  col  chiedere,  che  si  rinvi!  questo  disegno  di 
legge  alla  Giunta  affinchè  essa  ne  formoli  un  altro  della  libertà 
delle  Chiese.  »  —  Ibid ,  31  genn.,  pag.  1435,  col.  3^,  ordine  del 
giorno  CiLiROLi  sottoscritto  da  altri  43  deputati:  Si  assicuri  Fin- 
dipendenza  spirituale  del  Papa  e  di  tutte  le  religioni  col  diritto 
comune.  —  Ibid.,  1®  febb.,  pag.  441,  col.  3%  Mìlcghi:  Si  conceda 
libertà  e  indipendenza  al  Papa,  ma  fondandola  sul  diritto  cornane: 
quindi  si  ritiri  il  1^  titolo,  e  si  discuta  il  2^,  cominciando  dal  ri- 
formare il  r  articolo  dello  Statuto  col  proclamare  la  libertà  di 
coscienza  e  dei  culti.  —  La  stessa  Giunta  si  mostrava  scientificamente 
propensa  a  queste  idee,  sebbene  per  ragioni  politiche  avesse  pro- 
posto un  altro  sistema;  Relcuione  Bonghi  (stampata  sotto  il  giorno 
21  genn.  1871,  Deputati)^  pag.  341,  col  P:  I  precedenti  delia  po- 
litica italiana  non  lasciavano  libera  la  Giunta;  « ....  il  sistema,  per 
esempio,  che  alla  maggioranza  dei  suoi  membri  sarebbe  parso,  a 
caso  vergine,  preferibile,  di  cercare  tutte  le  guarentigie  deir  indi- 
pendenza della  Santa  Sede  in  un'  autonomia  perfetta  accordata  alla 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  391 

anzi  tutto  politica;  *  essa  ha  per  iscopo  precipuo  quello 
di  rassicurare  le  Potenze  intorno  al  libero  esercizio  delle 
funzioni  spirituali  della  Santa  Sede;  noi  prendiamo  oc^ 
casione  da  questo  fatto  per  attuare  anche  la  riforma 
dei  rapporti  interni  fra  lo  Stato  e  la  Chiesa  cattolica; 
queste  due  sono  le  idee  storiche  che  ci  precedono  e  ci 
accompagnano;  *  queste  sono  state  e  sono  le  aspirazioni 
del  popolo  italiano,  soluzione  della  quistione  Romana 
senza  ledere  la  libertà  e  indipendenza  della  Santa  Sede 
e  abbandono  delle  armi  giurisdizionali  :  voi  della  Sinistra, 
volendo  fare  una  legge  per  tutti  i  culti,  oltreché  non 
riconoscete  la  posizione  da  per  sé  stessa  anormale  del 
Papato,  ^  non  siete  sostenuti  dalla  tradizione  storico-po- 
litica, complicate  la  quistione,  non  rassicurate  le  Potenze 
tanto  quanto  noi,  potreste  turbare  la  coscienza  religiosa 


Chiesa  cattolica,  non  per  via  di  privilegi  riconoBciati  nel  sao  capo, 
ma  per  via  di  poche  e  profonde  alterazioni  nel  -  diritto  pubblico 
interno  dello  Stato,  che  avessero  lasciato  più  largo  e  fido  campo  di 
efficacia  ed  azione,  maggior  sicurezza  e  facilità  di  consorzio  e  d*or- 
ganizzazione  stabile  ad  ogni  qualsiasi  principio  di  azione  morale  e 
religiosa.  > 

^  Deputati,  2  febb.  1871,  pag.  454,  col.  2"  Lanza;  ibid.,7febb, 
pag.  524,  col  3%  Pisanslli;  sopra  (pag.  100,  n.)  riferiti. 

'  Ibid.,  30  genn.,  pag.  423,  col.  3^,  Vibconti-Yxnosta  ministro 
per  gli  aflari  esteri  :  <  Queste  promesse,  o  signori,  queste  promesse 
da  noi  fatte,  e  che  ho  testò  citate,  risultano  da  tutti  gli.antecedenti 
della  politica  italiana  nella  questione  di  Roma,  da  tutte  le  affer- 
mazioni vostre,  dalle  dichiarazioni  di  tutti  i  Ministeri.  » 

'  Ibid.  7  febb.,  pag.  527,  col.  1%  Pisanelli:  «  aoi  siamo  dinanzi 
ad  una  posizione  [il  papato],  che  per  la  natura  delle  cose  è  anor- 
male, ed  a  questa  posizione  non  si  provvede  con  i  principi  del  di- 
ritto comune  e  con  le  regole  ordlDsrie  della  giurisprudenza.» 


392  DIRITTO   COMUNE  [§9 

del  paese.  —  E  poi  si  aggiungeva,  prescindendo  dalle 
considerazioni  politiche,  a  che  prò  fare  una  legge  gene- 
rale per  tutti  i  culti?  Forse  che  le  confessioni  acattoliche 
non  godono  fra  noi  di  una  sufficiente  libertà?  Forse  esi- 
stono ancora  per  loro  delle  restrizioni  odiose?* 

La  Sinistra  rispondeva:  Ohe  gli  avversari  si  esage- 
rassero il  bisogno  di  rassicurare  l'Europa;  che  le  aspi- 
razioni del  popolo  italiano  non  fossero  quelle  soltanto  di 
garantire  la  libertà  del  culto  cattolico,  ma  di  tutti  i 
culti;  che  il  popolo  italiano  volesse  uguaglianza  e  libertà 
per  tutti;  e  che  non  era  vero  che  per  le  confessioni  acat- 
toliche non  esistessero  fra  noi  restrizioni  speciali.  * 

Allora  s'intavolava  una  quistione  di  fatto  su  questo 
ultimo  punto,  dalla  quale  risultava,  che,  se  in  Italia  allora 
esistevano  ancora  legalmente  restrizioni  al  libero  eser- 
cizio dei  culti  acattolici,  esse  erano  soltanto  scritte,  ri- 
masugli delle  legislazioni  degli  ex-Stati,  ma  che  del  resto 
rimanevano  lettera  morta.  A  che  prò,  allora  domandava 
di  nuovo  la  Destra  con  aria  di  trionfo,  a  che  prò  dunque 
fare  una  legge  generale  per  tutti  f  culti?  =  Per  mutare 
la  condizione  di  fatto  in  una  condizione  di  diritto,  ri- 
spondeva la  Sinistra;  noi  non  vogliamo  lasciare  le  coq- 
fessioni  acattoliche  esposte  airarbltrio  del  Guardasigilli.* 
Non  c'è  motivo  di  temerne,  obbiettava  la  Destra;  e poit 
soggiungeva,  estendendo  la  presente  legge  ai  culti  acat- 


^  Vedi  Relazione  Bonghi  (stampata  sotto  il  giorno  21  genn.  1871, 
Deputati),  pag.  347,  col.  3*;  348,  col.  1*. 

*  Deputati,  10  marzo,  pag.  736,  col.  1%  Ercole. 
«  Ibld.,  18  marzo,  pag.  82J,  col.  2\  Bonghi. 

*  Ibid.,  col.  3%  Mancini. 


§  9]  DIRmO  COMUNE  393 

tolici,  voi  verreste  ad  assoggettarli  a  certe  restrizioni, 
che  essi  per  ora  non  soffrono,  specie  a  quella  del  placet 
e  dell'exequatur  *  (argomento  che  veramente  non  calzava 
contro  la  Sinistra,  la  quale  non  presentava  la  quistione 
dal  punto  di  vista  di  favorire  gli  altri  culti,  ma  dal 
punto  di  vista  dell'uguaglianza.) 

La  Sinistra  stessa  vide  V  impossibilità  di  far  trionfare 
il  concetto  del  diritto  comune  per  tutti  i  culti,  concetto 
-che  trovava  un  ostacolo  precipuo  nell'altro  delle  gua- 
rentigie, che,  —  prescindendo  da  ciò  che  in  parte  sareb- 
bero state  inutili  per  le  confessioni  acattoliche,  cosi  per 
esempio  quella  di  tener  ambasciatori  — ,  non  avrebbero 
potuto  concedersi  tutte  o  nello  stesso  grado  alle  mede- 
sime. Cosi  certamente  non  si  sarebbe  potuto  concedere 
ad  un  culto  qualunque  la  inviolabilità  del  suo  capo,  l'im- 
munità locale,  seminari  senza  alcuna  ingerenza  gover- 
nativa nella  sede  centrale  del  culto,  irresponsabilità  degli 
organi  necessari  dell'emanazione  degli  atti,  e,  sopra  tutto, 
la  ricognizione  di  queste  associazioni  o  fondazioni  o  cor- 
porazioni senza  averne  prima  riveduto  ed  approvato  gli 
Statuti:  se  il  diritto  comune  si  volesse  allargare  sino  a 
questo  punto,  noi  dovremmo  riconoscere  anche  le  sètte 
che  professano  la  poligamia  musulmana  o  il  comunismo 
mormonico  della  donna;  anzi  un'associazione  di  mal- 
fattori potrebbe  legalmente  figurare  come  un'associazione 
religiosa,  e  procurarsi  cosi  un  capo  inviolabile  e  luoghi 
d'immunità  pei  soci.  Dunque  la  divergenza  tra  la  Destra 
e  la  Sinistra  non  consisteva  davvero  in  ciò,  che  la  prima 


•  Ibid ,  col.  2%  Bonghi. 


394  DIRITTO  COMUNE  [§9 

volesse  colle  guarentigie  derogare  al  diritto  comune,  men- 
tre la  seconda  intendeva,  per  non  offendere  1*  uguaglianza, 
concedere  le  guarentigie  anche  agli  altri  culti;  no,  posto 
che  la  politica  avesse  permesso  alla  Destra  di  accettare 
questo  principio,  allora  sarebbe  rinata  la  questione  in- 
torno agli  estremi,  air  estensione  delle  guarentigie  da 
concedere  a  tutti  i  culti:  posto  che  avessero  dovuto  es- 
sere comuni  a  tutti,  nò  Destra  né  Sinistra  avrebbero 
voluto  né  potuto  concederne  tante,  quante  ne  concede  la 
presente  Legge  alla  Chiesa  cattolica,  perchè  altrimenti 
si  sarebbe  venuti  a  queiruitima  conseguenza  sopra  dedotta, 
che  anche  un'associazione  di  malfattori  avrebbe  potuto 
prendere  le  forme  legali  di  un*  associazione  religiosa  e 
saccheggiare  impunemente  il  paese  per  mezzo  deir  in- 
violabilità del  suo  capo  e  deir  immunità  dei  suoi  locali 
di  ufficio,  che  cosi  avrebbero  potuto  cambiarsi  da  grotte 
di  montagne  in  palazzi  di  città. 

Prescindendo  dai  fatto  delle  condizioni  politiche  del- 
l'Italia nel  1871,  il  diritto  comune  per  tutte  le  associa- 
zioni, fondazioni  o  corporazioni  religiose,  non  potrebbe 
risolversi  nel  concetto  delle  guarentigie,  se  non  quando 
si  ammetta  il  diritto  dello  Stato  di  esaminare  ed  appro- 
vare gli  Statuti,  riservandosi  sempre,  ciò  non  ostante, 
di  vigilarle,  ispezionarle,  scioglierle  all'occorrenza.  Bi- 
sognerebbe dunque,  perchè  il  diritto  comune  e  le  comuni 
guarentigie  fossero  applicabili,  che  si  limitassero  i  con- 
cetti della  separazione  e  dell'incompetenza,  che,  cioè, 
non  s' intendessero  nel  senso  che  essi  includano  rinunzia 
dei  poteri  dello  Stato.  Questo  concederebbe  guarentigie 
comuni  per  tutti  i  culti,  ma  salvo  a  sospenderle  od  abo- 
lirle per  quel  culto  che  ne  abusi,  salvo  anche  a  negarle 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  395 

a  quei  culti  che  creda  pericolosi  o  immorali  sia  per  la 
loro  dottrina  sia  per  le  qualità  dei  membri  che  vi  par- 
tecipano, salvo  perciò  a  negarle  per  esempio  al  culto 
Mgrmonico  o  ad  una  associazione  di  malfattori  che  si 
presenti  sotto  apparenze  religiose.  Ma  un  sistema  siffatto 
non  era  quello  della  Destra,  non  era  neppure  quello  della 
maggior  parte  della  Sinistra,  e  non  era  poi  ad  ogni  modo 
attuabile,  specie  nel  1871.  E  invero  la  Destra  e  la  Sini- 
stra estendevano  i  concetti  del  separatismo  e  dell*  incom- 
petenza molto  più  in  là  del  giusto,  di  quanto  non  sia 
compatibile  con  questo  sistema:  era  soltanto  la  Sinistra 
più  avanzata,  cioè  una  parte  ben  poco  numerosa  tra  quelli 
che  dai  due  lati  della  Camera  parlavano  di  diritto  co- 
mune, che  partiva  da  un  ordine  d*  idee  analogo  a  quello 
da  noi  esposto.  Ma,  quand'anche  esso  fosse  stato  diviso 
dalla  maggioranza  della  Camera  scientificamente,  non  lo 
sarebbe  stato  pure  politicamente;  giacché  le  condizioni 
deir  Italia  nel  1871  non  erano,  e  in  parte  non  lo  sono 
neppur  oggi,  tanto  solide  e  forti  da  permettere  una  ri- 
forma cosi  radicale. 

Il  concetto  di  creare  un  diritto  comune  per  tutti  i  culti 
era  dunque  inammissibile,  quando  si  partiva,  come  face- 
vano anche  una  parte  di  quelli  che  lo  sostenevano,  dalle 
idee  esagerate  di  separatismo  e  d* incompetenza;  sarebbe 
stato  poi  addirittura  assurdo  quando  vi  si  fossero  volute 
includere  tutte  le  guarentigie  concesse  dalla  presente 
Legge  alla  Santa  Sede;  e,  in  qualunque  modo,  sarebbe 
stato  inammissibile  politicamenta  Restava  la  quistione 
se,  prescindendo  dalle  guarentigie  pontificie,  ossia  negan- 
dole 0  concedendole  come  un'eccezione,  non  si  potesse 
in  tutto  il  resto  fare  un  diritto  comune.  Gli  errori  scien- 


390  DIRITTO  COMUNE  [§9 

tifici  sarebbero  cosi  diminuiti,  ma,  mantenendo  le  idee 
di  separazione  e  d*  incompetenza,  non  sarebbero  cessati 
del  tutto.  Lo  Stato  non  potrebbe,  senza  incorrere  in  pe- 
ricoli per  la  sicurezza  e  per  la  moralità,  riconoscere  una 
associazione  o  fondazione  o  corporazione  qualunque,  senza 
averne  prima  esaminati  gli  Statuti,  come  colla  Legge 
delle  guarentigie,  o  meglio  secondo  tutta  la  nostra  legi- 
slazione, lo  concede  alla  Chiesa  cattolica.  Questa  è  una 
vasta  organizzazione  e  fortemente  ordinata,  in  genere 
non  ha  interessi  personali  egoistici;  e,  appunto  perchè 
vastamente  organizzata,  ha  interessi  generali  da  tute- 
lare, si  rispetta:  l'organizzazione  della  Chiesa  cattolica' 
se  è  pericolosa  per  lo  Stato  riguardo  alle  sue  tendenze 
usurpatrici  delle  attribuzioni  e  dei  poteri  del  medesimo, 
offre  del  resto  guarentigie  rispetto  ai  delitti  comuni,  che 
non  sarebbero  sistematicamente  tollerati  dai  capi;  si  ag- 
giunga che  la  morale  della  Chiesa  cattolica  non  diffe- 
risce in  molti  punti  dalla  morale  civile:  la  Chiesa  catto- 
lica dunque  rispetto  ai  reati  e  alle  immoralità  comuDÌ 
offre  guarentigie  in  sé  medesima.  Lo  stesso,  invece  non  può 
dirsi  di  una  sètta  poco  numerosa,  priva  di  una  vasta 
organizzazione,  con  un  contenuto  etico  mal  noto,  o,  come 
quello  Mormonico,  notoriamente  in  gran  parte  immorale 
e  direttamente  contradittorio  colle  leggi  dello  Stato. 

Considerando  ora  la  quistione  del  diritto  comune  dal 
punto  di  vista  politico,  certo  non  sarebbe  stato  opportuno 
crearlo  nel  1871,  perchè  cosi  si_sarebbero  accreditati 
all'interno  e  all'estero  i  sospetti  d'irreligiosità  del  nostro 
Governo.  Vero  è,  d'altra  parte,  che  cosi  si  lasciava  sfug- 
gire r  occasione  di  creare  una  legislazione  nazionale  in- 
torno ai  culti;  che,  quando  sarebbe  finito  per  l'Italia  il 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  307 

bisogno  di  rassicurare  le  Potenze,  allora  l'attenzione  del 
paese  si  sarebbe  rivolta  ad  altri  problemi,  difficilmente 
si  sarebbe  potuto  riattirare  verso  il  quesito  religioso,  e 
cosi  la  nostra  legislazione  intorno  ai  culti  sarebbe  rimasta 
imperfetta.  Ciò  era  vero,  e  si  è  realizzato.  Ma  la  Camera 
riparò  in  parte  a  questo  male;  la  disuguaglianza  della 
libertà  dei  culti  è  rimasta  nelle  disposizioni  materiali, 
storiche,  tassative,  non  nello  spirito  del  nostro  Diritto 
pubblico  e  della  nostra  giurisprudenza,  dove  del  resto 
non  c'era  neppure  prima  del  1871;  la  Destra,  pei  motivi 
esposti,  non  potendo  accettare  di  costituire  un  diritto 
comune  per  tutti  i  culti,  accolse  tuttavia  un  ordine  del 
giorno,  con  cui  la  Camera  invitava  il  Governo  a  ritenere 
come  insussistenti  le  restrizioni  speciali  esistenti  pei  culti 
acattolici.  * 


Sin  qui  abbiamo  parlato  del  diritto  comune  delle  asso; 
dazioni,  fondazioni  o  corporazioni  aventi  scopi  religiosi. 
Ora  si  domanda  se  teoreticamente,  esso  debba  diflTerire 
da  quello  delle  profane. 

Naturalmente  tutte  le  associazioni,  fondazioni  o  corpo- 
razioni non  possono  avere  di  comune  se  non  i  principi  ge- 
nerali, fondamentali  del  diritto;  ma  questo  sarà  poi  più 


*  Deputati,  18  marzo  1871,  pag.  823,  col.  1%  ordine  del  giorno  Max- 
ciNr,  approvato:  «  La  Camera,  udite  le  dichiarazioni  della  Commissione, 
e  ritenendo  che  T  abolizione  delle  istituzioni  preventive  e  di  ogni 
ingerenza  governativa  neir esercizio  del  culto  e  della  libertà  reli- 
giosa sarà  mantenuta  ed  applicata  a  profitto  di  tutti  i  culli  pro- 
fessati nello  Stato,  passa  air  ordine  del  giorno.  » 


398  DIRITTO  COMUNE  f§9 

ampio  0  più  ristretto  neirapplìcazione  dei  medesimi  se- 
condo la  natura  speciale  delie  sìngole  categorie  di  isti- 
tuzioni e  delle  singole  istituzioni  medesime.  Lo  Stato, 
secondo  che  lo  crede  utile  o  non  lo  crede  pericoloso,  può, 
senza  ledere  i  principi  generali,  applicare  il  diritto  co- 
mune delle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  in  un 
modo  0  in  un  altro;  ma  resta  sempre  fermo  il  principio, 
che  esso  h^  il  diritto  di  regolare  questi  rapporti  in 
quel  modo  che  crede  conveniente.  Secondo  si  è  sopra 
accennato,  la  legge  deve  corrispondere  al  rapporto  ne- 
cessario delle  cose,  il  quale  nel  caso  nostro  è  che  le 
istituzioni  religiose,  avendo  scopi  diversi  dalle  laiche, 
sono  suscettibili  di  norme  in  parte  diverse  da  quelle  delle 
ultime;  e  ciò  va  detto  specialmente  riguardo  al  principio 
della  separazione  e  dell*  incompetenza. 

Posto  che  lo  Stato  non  è  confessionista,  esso  non  può 
dividere  le  sue  funzioni  con  questo  o  queir  istituto  reli- 
gioso, mentre  nulla  impedisce  che  egli  le  divida  con  un 
istituto  profano,  per  esempio  sussidiando  una  scuola  pri- 
vata laica.  '  Ma  la  separazione  delle  funzioni,  non  implica 
che  lo  Stato  non  abbia  il  «diritto  di  esaminare  il  conte- 
nuto etico  e  gli  statuti  delFassociazione  o  fondazione  o 
corporazione  religiosa  '  prima  di  riconoscerla  o  tollerarla; 


'  11  PioLA  Della  libertà  cit.  pag.  187)  lostiene  nello  Stato  anche 
il  diritto  di  sussidiare  scuole  confessioniste;  ma  non  per  iscopi  re- 
ligiosi, sibbene  considerando  le  Chiese  come  istitasioni  sociali:  da 
questo  puQto  di  vista  ammettiamo  anche  noi  un  tal  diritto  nello 
Stato. 

*  Padelletti,  La  politica  ecclesiastica  cit  pag.  227:  «  In  primo 
luogo,  un  ordinamento  esteriore  della  società  religiosa  dà  vita  a 
l'apporti  giuridici,  che  la  legge  deve  definire  e  tutelare;  e  dò  risulta 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  399 

giacché  tutte  le  istituzioni  trovandosi  dentro  quella  dello 
Stato,  questo  non  ne  riconosce  alcuna,  se  non  in  quanto 
è  dentro  dì  esso;  non  riconosce  il  cattolicismo  come 
religione  cosmopolitica,  ma  come  religione  degl*  Italiani 
(se  poi  sia  anche  religione  universale,  allo  Stato  non 
importa).  LMncompetenza  dello  Stato  comincia  dunque 
solo,  quando  dair  esame  degli  statuti  e  del  contenuto 
etico  esso  voglia  passare  airesame  del  contenuto  pura- 
mente dommatico.  Dico  puramente  dommatico;  giacché 
sin  dove  il  domma  implica  concetti  etici  direttamente 
o  indirettamente,  lo  Stato,  eh*  è  il  supremo  gerarca  anche 
delle  funzioni  etiche,  ha  diritto  di  penetrarvi  per  vedere 
se  sono  conformi  o  contrari  a  quelli  suoi.  Cosi  il  campo 
chiuso,  immune,  delle  istituzioni  religiose  si  riduce  a  ben 
poco;  e  infatti  ben  pochi  sono  i  dommi  che  non  abbiano 
attinenza  diretta  o  indiretta  colla  morale.  Noi,  nel  campo 
scientifico,  non  ci  arrestiamo  punto  innanzi  a  queste  con- 
seguenze; anzi  andiamo  ancora  più  avanti.  Lo  Stato  ha 
11  diritto  di  esaminar  non  solo  gli  statuti  e  la  dottrina 
•dommatica;  ma  anche  i  riti,  giacché  questi  possono  es- 
sere superstiziosi  ovvero  addirittura  immorali;  come  per 
•esempio  é  superstizioso  tutto  ciò  che  riguarda  le  reliquie, 


<ial  primo  u£ficio  dello  Stato.  la  secondo  luogo  gli  ordini  esteriori 
di  una  Chiesa  possono  corrompersi  e  danneggiare  gV  interessi  reli- 
giosi del  popolo,  come  è  avvenuto  della  Chiesa  cattolica;  ed  in  questo 
-caso  lo  Stato  ha  non  solo  il  diritto,  ma  lo  stretto  dovere  di  opperai, 
per  quanto  può,  a  questo  grave  male,  e  di  preparare  alla  Chiesa 
la  possibilità  di  un  miglioramento  nelle  sue  .condizioni.  »  Vedi  ibid. 
pag.  228-29.  —  Deputai,  14  marzo  1871,  pag.  770,  col.  3%  Sineo, 
4sopra  (pag.  229,  n.  1)  riferito. 


400  DIRITTO   COMUNE  [§1> 

restrema  unzione,  le  abluzioni  e  simili;  addirittura  im- 
morale, come  per  esempio  i  riti  orgiastici  deirantichità. 
L'incompetenza  dello  Stalo  in  fatto  di  istituzioni  re- 
ligiose si  riduce,  dunque,  alla  semplice  e  minima  parte 
dommatica  che  non  abbia  nessunissima  relazione  colla 
morale,  col  diritto  e  colla  sicurezza  pubblica.  Ed  in  ciò, 
ma  in  ciò  soltanto,  potrebbe  sembrare"  che  il  diritto 
delle  associazioni,  fondazioni  o  corporazioni  religiose  sia 
fondamentalmente  diverso  da  quello  delle  profane;  che 
il  rapporto  necessario  delle  cose  in  questo  punto  diffe- 
risca, e  che  j)erciò  in  questo  punto  debba  differire  la 
legge  che  lo  sancisce.  Ma,  posto  che  lo  Stato  diviene 
incompetente  solo  quando  le  sue  funzioni  non  possano 
essere  danneggiate,  la  sua  incompetenza  intomo  agi'  isti- 
tuti religiosi  non  si  distingue  gran  fatto  da  quella  circa 
gl'istituti  profani.  Se,  per  esempio,  il  Ministro  dell'Istru- 
zione Pubblica  crede  che  il  latino  si  possa  studiarla 
egualmente  bene  tanto  nella  grammatica  del  Ferretti 
quanto  in  quella  dello  Schultz,  egli  diviene  incompetente 
a  imporre  in  una  scuola  privata  che  si  studi  il  latino 
suir  uno  più  tosto  che  sull'altro  autore,  giacché  la  fun- 
zione dell'insegnamento  non  ne  soffre  nessun  danno.  Di 
solito  si  parla  dell'incompetenza  dello  Stato  soltanto  in 
fatto  d'istituti  religiosi,  non  anche  in  fatto  d'istituti 
profani;  ma  non  si  tratta  di  un'incompetenza  speciale 
riguardo  alla  religione.  Ed  invero,  quando  il  contenuto 
religioso  è  puramente  dommatico  senza  nessuna  attinenza 
diretta  o  indiretta  colla  morale,  col  diritto  e  colla  si- 
curezza pubblica,  lo  Stato  non  diviene  incompetente  pei^ 
che  si  tratta  di  una  dottrina  dommatica  prò  ut  sic,  ma 
perchè  si  tratta  di   una  dottrina   innocua;   come  nel- 


§  91  DIRITTO  COMUNE  401 

r esempio  delle  grammatiche  del  Porretti  e  dello  Schultz, 
il  Ministro  dell' Istruzione  Pubblica  non  diviene  incom- 
petente perchè  la  quistione  è  pedagogica,  ma  perchè  essa, 
posto  che  le  due  grammatiche  siano  egualmente  buone, 
è  innocua  al  buon  andamento  degli  studi. 

Partendo,  ma  quasi  incoscientemente,  da  questo  punto 
di  vista,  nella  discussione  sull'abolizione  delle  Facoltà 
teologiche  (1872)  il  Bonghi  diceva,  che  lo  Stato  è  un 
grand' asino,  che  esso  non  s'intende  di  scienza,  come 
non  s'intende  di  religione;  noi  potremmo  cangiare  la  frase, 
conservando  lo  stesso  concetto,  e  dire  all'  inverso  che  lo 
Stato  è  un  gran  dotto,  che  s'intende  di  tutto,  ma  in  quanto 
riguarda  le  sue  funzioni,  funzioni  legislative,  di  sicu- 
rezza pubblica,  morali,  ecc.;  *  lo  Stato  deve  considerarsi 
come  un  grand'asino  solo  quando  si  tratti  di  cose  indif- 
ferenti per  l'esercizio  delle  sue  funzioni.  Anzi  in  questo 
caso  neppure  diviene  un  grand'asino;  giacché  spetta  a 
lui  di  giudicare  se  la  cosa  sia  indifferente;  egli  è  sempre 
giudice,  sempre  dotto. 

L'obbligo  di  mostrarsi  asino  ossia  incompetente  può  è 
deve  intendersi  solo  in  questo  senso:  ohe,  se  una  qui- 
stione non  è  prima  giudicata  dalla  maggioranza,  lo  Stato 


*  Abbiamo  già  accenoato,  come,  secondo  il  Piola  (Della  libertà 
cit),  la  funzione  morale,  al  pari  di  quella  religiosa  e  di  quella 
istruttiva,  dovrebbe  avere  un  organismo  separato  dallo  Stato:  noi 
non  siamo  contrari  a  questa  teoria;  ma  intenderemmo,  come  del 
resto  anche  il  Piola,  conservare  sempre  l'alta  vigilanza  dello  Stato 
sopra  tutti  questi  organismi,  separati  da  lui,  ma  sempre  dentro  di 
lui:  se  parliamo  della  funzione  morale  come  appartenente  allo  Stato, 
bì  ò  in  questo  senso,  oltre  che  pel  motivo  che  noi  qui  consideriamo 
lo  stato  presente  delle  cose. 

F-  Scaduto  —  Guarentigie  PoniiJIeie  18 


402  DIRITTO  COMUNE  [§9 

ossia  gli  uomini  che  per  il  momento  si  trovano  al  po- 
tere, non  hanno  facoltà  di  deciderla  secondo  il  loro  modo 
personale  di  vedere.  Ma  che  cosa  deve  intendersi  per 
maggioranza?  Certo  non  quella  numerica,  ma  quella  delle 
persone  tecniche  o  colte  secondo  le  varie  branche  di 
cui  si  tratta,  o  che  flgurano  legalmente  come  tali.  Se 
la  maggioranza  dei  Deputati,  rappresentanti  legali  del 
paese,  crede  di  sopprimere  alcuni  enti  ecclesiastici  (come 
di  fatto  si  fece  nel  1867),  essa  ne  ha  il  diritto,  non  ostante 
che  il  popolino,  insufflato  dai  preti,  sia  d'opinione  con- 
traria. 

ì^ò  si  dica,  che  i  Deputati  rappresentino  i  cittadini  e 
non  i  fedeli:  certo,  ciò  è  vero,  ma  non  li  rende  incom- 
petenti a  trattare  anche  le  quistioni  religiose;  significa 
solo,  che  essi  non  devono  occuparsi  delle  medesime  prò 
ut  sic,  sibbene  semplicemente  in  quanto  hanno  relazione 
colle  leggi,  col  Diritto  pubblico,  colla  morale,  colle  fun- 
zioni tutte  dello  Stato:  se  questo,  per  tutelarle,  deve 
estendere  la  sua  ingerenza  anche  sul  domma,  esso  è  nel 
suo  pieno  diritto;  a  ciò  non  osta  che  si  sìa  mandatari 
dei  cittadini  prò  ut  sic  e  non  anche  come  fedeli;  per  far 
ciò  non  è  necessario  il  mandato  dei  fedeli,  dei  cittadini 
come  fedeli;  no,  questo  occorrerebbe  soltanto  quando  i 
mandatari  volessero  occuparsi  di  quistioni  religiose  prò 
ut  sicr  volessero  riunirsi  in  sinodo.  * 


*  Neil* affermare  e  nel  dare  le  ragioni  pei  diritti  dello  Stato  su 
tutte  le  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni,  ed  anche  sulle  dot- 
trine dommatiche,  non  vorremmo  si  credesse,  che  noi  desideriamo, 
che  lo  Stato  li  applichi  tosto  radicalmente  a  modo  della  Rivplazione 
francese:  sentiamo  maggiormente  il  bisogno  di  avvertire,  che  anche 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  403 

L'illogicità  della  teoria  contraria  degl' incompetentisti 
si  può  mostrare  non  solo  teoricamente,  come  lo  abbiamo 
fatto,  ma  anche  coi  loro  atti  stessi,  ad  hominem.  Ed 
invero,  quando  nel  1865  sancirono  il  matrimonio  civile, 
credono  gì* incompetentisti  di  non  aver  essi  allora  violato 
un  domma  della  Chiesa?  e  se  essi  non  avevano  il  diritto 
d'ingerirsi  in  cose  di  fede,  perchè  lo  hanno  fatto?  Perchè 
il  buon  senso  arresta  le  conseguenze  delle  assurdità  lo- 
giche. Dicevamo  che  il  matrimonio  civile  violi  un  domma 
della  Chiesa;  ed  invero  questa  ha  solennemente  definito, 
che  il  matrimonio  è  un  sacramento;  ha  poi  stabilito,  che, 
per  essere  valido  e  quindi  sacramento  deve  esser  cele- 
brato davanti  al  parroco:  or  bene  gì' incompetentisti  in- 
troducendo il  matrimonio  civile  vengono  a  dichiarare, 
che  il  matrimonio  non  è  valido  (e  quindi  secondo  la 
Chiesa  cattolica  non  dovrebbe  essere  un  sacramento)  se 
non  è  contratto  davanti  al  funzionario  dello  Stato  (il  che 
non  è  necessario  secondo  la  Chiesa  cattolica).  Supponiamo 
ora  che  l'Italia  volesse  procedere  verso  la  Chiesa  cat- 
tolica, così  come  procederebbe  verso  un  culto  nuovo  che 
si  volesse  introdurre;  allora  dovrebbe  sottoporre  alla 
sua  approvazione  gli  statuti  e  il  corpo  di  dottrina  della 


noi  crediamo,  che  prima  di  restringere  le  libertà  individaali  occorre 
anzi  tutto  studiare,  se  non  ne  deriverà  un  male  maggiore  di  quello 
a  cui  si  vuole  por  rimedio.  Insomma  noi  non  siamo  ne  rivoluzionari, 
né  statolatri;  abbiamo  soltanto  voluto  guardare  tutta  la  sfera  dei 
diritti  delio  Stato,  specie  per  opporci  al  pregiudizio  che,  a  causa 
della  forza  della  tradizione  e  della  scienza  religiosa,  persiste  anche 
in  parecchi  razionalisti  conservatori,  di  concepire,  anche  secondo  il 
diritto  ideale,  i  rapporti  della  Chiesa  cattolica  collo  Stato,  come 
epsenzialmeote  diversi  da  quelli  delle  altre  Chiese. 


404  DIRITTO  COMUNE  [§9 

medesima,  negar  loro  la  sua  approvazione,  ed  all' occor- 
renza sciogliere  T  istituzione  stessa,  se  questa  si  rifiu- 
tasse di  modificare  il  suo  domma  della  sacramentai  ita 
del  matrimonio,  od  almeno  la  disciplina  che  permette  di 
celebrare  il  rito  religioso  del   matrimonio  prima  che 
questo  sia  contratto  civilmente.  —  A  questo   punto  si 
potrebbe  dunque  rimediare  con  una  modificazione  della 
disciplina  senza  cangiare  il  domma  stesso;  ma  ce  ne  sono 
altri  in  cui  questo  si  trova  in  aperta  contradizione  colle 
leggi  dello  Stato.  Ed  invero  secondo  la  Chiesa  il  matri- 
monio è  un  sacramento  e  quindi  è  valido,  anche  se  con- 
tratto senza  il  consenso  dei  genitori  prima  della  mag- 
giorennità  civilmente  legale;  cioè,  in  Italia,  prima  dei 
25  anni  pel  maschio  e  dei  21  per  la  femmina;  per  la 
Chiesa,  invece,  basta  la  maggiorennità  fisica,  i  14  anni  pel 
maschio,  i  12  per  la  donna.  —  Come  conciliare  poi  coIFin- 
tangibilità  dei  dommi  la  legge  del  divorzio  votata  dalla 
Camera  dei  Deputati  francese  e  proposta  più   volte  in 
quella  italiana?  —  Aggiungiamo  un  altro  caso,  in  cui  non 
si  può  fare  a  meuo  di  cadere  in  contradizione  se  si  vuol 
mantenere  il  principio  deirincompetenza.  Lo  Stato  dichiara 
valido  il  matrimonio  dei  preti;  diversamente  dal  domma 
cattolico,  non  opina  che  il  celibato  sia  da  preferirsi  allo 
stato  coniugale;  ora,  o  mantiene  il  beneficio  al  prete 
sposatosi,  e  cosi  urta  in  una  misura  conciliare;  o,  come 
si  fa  di  solito,  gli  toglie  il  beneficio,  ed  allora  urta  nei 
suoi  principi  intorno  al  matrimonio.  —  Potremmo  addurre 
altre  leggi  e  fatti,  in  cui  gì*  incompetentisti  italiani  o 
cadono  in  contradizioni,  o  si  trovano  costretti  dalla  evi- 
denza del  buon  isenso,  dal  rapporto  necessario  e  inevi- 
tabile delle  cose,  a  deviare  dai   loro  principi;  ma  noa 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  4Ò5 

vale  la  pena:  nel  corso  del  presente  lavoro  abbiano  avuto 
più  volte  occasione  di  farlo,  e  il  lettore  potrà  proseguire 
da  per  sé  stesso  T  esemplificazione. 

Dunque,  secondo  noi,  lo  Stato  non  è  mai  incompetente; 
esso  decide  su  di  tutto,  anche  sulle  cose  che  crede  innocue 
ossia  indiflferenti  pel  buon  esercizio  delle  sue  funzioni: 
sono  soltanto  queste  cose,  che  egli  non  ha  diritto  di  mu- 
tare; ma  esso  ci  s'ingerisce  sempre,  per  giudicare  se  siano 
0  no  indifferenti;  posto  che  le  giudichi  tali,  esso  non 
ha  il  diritto  di  mutarle  o  farle  mutare,  giacché  questo 
sarebbe  un  capriccio,  ed  il  capriccio  non  é  permesso  a 
nessun  funzionario.  Ma  non  si  tratta  di  una  vera  e  pro- 
pria incompetenza,  di  una  incompetenza  speciale  in  fatto 
di  religione;  no,  lo  Stato  non  ha  diritto  di  mutare  o 
disapprovare  le  cose  indifferenti  neppure  in  fatto  di  edu- 
cazione, d'istruzione,  ecc. 

Pertanto,  non  ci  sono  motivi  essenziali  per  cui  il  diritto 
delle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  religiose 
debba  differire  da  quello  delle  profane;  esse  sono  capaci 
di  un  Diritto  comune;  ci  potranno  essere  delle  differenze, 
ma  relativamente  secondarie;  esistono  cose  simili  nel 
mondo,  ma  non  cose  identiche;  però  le  cose  simili  vanno 
regolate  coi  medesimi  principi  generali,  perché  i  loro 
rapporti  necessari  sono  i  medesimi.  * 


*  La  nostra  conclusione  differisce  da  qaella  del  Piola,  del  MÌDghetti 
del  Padelletti,  eh'  è  più  accentuato  dei  due  primi.  Ma  la  differenza 
è  forse  più  nella  formula  e  ne  ir  accentuazione  del  concetto,  che 
nella  sostanza.  Anch'io,  come  i  tre  eminenti  pubblicisti,  parto  dal 
concetto  delie  istituzioni  e  del  rapporto  necessario  delle  cose:  anche 
io  credo,  che  ogni  istituzione  è  diversa  dall'altra;  ma  io  accentuo 


406  DIRITTO  COMUNE  t§y 

Questa  soluzione  del  problema  del  diritto  comune  delle 
associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  religiose  e  profane, 
s'intende  sempre  che  riguarda  il  campo  puramente  scien- 
tifico, teoretico:  la  soluzione  politica,  pratica  per  Tltalia 
nel  1871,  non  sarebbe  potuta  coincidere  e  non  coincidette 
con  quella  teoretica.  Anzi  tutto  mancava  e  manca  ancora 
fra  noi  una  legge  sulle  associazioni,  non  sono  ancora  ben 


più  di  loro  il  carattere  comune  che  hanno  certe  istitazioni  ;  accentuo 
il  concetto,  che  esistono  gruppi,  classi  d' istituzioni,  e  che  per  cia- 
scuno di  loro  può  sussistere  un  diritto  comune,  salvo  sempre  le 
differenze  inevitabili  pel  fatto  che  esistono  cose  simili,  ma  non  iden- 
tiche. Ripeto  quello  che  ho  detto  in  una  nota  anteriore,  che  in- 
tendo oppormi  al  concetto,  di  considerare  la  Chiesa  cattolica  come 
una  religione  e  un'  istituzione  assolutamente  anormali.  —  Piola,  La 
Libertà^  cit.  pag.  23:  «  Ci  parlino  del  diritto  comune  delle  istita- 
zioni. Bisogna  però  considerare  che  questo  diritto  comune  non 
può  essere  in  pronto,  perchè  la  Chiesa  è  di  natura  alquanto  di' 
versa  dalle  altre  istitazioni  che  noi  abbiamo.  >  ^  Minghbtti,  Stato 
e  Chiesa^  cit.  pag.  139:  «  è  forza  riconoscere  che  il  contratto  tra  i 
fedeli  nella  Chiesa  è  un  contratto  «  «  sui  generis  >  >  che  non  può 
essere  intieramente  assimilato  agli  altri.  E  come,  per  esempio, 
dopo  aver  applicato  il  diritto  comune  alla  materia  delle  cambiali, 
e  dopo  le  prove  fatte  intorno  a  ciò  dalla  giurisprudenza,  si  è  do- 
vuto alla  perfine  fare  una  legislazione  cambiaria,  cosi  occorrerà 
forse,  posta  la  separazione  dello  Stato  e  Chiesa,  stabilire  delle  regole 
legislative  speciali  anche  per  i  rapporti  giuridici  derivati  da  un 
atto  ecclesiastico.  >  —  Padelletti,  La  Politica  ecclesiastica,  cit 
pag.  220-21  :  «  Essa  [la  Chiesa]  è  invece  una  istituzione  di  diritto 
pubblico,  di  natura  tutta  speciale  e  affatto  diversa  da  tutte  le 
altre  corporazioni  e  associazioni  che  si  hanno  nello  Stato.  È  quindi 
impossibile  applicare  ad  essa  il  diritto  comune  giacche  è  contro 
giustizia  trattare  egualmente  rapporti  ineguali  (Ahrens),  e  bisogna 
«pplicare  ad  essa  un  diritto  speciale.  » 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  407 

sodi  i  principi  intorno  alle  fondazioni  e  corporazioni  ec- 
clesiastiche, e  poi,  passando  dal  campo  più  tosto  giuri- 
dico a  quello  politico,  Tanno  1871  non  sarebbe  stato  per 
r Italia  il  tempo  più  opportuno  per  attuare  una  riforma 
cosi  radicale. 


Alle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  religiose 
potrebbe  dunque  applicarsi  un  diritto  comune  colle  pro- 
fane. Ma  questo  concetto  del  diritto  comune  è  stato  stra- 
volto stranamente:  non  solo  alcuni  incompetentisti  cre- 
dettero, come  dicemmo,  che  potesse  allargarsi  talmente 
da  farci  entrare  le  guarentigie;  sibbene  la  maggioranza 
intendeva  e  intende  parlare  non  di  un  diritto  comune 
delle  associazioni  «  pubbliche,  »  fondazioni  e  corporazioni, 
ma  di  diritto  comune  delle  associazioni  «  private,  »  come 
quelle  che  hanno  scopi  meramente  lucrativi,  società  com- 
merciali, ferroviarie,  ecc.  *  Lo  Stato,  essi  dicono,  è  sepa- 
rato dalla  Chiesa,  questa  è  per  lui  come  se  non  esistesse; 
lo  Stato  va  per  la  sua  via,  e  la  Chiesa  per  la  propria; 
quello  non  si  prende  cura  di.  questa;  esso  non  conosce 
ministri  di  culto,  conosce  soltanto  cittadini;  non  conosce 
chiese,  conosce  soltanto  libertà  di  coscienza,  e  questa 
stessa  come  una  parte  della  libertà  individuale.  Quindi 
il  matrimonio  dei  preti  è  valido;  non  si  dà  forza  coattiva 
agli  atti  ecclesiastici  se  non  quando  riguardino  interessi 
civili,  che  vengano  giudicati  legittimi. 

Uno  dei  casi  in  cui  si  esplica  maggiormente  questo 


^  Oltre  a  ciò  che  diremo  nel  testo,  vedi  questo  concetto  confu- 
tato dal  Plola,  La  Libertà  cit.  cap.  I. 


408  DIRITTO  CÒMdKfi  [§9 

concetto  del  diritto  delle  associazioni  private,  cioè  non 
autorizzate  dallo  Stato,  ossia  del  diritto  privato,  è  per 
l'appunto  quello  relativo  ai  criteri  seguiti  nella  deter- 
minazione degl*  interessi  civili.  Mostrammo  come  ci  sia 
interesse  civile  anche  nella  semplice  sospensione  del  prete. 
Ma  la  Camera  del  1871  e  la  giurisprudenza  posteriore 
non  considerano  questo  interesse  civile  come  legittimo, 
non  danno  diritto  al  sacerdote  sospeso,  ad  un  risarci- 
mento a  carico  del  vescovo.  La  ragione  di  questo  fatto 
non  è  soltanto  la  pretesa  incompetenza,  sibbene  aocbe 
ridea  che  il  diritto  comune  da  applicarsi  alla  Chiesa 
cattolica  sia  quello  privato  e  non  il  pubblico.  I  separa- 
tisti, i  nostri  magistrati  considerano  la  sospensione  im- 
partita dal  vescovo,  come  una  semplice  dichiarazione  di 
biasimo  fatta  da  un  privato  qualunque;  lo  Stato  non 
ci  ha  che  vedere  secondo  loro;  la  magistratura  non  può 
giudicare  sugli  eflfetti  civili  che  derivano  da  questa  di- 
chiarazione, come  non  può  giudicare  per  esempio  sugli 
effetti  civili  che  derivano  dalla  dichiarazione  di  un  cliente 
sulla  insufficienza  del  medico  curante.  Similmente,  lo 
Stato  non  può  decidere  sugli  effetti  civili  della  scomunica, 
della  messa  all'indice,  e  simili;  queste,  posto  che  la 
Chiesa  non  sia  riconosciuta  ufficialmente,  sono  dichia- 
razioni di  privati;  se  il  giornale  messo  all'indice  perde 
la  metà  degli  abbonati,  lo  Stato  non  può  rimediarci,  come 
non  può  rimediare  al  fatto,  che  un  medico  per  la  mala 
lingua  di  un  cliente  perda  la  metà  dei  suoi  clienti;  se 
il  biasimo  ha  assunto  la  forma  di  diffamazione,  la  ma- 
gistratura lo  punirà  in  virtù  delle  leggi  civili;  ma  se  è 
stato  un  semplice  giudizio,  essa  non  ci  ha  che  vedere.  Se- 
condo la  Legge  delle  guarentigie  (art.  17),  gli  atti  delle 


à  0]  DIRITTO  COMUNE  409 

Autorità  ecclesiastiche  «  sono  privi  di  effetto  se  con- 
trari alle  leggi  dello  Stato  ed  all'ordine  pubblico  o  lesivi 
dei  diritti  dei  privati;  »  ma  non  sono  multabili  a  favore 
dei  privati  quando  ne  ledano  gì*  interessi  indipendente- 
mente dalla  ricognizione  governativa.  Anzi  neppure  è 
sempre  osservato  lo  stesso  diritto  comune  privato:  gli 
incompetentisti  e  la  nostra  giurisprudenza,  diversamente 
per  esempio  dalle  leggi  tedesche,  non  considerano  la 
scomunica  proclamata  in  tutte  le  sue  forme,  coi  riti  so- 
lenni, come  un'ingiuria.  * 

Potremmo  addurre  altri  esempi  per  mostrare,  che  sono 
considerati  come  rapporti  tra  privati  quelli  dei  membri 
delle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni  ecclesiastiche 
fra  di  loro  e  fra  di  loro  e  il  laicato;  ma  il  lettore  potrà 
proseguire  da  sé  stesso  questa  enumerazione  di  casi. 
Passiamo  invece  a  dimostrare  l'assurdità  del  sistema. 
Prima  di  tutto  esso  è  fondato  sopra  un'  ipotesi  non  solo 
gratuita,  ma  urtante  colla  realtà  dei  fatti,  che  cioè  lo 
Stato  italiano  non  riconosca  la  Chiesa  come  un'istitu- 
zione. Ma  che  cosa  signiQcano  le  guarentigie  concesse 
al  Papa?  Non  lo  riconosciamo  quale  capo  della  religione 
cattolica?  E  qual'è  il  procedimento  dell'exequatur  e  del 
placet?  Non  si  concede  forse  in  vista  della  bolla  ponti- 
ficia che  istituisce  vescovo  il  tal  dei  tali  o  secondo  il 
decreto  vescovile  che  nomina  parroco  il  prete  Tizio? 
Non  riconosce  dunque  lo  Stato  italiano  il  Papa,  i  vescovi, 


*  Quantunque  la  Relazione  Bonghi  (stampata  sotto  il  gio^o 
21  gennaio  1871,  Deputati)  accenni  ad  un'opinione  diversa,  pag.  545, 
col,  ì\ 


410  DIRITTO  COMUNE  [%^ 

i  parroci,  i  canonici,  ecc.  come  funzionari  d'istituzioni? 
E  la  personalità  giuridica  stessa  dei  vescovati,  dei  ca- 
pitoli, delle  parrocchie  potrebbe  esistere  senza  la  rico- 
gnizione dello  Stato?  Non  si  venga  dunque  a  dire,  che 
lo  Stato  italiano  ignora  l'esistenza  della  Chièsa,  cattolica, 
e  che  perciò  le  applichi  il  diritto  privato;  esso  ne  rico- 
nosce le  varie  istituzioni,  e  alle  istituzioni  si  applica  il 
diritto  pubblico,  un  diritto  speciale,  il  diritto  comune 
delle  istituzioni,  non  il  diritto  comune  privato. 

Ma  se  la  finzione  giuridica,  adottata  dai  nostri  legisla- 
tori, di  considerare  gli  Statuti  e  i  rapporti  della  Chiesa 
cattolica  come  Statuti  e  rapporti  di  associazioni  private, 
di  privati,  riesce  contraditto  ria  con  altre  norme  del  no- 
stro diritto  stesso;  tuttavia  essa  era  inevitabile,  essen- 
dosi aboliti  i  Concordati  e  conseguentemente  Texequatnr 
e  il  placet  statutari;  del  resto  non  fu  creata  dalla  Legge 
delle  guarentigie,  essa  preesisteva,  è  nata  col  Regno  stesso 
d'Italia,  che  ha  abolito  i  Concordati  senza  avere  la  forza 
di  sottoporre  la  Chiesa  cattolica  a  norme  analoghe  a 
quelle  per  le  altre  confessioni. 

Stacchiamoci  ora  dal  Diritto  positivo,  dalla  Legge  ita- 
liana, e  rimontiamo  ai  principi  generali  per  vedere  come 
dovrebbero  andar  regolate  le  cose.  Lo  Stato  ha  il  diritto 
di  sottoporre  alla  sua  approvazione  gli  Statuti  delle  asso- 
ciazioni, fondazioni  e  corporazioni,  non  solo  in  generale 
nell'interesse  di  tutelare  le  sue  leggi,  l'ordine  e  la  morale 
pubblica;  ma  anche  perchè,  —  essendo  le  funzioni,  che 
esso  cede  o  divide  colle  istituzioni,  necessarie,  e  richie- 
dendo talvolta  requisiti  tecnici  speciali  e  producendo  tal- 
volta un  ambiente  etico  «  sui  generis  »  —,  non  è  agevole 
0  poco  incomodo  il  passaggio  dell'una  di  queste  funzioni 


§  9]  DIRITTO  COMUNE  41  i 

ad  un'altra  qualunque,  e  perchè  inoltre,  trattaudosi  di 
funzioni  necessarie,  di  solito  indispensabili,  coloro,  per 
cui  vengono  esercitate,  talvolta  si  trovano  soggetti  a 
queste  istituzioni  senza  neppure  avervi  riflettuto  e  non 
riesce  poi  loro  indifferente  T  uscirne. 

Applichiamo  questo  concetto  teorico  alla  pratica  della 
Chiesa.  Per  diventar  prete  bisogna  un'  istruzione  tecnica 
«  sui  generis,  »  la  quale  in  grandissima  parte  differisce 
da  quella  che  occorre  per  le  professioni  laiche.  Ora  lo 
Stato,  nel  riconoscere  una  Chiesa  e  i  di  lei  istituti  per 
r  educazione  tecnica,  dei  suoi  ministri,  ha  diritto  di  dire: 
Se  voi  non  mi  date  guarentigie  rispetto  alla  punizione  e 
deposizione  dei  vostri  ministri,  io  non  riconoscerò  i  vostri 
istituti  di  educazione  ecclesiastica.  *  E  perchè?  perchè 
se  voi  deponete  arbitrariamente  un  ministro  del  culto,  a 
lui  non  riesce  facile  procurarsi  da  vivere  altrimenti;  voi 
ne  farete  uno  spostato.  Perchè  allora,  potrebbe  replicare 
la  Chiesa  in  un  paese  dove  ci  fossero  Università  libere, 
perchè  voi  non  richiedete  le  stesse  guarentigie  rispetto 
alla  punizione  e  deposizione  degli  avvocati  che  escono 
dalla  Facoltà  giuridica?  Perchè,  si  risponderebbe,  la  Fa- 
coltà giuridica  impartisce  l'istruzione  tecnica,  ma  non  è 
essa  che  poscia  potrà  punire  e  deporre;  a  ciò  provvede 
lo  Stato  direttamente  o  indirettamente,  ma  sempre  in 
modo  costituzionale,  cioè  sempre  dando  guarentigie,  che 
voi,  signori  ecclesiastici,  non  date,  voi  che  fate  uso 
dell'ex  informata  coscientia:  noi.  Stato   costituzionale, 


*  Idee  analoghe  riguardo  agi'  iasegnanti   degl*  istituti  pHvati  di 
istruzione,  vengono  svolte  dal  Piola,  La  libertà  cit.«  pag.  154-55. 


412  DIRITTO  COMUNE  [§9 

degli  spostati  arbitrariamente  non  ne  facciamo  ;  ma  voi, 
Chiesa  cattolica  con  Governo  assoluto,  si. 

E  quand*  anche  lo  Stato  non  desse  guarentìgie  per  la 
punizione  e  deposizione  dei  professionisti  abilitati  negli 
istituti  ufficiali  0  nei  privati,  il  danno  non  sarebbe  tanto 
quanto  nella  Chiesa.  Ed  invero  l'avvocato  che  venga  in- 
terdetto ingiustamente,  quando  gli  amici  e  il  pubblico 
siano  consoli  dell*  ingiustizia  della  condanna,  può,  senza 
sentirsi  disonorato,  passare  air  esercizio  di  un' altra  pro- 
fessione 0  di  un  mestiere.  Ma  il  prete  meno  facilmente 
troverà  chi  non  creda  alla  giustizia  di  una  sentenza  ema- 
nata da  un  santo  vescovo,  e  quindi  meno  facilmente  tro- 
verà un  lavoro  qualunque  per  vivere. 

Consideriamo  un  altro  caso  più  delicato;  quello,  cioè, 
non  più  di  un  ministro  del  culto,  ma  di  un  laico  scomu- 
nicato ingiustamente.  Qui  non  si  tratta  di  deposizione 
dall'  ufficio,  (almeno  oggi,  perchè  nel  medio  evo,  quando 
lo  Stato  non  era  separato  dalla  Chiesa,  la  scomunica 
aveva  realmente  l'effetto  giuridico  d'interdire  da  tutti 
gli  uffici  e  professioni  pubbliche),  ma  di  turbamento  della 
coscienza  individuale  e  talvolta  anche  di  deposizione  in- 
diretta dall'ufficio.  Lo  Stato  è  anche  tutore  della  morale: 
esso  non  deve  permettere  che  la  coscienza  di  un  citta- 
dino possa  venire  turbata  arbitrariamente  ed  impune- 
mente; non  può  riconoscere  una  Chiesa  la  quale  ammetta 
condanne  pronunciate  in  una  forma  solenne  senza  una 
regolare  procedura,  anche  quando  non  abbiano  effetti  ci- 
vili; perchè  una  siffatta  Chiesa  potrebbe  turbare  grave- 
mente le  coscienze,  e  servirsi  di  questo  mezzo  a  danno 
dello  Stato,  cosi  colla  scomunica  dei  cattolico-liberali. 

Dicono  i  separatisti  e  gl'incompetentisti:  Masin  dove 


§9]  DIRITTO  COMUNE  413 

volete  far  ficcare  lo  Stato?  voi  cosi  invece  di  tutelare 
le  coscienze,  le  turbereste  ingerendovi  indebitamente; 
lasciate  andare  le  cose  per  la  loro  china;  se  qualcuno  si 
sente  scomunicato  ingiustamente,  la  sua  coscienza  resterà 
serena,  e,  ad  ogni  modo,  se  non  ci  si  trova  commodo,  esca 
dalla  Chiesa  cattolica,  nessuno  glielo  impedisce.  —  Ma, 
rispondono  giustamente  i  giurisdizionalisti,  in  certe  posi- 
zioni non  sempre  ci  s*  è  entrato  volontariamente,  sibbene 
spesso  ci  si  nasce,  e  T  uscirne  non  è  indifferente  come  il 
ritirarsi  da  un  casino  di  lettura  o  da  una  società  com- 
merciale.* Se  io  mi  allontano  da  una  di  queste  associazioni, 
quando  lo  richiedono  il  mio  onore,  o  il  mio  interesse  od 
anche  il  mio  capriccio,  la  mia  coscienza  non  resta  punto 
turbata,  perchè  io  non  sento  nessun  dovere  di  rimanere 
perpetuamente  ascritto  a  quelle  associazioni;  e,  prescin* 
dendo  dalla  mia  coscienza,  i  miei  amici,  i  miei  conoscenti, 
il  pubblico  non  mi  ritengono  disonorato  per  semplice  fatto 
che  io  me  ne  sia  sciolto.  ÀI  contrario  se  un  cattolico  si 
crede  perseguitato  ingiustamente  da  un  vescovo  o  dal 
Papa,  egli  non  può  sottrarsi  a  questi  arbitri  coir  uscire 
dalla  religione  romana  senza  urtare  coi  suoi  principi, 
colle  sue  credenze;  e  se,  credente  o  incredulo,  si  stacca 
da  quella,  si  attira  il  disprezzo  dei  suoi  correligionari, 
tra  cui  di  solito  ha  parenti,  amici,  conoscenze. 

Si  aggiunga,  che  la  punizione  ecclesiastica  e  l'apostasia 
spesso  producono  non  solo  il  disprezzo  dei  correligionari, 
ma  anche  una  vera  interdizione  d' ufficio,  non  esclusi  gli 
Stati  più  civili,  specie  nelle  campagne  e  nelle  città  di 


*  Beputatu  28  genn.  1871,  pag.  413,  col.  2»,  Mancini.  —  Padel- 
INETTI,  La  Politica  ecclesiastica  oit.,  pag.  668-69,  670-71. 


414  DIRITTO  COMUNE  [§9 

second'ordine.  Un  prete  scomunicato  o  spretato  ed  anche 
un  laico  scomunicato  od  apostata,  difficilmente  troveranno 
0  conserveranno  in  queste  un  impiego  municipale,  specie 
neir  insegnamento,  e  maggiore  è  per  loro  la  difficoltà  di 
esercitare  quest'ufficio  privatamente  nelle  famiglie.  * 

Queste  piaghe,  nascenti  dall' applicazione  del  diritto 
comune  privato  alla  Chiesa  cattolica  invece  di  quello 
pubblico,  delle  istituzioni,  sono  le  più  patenti,  quelle  che 
saltano  agli  occhi  di  tutti,  anche  di  coloro  i  quali  opi- 
nano che  lo  Stato  non  abbia  né  il  dovere  né  il  diritto  di 
rimediarvi.  Ora  ne  accenneremo  alcune  altre,  sulle  quali 
di  solito  si  riflette  poco. 

Il  Governo  richiede  nei  suoi  ufficiali  una  certa  dignità, 
decoro,  indipendenza;  quindi  proibisce  il  sequestro  del 
loro  stipendio,  vieta  agli  ufficiali  dell'esercito  di  centrar 
matrimonio  se  non  mostrino  di  possedere  essi  o  la  fidan- 
zata rendite  sufficienti  per  mantenere  con  decoro  la  fa- 
miglia; non  ammette  nella  carriera  diplomatica  se  non 
quelli  che,  oltre  ai  requisiti  scientifici,  posseggano  una 
rendita  di  ottomila  lire.  Quest'istituti  (tranne  l'appli- 
cazione fattane  al  matrimonio)  può  dirsi  che  lo  Stato 
li  abbia  copiati  dalla  Chiesa,  secondo  i  canoni  della  quale' 
la  parte,  dei  beni  privati  o  del  beneficio,  necessaria  per 
mantenersi  decorosamente,  non  é  sequestrabile,  e  non  si 


^  Il  dogma,  e  quindi  la  scomunica  e  simili  per  incredalità  nel 
medesimo,  può  dunque  avere  effetti  civili,  non  solo  pei  professori 
di  teologia  (caso  notato  dal  Piola,  La  libertà  cit,  110-11),  mi 
anche  per  gì*  insegnanti  di  materie  profane. 

>  G.  3.  Odoardus  X,  III,  23.  ^  SulF interpretazione  del  medesimo 
vedi  per  esempio  Hinschius  cit.,  Bd.  I,  pag.  127-!^, 


§9]  DIRITTO  COMUNE  415 

può  esser  ordinati  preti  se  non  si  abbia  un  patrimonio 
sufficiente  per  vivere  con  decoro  senza  T elemosina  della 
messa  e  senza  il  beneficio.  Ebbene  queste  istituzioni  oggi 
son  divenute  lettera  morta.  Lo  Stato,  applicando  alla 
Chiesa  il  diritto  privato,  non  riconoscendo  i  preti  come 
ufficiali  pubblici,  *  non  dà  forza  coattiva  al  canone 
Odoardo.  *  —  La  Chiesa  cattolica  si  è  fossilizzata,  il  pa- 
trimonio clericale  non  è  più  sufficiente  per  vivere  con 
decoro,  in  media  può  ritenersi  di  lire  200  annue;  cosi 
il  prete,  che  non  trovi  un  beneficio  o  chi  gli  commetta 
di  celebrar  messe  «  ad  intentionem,  »  langue  nella  mi- 
seria, e,  ciò  che  interessa  più  direttamente  allo  Stato, 
resta  nella  piena  discrezione  del  vescovo,  che  lo  comanda 
a  bacchetta  secondo  le  sue  vedute  politiche,  minacciando 
di  ridurlo  alla  miseria  colla  privazione  del  beneficio  o 
colla  sospensione.  Lo  Stato  dovrebbe  applicare  al  prete 
la  legge  dell' insequestrabilità  dello  stipendio  (dei  frutti 
dell'  ufficio),  per  rialzare  la  dignità  di  quest*  uomo,  a  cui 
permette  che  si  affidi  l'educazione  dei  fanciulli,  delle 
donne,  delle  masse;  *  avrebbe  il  dovere  e  il  dirittto  di  ri- 


*  Prescindo  dalla  quistione  se  debbano  considerarsi  come  ufficiali 
dello  Stato;  io  qui  intendo  parlare  di  ufficiali  di  istituzioni  in 
genere.  La  legge  della  non  sequestrabilità  delio  stipendio,  per  ora 
riguarda  i  soli  ufficiali  pubblici  governativi  ;  ma  si  agita  la  quistione 
se  debba  estendersi  agli  ufficiali  delle  istituzioni  pubbliche  non 
governative. 

^  In  parecchi  Stati  tedeschi,  invece,  i  sacerdoti  sono  considerati 
per  ufficiali  pubblici,  e  come  tali  godono  dell'  insequestrabilità  dello 
stipendio  al  pari  di  essi.  Vedi  Hinschius  cit.,  Bd.  I,  pag.  128-29; 
Fribdberg,  Lehrbuch  cit.,  pag.  89,  specialmente  le  note  27  e   28 

^  P.  YiLLARi,  La  Scuola  e  la  quistione  sociale  in  Italia  (Nuova 
Antologia,  novembre  1872,  pag.   477-512),  pag.   487-88;   €  Ma  il 


416  DIRITTO  COMUNE  1§9 

chiedere  per  Y  ordinando  una  rendita  patrimoniale  molto 
maggiore,  davvero  sufficiente  per  mantenersi  con  decoro. 
Altrimenti  abbiamo  preti  (ministri  di  morale),  che,  per 
mancanza  di  beneficio  o  di  messe  ordinate  o  per  sospen- 
sione 0  per  rimozione  dall'  ufficio,  fanno  il  locandiere  o 
il  tavernaio  nei  paesucoli,  o  il  cocchiere  a  Parigi,  o  che 
per  vivere  minacciano  il  vescovo  sospensore  di  aprire 
lupanari. 


Chiarita  la  quistione  teorica  generale,  vediamo  ora 
come  la  Legge  delle  guarentigie  applichi  Y  idea  del  di- 
ritto comune,  sia  nel  senso  di  diritto  pubblico,  sia  nel 
senso  di  diritto  comune  privato,  giacché  questi  due  con- 
cetti si  trovano  entrambi  nella  Legge.  Il  primo  si  trova 


discorso  che  abbiamo  più  sopra  riferito,  ha  una  seconda  parte  che 
dice:  quantunque  però  io  non  creda,  pure  voglio  che  mio  figlio  sia 
educato  nella  religione,  perchè  una  volta  almeno  nella  vita  bisogBa 
aver  creduto.  Verrà  letà  di  ragione,  e  allora  capirà  che  questa  cote 
sono  tutte  imposture  da  preti.  Quanto  a  mia  moglie  ed  a  mia  figliai 
la  cosa  e  diversa.  Io  lascio  che  vadano  pure  alla  messa  ed  al  con- 
fessore, perchè  amo  la  tolleranza,  e  non  mi  fiderei  d'una  donna 
senza  religione.  —  Può  essere  che  tutto  questo  sia  a  rigore  di 
logica.  Intanto  però  voi  dichiarate  il  prete  ignorante,  nemico  della 
patria  e  del  bene,  e  gli  afi&date  Teducazione  di  vostro  figlio.  E  d^ 
siderate  che  vostra  moglie  e  vostra  figlia  ricorrano  a  lui  nei  oto- 
menti  difiScili  della  vita,  e  gli  confidino  quel  che  non  confidano  a 
voi.  Volete  che  credano  ciò  che  dichiarate  assurdo,  perchè  la  loro 
coscienza  vi  pare  sostanzialmente  diversa  dalla  vostra.  L'unità  mo- 
rale e  ideale  della  famiglia  si  scompone,  ed  i  voetrl  figli  vivooo 
in  un'  atmosfera  che  corrompe.  »  —  Vedi  nel  medesimo  senso  Pàn- 
TALixmi,  Libertà  e  giurisdizione  eli,  pag.  91, 


§  91  DIRITTO  COMUNE  417 

incarnato  specialmente  neir  abolizione  dell*  appello  ab 
abusu  (art.  17).  —  La  quistione  generale  dei  seminari 
di  tutto  il  Regno  fu  agitata  a  proposito  della  dispensa 
assoluta  dall'ingerenza  scolastica  governativa,  che  si 
concede  a  quelli  della  città  di  Roma  e  delle  sedi  subur- 
bicarie  (art.  13);  ma  non  fu  risoluta:  lo  spirito,  manife- 
stato dalla  maggioranza  della  Camera,  giustifica  però 
la  condotta  precedente  e  posteriore  del  Governo,  infor- 
mata ai  principi  della  pretesa  incompetenza,  e  che  per- 
ciò tende  a  considerare  i  seminari  come  scuole  paterne, 
quindi  dal  punto  di  vista  del  diritto  comune  privato.  — 
Il  concetto  del  diritto  comune  pubblico,  *  invece,  si  esplica 
nell'abolizione  (che  si  dichiarò  dover  valere  anche  pei 
culti  acattolici  >)  di  <  ogni  restrizione  speciale  air  eser- 
cizio del  diritto  di  riunione  dei  membri  del  clero  cat- 
tolico »  (art.  14),  restrizioni  che  esistevano  di  fatto,  in 
quanto  neppure  i  concili,  secondo  le  legislazioni  degli  ex- 
Stati  italiani  non  completamente  abrogate,  potevano  te- 


*  Statuto,  art.  32:  «  È  riconosciato  il  diritto  di  adunarsi  paci- 
ficamente e  senz^armi,  uniformandosi  alle  leggi  che  possono  rego- 
larne Tesercizio  neir  interesse  della  cosa  pubblica.  —  Questa  dispo- 
sizione non  è  applicabile  alle  adunanze  in  luoghi  pubblici  ed  aperti 
al  pubblico,  i  quali  rimangono  intieramente  soggetti  alla  legge  di 
polizia.  » 

»  Deputati,  10  marzo  1871,  pag.  742,  col.  3%  Db  Falco  guarda- 
sigilli: «  In  quanto  al  diritto,  il  mio  onorevole  predecessore  [Raeli] 
ha  già  dichiarato  alla  Camera  ed  al  Senato  quello  che  io  medesimo 
non  ho  difficoltà  di  dichiarare,  e  cioè  che  io  intendo  effettivamente 
che  il  diritto  di  riunirsi  ai  termini  dell' articolo  32  dello  Statuto, 
sia  comune  anche  ai  membri  di  ogni  altro  culto,  come  ò  comune 
ad  ogni  cittadino.  » 

F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  27 

0 


418  DIRITTO  COMUNE  ]§  9 

nersi  senza  previo  permesso  sovrano.  *  Questo  articolo  fu 
votato  senza  controversie;  tutti  si  era  d'accordo,  anche 
i  radicali.  *  —  Anche  riguardo  all'exequatur  e  al  placet 
per  le  provviste  beneficiarie  (art.  16),  può  dirsi  applicato 
il  diritto  comune  pubblico,  e  questa  volta  delle  fonda- 
zioni, colla  differenza  che  per  quelle  laiche  si  guarda  ai 
soli  requisiti  tecnici  e  non  anche  al  colore  politico. 


»  Ibid.,  pag.  743,  col.  1*,  Dk  Falco;  col.  3*,  Bonghi. 

*  A  proposito  di  quest'articolo  ci  fu  una  lunga  discuasione,  ma 
non  intorno  air  articolo  stesso,  sibbene  riguardo  al  problema  gene- 
rale dei  rapporti  tra  Stato  e  Chiesa,  essendo  stata  in  certo  qaal 
modo  riaperta,  come  già  dicemmo,  la  discussione  generale  al  co- 
minciamento  del  II  Titolo. 


CRITICA 


§  10 

La  Legge  delle  guarentìgie  è  anzi  tutto  una  legge  po- 
lìtica, e  tale  doveva  essere.  Il  Ministero,  la  Giunta,  la 
Destra  in  genere,  ebbero  giusta  ragione  di  accentuare 
questo  carattere.  *  Noi  dunque  dobbiamo  giudicarla  anzi 
tutto  dal  punto  di  vista  politico,  nel  che  fare  verremo 
riassumendo  e  coordinando  varie  idee  manifestate  a  pro- 
posito deir  esposizione  della  Legge  nei  suoi  singoli  prin- 
cipi ed  articoli. 

La  parte  davvero  necessaria  politicamente,  era  la  prima, 
cioè  quella  che  riguarda  le  prerogative  del  Sommo  Pon- 
tefice e  della  Santa  Sede;  le  Potenze  non  domandavano 
e  non  avrebbero  avuto  interesse  di  domandare  altro  da 
noi;  le  concessioni  del  II  Titolo  non  erano  neppure  richieste 
dai  nemici  interni  deir  Italia,  dai  clericali,  del  resto  im- 


*  Vedi  sopra,  pag.  100,  n.  1. 


420  CRITICA  [§10 

potenti.  Esse  sono  adunque  dovute  affatto  alle  idee  del 
partito  allora  dominante,  della  Destra,  sono  l'effetto  più 
tosto  di  un  errore  scientifico  che  di  una  necessità  politica. 
Questa  può  ammettersi  solo  in  quanto  la  Destra  si  tro- 
vava impegnata  dalle  siie  teorie  precedenti;  ma  esse  non 
avrebbero  reso  necessarie  tante  concessioni  di  diritto 
pubblico  ecclesiastico  interno  quante  ne  furono  fatte.  La 
Sinistra  aveva  ragione  di  rimproverare,  che  il  Cavour, 
in  condizioni  molto  meno  favorevoli,  aveva  inteso  ac- 
cordare molto  meno;  *  e  se  essa  aveva  torto  nell'asserire, 
insieme  ad  alcuni  di  Destra,  che  il  grande  statista  non 
avrebbe  conceduto  libertà  alla  Chiesa  se  fosse  entrato 
in  Roma  per  forza  e  non  per  concordato,  avrebbe  tut- 
tavia avuto  ragione  se  avesse  asserito,  che  le  conces- 
sioni che  egli  intendeva  fare  per  Concordato,  non  le  avrebbe 
forse  fatte  tutte  se  fosse  arrivato  a  Roma  colle  armi.  « 
La  Sinistra  aveva  pure  ragione  nel  dire,  che  le  promesse 
politiche  non  impegnassero  alla  fin  fine  la  Destra  a  tanto 
quanto  essa  voleva  concedere,  e  sopra  tutto,  che  ad  ogni 
modo  le  promesse  politiche  non  obbligano  alla  lettera, 
che  il  Ministero  ne  aveva  ritirate  alcune  relative  alla 
quistione  romana  (per  esempio  di  osservare  fedelmente 
la  Convenzione  di  settembre),  e  che  così  avrebbe  potuto 
ora,  che  la  condizione  delle  cose  era  molto  cambiata, 
ritirarne  altre.  *  Le  rinunzie  del  II  Titolo,  dunque,  non 


*  Ciò  veniva  asserito  anche  da  qualcuno  della  Destra,  dal  Min- 
gretti,  30  genn.  1871,  pag.  427,  col.  2%  Deputati;  riferito  sopra 
a  pag.  18,  n.  1. 

*  Vedi  sopra,  pag.  17  e  seg.  e  specialmente  pagg.  19-24. 
'  V^di  sopra  a  pag.  99, 


§  lOj  CRITICA  •  421 

solo  non  sono  giustificabili  colla  necessità  politica  estera, 
sibbene  lo  sono  ben  poco  anche  colla  necessità  politica  in- 
terna intesa  nel  senso  ristrettissimo  della  lealtà  pura  e 
semplice  di  attuare  il  programma  di  un  partito. 

Riconosciuta  la  necessità  politica  delle  guarentigie,  e 
la  non  necessità  delle  concessioni  del  II  Titolo;  sorge  il 
quesito,  se,  nel  regolare  i  rapporti  tra  lo  Stato  e  la  Chiesa, 
non  sarebbe  stato  meglio  di  fare  una  legge  generale  per 
tutti  i  culti,  invece  che  pel  solo  cattolico.  Certo  sarebbe 
stato  più  giusto  e  più  logico,  né  sarebbe  riuscito  del 
tutto  contradittorio  col  I  Titolo.  Giacché  in  questo  non 
e* è  un'espressione  la  quale  accenni  al  concetto,  che  le 
prerogative  siano  semplicemente  riconosciute  e  non  anche 
concesse,  che  lo  Stato  sia  confessionista,  che  riconosca, 
come  non  di  raro  si  asserisce,  nel  Papa  un  diritto  divino; 
la  Legge  cerca  studiosamente  di  sfuggire  le  espressioni 
contrarie,  non  vuole  eccitare  suscettibilità  dichiarando 
esplicitamente  che  concede,  ma  questo  è  tuttavia  il  suo 
spirito,  in  questo  senso  parlarono  nella  discussione  e  la 
Sinistra  e  la  Destra.  Dunque  nel  I  Titolo  il  diritto  di 
alta  sovranità  dello  Stato  di  fronte  alla  Chiesa  cattolica 
resta  salvo,  non  viene  riconosciuto  il  preteso  diritto  di- 
vino della  medesima;  quindi  non  ci  sarebbe  stata  una 
contradizione  logica  quando  nel  II  si  fossero  regolati  i 
rapporti  dello  Stato  con  tutte  le  confessioni,  il  I  Titolo 
avrebbe  costituito  un'  eccezione  al  II,  non  una  vera  con- 
tradizione col  medesimo.  —  Ma  una  legge  generale  per 
tutti  i  culti,  quantunque  più  logica  e  non  contradittoria 
colle  prerogative  del  Sommo  Pontefice  e  della  Santa  Sedè, 
non  sarebbe  stata  opportuna.  La  Legge  era  anzi  tutto 
politica,  doveva  rassicurare   l'Europa;    non  ' conveniva 


422  CRITICA  [§10 

quindi  di  dichiarare  esplicitamente  il  non  confessionismo 
dello  Stato  ed  eccitare  sospetti  d^irreligiosità  sistematica. 
La  legge  doveva  dunque  restringersi  alla  Chiesa  cattolica. 
Ma  0  avrebbe  dovuto  risolvere  altrimenti  le  materie 
del  II  Titolo,  0  non  avrebbe  dovuto,  per  una  parte  di  esse, 
occuparsene  affatto.  Trattandole,  pur  rinunziando  ai  di* 
ritti  divenuti  inutili,  o  quasi,  delle  restrizioni  speciali  alle 
riunioni  del  clero  cattolico,  della  Legazia  apostolica  di 
Sicilia,  del  giuramento,  dell'  exequa  tur  e  del  placet-  nel 
senso  poliziesco  ed  anche  in  quello  statutario  divenuto 
inattuabile,  i  nostri  legislatori  non  avrebbero  dovuto 
abbandonare  incondizionatamente  il  diritto  di  regia  no- 
mina, né  concepire  1* abolizione  dell*  appello  ab  abusu  in 
modo  da  non  far  riconoscere  dalla  magistratura  tutti 
gli  estremi  degli  effetti  civili  nocevoli  prodotti  dagli  atti 
ecclesiastici.  Promuovere  la  riforma  interna  della  Chiesa 
rendendo  costituzionali  le  amministrazioni  dei  beni  e  spe- 
cialmente le  elezioni  dei  parroci  e  dei  vescovi,  non  sarebbe 
stato  politicamente  opportuno;  ma  riguardo  alle  ultime 
lo  Stato  non  avrebbe  dovuto  togliersi,  come  fece  rinun- 
ziando puramente  e  semplicemente  al  diritto  di  regia 
nomina,  il  mezzo  di  promuovere  quando  che  sia  queste 
riforme.  '  O  pure,  non  si  sarebbe  dovuto  punto  toccare 
la  quistione  della  regia  nomina,  riservandola  ad  un*epoca 
più  tranquilla  e  più  matura,  indeterminata,  come  si  fece 
pel  riordinamento  della  proprietà  ecclesiastica. 


.  *  Dico  togliersi,  nel  senso  che,  dopo  la  finanzia  riascirebbe  dif- 
ficilissimo di  regolare  democraticamente  le  elezioni  ecclesiasticbef 
ma  non  intendo  dire  che  lo  Stato  non  abbia  più,  teoreticamente,  il 
diritto  di  farlo. 


§  10]  CRITICA  423 

Non  ostante  le  molte  e  considerevoli  concessioni  fatte, 
i  guai  della  nostra  posizione  politico-ecclesiastica  non 
sarebbero  tuttavia  irreparabili.  Restano  ancora  alcuni 
lati  intatti,  impregiudicati,  dove  il  Governo  potrà  quando 
che  sia,  quando  cioò  saranno  cangiate  le  idee  della  gran 
maggioranza  dei  politici  italiani  intorno  ai  rapporti  tra 
lo  Stato  e  la  Chiesa,  attuare  o  promuovere  riforme  effi- 
cacissime» tali  da  riparare  ai  mali  che  oggi  derivano 
dalle  rinunzie  del  II  Titolo,  e  da  infondere  gn  nuovo  indi- 
rizzo nella  Chiesa  italiana,  e,  di  rimbalzo,  nella  cattolica 
in  genere.  La  legge  delle  guarentigie  promise  una  riforma, 
che  ancora  non  s'è  attuata  né  c'è  segno  che  si  voglia 
iniziare,  vale  a  dire  il  riordinamento  della  proprietà  ec- 
clesiastica; che,  quando  venisse  fatto  non  solo  sopra  basi 
costituzionali  e  laiche,  sibbene  anche  su  requisiti  alti 
di  capacità  e  generici  di  religiosità,  potrebbe  veramente 
riuscire  una  riforma  salutare  per  la  Chiesa  cattolica,  e 
rinsanguarla  infondendovi  elementi  liberali.  Il  riordina- 
mento della  proprietà  è  la  riforma  ecclesiastica  meno 
improbabile  che  possiamo  per  ora  aspettarci  in  Italia; 
giacché  essa  non  urterebbe  coi  prìncipi  dell'incompe- 
tenza, la  quale  viene  ristretta  al  campo  spirituale  e  di- 
sciplinare senza  estendersi  a  quella  parte  della  costitu- 
zione interna  della  Chiesa  che  riguarda  il  temporale. 

Meno  speranzosi  possiamo,  invece,  essere  nell'attenderci 
una  riforma  nella  nomina  dei  parroci,  giacché  questa  ha 
maggiori  rapporti  colla  disciplina  ecclesiastica,  e  lede  i 
principi  degl*  incompetentisti.  Tuttavia  una  tale  riforma, 
per  quanto  improbabile  nello  stato  presente,  lo  è  meno 
di  quella  relativa  all'elezione  dei  vescovi;  giacché  non 
si  trova,  differentemente  da  quest'ultima,  pregiudicata 


424  CRITICA  [§iO 

da  alcuna  disposizione  legislativa.  Ed  infatti  la  Legge 
delle  guarentigie  ha,  secondo  la  lettera,  rinunziato  alla 
nomina  regia  solo  pei  benefizi  maggiori,  non  anche  pei 
minori.  Si  aggiungano  i  benefizi  minori  di  patronato  regio 
e  quelli  di  patronato  municipale,  pei  quali  lo  Stato  po- 
trebbe introdurre  il  diritto  elettorale  popolare  senza  inno- 
vare esplicitamente  le  sue  relazioni  colla  Curia  romana 
0  colle  vescovili,  per  mezzo  di  qualcuno  di  quei  sistemi 
mediatori  che  esaminammo  a  proposito  deir  elezione  dei 
vescovi,  cioè  facendo  eleggere  popolarmente  il  beneficia- 
rio, e  proponendolo  poi  alla  nomina  vescovile  in  nome  del 
Governo  o  del  Municipio.  Questo  sistema  potrebbe  adot- 
tarsi più  facilmente  riguardo  ai  benefizi  di  patronato  co- 
munale: poiché  in  questo  caso  la  presentazione  appartiene 
non  ad  una  persona  fisica,  ma  ad  un  corpo  di  eletti,  non 
si  tratterebbe  che  di  dare  un*  altra  modalità  al  mede- 
simo, cangiando  il  corpo  dei  rappresentanti  dei  cittadini 
in  quello  più  logico  dei  rappresentanti  dei  soli  fedeli  o 
in  quello  dei  fedeli  medesìtifii. 

Riguardo  ai  vescovi  stessi  la  quistione,  sebbene  più 
gravemente  pregiudicata,  pure  in  teoria  non  è  decisa. 
Anzi  tutto  lo  Stato  sarebbe  ancora  in  grado  di  applicare 
un  sistema  mediatore  alle  sedi  di  regio  patronato  che  non 
son  poche.  E  quanto  alle  altre,  abbandonando  puramente 
e  semplicemente  il  diritto  di  regia  nomina,  si  è  rinun- 
ziato di  fatto  in  favore  del  Papa,  ma  non  anche  teore- 
ticamente. Secondo  il  concetto  della  maggioranza  delle 
Camere  del  1871,  e  secondo  dichiarazioni  esplicite  del  re- 
latore Bonghi,  e  quindi  semi-ufflciali,  e  di  qualche  altro 
Deputato  e  Senatore,  se  oggi  il  popolo  della  diocesi  si 
riunisse  per  iscegliere  un  vescovo,  questo  sarebbe  l^al- 


§  10]  CRITICA  425 

niente  eletto.  Dunque  la  quistione  teoreticamente  non  è 
pregiudicata:  un  guardasigilli  che  proponesse  l'elezione 
popolare  dei  vescovi,  non  si  troverebbe  nel  caso  di  dover 
cominciare  dall'  abolire  una  legge  dello  Stato,  ma  solo  di 
opporsi  ad  un  diritto  acquisito  per  usucapione,  dal  primo 
occupante,  dal  Papa,  da  13  anni.  —  Però  questa  riforma 
sarebbe  sempre  molto  più  difficilmente  attuabile  di  quella 
relativa  alle  parrocchie  ed  agli  altri  benefizi  minori; 
perchè,  prescindendo  da  altri  motivi,  la  resistenza  della 
Curia  romana,  che  non  vorrebbe  lasciarsi  strappare  un 
diritto  acquisito  e  sconvolgere  il  suo  organismo  nei  suoi 
cardini  precipui,  sarebbe  molto  più  grave,  e,  quantunque 
non  sia  dommaticamente  indispensabile,  l'istituzione  pon- 
tificia pei  vescovi  si  ritiene  per  ora  giuridicamente  ne- 
cessaria. Lo  Stato  potrebbe  far  funzionare  come  vicari 
capitolari  gli  eletti;  ma  anche  questo  mezzo  troverebbe 
difficoltà  molto  serie;  poiché  la  nomina  del  vicario  capito- 
lare viene  fatta  dal  capitolo,  e  questo  oggi  è  da  per  tutto 
clericale  e  quindi  ai  pieni  servizi  della  Santa  Sede:  sif- 
fatto rimedio  poteva  riuscire  solo  sino  al  secolo  scorso, 
0,  al  più  al  più,  sino  ai  primi  anni  del  nostro  risorgi- 
mento politico,  quando  la  lotta  non  era  solo  tra  lo  Stato 
e  la  Chiesa,  ma  anche  tra  1*  episcopato  e  il  basso  clero 
da  una  parte  e  il  Vaticano  dall'altra,  quando  insomma 
esisteva  ancora  un  clero  che  voleva  conservare  la  sua 
autonomia  di  fronte  alle  usurpazioni  assolutiste  di  Roma, 
un  clero  gallicano,  liberale.  * 


^  U  Mancini  non  OBBervb  questo  fatto,  qaesta  differenza  storica; 
anzi  egli  sostiene  (pag.  761,  col.  3^),  che  difficilmente  risalta  vi- 
cario capitolare  nn  appassionato  o  un  immeritevole;  13  marzo  1871, 


426  CRITICA  [§  10 

Un'altra  riforma,  forse  più  importante  di  tutte  quelle 
che  abbiamo  esaminato,  e  di  attuazione  molto  meno  dif- 
ficile di  quelle  intorno  alle  elezioni  dei  capi  della  Chiesa, 
è  relativa  ai  seminari;  quìstione  discussa,  ma  lasciata 


pag.  761,  col.  3^,  Deputati:  €  Rammentiamo,  sìgaori,  ciò  che  accadde 
in  Francia  noi  1682,  sotto  Luigi  XIV,  al  tempo  della  famosa  dichia- 
razione del  clero  francese.  Allora  la  Corte  di  Roma,  nei  primi  anni 
del  sao  impotente  corruccio  contro  i  quattro  articoli  gallicani,  co- 
minciò a  ricusare  sistematicamente  le  bolle  d'istituzione  nei  vesco- 
vadi a  tutti  gli  ecclesiastici  che  li  avevano  sottoscritti  ed  accettati. 
Quale  fu  il  rimedio  cui  ricorse  la  Francia?  Al  temperamento  sug- 
gerito dair  insigne  Bossuet,  consistente  in  ciò  che  i  prelati  stati  dal 
Re  designati,  si  presentassero  ai  Capitoli,  acciò  questi  li  investis- 
sero del  potere  di  governare  la  diocesi  col  modesto  titolo  di  ««am- 
ministratori capitolari,  »»  e  con  ufficio  equivalente  a  quello  di  ««vi- 
cari capitolari.  »»  Cosi  le  cose  procedettero  in  Francia  dal  1682 
al  1693.  »  ^  pag.  762,  col.  1^  «  Nel  1861  trovai  nelle  provincie 
napoletane,  credo  non  meno  di  ventotto  diocesi,  le  quali  nò  anche 
erano  del  tutto  vacanti.  Si  presentava  perciò  una  istruzione  [qai- 
stione?]  piò  delicata,  perchò  i  loro  vescovi  o  erano  stati  cacciati 
a  furia  di  popolo,  come  odiatori  di  libertà  e  strumenti  ifilÌB.  cadata 
tirannide,  o  volontariamente  avevano  esulato  dalle  loro  diocesi  per 
tenerezza  verso  il  regime  politico  che  era  cessato.  Trovai  quelle  diocesi 
senza  governo;  senza  che  alcuno  vi  esercitasse  la  giurisdizione  epi- 
scopale. A  qual  mezzo  io  ricorsi  ?  Al  mezzo  già  suggerito  in  Francia 
del  Bossuet.  Feci  convocare  i  capitoli,  i  quali  scelsero  i  loro  vicari 
capitolari.  La  Corte  di  Roma  comprese  che  un  tal  mezzo  la  avrebbe 
privata  della  sua  malefica  influenza,  e  vi  si  oppose,  minacciando 
fino  di  scomunicare  gli  eletti.  Ma  dopo  non  poche  difficoltà  qaeati 
vicari  capitolari  finirono  per  acconsentire,  e  non  senza  loro  rìschio, 
a  mettersi  in  possesso  del  loro  ufficio;  e  cosi  abbiamo  traversato 
meno  male  un  periodo  di  tempo  non  breve  ed  assai  malagevole  fino 
al  1866,  quando  rischiarato  alquanto  P  orizzonte  politico,  questi  ve- 
scovi espulsi  poterono  far  ritomo  alle. loro  sedi  » 


§  10]  CRITICA  427 

irresoluta,  a  proposito  della  Legge  delle  guarentigie.  Un 
clero  istruito  ed  educato  sotto  la  vigilanza  dello  Stato, 
sarebbe  il  mezzo  precipuo  di  purificare  e  rimodernare 
la  Chiesa  cattolica:  ed  ottenere  questa  maggiore  cultura 
e  la  conseguente  diminuzione  del  fanatismo,  del  clerica^ 
lìsmo,  delle  superstizioni,  non  sarebbe  poi  molto  difficile 
fra  noi.  Lo  Stato  non  ha  ancora  teoricamente  rinunziato 
in  Italia  al  diritto  di  considerare  i  seminari  come  gli 
altri  istituti  privati  d' istruzione  e  d'educazione,  ed  essi 
si  trovano  in  siffatte  condizioni  economiche  ed  intellet- 
tuali, che,  volendo,  si  potrebbe  chiuderli  quasi  tutti  se 
ricusassero  di  sottomettersi  alle  necessarie  riforme.  Le 
quali  non  riuscirebbero  difficili  non  solo  giuridicamente, 
ma  neppure  politicamente;  giacché  il  partito  ultra-cat- 
tolico in  Italia  non  è  tanto  forte  quanto  in  Germania, 
in  Francia,  nel  Belgio,  perchè  (ciò  che  di  solito  non  si 
considera  abbastanza)  il  nostro  clero  è  ignorantissimo 
e  non  trova  appoggio  se  non  in  una  minima  parte  della 
gente  colta.  La  difficoltà  più  grave  consiste  nel.  persua- 
dere gli  uomini  politici  della  giustezza  logica  stessa  di 
sottoporre  i  seminari  (anche  lasciando  pienamente  liberi 
quelli  esclusivamente  teologici)  alla  medesima  ispezione 
governativa  che  tutti  gli  altri  istituti  privati  d'istru- 
zione; consiste  cioè  nel  principio  dell'incompetenza;  si 
tratterebbe  dunque  anzi  tutto  di  una  quistione  scienti- 
fica e  poi,  in  grado  molto  secondario,  di  una  quistione 
politica.  E  si  badi,  che  la  quistione  scientifica  tra  noi 
non  si  troverebbe  complicata  e  disturbata  da  precon- 
cetti religiosi;  no>  gli  uomini  che  oggi  sono  al  potere  e 
quasi  tutta  la  gente  colta  italiana,  o  sono  liberi  pensa- 
tori o  sono  indifferenti.  Molte  delle  proposizioni  su  cui 


428  CRITICA  t§10 

si  fonda  questo  nostro  ordiae  d'idee  sembreranno  gra- 
tuite a  qualcuno,  ma  noi  non  possiamo  qui  analizzarle 
e  addurne  le  prove. 

Quando  Tltalia,  abbandonato  il  principio  dell* incom- 
petenza, acquistasse  piena  coscienza  dei  diritti  dello  Stato 
sulla  Chiesa  cattolica  non  minori  di  quelli  su  tutti  gli 
altri  culti  e  sulle  associazioni,  fondazioni  e  corporazioni 
profane,  e  riformasse  T  amministrazione,  le  elezioni  ve- 
scovili e  parrocchiali  e  i  seminari;  essa  arrecherebbe 
un  gran  beneficio  non  solo  alla  Chiesa  e  alla  civiltà 
nostra,  ma  al  cattolicismo  e  alla  civiltà  in  genere.  I  le- 
gislatori del  1871  sentivano  Talta  importanza  della  Qui- 
stione  Romana,  ma  non  la  vedevano  tutta.  Si  accorgeTaDO 
del  vantaggio  che  arrecava  alla  Chiesa  intera  la  fine 
del  Potere  Temporale,  vedevano  che  costituiva  un  gran 
beneficio  non  solo  per  lo  Stato  italiano,  che  poteva  così 
raccogliere  sotto  di  so  tutta  la  nazione,  sibbene  anche 
per  la  Chiesa  cattolica  stessa,  pel  Vaticano,  che,  sbaraz- 
zato dalle  cure  e  dalle  ambizioni  mondane,  avrebbe  potuto 
subire  una  purificazione,  una  rigenerazione  morale.  Ma 
per  loro  la  Quistlone  Romana  era  principalmente  e  quasi 
esclusivamente  politica;  la  riforma  interna  della  Chiesa 
si  limitavano  a  desiderarla  senza  promuoverla,  e,  sopra 
tutto,  non  vedevano  tutta  l'importanza  che  quella  avrebbe 
avuto  per  l'intiera  Chiesa  cattolica. 

Ed  invero,  l'Italia,  a  causa  della  piccolezza  del  terri- 
torio delle  sue  diocesi,  ha  quasi  la  metà  dei  vescovi  di 
tutta  la  cristianità:  è  il  centro  topografico  del  cattoli- 
cismo in  quanto  è  quivi  la  di  lui  capitale:  tutto  ciò 
importa  che  la  maggior  parte  degli  alti  affari  della  Chiesa 
cattolica  sono  nelle  mani  del  nostro  clero:  nei  concili 


§  10]  CRITICA  429 

ecumenici  gì*  Italiani  per  poco  non  arrivano  a  costituire 
essi  soli  la  maggioranza;  quasi  tutti  gli  uffici  centrali 
della  Santa  Sede,  si  trovano  occupati  dai  nostri  prelati. 
Questi  fatti  *  hanno  la  più  grande  importanza  religiosa 
e  politica.  Se  non  ci  fossero  stati  i  circa  300  vescovi 
dell'Italia  nel  Concilio  Vaticano,  molto  probabilmente 
non  avremmo  avuto  il  domma  dell' infallibilità,  *  né  lo 
scisma  dei  vecchi-cattolici:  se  la  maggioranza  dei  car- 
dinali non  fosse  d' Italiani,  non  avremmo  un  Papa  quasi 
sempre  italiano,  quasi  sempre  clericale.  '  Una  riforma 


*  Il  Taiani  non  li  accenna,  por  sostenendo  che  T  occupazione 
di  Roma  è  una  sola  tappa  dal  ponto  di  vista  della  civiltà;  Deputati, 
7  maggio  1875,  pag.  3008,  col.  U2":  «  ma  dal  punto  di  vista  della 
civiltà  generale,  onorevole  Lioy,  onorevole  Ouardasigiili,  la  caduta 
del  potere  temporale  è  anche  un  grande  avvenimento,  ma  non 
definitivo;  è  anch'esso  una  vittoria,  ma  non  una  vittoria  ultima;  è 
soltanto  una  battaglia  fortunata  per  la  quale  fu  strappata  una  po- 
sizione, e  nulla  più  (Benissimo!  a  sinistra).  » 

*  Vedi  R.  fioNasi,  Chiesa  e  Staio  in  Germania.  I.  La  pubblica- 
zione del  dogma  (N^tova  Antologia  settembre  1871,  pag.  5-41), 
IL  I  motivi  morali  e  nazionali  (ibid.  ottobre,  pag.  253-87),  pag.  24-25 
e  passim.  Per  la  storia  dì  questo  e  di  altri  fatti  che  appresso  ac- 
cenneremo, ci  riferiamo  al  Bonghi  che  riassume  e  mette  in  chiara 
luce  la  storia  del  Concilio  Vaticano;  per  le  prove  vedi  le  opere, 
quasi  tutte  straniere,  citate  dal  Bonghi  a  pag.  1. 

'  Il  Pantaleoni  (L'Italia  e  il  Papato  spirituale  cit,  (nov.  1870) 
pag.  469)  asserisce  che  V  episcopato  straniero  tenga  al  potere  tem- 
porale della  Santa  Sede  molto  più  dell'italiano,  e  che  pf^rciò,  se 
la  quistione  dovesse  trattarsi  solo  con  quest'ultimo,  si  accomode- 
rebbe facilmente.  —  Noi  conveniamo,  che  i  nostri  vescovi,  avendo 
visto  più  da  vicino  il  potere  temporale,  ne  abbiano  osservato  me- 
glio le  magagne;  ma  non  concludiamo  perciò,  che  essi  vi  tengano 
meno  degli  stranieri,  siano  meno  clericali;  quest^asserzione  è  eviden- 


430  CRITICA  [§10 

della  Chiesa  italiana  .(non  intendo  parlare  di  riforme 
dommatiche,  sibbene  soltanto  della  costituzione  interna, 
del  diritto,  di  quella  che  canonicamente  si  chiama  di- 
sciplina) sposterebbe  dunque  la  posizione  dei  partiti  di 
tutta  la  Chiesa  cattolica.  Un  clero  istruito  ed  educato 
sotto  la  vigilanza  dello  Stato,  verrebbe  ad  essere  meno 
clericale;  parroci  eletti  dal  popolo,  non  sarebbero  più 
costretti  ad  essere  ciechi  strumenti  del  vescovo;  ve- 
scovi eletti  dal  popolo,  non  sarebbero  più  costretti  a 
rendersi  ciechi  strumenti  del  Vaticano;  i  fedeli,  ammi- 
nistratori ed  elettori,  non  sarebbero  più  indifferenti  ìq 
fatto  di  religione  e  potrebbero  infondere  un  colore  più 
liberale  nella  Chiesa  cattolica  italiana  e  di  rimbalzo  in 
quella  degli  altri  paesi. 

Una  siffatta  riforma  sarebbe  più  importante  della  Qne 
stessa  del  potere  temporale,  poiché  essa  interesserebbe 
davvero  tutta  la  Chiesa  cattolica  e  lo  Stato  in  genere. 
Ed  infatti,  i  frutti  internazionali  che  una  buona  parte 
dei  nostri  politici  si  ripromettevano  dalla  soppressione  di 
uno  Stato  Pontificio,  sono  in  gran  parte  fantastici.  Essi 
credevano  che  il  Papa,  una  volta  spogliatone,  quantunque 
colla  forza,  si  sarebbe  convinto  dell'impossibilità  dì 
riacquistarlo,  e,  se  non  Pio  IX  stesso,  il  suo  successola 
almeno,  si  sarebbe  persuaso  anche  dei  danni  che  il  po- 
tere temporale  arreca  alla  Chiesa,  e  quindi  ci  avrebbe 
rinunziato  forse  anche  esplicitamente.  Così,  proseguivano 
essi,  il  Vaticano,  non  avendo  più  interessi  mondani,  non 


temente  erronea;  vedi  per  esempio  la  proporzione  numerica,  per 
Dazioni,  dei  prelati  anti-ìnfallibìli8ti,  presQO  Bonghi  cit  nella  noU 
precedente,  pag.  23-24. 


§  10]  C3UTICA  431 

avrà  più  motivi  di  tenersi  ostile  al  Regno  d'Italia,  lo 
riconoscerà;  anzi  non  avrà  più  motivi  di  essere  ostile 
allo  Stato  in  genere  ed  alla  civiltà  ;  noi  insomma,  conti* 
nuavano  essi,  occupando  Roma,  produrremo  la  tanto  va-- 
gheggiata  conciliazione  della  Chiesa  collo  Stato  e  colla 
civiltà;  non  solo  compiremo  Punita  nazionale,  ma  faremo 
un  beneficio  alla  Chiesa  stessa  e  al  mondo.  Queste  erano 
le  idee  non  solo  dei  quarantottisti  superstiti,  dei  cattor 
lieo-liberali,  ma  anche  di  parecchi  liberi  pensatori,  che, 
preoccupati  del  problema  politico  dell'unità  italiana,  non 
andavano  in  fondo  della  quistione,  non  cercavano  le  cause 
per  cui  la  Santa  Sede  si  ostinava  a  conservare  il  potere 
temporale  quando  nove  mila  preti  italiani  nel  1862  gliene 
avevano  formalmente  implorata  l'abolizione,  quando  i  fe- 
deli più  colti  e  più  illuminati,  i  cattolico-liberali,  lo  dete- 
stavano, quando  la  gioventù  e  le  persone  per  bene  spesso 
perdevano  la  fede  per  non  rinnegare  la  patria  e  la  ci- 
viltà. '  Perchè  il  Vaticano,  spogliato  del  potere  temporale, 


^  Indirizzo  al  Santo  Padre^  Torino,  10  settembre  1861,  firmato 
RiCASOLi  (Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri),  (Deputati^  20  no- 
vembre 186),  pag.  1256,  col.  1*^):  «  Le  moltitudini  veggono  con 
indignazione  ministri  del  santuario  mescolarsi  in  cospirazioni  con- 
tro lo  Stato  e  negare  al  voto  pubblico  la  preghiera  dimandata  dalle 
autorità  [allude  al  rifiuto  del  clero,  specie  dell' alto,  di  solenniz- 
zare religiosamente  la  festa  nazionale  dello  Statuto»  secondo  le  leggi 
che  allora  lo  obbligavano  a  ciò]  ;  e  fremono  impazientì  quando  odono 
dal  pergamo  abusata  la  divina  parola  per  fame  strumento  di  bia- 
simo e  di  maledi'/ione  contro  tutto  ciò  che  gì'  Italiani  appresero  ad 
ammirare  e  benedire.  Le  moltitudini,  non  use  a  distinguere  troppo 
sottilmente  le  cose,  potrebbero  alla  fine  essere  indotte  ad  attribuire 
il  fatto  deg)ì  uoi^olni  alla  reli^one  di  cu;  sono  piini^tri,  a4  alid-* 


^ 

4 


432  CRITICA  [§  10 

rìnuDziasse  ai  suoi  pretesi  diritti  sul  medesimo,  si  sareb- 
bero dovute  distruggere  quelle  cause  stesse,  per  cui  esso 
non  ci  rinunziava  mentre  n*era  in  possesso:  ToccupazioDe 
di  Roma  scioglieva  il  problema  dell'unità  italiana,  ma  non 
poteva  risolvere  il  problema  politico-religioso  europeo;  a 
questo  uopo  sarebbe  stata  necessaria  una  riforma  della  co- 
stituzione della  Chiesa.  Lltalia  colla  breccia  di  Porta  Pia 
ha  sciolto  un  gran  problema;  ma  potrebbe  agevolare  la 
soluzione  di  un  altro  ben  più  grande  ancora  con  una  ri- 
forma della  costituzione  interna  della  Chiesa. 

Questa  riforma  sarebbe  vantaggiosa  a  tutto  il  mondo, 
non  solo  perchè  toglierebbe  dalla  bilancia  dei  partiti 
una  gran  massa  ultra-cattolica  e  ve  ne  sostituirebbe  una 
corrispondente  liberale;  ma  anche  perchè  questa  massa, 
sebbene  non  arrivi  essa  sola  a  far  traboccare  la  bilancia, 
pure  è  essa  che  di  solito  la  fa  traboccare.  Nel  clero 
americano,  nel  tedesco,  neir  inglese,  neir  austro-unghe- 
rese, nel  francese  e  nel  belgico,  troviamo  qualche  raro 
vescovo  liberale;  ne  trovavamo  molto  di  più  prima  del  1870. 
prima  del  Concilio  vaticano  e  del  domma  dell* infallibilità; 
ma  in  Italia  oggi  la  lanterna  di  Diogene  non  ba.sterebbe 
per  rinvenirne,  giacché,  se  pure  ne  esiste  qualcuno,  ood 
ha  il  coraggio  o  T imprudenza  di  aprire  i  suoi  sentimenti:  ' 


nani  da  quella  comnnione  alla  quale  da  diciotto  secoli  gritaliani 
hanno  la  gloria  e  la  fortuna  di  appartenere.  —  Non  voglia^.  Santo 
Padre,  non  vogliate  sospendere  sull*  abisso  del  dubbio^  un  popolo 
intero  che  sinceramente  desidera  di  potervi  credere  e  venerare.  > 
*  CuRCi,  La  Nuova  Italia  e  i  vecchi  zelanti  cit.,  pag.  YIII:  Questo 
libro  è  stato  rivedalo  da  dae  insigni  ecclesiastici,  che  però  non  vol- 
lero essere  nominati;  lo  stesso  accadde  pel  Moderno  Dissidio.  <  Da 
questa  sin^lare  circostanza  del  non  potermi  io  appellare  che  s  te- 


§  10]  CRITICA  433 

nel  1870  i  prelati  italiani  anti-infallibilisti  erano  rela- 
tivamente molto  meno  di  quelli  degli  altri  paesi  sum- 
mentovati.  *  I  nostri  vescovi  costituiscono,  dunque,  una 
massa  non  solo  considerevolissima,  ma  anche  compatta, 
sono  tutti  ultra-cattolici,  sono  tutti  eletti  dal  Papa,  senza 
alcuna  ingerenza  del  Governo  o  dei  capitoli,  *  sono  quindi 
per  necessità  tutti  o  quasi  tutti  zelanti.  Alla  compattezza 
si  aggiunga  la  vicinanza  alla  capitale  ecclesiastica;  il  clie 
non  significa  solo,  che  essi  occupino  la  maggior  parte 
degli  uflSci  più  importanti,  sibbene  eziandio  che  pos- 
sano accorrere  con  più  agevolezza  nei  momenti  scabrosi, 
come  i  Deputati  deiritalia  centrale  sono  più  utili  al  Mi- 
nistero di  quelli  della  Sicilia  o  del  Piemonte.  Anzi  questo 
paragone  non  basta  a  dare  un'idea  sufficiente  dell'im- 
portanza del  fatto  della  prossimità:  giacché  la  distanza 
dalla  Sicilia  a  Roma  non  è  la  medesima  di  quella  dal- 
l'America  a  Roma,  e  i  vescovi  dell'Asia,  dell' Affrica, 
dell'Oceania  non  trovano  così  facilmente,  come  i  Depu- 
tati della  Sicilia,  la  ferrovia  e  il  vapore. 

Questo  fatto  geografico  ha  un'importanza  ben  mag- 
giore di  quanto  a  prima  vista  potrebbe  sembrare  a  chi 
non  si  occupi  di  proposito  del  problema  politico-eccle- 
siastico contemporaneo.  Quando  si  tiene  a  Roma  il  Con- 
cilio ecumenico,  i  nostri  vescovi  in  due  o  tre  giorni  vi 
si  recano  tutti;  e  se  il  sinodo  perdura  parecchi  mesi. 


stimooi  o  dormienti  [ano  dei  due  revisori  del  Moderno  Dissidio 
era  già  morto]  o  silenti,  si  potrebbe  bene  inferire,  che  dunqae  quel 
fanatismOi  oltre  ad  essere  nube  che  offusca,  è  incubo  che  opprime.  » 
—  Vedi  anche  ibid.  pag.  243. 

*  Vedi  Bonghi,  Chiesa  e  Stato  in  Germania^  cit.,  pag.  23-24. 

*  Questo  era  il  fatto  anche  prima  della  Legge  delle  guarentigie. 
F.  Scaduto  —  Guarentigie  Pontificie  28 


434  CRITICA  [§  10 

possono  andare  e  venire  dalle  loro  diocesi;  possono  di- 
rigere gli  affari  delle  medesime  ed  accorrere  a  Roma 
nei  momenti  di  pericolo,  quando  si  tratta  di  venire  ai 
voti  sul  domma  delT infallibilità,  quando,  misi  permetta 
rimagine,  Anito  di  discutere,  s'ha  da  votare  sopra  una 
quistione  di  Gabinetto.  Mentre  i  vescovi  stranieri,  e  spe- 
cialmente quelli  non  europei,  non  possono  andare  e  venire; 
parecchi  di  essi  (tra  cui  non  pochi  anti-infallibilisti), 
stanchi  della  lunghezza  del  Concilio,  premurosi  per  il 
loro  gregge,  erano  già  tornati  alle  loro  sedi  prima  che 
si  votasse  il  domma  dell'infallibilità.  » 

I  benefìci  effetti  di  una  riforma  della  costituzione  in- 
terna della  Chiesa  italiana  oggi  sarebbero  più  difficili  a 
conseguire,  meno  vasti  e  più  lenti  di  quanto  non  lo  sa- 
rebbero stati  prima  del  1870,  un  ventennio  od  un  tren- 
tennio addietro.  Più  difficili  in  quanto  che  oggi  il  clero 
liberale  in  Italia  è  scomparso  quasi  completamente;  il 
Governo,  dunque,  non  troverebbe  appoggio  dentro  la 
Chiesa  stessa.  Meno  vasti,  perchè  non  potrebbero  avere, 
rispetto  al  mondo  cattolico,  tutta  quell'importanza  che 
avrebbero  avuto  prima  del  1870.  Ed  invero  il  Concilio 
vaticano  segnò  un'epoca  notevolissima  nel  colore  politico 
della  Chiesa  cattolica:  allora  esistevano  ancora  un  buon 
numero  di  vescovi  anti-infallibilisti  o  liberali,  specie 
fuori  d'Italia;  ma  essi  dopo  la  definizione  del  domma, 
per  cecità  di  fede  o  per  semplice  prudenza,  hanno  chinato 
il  capo;  e  non  è  bastato  il  silenzio  per  farsi  perdonaix^ 
la  colpa  di  aver  professato  dottrine  anti-infallibiliste  o 
conciliative,  essi  hanno  dovuto  ritrattarsi  e  rimeritarsi 


>  Vedi  Bojiom,  Siato  e  Chiesa  in  Germania  cil  pag. 


§  10]  CRITICA  435 

con  servigi  ultramontani  la  fiducia  della  Curia:  i  prelati 
anti-infallibilisti  tedéschi  capitolavano  a  Fulda;  il  ve- 
covo  Hefele  (rillustre  storico  dei  concili)  protestava  contro 
r  occupazione  di  Roma.  *  Se  dunque,  oggi  noi  creassimo 
un  clero  liberale  in  Italia,  questo  non  potrebbe  ora  più 
avere  tutta  quell'immensa  importanza  che  prima  del 
Concilio  vaticano:  come  i  nostri  prelati  furono  il  più  grave 
ostacolo  al  trionfo  della  frazione  liberale  di  quelli  stra- 
nieri; così  oggi  il  vescovato  straniero  ostacolerebbe  po- 
tentemente il  trionfo  di  un  vescovato  conciliativo  italiano; 
giacché  il  domma  dell'  infallibilità  ha  abbassato  le  teste 
dei  più  alti  papaveri  liberali;  oggi  i  prelati  sono  da  per 
tutto  ultra-cattolici,  le  eccezioni  sono  rarissime. 

Ma  non  si  concluda,  che  la  riforma  della  costituzione 
della  Chiesa  italiana,  i  sentimenti  conciliativi  del  nostro, 
clero  sarebbero  inutili.  Anzi  tutto  i  vantaggi  sarebbero 
sì  da  gran  lunga  minori  e  più  lenti;  ma  non  sarebbero 
nulli.  Ad  ogni  modo  ci  sarebbe  il  bene  della  Chiesa 
italiana  stessa,  del  nostro  Stato,  della  morale  e  della 
civiltà,  e  non  mancherebbe  poi  neppure  quello  delle  altre 
Potenze.  La  Germania  va  superba  del  suo  «  Kultur- 
kampf,  »  delle  sue  leggi  di  maggio;^  ma  per  quanta 


•  Vedi  sopra,  pag.  74,  n.  3. 

*  Id  generale  giudicate  sfavorevolmente  in  Italia,  anche  da  qualche 
giurisdizionalista;  ma  nessuno,  per  quanto  io  sappia,  le  ha  studiate 
di  proposito;  gli  unici  da  cui  le  abbia  viste  citate  in  modo  da  mo- 
strare di  averle  lette  sono  il  Piola  e  il  Boglietti.  Quest'  ultimo 
Chiesa  e  Stato  nel  nord  e  nel  sud  dell*  Impero  Tedesco^  ^Nuova 
Antologia^  ottobre  1875]  ne  fa  una  breve  esposizione  (pag.  359-60) 
e  poi  dice  (pag.  374)  che  «  non  sono  monumento  di  sapienza  le- 
gislativa. >  Noi  opiniamo  diversamente. 


436  CRITICA  [§10 

energia  vi  abbia  impiegato,  non  è  ancora  riuscita  a  fare 
entrare  in  porto  la  riforma  del  clero  cattolico;  questa 
trova  molti  scogli  e  incute  timore  di  naufragio.  E  perchè? 
Perchè  il  nemico  non  è  soltanto  in  casa,  ma  in  tutto  il 
mondo,  ed  il  focolare  stesso  è  pur  esso  fuori  del  terri- 
torio. Gli  ultramontani  di  Germania  sono  aizzati  dalla 
Curia  pontificia,  le  ubbidiscono  con  quella  cecità  con  cui 
credono  al  domma  deirinfallibilità;  sono  una  parte  beo 
piccola  del  «  Reichstag  »;  ma  formano  il  gruppo  più 
compatto,  ubbidiscono  a  un  motto  d' ordine,  come  i  nostri 
vescovi  neir ultimo  Concilio  ecumenico:  sono  quindi  pe- 
ricolosi per  i  Ministeri,  i  quali  devono  perciò  andare 
retrocedendo  passo  passo  dalle  leggi  di  maggio,  mitigan- 
done il  rigore  o  ritirandone  addirittura  qualcuna.  Se, 
invece,  s*  iniziasse  un  «  Kulturkampf  »  anche  in  Italia; 
non  solo  daremmo  un  appoggio  alla  Germania,  alla  grande 
causa  della  civiltà,  ma  potremmo  forse  riuscire  a  creare 
un  collegio  di  cardinali  moderati,  e  quindi  un  Papa  con- 
ciliativo. Se  scienza  e  «  fede  »  sono  inconciliabili,  la 
«  Chiesa  »  non  è  del  tutto  inconciliabile  colla  civiltà;  ma 
questo  problema  non  può  oggi  risolversi  senza  istruire  ed 
educare  il  clero  sotto  la  vigilanza  dello  Stato. 

Le  riforme,  alle  quali  abbiamo  accennato,  sono  attua- 
bili anche  senza  modificare  la  Legge  delle  guarentigie: 
ma  del  resto  T  Italia  ha  pieno  diritto  di  abrogarla  in 
tutto  0  in  parte. 

Ed  invero,  quella  presenta  un  carattere  esteriore  giu- 
ridico di  concessione  unilaterale.  Nella  redazione  degli 
articoli  si  è  studiato  di  evitare  le  espressioni  che  potes- 
sero suonare  concessione,  specie  riguardo  alle  preroga- 


§  lOJ  CRITICA  437 

tive,  ma  semplicemente  per  non  urtare  i  sentimenti  e  le 
convenienze,  non  già  perchè  s' intendesse  escludere  quel 
significato:  *  il  così  detto  diritto  divino  non  si  trova  ri- 
conosciuto in  nessuna  espressione.  La  Destra,  la  scuola 
Gavouriana  aveva  proclamato  che  si  sarebbe  andato  a 
Roma  pacificamente  e  sopra  tutto  di  concerto  colla  Fran- 
cia: una  tale  soluzione  avrebbe  condotto  ad  un  Concor- 
dato, del  genere  di  quelli  proposti  dal  Pantaleoni,  dal 
Cavour  e  dal  Ricasoli;  ma  le  circostanze  portarono  a 
sciogliere  altrimenti  il  problema.  La  stessa  espressione 
di  concessione  unilaterale  deve  intendersi  nel  senso  di 
diritto  pubblico,  non  di  diritto  privato;  quindi  non  im- 
plica il  significato  d'irrevocabilità,  molto  più  che  non  è 
stata  accettata. 

Il  Ministero  nel  presentare  il  suo  disegno  di  legge  di 
prerogative  e  di  libertà  intema  della  Chiesa  cattolica, 
prevedeva,  che  esso  non  sarebbe  bastato  per  una  con- 
ciliazione col  Vaticano,  almeno  pei  primi  anni,  che  questo 
sì  sarebbe  ostinato  nei  suoi  pretesi  diritti  di  sovranità 
temporale  e  d'indipendenza  assoluta  da  qualunque  po- 
tere civile,  che  quindi  non  avrebbe  fatto  uso  di  quei 
beneficii  concessi  dalla  Legge  che  avessero  implicato  una 
ricognizione  del  Regno  d'Italia.  Questa  convinzione  fu 
poi  espressa  durante  la  discussione  da  parecchi  lati  della 


*  P.  es.  il  Relatore  Mamiani,  a  propoRÌto  deiremendamento  dell'Uf- 
ficio Centrale  del  Senato,  che,  nella  redazione  dell*  articolo  7,  dove 
81  parla  dei  palazzi  pontificii,  toglieva  la  parola  assegnati^  dice  (Se- 
nato^  26  aprile,  pag.  522,  col.  2-3'^)  :  «  La  sostanza  dunque  delFar- 
ticolo  non  viene  per  nulla  toccata,  soltanto  che  la  frase,  che  noi 
sostituiamo  [ò  quella  della  redazione  definitiva]  è  molto  più  deco- 
rosa e  conveniente.  » 


438  CRITICA  [§  iO 

Camera,  senza  tuttavia  distogliere  dal  dare  le  guaren- 
tigie e  le  libertà  interne,  *  a  causa  della  necessità  politica 
internazionale  e  della  pretesa  giustezza  logica  della 
legge.  —  Queste  portavano  seco  la -conseguenza,  che  essa 
dovesse  essere  in  certo  qual  modo  immutabile,  sia  per 
rassicurare  maggiormente  le  Potenze,  sia  per  evitare  i 
turbamenti  che  sarebbero  potuti  nascere  da  una  revi- 
sione. 

Il  carattere  odierno  semi-costituzionale  della  Legge 
delle  guarentigie  aveva  già  dei  precedenti  storicf  ;  poiché 
nel  progetto  definitivo  di  Concordato  del  Cavour,  si  era 
proposto  (art.  9),  che  esso  avrebbe  fatto  parte  addirit- 
tura dello  Statuto,  norma  da  cui  pare  si  fosse  staccato 
il  Ricasolì,  che  proponeva  invece  (art.  10-11)  una  ratìfica 
delle  Potenze.  —  Nella  Legge  stessa  delle  Guarentigie 
v*ò  qualche  cosa  che  accenna  ad  immutabilità,  quando 
si  parla  della  dotazione  pontificia  (art.  4):  ma  più  im- 
portanti sono  le  dichiarazioni  fatte  dai  Deputati  e  dai 
Ministri  durante  e  dopo  la  discussione,  ed  i  pareri  emessi 
poscia  incidentalmente  dalle  Corti  giudiziarie.  La  Legge 
delle  guarentigie  viene  considerata  come  in  certo  qual 
modo  f adente  parte  dello  Statuto  del  Regno;  quesVidea 
è  stata  espressa  chiaramente,  ma  non  ben  precisata,  sia 
perchè  quella  non  si  uguaglia  del  tutto  allo  Statuto, 
sia  perchè  il  valore  di  questo  stesso  non  è  ben  deter- 
minato presso  noi,  e  talvolta- qualche  articolo  di  esso  è 
stato  abrogato  o  modificato,  in  modo  non  esplicito,  dagli 
stessi  organi  legislativi,  come  per  esempio  accadde  per 


*  Deputati,  26  genn.  1871,  pag.  386  col.  2*,  Massari;  ibid.  9  feb- 
braio, pag.  553,  col  2%  Bonghi;  ecc. 


§  lOJ  CRITICA  439 

la  prerogativa  della  Regia  Nomina,  senza  ricorrere  ad 
una  costituente.  Pertanto  le  dichiarazioni  d' immutabilità 
della  Legge  delle  guarentigie,  sebbene  conformi  nell'idea 
che  essa  sia  meno  mutabile  di  tutte  le  altre,  sono  poi 
difformi  nel  determinare  il  grado  dell'immutabilità:  ma 
quel  che  più  importa  è  l'idea,  che  non  debba  essere 
così  cangiabile  come  le  altre  leggi,  cioè,  rimontando  al 
motivo  di  quest'idea,  la  sincerità  con  cui  la  Legge  ve- 
niva presentata  e  votata.  Si  prevedeva  che  il  Vaticano 
non  avrebbe  accettato  le  prerogative;  ma  non  s'inten- 
deva prenderne  pretesto  per  ritirarle  immantinente:  si 
prevedeva  che  il  Pontefice  e  i  vescovi  avessero  potuto 
abusare  delle  concessioni,  ma  non  s' intendeva  perciò  ri- 
tirarle subito  appena  si  fossero  verificati  i  primi  danni. 
Questo  concetto  della  sincerità  fu  espresso  in  modo 
chiaro  ed  esplicito  e  dal  Ministero  e  da  Deputati.  Essi, 
come  già  il  Cavour,  rispondevano  ai  giurisdizionalisti,  che 
ogni  libertà  può  degenerare  in  licenza,  specie  nei  primi 
tempi,  che  non  perciò  si  debba  privarne  la  società,  che 
non  esista  motivo  di  usare  misure  eccezionali  pel  clero, 
che  anche  per  questo  si  dovessero  sostituire  le  repres- 
sive alle  preventive;  che,  se  si  fosse  abusato  della  Legge 
delle  guarentigie,  si  sarebbero  puniti  gli  abusi,  ma  non 
perciò  si  sarebbe  dovuto  abolirla  immediatamente  senza 
averla  esperimentata  abbastanza;  che  se  poi  una  suffi- 
ciente prova  avesse  davvero  mostrato  che  i  difetti  della 
legge  fossero  essenziali,  allora  sarebbe  stato  il  caso  di 
modificarla.  Il  Ministero  protestava  dunque  la  sua  sin- 
cerità nella  presentazione  della  Legge,  senza  tuttavia 
dissimularne  i  pericoli  e  il  carattere  in  parte  politico, 
e  senza  intendere  rinunziare  completamente  al  diritto 


440  CRITICA  [§  10 

dello  Stato  di  ritoccarla.  Il  medesimo  linguaggio  si  teneva 
su  per  giù  dalla  maggioranza  della  Camera,  accentuando 
talvolta  di  più  il  diritto  di  revisione  dello  Stato  in  un 
tempo  più  0  meno  lontano.  * 

Ma,  non  ostante  la  sincerità  dei  Ministero  e  della  Ca- 
mera, non  ostante  il  carattere  in  certo  qual  modo  costi- 
tuzionale attribuito  alla  Legge  delle  guarentigie,  essa 
tuttavia  non  contiene  una  rinunzia  vera  e  propria,  defi- 
nitiva dei  diritti  essenziali  dello  Stato.  Anzi  tutto,  anche 
quando  la  contenesse,  sarebbe  nulla  da  per  sé  stessa, 
giacché  non  può  ammettersi  che  un  Governo  rinunzi  ai 
medesimi.  Ma  questa  rinunzia  non  esiste  nella  Legge,  la 
quale  non  riconosce  nel  Papa  prerogative,  ma  le  concede. 
Ora  chi  concede  può  ritogliere.  Il  carattere  quasi  costi- 
tuzionale della  medesima  risulta  dalle  dichiarazioni  del 
Ministero  e  di  Deputati  e  Senatori,  ma  non  da  alcuna 
di.^posizione  tassativa. 

All'abrogazione  o  modificazione  non  fanno  ostacolo  nep- 
pure degr  impegni  internazionali.  Le  Potenze,  durante 
l'occupazione  di  Roma,  si  limitarono  a  prendere  atto 
delle  promesse  del  Ministero,  che  avrebbe  guarentito  il 
libero  esercizio  delle  funzioni  spirituali  del  Papa;  ma  la 
Legge  stessa  non  è  stata  minimamente  l' oggetto  di  una 
convenzione  internazionale:  le  promesse  del  Ministero 
degli  esteri  avrebbero  obbligato  il  Governo  di  allora,  ma 


^  Quegli  che  da  parta  della  Destra  accentuava  maggiormente  il 
concetto  della  mutabilità,  pur  protestando  la  sincerità  della  presen- 
tazione e  votazione  della  Legge,  era  il  relatore  Bonqhi,;  vedi  De- 
putati, 9  febb.  1871,  pag.  553,  col.  2*;  ibid.,  15  febb.,  pag.  616, 
col.  3^. 


§  10]  CRITICA  441 

non  obbligano  la  nazione;  molto  più  che  le  Potenze  nep- 
pure reclamarono  pel  fatto  che  qualcuno  di  quelle  pro- 
messe (per  esempio  le  onorificenze  dei  cardinali)  non  fu 
adempita,  non  divenne  un  articolo  di  legge.  Le  guaren- 
tigie, .  dunque,  non  solo  nello  stato  attuale  della  nostra 
legislazione  hanno  il  carattere  giuridico  di  diritto  in- 
terno; ma  anche  politicamente,  secondo  le  corrispondenze 
diplomatiche  intercedute  tra  il  nostro  Governo  e  gli 
esteri,  non  possono  concepirsi  altrimenti.  Su  questo  ca- 
rattere di  diritto  interno  da  darsi  alla  Legge  era  d'ac- 
cordo tutta  la  Camera,  tranne  qualche  rarissima  ecce- 
zione: *  il  Ministro  stesso,  se  si  opponeva  ad  un  articolo 
od  ordine  del  giorno  che  lo  obbligasse  a  non  concludere 
trattato  internazionale  in  proposito,  *  lo  faceva  non  già 
perchè  volesse  concluderlo,  forse  neppure  perchè  avesse 
preso  degl'impegni,  *  ma  perchè  non  voleva  legarsi  le 


*  Vedi  sopra,  pag.  78,  n.  2. 

«  Deputati,  18  marzo  1871,  pag.  823,  col  2*,  art.  22  del  contro-pro- 
getto Mancini  :  «  Tutte  le  disposizioni  contenute  nei  due  titoli  pre- 
cedenti sono  dichiarate  parie  d'interna  legislazione  del  diritto  pub- 
blico dello  Stato,  e  come  tali  non  potranno  essere  vincolate  da 
stipulazioni  internazionali.  »  —  11  Mancini  ritirò  (ibid.)  quest'  ar- 
ticolo, associandosi  al  seguente  ordine  del  giorno  Morbini  (ibid)  :  » 
La  Camera  dichiara  che  i  princìpii  e  le  disposizioni  contenute  nella 
presente  legge  non  debbono  formare  soggetto  di  patti  internazionali 
e  passa  alla  discussione  degli  articoli.  »  Quest'ordine  del  giorno 
venne  eluso  votando  una  pregiudiziale,  pag.  849,  col.  2*,  (20  marzo). 

»  Deputati,  20  marzo  1871,  pag.  841,  col.  3».  Visconti-Venosta 
Ministro  per  gli  affari  esteri  :  €  È  assolutamente  contrario  al  vero 
che  il  Ministero  voglia  velare,  colla  sua  opposizione  all'ordine  del 
giorno  del  deputato  Mordini,  delle  trattative  in  corso.  N<m  vi  sono 
trattative  in  corso,  né  negoziati  iniziati  o  da  iniziarsi.  » 


442  CRITICA  [§  10 

mani,  »  e  lasciar  invadere  dalla  Camera  le  attribuzioni 
che  lo  Statuto  attribuisce  al  Governo,  '  e  dichiarava  che, 


«  Deputati,  18  marzo,  pag.  825,  col.  1*,  Visconti-Venosta  Mìni- 
itro  per  gli  affari  esteri:  «  La  sitaazioDe  del  Governo  italiano  [se 
bì  votasse  T  ordine  del  giorno  Mordini]  sarebbe  questa.  Esso  do- 
vrebbe dire  agli  altri  Governi:  io  sono  un  governo  politicamente 
incapace  a  discatore  ed  a  trattare  sa  qualunque  cosa  si  riferisca 
mila  questione  romana.  » 

'  Ibid.  pag.  823,  col.  3*,  Lanza  Presidente  del  Consiglio;  <  È  vero 
che  il  Ministero  non  potrebbe  vincolare  a  patti  internazionali  quello 
che  è  di  diritto  interno,  e  che  mai  il  Parlamento  potrebbe  permettere 
una  cosi  flagrante  violazione  dello  Statato.  Ma  da  un'altra  parte  è 
pure  incontestabile,  che  non  si  può  vincolare  la  Corona  neireserciiio 
delle  sue  prerogative,  ne  togliere  al  Governo  la  saa  libertà  d'azione 
coir  impedirgli  di  trattare  sopra  quei  punti  che  in  diritto  credesse 
potessero  fare  oggetto  di  patti  internazionali.  —  Sarebbe  invero 
singolare  che  con  un  articolo  di  legge,  e  con  un  ordine  del  giorno 
iti  cercasse,  direi  quasi,  di  mettere  in  contestazione  diritti  sanciti 
dallo  Statuto.  —  Il  Ministero  in  qualunque  caso  deve  naturalmente 
rendere  conto  di  questi  atti  al  Parlamento,  ma  egli  deve  sottoporli 
alla  sua  approvazione  solo  quando  possano  in  qualche  modo  vinco- 
lare grinteressi  del  paese.  —  Ed  infatti  nello  Statuto  è  detto,  che 
questi  trattati  non  si  sottopongono  all'approvazione  del  Parlamento 
id  non  nel  caso  che  vi  sia  o  variazione  di  territorio  od  onere  fi- 
nanziario. »  —  Risposta  Rattazzi,  ibid.  pag.  824,  col  1^:  Non  ù 
tratta  di  mettere  ai  voti  un  articolo  di  legge  (il  Mancini  lo  ha 
ritirato),  ma  un  ordine  del  giorno.  «  Ora  e  noto  a  tutti  che  l'or- 
dine del  giorno,  mentre  non  impone  alcun  vincolo  legislativo  al 
Governo,  non  ha  altro  scopo  tranne  quello  di  esprimere  quale  possa 
essere  V  opinione  della  Camera  intorno  ad  una  speciale  -questione  e 
ad  un  determinato  argomento.  E  quest'opinione  può  bensì  e  deve 
servire  di  norma  al  Ministero  per  le  future  di  lui  deliberazioni, 
ealvo  intenda  di  mettersi  in  contraddizione  col  voto  della  CamerSi 
ma  non  lo  spoglia  né  punto  né  poco  dell'esercizio  di  quei  diritti, 
che  gli  sono  dallo  Statuto  attribuiti.  » 


§  101  CRITICA  443 

in  caso  di  patto  internazionale,  si  sarebbe  riservata  Tap- 
provazione  del  Parlamento,  *  e  che  ad  ogni  modo  non  si 
sarebbero  fatte  convenzioni  intomo  al  diritto  interno.  * 


•  Deputati^  18  marzo  1871,  pag.  823,  col.  2%  Visconti- Venosta 
Ministro  per  gli  affari  esteri:  <  Dichiaro  danqae  che,  qaando  si 
trattasse  di  una  sanzione  [internazionale]  per  le  materie  alle  qoali 
si  riferisce  la  presente  legge,  per  la  situazione  giuridica  del  Pa- 
pato e  per  le  guarentigie  della  indipendenza  del  Pontefice,  il  Mi- 
nistero riserverebbe  in  ogni  caso  T  approvazione  del  Parlamento,  e 
verrebbe  a  domandare  la  sanzione  legislativa.  »  [Parla  in  genere 
di  tutta  la  legge,  ed  in  ispecie  del  I  Titolo].  —  Ibid.  col.  3%  Lanza 
Presidente  del  Consiglio:  Idem.  —  Risposta  Mancini,  ibid.,  20  marzo, 
pag.  845,  col.  1*,  <  Di  grazia,  mostratemi  un  solo  trattato,  dacché 
nel  i849  vi  fu  il  generoso  voto  che  negò  approvare  il  trattato  di 
pace  coir  Austria,...  mostratemi  da  queir  epoca  in  poi  una  sola  delle 
convenzioni  internazionali  che  il  Parlamento,  prima  subalpino,  poi 
italiano,  abbia  in  se  trovata  la  forza  di  disapprovare  e  di  disdire, 
ed  allora  io  potrei  credere  alla  serietà  ed  all'utilità  della  riserva 
a  cui  vi  mostrate  propensi.  »  —  Già  il  13  luglio  1866,  a  proposito 
delle  negoziazioni  colla  Santa  Sede,  la  Camera  dei  Deputati  aveva 
approvato  il  seguente  ordine  del  giorno  Crispi  e  Mancini:  €  La  Ca- 
mera prende  atto  della  dichiarazione  del  Governo,  che,  senza  una 
apposita  legge,  nulla  possa  mai  con  effetto  innovarsi  nei  diritti  e 
nelle  prerogative  della  potestà  civile  in  materia  ecclesiastica.  » 

*  Deputati^  20  marzo  1871,  pag.  841,  col.  2%  Visconti- Venosta 
Ministro  per  gli  affari  esteri:  «  Se  T  onorevole  Deputato  Mordini 
ci  chiede  la  dichiarazione  che  il  Governo  non  intenda  di  assogget- 
tare quanto  spetta  al  diritto  pubblico  interno  dello  Stato  a  delle 
stipulazioni,  e  quindi  a- delle  ingerenze  internazionali,  noi  non  pos- 
siamo avere  alcuna  difficoltà  di  fare  questa  dichiarazione.  »  —  Ri- 
sposta La  Pobta,  ibid.,  pag.  842,  col.  1-2*:  «  Ma  dove  è  il  crite- 
rio per  distinguere  in  questa  legge  le  disposizioni  del  diritto  pubblico 
intemo  dalle  disposizioni  di  diritto  internazionale.  [C'è  qualche 
difficoltà,  ma  non  impossibilità;  certamente  Oiiste  una  profonda  dif- 


444  CRITICA  t§  10 

Considerando  la  quistione  non  più  dal  punto  di  vista 
positivo  e  politico,  ma  dal  punto  di  vista  logico»  assoluto, 
la  Legge  delle  guarentigie  non  avrebbe  potuto  poi  avere 
carattere  intemazionale.  Il  Mancini  citava  Tautorità  de- 
gli scrittori  di  Diritto  internazionale,  per  provare  che  le 
leggi  relative  ai  culti  hanno  carattere  di  diritto  interno, 
che  l'intervento  delle  Potenze  per  motivi  religiosi  none 
ammissibile  neppure  secondo  la  prassi  odierna  del  diritto 
delle  genti.  *  Noi  prescindiamo  da  questa  quistione  gene- 
rale scientifica,  per  esaminarla  in  una  sfera  più  ristretta, 
da  un  punto  di  vista  semi-scientifico  e  semi-politico; 
cioè,  l'intervento  delle  Potenze,  dal  punto  di  vista  scien- 
tifico, si  sarebbe  potuto  ammettere  tutto  al  più  quando 
il  nostro  Governo  avesse  voluto  obbligare  il  Papa  a  re- 
stare in  Roma  od  in  altra  città